L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 1 ottobre 2022

Assistiamo alla morte programmata di ogni ragionevolezza ma arriva la guerra igiene del mondo e spazza via la narrazione dell'emergenze in continuo

I topolini sulla ruota della grande crisi



La spiacevole sensazione di essere topolini sulla ruota che corrono e corrono senza poter andare né avanti né indietro credo stia prendendo alla gola persino i più tetragoni “tuttobenisti”. convinti della intima benevolenza del potere e soprattutto terrorizzati dalla prospettiva di dover abbandonare questa comoda visione delle cose. Del resto siamo in effetti in una sorta di strada senza uscita: se volessimo riassumere la situazione in poche, ma forti parole occorre prendere atto che l’accelerazione del paradigma dell’emergenza ha uno scopo tanto semplice, quanto nascosto: mascherare il collasso socioeconomico del capitalismo finanziario e dunque anche il collasso delle élite nordamericane che lo hanno cavalcato senza ritegno. Il fatto che si disponga ormai di solide prove della presenza del coronavirus un anno prima della dichiarazione della pandemia e che persino la Missione internazionale dell’Ocse abbia riconosciuto le massicce violazioni del cessate il fuoco da parte delle truppe ucraine, dimostrano come tutto sia stato in qualche modo costruito per far saltare il banco ed evitare che fosse il sistema stesso a essere messo dotto accusa. Ecco perché assistiamo alla morte programmata di ogni ragionevolezza: mentre continuano a dirci che la crisi in arrivo è il risultato di avversità globali che hanno colto di sorpresa il mondo ( da Covid-19 a Putin-22), è vero il contrario, ovvero è il crollo dell’economia la causa di questi “disastri”. Ciò che ci viene venduto come una minaccia esterna è infatti la proiezione ideologica dei limiti interni e della progressiva decomposizione della modernità capitalista. Quindi il “nemico” qualunque esso sia o venga costruito non è più progettato per legittimare l’espansione dell’Impero, ma al contrario serve a mascherare il fallimento della nostra economia piena di debiti.

Dalla caduta del muro di Berlino, lo sviluppo del capitale, noto anche come globalizzazione, ha gradualmente eroso il potenziale del capitale stesso. La risposta a questo sviluppo implosivo è stata lo scatenarsi di emergenze globali che devono essere sempre più permanenti e tenute in vita da iniezioni sempre più grandi di paura, caos e propaganda. Ricordiamo tutti come tutto ebbe inizio all’inizio del millennio, con al-Qaeda, la “guerra globale al terrore” e la minuscola fiala di polvere bianca di Colin Powell. Sono seguiti i talebani, lo Stato islamico, la Siria, la crisi missilistica nordcoreana, la guerra commerciale con la Cina, il Russiagate e infine il COVID-19, in un crescendo di tensioni. Ora sembra incombere una nuova Guerra Fredda, o forse tiepida che si presenta come la madre di tutte le emergenze. Tuttavia ancora adesso sembra difficile sgretolare definitivamente l’illusione promossa dall’ideologia neo liberista di una crescita senza lavoro dentro un nuovo Eldorado capitalista sotto forma di bolla economica. In tale contesto di illusione, disorientamento, ignoranza attentamente coltivata e abulia intellettuale, è ovvio che le situazioni di emergenza non possono essere disinnescate ancorché sia abbastanza facile farlo: esse non sono che il trompe l’oeil che nasconde agli occhi l’edificio diroccato del capitalismo globalista nel quale il denaro fittizio è sempre più disaccoppiato dal valore mediato dal lavoro. Cioè dall’unica forma di valore reale

La crescita economica negli anni ’90 è stata alimentata da un “meccanismo di riciclaggio” in cui la domanda, il potere d’acquisto e la produzione di beni e servizi erano sostenuti da denaro (speculativo) contraffatto, l’economia reale non era più basata sul reddito da lavoro e sui guadagni, ma era guidata dalla speculazione sui prezzi delle attività finanziarie: mucchi di denaro fittizio senza sostanza di valore che sono andati crescendo in maniera esponenziale. secondo un circolo vizioso di pseudo accumulazione. L’attuale grottesca sopravvalutazione di tutte le attività a rischio (azioni, obbligazioni e immobili) suggerisce che le élite continueranno a utilizzare il loro potere politico per guadagnare tempo e ritardare lo scoppio di una bolla del debito che avevano iniziato a gonfiare anni prima che Covid e Putin diventassero capri espiatori delle crisi a catena che si susseguono, Rimane da capire come mai proprio la cultura di sinistra post moderna o post marxista o comunque la si voglia chiamare che avrebbe dovuto avere gli strumenti per comprendere il “momento storico ben prima che si arrivasse al disastro attuale, siano invece interamente coinvolta nella caduta verticale e per giunta aggrappandosi spesso a concezioni inconsistenti.

Ad ogni modo l’Ucraina ci fornisce un quadro preciso di questi meccanismi. Dietro la loro morale, i politici occidentali, sotto la pressione dei loro burattinai della finanza continuano a sabotare la diplomazia imponendo sanzioni alla Russia, pompando tonnellate di armi in Ucraina e fornendo miliardi di dollari in aiuti finanziari. A parte la convenienza parallela di loschi accordi di armi e denaro, l’obiettivo è quello di intensificare deliberatamente un conflitto che sta trasformando migliaia di persone in carne da cannone mentre alimenta le fiamme di una potenziale guerra nucleare. Come per il Covid, il paradigma della paura è essenziale per costringerci all’obbedienza psicologica. Quindi non c’è alcuno appello alla razionalità e alla giustizia o di buon senso che possa cambiare questa situazione, siamo noi che dobbiamo salvare noi stessi, mandando all’aria il piano di distruggere l’economia reale per permettere allo 0,1 e forse anche meno di sopravvivere all’implosione del sistema che ha creato.

Gli Stati Uniti fanno di tutto per attirare su se stessi odio e rancore

USA: dal Congresso richiesta di sanzioni contro l’Algeria
Di Redazione Arabia Felix
- 30 Settembre 2022



Per il suo acquisto di armi dalla Russia

Da Washington si registrano richieste di sanzioni nei confronti dell’Algeria per il suo acquisto di armi dalla Russia.

Il sito web ufficiale del Congresso degli Stati Uniti ha pubblicato il testo della lettera inviata da un gruppo bipartisan di 27 membri del Congresso degli Stati Uniti, guidato dalla deputata repubblicana Lisa McClain, al Segretario di Stato USA, Antony Blinken, nella quale si lancia l’allarme contro le crescenti relazioni dell’Algeria con la Russia, che costituiscono una minaccia per tutte le nazioni del mondo.

I firmatari della missiva hanno chiesto sanzioni immediate e significative contro i membri del governo algerino coinvolti nell’acquisto di armi russe, sottolineando che gli Stati Uniti devono inviare un messaggio chiaro al mondo che il sostegno a Vladimir Putin e ai barbari sforzi bellici del suo regime non sarà tollerato.

I soldati sionisti sono killer istituzionalizzati. Giornaliste, bambini ...

Israele uccide quattro palestinesi. La Cisgiordania ora è una polveriera

Inserito da Michele Giorgio | 29 Set 2022 | In evidenza, Medioriente




Un bambino palestinese di 7 anni, Ryan Suleiman, è morto durante un raid di soldati israeliani nella sua abitazione a Taqua (Betlemme). Il bambino si è accasciato al suolo ed è spirato per arresto cardiaco. In precedenza il ministero della sanità palestinese aveva riferito che era caduto dall’alto durante un inseguimento da parte dell’esercito israeliano.
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di Michele Giorgio –

Pagine Esteri, 29 settembre 2022 – Nel giorno dell’inizio, 22 anni fa, della seconda Intifada, l’esercito israeliano ha lanciato nel campo profughi di Jenin una delle sue operazioni più profonde e devastanti di questi ultimi mesi. Un attacco, in cui sono morti quattro palestinesi e oltre quaranta sono rimasti feriti, che rischia di far divampare un incendio nel nord della Cisgiordania dove in queste ore dominano rabbia e desiderio di rappresaglia. E anche di far vacillare ulteriormente l’Autorità Nazionale (Anp) di Abu Mazen schiacciata tra la pressione militare di Israele e le proteste della popolazione palestinese che chiede la fine della collaborazione di sicurezza con le forze di occupazione. Ciò mentre il pugno di ferro che Israele ha deciso di usare la scorsa primavera – dopo gli attentati in cui sono state uccise 18 persone a Tel Aviv, Bnei Brak, Hedera e Bersheeva – sta avendo il risultato contrario rispetto a quello che il governo e i comandi militari israeliani affermano di voler ottenere. Dopo circa 100 palestinesi uccisi in raid militari ormai quotidiani, dozzine di feriti e oltre 1500 arresti, non diminuiscono anzi si moltiplicano spari e attacchi contro le postazioni dell’esercito e gli insediamenti coloniali nella Cisgiordania occupata da 55 anni.


Le incursioni militari a Jenin, Nablus – le roccaforti della militanza armata – e altre città cisgiordane avvengono sempre di più spesso durante le ore di luce e non più solo di notte. Ieri le forze israeliane hanno circondato la casa della famiglia di Raad Hazem, responsabile dell’attentato di aprile a Tel Aviv in cui rimasero uccisi tre israeliani, e sparando un missile anticarro contro di essa hanno ucciso suo fratello e altri due palestinesi: Abed Hazem, Mohammed Abu Naaseh e Mohammed Alona. Il quarto ucciso, Ahmed Alawneh, è stato colpito alla testa da un cecchino mentre combatteva in strada. Una foto diffusa da palestinesi sui social mostra uno dei cadaveri all’interno della casa annerita dall’esplosione su cui soldati israeliani avrebbero scritto la parola «Fine». Almeno 44 persone sono rimaste ferite durante gli scambi di raffiche di mitra andati avanti per oltre un’ora. Due dei feriti sono stati colpiti al petto e ieri sera erano in condizioni disperate. Testimoni hanno raccontato di scene che non si vedevano dalla seconda Intifada.

«Non esiteremo né saremo dissuasi ad agire contro chiunque tenti di colpire i cittadini israeliani o le nostre forze di sicurezza», ha commentato il primo ministro Yair Lapid. Ma il raid ha creato una situazione esplosiva. Tutti i partiti e movimenti palestinesi, incluso Fatah di Abu Mazen, hanno proclamato un «giorno d’ira» e uno sciopero generale in tutta la Cisgiordania e a Gerusalemme Est. Sono scoppiati scontri un po’ ovunque tra soldati e dimostranti. I palestinesi inoltre denunciano un attacco di coloni. Più l’esercito israeliano lancia i suoi raid, più le immagini degli uccisi girano su Tik Tok e altri social e più si ingrossano i ranghi della Fossa dei Leoni, il gruppo armato guidato fino a due mesi fa da Ibrahim Nabulsi ucciso a Nablus, considerato un eroe della resistenza palestinese.

Trema l’Anp che Israele ormai non considera più un «partner per la sicurezza» ma soltanto una autorità amministrativa incaricata di fornire servizi alla popolazione palestinese. Nabil Abu Rudeina, il portavoce di Abu Mazen, ha accusato Israele di non rispettare la vita dei palestinesi «e di compromettere la sicurezza e la stabilità con la sua politica». Ha aggiunto che «Israele chiede calma e stabilità mentre pratica tutte le forme di escalation, uccisione e distruzione». Le parole non bastano più alla popolazione palestinese che vede nei rapporti dell’Anp con Israele il punto di debolezza della leadership di Abu Mazen, priva ormai di consenso e credibilità.

Obiettivo della FED era esportare RECESSIONE . Sapeva perfettamente che creare con un clic miliardi e miliardi di dollari avrebbe importato inflazione che avrebbe dato l'alibi per alzare i tassi d'interessi e mandare a carte e quarantotto soprattutto le economie che hanno come riferimento il dollaro. No gli Stati Uniti non sono amici e producono guerre illimitate. Ricordiamo sempre che sono stati gli unici a sganciare atomiche su due città inermi ed inutilmente: Hiroshima e Nagasaki. Il loro cinismo è bestiale

Creare Moneta dal Nulla è stata illusione di Onnipotenza
Banche Centrali alle prese con Inflazione, tassi di Cambio, Debiti pubblici e Recessione

30 settembre 2022
Guido Salerno Aletta
Editorialista dell'Agenzia Teleborsa


In troppi si sono illusi della onnipotenza delle Banche Centrali, capaci di creare moneta dal nulla, solo liquidità, semplice strumento: non è Ricchezza, e meno ancora è Capitale in grado di produrne. Comprando titoli di Stato già circolanti sul mercato, oppure prestando nuova moneta a medio termine al sistema bancario, come ha fatto la BCE con i T-LTRO, le banche Centrali hanno solo offerto strumenti idonei a tramutarsi in nuovi investimenti, oppure in nuovo credito. La nuova liquidità, altrimenti, sarebbe rimasta inoperosa, come spesso è rimasta ferma, a ciondolare tra un deposito e l'altro.

Al collasso della fiducia derivante dalla Grande Crisi Finanziaria Americana del 2008, prontamente doppiata a partire dal 2010 dai default bancari e dei debiti sovrani in Grecia, Irlanda, Portogallo e Spagna, si è risposto con immissioni di nuova moneta, che consentiva di aumentare la domanda degli asset caduti a valori irrisori per via delle vendite sui mercati.

Si pompava liquidità, si dava valore con questa nuova domanda, ad asset già esistenti. E, naturalmente, si creava la opportunità di investimenti.

L'acquisto dei titoli di Stato da parte delle Banche Centrali, per importi ampiamenti superiori alle nuove emissioni nette di debito, ha creato una pressione inverosimile sui rendimenti, portandoli in Europa a tassi anche nominali negativi.
Il biennio di pandemia ha fatto replicare, nel biennio 2020-2021, lo stesso paradigma: liquidità a manetta, che ha vagato inoperosa in attesa di occasioni di lucro. I tassi di interesse sono rimasti a livelli infimi.

La repressione finanziaria che ne è derivata azzerando i rendimenti o rendendoli negativi in termini reali per oltre un decennio, dal 2008 al 2020, ha favorito i debitori a discapito degli investitori, rallentando però anche il ciclo degli investimenti produttivi. Questo è stato il primo inconveniente: la liquidità ha preso decisamente la strada della speculazione, comprando futures di materie prime, di prodotti agricoli, di prodotti energetici (questo già succedeva, diciamo che c'è stata un'accelerazione incredibile)

Alla ripresa, nei primi mesi del 2021, i nodi sono venuti al pettine: il risparmio accumulato inoperosamente si è tramutato in nuova domanda e l'offerta ha catturato il mercato aumentando i prezzi (inflazione). L'onda lunga dei sostegni pubblici precedenti, volti a far superare la crisi economica derivante dalla epidemia, ha contribuito a sostenere la domanda ed a far aumentare i prezzi.

La Federal Reserve americana, per contrastare l'inflazione interna, ha preceduto tutte le altre banche Centrali aumentando i tassi di interesse: questa decisione ha avuto una immediata ripercussione negativa sul mercato dei capitali, attratti dagli impieghi in dollari, e dunque su quello dei cambi mandando a picco l'Euro, lo Yen e la Sterlina, tanto per citare le valute principali. Un meno 20% in un anno rispetto al dollaro, a cominciare dalla primavera del 2021, ha creato enormi problemi in termini di inflazione imbarcata per via dei maggiori costi all'importazione.
Alzare i tassi di interesse è difficile, tanto in Europa che in Giappone e pure in Inghilterra: ma se non si alzano, i capitali fuggono verso il dollaro.

Come se non bastasse, la crisi energetica in Europa, e le prospettive di un inverno durissimo, hanno indotto il governo britannico a varare un piano monstre di sostegno all'economia: tutto finanziato a debito. Gli spread sui titoli di Stato britannici rispetto ai Bund tedeschi hanno superato quelli di Italia e Grecia, imponendo alla BoE di intervenire, comprando titoli sul mercato, per evitare un tracollo. E, nel frattempo, la sterlina era già caduta ai minimi storici rispetto al dollaro, come l'euro che ormai quota attorno a 0,96 quando era stato stabilmente attorno ad 1,20 per un decennio.

Alzare i tassi di interesse e drenare liquidità non serve a molto: i problemi dell'inflazione da prezzi all'importazione sono incontrollabili, i rapporti di cambio verso il dollaro collassano, i tassi di interesse sui debiti pubblici si impennano, la recessione si preannuncia sempre più pesante.

Banche Centrali alle prese con Inflazione, tassi di Cambio, Debiti pubblici e Recessione

Creare Moneta dal Nulla è stata illusione di Onnipotenza

Gli Stati Uniti sono i veri nemici degli europei ma gli euroimbecilli continuano a nascondere la testa nella sabbia

“Germania e Russia insieme sono l’unica potenza che può minacciare gli Stati Uniti”

Maurizio Blondet 30 Settembre 2022

Un mio articolo del 2015 cheh spiegava tutto

titolo originale
Il nostro vero nemico è il grande alleato. La prova definitiva
Maurizio Blondet 20 Aprile 2015 

«Per gli Stati Uniti la paura primordiale è il capitale tedesco, la tecnologia tedesca, unita con le risorse naturali russe e la manodopera russa: è la sola combinazione che ha fatto paura agli USA per secoli»: così George Friedman, il fondatore del centro di analisi strategiche Stratfor, nel discorso che ha tenuto presso il Council on Foreign Relations il 4 febbraio, e di cui pubblichiamo qui il video con la nostra traduzione integrale (dal parlato inglese). Vale la pena di mostrarlo con la dovuta attenzione, perché merita la più ampia diffusione.

Friedman, che è un ebreo nato a Budapest nel 1946, è un uomo dello ‘Stato profondo’ americano-militarista: docente all’US Army War College, studioso alla National Defense University e alla RAND (il megafono del sistema militare-industriale), esprime qui con inaudita franchezza la strategia che seguirà Washington per mantenere il predominio mondiale. In questa strategia, l’Europa è una pedina, e uno strumento, di cui Friedman parla con infinito disprezzo. L’arma usata, sarà la destabilizzazione: in Ucraina è ciò che abbiamo già fatto in Afghanistan. Abbandoniamo ogni velleità di instaurare la democrazia; una volta destabilizzato il Paese, noi abbiamo compiuto il nostro lavoro… vale la pena di ascoltarlo. E di osservare il suo freddo sorriso, o rictus, mentre espone il programma.

Ecco quel che Friedman dice per sommi capi:
– L’Europa non esiste.– Soltanto l’integrazione Germania-Russia può minacciarci, non lo permetteremo (1).

– Per questo sosteniamo Kiev.

– L’esercito di Kiev è il nostro esercito, tant’è vero che diamo medaglie ai loro soldati.

– Noi stiamo posizionando armi in tutti i paesi dell’Est europeo, approfittando della loro russofobia.

– Ovviamente agiamo al difuori del quadro della NATO.

– Il nostro scopo: stabilire un cordone sanitario attorno alla Russia.

Noi possiamo invadere ogni paese del mondo, mentre nessun paese può invaderci.

– Tuttavia, non possiamo occupare l’Eurasia; la tattica è fare in modo che i paesi si dilanino tra loro.

– Per la Russia, lo status dell’Ucraina è una minaccia esistenziale.

– «È cinico, è amorale, ma funziona».

– L’obiettivo non è vincere il nemico, ma destabilizzarlo.

– La destabilizzazione è il solo scopo delle nostre azioni estere. Non instaurare la democrazia; quando abbiamo destabilizzato un Paese, dobbiamo dirci: «Missione compiuta», e tornare a casa.

– La nostra incognita è la Germania. Che cosa farà? Non lo sa nemmeno lei. Gigante economico e nano politico, come sempre nella storia.

– «L’Europa subirà la stessa sorte di tutti gli altri Paesi: avranno le loro guerre. Non ci saranno centinaia di milioni di morti, ma l’idea di una esclusività europea, a mio avviso, la porterà a delle guerre. Ci saranno dei conflitti in Europa. Ce ne sono già stati, in Iugoslavia ed ora in Ucraina.

Il sito Saker mette a confronto questo programma con ciò che ha detto Vladimir Putin nella lunghissima diretta tv del 6 aprile, a cui ha risposto alle domande del pubblico russo:

– La Russia non aggredisce nessuno, difende solo i suoi interessi.– Noi abbiamo due basi militari fuori della Russia, essi hanno più di mille basi nel mondo: e saremmo noi gli aggressori? Dov’è il buon senso?

– Il bilancio militare del Pentagono è 10 volte maggiore del nostro, e siamo noi che conduciamo una politica aggressiva… Per caso siamo noi ad avere delle basi ai confini degli USA?

– Chi installa dei missili alla frontiera dell’altro?

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Il secondo risultato è che la Russia, visto che è vittima di ingiuste ritorsioni economiche in violazione delle norme del WTO, può esentarsi dalle regole del commercio internazionale dettate dallo stesso WTO. Il primo e più gravoso di questi condizionamenti è che il WTO vieta di favorire le industrie nazionali contro la concorrenza delle merci estere. L’embargo in corso obbliga la Russia ad accrescere la parte di produzione nazionale nelle proprie industrie e altre attività economiche; se ben usata, può essere l’occasione insperata per rinforzare il proprio sistema industriale al parziale riparo dalla competizione estera, con misure di protezione che non sarebbero state accettate dalla «comunità internazionale» né dalla propria popolazione. Le sanzioni stanno provocando difficoltà; ritardano i rammodernamenti che erano già in corso (grazie alle industrie tedesche), per cui in pochi anni Mosca avrebbe potuto cominciare a produrre per il mercato merci «di qualità tedesca» nei settori dove ha prodotti di punta (nati per motivi militari) che è incapace di imporre globalmente: chimica, farmaceutica, turbine, chips, opto-elettronica e micro-elettronica, software indipendente (dalla porte posteriori NSA) eccetera (per un’esposizione dei progetti e delle possibilità di eccellenza della Russia si veda qui).

Insomma ha l’occasione di attivare quelle politiche industriali di cui noi europei – vassalli vili e stupidi – ci siamo lasciati spogliare totalmente: dalla svalutazione resa impossibile dall’euro, fino al controllo dei cambi e di opporsi alla fuga dei capitali, misure tradizionali per secoli di qualunque Governo sovrano, ed oggi proibite dal Trattato di Lisbona, come il WTO ci proibisce di difendere le nostre industrie invase e devastate da merci sottocosto. Mentre noi ci lasciamo annodare al collo l’ultimo nodo scorsoio: il TAFTA, il trattato transatlantico, con cui ci assoggetteremo alle normative statunitensi persino per quel che mangiamo.

L’Europa dunque affonda nella crisi (provocata dalla finanza USA e dal suo capitalismo terminale) affondando nel vassallaggio a Washington; complice servile delle sanzioni, perde la grande occasione di sviluppo dell’economia russa – che è un compito immenso, che avrà bisogno di enormi finanziamenti e dunque di investimenti esteri colossali, a cui ahimè provvederà la Cina. E in compenso, da Washington cosa ottiene? Progetti di destabilizzazione e di guerre al suo interno, come promette Friedman.

Vale per noi il detto di Plotino: «Che i vili sian governati dai malvagi – è giusto».

Quanto all’America, e al suo destino storico e metastorico, dovrebbe paventare un altro detto: se sono detti «Beati i costruttori di pace», quale maledizione incombe su tali anticristici seminatori di discordie e suscitatori geopolitici di odi e violenze?

1) Nel 1939 il Council on Foreign Relations di Rockefeller, diretto allora da Isaiah Bowman, raggiunse la stessa conclusione: dopo un accurato studio dei rapporti commerciali dell’intero pianeta, stabilì che l’Europa continentale (con la Russia integrata alla Germania) avrebbe costituito un «blocco autosufficiente», ciò che era contrario all’interesse nazionale, in quanto mega-corporations americane avevano bisogno di «libero accesso ai mercati e alle materie prime» di quella parte del mondo. Fu costituito un War and Peace Studies Project (con un centinaio di avvocati, industriali, politici, diplomatici, banchieri) che con forti finanziamenti (la sola Rockefeller Foundation diede 300 mila dollari di allora), delineò un intero progetto per far entrare in guerra gli USA, e costituire nel dopoguerra un nuovo ordine mondiale: il FMI, la Banca Mondiale furono già concepiti allora. Presentati a Roosevelt, i risultati dello studio lo convinsero ad entrare nel conflitto contro la Germania e il Giappone.

– Noi vogliamo relazioni di uguaglianza con l’Occidente, in accordo coi nostri interessi nazionali.

le opinioni- e le persone fisiche – di migliaia di scienziati oppositori dell’ideologia del cambio climatico con ragioni e competenze di grande spessore, vengono schernite, sottoposte ad attacchi mediatici, escluse dagli spazi pubblici, espulse dal contraddittorio.

L’ecologismo radicale nemico della civiltà
Maurizio Blondet 30 Settembre 2022

di Roberto PECCHIOLI

L’ecologismo radicale è tra i cespugli più insidiosi dell’albero ideologico progressista. Parte di esso è promosso e finanziato dalle centrali oligarchiche e dalle fondazioni dei miliardari sedicenti filantropi, il che la dice lunga sui suoi veri fini. Un ben oliato meccanismo diffonde mezze verità e alimenta paure irrazionali- assai diffuse tra i giovani, la generazione-Greta, sino a conseguenze patologiche- al fine di realizzare con il consenso e la spinta dell’opinione pubblica enormi piani di ristrutturazione dei modelli di sfruttamento del pianeta, ponendo il costo a carico delle masse plaudenti.

Nel frattempo, la natura fa il suo corso e – ostinata- non segue i dogmi ideologici ambientalisti, in particolare quelli relativi al riscaldamento globale. L’Antartide ha aumentato la sua gelida superficie ghiacciata rispetto all’ultima misurazione; dopo un’estate assai calda, nel nord Europa le nevicate sono arrivate in anticipo e con singolare abbondanza. L’altro dogma – una sorta di Corano laico- riguarda la responsabilità del riscaldamento globale attribuita senz’altro all’ anidride carbonica rilasciata dalle attività umane. In termini raffinati, l’origine antropica dei cambiamenti climatici.

L’Homo sapiens spinge la sua tracotanza sino a credersi autore di tutto, anche dei fenomeni di lungo periodo della biosfera, che non si possono valutare con il metro della nostra breve esistenza e dei modelli economico-sociali. L’ecologismo radicale è professato soprattutto da persone che giudicano la realtà con la lente deformante dell’informazione di sistema, ignorando che essa è di proprietà degli stessi soggetti che promuovono le campagne “climatiche”. Inconsapevolmente si trasformano in nemici della verità in nome dell’ideologia, finendo per diventare avversari della civiltà in cui vivono.

Il cambiamento climatico esiste da almeno un miliardo di anni, in cui si sono alternati periodi di glaciazioni e altri di riscaldamento. Attorno alla fine del XVII secolo della nostra era – un soffio rispetto ai miliardi di anni del pianeta- è iniziata la Piccola Era Glaciale. Gli annali ricordano la glaciazione del Mar Baltico, la fine di coltivazioni come la vite e l’ulivo in molte aree. La piccola glaciazione si protrasse per due secoli, dopodiché il clima si è nuovamente riscaldato, o reso più mite. La causa fu di origine astronomica, una diminuzione dell’attività solare tra la metà del XVII e l’inizio del XVIII conosciuta come “minimo di Maunder”. Secondo molti, i due secoli della Piccola Era Glaciale furono i più freddi degli ultimi diecimila, corrispondenti, più o meno, all’uscita dell’homo sapiens dalla preistoria e all’ingresso in quella che chiamiamo storia.

Di che parlano dunque, gli ecologisti radicali e i loro interessati suggeritori? Ciò non toglie, ovviamente, che un certo riscaldamento si stia verificando e che le emissioni di CO2 siano in aumento. Molti scienziati non asserviti al potere sostengono che l’aumento dell’effetto serra è dovuto per l’ottanta per cento all’acqua. Solo il restante venti per cento riguarderebbe il CO2 e questa percentuale sarebbe solo in parte riconducibile all’attività umana. Il dogma è tuttavia la responsabilità umana sia per il riscaldamento sia per l’effetto serra determinato dall’anidride carbonica. Per quanto poco esperti, ci sentiamo quindi di non prestare fede (fede è l’unico termine che si addice alle credenze dell’ecologismo radicale) alla dogmatica green.

Un importante articolo della filosofa Bérénice Levet apparso sul quotidiano tedesco Die Welt accusa l’attivismo ambientalista di basarsi su utopie e di agire come oppositore rivoluzionario della civiltà europea: un’impostazione ideologica in contrasto con l’idea tradizionale di protezione dell’ambiente che persegue “stabilità, durata e continuità”.

Un’ecologia coerente e consistente preserva la natura senza sacrificare le persone e soprattutto, afferma la Levet, preserva la cultura. L’ idea è suggestiva e l’accusa all’ecologismo radicale pesante. La tesi è che gli attivisti ambientalisti utopici agiscono nel contesto di un più ampio movimento di sinistra radicale, condividendone la posizione rivoluzionaria e la volontà di “decostruzione” della civiltà. Per loro la tutela dell’ambiente è solo un alibi, un pretesto per distruggere la cultura europea. Sono caratterizzati da un disgusto per lo stile di vita europeo e rifiutano la civiltà che lo ha prodotto, “in cui vedono solo dominio e super sfruttamento” e una “grande impresa per la produzione di vittime”. Inoltre, “si prendono gioco della lealtà e della solidarietà delle persone con i loro costumi, tradizioni e paesaggi”.

Il risultato è un nichilismo sfociato in diversi casi di danneggiamento di opere d’arte da parte di attivisti ambientali. Uno dei movimenti più attivi è Extinction Rebellion, che si presenta però come non violento. Non si può pretendere di aver cura della natura e contemporaneamente calpestare il legato dei secoli, continua la filosofa, che osserva come attraverso tali condotte gli attivisti enfatizzino il loro rifiuto di responsabilità per la civiltà storicamente costituita. Sono dunque fiancheggiatori e talora ultrà della dilagante cultura della cancellazione. Condividono inoltre con la sinistra più radicale la volontà di farsi banditori di una nuova umanità, da creare attraverso “le più forti misure di coercizione”. Le vicende degli ultimi anni, con la libertà conculcata, modi e abitudini di vita terremotati dalla crisi pandemica ed energetica e dalla progressiva imposizione di abitudini alimentari estranee alla specie (alimentazione umana a base di insetti) danno ragione alla Levet. Soprattutto, allarma la concezione della persona, “puro materiale umano plasmato dall’ideologia.” L’umanità a cui aspirano “non è vincolata a ad alcuna comunità storicamente costituita” ed è modellata/manipolata attraverso un sistema educativo completamente ridisegnato, che prescinde dalla trasmissione della conoscenza, del passato comune e delle grandi opere dello spirito. Al posto della “vecchia” cultura la scuola tende a formare generazioni di attivisti che si oppongono alla civiltà europea in quanto “oppressiva con le donne, le minoranze sessuali ed etniche”. Tutti i salmi progressisti finiscono in gloria, qualunque sia il movente iniziale sottostante. L’ambientalismo radicale risulta un epifenomeno dell’articolato movimento di distruzione della civiltà europea dall’interno. Il modus operandi è lo stesso degli altri filoni “woke”: la volontà tenace di cancellare – insieme con le visioni cui si oppongono- anche chi le sostiene, escludendoli dal dibattito come indegni e malvagi. In effetti, le opinioni- e le persone fisiche – di migliaia di scienziati oppositori dell’ideologia del cambio climatico con ragioni e competenze di grande spessore, vengono schernite, sottoposte ad attacchi mediatici, escluse dagli spazi pubblici, espulse dal contraddittorio. Oltreché private delle cattedre e allontanate dai circuiti di potere e guadagno. Il radicalismo green, con l’intimidazione, ma anche il silenzio, il conformismo e la mancanza di coraggio degli avversari, rende assordanti e univoche le sue grida, come se non esistesse nella società nessun’altra visione. Le sue richieste “ideologiche e moralizzanti” (entro una moralità capovolta) “impediscono ai politici da prendere decisioni razionali, ad esempio sul tema dell’energia nucleare.” Questo punto è assai controverso, ma le negazioni di principio impediscono che la discussione avvenga su basi razionalmente fondate. Fu lo storico e filosofo francese Bertrand de Jouvenel, alla fine del secolo passato, a porre la questione nei termini corretti: l’uomo occidentale ha stretto un patto millenario con la terra, che deve essere rinnovato in base alle esigenze di un tempo del tutto diverso dai precedenti. La cornice, per Jouvenel, deve essere “la chiara coscienza della fragilità, vulnerabilità e bellezza che ci è stata affidata”. Bérénice Levet ha elaborato la sua critica all’attivismo ambientalista utopico in un’opera pubblicata nell’anno corrente, L’ecologie ou l’ivresse de la table rase (L’ecologia o l’ebbrezza della tabula rasa), una forte denuncia del “totalitarismo verde” e insieme l’appello per un’ecologia “dei sensi e della gratitudine”. L’ecologia ha conquistato gli spiriti degli occidentali. Tuttavia, per come si incarna oggi nei Verdi, in certi esponenti di estrema sinistra e soprattutto nei movimenti militanti (animalisti, antispecisti, vegani, “zadisti”) è impegnato in una vasta, furiosa e fatale impresa di decostruzione delle nostre società. Il termine zadisti nasce dall’acronimo francese ZAD (zone à defendre) e indica gli attivisti ambientalisti che occupano luoghi o proprietà altrui e le utilizzano per svilupparvi progetti politici o sociali. La nuova ecologia radicale peraltro, è altra cosa rispetto all’ ecologia profonda teorizzata dal norvegese Arne Naess, che si basa su un sistema di valori ecocentrico, poco compatibile con i movimenti ecologisti “politici”. Nell’analisi della Levet, l’ambientalismo reale- ancorato a suggestioni e convinzioni comuni all’intera sinistra radicale e alla cultura nichilista dei “risvegliati” (woke) – è più interessata a modificare comportamenti e mentalità, convertire anime e rimodellare la nostra immaginazione e i nostri sogni che a preservare ciò che deve essere preservato dell’ambiente di cui siamo utenti e custodi. Fuoriuscire dalle nostre civiltà sarebbe, per le anime belle verdi, la via della salvezza. Da qui la porosità ideologica e le alleanze con il femminismo dell’intersezionalità, con settori dell’Islam politico, e con l’intero caravanserraglio di una sinistra orfana, in cerca d’autore da trent’anni. Un altro millenarismo utopico che trascina all’ebbrezza della tabula rasa e della rigenerazione dell’umanità, una tentazione ricorrente in tempi di incertezza e di eclissi dei principi. Bérénice Levet analizza e denuncia questo grande regolamento di conti e propone un approccio ambientalista diverso, un’ecologia dei sensi fondata sulle persone, le loro esperienze, i loro radicamenti identitari, le loro lealtà, il loro bisogno di continuità e stabilità, disposizioni dell’anima derise dagli ecologisti ufficiali. Un libro prezioso soprattutto perché provvede a smentire un luogo comune difficile da sradicare, il disinteresse del pensiero conservatore per le tematiche ambientali. Facile ricordare l’impegno della Nouvelle Droite, di Alain De Benoist e, in Italia, la pubblicistica legata ai G.R.E. (Gruppi di Ricerca Ecologica), ma il problema è sfondare il muro di un establishment ambientalista ufficiale schierato altrove che chiude inesorabilmente gli spazi. Ma dobbiamo anche rilevare l’indifferenza e il fastidio rispetto ai temi ambientali dei terminali politici della destra ufficiale. Appiattiti sullo “sviluppismo” a ogni costo, sulla crescita illimitata, concentrati ciecamente sulla curva del PIL, negano o minimizzano la portata di scelte devastanti per il pianeta. Anche su questo versante, gratti il conservatore e trovi il liberale. Pure, le questioni di ecologia e sostenibilità sono di fondamentale importanza per l’esistenza di una comunità. Utilizzando l’esempio di diverse civilizzazioni estinte, il geografo Jared Diamond ha mostrato che lo sfruttamento eccessivo delle risorse o un rapido cambiamento delle condizioni ambientali, è stato un fattore decisivo del loro collasso. Queste problematiche giocano un ruolo crescente nel dibattito pubblico. Ciò genera la consapevolezza che queste società vivono sempre più nella dissipazione, consumando risorse che non possono mantenere e rinnovare a sufficienza.

La visione del mondo tradizionale europea vede le persone come portatrici di un’eredità da trasmettere intatta alle generazioni future, principio che si adatta perfettamente a un corretto rapporto tra l’uomo e il suo habitat naturale. Considera inoltre le persone custodi dei fondamenti naturali e culturali della vita comunitaria. E’ una visione del mondo basata su una comprensione olistica dell’ecologia, orientata alla protezione di tutti i fondamenti della vita, individuali e comunitari, compresi i pilastri spirituali e culturali.

Dal punto di vista della dottrina sociale cristiana, papa Benedetto XVI accolse con favore il dibattito sull’ecologia poiché la ricerca della sostenibilità, della persistenza della comunità e l’attenta gestione dei beni materiali, intellettuali e culturali, è una parte fondamentale dell’impegno per il bene comune, asse centrale dell’azione politica.

Purtroppo mancano validi interpreti della declinazione umanistica e conservatrice del pensiero ecologico, nato originariamente in Germania in quella tradizione, come dimostrano i fratelli Juenger e altri esponenti della Rivoluzione Conservatrice. Il grande intellettuale britannico Roger Scruton trovava addirittura scioccante che il mondo conservatore non avesse “ riconosciuto come propria la causa della protezione dell’ambiente, avvelenato dall’ascesa del pensiero economico nei politici moderni, interessati a formare alleanze con chi ritiene inutili e superati gli sforzi per preservare l’ambiente”.

Uno storico errore, un fatale fraintendimento che lascia al materialismo, ai detriti postmarxisti e a un’anticultura nemica della creatura umana, uno dei temi decisivi della contemporaneità.


l'iniziativa politica e nelle salde mani di Mosca e l'Occidente diretto dagli anglosionististatunitensi e in affanno continuo, la loro azione politica più evidente e fallimentare sono gli atti di terrorismo sabotando il Nord Stream

Putin: “La soppressione dei valori morali assume caratteri di satanismo”

Maurizio Blondet 30 Settembre 2022

Dal discorso di Putin di accettazione delle repubbliche del Donbass nel seno della Russia

Il solo leader al mondo che ha la calma audacia di descrivere la corruzione marcia dell’Occidente come “satamismo”

: L’Occidente nega le norme morali, la religione, la famiglia. Vogliamo davvero che in Russia ci sia il “genitore numero uno, due, tre” invece di “mamma e papà” e che nelle scuole si impongano ai bambini perversioni che portano al degrado e all’estinzione, supponendo che ci siano alcuni generi, tranne le donne e gli uomini? Per noi questo è inaccettabile. Loro rinnegano i valori della volontà popolare, della famiglia, della religione, mentre molti popoli rifiutano un mondo unipolare e lottano per la propria sovranità

Il mondo è entrato in un periodo di trasformazioni rivoluzionarie. Abbiamo un futuro diverso, il nostro. La soppressione dei valori morali [dell’Occidente] acquista le caratteristiche del satanismo.

Altri passi:

– Gli ultimi leader sovietici hanno distrutto il nostro grande Paese. Hanno messo il popolo davanti a un fatto compiuto, non comprendendo le conseguenze. La decisione del 1991 non si basava sull’opinione del popolo

– Le persone che vivono a Lugansk, Donetsk, Kherson e Zaporozhye diventano nostri cittadini per sempre

– La Russia è pronta a tornare al tavolo delle trattative con Kiev, ma Mosca non discuterà i risultati dei referendum nei territori liberati

Voglio essere chiaro e che mi sentano a Kiev e in Occidente: Le persone che vivono nelle quattro nuovi regioni annesse alla Russia saranno cittadini russi per sempre. Siamo pronti al negoziato ma le quattro regioni sono Russia. L’Occidente è pronto a passare sopra tutto per mantenere il sistema neocoloniale che gli permette di depredare il mondo e raccogliere tributi dall’umanità.
L’Occidente sta perseguendo una politica di totale desovranizzazione nel mondo. Da qui la sua aggressione ai valori tradizionali e alla sovranità dei paesi. Distrugge interi stati che non accettano di cedere la loro sovranità
L’Occidente stampa dollari ed euro, ma non è possibile dare da mangiare a nessuno con la carta e con le menzogne, serve il cibo, l’energia. Quindi i politici stanno cercando di convincere i loro concittadini a mangiare di meno e a lavarsi di meno e a vestirsi di più per stare caldi in casa. E se qualcuno inizia a fare domande, viene etichettato come estremista
L’Occidente non vuole risolvere i problemi, non persegue un mondo giusto, ma l’obiettivo di continuare ad esercitare la forza affinchè possa mantenere la sua egemonia. Fin dalla prima guerra mondiale si sono viste le contraddizioni dell’Occidente, eppure la crisi economica che ne è derivata ha consentito al dollaro di posizionarsi come la moneta più potente al mondo
Chiedetevi ora dove arriva il grano ucraino. La risposta è verso i paesi europei, e solo una minima parte giunge ai paesi poveri. La volontà è di distruggere gli stati-nazione, gli europei stanno accettando sempre maggiori sanzioni contro la Russia nonostante siano consapevoli che gli Stati Uniti vogliono solo che si rifiuti il gas russo. Si inchinano al loro volere a costo di affamare i loro popoli. Fanno esplodere i gasdotti nel Baltico, chiudono gli impianti energetici. I mandanti sono gli Stati Uniti che con la forza tengono sotto ricatto l’Occidente, tramite le loro basi militari disseminate ovunque. E tutti i paesi che cercano di ottenere la loro sovranità energetica vengono considerati nemici degli Stati Uniti
Le sanzioni non bastano agli anglosassoni: sono passati al sabotaggio. Incredibile, ma è un dato di fatto. In effetti, hanno iniziato a distruggere l’infrastruttura energetica paneuropea. È ovvio per tutti coloro che ne traggono vantaggio.
Gli americani sono ipocriti, sono l’unico paese al mondo che ha usato l’arma nucleare per due volte, creando un precedente.
La dittatura delle élite occidentali diretta contro tutti i popoli del mondo. Compresa la popolazione degli stessi paesi occidentali. Il mondo è entrato in un periodo di trasformazioni rivoluzionarie. Abbiamo un futuro diverso, il nostro. La soppressione dei valori morali acquista le caratteristiche del satanismo. Il crollo dell’egemonia occidentale è irreversibile. L’Occidente nega le norme morali, la religione, la famiglia. Vogliamo davvero che in Russia ci sia il “genitore numero uno, due, tre” invece di “mamma e papà” e che nelle scuole si impongano ai bambini perversioni che portano al degrado e all’estinzione, supponendo che ci siano alcuni generi, tranne le donne e gli uomini? Per noi questo è inaccettabile. Loro rinnegano i valori della volontà popolare, della famiglia, della religione, mentre molti popoli rifiutano un mondo unipolare e lottano per la propria sovranità
Se considero la Russia la mia Patria, significa che amo in russo, contemplo e penso, canto e dico in russo, che credo nelle forze spirituali del popolo russo, il loro spirito è mio, il loro destino è il mio destino, il loro la sofferenza è il mio dolore, il suo sbocciare è la mia gioia

Tutti i paesi occidentali hanno ormai ceduto la loro sovranità agli Stati Uniti. Ormai non hanno più indipendenza

– La Russia è orgogliosa di aver sempre sostenuto tutte le lotte di liberazione dal colonialismo, dal razzismo dell’occidente e dall’apartheid. La Russia ha appoggiato in tutti i modi i popoli e i paesi che si sono opposti a quei crimini dell’occidente. E lo farà ancor
– Gli Stati Uniti, insieme agli inglesi, hanno ridotto in rovina le città tedesche, e questo è stato fatto con aria di sfida, senza alcun bisogno, per intimidire sia il nostro paese che il mondo intero.

– Finora, gli Stati Uniti hanno effettivamente occupato Germania, Giappone, Corea del Sud e allo stesso tempo li chiamano cinicamente alleati alla pari

– Sebbene sia noto che i loro leader vengono seguiti, installano dispositivi di localizzazione non solo nei locali ufficiali, ma anche in quelli privati

– Lo sviluppo di armi biologiche, esperimenti su persone viventi, li chiamano nobile ricerca medica

– È chiaro a tutti a chi conviene la distruzione del Nord Stream

– Le sanzioni non bastano per gli anglosassoni, sono passati al sabotaggio, anzi hanno iniziato a distruggere le infrastrutture comuni europee

– Le nazioni che ospitano basi militari statunitensi sono occupate dall’America, che le chiama partner mentre intercetta i loro leader

– L’occidente vuole vederci come una colonia, come una massa di schiavi senz’anima, anche utilizzando divisioni etniche

– Per loro, una minaccia diretta è la nostra visione del mondo, la nostra filosofia. Ecco perché attaccano i nostri filosofi

– Il mondo è appena entrato in un’era di trasformazione rivoluzionaria!

– L’ideologia occidentale vuole farci credere che esiste un terzo sesso e distruggere i nostri valori, non seguiremo questi valori

– Il dominio neocoloniale non sarà eterno. Un nuovo grande movimento anticolonialista si sta rafforzando

– Il crollo dell’egemonia occidentale è irreversibile. Oggi lottiamo affinché non venga mai in mente a nessuno che la nostra storia e cultura possano essere cancellate

La FED esporta RECESSIONE nel mondo, attraverso gli aumenti dei tassi d'interessi che rendono il dollaro forte e le materie prime, i debiti, i titoli di stato, più cari tanto da mandare in tilt il sistema le cui banche centrali in affanno e rincorsa aumentano frettolosamente i tassi d'interessi della propria moneta. Euroimbecilandia all'angolo impossibilitata di fare una politica monetaria per diciannove paesi con esigenze diverse e divergenti

Implodono i mercati finanziari globali. E l’Italia non ha niente da mettersi.
Maurizio Blondet 30 Settembre 2022

I mercati azionari globali sono crollati insieme ai portafogli obbligazionari sono crollati del 21% quest’anno. Di solito avviene il contrario: quando le azioni crollano, salgono le obbligazioni (essenzialmente titoli di Stato, debito pubblico, bonds, btp) perché gli speculatori li acquistano in massa per coprirsi dalle perdite azionarie.

Per esempio nella grande crisi Lehman del 2008, scrive Zibordi, “ totale della ricchezza finanziaria, investito in azioni e obbligazioni calò del -8,6% al massimo, perchè il crollo delle borse era compensato da un aumento di prezzo dei bonds (che sono anche di più..) nel 2022 invece calano tutti e la perdita è -18% finora (USA). Le percentuali però non danno veramente l’idea la perdita di valore di azioni e obbligazioni, titoli di stato in USA finora è di 57 mila mld (perchè valevano circa 230mila…mld) il PIL USA è 24mila mld”.

Dunque le perdite della finanza speculativa creativa, fuffa e aria, da sole sono più del doppio della prodotto interno americano,economia (più o meno) reale. La speculazione aveva creato e fatto creare dalle banche centrali titoli e “strumenti” per quasi dieci volte il Pil americano (i 230 mila miliardi di cui parla Zibordi): poiché titoli e strumenti finanziari speculativi hanno lo scopo di lucrare interessi dall’economia reale, è ormai evidente che “i mercati” si accorgono che il debitore che hanno indebitato per dieci volte l’economia reale, e dunque “perdono fiducia” nei titoli del debito pubblico, siano italiani o inglesi o americani. E non vogliono più prestare facilmente come prima agli Stati, nel momento in cui gli Stati stanno chiedendo “al mercato” centinaia di miliardi per attenuare la crisi energetica e la precedente crisi covid.

La Germania s’è portata avanti unilateralmente stanziando i 200 miliardi – a debito, ma dal fondo covid che aveva accumulato – per finanziare uno scudo economico per la crisi energetica. Mario Draghi e Meloni, poveretti, hanno emanato un comunicato sostanzialmente identico: “Non si deve fare da soli, la soluzione deve essere da Europa compatta e unita”. Poveri cocchi. Noi non possiamo fare altrettanto: ci punirebbero “i mercati”, ma soprattutto la BCE, perché è severissima con l’Italia per il suo “immenso debito pubblico”: Non a caso la banca centrale”europea” ha sede a Francoforte. Stamperà dal nulla i 200 miliardi per la Germania in cambio di titoli pubblici tedeschi; non sta,perà dal nulla per noi.


Il meloniano Crosetto esasperato: “La decisione della Germania conta più di tutte le parole critiche sull’Europa sentite negli ultimi 10 anni, perché è un atto, preciso, voluto, non concordato, non condiviso, non comunicato, che mina alla radice le ragioni dell’Unione”. Speriamo almeno questo: nel grande male della implosione dei mercati globali, imploda la UE. E le illusioni che ci tengono attaccati e ubbidienti servi ad essa. Già ora ognuno fa per sé, Olande a Norvegia lucrando miliardi dal rincaro del gas mentre condannano a morte le nostre industrie ed attività economiche italiane, che non possono funzionare con l’energia rincarata di 5 volte, e non abbiamo un governo capace di abbassarle come ha fatto la Germania. Né stampare moneta a man bassa dal nulla come ha fatto la Gran Bretagna, perché era “a rischio la stabilità finanziaria del Regno Unito” per le chiamate di margine, che avre bbero obbligato gli speculatori perdenti a ssvendere altre parti del loro portfolglio,, innescandoi un circolo vizioosodi vendite su vendite…. Vorrei ricordare che le industrie italiane sono quelle che esportando guadagnano i fondi con cui importiamo gas e petrolio…


Pateticamente europeista , come Draghii che ha emanato un lamento simile, povero competente di perstigio presso la UE

Il prezzo della “liberazione” nostra dipendenza dalla UE sarà altissimo. Ricordiamoci la profezia di Irlmaer, in Italia “le cose vanno selvaggiamente”.

Tutto avviene mentre nel mondo, scrive DWN,

I mercati finanziari globali stanno attraversando la correzione più brusca dalla crisi finanziaria globale del 2008. La causa è l’aumento dei tassi di interesse avviato dalla Federal Reserve statunitense, che ha prodotto la rivalutazione estrema del dollaro, il che aggrava la crisi per le altre valute. Da metà agosto, la valuta statunitense è aumentata del 5,5% . Ciò è in parte dovuto al fatto che la Fed sta alzando i tassi, ma anche perché gli investitori sono avversi al rischio.

In tutta l’Asia, gli stati stanno intervenendo per frenare la svalutazione delle rispettive valute. La Gran Bretagna questa settimana ha portato il petrolio a un soffio da una crisi finanziaria globale con politiche fiscali sconsiderate che sono state appena scongiurate dal pronto intervento della Banca d’Inghilterra . E mentre i rendimenti obbligazionari della zona euro sono in aumento, le nazioni indebitate del Sud sembrano più vulnerabili di quanto non lo siano dalla crisi del debito sovrano di dieci anni fa.

La causa principale dell’attuale caos sui mercati è sicuramente la politica dei tassi di interesse della Federal Reserve. La banca centrale prevede di aumentare i tassi di interesse a quasi il 4,5 per cento entro la fine dell’anno e ancora di più nel prossimo anno. Le prospettive per i tassi di interesse interessano l’intero sistema finanziario americano. Il costo dei mutui a 30 anni è quasi del 7%. I rendimenti delle obbligazioni spazzatura sono già superiori al 9%, il che ha causato il vacillare delle nuove emissioni di obbligazioni.

I banchieri negli Stati Uniti che hanno effettuato operazioni di leveraged buyout quando i rendimenti erano più bassi si trovano improvvisamente in rosso con centinaia di milioni di dollari. I fondi pensione statunitensi, che si sono tuffati in asset off-market opachi alla ricerca di rendimenti più elevati a tassi di interesse più bassi, stanno ora cercando di recuperare le perdite poiché i loro asset rischiosi si deprezzano rapidamente.

Problemi in Europa particolarmente gravi

Ma l’impatto finanziario della stretta monetaria della Fed è più forte al di fuori dell’America. Il forte rialzo del dollaro sta danneggiando gli importatori di energia, che hanno già lottato con l’aumento dei costi. La Cina ha risposto rendendo più difficile la vendita allo scoperto dello yuan, che il 28 settembre è sceso al minimo storico nei confronti del dollaro nel mercato offshore.

Anche India, Thailandia e Singapore sono intervenute sui mercati finanziari per sostenere le rispettive valute. Escludendo la Cina, le riserve valutarie dei mercati emergenti sono diminuite di oltre $ 200 miliardi nell’ultimo anno, secondo i dati della banca JPMorgan Chase. Questo è stato il declino più veloce degli ultimi due decenni.

Gli stati economicamente forti di solito sono in grado di resistere meglio alla forza del dollaro. Ma in questo momento potrebbero avere problemi ancora più grandi. Alcune delle valute peggiori finora quest’anno provengono dal mondo sviluppato. La Svezia ha aumentato i tassi di interesse di un intero punto percentuale il 20 settembre e ha comunque subito un calo della sua valuta rispetto al dollaro e all’euro.

Nel Regno Unito, l’aumento dei rendimenti dei titoli di Stato ha fatto ben poco per attrarre capitali esteri. La banca centrale coreana sta prestando riserve di valuta estera al fondo pensione nazionale in modo che acquisti meno dollari sul mercato aperto. In Giappone, per la prima volta in questo secolo, il governo è intervenuto a sostegno dello yen , sebbene la banca centrale sembri determinata a mantenere bassi i tassi di interesse.

Il dollaro forte sostiene gli Stati Uniti

Parte della spiegazione della pressione sulle valute dei paesi ricchi è che molte banche centrali non sono ancora state in grado di tenere il passo con l’inasprimento della Fed – e per una buona ragione, poiché le loro economie sono più deboli. La crisi energetica sta facendo precipitare l’Europa nella recessione . Corea del Sud e Giappone stanno subendo gli effetti del rallentamento economico cinese causato dalla crisi immobiliare e dalla politica zero Covid.

Un dollaro forte esporta il problema dell’inflazione americana negli stati economicamente più deboli. Possono sostenere le loro valute aumentando i tassi di interesse in linea con la Fed, ma solo a costo di una crescita ancora più lenta. La Gran Bretagna sta attualmente perdendo su entrambi i fronti. Da un lato, i mercati si aspettano che la Banca d’Inghilterra stabilisca i tassi di interesse più alti di qualsiasi grande paese ricco l’anno prossimo, dall’altro la sterlina è comunque scesa. Se la banca continua ad aumentare i tassi di interesse, il mercato immobiliare potrebbe crollare.

Anche l’economia statunitense, che quest’anno ha mostrato una relativa resilienza, è improbabile che sopravviva a uno shock sui tassi di interesse così grave come quello che ci attende. I prezzi delle case sono già in calo, le banche licenziano i dipendenti e FedEx e Ford, due precursori economici, hanno emesso avvisi di profitto. È solo questione di tempo prima che il tasso di disoccupazione salga. L’aumento dei tassi di interesse danneggerà l’economia reale e causerà molte sofferenze. Ed è esattamente ciò che i mercati finanziari globali prevedono attualmente senza mezzi termini”.

L’Occidente implode.

e gli euroimbecilli continuano a nascondere la testa nella sabbia, cosa fa fa enorme piacere agli anglosionististatunitensi che possono continuare a fare il loro sporco gioco di deindustrializzare Euroimbecilandia e impoverendo e facendo morire i popoli

L’Intelligence svizzera: non sottovalutate Putin, farà quel che dice

Pubblicato 20 ore fa
il 30 Settembre 2022


Il tenente colonnello svizzero Ralph Bosshard, un ufficiale dei servizi segreti dell’esercito in pensione che osserva da vicino la situazione ucraina ha pubblicato una breve analisi sul sito web tedesco NachDenkSeiten, il 26 settembre.

Scrivendo prima dei risultati dei referendum, Bosshard ha affermato che si sarebbero tenuti all’ombra delle tattiche terroristiche del governo ucraino.

«È probabile che la paura nelle aree colpite dal tribunale penale ucraino sarà grande se dovessero tornare sotto il controllo ucraino. I resoconti delle atrocità ucraine a Izyum, Balakliya e in altri luoghi non troveranno spazio nei media occidentali, probabilmente, ma in quelli russi».

Bosshard sostiene che una volta che le repubbliche saranno annesse alla Russia, diventeranno territorio russo e quindi un attacco contro di loro sarà un attacco alla Russia, cosa che aggrava il pericolo di una guerra nucleare.

«Le affermazioni dei circoli della NATO per cui la Russia è cauta nell’usare armi nucleari e si tirerà indietro sono puramente speculativi e in definitiva irresponsabili. L’Occidente potrebbe ancora star sottovalutando la determinazione della Russia».

Il tenente colonnello elvetico dice che una volta incorporate le regioni, «la Russia darà all’Ucraina alcuni giorni per ritirare le sue truppe dai nuovi territori russi, cosa che, ovviamente, una Kiev indignata rifiuterà. Ma la Russia difficilmente farà una richiesta del genere senza essere in grado di prendere contromisure. Vladimir Putin si è dimostrato in passato in grado di “mantenera la parola data” e non c’è motivo di credere che questa volta farà un’eccezione».

In quanto territorio russo, Putin sarà costituzionalmente in grado di schierare riservisti russi e, quindi, schierare una forza molto più ampia.

Nel prossimo periodo i riservisti appena mobilitati saranno riqualificati e dispiegato nelle repubbliche, mentre le truppe che sono lì da febbraio saranno ritirate per un periodo di riposo e futuro ridistribuzione.

«I piani della Russia per i prossimi mesi potrebbero assomigliare a questo» conclude il militare svizzero. «La Russia non ha poco tempo e ora cercherà di evitare perdite di personale, perché presto le truppe esperte saranno nuovamente necessarie. Vincere alcuni villaggi non giustificherebbe l’assunzione di grossi rischi, specialmente nell’oblast’ di Kharkov».

«Le richieste per l’avvio dei negoziati per il cessate il fuoco sono attualmente illusorie. Entrambe le parti in guerra stanno attualmente mostrando scarso interesse per questo. Certamente, il presidente russo Vladimir Putin ha discusso i suoi prossimi passi in Ucraina con i suoi partner nell’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai, e anche l’Iran è a bordo» ricorda Bosshard.

«Non importa come sarà il corso della guerra in Ucraina nelle prossime settimane e mesi, la rivolta degli sfavoriti nella politica mondiale continuerà. Guidare questo processo era probabilmente uno degli obiettivi principali della Russia».

venerdì 30 settembre 2022

L'intelligente Trus taglia le tasse e il mercato manda la sterlina in purgatorio velocissimamente è dovuta intervenire la Banca d'Inghilterra che ha dovuto stampare con un clic moneta creando chiaramente un corto circuito. Da una parte aumenta i tassi per combattere l'inflazione e dall'altra stampa moneta alimentandola

SPY FINANZA/ Europa e Uk, la silenziosa partita a scacchi con la morte sui mercati
Pubblicazione: 30.09.2022 - Mauro Bottarelli
Per i mercati negli ultimi giorni sono arrivati segnali preoccupanti da alcuni indicatori che fanno riferimento al Regno Unito e all’Europa

(LaPresse)

Avete presente la partita a scacchi con la morte ne Il settimo sigillo? Ecco, è quanto sta accadendo silenziosamente sui mercati. Lasciate stare indicatori eclatanti come gli indici azionari, i veri guai sono altrove. Come altri sono i canarini nella miniera da tenere sotto controllo, poiché i loro colpi di tosse da qualche giorno stanno diventando continui. E sempre più soffocati. L’epicentro? Nemmeno a dirlo, l’Europa. Intesa questa volta sia come Ue che come Regno Unito. E proprio da quest’ultimo è interessante partire, visto che mercoledì la Bank of England ha deciso di intervenire direttamente con acquisti di titoli a lungo termine per placare gli aumenti fuori controllo dei rendimenti sui Gilts, i titoli di Stato britannici. Di fatto, mandando in stand-by il processo di normalizzazione monetaria reso necessario da un’inflazione in doppia cifra e da una sterlina ai minimi storici assoluti.

Nel suo comunicato, la Banca centrale britannica parlava di significative disfunzioni nel mercato obbligazionario, tali da generare un rischio materiale per la stabilità finanziaria. Insomma, un qualcosa che non permetteva ritardi nell’intervento. E se questo grafico ci mostra come la decisione abbia generato un immediato calo di 40 punti base sul rendimento benchmark, stabilizzando anche il cross della sterlina, paradossalmente la variabile più preoccupante non è quella legata alla durata di quello che storicamente appare un effetto placebo, se non coordinato con altre Banche centrali, bensì il retroscena pubblicato dal Financial Times rispetto alla reale motivazione che sottendeva un intervento di natura così emergenziale. Ovvero, la rotta da kamikaze assunta negli ultimi giorni dai prezzi dei bond sovrani britannici, un asset noto per la sua stabilità, ma che mercoledì ha vissuto un inusuale balzo intraday del 14% degno di un Paese emergente, ha infatti generato a tempo di record richieste di coperture per i fondi pensione, i quali hanno visto erose le proprie posizioni difensive da inflazione e tassi di interesse in aumento e stavano per fronteggiare un effetto a valanga di margin calls.


Detta chiaramente, se la Bank of England non fosse intervenuta, il rendimento del Gilt decennale mercoledì mattina sarebbe potuto salire dal 4,5% a un potenziale 7%: a quel punto, il 90% dei fondi pensione britannici si sarebbe ritrovato senza collaterale. E spazzato via. Praticamente, la Lehman di Mr. Smith. Ingestibile. Soprattutto a fronte di una dinamica dei prezzi fuori controllo, cui il nuovo Governo ha opposto come ricetta un thatcheriano quanto controproducente taglio delle tasse. Che il mercato ha infatti salutato spedendo la sterlina in purgatorio. Il problema, ora, è quello del cortocircuito. Con la Bank of England in modalità Qe, dove andranno a finire le dinamiche dei prezzi?

Perché al netto di un mondo che crede al potere taumaturgico di idiozie come l’helicopter money, proseguire con i rialzi del costo del denaro e contemporaneamente espandere lo stato patrimoniale acquistando bond equivale a togliere l’acqua con il secchio da una piscina, mentre la si riempie con l’idrante. Insomma, questa volta lo tsunami finanziario ha sfiorato soggetti di mercato direttamente legati all’economia reale, piani di accantonamento che basavano la loro solidità proprio sul profilo risk-free del debito sovrano di Sua Maestà e sulla prudenza della Bank of England nel maneggiare la kriptonite monetaria.

E quanto appena accaduto Oltremanica apre scenari di riflessione anche sul Continente, soprattutto alla luce degli ultimi due giorni di febbre post-elettorale dello spread sul nostro Btp. Ma non basta. Perché quest’altro grafico ci mostra la seconda ragione che ha sotteso l’emergenzialità di quella mossa: stando a calcoli di Deutsche Bank, il 26% di tutti i mutui immobiliari britannici è governato da tassi variabili. I quali stavano per subire un drastico re-pricing.


Per intenderci, il giorno prima dell’intervento della Bank of England, Lloyds Bank offriva un tasso fisso a 2 anni al 4,95%, assumendo una ratio prestito su valore del 60-75% dell’immobile, livello che saliva al 5,29% nel caso di un loan-to-value del 90-95%. Di fatto, un tasso di affordability immobiliare così basso da aver pareggiato quello raggiunto durante il crash del 2008 e che si poneva solo a un paio di punti percentuali dall’abisso raggiunto a fine anni Ottanta. Ma se gli orfani di Sua Maestà piangono e non solo per il lutto reale, gli europei non hanno certo di che compiacersi. Se questo grafico mostra infatti come l’attuale sentiment dell’eurozona operi da proxy oscuro per le necessità di correzione al ribasso ulteriori dello Stoxx 50 prima di vedere la luce, a far paura realmente è altro. Per l’esattezza, il mercato obbligazionario.



E per una volta non è lo spread dei bond sovrani a far sudare freddo, stante una Bce che mentre alza i tassi in tutta fretta continua a espandere implicitamente il bilancio con il reinvestimento titoli del Pepp, pur mascherato da concambio fra core e periferia. A fare davvero paura è questo: stando a calcoli di Bloomberg, i costi di rifinanziamento del debito per le aziende europee, saliti al massimo storico.


La differenza che il comparto corporate deve pagare per vendere i propri bond comparato ai coupons da corrispondere sul debito esistente è infatti appena salita a 250 punti base, livello mai raggiunto da quando – nel 1998 – si è cominciato a tracciare la dinamica. In altre parole, le aziende devono pagare 2,5 milioni di euro in più per ogni 100 milioni di euro presi in prestito sul mercato. Il rischio? Una catena di default. I quali ovviamente partono da una base pressoché a zero, stante i costi di finanziamento inesistenti garantiti da un decennio di Qe sotto varie insegne. Ma che ora rischiano di subire un effetto palla di neve a causa del combinato fra crisi energetica e rialzo dei tassi di interesse. Non a caso, gli strategist di ING Bank calcolano che il tasso annuale di default nell’eurozona sia destinato a salire al 5,6% del totale da meno del 2% attuale.

E non basta: alla fine del 2021, l’indice di Bloomberg che traccia il comparto dei junk bond europei contemplava nella categoria distressed debt soltanto due titoli. Oggi sono circa 180, un quarto dei 750 totali. All’inizio di quest’anno, la ratio fra costo di emissione e coupons del debito esistente era di 90 punti base favorevole alla prima opzione. Il che significa che nell’arco dei quasi 10 mesi conclusisi venerdì scorso, il mercato europeo ha patito un aumento di 339 punti base. Il record precedente in tal senso risaliva al 1999 e si fermò a 100 punti base. E con una Bce che ha appena ribadito la sua volontà di proseguire speditamente con ulteriori rialzi dei tassi, la dinamica non può che rischiare l’overdrive.

E anche per le aziende che decidono di proseguire con il rifinanziamento dei loro bond, nonostante i costi, le prospettive sono decisamente poco incoraggianti. Delle 138 tranches di syndicated bonds venduti in Europa da inizio settembre, il 96% era composto da nomi appartenenti al rating dell’investment grade. Ma, nonostante questo, il premio medio corrisposto è stato di 12 punti base, quasi il triplo del medesimo periodo dello scorso anno.

Ecco cosa si muove sotto il pelo dell’acqua del mercato. Ecco perché stiamo giocando una partita a scacchi con la morte, mentre i nostri futuri governanti già pongono veti e ricatti a 72 ore dalla vittoria elettorale.

Scripto Manent - La guerra igiene del mondo. Oggi i popoli europei sono carne da cannone per gli interessi degli anglosionististatunitensi

Lo scoppio della prima guerra mondiale

01Ago, 2022di Roberto Trizio

Lo scoppio della Prima Guerra Mondiale parte dall’attentato di Sarajevo ( 28 giugno 1914) dove perse la vita l’arciduca Francesco Ferdinando, erede al trono d’Austria, cui seguì dapprima la dichiarazione di guerra da parte dell’Impero austro-ungarico nei confronti della Serbia, protetta dalla Russia, poi dalla dichiarazione di guerra della Germania nei confronti sia della Russia che della Francia e più tardi dell’entrata nel conflitto dell’Inghilterra e, ultima, dell’Italia.

Il casus belli e lo scoppio della Prima Guerra Mondiale

L’Europa viveva da diversi decenni un periodo di pace, nota come Belle Époque, dominata da floridi scambi commerciali e da una situazione di prosperità economica garantita dalle colonie.

Il 28 giugno del 1914, Gavrilo Princip, studente nazionalista serbo, uccise in un attentato, a colpi di pistola, l’arciduca Francesco Ferdinando e sua moglie Sofia, eredi al trono dell’impero austro-ungarico. Princip, con il suo gesto, voleva punire l’Austria, ritenuta colpevole di impedire lo sviluppo della “Grande Serbia” e dunque l’indipendenza del suo popolo.

L’impero austro-ungarico emanò immediatamente un ultimatum nei confronti della Serbia. Si chiedeva la consegna immediata di tutti i soggetti pericolosi, il termine della propaganda anti austriaca, che proseguiva da diversi anni, e la possibilità da parte degli investigatori austriaci di individuare personalmente i responsabili dell’attentato.

La Serbia non aveva la minima intenzione di accettare tali condizioni. La piccola nazione, inoltre, era protetta dalla Russia, guidata dagli Zar, che garantì subito ai serbi il suo supporto militare.

Al rifiuto dell’ultimatum, l’Impero austro ungarico dichiarò guerra alla Serbia e così la Russia mobilitò immediatamente le sue forze.
In tutta l’Europa lo scoppio della Prima Guerra Mondiale

La Germania, alleata dell’impero austro-ungarico e dell’Italia secondo una alleanza nota come “Triplice Alleanza”, dichiarò immediatamente guerra alla Russia. Tecnicamente parlando, la triplice alleanza era un accordo di natura difensiva e la Germania sarebbe dovuta intervenire solo se l’impero austro-ungarico fosse stato attaccato, mentre in questa situazione era l’Austria ad aver dichiarato guerra ad un altro paese.

Nonostante questo, la mobilitazione russa, nonché una forte politica imperialista da parte del Kaiser Guglielmo II, preoccupò tanto la Germania da indurla ad entrare nel conflitto.

Dopo la dichiarazione della Germania, la Francia decise di mobilitare le sue forze militari, così la Germania dichiarò guerra anche alla Francia, basandosi su un piano militare pronto già dal 1905 ad opera del generale Von Schlieffen, che prevedeva l’invasione del Belgio neutrale per entrare nel paese francese.

L’invasione del Belgio da parte della Germania convinse l’Inghilterra a dichiarare guerra alla Germania e ad entrare anch’essa nella prima guerra mondiale.

Lo scoppio della prima guerra mondiale per l’Italia

L’Italia entrò per ultima nella Prima Guerra Mondiale. La politica italiana si divise tra neutralisti ed interventisti. Tecnicamente l’Italia era nemica dell’Austria, che durante le guerre di indipendenza aveva combattuto per stroncare la nascita del Regno d’Italia, mentre la Francia, soprattutto nella Seconda Guerra di Indipendenza, aveva aiutato il nostro paese a liberarsi dall’influenza austriaca.

Tuttavia, nel nostro paese si era sviluppato un forte sentimento antifrancese. Innanzitutto, la Francia aveva avuto un comportamento ambiguo durante il Risorgimento italiano, proteggendo militarmente lo Stato della Chiesa e rimandando la presa di Roma da parte dell’Italia. Tanto è vero, che l’Italia poté conquistare Roma solo quando la Francia, sconfitta nel corso della guerra franco-prussiana, non fu più in grado di offrire protezione armata al Papa.

Inoltre, la Francia aveva appena acquisito la colonia di Tunisia, che era invece nelle mire geopolitiche dell’Italia.

Tutte queste motivazioni convinsero l’Italia, allo scoppio della Prima Guerra Mondiale, a scendere in campo e ad entrare nel conflitto come alleata della Germania e dell’Austria.
Le interpretazioni sullo scoppio della Prima Guerra Mondiale

Sullo scoppio della prima guerra mondiale vi sono diverse interpretazioni.

La prima segue la teoria della “Composizione“, secondo cui l’attentato di Sarajevo sarebbe stato un evento totalmente imprevedibile che avrebbe portato, come un effetto domino, il resto dell’Europa nella prima guerra mondiale. Si tratterebbe dunque di una dinamica completamente imprevista per i contemporanei, senza la reale volontà di scatenare un conflitto su scala Europea.

Una seconda interpretazione, invece, ritiene che lo scoppio della Prima Guerra Mondiale sia stata innescata dall’attentato di Sarajevo ma fosse già in preparazione da diversi anni. In particolare, i sostenitori di questa teoria, citano la nascita del nazionalismo, che aveva portato i paesi ad una forte politica imperialista, alcune tensioni latenti seguite al crollo dell’impero Ottomano, e la corsa agli armamenti navali, dove la marina tedesca cercò di colmare il dislivello con la marina britannica.

Trasformare il medico in burocrate. Obiettivo raggiunto. Deindustrializzare Euroimbecilandia. Obiettivo raggiunto

Riveder le stelle … in un nuovo inferno



Mi verrebbe quasi da dire: “e uscimmo a riveder le stelle” se non suonasse blasfemo il confronto tra il viaggio nel cuore simbolico dell’universo medioevale e quello assai più modesto attraverso l’inferno sanitario contemporaneo, le malebolge di un “sistema dalla salute” che è frutto di una complessa sinergia di fattori che cominciano dalle regioni paludose della malasanità tradizionale, per sfociare poi in una una concezione farmaco – centrica della medicina dove esiste solo la malattia e la sua funzione economica, ma non più il malato e men che meno la persona trasformati in meri fattori statistici, Parallelamente anche il medico va scomparendo per diventare una sorta di burocrate intento ad applicare in maniera pedissequa protocolli dei quali conosce sempre meno. E’ un contesto dove è molto facile che la sanità sprofondi verso fenomeni di vero e proprio abuso dei pazienti con meno difese.

Ma qui mi fermo: il tema è troppo ampio e dovrò trattarlo nella sua interezza quando tutta la questa via crucis sarà finita. Però non posso esimermi dal notare che due settimane dentro le viscere ospedaliere sembrano aver messo in moto una sorta di macchina del tempo: quando sono entrato c’era ancora la guerra tra la Russia e l’Ucraina o forse sarebbe meglio dire tra la Russia e la Nato che ormai si era in un certo senso istituzionalizzato con i referendum nelle aree russofone, proponendo un nuovo scenario bellico. Adesso invece ci troviamo di fronte a qualcosa di molto diverso che era in qualche modo implicito nel folle suicidio europeo, ma che rimaneva comunque sottotraccia a una guerra aperta tra la Germania e gli Usa. Nonostante tutto il sistema economico tedesco prema disperatamente per aprire il Nord Stream 2 e ricevere il gas russo necessario alla propria sopravvivenza, finora gli Usa sono riusciti a imporne la chiusura del gasdotto, ma più si va avanti, più sarà difficile per qualunque governo tedesco continuare su questa strada: così Washington ha pensato bene di sabotare gli impianti facendo esplodere nelle sue vicinanze mine di profondità. Così davvero non ci potrà essere più discussione: anche in caso di una rivolta popolare contro gli affamatori di gas, quest’ultimo non sarà più disponibile. Ecco la conclusione di una guerra all'Europa e distruggerla pur di evitare che essa possa aprirsi alla Russia e al resto dell’Asia.

Del resto fin dall'inizio di questa vicenda che ci sta trascinando all'inferno lo scopo finale era chiarissimo solo ad avere la minima idea che la sostituzione del gas russo con quello da scisto Usa era soltanto un illusione, anzi un inganno a cui potevano credere solo le persona lasciate volutamente prive delle informazioni vitali oppure gli utili idioti: Il fracking negli Stati Uniti è stato fondamentalmente reso possibile dall’accesso al denaro facile se non gratuito del Quantitative Easing. Ma questa tecnica estrattiva è estremamente dispendiosa in termini di capitale e richiede un investimento costante e massiccio in attrezzature di perforazione, pompe, esplosivi, acqua, sabbia, fluido di fracking e trasporti. A differenza dei pozzi convenzionali di petrolio e gas, quelli “fratturati” hanno una vita estremamente breve, con la produzione di un dato pozzo che diminuisce di due cifre ogni anno. Ora che l’inflazione negli Stati Uniti si sta avvicinando al territorio a due cifre e il denaro sta diventando costoso anziché gratuito, il ritmo del fracking è rallentato. In breve, gli Stati Uniti dovranno presto affrontare una carenza piuttosto che un surplus di gas naturale e non saranno in grado di sostenere e tanto meno di espandere le loro esportazioni di GNL. A ciò si aggiunga il fatto che il fracking si finora concentrato nelle aree del bacino Permiano che sono di gran lunga le più favorevoli: al contrario di quanto è stato detto agli europei per prenderli in trappola non c’è motivo di aspettarsi che il fracking negli Stati Uniti possa espandersi di n uovo, nemmeno in caso di nuove ondate di soldi gratuiti.

Una cosa va comunque rilevata: con questi nuovi sviluppi ci si deve arrendere al fatto che non esiste più un punto di ritorno, Che la Pax americana, sia pure quella fasulla tanto propagandata è definitivamente finita