Il PROTEZIONISMO diventa il soggetto spinto dalla DEFLAZIONE ordo-liberista

Il PROTEZIONISMO diventa il soggetto spinto dalla DEFLAZIONE ordo-liberista
La ragione di ciò sta nel fatto che la cuspide del potere di queste due nazioni (Francia e Germania) comprende benissimo che la crisi strutturale di quei capitalismi perdura, si accresce, e non è domata dalla retorica europeista. La deflazione ordo-liberista erode i margini, fa scendere i tassi di profitto, rende più difficile la circolazione del capitale fisso e la finanza può far crescere qualche rendita, ma non crea lavoro, né prospettive per il giovane proletariato franco-tedesco. La circolazione del capitale si blocca e allora si ricorre al naturale e normale espediente che è il protezionismo. Ma questo scardina le basi stesse della struttura tecnocratica europea. Butta nel fango i trattati di Maastricht e di Lisbona, trasforma in canzoni da melodramma le recite neo liberiste. Giulio Sapelli http://www.ilsussidiario.net/News/Economia-e-Finanza/2017/8/27/GEO-FINANZA-Dalla-Cina-alle-cicale-la-Germania-prepara-il-terremoto-dell-Ue/779737/

L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 21 maggio 2018

La 'ndrangheta - “Non fare sgruscio ca sinno’ si attirano gli sbirri”

Gratteri a Rai 3: In un Paese che non si scuote noi non ci arrendiamo

Il procuratore della Repubblica di Catanzaro stanotte protagonista insieme all'inseparabile professor Nicaso del programma tv Infinito Crimine


Domenica 20 Maggio 2018 - 8:32
di Danilo Colacino

“Cosa deve accadere ancora per scuotere questo Paese?”. “Nulla. È già successo di tutto, ma noi non ci arrendiamo”. Un amaro scambio di battute, sui titoli di coda come si dice in gergo televisivo, fra lo storico Antonio Nicaso e il procuratore della Repubblica di Catanzaro Nicola Gratteri. Insieme hanno scritto una serie interminabile di libri e adesso stanno concludendo l’ultimo lavoro - Infinito Crimine, approfondimento giornalistico trasmesso stanotte da Rai 3 - salutandosi con affetto alla stregua di amici molto cari. In realtà, spente le telecamere, saliranno sull’auto blindata dell’alto magistrato che d’abitudine la guida, viaggiando da solo, seguito dalla vettura di scorta. Facevano così pure i suoi illustri colleghi Giovanni Falcone e Paolo Borsellino e prima di loro il capo dell’Ufficio Istruzione del Tribunale di Palermo, che circa 40 anni fa venne freddato dai killer di Cosa Nostra proprio mentre si apprestava ad avviarsi al volante della Fiat 131 ‘d’ordinanza’ con accanto al posto del passeggero la guardia del corpo-autista (la tutela del tempo).

Ma il procuratore Gratteri è questo: combatte la più potente e ramificata organizzazione criminale del mondo senza fronzoli con una condotta sobria ed essenziale, anche nelle misure di protezione che con ogni probabilità dovrebbero essere molto più ingenti. Ma è un profilo che, come ovvio, spetta valutare al diretto interessato oltreché agli organismi preposti, mentre a noi compete il racconto di un programma che in un’ora e mezza ha spiegato in modo fin troppo chiaro come la ‘ndrangheta abbia cambiato pelle a partire dall’inizio degli anni Settanta. È allora che la cosiddetta ‘mafia stracciona’ (una realtà feroce, rozza e agropastorale) ha operato il 'salto di qualità' scalzando in più o meno un ventennio i siciliani nel frattempo finiti sotto il giogo dissennato dell’ala stragista dei Corleonesi.

L’arresto di Riina, uno degli spartiacque per il cambio della guardia al vertice delle consorterie malavitose. L’arresto di Riina nel ’93 decapita, pur naturalmente non sconfiggendola del tutto, una Cosa Nostra da sempre unitaria e verticistica, governata ‘ad apicibus’ dalla Cupola. Nulla a che vedere con la struttura orizzontale, sul modello delle cellule terroristiche mediorientali, della ‘ndrangheta. Mafia che ha sì il centro nevralgico (la Mamma) a Polsi, nelle viscere dell’Aspromonte, ma mai configurabile alla stregua di una struttura rigidamente piramidale. Senza contare un’altra sua caratteristica fondamentale: “Non fare sgruscio ca sinno’ si attirano gli sbirri”. E allora ecco che le ‘ndrine – affermano Gratteri e Nicaso – si espandono in maniera esponenziale, ‘prendendosi’ l’Italia poi l’Europa e infine spaziando dal Canada all’Argentina e dall’Australia al Sudafrica”. Ma non è finita qui, “perché – si apprende ancora dai due superesperti della lotta ai clan calabresi – i boss creano una holding del malaffare che oggi fattura oltre 50 miliardi all’anno, divenendo per così dire la quarta azienda italiana”. Come fa? Investe, servendosi dell’indispensabile operato di insospettabili professionisti prezzolati senza cui sarebbe ancora ai prodromi del grande riciclaggio e soprattutto degli investimenti più redditizi in settori finanziari chiave. I soldi arrivano a palate da tanti affari illeciti, tuttavia dal ’92 sono le montagne di droga acquistate direttamente in America Latina grazie ai proventi maturati durante la stagione dei sequestri, nel frattempo mandata in archivio, che rivendute ovunque fruttano più dell’oro. Eppure la prima scalata parte in modo figurato con un rapimento eccellente, quello di Paul Getty III. Il rampollo di una famiglia di petrolieri anglo-statunitensi di cui è patriarca suo nonno che, pur con molta riluttanza, pagherà un riscatto miliardario con cui a Bovalino costruiranno in seguito un intero quartiere. Un’area macabramente ribattezzata proprio con il nome del giovane americano tenuto in cattività nei covi di montagna. Ma i ‘quattrini veri’ non serviranno certo per far case, bensì per acquistare tonnellate di ‘polvere bianca’ e controllare l’80% del mercato europeo degli stupefacenti: un monopolio di fatto. Un impero protetto però dalle commistioni con politica e massoneria deviata che – sempre negli anni ’70, al termine della prima guerra di ‘ndrangheta – porterà alla nascita della Santa, i cui membri saranno legittimati alla doppia affiliazione: al clan e alla massoneria deviata. Autorizzati pure ai contatti e alla delazione, ma solo per i fini dell’Onorata Società.

Le origini e i momenti chiave di un’inarrestabile escalation. “Polsi è la Betlemme della ‘ndrangheta – dicono sempre Nicaso e Gratteri – fin dai tempi del Brigante Musolino. Lì infatti a fine 1800 nel santuario c’era il frate Gaetano calabrese, u Zavurro, parente di alcuni affiliati all’allora Picciotteria. Ma ancora prima, esattamente un secolo e mezzo fa, la mafia c’è e incide. Lo dimostra il fatto che la Destra cavouriana per vincere le elezioni nella città dello Stretto si rivolge alla Setta degli accoltellatori, avendo la meglio con metodi illeciti sul Movimento borbonico-clericale. Protagonista di intimidazioni e ferimenti è un antenato della famiglia De Stefano, storica esponente dell’aristocrazia mafiosa. Una cosca che dal 1974 in avanti darà avvio alla prima guerra di ‘ndrangheta e nel 1970 si infiltrerà nei Moti di Reggio in uno scenario in cui la rabbia popolare per l’assegnazione del pennacchio di capoluogo di regione a Catanzaro verrà ‘cavalcata’ da un intreccio perverso in cui si dipaneranno pure oscure e raggelanti trame eversive.

Il falso onore dei mafiosi e l’errore strategico della mattanza di Duisburg. Non ci sono solo Gratteri e Nicaso in Infinito Crimine, ma anche un attore (voce e volto di un boss pentito) che racconta: “Ho assistito al sacrificio di mia sorella, eliminata da nostro padre per un flirt sgradito; mi sono sposato per rafforzare i legami fra clan; ho visto crescere i miei figli da dietro i vetri del parlatorio del carcere e ho vissuto peggio di un cane perché ho rubato, tradito e ucciso, alle spalle mentre i cani lo fanno di fronte”. La ‘cronaca’ di un’esistenza condotta nel tragico sbaglio di un’impostura al pari dell’errore del sangue versato in terra teutonica nel 2007. Un eccidio che ha fatto perdere al Vecchio Continente ‘l’età dell’innocenza’ e all’Italia la sottovalutazione della mafia calabrese. Un clamore che ha costretto anche i più ‘distratti’ e lassisti a reagire con vigore. Lo ‘sgruscio’, insomma, nemico di una ‘ndrangheta sempre più trasversale, ‘inabissata’ e con indosso l’abito buono della festa, pieno di paillettes che servono a nascondere o a far sopportare il puzzo di cadavere emanato dalla peggiore malavita del mondo.

http://www.catanzaroinforma.it/notizia112835/Gratteri-a-Rai-3-in-un-Paese-che-non-si-scuote-noi-non-ci-arrendiamo.html#

domenica 20 maggio 2018

Sionisti spietati sparano per uccidere, sono accomunati dalla medesima volontà che ha spinto gli euroimbecilli italiani a precarizzare il lavoro per sempre e per le plebi eliminando e negando sul nascere prospettive e progetti

Da Gaza al Quirinale
Popoli fai da noi, cacicchi fai da me. E i Rothschild

di Fulvio Grimaldi
19 maggio 2018


Ogni volta che siamo testimoni di un’ingiustizia e non reagiamo, addestriamo il nostro carattere ad essere passivi di fronte all’ingiustizia , così, a perdere ogni capacità di difendere noi stessi e coloro che amiamo”. (Julian Assange)

“Si parva licet componere magnis”, premettevano i latini a un azzardato paragone che conducevano tra cose piccole grandi. Procedimento che adotto per passare dalle nostre squallide, ma non del tutto irrilevanti, piccinerie, alle immensità, per una parte orrendamente efferate e, per l’altra, eroiche, di quanto va succedendo in queste settimane e ore tra i palestinesi di Gaza e gli emuli israeliani dei macellai del ghetto di Varsavia.

Cosa ci accomuna, cosa li accomuna

Altra premessa al discorso di oggi è la constatazione di cosa abbiano in comune coloro che hanno portato alla novità di due fenomeni di massa che, fino all’altro ieri, parevano patrimonio di altri, migliori, tempi. E, per converso, a cosa ci porta l’esame epistemologico circa la natura logica dei comportamenti di contrasto a questi fenomeni. Parlo della rivolta di masse popolari a Gaza impegnate in un movimento, la Grande Marcia del Ritorno, che, dopo anni di delega a rappresentanti inetti, inefficaci, rinnegati, divisi e divisivi, si appropria del tema che fu loro fin dal rifiuto della colonizzazione degli anni ’40 e poi nelle due Intifade degli anni ’80 e ’90. E parlo della cacciata, in Italia, dal proprio orizzonte politico di coloro, la coalizione di destra variamente denominata Ulivo, governo tecnico, larghe intese, renzusconismo. Usurpatori che dalla fine del secolo scorso, eletti rappresentanti dei bisogni collettivi, queste masse le hanno conculcate, deprivate, escluse.

Avventandosi settimana dopo settimana contro i reticolati dei campi di concentramento in cui un olocausto strisciante li ha rinchiusi, finendo col sottrarre alla passività anche i fratelli in Cisgiordania, tornando ad essere protagonisti del proprio destino, i morituri di Gaza hanno sconfitto i propri carcerieri mostrando come la via della libertà di un popolo passa anche per la morte. Quando un popolo è conscio di sé e non ha più nulla da perdere, la sicurezza del suo oppressore non troverà mai misure sufficienti per garantirne il dominio.

E’ quel popolo, inteso in senso gramsciano che, da noi, non avrà dovuto pagare con una carneficina la propria autonomizzazione nella lotta di liberazione, la sua riappropriazione delle scelte fondamentali, ma, riducendo a brandelli elettorali i dominanti e decidendo di rovesciare il tavolo sopra il quale banchettavano i propri “delegati”, politici, sindacali, mediatici, se non la morte ha dovuto affrontare (per ora), ma un fronte che nulla ha da invidiare alla mancanza di scrupoli democratici e alla protervia impositiva di Israele e della sua lobby globale.

De minimis non curat praetor

Mi pare riduttivo, a questo punto, intrugliarmi nelle diatribe, intensificatesi in questi giorni, sul mio sostegno ai 5 Stelle, perlopiù scatenate da rabdomanti frustrati che andavano in cerca di responsabilità altrui per il disfacimento delle sinistre. Lasciatemi precisare ai grilli parlanti che mi attribuiscono, a volte apoditticamente, posizioni e schieramenti, che qui non è in gioco una valutazione di cosa i vincitori delle elezioni sono o faranno. Anzi, da convinto condivisore degli obiettivi dell’originale vaffa, come li ho visti praticare da militanti 5 Stelle sul territorio, come potrei negare perplessità e sconcerto su quanto il loro gruppo dirigente, oggi gravemente personalizzato, va dicendo e annunciando. Il pensiero corre angosciato alla parabola catastrofica di Tsipras. Ma tra le ricorrenze storiche c’è anche quella che ci riconduce al Berlinguer della scelta pro-Nato e pro-compromesso storico. Nessun dubbio che la parabola, chiusasi sulle maleodoranti scorie del PD, se non un inizio, lì ebbe un’accelerazione significativa. Quelli che ne auspicano una ripetizione, stanno tutti in alto e sono tutti nostri nemici, più di Di Maio.

Popoli fai da noi

Conta invece la fenomenale mossa con cui 17 milioni di dominati si sono scrollati dal groppone briglie e morsi che gli imponevano di trascinare carri e carrozze. Conta che l’hanno fatto contro una coalizione di potenti inferociti e di certi “oppositori” (detti di sinistra), alla vaniglia per quelli in alto, alla vasellina per quelli in basso. E le bordate sparategli contro hanno tutta la carica di ferocia, odio, frustrazione, dei Radetzki e dei Bava Beccaris negli albori milanesi del movimento operaio. E, di là dal mare, i masnadieri invasori, nascosti dietro ai loro terrapieni e resi impuniti e invulnerabili perché protetti dalla divisa dell’ esercito “più morale del mondo” e dal silenzio sulle criminali pallottole e bombe a espansione, a farfalla, a freccette, chimiche, finalizzate a uccidere facendo soffrire il massimo, sono i guardiani di una Fortezza Bastiani terrorizzati dai tartari (che in questo caso, però, ci sono e arrivano a decine di migliaia, domani a milioni). I maggiordomi, mercenari in marsina e Acqua di Colonia che, a Bruxelles, Washington, Londra, Parigi, a Berlino, Roma, eseguono gli ordini di servizio degli stessi mandanti, con o senza kippà, puntano allo stesso effetto invalidante, di coma cerebrale, mediante le armi della menzogna, delle false notizie sparate contro quelle vere, della diffamazione, della pioggia di cavallette se solo apri bocca.

Voto disobbediente e bullismo presidenziale

Sono a pari merito stupri della libertà e assassinii della democrazia. Milioni di italiani si vedono posti sul banco degli imputati per aver votato in modo difforme dai gusti dell’establishment, populista, cioè per se stessi. Per aver pensato che non sia né bene né giusto deregolamentare, privatizzare, militarizzare, inquinare, distruggere ambiente, salute, lavoro, istruzione, condurre guerre, corrompere tutto e ogni cosa, governare insieme a mafia, massoneria e Nato. E subire tutto questo a beneficio di pochi eletti incistati in banche e oasi di lusso su diktat di una manica di abusivi che brucano gli ubertosi prati pasciuti dalle nostre tasse a Bruxelles e Francoforte. I quali, da Moscovici al cenobio ormai catacombale del Nazareno, dai soloni del principato mediatico delle fake news agli sguatteri buonisti che, per confonderci e alienarci tutti quanti, strappano e alienano popolazioni alle proprie radici e a un degno futuro, hanno sollecitato Mattarella a farsi Napolitano Tris. Anzi, ad allungare il passo: dalla repubblica parlamentare alla repubblica presidenziale.

Tentato l’affondo di un suo governo, con proterva ipocrisia definito “neutrale” (alla maniera degli arbitri di Moggi), beccato con le mani nella marmellata, l’ex-ministro della Difesa che ci difendeva massacrando la Serbia di bombe, il presidente che ha firmato tutte le malefatte PD, incluso il Rosatellum, che non si è fatto scrupolo di ricevere, anche a quattr’occhi, nel supremo palazzo della Repubblica il delinquente Berlusconi, si è permesso di porre “dei paletti”. Paletti come saracinesche nelle quali rinserrare fino all’estinzione, o alla resa, chi non si fa tappeto rosso per le scarpe laccate dell’evasore Juncker, per le marce contro Putin e tutti i nemici degli Stati terroristi, chi non rifornisce di munizioni e patte sulle spalle i valorosi antisemiti che in Medioriente eliminano dalla faccia della Terra i semiti (intesi come arabi, gli unici che semiti sono).

A questo punto, visto che, o si corre in tradotte “austerity” di terza classe, sui binari imposti dai buro-despoti di Bruxelles, dallo sradicatore di popoli Soros e dai tagliagole della Nato, per completare la spoliazione e sottomissione dei popoli, o Mattarella ti cancella, cosa cazzo si vota a fare?

Davide e Golia

C’è uno che, per come fustiga i falsari dei grandi media, si erge a vessillo della libertà di stampa, dell’indipendenza dei giornalisti, della deontologia nella professione. Nel giorno in cui uno Stato, che per tasso di criminalità e sadismo non ha precedenti su questo e sicuramente su altri pianeti, celebra un genocidio che su quello nazista ha il vantaggio di durare sette volte tanto, titola: “Così il piccolo Davide si salvò dal Golia arabo e fu Israele”. Le due pagine che seguono e con cui Travaglio definitivamente disonora le parti e le firme rispettabili del Fatto Quotidiano (nessuna delle quali presenti nelle pagine di esteri, appaltate alla lobby), sono alla bassezza di questo sciagurato rovesciamento della verità.

Dalla fola del “ritorno alla terra degli avi” di genti eurocaucasiche che, da quando esistono, da quelle parti non ci avevano mai messo il naso, alle falsità sui dati demografici alla base dell’iniqua spartizione dell’ONU, dal silenziatore sugli inventori ebrei dello stragismo terrorista con le bande Stern, Irgun e Haganah, che poi spurgarono primi ministri assassini seriali di massa, al piagnucolìo sui poveri e deboli scampati all’olocausto (garantiti diplomaticamente e riforniti di ogni bene militare da tutte le grandi potenze) che dovevano vedersela con l’immane forza degli eserciti arabi. Con questi, infatti, sbrindellati, armati alla ‘800, da poco usciti dallo scontro con l’impero ottomano e dalle guerre di liberazione anticoloniali, per il “Davide” israeliano, sostenuto da Mosca, Washington, Londra e vassalli vari, come da un’opinione pubblica decerebrata da quella che l’ebreo Finkelstein chiama “L’industria dell’olocausto”, la partita era vinta prima di incominciare.

Israele: Il troppo stroppia

Obnubilazione che durava ancora nel 1967 quando, da inviato di Paese Sera alla “Guerra dei Sei Giorni”, a raccontare le atrocità di Tsahal sui villaggi palestinesi che vedevo, mi dovetti scontrare, non solo con la censura israeliana, anche con un direttore fedele alla linea del PCI che la vedeva come Travaglio oggi. Come sul Vietnam, un’altra verità emerse allora da un giornalismo ancora relativamente libero, il PCI cambiò posizione, il direttore di Paese Sera venne sostituito e, nel mondo, iniziò una lenta, progressiva presa di coscienza per cui l’arcaica equazione dei pifferai sionisti alla Travaglio andava invertita. Oggi la trafelata corsa alla compattezza filosionista dei media è, per converso, il segno del timore che quella coscienza possa minare alla base uno dei pilastri che sorreggono la cupola del finanzmilitarismo mondiale. Ne è dimostrazione la furibonda campagna di Israele e della lobby contro il movimento BDS: boicottare, disinvestire, sabotare.

Gli oltre cento morti dell’orrenda carneficina di Gaza, gli oltre 10mila feriti e perlopiù mutilati, le migliaia di morti da Piombo Fuso del 2008 e successive, le centinaia di migliaia di seviziati, incarcerati, torturati, i milioni di sradicati, le decisioni dell’ONU tutte ignorate e sbeffeggiate, l’ininterrotta, feroce aggressività nei confronti di chi resiste, di chi si oppone, di chi critica, di chi non plaude, i ricatti che sfruttano le vittime dei nazifascismi, le 400 bombe atomiche agitate per ridurre all’impotenza chiunque si trovi nel mirino dello Stato Gangster e della sua lobby, il cannibalismo nei confronti dei popoli vicini.

E dall’altra parte un popolo intero, privato di cibo, acqua, energia, salute, rinchiuso in una Auschwitz tra deserto e mare. E i suoi ragazzi, le sue donne, con fionde e pietre rubate ai secoli della Bibbia, contro il quarto più potente esercito del mondo, il più immorale, il più vile. Nella Storia, domani, rimarrà un’orma a distinguere dal subumano israeliano l’umano palestinese: quella di un popolo, abbandonato, tradito, tormentato oltre ogni limite, che a decine di migliaia cammina verso la libertà, inerme, sapendo di morire, morendo per la libertà. Purchè in piedi. Non s’è mai visto niente di simile, un tale tributo al valore supremo di ogni creatura. Grazie, palestinesi. Impossibile che non vinciate.

Hic sunt leones

Scrivevano i romani sulle aree delle loro carte geografiche dove non c’era altro interesse che quello per le battute di caccia e la cattura di animali selvaggi. Netaniahu vede così i territori oltre i propri mai stabiliti confini: quelli della Grande Israele dove gli animali da uccidere o catturare camminano eretti su due gambe e dove si trovano acqua, petrolio, quelle ricchezze che a Israele e alla comunità che lo sostiene servono per il raggiungimento degli obiettivi storici. Guerra dopo guerra. Possibilmente combattute per conto suo da terzi: Usa, Nato, jihadisti, curdi, sauditi. Non sarebbe la prima volta.

Le guerre Rothschild per Israele

Le due guerre mondiali sono state scatenate per una varietà di motivi e interessi. Egemonia in Europa, primato coloniale, competizioni sociali, potere e ricchezza degli industriali a partire dalla produzione di armi. Ma, forse, nella tormenta che ha insanguinato l’Europa con due guerre mondiali, Israele c’entra. O, quanto meno, il piano per porre in essere uno Stato ebraico ha goduto dei finanziamenti della famiglia Rothschild e affini. Ed è un piano che si è valso di guerre. Non solo quelle del 1948, 1956, 1967 e 2003. Il crollo dell’impero ottomano al termine del primo conflitto consegnò alla Gran Bretagna il controllo totale sulle terre palestinesi. E’ del 1926 la dichiarazione di Balfour che istituì il “focolare ebraico” in Palestina. Ma è del 2 novembre 1917, con sconfitta ottomana in vista, che lord Balfour, massone, ministro degli esteri e già primo ministro, scrive al capo di quella che da secoli è la più potente banca del mondo:

“Caro Lord Rothschild, ho grande piacere a comunicarle, a nome del governo di Sua Maestà, la seguente dichiarazione di sostegno alle aspirazioni sioniste che sono state sottoposte e approvate dal Gabinetto. Il governo di Sua Maestà vede con favore lo stabilimento in Palestina di una patria nazionale per il popolo ebreo e farà del suo meglio per raggiungere questo obiettivo…”

Grazie alla prima guerra mondiale gli ebrei si assicurarono quella terra. Alla vigilia della seconda, si realizza “L’Accordo di Trasferimento”, concluso tra i sionisti del Bund e il governo di Hitler per lo spostamento degli ebrei in Palestina. Si può dire che se la prima guerra mondiale preparò la terra per gli ebrei, la seconda preparò gli ebrei per quella terra. A Monaco Chamberlain volle evitare lo scontro, ma Churchill lo liquidò e scatenò la reazione anglosassone all’invasione della Polonia. La famiglia di Churchill era legatissima ai Rothschild, il padre di Winston fu amico intimo di Nathaniel, primo Lord Rothschild. Il figlio ne seguì le orme e rafforzò il sodalizio (vedi foto). Poi bombardò l’Iraq, sottomise l’Egitto e colonizzò la Palestina. I denari dei Rothschild non gli vennero negati. Sono i Rothschild i genitori dello Stato che da 70 anni sconvolge e minaccia il mondo. Sono i Rothschild che tracciano il solco, sono Bilderberg, Open Society di Soros e Trilateral che lo difendono. Si chiama mondialismo.

Il Poliscriba, razza in estinzione - eppure eppure c'è qualcuno che ancora legge e vede una continuità, una coerenza, una logica. Ci sono punti fermi indelebili, 1968, 1989, precariato, distruzione di famiglia e stato, eppure eppure ieri come oggi senza teoria non ci può essere ... rivoluzione. La razza in estinzione ha bisogno di lasciare eredità, sogni, visioni, speranze, utopie

Più nutrie per tutti [Il Poliscriba]


Il Poliscriba

“Ciao, Cruciani. Sono a una mostra d’arte di New York, mangio ostriche e bevo champagne rosè Ruinart… il lusso, lo squirting, le nutrie … W il Duce!”Così parlò una femmina della riccanza a "La Zanzara"

Diego Fusaro, riascolta la registrazione del tuo scazzo a "La Zanzara" ed eviterai di riproporre a te stesso (ma chi ti legge ancora?) il solito ciarpame attizza-proletariato.
Lo so, i prolet esistono ancora, non comprano i tuoi libri, non se li caga più nessuno, o meglio, se li fila l’ebreo Parenzo che querela ogni presunto 'fassista' che canta Faccetta nera in preda a una mitomania annoiata, per due miserabili minuti di popolarità radiofonica antiFiano.
E tu, figlio illegittimo di Preve, che hai augurato un bentornato a un Marx fuori tempo massimo, continua con il belletto prima di entrare in scena, invidiato dai laureati in Lettere che, per purezza d’animo (leggi: incapacità di cogliere il trend del mercato occupazionale), si sparano 8 ore di call-center per 400 euro al mese, evitando, furbamente, il controllo con pedometro e braccialetto in uno stabilimento Amazon.
Intanto continuano a non pervenire all’appello: operai specializzati, idraulici, elettricisti, carpentieri, saldatori, tornitori, camionisti ... tassodermisti (qualcuno dei lettori del Blog di Alceste ha visto La rieducazione, film indipendente del gruppo Amanda Flor?) Non importa, basta che in tv spopolino i boudoir gestiti da imbalsamate coppie donna-gay che ci invitano a imparare a vestirci per meglio affrontare il giorno, il pomeriggio e la sera, secondo le auree leggi del make-up, del portamento, dell’outfit di Marie Antoinette e di Oscar Wilde che così twittava: “La moda è una forma di bruttezza così intollerabile che siamo costretti a cambiarla ogni sei mesi” (per chi ha il grano, ovviamente).

Ed è per tale rilevante sociopatia edonista diffusa (ostriche e Ruinart, squirting e nutrie … ma come ti vesti?) che i sociologi, i politologi, i filosofi dovrebbero tacere per sempre, e non farsi scritturare da Cruciani, da Chiambretti, da Diprè, dai Gozzi-Miccio, dalla D'Urso, dalla Carlucci, dalla Berlinguer, dal Gramellini formato Rai3, dai pornodivi, soltanto per ritrovare un pubblico già morto e sepolto tra i centri commerciali, i dentisti a basso costo, i like di Facebook, i siti di controinformazione e i paradisi fiscali per pensionati da 1000 euro al mese.
Dovrebbero accomodarsi in prima fila nel parterre del supplizio costante show, vivere sfaccendati (come già fanno) con nonchalance schifata, immersi nell’ignorante tracotanza salottiera e godersi una mostra fotografica di gigantografie d’ani sbiancati nella Manhattan di Allen, e ricordarsi, come saggio proverbio romano ammonisce: “Nun te fà cantone che te pisciano addosso”.
A causa di questa spettacolarizzazione delle farfalline su pubi argentini e dei cagnetti di Elettra Lamborghini, mi capita sovente di ritrarmi dallo scrivere e dal parlare.
Mi spurgo nel silenzio.
Ritorno alla mia bulimia letteraria intervallata da lavoretti manuali di ordinaria manutenzione edile e verde.
Leggere ciò che mi nutre, rigettando le morte nutrie scodinzolate davanti alle sbavanti bocche degli spettatori lobotomizzati dalle oscene vicende del "Grande Fratello", è l'unico atto compulsivamente piacevole, veramente rivoluzionario, che mi affranca dai mali sociali che mi vorrebbero un povero pazzo mediocre sconnesso da se stesso, che straparla con la sua utilitaria in stile i-connect.
Penso a questa prevenzione medica che ci vorrebbe donare più vita, più salute, dispensarla anche ai cerebrolesi, a temibili psicopatici, ai fanatici di ogni chiesa, a coloro che si rivolteranno contro di lei quando sarà impotente nel diffondere l’eternità e la bellezza Urbi et Orbi.
Curare corpo e mente per sopravvivere nel nulla?
Desiderare di vivere menomati per sempre, piuttosto che il suicidio assistito?
Prostrarsi all’accanimento terapeutico al fine di evitare una dolce eutanasia, infilati a calci nella sedia a rotelle in un istituto pubblico per vecchi, abbandonati da figli e nipoti egoisti, trattati ancor peggio da eventuali immigrati di seconda generazione (e chi ci crede), come prologo di Trainspotting insegna?
Il legionario romano che si portava appresso la famiglia sui campi di battaglia, sicuro di morire di morte eroica e in giovane età, aveva più interesse alla sopravvivenza di noi; così come il muratore egizio nel costruire, tra un mausoleo e l’altro, all’ombra delle piramidi, arrossato dall’ubiquità solare in un tramonto a Luxor, la propria mastaba.
Intanto s'apre l'ennesimo ristorante eco-chic ispirato alla natura (sic!), perché ‘a panza chiena chiama ‘o riposo … del cervello.
Guardo le foto dell'arredo, della struttura archeoindustriale dove si è manifestato come un licheno storpio.
Gli architetti assemblano surrogati di pergole, legname avanzato di segheria, smorti colori, posticce viti, pseudorampicanti, tinte rimembranti fasti coloniali, variegate al beige e ricavano una scomposizione di un tutto perfetto, inodore, insapore, incolore che là fuori è introvabile ... là fuori, s'intende Bologna.
Le lasagne perdono la loro pienezza, il loro forte approccio col palato, i denti e la lingua, la loro consistente forma che allietava gli occhi.
La cucina molecolare destituisce la tradizione culinaria regionale della sua ricchezza e ci offre la desolazione minimal nel piatto: una solinga sfoglia di pasta, due schizzi di ragù, una striscia di besciamella, una sfarinata di noce moscata trattata da pepe nero, rugiadina di olio extravergine DOP.
Il Sangiovese resta ancora integro sotto l’egida di Masterchef?
Mi sa che un giorno, sfrontati disgregatori del mosto, separeranno i vini in triadi costituite d’afrori addolciti o resi aspri dal logorio della fermentazione, d’alcol e dal cromatismo d’oro e rubino, e le serviranno, tronfi dell’algebrico risultato, in microalambicchi rigorosamente prodotti dall’ultima vetreria di Murano.
La scampagnata fuori porta. Sono andato a sbirciare il film di Renoir (Un partie de campagne) accennato da Alceste; mi sembra una rappresentazione più umana e bucolica di questi scempi gastrobio.
Per gli uomini che si piccano d’esserlo: aspettando la Gradisca, si urla dall’alto di una quercia … voglio una donnaaaa!
Ho un ricordo di una gita di tarda primavera ai Colli Albani e una sosta davanti al Lago di Nemi. Porchetta, pane ruvido, pecorino e un fiasco di Frascati en plein air.
Schizzavo il paesaggio s'un taccuino; si suonava la chitarra, si stonavano canzoni in sana ebbrezza pomeridiana, lasciandoci alle spalle qualcosa o qualcuno; sui bordi dei bicchieri si sorrideva e si lasciavano cadere briciole al tramestio ordinato delle formiche.
La nostalgia fa male, non consola? È pur meglio di psicofarmaci e surrogati d’infanzia e giovinezza che gli inserzionisti vomitano tra una buffonata politica e un talk metasociale per ritardati mentali, i cui autori si sono evidentemente formati sulle tracce dell’Esperimento Milgram.

Rileggo l'ascesa al Mont Ventoux del Petrarca e mi soffermo sui suoi dubbi nella scelta del compagno con cui intraprendere la salita pietrosa.
Cede dinanzi al desiderio misantropo di scalare da solo l'erta, e forse avrebbe fatto meglio, ma il richiamo del sangue è ancora forte in lui e al fratello minore tocca divenire il suo sherpa.

Scalare da soli l'Olimpo della verità, quella che non può e non deve essere un cumulo di interpretazioni che annullano i fatti... la solidità del reale.
Arduo compito per chi ha paura di rovinare in basso... o almeno prendere, come fece il vate, pendii più dolci, attardarsi e constatare, alla fine del percorso, che la vanità si nasconde nelle pieghe più insospettabili dell'agire e del pensare umano... anche nelle Confessioni di S.Agostino.
I solitari testimoni della dissoluzione, se comunicano tra loro, è probabile che lo facciano scegliendo il linguaggio gestuale, la mimica facciale, come fecero il Pellico e il suo amico Melchiorre Gioia dalle sbarre della prigione.
Ma sarà vero il detto latino: "Tempora mutantur et nos mutamur in illi"?
O è vero il contrario, almeno per coloro che resistono al mutare dei tempi.

"Ma non vi schifate a guadagnare soldi in questo modo?... No, non ci schifiamo per niente"
Massimo da Lecce intervenuto a "La Zanzara"

Gli euroimbecilli non hanno gli anticorpi per combattere la 'ndrangheta

Linkontro 2018: L’Europa? Una prateria dove la mafia pascola

-19 maggio 2018


Due le ricette per sconfiggere la ‘ndrangheta: una a breve l’altra a lungo termine. Li evidenzia Nicola Gratteri, Procuratore della Repubblica di Catanzaro a Linkontro 2018. “Con un codice penale, un codice di procedura penale e un ordinamento penitenziario differenti -dice- si possono abbattere le organizzazioni criminali del 70%. A lungo termine dovremmo investire in cultura e istruzione”. Il quadro che emerge sul radicamento della mafia nei settori commerciali di tutta Europa, però, non è confortante.

“La ‘ndrangheta è andata al nord ma qualcuno le ha aperto la porta -spiega- non per paura ma per convenienza”. Nel suo libro Fiumi d’oro, edito da Mondadori, il “felice procuratore di campagna” per sua stessa definizione, scrive:“L’economia legale e illegale sono come due amanti che si scambiano tenerezza”. Un confine labile.

Il suo esempio emblematico parte da lontano. A fine ‘800 in Europa c’erano i ladri di polli, dopo l’unità d’Italia quei ladri di polli sono diventati mafie. L’aristocrazia ha assoldato i picciotti, colpevoli di piccoli reati, per picchiare chi andava a votare o spaventare i candidati della lista opposta. Ecco che la classe dirigente ha legittimato il sistema”.

Oggi la mafia ha cambiato volto e se quella siciliana, che faceva capo a Riina, ha sfidato le istituzioni, la ‘ndrangheta ha preferito cercare accordi, organizzarsi a livello mondiale per sviluppare il traffico di droga con i Paesi produttori come Colombia, Perù e Bolivia. E si sta consolidando in Nord Europa dove “manca l’abitudine a confrontarsi con un sistema criminale di questo tipo. L’Europa -conclude- è una vasta prateria in cui la mafia può pascolare liberamente”.

http://www.mark-up.it/linkontro-2018-leuropa-una-prateria-dove-la-mafia-pascola/

Giulio Sapelli - Rinegoziare il Progetto Criminale dell'Euro, la vedo dura, ma se serve per stanarli, iniziamo questo percorso

Sapelli: "Salvini parli con Germania, follia lasciare l'euro"

Pubblicato il: 19/05/2018 12:25

Il leader della Lega Matteo Salvini "deve parlare con la Germania", se vuole iniziare il percorso, che sarà inevitabilmente "lungo" e "difficile", verso una "rinegoziazione" dei trattati Ue. Sarebbe anche saggio, da parte del politico milanese, "smarcarsi" dall'esibita "simpatia" per il presidente russo Vladimir Putin, dato che "non ce n'è bisogno", poiché la diplomazia italiana è allenata da decenni alla 'Ostpolitik', mantenendo nel contempo la fedeltà atlantica. E lasciare l'euro, per l'Italia, "sarebbe una follia". Giulio Sapelli, docente di Storia Economica all'Università Statale di Milano e premier in pectore per dodici ore, illustra all'Adnkronos le strategie che Salvini dovrebbe mettere in campo in Europa.

"La cosa più importante è iniziare una rinegoziazione dei trattati europei", dice. Rinegoziazione che non sarà una passeggiata: "Sarà lunga, difficile - riconosce - però già il Fiscal Compact si può neutralizzare tecnicamente, senza toglierlo dalla Costituzione. Poi bisognerà cambiare la Costituzione, non con un referendum, ma con un accordo parlamentare, che sarà una cosa lunghissima, per togliere il Fiscal Compact". Il vero campo di prova, per il nuovo governo, saranno i rapporti con la Commissione Europea. E, ancora di più, quelli con gli altri Paesi dell'Ue, riuniti nel Consiglio. L'obiettivo, prosegue Sapelli, è "rinegoziare i trattati" Ue, "tutti". Naturalmente, "sarà una cosa lunghissima. Ma questo ci servirà per smetterla con l'austerity e per rilanciare la crescita, anche con una spesa pubblica mirata e che cercheremo di svincolare dal computo del deficit". Non è una novità, ci hanno provato anche i governi del centrosinistra: "E' una vecchia proposta, quella di scomputare gli investimenti dal deficit. Il progetto era ed è questo: secondo me è fattibile".

L'Italia nell'Ue, per quanto importante, è una su 27 (tolta la Gran Bretagna) e da sola non va da nessuna parte, perché per cambiare i trattati serve l'unanimità: "Bisogna fare delle alleanze - continua Sapelli - quello che Matteo Salvini dovrebbe fare è parlare con i tedeschi, e non solo con Alternative Fuer Deutschland. Ma per questo ci vuole un governo: se bisogna negoziare, occorre ottenere almeno la neutralità tedesca". Nessuno si illude che l'Italia arrivi a Bruxelles, chieda di rinegoziare i trattati e che gli altri 26 Paesi si inchinino alle richieste italiane: la strada è lunga e accidentata, ma per lo storico "bisogna cominciare, almeno, a porsi la questione. E bisogna perlomeno cercare di fare un governo, poi si vedrà".

Naturalmente, continua, per i ministeri occorrerebbero "persone di alto livello. E non so se ne trovano". Certo, riconosce, arrivare a rinegoziare i trattati "è un compito difficilissimo". Senza contare che, per la Lega, "il problema vero" è che il leader di Fi Silvio Berlusconi "è stato riabilitato, guarda un po', proprio adesso, e sarà il principale avversario di Salvini", osserva Sapelli. Per la Lega, potrebbe aver senso giocare di sponda con gli Usa di Donald Trump, che non ha grande simpatia per le politiche di Angela Merkel? "Questa è una cosa che si può fare", risponde Sapelli. Ma gli Usa, avverte, "hanno diversi cavalli in gioco: hanno manifestato una simpatia per i Cinquestelle senza fine. Sono più che schierati, ma paradossalmente più con i Cinquestelle che con la Lega". Per Sapelli, ad ogni buon conto, la "prima cosa" che la Lega dovrebbe fare "è smarcarsi molto da questa simpatia per Putin: non ce n'è bisogno, c'è già la nostra diplomazia, allenata da settant'anni di rapporti con l'atlantismo, cui dobbiamo essere sempre fedeli, e ad un rapporto con la Russia".

A Bruxelles, comunque, molti sono preoccupati per l'avvento del governo gialloverde in Italia: "Ma no, calma e gesso. L'Italia - sottolinea - è una forte nazione industriale, non è la Grecia". Inoltre, osserva, "rinegoziare non vuol dire fare i referendum e uscire dall'euro". Semmai, i rischi su questo fronte vengono dai Cinquestelle, che sono "un Giano bifronte", mentre la Lega è "un partito solido". Per Sapelli, arrivare all'euro A e all'euro B sarebbe "un obiettivo assurdo e stupido. Aumenterebbe solo il dispotismo tedesco, che è già fortissimo". Insomma, "bisogna cambiare le regole. Ma bisogna rimanere nell'euro, ci mancherebbe altro". L'obiettivo, prosegue lo storico, è quello di "arrivare ad un'Europa di Stati nazione, con una moneta unica e delle regole semplici, smantellando le sovrastrutture inutili. Si dovrebbe limitare a quello che era il Mercato Comune, con una moneta unica. Perché dalla moneta unica, parliamoci chiaro, sarebbe una follia tornare indietro - avverte - sarebbe una tempesta e gli Stati più deboli ne farebbero le spese".

Semplicemente, "bisogna recedere da questa follia teutonica liberista. E poi ricordo che la Costituzione europea è stata sconfessata nel 2005 da ben due Stati europei, la Francia e l'Olanda. E allora, quello che Francia e Olanda possono fare, non può farlo l'Italia?". Ma il gruppo dirigente leghista è consapevole del fatto che lasciare l'euro per l'Italia sarebbe un tuffo nell'ignoto? "Non so se ne sono consapevoli. Io conosco due persone, Giorgetti e Salvini: ho stima di loro e li conosco da molti anni. Sono persone serie, bravi amministratori". Certo, aggiunge, "dovrebbero rafforzarsi un poco dal punto di vista delle competenze giuridico-economiche". Perché per 'sfidare' l'Europa, conclude, "non basta essere stati europarlamentari: bisogna farsi consigliare".

Venezuela - prima che i cittadini votano gli euroimbecilli già lo disconoscono

In Venezuela come osservatore internazionale, “mi vergogno dell’Unione Europea”

19.05.2018 - L'Antidiplomatico

(Foto di L'Antidiplomatico)

di Giorgio Cremaschi
Ho tante ragioni per essere contro la UE, ma ora c’è anche la vergogna. Mi sono vergognato in Venezuela di essere un cittadino UE, formalmente così siamo catalogati agli aeroporti, per le parole di Flavia Mogherini. La rappresentante dell’Unione per la politica estera è uscita dal mutismo che l’ha colpita durante la strage dei palestinesi, i bombardamenti in Siria, le violenze naziste in Ucraina e tanti altri crimini internazionali, per intervenire sulle elezioni in Venezuela. La UE non le riconoscerà, ha detto.

Come fa la UE a non riconoscere la validità di elezioni cui ha rifiutato di mandare suoi osservatori, nonostante l’invito formalmente ricevuto? In base a che cosa disconosce un voto prima che ci sia stato, solo per gli ordini di Trump?

Il passato capo del governo socialista in Spagna, il moderato Zapatero da anni mediatore del dialogo tra governo e opposizioni, presente in Venezuela per il voto, ha posto la stessa domanda. Come si fa a disconoscere un voto prima che sia effettutato? Soprattutto perché esso viene effettuato con le stesse regole delle elezioni precedenti, mai contestate per la loro regolarità, soprattutto la volta che le opposizioni vinsero.

Come gruppo di osservatori internazionali siamo stati in una scuola dove si stanno organizzando nove seggi e abbiamo seguito l’organizzazione di uno di loro. Prima di descrivere la procedura di voto, vorrei però soffermarmi parlare sugli scrutatori e sui presidenti di seggio. In base alla legge essi sono gente del quartiere in cui si vota, estratti dalle liste elettorali e chiamati ad un compito che è considerato dovere civico e che si può rifiutare solo per comprovati motivi. Essi sono quindi tutta gente del popolo, la più semplice e normale, il volto segnato dalle fatiche quotidiane.

Il voto è integralmente elettronico. Il riconoscimento dell’elettore avviene con il suo documento e poi con l’impronta digitale del pollice. Solo se questa corrisponde al nome contenuto nel registro degli elettori si attiva il computer per il voto. A questo punto l’elettore accede allo spazio isolato e coperto, un tavolo cabinato, nel quale si vota. Con il dito tocca il volto del candidato nella lista prescelta sullo schermo, e poi lo conferma al computer. La macchina emette la ricevuta con il voto , l’elettore la piega, esce dalla cabina, la intruduce in un’urna.

Poi conferma che ha votato nell’apposito albo degli elettori del suo seggio.

Lo spoglio dei voti avverrà con le ricevute nelle urne e con il conteggio elettronico. I dati verranno inviati poi al centro calcolo nazionale, tutto per via elettronica, una via inattaccabile come hanno detto tanti esperti e ha ribadito lo stesso Zapatero nella conferenza stampa che ho sentito.

Ho voluto fare questo racconto della procedura di voto, perché sia chiaro che essa è una delle più democratiche oneste e trasparenti al mondo, confrontatela con quella di casa nostra…
Ma Maduro è un dittatore, scriveva ancora ieri Il Corriere della Sera, perché alle elezioni non ha avversari. Falso, ci sono due candidati di destra e uno di sinistra. Il principale di essi Falcon, di cui ho visto foto giganti e manifesti, faceva parte del coordinamento delle opposizioni di destra. Ha rotto con esse per partecipare al voto, con il suo programma ultra liberista molto simile a quello del presidente Macrì in Argentina. Le altre opposizioni invece hanno deciso di boicottare le elezioni presidenziali, nonostante le avessero più volte richiesto nel passato e nonostante si voti con le stesse identiche procedure che avevano sempre accettato. Perché? Evidentemente perché hanno pensato di perdere e questo non possono permetterselo, loro e soprattutto il loro mandante USA. Dove vuole arrivare chi boicotta elezioni democratiche si è chiesto Zapatero? Lui non si è risposto, noi lo diciamo: alla guerra civile e all’intervento militare americano. A questo stanno lavorando le opposizioni che non vogliono le elezioni, gli stati reazionari e golpisti dell’America Latina e naturalmente Trump. La signora Mogherini sta con questa compagnia, con il Guatemala ed il Paraguay, dove ci sono vere dittature sanguinarie, che tra l’altro hanno seguito gli USA nella scelta assassina di trasferire le proprie ambasciate a Gerusalemme.

Ma perché verso il Venezuela c’è questa ossessione occidentale? Se lo è chiesto Maduro ricevendo gli osservatori internazionali di tutti i i continenti. Per la scelta socialista del governo bolivariano o per il petrolio, o per tutte e due? Su questo, su cosa i golpisti vogliono prendere e su cosa vogliono distruggere in Venezuela, torneremo. Intanto vergogniamoci dei mass media, della Mogherini e della UE che sul Venezuela adottano e diffondono le peggiori bugie di Caracas.

Monte dei Paschi di Siena - l'assasinio di David Rossi, il Partito dei Giudici che rifiuta di indagare, i miliardi bruciati da Padoan e dal corrotto euroimbecille Pd

PADOAN RIMPROVERA L’ECONOMISTA BORGHI. PERCHE’ LUI E’ PIU’ BRAVO.

Maurizio Blondet 18 maggio 2018 

Durissima la reazione del ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, alle parole del responsabile economico della Lega, Claudio Borghi, sulla questione Mps. “Le sue dichiarazioni, insieme alle indicazioni della bozza Lega-M5s, hanno creato una crisi di fiducia con caduta del titolo in Borsa – ha spiegato Padoan – . Un fatto grave che mette a repentaglio l’investimento effettuato con risorse 
pubbliche”.

Questo è il grafico del valore che Montepaschi ha perso sotto la gestione del PD, e di Padoan in specie.

Commento di Borghi:
“L’azione di Montepaschi da cinque anni a questa parte – corretto per i vari aumenti di capitale – è andata da 1400 euro a 2. Questo è il Pd: ha distrutto 50 miliardi di valore della più antica banca del mondo, e se da 2 va a 1,99 è colpa di Borghi?


Commento di Andrea Mazzalai:
Oggi l’uomo che ha ANNUNCIATO ben sei delle ultime ZERO riprese economiche e ben tre riduzioni del debito pubblico a fronte di 4 anni di record negativi uno dietro l’altro ha detto che il #contrattodigoverno #LegaM5S, ha immediatamente creato una crisi di fiducia sul titolo Mps.

Aggiungiamo questo articolo:

Morte di David Rossi, Fracassi: colpa di Draghi il crollo Mps

Siena, 6 marzo 2013. Un uomo precipita dalla finestra, ma non muore sul
colpo. Si muove ancora, quando due uomini comparsi dal nulla, nel vicolo
sotto la sede centrale del Montepaschi, gli si avvicinano per verificarne le
condizioni, prima di sparire. Chi sono? Mistero. «Sappiamo invece chi ha
fatto pervenire quel filmato al “New York Post”: è stata la Cia», afferma il
reporter Franco Fracassi, ai microfoni di “
<https://www.youtube.com/watch?v=LL6LaAW3Esw> Border Nights”, a proposito
del video (sconvolgente) sulla morte di David Rossi, poi ripreso anche dalle
“Iene” e ora <https://www.youtube.com/watch?v=yySlar6Qyxw>disponibile sul
web. Insieme a Elio Lannutti, Fracassi è autore del saggio “Morte dei
Paschi”, ovvero: dalla drammatica fine di Rossi ai risparmiatori truffati,
“ecco chi ha ucciso la banca di Siena”. Suicidio all’italiana? Sappiamo solo
che la magistratura ha rinunciato a indagare nella direzione dell’omicidio,
dice Fracassi, avendo rapidamente archiviato il caso come, appunto,
suicidio. «Certo, resta il fatto che Rossi è volato dalla finestra del suo
ufficio appena due giorni dopo l’email in cui annunciava di voler parlare
con i magistrati, riguardo al suo ruolo nella banca finita nella bufera».
Indagini a parte, per Fracassi il vero colpevole ha un nome preciso: Mario
Draghi. «E’ stato lui a far crollare la banca di Siena», determinando il
disastro che poi ha portato anche alla morte di David Rossi.

Il primo a puntare il dito contro il presidente della Bce è stato Gioele
Magaldi, leader del Movimento Roosevelt e autore del saggio “Massoni,
società a responsabilità illimitata” (Chiarelettere), che svela il ruolo di
36 Ur-Lodges nel “back office” del massimo
<http://www.libreidee.org/tag/potere/> potere mondiale. Superlogge
sovranazionali potentissime, come le 5 organizzazioni di stampo
neo-aristocratico alle quali, secondo Magaldi, è affiliato Draghi: sono la
“Edmund Burke”, la “Pan- <http://www.libreidee.org/tag/europa/> Europa”, la
“Der Ring”, nonché due autentiche colonne del mondo supermassonico di segno
reazionario, la “Compass Star-Rose/Rosa-Stella Ventorum” e la “Three Eyes”,
il club di Kissinger, Rockefeller e Brzesinski. «Quando era governatore di
Bankitalia – sostiene Magaldi – Draghi avrebbe dovuto vigilare sulla
spericolata acquisizione di Antonveneta da parte della banca senese. Ma non
lo fece, così come Anna Maria Tarantola, all’epoca alta funzionaria della
Banca d’Italia». La vicenda Mps-Antonveneta è nota: il “
<http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2013-01-29/mesi-bonifici-miliardi-06 3726.shtml?uuid=AbfVG7OH> Sole 24 Ore” la definisce «la più grande
rivalutazione della <http://www.libreidee.org/tag/storia/> storia». Il
prezzo di Antonveneta, riassume il quotidiano di Confindustria, nel 2007
schizzò in pochi mesi dai 6,6 miliardi pagati dal Banco Santander per
comprare l’istituto ai 9,3 (più oneri vari che hanno fatto salire il prezzo
definitivo a 10,3 miliardi circa) tirati fuori da Mps.

Oltre 10 miliardi, dunque, ai quali «vanno aggiunti almeno altri 7,9
miliardi di debiti di Antonveneta, che l’istituto senese si è accollato». In
soli 11 mesi – dal 30 maggio 2008 al 30 aprile 2009 – il Monte dei Paschi
«ha effettuato bonifici per oltre 17 miliardi». Soldi che, scrive il “Sole”,
«sono finiti ad Amsterdam, Londra e Madrid». Oggi, Franco Fracassi la
definisce «la più grande operazione bancaria della
<http://www.libreidee.org/tag/storia/> storia», avendo coinvolto anche gli
olandesi di Abn-Amro, gli inglesi e la Banca Mondiale. «Draghi – insiste
Fracassi, a “Border Nights” – ha avuto un ruolo di primo piano, nel disastro
del Monte dei Paschi, perché non ha permesso controllo ma, a mio giudizio,
ha premuto per la cosa: è stato lui a spingere il Monte dei Paschi nel
baratro, perché la banca senese era un tassello fondamentale di questa
operazione – che Draghi ha voluto a tutti i costi, e che ha portato alla
grande <http://www.libreidee.org/tag/crisi/> crisi economica, quella che
sta devastando tutta l’ <http://www.libreidee.org/tag/europa/> Europa da
ormai dieci anni». Questa <http://www.libreidee.org/tag/crisi/> crisi,
aggiunge Fracassi, è figlia del crack di alcune delle più grandi banche d’
<http://www.libreidee.org/tag/europa/> Europa, «frutto di un’operazione
voluta da Draghi in un
<http://www.libreidee.org/2018/05/morte-di-david-rossi-fracassi-colpa-di-dra ghi-il-crollo-mps/il-video-con-david-rossi-a-terra/> Il video con David
Rossi a terra momento in cui non bisognava farla, e soprattutto non in
maniera così scellerata, come se si avesse voluto gettare l’

Perché è successo? «Non credo che Draghi non sapesse che cosa sarebbe potuto
accadere», dice sempre Fracassi a “Border Nights”. «Non credo l’abbia fatto
per leggerezza. E’ una persona molto intelligente, che sa il fatto suo. E so
anche che Draghi è uno dei campioni del neoliberismo: è colui che, quando
stava in Goldman Sachs, ha gettato nel baratro la Grecia». Conoscendo
l’ideologia neoliberista e le strategie normalmente adottate dall’élite
finanziaria euro-atlantica, aggiunge Fracassi, «presumo che ci sia stata la
volontà di gettare l’ <http://www.libreidee.org/tag/europa/> Europa nella
<http://www.libreidee.org/tag/crisi/> crisi». Draghi? «In questo ha avuto un
ruolo di primo piano, e il Monte dei Paschi è stata la chiave di volta:
quantomeno, quindi – conclude – Draghi ha delle responsabilità morali, per
questa vicenda», su cui ora incombe anche il giallo della morte di David
Rossi. E quello strano video, che Fracassi attribuisce alla Cia? Proprio la
fonte di quelle immagini terribili «dà la dimensione della cosa», aggiunge
il giornalista. «E’ un filmato che non dovrebbe esistere, e che teoricamente
non dovrebbe avere nulla a che vedere con loro: cosa può importare, alla
Cia, di un italiano che si suicida?». Vai a sapere. Sempre Fracassi, a “
<http://www.libreidee.org/2018/05/morte-di-david-rossi-fracassi-colpa-di-dra ghi-il-crollo-mps/germany-european-central-bank/> Mario Draghirivelato che
«il Montepaschi è una delle banche che in questi ultimi 7 anni hanno
garantito l’acquisto e la vendita di armi, in Siria, a tutte le parti in
conflitto».

Nel libro scritto con Lannutti, Fracassi cerca di capire «chi siano gli
assassini di quella che è stata la banca più grande d’
<http://www.libreidee.org/tag/europa/> Europa». Si parla di armi, di
<http://www.libreidee.org/tag/politica/> politica, di criminalità
organizzata. «Anche il mondo sommerso del crimine, alla fine, passa dalle
banche: non è che esiste la Criminal Bank e poi le banche pulite, le banche
son banche», dice ancora Fracassi a “Border Nights”. «Tranne forse rari casi
virtuosi, la maggior parte delle banche fa queste cose. Il problema è: a che
livello, quanto consapevolmente, e quanta ingerenza hanno, questi aspetti,
nella gestione complessiva della banca». La
<http://www.libreidee.org/tag/crisi/> crisi di Mps sembra consonante con le
recenti notizie sull’assorbimento delle Bcc, le banche di credito
cooperativo, raggruppate – per volere della Bce – sono l’ombrello di un
unico grande soggetto finanziario, che si teme sarà fatalmente meno attento
all’ <http://www.libreidee.org/tag/economia/> economia dei territori e
invece più aperto (come il Montepaschi dopo la fatale svolta) al mercato
finanziario internazionale dei titoli tossici. «Il fallimento del
Montepaschi, dovuto alla responsabilità quantomeno morale di Mario Draghi –
aggiunge Fracassi – ha portato uno sconquasso in tutto il sistema economico
e creditizio europeo. E quindi anche nelle banche italiane, che a
<http://www.libreidee.org/2018/05/morte-di-david-rossi-fracassi-colpa-di-dra ghi-il-crollo-mps/il-libro-di-fracassi-e-lannutti/> Il libro di Fracassi e
Lannuttidifferenza di altre erano più fragili, trovandosi in una situazione
di grande esposizione, per aver fatto fusioni con altre banche e
investimenti in Borsa sbagliati, ma soprattutto per la quantità di crediti
inesigibili».

Di per sé, precisa il giornalista, i crediti inesigibili non fanno crollare
una banca, se non molto raramente. «Se però il sistema salta, quei crediti
inesigibili diventano insostenibili: durante una
<http://www.libreidee.org/tag/crisi/> crisi econonica, chi ha preso soldi in
prestito non riesce a restituirli. E’ una sorta di catena: più banche
falliscono, e più rischiano di fallirne». Elementare: «Quando un sistema va
in <http://www.libreidee.org/tag/crisi/> crisi, i più deboli sono i primi a
soccombere». E mentre una grande banca ha i suoi paracadute, oltre a essere
“too big to fail” (troppo grande per poter fallire), le banche piccole «non
hanno quasi protezione, da parte della
<http://www.libreidee.org/tag/politica/> politica e del sistema finanziario:
si appoggiano a piccole realtà locali, che possono entrare in
<http://www.libreidee.org/tag/crisi/> crisi coinvolgendo le banche stesse».
E’ la <http://www.libreidee.org/tag/storia/> storia recente dell’
Fracassi, a rendere esplicita la condanna (non giudiziaria, certo, ma
super-tecnocrati alla Mario Draghi, onnipotenti registi di una
<http://www.libreidee.org/tag/crisi/> crisi abilmente pilotata per
organizzare uno smisurato trasferimento di ricchezza dal basso verso l’alto.
Un fenomeno spaventosamente spettacolare, senza eguali nella
<http://www.libreidee.org/tag/storia/> storia moderna. Il sociologo Luciano
Gallino lo chiamava “lotta di classe dei ricchi contro i poveri”. E in
attesa che venga alla luce la verità definitiva sulla fine di David Rossi –
esecutori e mandanti dell’eventuale omicidio – Franco Fracassi insiste:
almeno moralmente, la colpa è di Draghi. Distruggere Mps faceva parte di un
piano preciso, che l’ex governatore di Bankitalia, poi promosso alla Bce,
non ha certo ostacolato.

(Il libro: Elio Lannutti e Franco Fracassi, “Morte dei Paschi. Dal suicidio
di David Rossi ai risparmiatori truffati. Ecco chi ha ucciso la banca di
Siena”, PaperFirst editore, 280 pagine, 12 euro)

Sionismo - Erdogan assassinato dagli ebrei, se fosse vero è mostruoso

Clamoroso: Israele sta progettando l’assassinio di Erdogan (con il placet USA)

Maurizio Blondet 16 maggio 2018 

Di Gordon Duff, Senior Editor da Istanbul

Ieri, il presidente turco Erdogan, con una mossa a sorpresa, ha espulso gli ambasciatori americano e israeliano, apparentemente per il loro ruolo negli attacchi contro i manifestanti di Gaza che hanno lasciato fino a 3.000 fra morti e feriti sul terreno.

C’è un retroscena in questo, di un presunto complotto tra Trump, i suoi consiglieri neocon e il loro maestro, Netanyahu. Erdogan ha individuato un’altra trama e identificato gli Stati Uniti e Israele come mandanti. Descriviamo quanto è di nostra conoscenza….

Un colpo di stato sarebbe in programma e questo dovrebbe iniziare con l’uccisione di Erdogan. Israele lo sta progettando, ci viene peraltro confermato da ogni parte, in particolare dai nostri contatti nell’esercito turco.

Questo è iniziato molto prima che Erdogan espellesse gli ambasciatori americano e israeliano.

Erdogan ne ha semplicemente avuto abbastanza, quando ha visto sorridere Kushner e Ivanka proprio mentre 3000 persone, palestinesi, anche donne e bambini, sono state uccise dall’IDF (Esercito israeliano), allora lui è esploso nella collera. Da “RussiaToday”:

“Israele ha comunicato al console della Turchia di lasciare lo stato ebraico, secondo il ministero degli Esteri israeliano. L’allontanamento arriva dopo che Ankara ha espulso l’ambasciatore di Israele dalla Turchia per causa delle violenze a Gaza.
Un portavoce del ministero ha detto che il console è stato convocato e gli è stato detto di tornare in Turchia “per consultazioni per un periodo di tempo”, ha riferito la Reuters.
La notizia è arrivata subito dopo che la Turchia ha detto all’ambasciatore israeliano di lasciare il paese. ” All’ambasciatore israeliano è stato detto che il nostro inviato in Israele è stato richiamato per le consultazioni, ed è stato informato che sarebbe stato opportuno per lui tornare nel suo paese per qualche tempo”, ha detto una fonte del ministero degli esteri turco.

L’ambasciatore israeliano Eitan Naeh è stato convocato ieri al ministero degli Esteri ad Ankara, secondo Haaretz. Il diplomatico ha servito nella posizione dall’ ottobre del 2015.

Il presidente Recep Tayyip Erdogan ha fatto riferimento alla repressione delle forze israeliane come “genocidio” e ha definito Israele uno “stato terrorista” , ribadendo nel contempo l’impegno del suo paese a rimanere solidale con il popolo palestinese.

Solo gli inglesi stanno con Erdogan, allontanandolo dagli Stati Uniti. Dall’altra parte della Turchia, il sentimento della popolazione turca nei confronti degli Stati Uniti è molto rabbioso, si sente per la strada, nel governo e dappertutto.

Prevediamo anche che Erdogan si riavvicini al presidente Assad, si tratta di una voce, che la Turchia e la Russia si uniranno per aiutare la liberazione della provincia di Idlib in Siria.

Alla fine, Israele sarà preso di mira, più che semplicemente da Hezbollah, ma spinto verso una guerra di terra che metterà alla prova la risoluzione degli alleati militari israeliani nel Golfo Persico insieme al suo principale sostenitore, l’Arabia Saudita.

Quello che ha sconvolto la regione è stato vedere Netanyahu sul palco con Putin in V Day a Mosca, Netanyahu con la mano insultante sulle spalle di Putin, come se il presidente Putin fosse un bambino piccolo.

O forse questo significa che Putin stava mostrando a Israele il suo destino per mano del risorto potere militare russo, ma noi aspettiamo e vediamo.

Erdogan è stata una delle personalità più enigmatiche del nostro tempo. La Turchia, una potenza economica della NATO, altamente industrializzata e posizionata strategicamente, è stata trattata come una “puttana da strada” dagli Stati Uniti. C’è poco dubbio che gli Stati Uniti fossero dietro al colpo di stato del 2016 contro Erdogan.

Quello che ora è diventato chiaro è che Erdogan ora è consapevole che gli Stati Uniti hanno costruito segretamente un’organizzazione terroristica curda in Turchia, armandola con armi americane.

Gli Stati Uniti ora credono di non poter muovere l’attacco contro l’Iran senza prima uccidere Erdogan e ritengono che Putin, senza Erdogan al suo fianco, si tirerà indietro dal sostenere Assad o offrirà ulteriori vendite di armi all’Iran, in particolare aerei da caccia della 4a e 5a generazione in grado di operare contro e persino all’interno dello spazio aereo saudita.


Traduzione: Luciano Lago




i nostri euroimbecilli sono impazziti, hanno perso qualsiasi tipo di rotta

L’Establishment sta invocando la bancarotta dell’Italia. Irresponsabili.

Maurizio Blondet 17 maggio 2018 

Ecco a cosa stiamo assistendo in questi giorni: l’intero Establishment italiano, dal presidente al PD, dalla Rai a Berlusconi a praticamente tutti i giornali, stanno invocando “i mercati” e l’”Europa” contro il governo giallo-verde che ancora non è insediato.

L’intero Establishment si erge come un sol uomo contro il voto popolare, a terrorizzare la popolazione, a chiamare l’Europa perché ci punisca.

Di fatto, questo Establishment – come sempre nella storia italiana – chiama lo Straniero, il nemico esterno, in Italia perché lo faccia vincere contro l’avversario interno.

L’Establishment invoca, implora “i mercati” perché ci chiedano più interessi sul debito. L’Establishment sta desiderando – e provocando – la bancarotta del Paese per il piacere di sconfiggere Salvini, Di Maio,gli italiani che li hanno votati. Naturalmente, è l’intera Italia che collasserà con loro.

Questo Establishment è irresponsabile, e accusa l’avversario di irresponsabilità.

Il Manifesto e B. uniti nella lotta.

Spettacolo vergognoso di divisione e inimicizia di fronte alla solida coesione degli altri.

Terrorismo berlusconiano

Il nuovo ministro delle finanze tedesco, Olaf Scholz, essendo un socialdemocratico, aveva suscitato qualche speranza che sarebbe stato di minor rigore nella UE, consentendo gli a allentamenti di cui la zona euro ha necessità assoluta. Scholz ha risposto: “Un ministro delle finanze tedesco è un ministro delle finanze tedesco. L’affiliazione partitica non gioca alcun ruolo”. Ed ha subito dichiarato che manterrà l’obiettivo del surplus di bilancio che fu già di Schauble.

Ora, la sola speranza che il nuovo governo possa cambiare qualcosa in Europa è che possa unire attorno a sé il Paese; ogni esibizione di divisione incoraggia i nemici esterni (europei) a giocare sulle nostre divisioni per indebolire le sacrosante richieste che il governo fa alla UE; lo invita e lo tenta far cadere il governo e mettercene un altro – sapendo che i traditori lo voteranno.

Ciò non fa che avvicinare un altro Otto Settembre.

Euroimbecilli - trabballano, gli oratores hanno perso ruolo e non riescono a capacitarsi. Vanno da una posizione all'altra nel pieno di confusione mentale

TESTA D’UOVO – Ovvero, il giornalista ben informato.

Maurizio Blondet 17 maggio 2018 


Severgnini: Ma avete visto cosa è successo a chi è uscito dall’euro?
No, cosa è successo?

Il video qui:


Gli euroimbecilli traballano ora si trovano di fronte a politici che hanno chiaro in testa del Progetto Criminale dell'Euro

Chi è Claudio Borghi, il fido economista di Salvini con posizioni anti euro (Video) che spaventano i mercati

Titta Ferraro
19 maggio 2018 - 09:40

MILANO (Finanza.com)

Le esternazioni di Claudio Borghi su Mps e miniBot hanno contribuito a allertare i mercati nelle ultime giornate con contraccolpi sul titolo Mps e in generale sull'umore di Piazza Affari, spread e settore bancario. L'economista della Lega, da alcuni accreditato come possibile ministro dell'Economia del futuro governo M5S-Lega, è conosciuto per le sue nette posizioni anti euro.

Esperienza in Deutsche e Merrill, libro Basta Euro e discesa in politica

Nato a Milano il 6 giugno del 1970 e laureato in scienze economiche e bancarie presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore, Borghi vanta delle esperienze in ambito dei mercati finanziari, prima in Deutsche Bank e poi a Merrill Lynch. Dal 2009 intraprende invece la carriera accademica come docente di Economia degli intermediari finanziari, Economia delle aziende di credito ed Economia dell'Arte presso l'Università Cattolica di Milano. E' anche giornalista pubblicista (negli scorsi anni è stato editorialista economico de Il Giornale).

Nel 2014 ha scritto per conto dell Lega il libro "Basta Euro" in cui spiega le tesi a favore di un abbandono dell'euro e un ritorno alla lira in modo da ridare competitività all'economia italiana. Il libro, con postfazione di Salvini, è stato seguito dal Basta Euro Tour. 

Ecco come Borghi spiega "7 bugie" sull'uscita dall'euro


Dall'ottobre 2014 è scelto da Salvini come responsabile economico del Carroccio e abbandona l'attività accademica. L'anno successivo è il candidato leghista come presidente della Regione Toscana nelle elezioni regionali in Toscana e ottiene il 20% dei voti.

Borghi in qualità di consigliere regionale in Toscana ha seguito da vicino gli scandali bancari, in primi Mps, da vicepresidente della commissione di inchiesta regionale. 

Borghi e Bagnai, le due minacce leghiste che il mercato non vuole nella squadra di governo

I mercati guardano quindi con estrema attenzione a quella che sarà la compagine di governo e quali rusoli avrà Claudio Borghi e l'altro esponente leghista con ferre posizioni anti euro, il professor Alberto Bagnai. "Quei due sono i più feroci economisti anti-euro sulla scena pubblica italiana", taglia corto Luca Beldi, Portfolio Manager di TwentyFour Asset Management. "La dichiarazione di Borghi sulla nazionalizzazione del Monte dei Paschi di Siena ha fatto precipitare il prezzo delle azioni della banca - aggiunge Beldi - e se uno dei due dovesse prendere un posto chiave all’interno del Ministero del Tesoro o Ministero dello Sviluppo Economico, ci aspettiamo che la volatilità aumenti".

Alberto Bagnai è invece l’autore del libro “Il tramonto dell’euro” che Salvini ha definito un "libro che mi ha aperto un mondo".

Gli Stati Uniti facciano pace con il cervello, la Commissione Speciale indica 19 terrorristi sunniti i responsabili ora indicano l'Iran. E' evidente che i colpevoli vengono indicati secondo le convenienze. Due aerei tre torri!


Pubblicato: 18 Maggio 2018


di Giulietto Chiesa

A volte la stupidità può produrre grandi conseguenze. Uno stupido giudice americano, il cui nome potrebbe rimanere alla storia proprio per la sua stupidità, potrebbe consentire all’Iran di mettere alla berlina i neocon che guidano (assieme a Israele) il sabba anti-iraniano di questi ultimi giorni. È accaduto, infatti, che un tribunale newyorkese, diretto dal suddetto imbecille, ha condannato lo stato iraniano a risarcire un gruppo di famiglie delle vittime dell’11 settembre. Non è per la somma, stratosferica (diverse centinaia di miliardi) che la sentenza ha sollevato curiosità: è perché solo uno stupido poteva sentenziare che l’Iran è stato all’origine del più grande attentato terroristico, dato che nessuno al mondo, neanche nella congrega dei più grandi imbecilli, aveva mai ipotizzato una storia del genere. Per altro la Commissione Speciale per l’11 di settembre istituita per fornire la versione ufficiale dello Stato americano, aveva dato una versione (certamente falsa anch’essa), di quell’evento tragico, assegnandone la responsabilità a un gruppo di 19 terroristi sunniti, guidati da Osama bin Laden. Adesso Teheran ha, a portata di mano, l’occasione di contestare il giudizio dello stupido. E, in un colpo solo, di smentire l’intera operazione di demonizzazione che ha portato Donald Trump a stracciare l’accordo sul nucleare.

sabato 19 maggio 2018

Mattarella sa che il popolo è sovrano e che il ministero dell'Economia non sarà scelto ne da lui ne da Draghi


Lavori in corso sul Governo. Il peso di Mattarella e Draghi sulle scelte all’Economia. Ecco i tecno-profili in lizza 


18 maggio 2018 di Stefano Sansonetti


di Stefano Sansonetti

La casella è destinata a sfuggire all’esercizio di un esclusivo potere decisionale. Per questo, se il Governo Lega-5 Stelle dovesse nascere, la scelta del ministro dell’economia passerà anche (e soprattutto) attraverso il vaglio del Quirinale. Troppo importante il ruolo di trait d’union con l’Ue, rivestito dall’inquilino di via XX settembre, perché il Capo dello Stato non esiga garanzie. E così, nel quadro già complicato, risulta per certi aspetti ancora più complicato capire chi potrà essere il nuovo ministro dell’economia. Proprio in virtù di queste coordinate, però, nelle ultime ore un nome che sta riprendendo quota è quello di Dario Scannapieco, spuntato fuori qualche settimana fa come possibile nuovo Ad della Cassa Depositi e Prestiti.

Il profilo – Il suo è un profilo che, visto il curriculum, offrirebbe a Sergio Mattarella le garanzie di cui sopra. Dal 2007 a oggi, infatti, Scannapieco riveste il ruolo di vicepresidente della Bei (Banca europea degli investimenti). E già questo gli permette di avere un’ottima conoscenza della macchina comunitaria. Non solo. Si dà il caso che il medesimo Scannapieco dal 2002 al 2007, fondamentalmente in anni di Governo di centrodestra, sia stato capo della Direzione finanza e privatizzazioni del Tesoro, esperienza che gli garantisce anche una precisa conoscenza di una bella fetta di via XX Settembre. Peraltro aveva cominciato ad annusare il dicastero dal 1997, quando venne chiamato a far parte del Consiglio degli esperti del Tesoro. Occhio alle date: in buona parte dei periodi da lui passati al ministero, direttore generale del Tesoro era Mario Draghi (in carica dal 1991 al 2001), mentre ministro era Carlo Azeglio Ciampi (1997-98). In poche parole Scannapieco avrebbe un’estrazione in grado di tranquillizzare il Colle. Detto questo è anche vero che il nome dell’attuale vicepresidente della Bei era già ampiamente girato nella partita per la Cassa Depositi e Prestiti, la più importante delle controllate del Tesoro che dovrà essere rinnovata a fine giugno (per la quale potrebbe ancora essere in ballo). Insomma, come spesso accade il vantaggio di avere troppe chance può trasformarsi nel rischio di non averne più nessuna.

Gli altri – Tra gli altri papabili alla poltrona più importante di via XX Settembre, come scritto da La Notizia del 15 maggio, resiste anche Antonio Guglielmi, “banchiere” di Mediobanca, all’interno della quale oggi è responsabile del settore equity market. Ma Guglielmi per tanti anni è stato a Londra a dirigere Mediobanca Securities, controllata di Piazzetta Cuccia che spesso ha sfornato dossier “eretici” di politica economica. Il suo è un profilo che piace ai 5 Stelle, ma è molto conosciuto anche nell’entourage leghista. Ed è pur sempre un uomo di quel tempio della finanza che è Mediobanca. Secondo alcuni osservatori, inoltre, anche il vicesegretario del Carroccio, Giancarlo Giorgetti, conserverebbe buone chance di salire ai piani alti dell’Economia. Il problema, però, in questo caso resta la volontà di Giorgetti di assumere un incarico così complicato e rischioso politicamente. Per questo, alla fine, si tende a ragionare su un profilo esterno, che dovrà avere il placet del Colle.