L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 20 aprile 2021

La terra punto di riferimento certo per capire e sviscerare le umane vicende e viverle con il necessario distacco, nelle loro vere dimensioni

IL RACCONTO
Gratteri: «A volte mi sorprendo di essere ancora vivo. La terra è il mio psichiatra»
Lo speciale della Cbs sulla ‘ndrangheta tra la maxi inchiesta Rinascita Scott, i traffici miliardari di coca e la Calabria che vuole reagire
Pubblicato il: 19/04/2021 – 13:04


CATANZARO C’è un’espressione inglese – don’t stir the hornet’s nest, letteralmente “non agitare un nido di vespe” – che sconsiglia di toccare i nervi scoperti del potere. A Nicola Gratteri non interessa affatto andarci leggero: «Sono un provocatore nato, sono uno scostumato. Non mi interessa se il potere si arrabbia: mi piace, mi eccita». È così che il procuratore di Catanzaro chiude l’intervista con Seth Doan che attraversa lo speciale della Cbs sulla ‘ndrangheta, ospitato nel programma “60 Minutes +”. Le risposte del magistrato aiutano a comprendere il contesto. E anche il periodo delicatissimo che la Dda di Catanzaro affronta. «C’è molta gente che la vorrebbe morto…», chiede il reporter. «Sì, tantissimi. Soprattutto i potenti». In questa lotta contro una mafia che si è fatta sistema non mancano momenti che descrivono l’intimità del procuratore. Gratteri mangia in ufficio tutti i giorni, poi, alla guida della sua auto blindata, si sposta velocemente. Così velocemente che l’inviato della Cbs non può non chiederne le ragioni. «Mai stare fermi perché altrimenti si è un bersaglio fisso». Infila sorpassi e parole: «Stiamo preparando la terra per le piante estive, come peperoni, melanzane, pomodori, lattughe. La terra è il mio psichiatra, mi aiuta a vivere e mi scarica la tensione».


«A volte sono sorpreso di essere ancora vivo»

Scaricare la tensione è inevitabile quando si è nel mirino da 30 anni. Ancora domande e risposte. «È sorpreso di essere ancora vivo, nonostante la battaglia alla criminalità organizzata?». «Certe volte sì, sono fortunato». «Ma lo dice con il sorriso», nota l’intervistatore. «Sono allenato a parlare anche con la morte – Gratteri ribadisce un concetto già espresso. Ci penso sempre, ma per me si può continuare a vivere soltanto così, perché vivere da vigliacco non ha senso. Sono un obiettivo dal 1989, quando hanno sparato a casa della mia fidanzata e poi le hanno chiamato alle 2 di notte dicendole che avrebbe sposato un uomo morto». Intanto nell’aula bunker di Lamezia Terme va un scena uno dei processi più importanti di sempre contro la criminalità organizzata, Rinascita Scott. E la Cbs sottolinea che si tratta di un procedimento contro «quello che Gratteri definisce il più potente clan del mondo. È una mafia più estesa, più forte e più pericolosa di Cosa nostra: nell’inchiesta sono 32 i Paesi coinvolti».

  

Una mafia che il magistrato conosce bene: «Durante la mia gioventù ho conosciuto tanti ‘ndranghetisti. Conosco bene la mentalità, la filosofia criminale. Il territorio, tutto ciò che tu vedi, è loro, non è tuo. Ci sono paesi in cui la ‘ndrangheta controlla il respiro, il battito cardiaco del territorio, controlla tutto. E quindi o ti assoggetti a quella legge o ti uccidono».
Il network criminale


Le telecamere della Cbs documentano un blitz condotto dagli investigatori coordinati dalla Dda di Catanzaro; mostrano le strade di un piccolo centro calabrese e un bunker ricavato all’interno di un bagno. «La ‘ndrangheta è meno telegenica, più understatement. Quando pensi alla mafia pensi subito al Padrino, non credo ci sia un film o uno show televisivo che rappresenti la ‘ndrangheta», dice Antonio Nicaso, docente e coautore di alcuni dei libri più celebri scritti sul fenomeno ‘ndranghetista proprio assieme a Gratteri. «Il problema – continua –, con la ‘ndrangheta, è che unisce “il mondo di sopra” della politica, dell’impresa, con il “mondo di sotto” dei criminali. Non combatti soltanto criminali, ma un sistema di potere, un network criminale che include politici, pezzi deviati delle forze dell’ordine, professionisti». «Il rapporto politica-mafia c’è da prima dell’Unità d’Italia – continua idealmente Gratteri –. Se la politica volesse, potrebbe sconfiggere le mafie».

Coca per un miliardo nelle stanze blindate del porto

«La nuova generazione di ‘ndranghetisti ha studiato per diversificare il core business dell’organizzazione – spiega ancora Nicaso –. Negli anni 80, quando Cosa nostra attaccò lo Stato in Italia, la ‘ndrangheta ha tenuto un profilo basso e investito i ricavi dei rapimento nel traffico di droga». Un business che negli anni, spiega l’inviato, «è cresciuto fino a una stima di ricavi per oltre 50 miliardi di dollari, più di Starbucks e Mac Donald’s messi insieme». Le immagini staccano sul porto di Gioia Tauro, un altro dei fronti della lotta ai clan calabresi. «Il Paese più attenzionato per i traffici, in questo momento, è il Brasile», spiega Giuseppe Silvestro del nucleo antifrode del Porto. Gli scanner sono in funzione tra le banchine e «restituiscono un dubbio che qualcosa non va per il verso giusto. Poi si passa al controllo fisico». Il guaio è che per migliaia di container si fanno controlli soltanto su un campione del 10%. «È davvero difficile per noi, cambiano continuamente sistema», spiega il colonnello della Guardia di finanza Giampiero Carrieri. Nelle stanze di sicurezza ci sono decine di borsoni carichi di cocaina. All’interno, ci sono pacchetti da un chilogrammo, del valore – sul mercato – di circa 250mila dollari. Nelle stanze blindate e sorvegliate dai militari c’è coca per circa un miliardo di dollari. La Cbs chiede a Gratteri dell’inchiesta “New Bridge” e del ruolo dell’agente dell’Fbi infiltrato nei clan calabresi, il cui lavoro portò a una serie di arresti anche a New York. «Noi avevamo una paura terribile. Lui ha viaggiato per più di 100 chilometri con questa cocaina in macchina. È stato emozionante e spaventoso perché avrebbero potuto ammazzarlo, perché potevano arrestarlo e sarebbe saltata tutta l’indagine. L’agente è stato molto bravo, è stato un grande lavoro che abbiamo fatto con gli americani». Indagini al confine tra realtà e fiction: «Ogni volta che investighiamo alziamo l’asticella», risponde il procuratore. Ed è inevitabile, perché – dice Nicaso – «è difficile capire quanto le mafie siano ben organizzate e radicate nella società».
«Gratteri è la pietra angolare della speranza»


La Cbs si sposta nell’impresa di Antonino De Masi. «Conosco la ‘ndrangheta perché mi hanno distrutto le case – dice l’imprenditore –, perché mi hanno sparato 44 colpi di kalashnikov, perché hanno tentato di estorcermi del denaro, perché il boss ha minacciato di uccidere me, mia moglie e i miei figli». «Questa è una terra che ha normalizzato il male e l’oppressione – continua De Masi –, ma sono convinto che ognuno di noi ha il dovere di essere cittadino e ha l’obbligo di essere l’attore protagonista di un cambiamento». Per De Masi Gratteri «è la pietra d’angolo della rivoluzione che auspichiamo per la Calabria. Lui è l’elemento centrale su cui le speranze di tante persone si stanno rivolgendo. E se a lui dovesse succedere qualcosa si ucciderebbe la speranza».
Denaro e potere


I “Cacciatori” guidano le telecamere a caccia dei bunker all’interno dei quali la ‘ndrangheta nasconde i propri uomini, nel profondo Aspromonte. All’interno di un piccolo container quasi impossibile da rintracciare, i carabinieri hanno beccato un latitante intento a farsi un caffè. «Non vivono certo come persone facoltose e potenti», osserva l’inviato. «Questa è un’altra caratteristica della ‘ndrangheta – risponde Nicaso –. In Calabria non troverete posti che mostrano la potenza e la ricchezza dei boss. Una volta ho chiesto a un ex mafioso come si faccia a vivere così. Mi ha risposto: “È vero, vivevo come un ratto, ma avevo la possibilità di piazzare un mio uomo in una importante posizione di potere”. Il denaro va e viene, ma lo scopo è mantenere il potere». (ppp)

Gli ebrei sionisti di Palestina feccia dell'umanità

Il governo di Israele pratica l’apartheid. La denuncia “da dentro” di B’Tselem
di Manuela Valsecchi — 19 Aprile 2021

Una tra le più importanti organizzazioni israeliane per i diritti umani prende di nuovo posizione su leggi, pratiche e “violenze di Stato” da parte di Tel Aviv che hanno lo scopo di rafforzare la supremazia sui palestinesi. “Per cambiare la realtà bisogna descriverla”, spiega il portavoce, Amit Gilutz

Uno degli edifici distrutti dalle autorità israeliane alla fine di luglio 2019 nel sobborgo di Sur Baher, Gerusalemme Est – © Manuela Valsecchi - Duccio Facchini

Israele pratica l’apartheid. È la denuncia di B’Tselem, tra le più importanti organizzazioni israeliane per i diritti umani, contenuta nel report “Un regime di supremazia ebraica dal fiume Giordano al Mar Mediterraneo: questo è l’apartheid”. Il documento realizzato dal Centro d’informazione per i diritti umani nei Territori occupati della Ong e pubblicato a inizio 2021, analizza come il governo di Israele operi per portare avanti i suoi obiettivi in tutta l’area che dal Mediterraneo si spinge fino al fiume Giordano, implementando leggi, pratiche e “violenze di Stato” con l’unico scopo di rafforzare la supremazia di un gruppo su un altro, i palestinesi. “Quando B’tselem fu fondata, più di 30 anni fa durante la prima Intifada, il nostro mandato si è rivolto verso i Territori occupati, documentando la vita quotidiana e le violazioni dei diritti umani che lì accadevano, ma la realtà non è cambiata e noi continuiamo a fare il nostro lavoro di documentazione giorno per giorno -spiega ad Altreconomia il portavoce di B’Tselem, Amit Gilutz-. Noi siamo un centro di ricerca e documentazione perché continuiamo a credere che per cambiare la realtà bisogna essere in grado di descriverla: devi conoscerla, devi capirla”.

Il titolo del rapporto definisce il regime di Israele come un apartheid e sostenete che tra il sistema di Tel Aviv e quello della segregazione razziale in Sudafrica ci siano delle caratteristiche comuni.
AG Proprio questo è il punto. Dopo 53 anni di occupazione della West Bank, di formale annessione di Gerusalemme Est e di così tanti anni di controllo esterno su due milioni di palestinesi bloccati nella striscia di Gaza, sono esplicite le intenzioni dei decisori politici di Israele: mantenere queste persone sotto il nostro controllo senza garantire loro diritti, per sempre. Non possiamo più pensare ad Israele come ad un’entità democratica che ha un’occupazione temporanea nel proprio cortile. Nei Territori palestinesi occupati la presenza di 600mila coloni israeliani rappresenta una violazione del diritto internazionale e parlando apertamente di ulteriore annessione de jure di altre parti della West Bank, diventa chiaro l’impegno di Israele nel perpetuare questo stato di cose.

Questa unica entità politica governa su 14 milioni di persone, metà di loro sono palestinesi, l’altra metà sono ebrei israeliani, esercitando il controllo grazie alle frammentazioni che essa stessa ha creato: in Israele propriamente detto, ma anche in Cisgiordania attraverso l’annessione e nella Striscia di Gaza attraverso il blocco, ovunque lavora per promuovere e perpetuare il principio di supremazia ebraica. Così se sei ebreo, avrai la stessa protezione e gli stessi pieni diritti ovunque ti capiterà di vivere in questa regione, e sarai un cittadino israeliano sia se vivi entro i confini del 1967 (stabiliti dopo la “Guerra dei sei giorni”, ndr) o come colono che vive nella West Bank, avrai in ogni caso gli stessi diritti e la stessa protezione dallo Stato. Ma se sei palestinese la tua vita cambierà drammaticamente a seconda di dove ti sarà capitato di essere nato e di vivere. In ogni caso avrai meno diritti, anche se sei un cittadino israeliano di origine palestinese.


Nel report viene spiegato come questo regime si sia strutturato nel corso degli anni e come, pur non essendoci stati grossi cambiamenti di recente, abbia senso parlarne nel adesso. Perché? Che cosa è successo negli ultimi anni?
AG Il documento è breve e coinciso, non è un’indagine storica su come questo regime sia diventato un apartheid o quando sia successo. Noi pensiamo che non ci sia stato un momento specifico ma che si sia trattato di un processo complesso e durato molti anni che è compito degli storici descrivere più compiutamente. A noi, come organizzazione per diritti umani, basta dire che siamo a questo punto e che la soglia è stata superata. Questa è ora la realtà dei palestinesi, questo è ora quello a cui sono soggetti. Tuttavia notiamo due significativi sviluppi negli anni recenti che hanno contribuito a rendere le intenzioni dei politici israeliani più chiare di prima. Il primo è il capitolo aperto sull’annessione di ulteriori parti della West Bank. Dico “ulteriori” perché Gerusalemme Est è già stata annessa immediatamente dopo l’occupazione del 1967 e attualmente include un’area molto più grande. Ed è importante notare che di fatto anche la West Bank è già stata annessa: Israele la usa per i suoi scopi, usa le sue risorse a spese dei palestinesi e senza riguardo per i loro bisogni; il punto è solo rendere questa pratica ufficiale. Il fatto che Israele si stia muovendo per farlo mostra le intenzioni a lungo termine: un territorio annesso non è più occupato nella prospettiva del governo israeliano, vuol dire “siamo qui per restare”, non si tratta di un’occupazione temporanea. L’altro nuovo sviluppo è la legge nazionale, la “Basic law”. Israele non ha una Costituzione ma la “Basic law” costituisce un gruppo di leggi fondamentali che svolgono questa funzione. E questa legge racchiude l’idea della supremazia ebraica, l’idea che questa struttura politica, questo Stato, questo regime esiste con lo scopo di promuovere gli interessi, i diritti, il benessere di un solo gruppo di persone.

Nel paper spiegate che Israele nel corso degli anni ha utilizzato la legge, la pratica e la violenza organizzata per cementare la supremazia di un gruppo sull’altro, e identificate quattro metodi con cui questo è stato fatto: restrizioni all’immigrazione, controllo del territorio, restrizioni della libertà di movimento e limitazione dei diritti politici.
AG Questi sono i diritti davvero fondamentali che determinano gli aspetti drammatici della vita delle persone e Israele li sta usando per portare avanti il proprio progetto di impadronirsi della terra palestinese e di chiudere le persone in spazi disconnessi l’uno dall’altro, senza poter sviluppare la loro comunità, per la mancanza delle risorse necessarie da entrambi i lati della Green line (il “confine” di Israele stabilito dall’accordo raggiunto con Siria, Giordania ed Egitto al termine della guerra del 1949, ndr). All’interno dei Territori occupati stiamo assistendo ad un processo simile a quello che è accaduto durante il conflitto del 1967, quando il 90% delle terre è stato sottratto da Israele e centinaia di villaggi sono stati distrutti. Oggi sempre più terra viene gradualmente presa, con ogni tipo di tecnica: dichiarando che è terra statale, erigendo insediamenti o avamposti poi inclusi sotto la propria giurisdizione, dichiarando ovunque riserve naturali o parchi nazionali. Si tratta di manovre utilizzate per impadronirsi della terra e allo stesso tempo imporre alle comunità palestinesi condizioni di vita molto severe per costringerle a rinunciare e andarsene. E vediamo politiche molto simili su entrambi i lati della Green line: ci sono le case delle comunità beduine che vengono demolite in mezzo al deserto ancora e ancora, perché sarebbero costruite illegalmente, ma sono illegali perché Israele rende illegale per loro costruire qualsiasi cosa, perché non vuole che stiano lì. E a 30 minuti di auto più a Nord, sulle colline di South Hebron, all’interno del territorio occupato in Cisgiordania, ci sono politiche molto simili. Fondamentalmente c’è un ordine di demolizione contro ogni singola struttura nella comunità e tantissime continue distruzioni e confische di case, ma anche di complessi umanitari. In questo anno di pandemia, nel quale stiamo come tutti affrontando una crisi sanitaria ed economica senza precedenti, è addirittura aumentato il numero di case che sono state demolite e questo numero è molto simile da entrambi i lati della Green line.

Uno scorcio della città di Hebron (al-Khalīl), nei pressi della Moschea di Abramo (agosto 2019) – © Manuela Valsecchi – Duccio Facchini

Per per quanto riguarda la cittadinanza invece, se sei ebreo, a priori e senza nemmeno avere un legame personale con questo spazio, ti può essere concessa automaticamente la cittadinanza, che di per sé è una bella idea. Il problema è che la stessa possibilità è negata ai palestinesi, per loro è praticamente impossibile diventare cittadini in questo modo. Gli altri due pilastri che abbiamo individuato sono ancora più rilevanti per i palestinesi che vivono nei territori occupati e hanno a che fare con la partecipazione politica e le restrizioni di movimento.

Le restrizioni di movimento sono uno dei meccanismi più diffusi e dannosi che si usano per creare questa “ingegneria demografica e geografica” dello spazio. I palestinesi sono estremamente limitati in termini di movimento: spesso è impedito loro di attraversare il confine con la Giordania per uscire verso il mondo esterno, così come il movimento interno è fortemente limitato da decine di checkpoint terrestri fissi e centinaia volanti che spuntano ogni mese in Cisgiordania, senza preavviso. I palestinesi sono obbligati a vivere con questa incertezza di non sapere se saranno in grado di vedere un dottore, di incontrare la propria famiglia o ricevere approvvigionamenti per il proprio negozio. Questo accade a livello individuale ma anche economico e sociale e queste restrizioni impediscono la possibilità di un vero sviluppo. Nel caso dei due milioni di palestinesi che vivono chiusi nella Striscia di Gaza, Israele controlla lo spazio aereo, lo spazio marittimo, gli attraversamenti terrestri, eccetto quello con l’Egitto che pur collabora largamente con Tel Aviv; controlla quasi ogni cosa e ogni persona che entra o esce. Quando è stata architettata questa politica del blocco, i suoi fautori hanno calcolato la media delle calorie che sarebbero state necessarie per le persone chiuse nella Striscia, così da spingerle al limite della fame, senza però arrivare a provocare una catastrofe umanitaria che sicuramente è in corso dopo 14 anni dall’inizio di questo embargo.

Dal punto di vista dei diritti politici è molto semplice: ci sono cinque milioni di persone che vivono sotto il controllo di Israele, sia esso un controllo esterno come nel caso di Gaza, sia con i soldati sul proprio territorio come nel caso dell’occupazione militare nella West Bank. Israele controlla ogni significativo aspetto della loro vita: quanti litri di acqua possono bere, se possono viaggiare o semplicemente spostarsi, il loro sistema economico. Ma non possono votare, non possono prendere parte in alcun modo al meccanismo decisionale sulla loro vita. Una piccola parte dei palestinesi cittadini di Israele può votare, ma la loro possibilità di partecipare effettivamente al processo politico è comunque limitata in molti molti modi differenti da Israele.

Il tratto di muro di separazione a Betlemme (agosto 2019) – © Manuela Valsecchi – Duccio Facchini

Nel rapporto spiegate che i palestinesi vivono frammentati, sia in termini di spazio sia di diritti: un palestinese a Gaza ha uno status diverso di chi vive in Cisgiordania, e ancora diverso da chi vive nelle zone governate da Israele. È una strategia?
AG Assolutamente sì. È il trucco più vecchio del mondo, “divide et impera”, è così che funziona. Su sette milioni di palestinesi che vivono sotto il controllo di Israele -i cinque detti prima ai quali si aggiungono altri due milioni di palestinesi con cittadinanza israeliana- appena 1,5 milioni circa, o forse anche meno, possono votare al Parlamento israeliano, ovvero quelli che sono cittadini. Organizzando lo spazio in questo modo, una maggioranza ebrea in Parlamento è assicurata, a lungo. È questa la strategia, ha funzionato e sta funzionando con incredibile successo per Israele, specialmente perché nello stesso momento in cui tiene milioni di palestinesi senza diritti umani e senza diritti politici, è capace di presentarsi come una democrazia al mondo e di essere accettata nella comunità internazionale come membro del club degli Stati democratici, come uno Stato che promuove i diritti umani e il rispetto delle leggi internazionali, godendo dei benefici che questo comporta, ad esempio in termini di accordi commerciali e tutto il resto. Questo è esattamente il motivo per cui Israele non è incentivato a fare nemmeno un passo verso il cambiamento dello status quo.

Alla fine del rapporto sostenete che questa situazione già molto difficile potrebbe anche peggiorare. Aggiungete però che sono le persone ad aver creato questo regime e le persone possono peggiorarlo così come sostituirlo. Avete la speranza che un futuro basato sui diritti umani, la libertà e la giustizia sia possibile?
AG Sì certo, la crisi in cui ci troviamo non è una crisi di mancanza di soluzioni. La terra può essere divisa, si possono fare due Stati, ci può essere uno Stato che garantisca eguaglianza per tutti, ci può essere una forma di confederazione, come sono possibili molte proposte in cui l’uguaglianza, i diritti umani e la dignità di tutte le persone vengano rispettati. A mancare è la volontà politica da parte di Israele di fare un passo verso un futuro diverso da com’è adesso. La speranza esiste ma perché questo accada, noi chiediamo da anni un’azione internazionale decisa per incentivare Israele a cambiare la sua politica verso i palestinesi. Perché, ancora una volta, se rimane intatta la possibilità di farsi considerare una democrazia e al tempo stesso usare tutta questa violenza per imporre una realtà molto ingiusta, non c’è nessuna possibilità di cambiamento.

La corruzione è nel Dna dell' euroimbecille Pd

RUBRICHE : LETTERE ALLA GAZZETTA
La Sinistra e la 'ndrangheta: il vaso di Pandora. L'ennesimo


domenica, 18 aprile 2021, 21:37
di paolo marcheschi

In merito alle vicende giudiziarie che hanno travolto la Regione Toscana negli ultimi giorni, riceviamo e volentieri pubblichiamo una lettera aperta a firma dell'ex presidente del gruppo regionale Fdi in consiglio regionale e vice presidente dell'assemblea nazionale Fratelli d'Italia:

Fanno ridere le balbettanti frasi di rito di Giani e del Pd. Colti un'altra volta con le mani nel sacco, stavolta, di veleni, si dicono garantisti e fiduciosi nella magistratura. E ci credo. Negli ultimi venti anni i grandi scandali accertati sono scomparsi nel nulla insieme ad una voragine di soldi pubblici ed alle sacrosante attese condanne (vedi buco dell'Asl di Massa, quello di Siena, i soldi spariti per la Bretella Signa-Prato, la gestione del Monte dei Paschi, i passaggi di immobili delle Asl, le nomine politiche dei vertici in sanità, le discariche che bruciano, i rifiuti che girano e le bonifiche mai fatte tipo quelle della piana di Scarlino).

Stavolta lo scenario mostra un innalzamento del livello della putrida commistione fra interessi e Potere Rosso in Toscana, e mostra con chiarezza i nervi scoperti di un sistema diffuso a tutti i livelli dei vertici delle Istituzioni (dai Comuni alla Regione).

Il fatto che si sia scoperto che sotto le strade della Toscana Green, di Rossi prima, e di Giani adesso, ci siano sotterrati 8000 tonnellate di rifiuti velenosi con un giro di affari per gli 'amici' imprenditori di almeno 24 milioni di euro, rende ridicoli i 20.000 euro di spese elettorali dichiarate di Giani e i contributi ricevuti da Rossi.

Stavolta non è solo una questione di contributi elettorali dichiarati, ma lo scoperchiamento di un sistema dove la Politica e gli amministratori pubblici si sono piegati agli interessi privati. Soggetti che avrebbero non solo chiesto, ma addirittura imposto, al Presidente della Regione le nomine di alti dirigenti 'amici' e suggerito (ed ottenuto) la sostituzione di quelli 'non amici', che ostacolavano le camarille.

Adesso che anche il mito della buona sanità Toscana è crollato, non certo per la reputazione dei nostri medici o degli operatori sanitari del settore, ma per il sistema di inefficienze e favoritismi della Sinistra, non rimane nulla per difendersi. L'opaca gestione anche dell'emergenza pandemica, nello scandalo dei milioni di soldi pubblici spesi per mascherine dannose, per l'acquisto ed il pagamento di ventilatori mai arrivati, per una campagna vaccinale all'insegna dei furbetti, sono stati solo gli ultimi segnali del crollo del mito della Toscana felix. E' la pietra tombale di un ideale di sinistra, auto incensata di arrogante 'superiorità morale', che da decenni cela intrighi ed interessi non solo politici.

In tutto questo schifo, rifiuto categoricamente la generalizzazione del Male della Politica. Alcune testate con i loro articoli 'ipocriti' puntano il dito verso "il sonno", se non addirittura alla connivenza dell'opposizione. Da politico di opposizione, questo mi offende profondamente e dimostra non solo malafede, ma anche coda di paglia di chi lo scrive. Io ho la coscienza a posto, non ho dormito in questi anni, nemmeno ho fatto finta di non vedere. Ho sempre denunciato questo sistema di intreccio tra affari e politica nella Toscana, il Dossier 'Potere Rosso' con tanto di nomi e cognomi e l'inchiesta Dirigentopoli ne sono una prova.

Il punto è che troppo spesso in questi anni, certa Stampa non ha ascoltato quando mandavamo materiale per approfondire; certa Stampa tacciava come mera polemica politica notizie che, a nostro avviso, ledevano non solo il buon andamento, ma la trasparenza della pubblica amministrazione. Per la stampa Toscana, salvo rare rarissime eccezioni, l'opposizione è sempre stata inadeguata a prescindere da cosa veniva detto. Certa Stampa nonostante le numerose denunce che abbiamo fatto alla Corte dei Conti ed alle Procure, le tante risposte quasi offensive degli Assessori ai nostri atti, i trucchetti, sempre denunciati, per presentare emendamenti a sorpresa in aula senza il parere di legittimità, così che nessuno si assumesse la responsabilità, ci ha praticamente sempre snobbato. E adesso, sono io a fare una domanda a loro: vedevamo fantasmi noi? Oppure troppi facevano finta di non vedere? E facevano finta che la questione non fosse rilevante?

Cara Stampa, non era necessaria l'Andrangheta per farvi scrivere che in Toscana la gestione del potere è un sistema mafioso. Ma senza l'Andrangheta anche oggi probabilmente avreste ignorato o derubricato a 'mera opposizione strumentale' le nostre interrogazioni, le nostre inchieste puntigliose portate avanti in un mare di atti nascosti da alcuni dirigenti pubblici omertosi e nominati per rendere opache queste ricerche. Ricerche, ed inchieste, lasciatemelo dire, che non dovrebbe fare solo chi sta all'opposizione, ma anche un giornalismo in cerca di verità. Perché la mafia ha trovato terreno fertile in Toscana? Perché ha fatto breccia nelle Istituzioni? Domande a cui sarebbe stato facile trovare risposte, anche senza le indagini dell'antimafia. Bastava fare ricerche ed avere poi il coraggio di scriverle sui giornali.

Al Sud le mafie eleggono sindaci, fanno nominare persone 'amiche' nei posti chiave. In Toscana, questo sistema negli anni non era mai apparso con la stessa chiarezza, ma adesso sì. Le infiltrazioni sono evidenti ed allora sarebbe necessario verificare se ci sono gli estremi per un commissariamento.

Probabilmente, anche stavolta, il Pd non avrà un sussulto di dignità e difenderà l'indifendibile, è necessario quindi che l'Istituzione Regione prenda le dovute misure di salvaguardia del sistema amministrativo in materia di trasparenza ed anticorruzione. L'ombra stavolta è troppo pesante. Non basta far rotolare una testa, o qualche testa. E' necessario ed opportuno un commissariamento ed una sospensione di tutti i livelli dirigenziali regionali. Stavolta anche chi c'era e ha fatto finta di non vedere, o chi c'era e si è voltato dall'altra parte non può essere lasciato al proprio posto. Deve scattare l'autotutela per l'Amministrazione e per la dignità di ogni singolo Dirigente.

Ne va della salute e della credibilità delle Istituzioni, che è cosa ben diversa da quella del Pd.

Stati Uniti non solo influenza covid

Covid-19: il mistero delle morti in eccesso negli Stati Uniti

Il dato delle morti in eccesso negli Stati Uniti può essere poco utile per i casi di Covid-19 a causa di un processo in atto da diversi anni
- 18 Aprile 2021


Più volte si è detto come un metodo per capire il reale impatto del Covid-19 su una popolazione è andare a vedere le morti in eccesso rispetto agli anni precedenti. Ovviamente questo sistema non fornisce dei numeri chiari, ma con l’incrocio dei dati aiuta. Detto questo, negli Stati Uniti questo sistema potrebbe non funzionare.

Già a partire dal 2017, tre anni prima della pandemia da coronavirus e Covid-19 quindi, gli Stati Uniti hanno avuto un incremento notevole di morti in eccesso rispetto a prima. Solo in quell’anno sono stati 401.000 i decessi in questione. Quest’anno invece i morti da Covid-19 sono stati 376.504 finora. In sostanza, bisogna prima capire cosa è successo negli anni precedenti.

Le parole di un esperto del CDC, Max Planck: “Non vogliamo diminuire le enormi perdite dovute al COVID-19 negli Stati Uniti e altrove. È solo uno strumento utile per mettere in prospettiva lo svantaggio della mortalità negli Stati Uniti.”

Covid-19: le morti in eccesso

Uno studio ha voluto esaminare i dati degli altri grandi paesi per cercare di estrapolare qualcosa. Hanno scelto l’Inghilterra, la Germania, la Francia, l’Italia e la Spagna. L’idea era quella di creare un database per gli indici della mortalità umana anche in confronto a questa pandemia e a prima. È venuto fuori che negli Stati Uniti sta effettivamente succedendo qualcosa non legato alla pandemia.

Per intenderci, il paese ha perso 4,41 milioni di anni di vita a causa del Covid-19, ma nel solo 2017 ne hanno persi 13,02 milioni. Come detto, questo non vuol dire sminuire le morti avvenute nell’ultimo anno, ma deve essere un campanello d’allarme per il governo.

Il virus dell'influenza covid cambia più velocemente delle somministrazioni di vaccino, previsto da dottor Vernon Coleman (www.vernoncoleman.com) che hanno fatto l'ipotesi che le vaccinazioni in vasta scala potrebbero produrre un super virus molto ma molto più letale dell'attuale

Avvisi, previsioni e previsioni del dottor Vernon Coleman

L'esperienza del dottor Vernon Coleman nell'individuare pericoli per la salute non è seconda a nessuno. Dagli anni '70, quando furono pubblicati i suoi primi due libri innovativi (The Medicine Men e Paper Doctors), il dottor Coleman ha guadagnato amici tra i pazienti e nemici tra i medici e le case farmaceutiche.
In The Medicine Men (1975), Vernon Coleman ha richiamato l'attenzione sul rapporto pericolosamente stretto tra l'establishment medico e l'industria farmaceutica.
In Paper Doctors (1977) ha sostenuto che la maggior parte della ricerca medica è fatta a beneficio dei ricercatori (e delle case farmaceutiche) e che il denaro sarebbe meglio speso per utilizzare le informazioni che già abbiamo e incoraggiare il pubblico a evitare rischi per la salute noti.

Vernon Coleman, autore di bestseller del Sunday Times,
è uno dei pochi autori qualificati dal punto di vista medico che scrive su questioni mediche senza pregiudizi e senza alcun impegno o fedeltà professionale o commerciale. La sua onestà lo ha reso molti nemici tra l'establishment medico e le alleanze commerciali dell'establishment. Le sue previsioni, previsioni e avvertimenti sono stati spesso fatti anni (e,
in molti casi, decenni) prima che chiunque altro abbia portato alla luce e compreso le prove o abbia avuto il coraggio di parlare. Inoltre, in molti dei suoi libri di medicina e in migliaia di articoli di giornali e riviste ha richiamato l'attenzione sui pericoli derivanti dall'uso di farmaci specifici da banco e da prescrizione.
L'elenco seguente si basa sull'elenco pubblicato per la prima volta nel libro bestseller internazionale di Vernon Coleman How to Stop Your Doctor Killing You nel 1996. Molti di questi avvertimenti furono emessi tra 20 e 40 anni fa.

Il dottor Vernon Coleman è stato il primo scrittore a:

1) Mettere in guardia sui pericoli dei tranquillanti benzodiazepinici
2) Avvisa che il fumo passivo provoca il cancro
3) Avvisare che i telefoni cellulari (e gli alberi) possono provocare il cancro
4) Avvisare che l'acqua del rubinetto contiene residui di farmaci dannosi
5) Sottolinea che l'ingegneria genetica (in tutte le sue forme) può rappresentare una minaccia per la salute umana
6) Affermare che l'ipertensione può essere controllata senza farmaci
7) Avvisare sul rischio di malattia della mucca pazza
8) Avvisare che la trombosi venosa profonda (TVP) è una seria minaccia per i viaggiatori aerei
9) Avvisa del ritorno della tubercolosi
10) Spiegare perché i programmi di screening medico sono più vantaggiosi per i medici che per i pazienti
11) Avverti che la minaccia dell'AIDS è stata esageratamente esagerata per ragioni commerciali
12) Avvisare che l'uso eccessivo di antibiotici creava infezioni resistenti ai farmaci
13) Avvisa che i medici stavano diagnosticando eccessivamente l'asma
14) Richiama l'attenzione sul valore dei farmaci generici (rispetto ai farmaci di marca)
15) Avvisa che l'ADHD stava finendo
diagnosticato e trattato con farmaci pericolosi
16) Sottolinea che l'incidenza del diabete sta aumentando senza controllo
17) Avvisa che lo screening della prostata fa più male che bene
18) Avvisare che lo screening del seno è di dubbio valore
19) Avvisare i pericoli di un esercizio eccessivo
20) Avvisa dei danni che il jogging può arrecare alla colonna vertebrale e alle articolazioni
21) Avvisare che i vaccini non sono né sicuri né efficaci come afferma l'istituzione
22) Spiega che lo stress causa o aggrava il 90% di tutte le malattie
23) Spiega i fatti sulla sindrome dell'intestino irritabile
24) Spiega perché non è necessario rimuovere il seno da donne sane
25) Avvisa che la chemioterapia spesso fa più male che bene
26) Attira l'attenzione sui poteri di autoguarigione del corpo umano
27) Avvisa che il farmaco tamoxifene (usato per prevenire il cancro) può provocare il cancro
28) Mettere in guardia sui pericoli della terapia ormonale sostitutiva
29) Esporre il legame tra una dieta ricca di grassi e il cancro al seno
30) Avvisa che la depressione era stata diagnosticata e trattata in modo eccessivo
31) Sottolinea l'importanza del sistema immunitario nella difesa contro il cancro
32) Fornire prove che dimostrino che la carne provoca più cancro del tabacco
33) Spiega come gli antitraspiranti possono essere pericolosi per la salute
34) Avvisare del pericolo di utilizzo di forni a microonde
35) Attirare l'attenzione sul pericolo della radioterapia
36) Avvisa che i medici sono ora una causa di morte grande quanto il cancro o le malattie cardiache
37) Attira l'attenzione sulla capacità della mente di guarire il corpo
38) Spiegare come e perché i sistemi di condizionamento d'aria possono essere pericolosi
39) Avvisa del pericolo di superbatteri
40) Avvisare che i test e le indagini sono spesso inutili e pericolosi
41) Fai notare che un paziente in ospedale su sei è presente perché è stato ammalato dai medici
42) Spiega perché le donne non vivranno più a lungo degli uomini nel 21 ° secolo
43) Avvisare sui pericoli del paraquat (e dei prodotti associati come Roundup)
44) Fai notare che l'aumento della longevità è un mito e il risultato di una ridotta mortalità infantile
45) Perché e quanti raggi X vengono eseguiti e provocano il cancro
46) Richiama l'attenzione sul valore delle macchine TENS nel trattamento del dolore
47) Avvisa dell'aumento delle dimensioni della nostra popolazione che invecchia
48) Avvisa che l'obesità porta ad un aumento del rischio di cancro
49) Spiegare come gli esperimenti sugli animali fuorviano i ricercatori
50) Spiegare che molti pazienti con demenza possono essere curati (perché hanno l'NPH e non il morbo di Alzheimer)

E ci sono state molte, molte più accurate previsioni e previsioni fatte tra il 1970 e oggi.

Vernon Coleman promuove da molti anni l'uso dei computer in medicina. Nel 1983, ha co-
ha scritto il primo software per computer al mondo sulla salute per uso pubblico. Il software era la serie Home Doctor per computer Sinclair e Commodore.

18/04/2021 16:10 CEST
Perché negli Stati Uniti i contagi hanno ripreso a crescere nonostante le vaccinazioni record?

Lo scrive il New York Times. Al 16 aprile gli Stati Uniti hanno registrato una media di circa 70 mila casi al giorno, una crescita dell′8% nel giro di 14 giorni

HuffPost

PETER ZELEI IMAGES VIA GETTY IMAGESCovid

Nonostante la campagna vaccinale a ritmi record, 21 Stati Usa hanno visto crescere recentemente di almeno il 10% il numero di contagi da Covid-19, in gran parte per l’allentamento o la revoca delle restrizioni. Lo scrive il New York Times. Al 16 aprile gli Stati Uniti hanno registrato una media di circa 70 mila casi al giorno, una crescita dell′8% nel giro di 14 giorni, con un aumento anche dei ricoveri (+9%). I decessi tuttavia sono calati del 12% in questo periodo.

A spingere questa nuova ondata, in tutto il Paese, sarebbe l’aumento degli spostamenti, un rilassamento delle restrizioni e soprattutto, sostengono i funzionari sanitari federali e statali, la diffusione di varianti più contagiose: in particolare la B.1.1.7, rintracciata inizialmente in Gran Bretagna e ritenuta il 60% più contagiosa dell’originale, che sarebbe la più diffusa ora negli Stati Uniti. In Michigan, stando ai dati del Centers for Disease Control and Prevention, sarebbe all’origine del 57% dei contagi, in Pennsylvania del 28%, in Tennessee addirittura del 60%: la variante sarebbe però molto diffusa in tutti gli Stati più colpiti, come New York e New Jersey, dove tocca il 30%.

Ida Magli 39

Europarlamentari d'Italia

(link con il Portale del Parlamento europeo, www.europa.eu.int)

di Ida Magli
ItalianiLiberi| 28 Febbraio 2004

Il Parlamento europeo non possiede funzione legislativa. Può fare suggerimenti al Consiglio o alla Commissione, che non hanno nessun obbligo nell’accoglierli.
Fino ad oggi è stato usato, sia in Italia che negli altri Paesi, come luogo dove collocare personaggi partitici in via di pensionamento onorifico, o che, essendo noti all’opinione pubblica (calciatori, sportivi, cantanti, attori) garantivano un buon numero di voti. Nell’allegra democrazia italiana ed europea non è necessaria nessuna competenza particolare per esercitare il potere su trecento milioni di sudditi. C’è poi quel gruppo di inamovibili professionisti della politica (cui forse si riferiva Berlusconi) che i nostri lettori potranno individuare facilmente scorrendo l’elenco: da Cossutta a Napolitano, da Pannella a De Mita, da Segni a Bertinotti...
Un cenno a parte riguarda Emma Bonino, la quale faceva parte, insieme a Mario Monti, della Commissione Jacques Santer, lussemburghese. Probabilmente i lettori sanno poco di questa Commissione, cui è succeduta, due anni prima della scadenza, l’attuale Commissione presieduta da Romano Prodi.
Il fiume di denaro che scorre con macroscopica facilità attraverso le mani dei Commissari Europei fu arrestato per un attimo a causa di numerose lettere anonime (sì, cari Italiani, l’Impero europeo appare, pur così giovane, esattamente come un decrepito Impero bizantino la cui corruzione può essere svelata soltanto con strumenti anch’essi corrotti) che denunciarono incredibili “ammanchi, frodi, nepotismo”. Nominato un collegio di “esperti indipendenti”, per indagare sulla situazione, questi hanno steso una Relazione impressionante sulla rete di “favoritismi, di “agenti temporanei”, di “ausiliari esterni”, di “minibilanci espressamente vietati dalle procedure amministrative”, di “ esterni fuori bilancio” che operano con “contratti fittizi”, dietro “raccomandazioni e favoritismi”, ben noti all’interno della Commissione con il soprannome di “sottomarini” (tutto il virgolettato appartiene alla Relazione). Gli abusi sono particolarmente presenti nell’Ufficio Europeo per gli Aiuti Umanitari d’Emergenza (sigla ECHO) che ha erogato 7.000 miliardi con l’allegro sistema dei “sottomarini” e di cui non si è più trovata traccia.
La Commissione (il nome vero è “Governo”, ma tutta la terminologia è stata inventata per depistare i popoli) presieduta da Santer è stata costretta a dimettersi “per l’accertata responsabilità collegiale dei Commissari”, inclusi dunque Mario Monti ed Emma Bonino. Che ve ne pare, cari Italiani, di vedere parlamentare europeo la Bonino, e Mario Monti di nuovo Commissario insieme a Prodi?


lunedì 19 aprile 2021

Il vaccino salva tutti ma solo per qualche mese, forse

L’imposizione della vaccinazione obbligatoria non ha fondamento giuridico (e neppure logico)

-19 Aprile 2021


L’articolo 4 del Decreto Legge n. 44/2021 prevede la vaccinazione obbligatoria per il COVID per il personale sanitario, estesa anche ad operatori sociali, secondo l’interpretazione estensiva di alcune Regioni.
Individuare chi non si vaccina e sanzionarlo

Si tratta di una disposizione che prevede un articolato meccanismo di trasmissione di informazioni (che coinvolge Ordini professionali, datori di lavoro, Regione e Aziende Sanitarie), finalizzato all’identificazione dei soggetti sottoposti all’obbligo vaccinale, quindi ad un percorso che può prevedere, in caso di mancata accettazione di sottoporsi al vaccino, a sanzioni di particolare gravità, dal demansionamento alla sospensione del rapporto di lavoro.

Tale disposto, anche se sembra incontrare il favore dell’opinione pubblica – o forse è questa solo l’impressione riportata dai media, molti dei quali apertamente schierati – pone seri interrogativi dal punto di vista della legittimità costituzionale, ma (soprattutto, a mio modo di vedere) della logica.
Il punto cruciale della questione

Il presupposto logico-giuridico dell’imposizione di una vaccinazione obbligatoria è che questa sia indispensabile per il perseguimento di un interesse pubblico.

Nella fattispecie, si concretizza nel concetto che il personale socio-sanitario debba essere vaccinato per evitare che rischi di veicolare il contagio del virus ai pazienti (ma anche agli utenti, nel caso di professioni chiamate in causa, come l’Assistente Sociale: dal che non si comprende perché tale obbligo non sia esteso da chiunque lavori a contatto col pubblico, visto che gli assistenti Sociali non hanno a che fare necessariamente con soggetti fragili dal punto di vista sanitario).

Tale presupposto deve necessariamente basarsi su una chiara evidenza scientifica della circostanza che i soggetti vaccinati non siano capaci di trasmettere la malattia. E qui sorge il primo problema, peraltro già affrontato dalle colonne di questo giornale:

L’assenza di un presupposto scientifico

L’assenza di un presupposto scientifico inficia il valore giuridico della norma: non c’è infatti evidenza del fatto che il vaccino impedisca alla persona di contagiare a sua volta (neppure di riammalarsi, peraltro): anzi, sia l’Agenzia Italiana del Farmaco che il Ministero della Sanità, raccomandano esplicitamente di continuare ad osservare tutte le norme di sicurezza

Ciò significa che il Decreto impone una vaccinazione obbligatoria nonostante la mancanza di una certezza scientifica della mancata trasmissione del virus da parte dei vaccinati faccia venire meno il presupposto della difesa di un interesse collettivo.

D’altronde ogni giorno la cronaca riporta notizie di questo genere:


Ancor più grave il fatto che venga imposto un trattamento sanitario obbligatorio attraverso la somministrazione di un farmaco ancora in fase di studi. Non si comprende quale sia la base non solo giuridica (ma anche logica) che possa giustificare l’imposizione di tale obbligo.

Senza dimenticare, in subordine, che il dato relativo alla vaccinazione, come ogni altro sanitario, è coperto da privacy (che verrebbe violata in caso di sanzione).
I limiti della politica

Il tema diviene quindi generale: è possibile, all’interno di un ordinamento democratico, disporre un trattamento sanitario non sulla base di evidenze scientifiche ma solo su una valutazione discrezionale relativa ai possibili benefici per l’interesse pubblico?

Ancor di più, attraverso l’utilizzo di un farmaco per il quale si stanno verificando in corso di somministrazione i possibili effetti avversi (soprattutto di lungo periodo, di cui non si parla mai)?

È lecito chiedersi, infine, quale sia il confine tra ciò che il potere politico può o non può fare e sulla base di quali evidenze scientifiche.

La questione va oltre l’opportunità (e la sicurezza) del vaccinarsi, e investe quella più generale della democrazia e dei diritti soggettivi.
Anche l’Europa dice no

“Gli Stati non devono rendere la vaccinazione contro il Covid obbligatoria per nessuno e almeno per il momento non devono utilizzare i certificati di vaccinazione come passaporti”: così si è espresso il Consiglio d’Europa con il rapporto “Vaccini Covid-19: questioni etiche, legali e pratiche” votato a larghissima maggioranza.


La risoluzione precisa inoltre che “deve essere garantito che tutti i Paesi abbiano potuto vaccinare il personale medico e i gruppi vulnerabili prima di estendere la vaccinazione ai gruppi non a rischio”.
Scenari possibili

L’auspicio è che una soluzione politica corregga in corso d’opera questo orientamento, prima che lo faccia attraverso un ricorso che si preannuncia scontato quanto giustificato.

Il calo di vittime osservato in Inghilterra è dato non dalla vaccinazione di massa, ma unicamente dalla messa in sicurezza delle persone più fragili, traguardo che l’Italia è ben lontana dal raggiungere.

L’Italia che, a fronte della mancanza di vaccini per over 80 e soggetti vulnerabili, non trova di meglio da fare che ampliare l’obiettivo della campagna vaccinale a coloro che, statistiche alla mano, non sono a rischio.
Una inopportuna pressione, non solo mediatica

L’esperienza della pandemia, com’era prevedibile, non ci sta rendendo migliori. Non è cresciuta la solidarietà, ma la diffidenza. Così come la pulsione dell’opinione pubblica a sostenere una strategia che si sta rivelando piena di contraddizioni.

Chi non si vuole vaccinare subisce pressioni, come se (contrariamente ad ogni evidenza) contribuisse a diffondere e perpetuare il virus. Il decreto del governo che minaccia di penalizzarlo e persino discriminarlo agli occhi dei colleghi di lavoro, rafforza questo pregiudizio.

Recentemente il TAR del Lazio ha imposto alla presidenza di riesaminare le misure che, sulla base del Dpcm del 2 marzo, comportano l’automatica chiusura di tutte le scuole di ogni ordine e grado nelle zone rosse, poiché “…non esistono evidenze scientifiche solide e incontrovertibili circa il fatto che il contagio avvenuto in classe influisca sull’andamento generale del contagio…”


Non stiamo parlando più di vaccini e restrizioni, ma dell’uso legittimo del potere politico nel rispetto delle libertà garantite dalla Costituzione. E, nuovamente mi si permetta, dalla logica.

Si vaccini chi vuole (sempre possa farlo: chiedetelo ai milioni di persone fragili ancora in attesa), così come ognuno, nel disinteresse dello Stato fuma, consuma alcool, mangia in eccesso, conduce uno stile di vita non salutare i cui costi, oltre che su di lui, ricadono sulla collettività.

Ucraina è certo che ci sarà la guerra


18 APRILE 2021

Negli ultimi giorni stiamo osservando una piccola ondata di espulsioni di diplomatici russi in Europa. Non è la prima volta che succede, precisiamo, stante il clima di tensione tra Nato e Russia che si espleta principalmente nella questione ucraina.

A febbraio abbiamo assistito a una prima tornata di espulsioni: Germania, Polonia e Svezia hanno cacciato un diplomatico russo ciascuna in risposta ai provvedimenti simili presi dalla Russia. Il governo russo, infatti, aveva accusato i diplomatici delle tre nazioni europee di aver partecipato alle manifestazioni del 23 gennaio contro l’incarcerazione dell’oppositore Alexei Navalny, e per questo li considerava “persone non grate”.

La grana del caso Navalny

Se la questione può sembrare del tutto peculiare e circoscritta, in realtà il caso Navalny è uno dei principali motivi (o pretesti) di scontro tra Washington e Mosca: il presidente Biden, negli ordini esecutivi della prima ora successivi al suo insediamento, ha apertamente dichiarato di voler perseguire la Russia per quanto riguarda il rispetto dei diritti umani e, in particolare, per le persecuzioni ai danni di Navalny, divenuto il principale oppositore del presidente Putin, anche grazie a una gestione per niente lungimirante del caso da parte del Cremlino.

Navalny, insieme all’Ucraina, alla Bielorussia e agli attacchi cibernetici, fa parte integrante della politica di contrasto statunitense alla Russia e pertanto qualsiasi azione che lo riguardi, anche in Europa, è riconducibile a questa linea politica.

Espulsioni c’erano state, ed in gran numero, anche qualche anno fa, in occasione del tentato omicidio dell’ex spia Sergej Skripal: tra marzo e luglio di quell’anno una lunga lista di Paesi europei (circa trenta), capitanata dal Regno Unito, dalla Francia e dalla Germania, insieme agli Stati Uniti, avevano espulso decine di diplomatici di Mosca. Un modus operandi non straordinario, in quel periodo.
I recenti screzi diplomatici

Tornando a tempi più recenti, gli Stati Uniti hanno improvvisamente deciso di espellere dieci diplomatici russi accusati di aver interferito nelle elezioni presidenziali in favore di Donald Trump il 15 aprile. Una misura condivisa immediatamente da Australia, Regno Unito, Canada e alcuni Paesi dell’Ue che ha fatto da contorno all’elevazione di nuove sanzioni economiche. Immediatamente dopo anche la Polonia ha intrapreso il medesimo provvedimento cacciando tre funzionari russi accusati di “azioni illecite” non meglio specificate.

Mosca ha risposto immediatamente per le rime: dieci diplomatici statunitensi sono stati espulsi il giorno successivo. Il ministro degli Esteri Sergej Lavrov ha poi suggerito anche che l’ambasciatore in Russia, John Sullivan, torni a Washington per consultazioni, aggiungendo che a otto alti funzionari sarà vietato l’ingresso in Russia. Tra loro, il ministro della Giustizia Merrick Garland, il direttore dell’Fbi Christopher Wray, quello dell’Intelligence nazionale Avril Haines, il segretario alla Sicurezza interna Alejandro Mayorkas, l’ex consigliere di Sicurezza nazionale sotto Trump John Bolton. Lavrov ha anche detto che le Ong che “interferiscono” con la politica di Mosca saranno chiuse e sarà negato alla sede diplomatica Usa di assumere cittadini russi e di terzi Paesi come staff di supporto.

L’azione più eclatante, però, è stata messa in atto dalla Repubblica Ceca. Poche ore fa, il governo di Praga ha deciso di espellere diciotto diplomatici russi in risposta al presunto coinvolgimento di agenti del Gru (Glavnoe Razvedyvatel’noe Upravlenie – il servizio di informazioni militare) e del Svr (Sluzba Vnesnej Razvedki – il servizio di intelligence internazionale) nell’esplosione di un deposito di munizioni avvenuta nel 2014 che ha causato due morti. Questa grave decisione potrebbe portare, secondo indiscrezioni, alla chiusura della legazione russa a Praga.

In Ucraina continua a salire la tensione

Quanto sta accadendo a livello diplomatico tra Occidente e Russia comincia ad assumere tinte fosche. Stiamo assistendo a una vera e propria ondata di espulsioni di “diplomatici” (leggasi spie) che si era vista solo in occasione del caso Skripal, ma ora il contesto internazionale è molto diverso, e per questo quanto accaduto solleva una serie di preoccupazioni.

La situazione in Ucraina non sembra affatto migliorare: Mosca continua a far affluire al suo confine occidentale reggimenti che preleva anche dai distretti più orientali, come quello di Vladivostok. L’Ucraina è a un passo dalla mobilitazione generale e, così come Mosca, accumula truppe ai suoi confini. In Bielorussia, qualche giorno fa, sono stati segnalati movimenti di truppe e mezzi corazzati diretti verso il confine ucraino, mentre nel Mar Nero la Vmf (Voenno-morskoj Flot), la Flotta Russa, sta iniziando un’esercitazione di assalto anfibio con mezzi da sbarco che ha fatto giungere da altri settori, come quello del Caspio, del Mediterraneo e addirittura dal Baltico e da quello della Flotta del Nord, che ha sede tra Murmansk e Severodvinsk.

Gli Stati Uniti, se pur hanno rinunciato a far attraversare il Bosforo a due loro cacciatorpediniere classe Arleigh Burke, mantengono l’allerta molto alta – non solo per quanto riguarda l’intelligence e la ricognizione – e hanno nell’area, insieme alla Nato, tutta una serie di assetti navali, terrestri e aerei a difesa del fianco orientale dell’Alleanza Atlantica, ma sarebbe meglio dire per mettere pressione sul fianco occidentale della Russia e cercare di dissuaderla dall’effettuare azioni militari in Ucraina.
Il rischio di un conflitto a Est

Washington, per voce dei segretari di Stato e alla Difesa, ha avvisato Mosca che se Kiev dovesse essere attaccata interverrà in sua difesa, ma senza specificare in quale modo. La “guerra diplomatica” di questi giorni, che potrebbe essere chiamata una “guerra alla diplomazia”, sembra pertanto essere un segnale inquietante se non della preparazione di un conflitto aperto, della volontà di prendere ogni precauzione qualora un’ipotesi così estrema dovesse concretizzarsi. Certi Paesi della Nato sembra abbiano voluto sbarazzarsi di occhi e orecchie “indiscrete” come misura precauzionale.

Se ci fossimo svegliati oggi dopo un sonno durato qualche mese, guardando all’Ucraina molto probabilmente diremmo che si sta preparando un conflitto aperto, e che manchi solo il pretesto per un attacco. Da ambo le parti, del resto, ci sarebbero valide motivazioni: la Russia per recuperare il Paese che, insieme alla Bielorussia, rappresenta la sua “porta di accesso”; l’Ucraina per mettere fine all’insurrezione nel Donbass e magari per recuperare la Crimea.

Quest’ultimo punto però, se davvero fosse attuato, significherebbe un attacco diretto alla Russia: una vera follia stante i rapporti di forza ed il livello di militarizzazione di quella regione. Del resto è anche poco probabile che la Nato e gli Stati Uniti intervengano direttamente in un eventuale conflitto tra Kiev e Mosca, a meno che non vengano colpiti direttamente assetti dell’Alleanza Atlantica: il sostegno occidentale sarebbe sicuramente logistico e nella catena di approvvigionamento di armamenti.

Paradossalmente questa situazione favorisce proprio Mosca, che sa che l’Ucraina non potrà entrare nella Nato finché ci sarà un conflitto nel Donbass, e, altrettanto paradossalmente, sapere che molto probabilmente l’Alleanza non interverrebbe in caso di conflitto con la Russia, spinge il governo di Kiev a cercare di entrare nella Nato.

La domanda finale è solo una: ci sarà guerra? Difficile dirlo, ma guardando alla scacchiera sembra che quasi tutte le pedine siano state posizionate, mancano solo quelle “navali” rappresentate dalle flotte del Nord e del Baltico, il grosso delle quali, per ora, resta nei porti. Per ora.

Il Progetto Criminale dell'Euro è la distruzione del tessuto industriale, rapinare i risparmi degli italiani, e comprarsi a quattro soldi le meraviglie italiane. Grecia docet

Chi vuole distruggere il turismo italiano?


Un mio conoscente che vive in Germania, all’inizio della scorsa settimana si è messo in contato con la propria banca per rinnovare qualche investimento che aveva e con sua grande sorpresa gli hanno suggerito, di investire in azioni di società alberghiere che oggi sono ai minimi, ma che “passata la pandemia” potrebbero risalire alla grande anche grazie all’acquisizione di molti asset di prestigio che nel frattempo saranno falliti e all’apertura di nuove strutture utilizzando il patrimonio storico ormai messo all’asta. Dove sono questi asset? Nell’Europa meridionale gli è stato vagamente risposto. E allora tutto appare più chiaro: le false riaperture con vaccino o tampone peraltro contrastate da insensati inviti a continuare nelle chiusure totali sono funzionali a dare il colpo di grazia al turismo e alla svendita per quattro soldi della maggior parte delle attività più rilevanti.

In realtà noi sappiamo due cose certe: 1) che , come dicono gli stessi produttori, con il vaccino si può continuare ad essere infettivi e per di più la copertura, anche ammesso che ci sia, dura pochi mesi per cui chi si è vaccinato a gennaio sarà già scoperto a giugno; 2) come asseverato dall’Oms i tamponi non costituiscono un valido strumento diagnostico, anzi dopo le 30 amplificazioni che tuttavia sono di solito il minimo utilizzato perché la norma va da 35 a 40, perdono totalmente di senso e sono utilizzati solo per modulare gli allarmi e gonfiare il numero di positivi. Ne discende – purtroppo bisogna fare come con i bambini tonti – che le aperture condizionate alla vaccinazione o al tampone semplicemente non hanno alcun senso e sono soltanto misure da una parte volta a “costringere” alla vaccinazione come forma di obbedienza e dall’altra a fingere di voler venire incontro ad albergatori e ristoratori con provvedimenti che ne segneranno la definitiva uscita di scena. Ci sono, almeno dalle informazioni che ho messo assieme grazie alle conoscenze, circa 130 miliardi pronti ad assorbire le imprese turistiche italiane solo nel Nord Europa e il buon governo del vile affarista non farebbe mai uno sgarbo agli speculatori tentando di sottrarre loro l’osso, anzi si vuole accertare che ci sia attaccata quanta più carne possibile. Non è in fondo una novità; capitali avvoltoio sono stati messi insieme in Germania per conquistare il turismo croato dopo la dissoluzione della Jugoslavia, mentre la stessa cosa è accaduta nel corso della vicenda greca. E di certo Draghi farà di tutto per rendere facile la svendita del patrimonio turistico: in pratica si potrebbe dire che è nato per questo tipo di operazioni tanto che la stessa Casa depositi e prestiti sta già assistendo grandi gruppi internazionali a fare incetta di asset.

Ormai nemmeno più mi chiedo come si possa dare credibilità a misure di confinamento che da un anno a questa parte si sono rivelate inutili e hanno dovuto essere reiterate sempre nella proclamata speranza che il sacrificio serva ad evitarne altri che però si rendono regolarmente necessari e per giunta sempre più stringenti. Evidentemente a molte persone piace essere prese in giro. Ma ad ogni modo a partire dal prossimo anno il nostro turismo – dopo un’altra estate di buco – sarà completamente eterodiretto da gruppi esteri sia di gestione che di proprietà e dunque i profitti prenderanno altre strade, privandoci di una buona fetta di pil reale. Insomma ci sarà un processo ti terzomondizzazione di una delle attività economiche più rilevanti del Paese: i famosi “giacimenti” di cui si narrava saranno sfruttati da altri, mentre le attività più spicciole saranno spazzate via dal crollo dei redditi o al massimo vivacchieranno in maniera miserevole.

NoTav - lacrimogeni ad altezza uomo

post — 19 Aprile 2021 at 15:53



La Questura di Torino sta tentando in tutti i modi di sviare dalle proprie responsabilità nel ferimento di Giovanna. Ogni ora apprendiamo a mezzo stampa una nuova ricostruzione più sbilenca della precedente.
La tesi cardine della polizia è che Giovanna avrebbe dichiarato in ospedale di essere stata colpita da un corpo contundente quindi non potrebbe essere stata ferita da un lacrimogeno. Questo è totalmente falso, Giovanna non ha mai dichiarato una cosa del genere, diverso sarebbe dire che sulla cartella clinica risulta diagnosticato un trauma cranico da corpo contundente. Questa è la prassi con cui viene catalogata qualsiasi ferita di questo genere dai medici di pronto soccorso, che sia stato generata da un lacrimogeno, da un bastone o da qualsiasi altro oggetto. Questi non hanno né le competenze, né il ruolo di determinare quale tipo di corpo abbia causato il trauma. Gli unici che potrebbero determinarlo sono i medici legali. A quanto ci risulta Giovanna non è stata visitata da nessun medico legale fino ad oggi.
Ancora secondo le ricostruzioni dei giornali la questura avrebbe affermato che le alte recinzioni installate nell’area cantierizzata impedirebbero lanci ad altezza uomo e che dunque sarebbero state rispettate le procedure con lanci a parabola. Anche qui si tratta di una palese menzogna, infatti nei video forniti dalla stessa questura ai giornali si può notare come la polizia fosse posizionata al di fuori dall’area dove sono state installate le recinzioni.
Sarebbe bastato ai giornalisti contattare un medico qualsiasi di pronto soccorso o guardare i video della serata per rendersi conto di quanto la ricostruzione sia traballante. Ma, ormai lo sappiamo bene, la maggioranza dei media mainstream si bevono come acqua fresca le veline della polizia torinese.

Si avvertiva nell'aria una tensione pronta ad esplodere, una voglia di vivere incontenibile, la luce il sole l'aria mandanavano/mandano dei segnali incontrovertibili, per spiegare si è fatto esempio di una pentola a pressione il cui coperchio ermetico per il momento teneva. Non ci si sbagliava la valvola comincia a sibillare sempre più forte

EPPUR SI MUOVE… 

di Umberto BianchiAPR 19, 2021di SOLLEVAZIONEin LOTTE SOCIALI


D’improvviso, quasi impercettibilmente, la sonnacchiosa e bonaria Italia, quella dei dibattiti sulla partita, quella guascona e bonaria del caffè al bar e delle chiacchiere a fine giornata davanti ad un bicchiere di qualcosa, si sta incominciando a svegliare.

Disordinatamente, un po’ alla volta, in ordine sparso, come nell’italica consuetudine, ma sta iniziando a muoversi ed a scendere in piazza. Dopo un anno e passa di obblighi, restrizioni, sanzioni e paura, di fronte alla concreta prospettiva di rimaner con un pugno di mosche tra le mani e le vanagloriose promesse di esecutivi non eletti, si sta cominciando a far strada l’idea che bisogna prendere l’iniziativa e ribellarsi.

Al che, il nostro beneamato establishment, ha reagito levando il solito muro di gomma, fatto di “se” e “ma”, di quanti mai inutili e leziosi “distinguo” ma di cui, in pratica, la morale è sempre e solo questa: il proseguio sine die, di uno stato di emergenza continuo, di privazioni, restrizioni ed avare concessioni di miseri oboli. Il grave è che, gli italiani da un anno e più, vivono in una specie di limbo, all’insegna di una sorta di “democrazia sospesa”, senza che nessuno abbia sinora detto o fatto un gran che. Il grave di tutta questa storia, è che un paese come l’Italia,certe cose proprio non se le sarebbe e non se le può permettere.

Da un punto di vista economico, anzitutto. Un paese come il nostro, malato di una endemica crisi strutturale, con tutte le ricadute che questa finisce con il comportare sul comparto economico e finanziario, certe lussi, quali chiusure e quarantene, non se li sarebbe dovuti permettere, viste le successive, disastrose, conseguenze di certe belle uscite. Secondo poi, un paese come il nostro che, di certe esternazioni anti autoritarie, ha fatto la propria bandiera di vita; una paese che, ad oggi, non esita, ad ogni batter di foglia a condannare russi, cinesi, birmani, egiziani e chiunque altro venga sospettato o additato al pubblico ludibrio, per vere o presunte, violazioni dei diritti umani, bene, un paese come questo, pandemia o no, non poteva permettersi l’instaurazione di una dittatura, sia pur sotto le mentite spoglie dell’emergenza sanitaria.

Certe persone, con il benestare e con l’appoggio dei cosiddetti Poteri Forti, hanno sinora creduto di poter fare e disfare a proprio piacimento, sulla pelle degli italiani, senza però rendersi conto, di aver messo in moto un meccanismo di inesorabile nemesi storica. Coloro che, sino a ieri, primeggiavano nell’additare, segnalare, recensire, condannare qualsiasi, sia pur minima ed insignificante sbavatura alla narrazione della “democrazia perfetta” oggi, come per uno strano e beffardo sortilegio, si ritrovano dall’altra parte della barricata, in buona compagnia di quelli che, proprio da loro furono additati e condannati. Anzi no. Oggi i nostri amici, si ritrovano da soli sul banco degli imputati della Storia, visto che coloro che prima tanto condannavano, oggi invece stanno dall’altra parte della barricata, sul fronte legittimista, mosso da una sola istanza: quella della libertà.

Inutile cercare di coprire, con quanto mai esili foglie di fico incapacità, malafede e corruttele sparse a piene mani, durante quest’anno di “emergenza”, la ruota della Storia sta ricominciando a girare. Lì per lì, le proteste e le varie iniziative ad esse connesse, saranno confuse e disordinate. Ma poi, passato un primo momento, di fronte al generale sfacelo ed ai danni ingenerati all’intero tessuto sociale e produttivo di un paese, sempre più andrà facendosi strada l’idea che, chi di tale sfascio è stato il responsabile, dovrà pagare, eccome.

La violenza e l’emotività a poco servono in questi casi. Esse non possono risarcire tutti quei danni e quelle sofferenze, prodotti a piene mani da quel micidiale mix di incompetenza e mala fede che hanno caratterizzato e tuttora, caratterizzano l’azione dei nostrani esecutivi. Un bel processo, potrebbe invece costituire un vero e proprio momento di catarsi collettiva, ponendo di fronte alle proprie obiettive responsabilità e di conseguenza sanzionare, coloro che hanno avventatamente voluto continuare a governare ed a gestire in così malo modo, l’intera vicenda pandemica, nonostante costoro non fossero neanche stati eletti.
Ma l’atto processuale e l’autorità giudiziaria che lo promuove, per quanto possano costituire un più che valido spunto per una presa di coscienza critica, non possono sostituirsi alla prassi politica. Ed a questo punto della riflessione, a ritornarci utile è la tanto propalata idea di “democrazia diretta” (oggi stranamente scomparsa dal vocabolario di certi antagonisti da operetta…sic!). Il popolo, inteso come assieme di differenti sensibilità umane, sociali e politiche, può con un’azione massiccia e compatta, convogliare la propria volontà su un comune obiettivo, anche a breve termine.

Ad oggi, uno di questi obiettivi primari, dovrebbe essere rappresentato, dal cancellare con un tratto di penna tutte quelle formazioni che hanno contribuito e collaborato, al protrarsi di questa forma di liberticida autoritarismo “sanitario”. A partiti come Pd, Leu, Cinque Stelle, Forza Italia e Lega ed altri ancora, dovrebbero essere, sic et simpliciter, tolti tutti quei consensi che, sinora, hanno loro permesso di prosperare impunemente. Chiamatelo se volete, plebiscito, ma comunque sia, di fronte ai fatti che, oramai, tutti abbiamo sotto gli occhi in modo sin troppo chiaro, l’unica vera risposta da dare a certa gente, è quella di toglier loro il tappeto sotto i piedi.

Il tutto, non senza esser accompagnato, da una collettiva e massiccia presa di coscienza, che non può non passare attraverso il superamento di certe oramai sorpassate, dicotomie novecentesche e quindi, non senza la volontà di dover procedere uniti verso un unico obiettivo: quello di liberarci definitivamente da questi parassiti. Un obiettivo non certo facile e agevole, ma sul quale, possiamo dirlo con tutta sincerità, vale la pena investire tutte le nostre energie possibili. Ne va della nostra libertà, della nostra vita e del nostro futuro.

Lo stregone maledetto insieme a Franceschini si prendono in giro

Un cavillo riporta le Grandi Navi a Venezia, in attesa di "nuove idee"

Se non interviene il Parlamento, finché non verrà individuato un attracco alternativo, continueranno a sfilare davanti a San Marco

19 aprile 2021
Antonella Rampino

AFP VIA GETTY IMAGES

Dai primi di giugno, le Grandi Navi potranno tornare a Venezia, potranno tornare a sfilare in Bacino, giusto davanti a Piazza San Marco. Torneranno attualissime le famose foto con le quali Gianni Berengo Gardin aprì gli occhi al mondo, con buona pace del New York Times che esultava davanti al decreto Franceschini del primo aprile, “Mai più Grandi Navi a Venezia”, e proprio per un bug di quel decreto. Che il Parlamento però potrebbe correggere, a cominciare dal voto in Commissione al Senato su un emendamento di Gregorio De Falco (uno che, come dire, di codici e normative del mare se ne intende) che cerca di centrare lo scopo.

Che le Grandi Navi attraversino il canale della Giudecca è cosa che sarebbe proibita sin dai tempi del governo Monti, e dell’apposito decreto vergato dai ministri Clini e Passera. E proprio a quel decreto risale il bug, l’errore di oggi nascosto nelle pieghe della complessissima mole di leggi e ordinanze che si intrecciano sulla questione Grandi Navi da almeno un paio di decenni. Incredibilmente, il decreto Franceschini che è stato ovviamente discusso anche da Mario Draghi in Consiglio dei ministri, e sottoscritto dal ministro Giovannini ma al quale non a caso pare abbia rifiutato la firma proprio il nuovo responsabile dell’Ambiente Cingolani, lancia un bando con “nuove idee” per cercare la migliore soluzione al problema, ma non tiene conto delle precedenti disposizioni: il decreto Clini-Passera all’articolo 3 vieta il transito alle Grandi Navi a San Marco, ma attiva quel divieto solo nel momento in cui si trovi per loro un nuovo attracco. il che significa che nell’attesa, finché una nuova soluzione non viene individuata, Capitaneria di porto e autorità lagunare possono agire in deroga, e autorizzare temporaneamente quel che è vietato.

Con gli straordinari interessi economici in ballo, il turismo che riparte dopo la lunga stagione di Venezia resa città-fantasma dalla pandemia, è facile previsione la riapertura del Bacino di San Marco alle Grandi Navi. Perché sinora, non son state l’Italia e le sue istituzioni a difendere davvero Venezia dalle Grandi Navi: è stato il Covid.

Poi a Venezia non son pochi a chiedersi, a cominciare dalla professoressa Andreina Zitelli, microbiologa, uno dei massimi esperti dei problemi della laguna sin dai tempi in cui se ne occupava per l’amministrazione Cacciari, che senso abbia lanciare un bando per “nuove idee” quando questo è già stato fatto più volte, e negli ultimi 10 anni. L’ultima fu nel 2014: 9 progetti presentati, 4 dei quali arrivano alla primissima valutazione di impatto ambientale (quella che tecnicamente si chiama “fase di scooping”). Alla fine, ha tutti i crismi un solo progetto, il De Piccoli che propone di spostare l’approdo alla Bocca di Lido. Ma tutto si blocca di nuovo perché quell’anno il governo Renzi decide, su un ordine del giorno del Senato, di mandare a valutazione tutti i progetti (oltre ad abolire il Magistrato delle Acque, un’istituzione che a Venezia aveva origini millenarie). E mentre si valutano i grandi progetti, ecco il rischio se non si corregge il nuovissimo decreto Franceschini, la sfilata dei King Kong del mare davanti a Piazza San Marco può tranquillamente proseguire. Allora, come oggi.


La Cina si è ben inserita nell'economia di Panama

Esteri
SCENARI/ Il caso Panama: come la Cina si prende uno Stato (anche senza vaccini) 

Pubblicazione: 19.04.2021 - Giuseppe Gagliano

La Cina ha dato un impulso straordinario alla propria penetrazione a Panama mediante Huawei, le banche, le università e l’e-commerce


Panama City (LaPresse)

La posizione unica di Panama come hub logistico globale ne ha distinto le relazioni commerciali con la Cina da quelle dei suoi vicini centro-sudamericani e caraibici.

Come con altri paesi della regione, il commercio complessivo di Panama con il Dragone è cresciuto di 22 volte da quando la Cina ha aderito all’Organizzazione mondiale del commercio nel 2001. Le sue esportazioni verso la Cina sono aumentate da 2 milioni di dollari nel 2002 a 33 milioni di dollari nel 2019. Le importazioni nella Cina, pur crescendo a un ritmo simile, hanno eclissato le esportazioni durante lo stesso periodo. Le importazioni di Panama dalla Cina sono aumentate da 41 milioni di dollari nel 2001 a 905 milioni di dollari nel 2019, 27 volte di più delle esportazioni verso la Rpc.

Sotto il profilo della penetrazione cinese nel campo della tecnologia delle telecomunicazioni, come con altri paesi della regione con una forte presenza commerciale cinese le società di telecomunicazioni cinesi hanno continuato a rafforzare la loro posizione a Panama. Infatti, Huawei ha reso la Colón Free Trade Zone un hub per la distribuzione dei suoi prodotti. Huawei e Zte hanno entrambi una forte presenza come fornitori di apparecchiature per le società di servizi telefonici commerciali di Panama, Movistar e Más Móvil, e in misura minore, Tigo e Claro.

Huawei è in grado di svolgere un ruolo nell’implementazione del 5G a Panama, in particolare attraverso la sua fornitura di apparecchiature a Movistar e Más Móvil. Queste società stanno attualmente portando avanti piani per costruire infrastrutture 5G nella regione, ma le azioni governative necessarie per consentire l’implementazione del 5G nel paese non si sono ancora verificate.

Huawei ha anche svolto un ruolo nel dispiegamento di una telecamera di sicurezza e di un sistema di controllo “città sicure” nel porto di Colón, attraverso il quale una parte significativa degli operatori logistici di Panama muove le proprie merci. La preoccupazione per le telecamere di Huawei ha portato il governo panamense a richiederne la rimozione dal centro operativo regionale nell’aeroporto regionale di Colón, tra le altre strutture, alla fine del 2020. Tuttavia, la questione più ampia dei sistemi di sorveglianza di Huawei in luoghi pubblici e commerciali sensibili non è stato risolto.

Sotto il profilo finanziario le banche cinesi sono da tempo presenti a Panama, a cominciare dalla Bank of China, che ha contribuito a finanziare l’acquisto di beni da società con sede nella Cina. Anche la Banca industriale e commerciale della Cina (Icbc) è stata in primo piano per le operazioni bancarie nel paese nel giugno 2020.

Tuttavia a livello nazionale, a differenza di altri importanti paesi dell’America Latina come l’Argentina, Panama non ha chiesto di aderire alla Banca per gli investimenti in infrastrutture asiatiche (Aiib) sostenuta dalla Cina. Almeno per il momento.

Per quanto riguarda l’e-commerce, la società cinese di ride-sharing Didi Chuxing ha iniziato ad operare a Panama nel marzo 2020, ma nel ristretto contesto imprenditoriale della pandemia non è riuscita a far crescere significativamente la propria posizione. La piattaforma di e-commerce AliPay è relativamente ben consolidata a Panama e attualmente lavora con il suo partner locale Multibank. Alipay continua ad espandere le sue operazioni, ma è stata ostacolata da inefficienze nel sistema postale panamense, nonché da tasse relativamente elevate sul commercio elettronico.

Huawei è stata in prima linea nella progettazione e implementazione di una “zona di libero scambio digitale” a San Miguelito. Il progetto da 38 milioni di dollari, annunciato a luglio 2019, sarà finanziato dalla Bank of China e istituirà un centro di stoccaggio e distribuzione abilitato digitalmente situato a circa 20 minuti da Panama City. Il progetto finito coinvolgerà fino a 100 aziende, che riceveranno ordini online e spediranno prodotti in tutto l’emisfero, fornendo anche servizi di supporto digitale come blockchain e cloud computing.

A causa del suo ruolo di lunga data come centro commerciale e bancario internazionale per diversi paesi asiatici, l’influenza cinese nel contesto culturale è relativamente ben sviluppata.

Coerentemente con altri Stati che stabiliscono relazioni con la Rpc, la Cina ha lanciato un Istituto Confucio presso l’Università di Panama a Panama City, una delle istituzioni pubbliche più influenti del paese. Con l’aiuto del reclutamento tramite l’Istituto, l’organizzazione cinese di promozione e finanziamento della cultura Hanban ha fornito borse di studio per studenti che studiano nella Rpc. Nel 2018, a seguito del cambiamento nelle relazioni tra i due paesi, il governo cinese ha offerto otto borse di studio di questo tipo a studenti panamensi per studiare a Shanghai. Dalla formazione di questa partnership, si stima che almeno 200 studenti panamensi abbiano studiato in Cina. La pandemia ha interrotto molti programmi, ma dovrebbero ricominciare presto. Nel febbraio 2021, ad esempio, il governo cinese ha ricevuto domande di borse di studio per un programma di master biennale in studi marittimi.

Oltre all’Istituto Confucio, è prevista la costruzione di un nuovo centro culturale cinese a Bocas del Toro e un altro nella città di David, sebbene il collegamento formale di entrambi i centri all’Istituto Confucio e al governo cinese non sia chiaro.

Come praticamente con tutti i paesi che intrattengono relazioni con la Rpc, il governo cinese ha contattato Panama nelle prime fasi della pandemia con una serie di donazioni altamente pubblicizzate per aiutare la risposta al Covid. Entro aprile 2020, il governo cinese aveva donato un modesto quantitativo di dispositivi sanitari: 5mila kit di test, 2mila maschere, 3mila flaconi di disinfettante e 6mila guanti, tra gli altri articoli. Al contrario, aziende cinesi come Alibaba e Huawei, per le quali Panama è un importante partner commerciale, hanno donato 100mila maschere, 10.080 kit di test, 5mila ventilatori e 49mila maschere, tra gli altri articoli. A maggio, tuttavia, l’ambasciata cinese aveva aumentato il coordinamento dei beni donati dalle sue società.

Le donazioni cinesi alla fine sono arrivate a includere un sistema di telecamere di rilevamento del calore e altre apparecchiature elettroniche, inclusa una donazione di maggio 2020 di un sistema con telecamere Hikvision. Con il consenso del governo di Cortizo, le donazioni cinesi includevano telecamere di rilevamento del calore installate all’interno dell’aeroporto internazionale di Tocumen, del ministero della Pubblica Sicurezza, del ministero della Salute e dell’Ufficio della First Lady; tutte queste donazioni sono state fatte in nome del sostegno alla lotta contro Covid-19.

Tuttavia a differenza di oltre la metà dei paesi dell’America Latina, Panama non ha scelto di utilizzare i vaccini prodotti dalla Cina come Sinovac, Sinopharm o CanSino nel suo piano di risposta del governo alla pandemia ma ha stipulato contratti di vaccinazione con Pfizer, AstraZeneca, Russia (Sputnik V) e il programma Covax dell’Oms.

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