Il PROTEZIONISMO diventa il soggetto spinto dalla DEFLAZIONE ordo-liberista

Il PROTEZIONISMO diventa il soggetto spinto dalla DEFLAZIONE ordo-liberista
La ragione di ciò sta nel fatto che la cuspide del potere di queste due nazioni (Francia e Germania) comprende benissimo che la crisi strutturale di quei capitalismi perdura, si accresce, e non è domata dalla retorica europeista. La deflazione ordo-liberista erode i margini, fa scendere i tassi di profitto, rende più difficile la circolazione del capitale fisso e la finanza può far crescere qualche rendita, ma non crea lavoro, né prospettive per il giovane proletariato franco-tedesco. La circolazione del capitale si blocca e allora si ricorre al naturale e normale espediente che è il protezionismo. Ma questo scardina le basi stesse della struttura tecnocratica europea. Butta nel fango i trattati di Maastricht e di Lisbona, trasforma in canzoni da melodramma le recite neo liberiste. Giulio Sapelli http://www.ilsussidiario.net/News/Economia-e-Finanza/2017/8/27/GEO-FINANZA-Dalla-Cina-alle-cicale-la-Germania-prepara-il-terremoto-dell-Ue/779737/

L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 23 ottobre 2018

23 ottobre 2018 - ROVESCIARE LA PIRAMIDE DELL'INFORMAZIONE! Messora, Foa, Pennetta a Libro...

23 ottobre 2018 - Manlio Di Stefano - Intervista a Tagadà 22/10/2018

E' guerra vera all'Euroimbecillità - L'Italia è genio e sregolatezza e siamo capaci a fare guerra asimmetrica. Savona facci sognare

Heiner Flassbeck: l’Italia verso la tempesta perfetta – e Moscovici ha torto

Maurizio Blondet 23 ottobre 2018 

da Voci dalla Germania

Il grande economista Heiner Flassbek su Makroskop ci spiega perché sull’Italia si sta addensando una tempesta perfetta e perché questa volta il governo tedesco preferisce tenere un basso profilo e lasciare il lavoro sporco alle istituzioni europee. Per Flassbeck in questi giorni stiamo assistendo al funerale della socialdemocrazia europea: l’ultimo socialista francese con un incarico politico importante che per qualche decimale di deficit diventa il boia di un paese che sta cercando di uscire da una lunga crisi economica. 
Il fatto che l’ultimo socialista francese con un alto incarico politico, sia il anche il boia dell’Italia, è più che tragico. Ci mostra il modo in cui alla fine i socialdemocratici cadranno in rovina: per la paura che hanno del neoliberismo.
Ma se i socialisti francesi viaggiano intorno al 5%,
per Flassbeck non è un caso. Da Makroskop un ottimo Heiner Flassbeck

Pierre Moscovici, che nel suo ruolo di Commissario europeo per gli affari economici e finanziari potrebbe essere l’ultimo socialista francese a ricoprire un alto incarico politico, insieme al vicepresidente della Commissione, Valdis Dombrovskis, ha scritto una lettera. Nel testo inviato al Ministro delle finanze italiano, in risposta al progetto di bilancio del governo, Moscovici scrive che rispetto ai tagli concordati, nella bozza di bilancio sarebbe presente una deviazione senza precedenti nella storia del Patto di stabilità e crescita. Entrambi danno tempo al governo italiano fino ad oggi pomeriggio per rispondere.

Si tratta di tabacco forte, ed è chiaro il significato: la Commissione, sotto la guida di un commissario francese, che appartiene a un partito ormai defunto chiamato Parti Socialiste, vorrebbe fare dell’Italia un esempio. E dal momento che la BCE non sta facendo nulla per frenare i cosiddetti “mercati”, dove la speculazione sui titoli di stato italiani va avanti, sopra il governo italiano si sta addensando una tempesta perfetta. Non c’è dubbio che questa tempesta abbia l’obiettivo di indebolire il governo italiano appena eletto o almeno di intimidirlo abbastanza da farlo rientrare all’interno della “disciplina” europea.

Chi ha preparato la tempesta perfetta?

Si può essere certi del fatto che la preparazione di questa tempesta sia avvenuta in maniera concertata e che il governo tedesco vi sia decisamente coinvolto. È davvero incredibile come ormai da settimane da parte del governo tedesco sul caso italiano si senta molto poco. A parte un’intervista relativamente moderata del ministro federale delle finanze, dal governo tedesco o dai partiti che lo sostengono, sull’Italia non si sono registrate praticamente altre uscite significative. Anche se i media tedeschi “mainstream” da settimane commentano con la bava alla bocca, la politica è rimasta sorprendentemente silenziosa. Questo può solo significare che nel governo tedesco e al vertice dei partiti c’è un accordo: in considerazione dell’atmosfera anti-tedesca presente fra la popolazione italiana, questa volta il lavoro sporco sarà lasciato alle istituzioni europee, invece di farlo fare ai brutti tedeschi
Sicuramente anche la BCE è stata pienamente coinvolta, e data la sua posizione legale (divieto di finanziamento agli stati), la massiccia pressione politica e il fatto che al vertice si trova un italiano, non avrà altra scelta che fare quello che da lei ci si aspetta, cioè restare passivamente in attesa e lasciar fare i “mercati”. Anche i critici della BCE dovrebbero essere consapevoli che nonostante la resistenza dei tedeschi e contro la giurisprudenza tedesca, la Corte di giustizia europea non ha classificato l’intera operazione del Quantitative Easing come un finanziamento pubblico, semplicemente perché la BCE è riuscita ad argomentare in maniera convincente che questo programma doveva essere considerato uno strumento di politica monetaria, in quanto aveva l’obiettivo di evitare la deflazione in tutta l’eurozona. Un intervento a favore di un paese, che è esattamente ciò che sarebbe necessario vista la speculazione sulle obbligazioni italiane, dati gli ostacoli giuridici, non potrebbe in alcun modo essere realizzato.

Cosa dovrebbe fare l’Italia?

È difficile prevedere il modo in cui il governo italiano reagirà. Soprattutto in considerazione delle numerose voci che anche in Italia mettono in guardia dall’avviare un percorso che si concluderebbe con un’uscita dall’Italia dall’euro e in cui il Movimento 5 Stelle in particolare, che ha scarse competenze economiche al proprio interno, potrebbe uscirne indebolito. Tuttavia, nel merito della questione, è certo che un cedimento avrebbe degli effetti fatali per l’Europa.

Le vie d’uscita dell’Italia dalla crisi sono legalmente impossibili, bloccate da altri paesi oppure impraticabili per ragioni di cui l’Italia non è responsabile. La strada verso l’aumento dell’avanzo commerciale con l’estero, percorso sul quale in passato l’Italia ha avuto successo, nell’unione monetaria non è piu’ possibile, perché da anni la Germania attraverso il suo dumping salariale e grazie ad una posizione competitiva decisamente migliore impedisce ogni tentativo in questa direzione. Tagli salariali assoluti, non diversamente dalla Grecia, porterebbero al collasso del già debole mercato interno e farebbero aumentare immediatamente la disoccupazione.
Le possibilità offerte dalla politica monetaria sono da tempo esaurite, sia per l’Italia che per tutta l’Europa, e non ci si può certo aspettare una soluzione da parte delle aziende, o dal “mercato”. Inoltre, anche in Italia, le aziende sono dei risparmiatori netti, il che significa che invece di migliorarla, contribuiscono a peggiorare la situazione complessiva della domanda. In questa situazione logicamente resta solo lo stato, vale a dire il solo che grazie a spese e deficit crescenti potrebbe provare a portare il paese fuori da una crisi che dura ormai da anni. Chiunque blocchi questo percorso, politicamente o legalmente, è un folle.

La fine della socialdemocrazia

Il fatto che la socialdemocrazia in Europa da anni non sia piu’ in grado, oppure non sia disposta, ad appropriarsi di un contesto così chiaro e ad usarlo politicamente, dimostra che i loro giorni sono contati. Né i socialisti francesi né i socialdemocratici tedeschi (e molti altre “sinistre”, in particolare i Verdi) si oppongono alla follia neo-liberista, perché già diversi decenni fa non sono riusciti a fondare il loro programma su una base macroeconomica ragionevole. La loro paura del Keynesianismo con i suoi “debiti” era talmente grande che hanno preferito scegliere la variante codarda dell’arruffianamento al mainstream.

Oggi che quella dei “debiti” è diventata una questione esistenziale per le nazioni e per l’Europa, la vendetta è amara. Un partito in grado di affrontare con sicurezza questo problema e tematizzare il nuovo mondo economico avrebbe sin dall’inizio un enorme vantaggio intellettuale rispetto ai suoi concorrenti. Poiché si tratta di considerazioni puramente logiche e non di una “teoria”, un partito (o un movimento!) potrebbero facilmente comunicarlo anche a una popolazione scettica, e chiarire agli elettori il modo in cui il cittadino comune spesso viene ingannato dai cosiddetti benpensanti. Ma evidentemente manca il coraggio e la capacità di comprendere tre semplici passaggi logici. Chi sceglie di affondare in questo modo, evidentemente non meritava di meglio.

L'Autismo la malattia del secolo ha contagiato lo zombi Renzi e i suoi clan, consorterie, mafie, massonerie, clientele, cordate, famigli

Matteo Renzi è il Re della Leopolda, ma nel mondo reale non lo sopporta più nessuno

Si chiude oggi la nona edizione della Leopolda di Firenze, la kermesse della corrente renziana del Partito Democratico. Molte le persone presenti alla tre giorni, molti i simpatizzanti e i militanti del Partito Democratico che sostengono ancora apertamente Matteo Renzi e vorrebbero tornasse in campo da leader e da segretario del Pd. L’entusiasmo dei leopoldini, però, deve fare i conti con l’umore dell’elettorato italiano e con un fatto difficile da smentire: al di fuori della cerchia dei renziani duri e puri, Matteo Renzi non è più in grado di raccogliere voti.

CONTROCORRENTEPOLITICA ITALIANA 
22 OTTOBRE 2018 18:20 di Charlotte Matteini

Leopolda 2018, i militanti del Pd vogliono di nuovo Renzi segretario

Si è conclusa ieri, domenica 21 ottobre, la nona edizione della Leopolda, la tre giorni organizzata dalla componente renziana del Partito Democratico, la prima "non governativa" dopo l'esperienza degli esecutivi Renzi e Gentiloni. Grande l'afflusso di militanti e simpatizzanti, la stazione Leopolda per tre giorni è stata gremita di persona e d'impatto non sembrava nemmeno un evento politico di opposizione, per di più organizzato negli stessi giorni di Italia a 5 Stelle, la kermesse – la prima governativa – del Movimento 5 Stelle.

Grande l'entusiasmo di ospiti e simpatizzanti, grandi il sostegno e la solidarietà che i militanti hanno espresso a Matteo Renzi, la maggior parte dei quali assolutamente convinti che la disfatta elettorale dello scorso 4 marzo, che di fatto ha consegnato il Paese nelle mani di Lega e 5 Stelle, non sia assolutamente imputabile all'ex presidente del Consiglio ed ex segretario del Pd. Matteo Renzi è ancora il leader di una parte di popolo del Pd, moltissimi sostenitori non hanno avuto alcuna esitazione nel dichiarare che l'ex presidente del Consiglio dovrebbe tornare in campo e proporsi nuovamente come segretario del Partito Democratico in quanto sarebbe l'unica persona in grado di rappresentare il partito nell'ambito di una sfida elettorale.

Normalissimo trovarsi di fronte a opinioni del genere alla Leopolda, da sempre kermesse puramente renziana che poco o nulla c'entra con il Partito Democratico nella sua totalità. Quello che però stupisce, ascoltando le opinioni di militanti, simpatizzanti ed esponenti del Pd, è che sembra non essere minimamente preso in considerazione un piccolo e insignificante dettaglio: Matteo Renzi avrà sicuramente oltre un milione di sostenitori all'interno di quella che potrebbe essere chiamata l'area di centro-sinistra, ma fuori dalla Leopolda e fuori dai circuiti del Pd è assolutamente inviso alla popolazione. Matteo Renzi, è lapalissiano sottolinearlo, non raccoglie consensi oltre il proprio orticello, ha subito un calo di popolarità difficilmente recuperabile attraverso un operazione di opposizione&simpatia, è assolutamente inadatto al ruolo, se il ruolo presuppone lo sfidare dei politici in grande ascesa e premiati da sondaggi e popolarità come Salvini e Di Maio.

Questo però sembra non importare né a Renzi, né ai militanti, né tantomeno ai renziani del Pd, questo dettaglio sembra proprio che nessuno lo prenda in considerazione, sembra proprio che la componente renziana del Partito Democratico viva su un'altra dimensione completamente avulsa dalla realtà politica dei fatti. Ahimé, però, per quanto si possa essere oppositori di Salvini e Di Maio e delle idee propugnate dal governo Lega-M5S, ci si deve rendere conto che al momento la loro popolarità è difficilmente scalfibile e che ben altro sarà necessario per recuperare i consensi persi dal Pd dopo le esperienze di governo capitanate da Renzi e Gentiloni, non basterà sedersi in riva al fiume aspettando che passino i cadaveri dei nemici.

Se il Pd e la visione renziana del Pd vorranno davvero tornare in auge ed essere considerati temibili avversari politici, dovranno mettere in campo molto più che una Leopolda egoriferita e autocelebrativa, dovranno fare un'opposizione sensata e pragmatica e non limitarsi a chiedere a Di Maio e Salvini di rispettare le promesse elettorali che ritengono nuoceranno al Paese, dovranno proporre una ricetta politica diametralmente opposta, dovranno rendersi conto che le tecniche di comunicazione politica finora utilizzate sono deleterie per il partito e allontanano chi si sente escluso, chi non fa parte delle élite, chi non sa come sbarcare il lunario e da molti esponenti del Pd si sente giudicato e trattato come un derelitto. Insomma, in sostanza, nonostante l'entusiasmo dei leopoldini e dei renziani, il mondo che sta fuori dalla stazione fiorentina non sopporta Matteo Renzi e non lo considera una speranza e per recuperare i consensi e gli elettori di centrosinistra perduti bisognerebbe tenere ben a mente questo insignificante dettaglio a cui nessuno sembra dare peso.


21 ottobre 2018 - Valerio Malvezzi: Agenzie di rating, diamanti e fiori

Fiat/Magneti Marelli si sono messi in tasca i profitti e le perdite l'abbiamo sempre sempre pagate noi italiani, è un'azienda strategica che se ne va, uno stato serio l'avrebbe impedito, dobbiamo costruire una strategia industriale altrimenti siamo morti

ECONOMIA 22 ottobre 2018
Magneti Marelli, un altro pezzo di storia italiana se ne va


Finanza & Dintorni

Magneti Marelli ha trovato un acquirente che l'ha comprata, pagandola cara. La speranza è che si metta in piedi una strategia europea sugli investimenti stranieri nel vecchio continente. 


E' considerata da sempre il gioiellino di casa Fiat: si tratta di Magneti Marelli, azienda storica e sinonimo per eccellenza di 'made in Italy'. Ebbene, se ne va, a un prezzo che viene considerato molto positivo da parte degli analisti che si aspettavano il gruppo venisse ceduto per una quantità inferiore. Si era parlato di un valore tra i 4,5 e i 5 miliardi di euro. Ma tra Magneti Marelli e la controparte giapponese sono moltissime le complementarietà per questo Calsonic è stata disposta a sborsare di più. Le evita molte sovrapposizioni di attività e c'è chi parla di vero e proprio 'affare' per FCA. Vedremo se sarà anche un affare per l'Italia.

Perché di fatto è un'altra grande perdita dopo, per citarne alcune, l'acquisizione di Pirelli da parte della cinese Chemchina e Italcementi da parte di Heidelberg Cement. Per non parlare poi del mondo della moda. Certo, alla fine Pirelli ha potuto espandersi in un mercato dove aveva bisogno di una spinta, quello cinese e del sud-est asiatico. La testa è rimasta in Italia e i cinesi sono stati molto rispettosi nell'importante fase di passaggio. 

Di fatto però è l'Asia che sta vincendo la partita su settori a noi carissimi e che rappresentano una eccellenza, la meccanica di precisione, la componentistica auto, la robotica. E la partita da questa parte del globo e a mio modo di vedere, non è solo italiana. E' europea. Basti pensare a quanto accaduto in Germania: inutili i tentativi di Angela Merkel di bloccare, due anni fa, l'acquisizione da parte della cinese Midea del gioiellino di robotica tedesco Kuka. Che ha dato i cinesi il know- how necessario in uno dei settori chiave del momento. Il "Ratto di Kuka" lo avevo definito nel libro "Fozza Cina", scritto con Sabrina Carreras.

Ora, se arriva una società straniera e mette sul piatto un certo valore, e si sa che gli azionisti accetteranno perché ne trarranno beneficio, come si fa a impedirlo? Solo se si ha una strategia coerente, comune e di lungo termine rispetto a questi giganti. Forse. O una legge all'americana come ipotizzato da Alberto Forchielli, Managing Director di Mandarin Capital Partners, che valuti ogni acquisizione con un comitato (come il CFIUS, ovvero il Comitato sugli investimenti esteri negli USA) che impedisca, se il caso, a un'azienda straniera di effettuare una acquisizione sul mercato locale. Soprattutto quando si individuano questioni strategiche o di interesse nazionale. Se tutto venisse gestito sulla base di un concetto di libero mercato, reale e concreto con le stesse regole per tutti, in Asia come in Europa, forse le cose sarebbero diverse. Ci sono dei pseudo CFIUS regionali, ci sono anche dei nuovi screening da parte di Bruxelles rispetto agli investimenti diretti da parte straniera. Ma niente di strutturato e che risponda seriamente al problema. 

E noi? Siamo un paese piccolo ma che sul fronte della robotica, dell'automazione avanzata, del biomedicale e dell'aerospaziale, della componentistica di vario tipo, dei nuovi material, ha molto da dire. Ci conviene iniziare a pensare ad una strategia di medio termine che non butti tutto questo sapere nel cestino. E' in gioco il futuro di quella che la stessa Moody's ha definito un'economia ampia e diversificata, con grandi e medie aziende competitive a livello globale.

lunedì 22 ottobre 2018

Bene benissimo lo zombi Renzi non molla una sicurezza per la morte definitiva per il corrotto euroimbecille Pd

RETROSCENA 22 ottobre 2018
O Renzi, o morte: ecco perché la Leopolda si prenderà il Pd o lo lascerà per sempre

La Leopolda ci mostra un Renzi che non ha nessuna voglia di tirarsi indietro. Culto della personalità, bordate ai nemici, e un’ipoteca per il dopo (probabile) disfatta europea

La Leopolda numero nove, archiviata ieri, può essere piaciuta o meno, può aver appassionato molti e deluso tanti altri, può essere stata percepita come una grande novità o come la solita minestra riscaldata. Ma ha sicuramente un merito, quello di aver fugato ogni dubbio sul presente e sul futuro politico dell'unico motivo per cui questa manifestazione esiste e continuerà ad esistere: Matteo Renzi. Che infatti, nel discorso che chiude la tre giorni fiorentina, quello in cui attacca frontalmente il "governo dei cialtroni", fissa già l'appuntamento per il prossimo anno, il 25 ottobre del 2019.

Un modo per dire: io ci sono e continuerò ad esserci. Gli indizi, d'altronde - già ampiamente trapelati prima della kermesse nella vecchia stazione di Firenze - sono troppi e troppo evidenti per non capire che l'ex segretario, ex premier, ex sindaco di Firenze, ex presidente della Provincia, ex rottamatore e ora "senatore semplice di Scandicci", non abbia alcuna intenzione di farsi da parte e di mettersi a "giocare da mediano", come comunicato qualche settimana fa in una delle sue tante ospitate televisive.

Il video di apertura della tre giorni - in pieno stile convention di Herbalife, con Renzi acclamato da una folla in estasi, sulle note di "Quelli che restano" di Elisa e Francesco De Gregori - aveva fugato ogni dubbio già dall'inizio. Il resto è stata la sublimazione del super-io. Intanto la presentazione della manovra alternativa, scritta con Pier Carlo Padoan. Alternativa a quella di Lega e Cinque Stelle, ma alternativa anche a quella "varata" pochi giorni prima da Maurizio Martina e dal responsabile economico, renziano in uscita, Tommaso Nannicini. Poi è stata la volta dello show nelle vesti di intervistatore, che Enrico Mentana ha descritto come una prova da sparring partner di Paolo Bonolis.

Sempre nella giornata di sabato è arrivata la proposta di candidatura di Rula Jebreal alle elezioni europee con il Pd. Singolare che un "senatore semplice" si senta addosso la responsabilità di pensare a come redigere le liste elettorali. Durante il discorso di chiusura, poi, la frase che testimonia come Renzi faccia ancora fatica a pensare di avere a che fare con il disastro elettorale: «Con la personalizzazione abbiamo preso il 40%, con la spersonalizzazione il 18%». Come se gli elettori avessero percepito un suo presunto passo indietro in campagna elettorale e non avessero premiato il Pd per questo. E infine, come se tutto questo non bastasse, arriva il gran finale, su Facebook, a bocce ferme: "Inizia una nuova strada", con tanto di lancio di comitati civici in tutta Italia. Non una novità, per il renzismo, che già in passato aveva provato, senza successo, a costruire una rete parallela al Pd sul territorio.

A chiarire il tutto è Piero De Luca, figlio del governatore della Campania, nome in ascesa nella galassia dell'ex premier: «Renzi è una figura imprescindibile per il Partito Democratico, ma spero che si arrivi presto ad una soluzione unitaria che rilanci in partito in vista degli appuntamenti elettorali della primavera». Parole che pesano come pietre e chiariscono cosa sarà del Pd nelle prossime settimane.

Prima certezza. Non ci sarà mai alcun candidato di area renziana in grado di evolvere dallo stesso Renzi. La tre giorni di Firenze ha messo in scena un culto della personalità senza precedenti nella storia del centrosinistra. Siamo a livelli salviniani, con il quale, infatti, secondo quanto riferisce una retroscenista ben informata come Maria Teresa Meli, il feeling è massimo. È immaginabile una Lega con Salvini a fare da portatore d'acqua? No. Ecco, secondo i suoi fan neppure Renzi potrà mai fare il portatore d'acqua. Con buona pace dell'autonomia e dell'autorevolezza di Marco Minniti, il cui impatto alla Leopolda è risultato trascurabile, per usare un eufemismo.

Ciò conduce dritti ad una seconda certezza. È impossibile pensare ad un'alternativa a Renzi fuori dal campo renziano senza che questo porti ad uno scontro e, potenzialmente, ad una separazione. Nicola Zingaretti non ha mai nascosto di essersi candidato anche per archiviare gli anni del renzismo. Ebbene, quel leader, e quel popolo a lui così devoto, non accetterebbero mai l'idea di essere in minoranza. E il "fuoco amico" tanto criticato da Renzi si rivolterebbe contro il nuovo segretario con effetto immediato. Anzi, il fuoco amico, se così si può definire, è già cominciato ancora prima dell'inizio della campagna congressuale.

E qui, entriamo nel campo dell'incertezza. La fotografia post-Leopolda del Pd, infatti, è quella di un partito ostaggio del suo ex leader. Il quale, nonostante la spinta dei suoi tifosi, non ha intenzione di rimettersi in gioco subito, ma di attendere una piena riabilitazione politica (un po' come Berlusconi che ha atteso per anni quella giudiziaria). Nel frattempo, dietro questa poco credibile ricerca del candidato unitario, cominciata con l'iniziativa dei sindaci pro-Minniti orchestrata dal turborenziano Matteo Ricci, si nasconde il vero obiettivo di Renzi: rinviare il congresso, scavallare le europee e riproporsi come unico leader dopo l'ennesima disfatta. Una strategia che però, sembra fare acqua da tutte le parti, e rischia di trovare davvero troppi ostacoli sulla propria strada.

La Leopolda infatti, checché ne pensino i frequentatori più convinti, è diventata con gli anni una realtà parallela, una bolla. Lontana dal comune sentire del paese e, negli ultimi tempi, anche da quello del partito. Non è un caso che di big, quest'anno, se ne siano vista pochi o niente. Sono quelli che su Facebook il pasdaran Alessio De Giorgi (social media manager che negli ultimi tempi ha fatto parlare di sé più per le sue gaffe online che per le sue strategie) definisce i "leccaculo". Ma sono anche, forse, il termometro di dove stia andando il partito.

Francesco Bechis - Renzi sempre più pazzo isterico vede complotti è diventato un complottista vero

Enzo Scotti mentore di Di Maio? Se l’accusa di Renzi è un boomerang

21 ottobre 2018


Renzi attacca l'ex Dc Enzo Scotti e la Link Campus, a suo dire quartier generale della classe dirigente pentastellata. Combattere la dietrologia con altra dietrologia non serve a niente. Meglio l'originale

Ci risiamo. Vincenzo Scotti torna suo malgrado nelle vesti di guru dei Cinque Stelle, di Grand Commis della Spectre che dalla Link Campus University impartisce ordini e consigli al Movimento di Luigi Di Maio. Questa volta a puntare il dito contro l’ex ministro Dc è Matteo Renzi dal palco della Leopolda giunta alla sua nona edizione. L’occasione è un’arringa contro il pentaleghismo che da movimento anti-sistema si è piegato al galateo e ai compromessi dell’establishment. Un ragionamento che ha un suo perché, non c’è dubbio. Almeno finché non si deve per forza tirare in ballo la giovane università all’ombra del Vaticano e il suo supposto ruolo nella formazione della classe dirigente gialloverde che fino a un paio di mesi fa ha riempito le pagine di tabloid e riviste nonostante le continue smentite dei diretti interessati (e dei fatti, che hanno sempre l’ultima parola). “I barbari li avevano già romanizzati” grida l’ex primo ministro dalla Leopolda, “Il guru di Di Maio si chiama Enzo Scotti, è un ex ministro democristiano”. “Lo chiamavano Tarzan per la facilità con cui passava da una corrente all’altra” infierisce Renzi, “ha fondato la Link University, sostenuta dal governo Berlusconiquando sembrava impossibile, è il punto di riferimento di un pezzo della classe dirigente”.

La trama della Link Campus quartier generale dei “barbari romanizzati” si conferma un jolly apprezzatissimo dai detrattori del governo gialloverde, da tirar fuori quando gli argomenti vengono meno (eppure ce ne sarebbero, di questi tempi). Per carità, l’università fondata da Scotti, che vale la pena ricordare anche come valido ex ministro degli Interni quando la mafia aggrediva a volto scoperto lo Stato (“Tarzan” ha tutto un altro effetto, si capisce), può piacere o meno. Ma continuare a tutti i costi a dare un tono noir a un’università che ha sì invitato a parlare Luigi Di Maio e Davide Casaleggio e formato l’attuale ministra della Difesa Elisabetta Trenta, ma continua a ospitare per convegni e lezioni con gli studenti esponenti di spicco di tutte le forze politiche (compresi convinti grillini come Marco Minniti, Marianna Madia, Gennaro Migliore), è poco credibile, e forse col passare del tempo diventa anche un po’ banale. Renzi, che peraltro come è noto si è avvicinato alla politica sulle orme di due Dc come Beppe Matulli e Ciriaco De Mita, ha tutto il diritto di dare ai grillini dei veterodemocristiani. Ma le storie di Scotti e la Link Campus grandi manovratori del Movimento rischiano di scadere nel complottismo e nella dietrologia che lui dice di voler combattere. A questo punto meglio l’originale.

Rinaldi ribadisce il concetto di Savona la Bce deve essere prestatore di ultima istanza questo è il precipuo compito di una banca centrale

ALLA KERMESSE DEI CINQUE STELLE

Rinaldi, l’economista euroscettico che strappa applausi M5S: «Io il deficit l’avrei portato al 5%»
«Tanto l’Europa sempre a schiaffi te prende». «Un commissario ci ha detto che a mezzogiorno de lunedì dobbiamo dà na risposta. O ma chi caz... sei?»

21 ottobre 2018

Antonio Maria Rinadi

È stato tra i più applauditi ieri alla kermesse M5S del Circo Massimo a Roma. Antonio Maria Rinaldi, 64 anni, economista, conosciuto al grande pubblico per le sue partecipazioni a trasmissioni tv, è sostenitore dell’euroscetticismo con il quale il governo Conte deve ogni giorno fare i conti ripetendo che «l’Italia non vuole uscire dall’Euro». L’accoglienza offerta a Rinaldi dai presenti alla festa dei pentastellati a Rinaldi parrebbe dimostrare una forte critica nei confronti della Ue. Sul palco, Rinaldi ha usato un linguaggio diretto parlando in romanesco. In un improvvisato comizio ha argomentato di spread, deficit e governo con espliciti attacchi all’Europa. «Qui è arrivato un commissario europeo e ci ha detto che non solo non capiamo un caz... ma che a mezzogiorno de lunedì dobbiamo dàna risposta. O ma chi caz... sei? Ma come te permetti?», ha esclamato. Continuando: «Draghi deve intervenire perché il problema non è solo l’Italia ma l’euro: lui deve intervenire. Inventatevi qualche cosa, non me ne frega niente, fate i salti mortali...». L’economista, che viene dato anche tra i candidati alla presidenza della Consob («Sarò il garante del risparmio degli italiani», ha detto), ha proseguito: «Io er deficit l’avrei portato ar 5 per cento e avrei dato una bella botta agli investimenti, tanto l’Europa sempre a schiaffi teprende». Il pubblico dalla platea ha gridato «bravo» e «è vero quello che dici». Lui ha sostenuto di essere «stato sondato» e di «avere un ampio gradimento tra la base dei Cinque stelle e della Lega».

«Europa kaputt»

Chioma candida con un ciuffo sulla fronte e gli occhialini sulla punta del naso, Rinaldi è consulente e professore di Economia politica alla Link campus university di Roma e di Finanza aziendale all’Università Gabriele D’Annunzio di Chieti-Pescara. È stato funzionario del servizio Borsa della Consob e direttore generale della Sofid (capogruppo finanziaria dell’Eni). Ha pubblicato libri come Il fallimento dell’euro? e nel 2013 Europa Kaputt, (s)venduti all’euro. Tra i suoi maestri figura Paolo Savona, già candidato ministro all’Economia con Conte ma bocciato da Sergio Mattarella proprio per le posizioni euroscettiche, con il quale ha realizzato una proposta per il «consolidamento del debito pubblico italiano». La ribalta è arrivata da trasmissioni tv come Non è l’Arena condotta da Massimo Giletti su La7.

«Draghi deve intervenire»

Dal palcoscenico del Circo Massimo, Rinaldi si è lasciato andare dicendo: «Con Monti lo spread era a 538, con Renzi è andato sotto. Draghi deve intervenire perché il problema non è solo l’Italia ma l’euro. Lui deve intervenire, inventatevi qualche cosa, non me ne frega niente, fate i salti mortali. C’è turbolenza sui mercati indipendentemente dalla nostra situazione, c’è il rialzo dei dazi americani, c’è un sacco di roba. Se vogliono fare una operazione alla Monti, cioè come fecero contro Berlusconi, la gente questa volta scenderà in piazza, è garantito, te lo posso garantire». «Draghi - ha insistito Rinaldi - ha comprato 2.500 miliardi con l’operazione quantitative easing e adesso che fa? Tira dietro la manina e viene giù tutto? Parliamoci chiaro, devono per forza fare qualche cosa, non è più concepibile che all’interno dell’area euro ci siano queste differenze di spread, non siamo noi, è il modello euro che è sbagliato. È una funzione della banca centrale provvedere. Ti sei mai chiesto perché la Bce è l’unica banca centrale che si dà come obiettivo la stabilità dei prezzi e non si dà obiettivi di crescita e occupazione come le altre banche centrali? Bisognerebbe cambiare regolamento e statuto ma ci deve essere il concorso di tutti e adesso non c’è perché lo spread viene usato come arma di ricatto come nel 2011. Invece dei carri armati ci mandano lo spread».

«Ci hanno rotto i co...»

«Io sono fiducioso - ha osservato ancora ieri Rinaldi - che se i toni si decantano un pochino sarebbe meglio per tutti, a iniziare dai commissari europei. Loro stanno facendo politica a casa loro sulla pelle nostra e questo non va bene, è vergognoso, se qui succedono problemi c’è il contagio anche per loro. Nel 1945 siamo andati sulle montagne, non ci tireremo indietro neanche questa volta. Io non rinuncio all’identità del mio Paese. A petto nudo per il Paese perché ci hanno rotto i coglioni, tirate fuori le palle, è ora, io mi espongo, ci metto la faccia». «Loro - ha concluso - puntano come un cuneo a dividere Di Maio e Salvini per fare un fronte col partito dello spread, non ci riusciranno. Questo governo rimane compatto. Possono fare a meno di noi? No. Ce vorrei anda io a rispondere lunedì... a dire `a belli capelli. Secondo me il governo tiene duro il 2,4%. Qui hanno fatto il 2,4 di deficit mentre gli altri hanno fatto come gli pareva, l’Europa vuole il 2,1, tutto ´sto casino pe’ 4 miliardi quando in una notte il vostro amico Padoan ha fatto il decretino per 20 miliardi per le banche che avevano fatto casino».

Roberto Pecchioli - La Raggi sulla famiglia non capisce niente

GENERAZIONE CODICE A BARRE

Maurizio Blondet 22 ottobre 2018 


di Roberto PECCHIOLI

Il manifesto dell’associazione Provita con l’immagine di due giovani uomini che spingono un carrello da supermercato con all’interno un bimbo e la didascalia “due padri non fanno una madre” è stata rimosso. Secondo il sindaco romano Raggi (nessuno ci farà mai scrivere l’orrendo femminile “sindaca”), turba le coscienze e, regolamento comunale alla mano, è “lesivo del rispetto dei diritti e delle libertà individuali.” Surreale, tanto più che il medesimo testo proibisce immagini di “stereotipi (…) e mercificazione del corpo femminile”. Nessun commento, basta la realtà. Colpisce che non vi sia divieto di mercificazione del corpo maschile, in corso sulle ali della liberazione della donna e soprattutto dell’onda lunga omosessualista.

Ma l’erba non è verde d’estate, al giorno non segue la notte, dunque non sta bene ripetere che per i figli ci vogliono un padre e una madre. Abbiamo occhi per vedere e un cervello per ragionare; peggio per noi se non lo usiamo più. La rimozione progressiva della realtà è pervenuta al divieto, ovviamente in nome del bene, dell’etica, della tolleranza: il nuovo proibizionismo delle anime belle è selettivo, ma roccioso, intransigente. Cristallizza un’etica infranta e ricostruita alla rovescia. Colpa del libretto delle istruzioni.

A noi sembra che il manifesto faccia centro nell’immagine del cucciolo di uomo. Ha il volto sofferente, sta dentro un carrello e sul petto ha un grande codice a barre, uno di quelli stampati sulle confezioni dei prodotti che passeranno al lettore magnetico di cassa. Il bimbo è, suo malgrado, il simbolo di una generazione nuova, compravendibile, l’umanità-merce, definita da un codice. Un prodotto di economia di scala, un’unità distinta solo da un chip elettronico. Presto avremo anche il codice QR (quick response, risposta rapida…), come i biglietti acquistati online. Una regressione sconcertante, inavvertita dai più, che apprezzano la pratica comodità del mondo nuovo.

L’unico paragone calzante è con il marchio, il numero 666 dell’Apocalisse di San Giovanni. Apocalisse significa rivelazione, e il marchio, dal greco charagma, indica qualcosa che viene impresso, scolpito. La Bestia “obbligò tutti, piccoli e grandi, ricchi e poveri, liberi e schiavi, a farsi mettere un marchio sulla mano destra o sulla fronte. Nessuno poteva comprare o vendere se non portava il marchio, cioè il nome della bestia o il numero che corrisponde al suo nome. Chi ha intelligenza, calcoli il numero della bestia, perché è un numero d’uomo; e il suo numero è seicentosessantasei” (Apocalisse 13:16-18).

Al di là dell’antropologia negativa della cosiddetta omogenitorialità, ci pare che il senso del nostro vivere odierno sia diventato questo: la trasformazione in oggetti, merci di consumo, generazioni con il codice a barre. L’uomo, il suo corpo, è diventato compravendibile, un bene di consumo come ogni altro. Si può acquistare una parte o un pezzo staccato (traffico di organi), affittare l’utero in conto terzi (l’eufemismo politicamente corretto è GPA, gestazione per altri, come l’aborto non è che una IVG, interruzione volontaria di gravidanza), si può, forse di deve – è lo spirito dei tempi – comprare un figlio. Poco importa se si è celibi, nubili, etero o omosessuali. Avere un figlio, dicono, è un diritto, esattamente come disfarsene se non gradito.

In questo periodo la cronaca si occupa del caso di Miguel Bosé, il cantante spagnolo, il cui divorzio (omo, ça va sans dire) fa un gran rumore di piatti rotti. Il suo ex, oltre all’argenteria e a qualche suppellettile, avrà due dei quattro bambini- due coppie di gemellini maschi – che vivranno in Spagna. Gli altri due andranno con l’altro padre (genitore 1 o 2, fa lo stesso) in Messico. Nati con metodi artificiali, figli naturali di chissà chi, non solo non hanno conosciuto il calore di una madre, ma verranno separati per volontà dei genitori legali. Nulla di strano nel felice secolo XXI, la condizione omosessuale della coppia è solo un elemento in più; li hanno scelti come un mobile o un gioiello di lusso, madamina il catalogo è questo, non più Leporello, ma siti specializzati, vanno divisi come il resto delle proprietà. Reificazione, riduzione a cosa, è la parola della filosofia. Schifo suggerisce il giudizio morale, se ancora è permesso.

La sfera sessuale è quella in cui appare maggiormente la riduzione della persona a oggetto. Noi abbiamo inventato la felicità, dicono gli Ultimi Uomini, e strizzano l’occhio, avvertì Nietzsche nello Zarathustra. Fu ottimo profeta un irregolare della cultura francese come Michel Clouscard nel “Capitalismo della seduzione”, osservando che l’ideologia del consumo fa della sessualità un oggetto come altri. Banalizzata, deprivata dell’immaginario dell’attesa, la riduce a un atto d’uso. E’ il simbolo di una vita in tempo reale, tutto e subito, compra “chiavi in mano”, consuma in fretta e passa oltre senza vedere, senza pensare. La rappresentò perfettamente un protagonista del surrealismo, Magritte, nel quadro Gli amanti, in cui l’uomo e la donna si baciano attraverso un panno bianco che nasconde i loro volti. Non si vedono e non comunicano, il loro gesto diventa esclusivamente materiale e insieme surreale.

Non più persone, ma atomi, unità di prodotto destinate a perdere ogni relazione una volta uscite dalla catena di montaggio. I fili genealogici vengono tagliati, insieme con legami culturali, prescrizioni morali. Spezzato l’ordito della civiltà, l’animale uomo smarrisce il suo destino “politico” e si trasforma nell’Identico che si crede Unico perché tale è il suo codice a barre. Ne furono banditori, nel XIX secolo, Max Stirner e il poeta Walt Whitman. Questi scrisse un celebre verso, emblema dell’individualismo americano teso alla frontiera: “Io celebro me stesso, e canto me stesso”. Stirner, nell’Unico e la sua proprietà, taglia i ponti con tutto. “Non si deve dire grazie a nessuno”. L’Unico non si lascia vincolare dai debiti verso i predecessori, tantomeno è interessato da alcun futuro diverso dal proprio.

Il solco è tracciato, il cattivo seme gettato ha dato i suoi frutti. Incede nel mondo l’uomo confezionato in serie, vissuto tecnicamente, pret-a-porter, sottovuoto come il cibo, scabro, prefabbricato come gli oggetti, adesso i figli, per chi si ostina a volerne. I modelli sono prodotti anche su ordinazione, fotocopie realizzate “just in time”, firma elettronica per ricevuta alla consegna, pagamento con rid bancario. Altri codici a barre, lucette che si accendono al passaggio presso il sensore, chip. Il prodotto uomo è tracciato, manca la data di scadenza, ma ci stanno lavorando, convincendoci ad annullare noi stessi con modulo di richiesta, basta una pillola o un’iniezione. E’ abrogato anche il rispetto per il corpo umano senza vita, il culto dei morti è una barbara reliquia da lasciare agli ultimi lettori di Ugo Foscolo. Si impallidisce rileggendo un brano della Scienza Nuova di G.B. Vico. “Osserviamo tutte le nazioni così barbare come umane (…) custodire questi tre umani costumi: che tutte hanno qualche religione, tutte contraggono matrimoni solenni, tutte seppelliscono i loro morti. “Siamo una ex civiltà, un gregge composto da plebaglia insuperbita.

Tutto ciò che incomoda – dolore, fatica, idee avverse, la stessa natura – è un ostacolo da rimuovere, pena l’ansia, la depressione, la confusione mentale. Si diffonde ciò che è “unheimlich”, il perturbante di Freud, che sconvolge in quanto estraneo, non di casa. La soluzione escogitata è la rimozione, cui segue la censura per tutto quanto produce emozioni negative, l’ansia sconcertata dell’Identico che non riconosce che se stesso. E’ il primo passo del politicamente corretto: inizia con l’eufemismo coatto, prosegue con il timore di pensare, sino al trauma di sperimentare, vedere, ascoltare il diverso. Persuasi di essere creature nobili, anime belle, biasimano e vietano senza pietà, altrimenti “stanno male”.

Smarrito il fragile equilibrio dell’Identico obbligatorio, si diffonde, anzi è al potere una generazione di zucchero filato, un prodotto artificiale, infantile, dolciastro, bisognoso del bastoncino per stare insieme nel breve attimo prima di sciogliersi. Zucchero filato imposto per prescrizione medica: la ricetta è sempre pronta nelle tasche dell’esangue generazione con codice a barre. Fragili, non sanno né vogliono ascoltare. Si tappano le orecchie, stringono gli occhi per non vedere come i bambini quando temono qualcosa. Non esprimono più contrarietà o energica indignazione, chiedono l’abolizione per decreto di ciò che ostruisce lo sguardo miope. A milioni, sono consumatori di psicofarmaci fin da bambini.

Eppure, qualcuno controlla, determina il codice a barre, attiva i sensori, tira i fili. Non ditelo, però: potrebbero crollare, non sentirsi più a loro agio nella placenta artificiale in cui vivono. Un telefilm poliziesco americano ha come protagonista un investigatore infallibile, Monk, dipendente da pillole, psicanalisti, preda di infinite fobie, incapace di muovere un passo senza una sfortunata assistente che schiavizza. Il tema musicale della serie ha un titolo illuminante: è una giungla, là fuori. Di quella giungla chiamata realtà hanno orrore le monadi di fragile porcellana convinte di esistere a prescindere dal mondo circostante. Non reggono alcuna pressione, né sanno più obiettare alle idee difformi.

Nelle università, una volta templi del sapere, si invoca e si ottiene la censura per giganti della cultura, se esprimono concetti invisi al sistema di valori riconosciuti dal sensore del codice a barre, gli universali indiscutibili della post civiltà. Folle Aristotele ad asserire che nulla è più naturale dell’unione del maschio con la femmina, un falsario Spinoza, per il quale chi cerca l’uguaglianza tra diseguali cerca una cosa assurda. Un pazzo estremista Dante, che si permette di destinare le anime all’Inferno o in Paradiso sulla base al criterio morale cristiano. Che paura le pene dei dannati, provocano incubi notturni. Da rielaborare il Vangelo che annuncia per gli empi pianto e stridor di denti, ludibrio per il vecchio Hegel, colpevole di definire la famiglia comunità etica naturale. E’ un proibizionismo ridicolo, paradossale, quello dei nipotini del 68, la famiglia Addams al potere. Allora era vietato vietare, oggi, in nome delle stesse parole d’ordine libertarie, il divieto diventa obbligatorio.

Si respinge l’Altro in nome dell’Uniforme, il prodotto di serie con codice numerico è spacciato per diversità. Mostre di pittura rifiutano di esporre il Bacio di Klimt, che rivoluzionario in senso artistico lo fu davvero, è messa all’indice l’Origine del Mondo di Courbet, sessista. Nessuno fiata, tuttavia, di fronte a violenza, volgarità, turpiloquio, oscenità: benefica liberazione dai tabù. La negazione concreta della diversità culturale procede spedita quanto la sua santificazione teorica. E’ esaltato il soggettivismo purché le infinite tonalità ammesse non mutino lo spartito della musica. La voce dissonante indigna in quanto imprevista, non prospettica; lo zucchero filato si trasforma in pungiglione inflessibile perché non conosce altri che se stesso, in miliardi di esemplari codificati. La realtà è una rappresentazione individuale, triste vittoria postuma di Schopenhauer il pessimista radicale.

In assenza di principi forti, comanda il conformismo del branco. Non più soggetto, prigioniero del carrello della spesa, l’individuo-codice aspira a essere e comportarsi “come tutti gli altri”. Nel Gargantua di Rabelais compare un personaggio, Panurgo, divenuto sinonimo di furfante, imbroglione seriale. In viaggio su un barcone, si prende gioco di uno sciocco mercante di bestiame, scaraventando in mare un montone appena comprato. Come prevedibile, l’intero gregge lo imita gettandosi in acqua, seguito dal mercante disperato. In lingua francese, fare come i montoni di Panurgo indica il comportamento insensato e gregario delle masse. L’astuzia seduttiva della postmodernità consumista è stata la capacità di convincere che il conformismo è una libera scelta individuale. Si è invitati a essere ribelli, trasgressivi, nemici di ogni autorità per meglio orientare scelte e comportamenti. Pensiamo alla sciatteria di massa dell’abbigliamento “casual” adottato da milioni di consumatori sedicenti consapevoli: l’uniforme d’ Arlecchino di una folla che non sarà mai popolo.

Sorprende il dilagare del pregiudizio anti autoritario in una società che, al contrario, domina, sorveglia, induce, impone. Sono i poeti a cogliere il senso di ciò che gli altri guardano senza vedere. “Siamo gli uomini vuoti, gli uomini impagliati, che appoggiano l’un l’altro la testa piena di paglia. (…) Le nostre voci secche, quando noi insieme mormoriamo, sono quiete e senza senso”, versi di T.S. Eliot. Al posto della testa, paglia, milioni di vite consumate nel non senso, dissipate in una corsa senza direzione. Qualcuno disse che un uomo solo può vagare senza meta, ma due vanno sempre da qualche parte. E’ una verità ben compresa da chi domina le nostre esistenze e ci ha separati gli uni dagli altri, imprigionati in un autismo che spaventa.

Se ciascuno è legge a se stesso, termina la società. La comunità era già sconfitta con l’estirpazione delle radici, il narcisismo di tanti Io minimi, il tenace istinto plebeo del fare ciò che aggrada. Ancora Rabelais, la regola unica del regno di Gargantua, fa quello che vuoi. Viene ridicolizzata, liquidata come anticaglia l’aspirazione morale di svolgere un compito, aspirare a un ordine, seguire una legge. La precarietà esistenziale, di lavoro, vita, sentimenti inclina all’ozio, il padre dei vizi. Vizio, infine, è praticare il male senza più considerarlo tale. Da quando ogni movente umano è ridotto all’utilità immediata, allo scambio commerciale, alla domanda e all’offerta, bene, male, vizio, virtù, hanno perduto significato. L’Unico, l’uomo a barre è libero, anzi liberato, ovvero nudo e senza riparo.

Perduto il padre simbolo dell’autorità, custode del limite, garante della continuità, il potere, il capitalismo della seduzione, lavora adesso per decostruire la madre. Responsabilità del femminismo, con le sue ubbie, le gabbie regressive travestite da liberazione della donna, ma anche del mercato misura di tutto. Si estraggono ovociti dalla donna (povera, del Terzo e Quarto Mondo) ridotta a materiale in cui incubare embrioni. Una riduzione a pura materia, una cosa, come il maschio della bestia-uomo, da cui estrarre, gratis o a pagamento, il seme da impiantare. Marina Terragni, femminista atipica, ritiene che sia in corso una guerra contro la donna per odio della sua fecondità. Una tesi che, in forma diversa, echeggiava nel pensiero di Ida Magli, un completo ribaltamento del complesso di castrazione e dell’invidia del pene, stravaganti pilastri delle teorie di Freud.

L’officina gnostica lavora a pieno ritmo per convincere che la natura – il creato- è monca, carente, sbagliata e va quindi corretta a partire dalla divisione dei sessi, una caduta dalla perfezione originaria per i sedicenti illuminati di una folle sapienza esoterica. Sulle tracce di Eric Voegelin, definiamo gnostica la pretesa di perfettibilità della natura, la malattia spirituale di chi vuole raddrizzare il legno storto a beneficio di pochi eletti. Cultori di supposti saperi iniziatici di notte, spiriti pratici di giorno, hanno trovato la quadratura del cerchio nel pensiero libertario progressista. E’ ammesso tutto ciò che è tecnicamente fattibile e in grado di generare un mercato. L’esito inevitabile è la riduzione della persona a prodotto; le merci devono essere riproducibili in serie e controllabili da un centro remoto, Matrix.

E’ ora di identificare i responsabili della “riduzione del mondo civilizzato in favore della soddisfazione dei futili desideri materiali” (Russell Kirk). La minacciosa dittatura tecnocratica dell’Unico è l’esito e il compimento finale di una precisa ideologia, la liberal-democrazia. Ha sostituito le vecchie credenze con un dogma di cui verifichiamo la falsità: il liberismo rappresenta le aspirazioni definitive dell’essere umano. L’uomo è ciò che mangia, provocava Feuerbach; no, ribatte il vangelo apocrifo liberale, è quel che desidera e consuma. L’ortodossia ideologica respinge fuori dal cerchio magico ogni dissonante punto di vista. Prigionieri del pluralismo, della tolleranza e del relativismo, li hanno trasformati nel loro opposto, incapaci non solo di accettare, ma di ascoltare il dissenso. E’ la dittatura liquida dell’Identico e dell’Uniforme. Chi non ci sta, è nemico del Bene e del Giusto, va quindi espulso dal campo a fin di bene, in piena coscienza.

La modernità europea e occidentale nasce e vive in opposizione radicale alla civiltà precedente. E’ antiromana, anticristiana e antigreca, rappresenta una rottura epocale di cui solo da pochi anni avvertiamo l’ampiezza. Il più brutale utilitarismo ha travolto come un terremoto ogni principio che si opponeva all’egemonia del mercante. Antropologicamente, snodi decisivi sono la decisione di non avere figli, ovvero di farla finita con il sangue e la civiltà ricevuta, e l’accettazione dell’eutanasia. Spiega il filosofo polacco Ryszard Legutzko: [essere genitori] “interferisce con il continuum della vita e ci sottrae ai suoi piaceri.” Morire per scelta sottrae al dolore, alla vecchiaia, alla sofferenza. Chi ha inoculato questi veleni mortiferi è lo stesso che ne sfrutta le occasioni di profitto. L’Unico di Stirner contiene un tragico errore: l’individuo solitario non acquista più libertà, ma la svende per un piatto di lenticchie. Ciò che è venduto non è più nostro, ma dell’acquirente. Ci siamo consegnati al Vitello d’Oro, leggeri come fiocchi di neve, estenuati dal desiderio, esauriti ma irremovibili nella ricerca della felicità di un attimo.

Russell Kirk riferì di un incontro tra il filosofo conservatore George Santayana e John D. Rockefeller. Santayana ricordava le sue origini iberiche e il magnate osservò: “devo dire all’ufficio che non vendono abbastanza petrolio in Spagna”. In questa frase emerge tutta la bruttezza e la sterilità dei nostri tempi. Questo il commento sbigottito del pensatore: “ho visto l’ideale del monopolista. Tutte le nazioni devono consumare le stesse cose. Tutta l’umanità formerà allora una democrazia perfetta, fornita di porzioni come di benefici dal centro di amministrazione”.

Una distopia utilitarista, conclude Kirk, affama il regno dello spirito e quello dell’arte come non potrebbe mai nessun’altra dominazione. Il culmine del liberalismo è la contemplazione del capitalismo. E’ un comunismo realizzato attraverso il monopolio. Rockefeller e Marx sono semplicemente due rappresentanti della stessa forza sociale, un desiderio crudelmente nemico della determinazione umana. Hanno vinto loro, tuttavia. Una volta saliti sul carrello, ci hanno applicato il prezzo, impresso il marchio, assegnato il codice a barre. Siamo cosa loro, schiavi che ignorano o amano le proprie catene. Ed è subito sera.

22 ottobre 2018 - Beppe Grillo: Discorso a Italia 5 Stelle 2018

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21 ottobre 2018 - ITALIA5STELLE CI DA' LA CARICA

Gli ebrei nelle terre di Palestina sono un cancro da estirpare - Gaza la prigione a cielo aperto - La mattanza continua sono mesi che uccidono e le multinazionali li forniscono di strumenti efficienti ed efficaci


Le Multinazionali che aiutano Israele nei massacri di Gaza

Bosque Primario 22 ottobre 2018 , 1:00 

DI JOE CATRON


“L’esercito israeliano conta su una rete di multinazionali, che lo riforniscono di tutto, dai fucili dei cecchini, ai gas lacrimogeni che servono per i massacri dei manifestanti a Gaza. Consapevolmente queste compagnie appoggiano i crimini di guerra e sono complici di omicidi premeditati “. — Tom Anderson, ricercatore di Corporate Occupation

Perché i soldati israeliani possano continuare a uccidere i dimostranti palestinesi disarmati, nella loro Grande Marcia del Ritorno, esiste tutta una filiera di imprese di contractors e di fornitori che consentono queste operazioni letali, molte di queste imprese quali non hanno sede in Israele.

“L’esercito israeliano conta su una rete di multinazionali, che lo riforniscono di tutto, dai fucili dei cecchini, ai gas lacrimogeni che servono per i massacri di manifestanti a Gaza. ” — ha detto a MintPress News, Tom Anderson, ricercatore di Corporate Occupation . “Consapevolmente queste compagnie appoggiano i crimini di guerra e sono complici di omicidi premeditati”.

Secondo un rapporto del 4 ottobre dell’Ufficio per il coordinamento degli Affari Umanitari USA nei territori palestinesi-occupati , dal 30 marzo quando è iniziata la mobilitazione , le forze israeliane hanno ucciso 205 palestinesi nella Striscia di Gaza. Ci sono stati 21.288 feriti, tra cui 5.345 feriti da proiettili esplosivi, che hanno provocato 11.180 ricoveri. Tra i morti, 38 erano bambini etra i feriti 4.250.

Un comunicato stampa che accompagna un rapporto del 25 settembre della Banca Mondiale lancia un allarme: “L’economia di Gaza sta crollando”, e aggiunge che “questo dipende dal blocco che ormai dura da dieci anni”.

Corporate Occupation e l’ American Friends Service Committee,Boycott, Divestment and Sanctions (BDS) Movement, e Who Profits hanno preparato degli elenchi completi di aziende, che con i loro prodotti permettono a Israele di perpetrare questi crimini contro i palestinesi.

Eccone alcune:

Caterpillar, Inc.

La Caterpillar è conosciuta a livello internazionale per i suoi bulldozer, che servono a Israele per demolire le case dei palestinesi sia sulla West Bank occupata, che all’interno dello stesso Israele, ma anche per il ruolo svolto dai suoi caterpillar nell’uccisione di Rachel Corrie, una attivista dell’International Solidarity Movement USA, che fu schiacciata e uccisa il 16 marzo 2003 da un mezzo pesante israeliano nella Striscia meridionale di Gaza . A Gaza, la Caterpilar è nota per il grande dispiegamento di macchine fatto da Israele per rafforzare la sua barriera militare attorno alla Striscia, oltre che per radere al suolo tutto ciò che sorge all’interno del territorio palestinese. Con queste operazioni di livellamento si è distrutta l’agricoltura palestinese e Gaza è diventata un mercato preso in ostaggio dai produttori israeliani oltre che una linea di fuoco aperta, dove i soldati israeliani possono sparare ai palestinesi.

Combined Systems, Inc.

Combined Systems — azienda di Jamestown, Pennsylvania di proprietà di Point Lookout Capital e cel Carlyle Group — fornisce armi leggere e attrezzature di sicurezza, come gas lacrimogeni e granate luminose, a tutti i governi che mettono in atto repressioni nel mondo. A maggio, i ricercatori di Occupation hanno avvistato un veicolo israeliano, con le insegne della polizia ma chiaramente destinato ad uso militare, equipaggiato con macchinari per il lancio di gas lacrimogeni della “Venom” nei pressi della barriera di Gaza.

Ford Motor Company

Mentre altri produttori, come la General Motors, forniscono veicoli che vengono usati dall’esercito israeliano per schierare i militari lungo la barriera di Gaza, i veicoli della Ford servono per un uso creativo. Del 2003, la Hatehof, una azienda automobilistica israeliana ha cominciato a riadattare i camion Ford F550 per il trasporto di personale militare armato. Nel 2016, Israele è passato agli F350, modificati dalla società di elettronica militare israeliana Elbit Systems che sono veicoli autonomi senza pilota in grado di controllare il fuoco a distanza.

Monsanto

Gli erbicidi della Dow Chemical Company e quelli della ADAMA Agricultural Solutions – filiale israeliana della National Chemical Corporation (ChemChina) , compagnia di proprietà statale cinese – diverse volte all’anno, Israele, dalla barriera militare con Gaza, spruzza sui campi dei palestinesi, il famigerato glifosato della Monsanto (il Roundup), noto cancerogeno della Bayer. Così oltre ai bulldozer della Caterpillar che radono al suolo i campi da terra, viene è anche fatto un trattamento aereo, per mezzo di due compagnie aeree civili israeliane contrattate dall’esercito che, non solo sostengono gli interessi economico-militari di Israele, ma non permettono nessuna autosufficienza agricola alla Palestina e allo stesso tempo consentono alle forze israeliane di individuare e sparare facilmente ai contadini palestinesi e ad altri civili che stanno lavorando la loro terra.

G4S plc

Uno dei più grandi contractors israeliani, la G4S, nel 2016, ha venduto la sua filiale israeliana, la G4S Israel, continuando a svolgere il proprio lavoro e mantenendo la sua partecipazione decisionale e gestionale della Policity, l’accademia nazionale di polizia-privatizzata-israeliana. Israele afferma che la polizia gode di uno status di attività civile, ma schiera regolarmente i suoi uomini e mezzi nelle operazioni militari contro i palestinesi sia in Cisgiordania che nella Striscia di Gaza, autorizzando anche l’uso sia dei lacrimogeni “Venon” che del sistema di droni armati nella repressione della Grande Marcia di Ritorno.

Hewlett Packard

E’ presente con tre società del gruppo – la HP Inc., la Hewlett Packard Enterprise (HPE) e la DXC Technology – HP fornisce computer all’esercito israeliano e nel 2007 ha firmato contratti per “virtualizzare” le operazioni IDF, con un programma pilota per la marina israeliana che impone il blocco di Gaza.

HSBC Bank plc

La HSBC fornisce ampi finanziamenti ad alcune delle più famigerate imprese di produttori di armi al mondo, molti dei quali sono israeliani. “HSBC ha un patrimonio di oltre UK£ 800 milioni in azioni, e concede prestiti garantiti dallo stato per un valore di oltre UK£ 19miliardi a società che vendono armi ed equipaggiamento militare al governo israeliano”, ha detto a MintPress Huda Ammori, ufficiale della Palestine Solidarity Campaign. “Questi investimenti includono la Elbit Systems, la più grande società israeliana di sicurezza privata, che commercializza le sue armi come “testate sul campo “, dato che sono state testate sui civili palestinesi di Gaza”. La Elbit ha avuto un ruolo essenziale negli attacchi aerei sulla Great March of Return.

Motorola Solutions Inc.

Motorola fornisce gli smartphone criptati che l’esercito israeliano usa per schierare soldati, oltre ai servizi di radio-comunicazione per la polizia israeliana.

Remington

Tra le vittime della Grande Marcia di Ritorno, colpite dai cecchini, scrive Amnesty International, alcune riportano “ferite con segni chiari degli sniper rifles USA, M12 Remington, che sparano proiettili da caccia 7.62mm, che si espandono a fungo all’interno del corpo”, ma portano anche segni di armi della “Tavor rifles- Israel Weapon Industries”. ” Negli Stati Uniti questo tipo di fucili è venduto per la caccia ai cervi”, ha dichiarato in aprile Brian Castner, specialista di armi per l’organizzazione per i diritti umani.

Sabra Dipping Company, LLC

La White Plains, (Sabra-Blue & White Foods). produce alimentari a New York, è una comproprietà della PepsiCo e della azienda alimentare israeliana Strauss, ha regalato pacchi alimentari alla Brigata Golani dell’esercito israeliano, nota per i suoi abusi e per le sue violazioni dei diritti umani a Gaza e in Cisgiordania.

“Dobbiamo incanalare la rabbia”

Mentre prosegue la Grande Marcia di Ritorno, giunta alla 29ª settimana, chi partecipa e chi la appoggia stanno pensando prendere di mira le imprese complici di questa repressione sia uno dei mezzi più efficaci per esprimere solidarietà.

“Dobbiamo incanalare la nostra rabbia contro le atrocità di Israele con azioni efficaci che mettano in evidenza le responsabilità di Israele” ha dichiarato il BDS National Committee il 12 aprile. “Insieme, possiamo intensificare la campagna di boicottaggio, disinvestimento e sanzioni (BDS)”.

“Israele sta fronteggiando i manifestanti palestinesi con il fuoco vivo – le pallottole esplosive – ed ha massacrato oltre 190 palestinesi fino ad oggi”, ha detto Ammori a MintPress. “La discriminazione razzista di Israele e la sua violenza brutale sono evidenti e la campagna per porre fine alle complicità è vitale.”

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Foto in alto | I parenti del palestinese Muhammed al-Sadiq, 21 anni, piangono nella loro casa durante i funerali a Gaza City, il 25 settembre 2018. Al-sadiq è stato ucciso e almeno altre dieci persone sono state ferite dai soldati israeliani durante una protesta nei pressi di Gaza. Khalil Hamra | AP

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Joe Catron è un giornalista di MintPress News je segue Palestina e Israele, è anche attivista per la solidarietà e freelance reporter, è recentemente rientrato a New York da Gaza, dove ha vissuto per tre anni e mezzo. Ha scritto spesso per Electronic Intifada e Middle East Eye, ed è co-editor di The Prisoners’ Diaries: Palestinian Voices dal Gulag di Israele, una antologia sui racconti dei detenuti liberati in uno scambio di prigionieri nel 2011.



Il Sistema massonico mafioso politico non ci sta e fa la vittima quando invece è carnefice

Massoneria, lettera del Grande Orienta Italia all’Ars: "Criminalizzati da una legge"

Massoneria, lettera del Grande Oriente d'Italia all’Ars: "Criminalizzati da una legge" 

I Liberi muratori siciliani scrivono ai deputati del parlamento siciliano contestando il testo presentato da Claudio Fava. "Siamo persone pulite e oneste. Non capiamo perché soltanto noi dobbiamo essere obbligati a rendere pubbliche le dichiarazioni di appartenenza" 

Redazione
21 ottobre 2018 16:53

Liberi muratori del Grande Oriente d'Italia contro la legge approvata dall'Ars che impone ai parlamentare regionali di dichiarare la propria iscrizione alla loggia massonica o ad associazioni similari. In una lunga lettera indirizzata a deputati e deputate, costellata di personaggi e riferimenti storici, il Goi definisce discriminatori il testo e le sue finalità. Ecco il testo integrale della missiva:

"Onorevoli deputate, onorevoli Deputati,

l’approvazione da parte dell’Assemblea del disegno di Legge sull’obbligo dichiarativo dei parlamentari dell’Ars in tema di affiliazione a logge massoniche o similari, oltretutto esteso a ulteriori ambiti e organi amministrativi e deliberativi locali, è la formale conferma di un giudizio negativo e criminalizzante verso la nostra Istituzione nella sua interezza. Coloro che vi scrivono sono i Liberi muratori siciliani del Grande Oriente d’Italia, la massima istituzione massonica italiana, fondata nel 1805 e con circa 23 mila iscritti. Essa opera alla luce del sole, nel pieno rispetto delle leggi vigenti; chiede agli ammittendi di presentare certificati giudiziali immacolati; svolge attività filantropiche verso l’esterno e agisce al suo interno nelle finalità e con le metodologie previste dai propri atti costitutivi reperibili e consultabili da chiunque sul web; finalità e metodi che promuovono la crescita interiore dell’individuo, impongono il giuramento di fedeltà alla Costituzione e alle leggi della Repubblica italiana; educano al rispetto dell’altro, alla tolleranza, all’inclusione, indipendentemente dalle opinioni politiche e dalle fedi religiose. Nel medesimo sito sono elencate tutte le logge italiane, ovvero le singole unità che operano nei diversi comuni. Il Grande Oriente d’Italia tutto, e quello siciliano in particolare, lo scorso primo marzo ha aperto le principali sedi al pubblico. E, sopra ogni cosa, siamo persone pulite, sane, oneste, civili, con profonde radici etiche e una consolidata abitudine al ragionamento, all’ascolto, alla discussione serena e partecipe degli argomenti dell’altro. Chiunque può, anche attraverso il nostro sito Internet, presentare domanda di ammissione: nelle nostre fila abbiamo giovani e vecchi, professionisti e disoccupati, impiegati e operai, abbienti e meno abbienti.

Non capiamo perché noi - e soltanto noi - dobbiamo essere obbligati a rendere pubbliche dichiarazioni di appartenenza o perché possa esserci precluso - come anni addietro si tentò di fare - questo o quell’incarico, questo o quel lavoro nella presunzione che la nostra appartenenza provochi indebite interferenze con essi. Presunzione: un’aberrazione della ragione che, nella Storia, ha provocato infinite tragedie, infiniti pogrom, infinite vergogne; dalle persecuzioni razziali ai tribunali per la difesa dello Stato, dalle leggi dell’Italia fascista del 1925 alle guerre di pulizia etnica, dai fondamentalismi terroristici alla distruzione dei monumenti antichi in nome di una presunta superiorità culturale o religiosa, dalla prigione della Stasi a Berlino alla Scuola Superiore della Marina a Buenos Aires. Si presume l’altro colpevole non in base ai fatti, non a seguito di un giusto processo, ma in base a uno stereotipo: l’ebreo fa usura, l’arabo è terrorista, il siciliano è mafioso, il massone intrallazza. Chi si affida a questo stereotipo nel giudicare gli altri lo fa sempre perché si ritiene superiore ad essi, depositario di una verità.

Che questa potesse essere la logica di ragionamento di alcuni individui sui social network, è triste, ma può starci, purtroppo; che questo sia diventato l’atto legislativo del più antico parlamento deliberativo del mondo, lascia basiti. Non ci si dica che è operazione di trasparenza: perché la trasparenza, per sua stessa definizione, non è mirata, non può essere applicata solo in un singolo verso, a una singola categoria. Vera trasparenza è assenza di confini, di discriminazioni, di ghetti; è dichiarare qualunque appartenenza, alla Libera muratoria come al club-service, all’organizzazione religiosa come a quella giovanile, all’associazione sportiva come a quella culturale, a questa o quella società di capitali, senza discriminazione. Ma sarebbe cosa altrettanto inutile e anche ingiusta imporla per legge, perché il male agire, onorevoli deputate e onorevoli deputati, non è nelle cose: è nell’uomo. Chi intende profittare di un legame o di una conoscenza in modo illecito, tenterà di sfruttare allo stesso modo l’amico del circolo bocciofilo come il Libero muratore, il collega di partito come il sodale del club.

L’atto discriminatorio si sostanzia non quando si chiede di palesare un’appartenenza bensì quando questa richiesta viene rivolta solo a una categoria particolare di persone tra le tante possibili. Oggi chiedete voi questa dichiarazione discriminatoria ai Liberi muratori: domani qualcun altro, giocando su eventuali maggioranze, potrebbe chiedere lo stesso a chi aderisce a un’idea, una religione, una comunità, un movimento, un sindacato ritenuti incompatibili con l’azione di quella maggioranza: il precedente è già in essere, l’avete appena creato. Prima che in nostra stessa difesa, noi vi diciamo questo in difesa del principio per cui ogni uomo è libero di professare idee e credenze, di aderire ad associazioni, di esprimersi, scrivere, pensare. Se quest’uomo è un deputato, gli elettori lo giudicheranno per ciò che fa, per come agisce, per la sua coerenza e per la sua onestà.

La Libera muratoria è stata sempre storicamente avversata dai regimi totalitari, illiberali, violenti. Stalin, Hitler, Mussolini, Franco, hanno tutti cercato di eliminarci perché il nostro percorso forgia gli uomini liberi, difende il libero pensiero, insegna tolleranza e uguaglianza ed è incompatibile con qualunque regime totalitario. Per questo la legge da voi approvata è pericolosa: anche il fascismo fece lo stesso e solo Antonio Gramsci intervenne in parlamento per opporvisi; non perché massone, ma perché capiva che questo sarebbe stato il primo gradino che avrebbe condotto verso l’abisso della dittatura. Liberata l’Italia da quel giogo, il Libero muratore Meuccio Ruini (già collaboratore di Giovanni Amendola, un massone antifascista percosso a morte dalle squadracce) fu presidente della Commissione dei Settantacinque, incaricata di redigere la nostra Carta costituzionale. Potremmo andare avanti citando Enrico Fermi, Enzo Maiorca, Antonio de Curtis, Salvador Allende… ma questa pagina, tutto questo giornale non basterebbero.

Difenderemo questo principio di uguaglianza e di libertà in ogni sede, ad ogni livello; già in passato la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ci ha dato ragione due volte, nel caso Marche e in quello Friuli, quando si ponevano solo verso la Libera muratoria richieste di dichiarazione di appartenenza o non appartenenza in caso di nomine a cariche pubbliche. Percorreremo le stesse strade, se necessario, auspicando che la vostra opera, in futuro, sia davvero indirizzata avverso coloro che stritolano questa nostra Sicilia nella morsa del malaffare, della corruzione, della malversazione, della violenza e della mafia. In questa lotta i Liberi muratori del Grande Oriente d’Italia, tutti i Siciliani, tutti gli italiani saranno con voi".