E' impossibile che uno stato con moneta sovrana possa essere costretta al default

E' impossibile che uno stato con moneta sovrana possa essere costretta al default
Il governo di uno Stato con moneta sovrana prima spende la propria moneta e solo dopo la ritira tassandola o prendendola in prestito. Impossibile che siano le tasse o i prestiti dei privati a finanziario lo Stato, perché lo Stato ha l'esclusiva nell'emissione di moneta, NE HA IL MONOPOLIO. Colui che ha il monopolio nell'emissione di qualcosa, non deve prenderla in prestito da altri

L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 23 agosto 2016

Mario Albanesi: "L'arlecchinata di Rio"

la retorica di Ventotene non resusciterà gli euroimbecilli

Ieri burkini, oggi Ventotene, domani…?

…di cosa parleranno i media domani? L’evento di Ventotene è passato come passa una loffia. Senza lasciare una traccia da utilizzare nei prossimi giorni  per la chiacchiera e il tormentone estivo.
La cosa più divertente  – bisogna contentarsi –  è stata vedere le facce di circostanza di Hollande e Merkel portati da Renzi davanti al cenotafio di Altiero Spinelli.  Nella supposizione che i tre “Esuli Antifascisti” fossero universalmente noti e altissimamente stimati  anche fuori dai confini. Ossia: si crede che un ‘culto’ artificiale, creato dal sistema di potere parassitario oggi vigente   e imposto alle scolaresche italiche  a forza  di 70 anni  di lezioni  e “25 Aprile” e Giornate della Memoria, avesse  vita propria e  concreta e fosse condiviso “in Europa”  come atto fondativo  della medesima.
S’è visto che quei due –   che vengono da storie diverse,  uno dal Grand Orient, l’altra dalla STASI – non ne sapevano niente. Ho tenerezza per Renzi, anzitutto sapendo che quando quelli del suo partito lo rovesceranno ci  metteranno sul gobbo uno peggiore, e poi anche perché  – in fondo – ci sta provando, a ridare vita alla cosiddetta “Europa” del “sogno”, del “Manifesto di Ventotene”.  Avremmo voluto poterlo avvertire, il poveretto: il Culto degli Esuli Antifascisti  Confinati è una cosa tutta vostra, ha vigenza solo nelle celebrazioni ufficiale dei partiti nati nel ’45 ed ora in deliquescenza ed auto-eliminazione.  La maggioranza degli italiani manco conosce la vicenda dei confinati; quelli che lo sanno, sopportano il culto ufficiale come parte della lagna nelle Giornate della Liberazione, annualmente ripetute.  Il pianto sulla sciagura dei tre (due dei quali ebrei, tre comunisti) perché confinati a Ventotene non può essere che cerimoniale:  tutti noi vorremmo soffrire sotto un regime che ci sbatte a Ventotene, invece che alle Solovki nel GuLag. “Vi siete portati le pinne e la maschera, Colorni, Rossi e Spinelli?”. Si vedeva benissimo che la Merkel ci pensava: avessi un po’ di tempo, mi ci farei una luna di miele.  Con la mia Fraulein.  
Siamo qui   di fronte al caso estremo di un regime depassé che crede alla propria propaganda. Sintomo terminale.  Il regime che il povero  Renzi  è stato messo a rappresentare non solo non si accorge che la sua propaganda non ha più corso nello Stato come una moneta falsa,  ma è convinto che essa sia  vigente a Berlino o Parigi. Che il Culto di Ventotene dica qualcosa, che so, a Juncker,  che illumini di fattiva intelligenza la faccia di Jens Weidman, che sostenga di viva fede europeista la Erasmus Generation che (si sa) “coniuga   studio e divertimento”.
E’ un caso brutto, quando un regime crede  alla propria propaganda; se poi la crede universale proprio quando è locale e provinciale e inoltre fuori moda e  inesportabile,  è un caso pietoso. Non solo di un regime costretto a vivere nella menzogna (come disse Solgenitsin) e quindi impossibilitato a portare reali soluzioni ai problemi in cui si è irretito da sé; ma la dimostrazione patente dell’assenza di  una minima idea di “destino comune”.  Il povero Renzi ci ha provato, gliene do atto;  ammiro perfino la sua ambizione: purtroppo, non ha la menoma legittimità per  fare quel che avrebbe voluto fare. Non ce  l’ha presso il popolo italiota; figurarsi se gliela riconoscono i due marpioni-statisti, anche loro  in grave crisi di astinenza di legittimità presso i loro popoli. Juncker è giunto a  inveire contro i confini nazionali, “la peggior sciagura dell’Europa”: ecco un altro che ha capito tutto.
Nell’insieme, i tre hanno dovuto pronunciare menzogne che tutti sanno essere tali: la questione immigrati,  il rilancio dell’economia, la  difesa comune.  La “flessibilità”, ha piatito Renzi (poveretto).
La “lotta al terrorismo islamico”,  per esempio, senza dire che esso è  la diretta conseguenza delle  guerre e delle sovversioni che hanno portato alla distruzione di interi stati nell’area  islamica;  sovversioni americane a cui    come “europei” abbiamo partecipato senza un’obiezione.  Alcuni giornali tedeschi  rimproverano alla Merkel di  continuare a definire quella in Siria una “guerra civile”  fra il regime oppressore e una opposizione  legittima, laddove invece sono ormai a battersi decine di migliaia di mercenari pagati, stranieri  armati dagli Usa. Direte: che cosa c’entra con l’Europa? C’entra: un’Europa che continua a vivere nella menzogna non rinascerà mai. C’entra anche  nel senso che la UE mantiene contro la Siria e il suo governo,  un durissimo embargo:  gli europei invitati a commuoversi per “i bambini sotto i bombardamenti di Aleppo”  non vedono i bambini siriani che muoiono perché il paese non può comprare medicinali e alimenti. Questo per dire: la UE di Renzi, della Mogherini e dell’Hollande è una entità malvagia che compie cattive azioni, non è innocente.
E non ha letto nemmeno tutto il manifesto di Spinelli, che a un certo punto detta: “In un momento in cui occorre la massima determinazione ed audacia, i democratici si sentono smarriti, non avendo dietro di sé uno spontaneo movimento popolare […] Pensano che loro dovere sia di formare questo consenso, fanno i predicatori quando servono capi che guidino….Rappresentano non la volontà di rinnovamento, ma confuse velleità…”

Migranti - il governo italiano vuole questo stato di cose, si prendono questi stranieri dalle loro coste e li si porta in Italia, è avvilente che la Marina Militare viene utilizzata in questa maniera

IL POLIZIOTTO: “L’ACCOGLIENZA? BUSINESS DEI POTERI FORTI. E CHI PARLA, VIEN FATTO FUORI”

E’ uno dei poliziotti più fa­mosi d’Italia, grazie alle sue denunce pubbliche su quanto suc­cede nei centri d’acco­glienza e nelle procedure per identificare i migranti. Daniele Contucci, assi­stente capo della Polizia di Stato in forza presso la Di­rezione centrale immigra­zione e Polizia delle Fron­tiere, ora dirigente sinda­cale Consap, racconta quan­to visto negli sbar­chi di migranti sulle coste italiane.
  • Daniele Contucci, lei è stato in prima linea du­rante l’emergenza immi­grazione…
    Ho fatto parte dell’URI, l’unità specializzata rapida di intervento specializzata sull’immi­grazione. Si trattava di un’unita il cui obiettivo era quello dell’impiego in tutte le emergenze di immigrazione. Facevamo ‘inter­viste’ a tutti i migranti che duravano circa 20 minuti e durante le quali ricostrui­vamo tutto il loro trascorso: tra cui le generalità, il percorso fatto per arri­vare fino all’Italia e se avevano ricevuto ritorsioni nel loro paese d’origine. Succes­sivamente, i dati venivano inviati in un database che veniva girato alla commis­sione territoriale la quale decideva se concedere l’asi­lo politico.
  • Lei ha visto da vicino il Cara di Mineo, uno dei più grandi centri richiedenti l’asilo d’Eu­ropa…
    Un centro in grado di ospitare 4000 richiedenti, ognuno dei quali ha un costo giornaliero di circa 37 euro, di più se il richiedente è mino­renne [Sono almeno 52 milioni di euro l’anno. Per il solo centro di Mineo, ndr.] Potete quindi immaginare il tipo di business, per non dire altro, che ci sia dietro. Centinaia di persone che la­vorano all’interno del centro, quindi un indotto economico enorme per l’entroterra siciliano. Con tutti gli inte­ressi del caso e gli scambi clientelari [ha forse detto Mafia? No, non pare. NDR ]. La task force di cui facevo parte riusciva a ridurre i tempi di permanenza di un anno. Successivamente l’unità è stata demansionata e chiusa, chissà perché…
I migranti che ha incontrato le da­vano tutti l’impressione di scappare da qualcosa?
Assolutamente no! Abbiamo avuto a che fare con tante persone dal pas­sato tragico, ma anche da tanti mi­granti che si capiva sin da subito che avevano altri obiettivi. D’altronde i numeri parlano chiaro: nel 2014 sono arrivati in Italia 172mila mi­granti. Di questi solo il 10% riconosciuto lo status di asilante politico, per un totale di 36mila migranti a cui è stato riconosciuto un titolo per stare sul territorio europeo. Tutti gli altri avrebbero dovuto rimpatriare e invece la maggior parte è sparita nel nulla.

Lei è conosciuto anche per essere stato il primo a denunciare casi di turbercolosi e malattie infettive…
Durante un’operazione di sbarco mi­granti nel Porto Augusta nel giugno 2014, siamo stati un giorno e mezzo a trat­tare con 1’200 persone, di cui 66 con la scabbia e altri con la tubercolosi. Ma, contro ogni procedura, siamo stati mandati allo sbaraglio con delle semplici mascherine e guanti in lat­tice. Io ho un figlio che all’epoca era appena nato e, per paura di con­tagiarlo, non l’ho incontrato per un mese e ho fatto degli esami privati per accertarmi di non aver contratto alcuna malattia infettiva. Potete immaginare la frustra­zione nel non poter vedere il proprio figlio crescere nei primi mesi di vita. Allora ho voluto denunciare questa situazione assurda che metteva i po­liziotti a serio rischio.

Aveva paura delle malattie che si potevano contrarre?
Certamente. Salivamo e scendevamo dalle navi senza le protezioni neces­sarie, incontrando persone che ma­gari avevano malattie infettive

Le sue denunce hanno portato a qualcosa?
Prima le visite mediche duravano pochi minuti, adesso sono fortunata­mente più approfondite, anche se non abbastanza. Proprio qualche giorno fa è stato trovato nella provincia di Como un migrante con una diagnosi di scabbia riscontrata pochi giorni prima nel Meridione d’Italia, senza sapere se aveva effettuato la profilassi del caso. Questi sono pericoli per la salute pubblica. Ma non è l’unico problema nelle procedure con i migranti in Italia.

Cosa intende dire?
La mancata fotosegnalazione dei mi­granti ha creato dei grandissimi problemi. Io sono stato il primo a de­nunciare queste manchevolezze, che impedivano il rispetto dei trattati di Dublino. Molti di questi migranti evi­tavano di farsi fotografare, con la compiacenza delle autorità italiane: parliamo di 100mila persone non fotosegnalate tra il 2014 e il 2015. Magari alcuni di loro sono terroristi o legati ad asso­ciazioni dai fini criminali. Anche se fosse solo uno su mille sarebbe una cosa gravissima dalla portata decisa­mente pericolosa con evidenti responsabilità dei vertici governativi e di sicurezza.

Le sue denunce le hanno portato ripercussioni sul posto di lavoro?
Solo problemi e ritorsioni. La nostra sezione è stata ufficialmente chiusa, noi demansionati dai nostri incarichi. Io lavoro a Roma e hanno cercato ad ogni modo di convincermi a far domanda di trasferimento, situazione comoda vista la lontananza da un ufficio centrale di importanza così rilevante. E anche i colleghi che prima mi sostenevano sono piano piano spariti, lasciandomi solo contro tutti. Chissà se qualcuno di loro comprato?

La politica si è però interessata a lei e al suo caso…
La Lega Nord aveva presentato delle interpellanze sui casi da me denun­ciati, ma quando il gioco ha co­minciato a farsi più serio sono spariti anche loro. Forse gli interessi che ho toccato sono troppo grandi. Poi ho accettato la candidatura al Consiglio comunale a Roma con Fratelli d’Italia: se avesse vinto la Meloni forse avrei fatto parte del Consiglio comunale per continuare a lottare affinché giustizia, verità e libertà trionfino contro la casta e il malaffare legato al business dell’immigrazione. 

Quindi cercava anche lei la pol­trona…
Ma per niente! Solo che in questa si­tuazione è praticamente impossibile proseguire in Po­lizia il mio lavoro di verità e giustizia. Ricoprendo un incarico politico elettivo rinuncerei a qualsiasi euro in più ri­spetto alla mia ultima busta paga a dimostrazione del mio disinteresse economico. Lo avrei fatto solo per continuare la lotta contro la delinquenza, ovunque essa sia.

Come valuta la situazione a Como?
E’ una situazione molto partico­lare. I migranti che arrivano vo­gliono passare il confine svizzero. Solo che se entrano in Svizzera e non sono stati fotose­gnalati prima in Italia è più difficile accertare il primo paese di approdo per poi esser riaccompagnati alla frontiera. Ma comunque dalle interviste delle polizie locali si risale poi ai fatti e quindi rispediti lo stesso in Italia. A questo punto è giusto che le Guardie di Confine siano li per garantire la sicurezza del loro popolo, visto anche il concreto rischio terrorismo. 

Ma l’Italia ha colpe in tutto questo?
Direi proprio di si. I trattati di Dublino probabilmente penaliz­zano l’Italia, ma la soluzione non è non identificare i migranti. Durante il semestre di presi­denza europeo, l’Italia poteva far qualcosa su questo fronte ma in realtà, nonostante i proclami, non si è fatto nulla. Un’immigrazione control­lata e integrabile può essere sana, ma non è certo questo il caso.

“Immigrazione integrabile”. Ritiene che molti immigrati ri­fiutino di integrarsi?
Chiedete alle donne poli­ziotte quando alcuni migranti di sesso maschile si rifiutavano di rilasciare le dovute interviste. Già questo indicativo della differenza di mentalità.

Cosa pensa di Mare Nostrum e Triton?
Mare Nostrum è stata un’operazione italiana dai costi incredibili  che ha fatto il gioco degli scafisti, visto le regole d’ingaggio che permettevano di arrivare a 10 miglia dalle coste libiche. Mentre Triton, sotto Frontex e tutt’ora in atto, ha come obiettivo salvaguardare le coste e arrestare gli scafisti con l’ingaggio a 30 miglia dalle coste libiche. Un migrante prima di queste missioni pagava 2-3 mila euro per il viaggio verso l’Italia, successivamente solo 700-800 perché ovvia­mente i rischi, ppur  sempre altissimi, sono diminuiti con Mare Nostrum. Bisogna arrivare alle origini del fenomeno, facendo lavo­rare le diplomazie. All’estero ci sono consolati e ambasciate italiane: si potrebbe gestire la cosa nei paesi d’origine organizzando e gestendo le richieste d’asilo direttamente presso le nostre diplomazie all’estero. In quel modo la gente potrebbe sapere che c’è una strada normale e ordina­ria per arrivare in Italia e si toglie­rebbe un business mortale dalle mani dei trafficanti di esseri umani. Poi servirebbe un’operazione ‘cusci­netto’ sotto l’egida dell’Onu creando dei campi sosta per selezionare da lì i richiedenti asilo. Accompagnando inoltre corridoi umanitari per le popolazioni effettivamente in guerra come la Siria o Libano. Purtroppo invece si preferisce la politica delle lacrime di coccodrillo e delle morti annun­ciate.

Nonostante le ritorsioni, continuerà a denunciare i malfunzionamenti delle politiche migratorie?
Certo, continuerò a lottare da uomo libero quale sono e non mi fermerò di fronte ad alcuna ritorsione o minaccia. Rac­conterò i fatti, nella convinzione che molti apriranno gli occhi… 

MATTIA SACCHI
Il Mattino, 22 agosto 2016-08-23

i gruppi terroristici Takfiri sarebbero stati distrutti da tempo, se non fosse stato per il sostegno e l’aiuto che ricevono da alcune superpotenze corrotte



Iran. L’Ayatollah ringrazia il Papa
22 Ago 2016

by redazione due

“Sono davvero felice per ciò che ha detto durante il suo ultimo viaggio in Polonia, in cui ha dichiarato che “l’Islam non è uguale al terrorismo” e ha respinto inoltre l’associazione di violenza e durezza con ogni e qualsiasi altra religione”. Inizia così la lettera privata che il Grande Ayatollah Makarem Shirazi ha indirizzato a Papa Francesco manifestando gratitudine per ciò che Bergoglio ha detto sul volo di ritorno da Cracovia dialogando con i giornalisti sull’uccisione di padre Jacques Hamel, l’anziano sacerdote francese sgozzato mentre celebrava la messa a Rouen.

“A me – aveva risposto il Papa in quell’occasione – non piace parlare di violenza islamica, perché tutti i giorni quando sfoglio i giornali vedo violenze, qui in Italia: c’è quello che uccide la fidanzata o la suocera, e questi sono violenti cattolici battezzati. Se parlassi di violenza islamica dovrei parlare anche di violenza cattolica? Gli islamici non sono tutti violenti. E’ come una macedonia, ci sono i violenti nelle religioni. Una cosa è vera: in quasi tutte le religioni c’è sempre un piccolo gruppetto fondamentalista. Anche noi ne abbiamo”.

Ritornando, dunque, su queste parole, il Grande Ayatollah definisce l’atteggiamento di Francesco “saggio e logico” nei riguardi dell’Islam distinto nettamente dalle atrocità commesse dai gruppi estremisti. “E’ assolutamente necessario che i leader religiosi del mondo prendano posizioni chiare e forti contro la violenza e la barbarie, in ogni parte del mondo, in particolare quando tali atti sono commessi in nome della religione”, scrive Makarem Shirazi denunciando che le «sette Takfir», come il Daesh, cita espressamente, sarebbero finite da tempo se solo non fossero sostenute dalle grandi potenze corrotte del mondo.

“Condanno fermamente il vizioso attacco terroristico nei riguardi della Chiesa francese che ha portato alla crudele uccisione di un sacerdote. Dichiaro inoltre, come ho già detto nella precedente lettera a lei rivolta, che tutti gli studiosi del mondo musulmano, così come la stragrande maggioranza dei musulmani considerano tutte le sette Takfiri al di fuori dell’Islam. Consideriamo anche questi gruppi Takfiri come la peggiore piaga del mondo nell’era attuale. Vale la pena notare che abbiamo messo in guardia il mondo da questo grande pericolo per anni. Nel corso degli ultimi due anni, abbiamo tenuto due congressi internazionali nella città santa di Qom sui “pericoli per la deviazione dei movimenti Takfiri”, in cui numerose personalità islamiche di spicco e studiosi provenienti da 80 paesi diversi hanno preso parte. Durante gli eventi, tutti gli studiosi musulmani hanno condannato all’unanimità qualsiasi forma di violenza, il terrorismo e l’uccisione di persone innocenti nel nome della religione”.

“Senza dubbio – prosegue e conclude – i gruppi terroristici Takfiri sarebbero stati distrutti da tempo, se non fosse stato per il sostegno e l’aiuto che ricevono da alcune superpotenze corrotte. Come, inoltre, si è anche chiaramente indicato, tali atti barbarici non hanno nulla a che fare con le religioni e le loro varie scuole di pensiero.
Infine, prego Allah l’Onnipotente per il vostro successo nel diffondere bontà, la pace e la spiritualità nel mondo, Papa Francesco”.

Alessandro Notarnicola

Glifosato - Per le merci che fanno fare i soldi è dura farle smettere di essere prodotte

Prenzlau, in Germania. (Sean Gallup, Getty Images)
22AGO 201615.58

Cos’è il glifosato, chi lo produce e che mercato ha

Il 22 agosto è entrato in vigore in Italia il decreto del ministero della salute che stabilisce il ritiro dal commercio di 85 prodotti fitosanitari contenenti la sostanza attiva glifosato, sospettata di essere cancerogena. Inoltre questo diserbante non potrà più essere usato in “parchi, giardini, campi sportivi, aree gioco per bambini, cortili ed aree verdi interne a complessi scolastici e strutture sanitarie” e nella fase di “preraccolta, al solo scopo di ottimizzare il raccolto e la trebbiatura”. Fuori legge anche i prodotti contenenti come coformulante l’ammina di sego polietossilata.

Cos’è il glifosato

Il glifosato è una sostanza attiva ampiamente utilizzata nei pesticidi. È stato sintetizzato per la prima volta nel 1950 da un chimico svizzero, ma fu commercializzato come diserbante per l’agricoltura solo negli anni settanta, dalla Monsanto. Inizialmente era impiegato soprattutto prima della semina per liberare i campi dalle erbacce. Da quando esistono le piante geneticamente modificate resistenti al glifosato, questo diserbante può essere usato anche dopo la semina. Il glifosato è venduto in tutto il mondo soprattutto dalla Monsanto, che produce anche i semi delle piante modificate resistenti al pesticida.
Negli Stati Uniti il glifosato è stato autorizzato dall’Environmental protection agency, e in Europa dalla Commissione europea, che lo ha approvato una prima volta nel 2002. A fine giugno la Commissione europea ha prorogato l’autorizzazione alla messa in commercio fino alla fine del 2017, in attesa di un parere definitivo sui rischi per la salute dell’Agenzia chimica europea. Intanto ha proposto di limitarne l’uso.
In Italia è vietata la coltivazione di piante geneticamente modificate, ma il glifosato è comunque molto usato sia sulle colture arboree ed erbacee sia in aree che non sono destinate all’agricoltura. È uno dei prodotti fitosanitari più venduti a livello nazionale. Il monitoraggio delle presenza del glifosato nelle acque al momento è effettuato solo in Lombardia, dove la sostanza è presente nel 31,8 per cento dei punti di osservazione delle acque superficiali, e il suo metabolita (Ampa) nel 56,6 per cento dei casi. Il glifosato e l’Ampa sono tra le sostanze che più determinano il superamento degli standard di qualità ambientale (Sqa) nelle acque superficiali: l’Ampa in 155 punti (56,6 per cento del totale), il glifosato in 85 punti (31 per cento del totale).

Un mercato fiorente

Secondo uno studio della società di ricerca statunitense Transparency Market Research, nel 2012 sono state vendute nel mondo 718.600 tonnellate di glifosato. Il 45, 2 per cento della domanda era legato alla vendita di piante geneticamente modificate (ogm) resistenti al glifosato. All’epoca il mercato globale di questo diserbante valeva 5,4 miliardi di dollari ed entro il 2019 dovrebbe raggiungere gli 8,8 miliardi di dollari, crescendo a un tasso annuo del 7,2 per cento.
Lo sviluppo del mercato è legato alla crescente adozione delle colture ogm, in particolare nelle economie emergenti dell’Asia Pacifico e dell’America Latina. I mercati più ricchi sono gli Stati Uniti, il Brasile, l’Argentina, il Sudafrica, l’India e la Cina. Nell’Asia Pacifico, regione che nel 2012 costituiva un terzo della domanda globale di glifosato, la crescita è guidata dalla Cina e dall’India. La regione che garantisce i fatturati più alti è invece il Nordamerica, dove i prodotti a base di glifosato hanno prezzi più alti.
I principali produttori di glifosato sono le statunitensi Monsanto, DowAgro e DuPont, l’australiana Nufarm, la svizzera Syngenta e le cinesi Zhejiang Xinan Chemical Industrial Group, Jiangsu Good Harvest-Weien Agrochemical e Nantong Jiangshan Agrochemical & Chemicals.
Secondo lo studio, il successo del glifosato potrebbe essere ostacolato dallo sviluppo di erbacce resistenti al prodotto e soprattutto dall’adozione di norme restrittive sugli erbicidi in Europa.

Comunione e Liberazione oggi è un coacervo di apparati, gruppi di potere uniti da affari e soldi dietro una parvenza di religiosità

lunedì 22 agosto 2016 - 18:30

di Gabriele Della Rovere

Il Contrappunto
Che ne sarà di Comunione e Liberazione (e del Meeting)?

Fatti, memoria, scenari. CL cerca di capire cosa fare da grande



Giunti a metà del Meeting 2016 (‘per l’amicizia fra i popoli’) di Comunione e Liberazione (CL), in svolgimento a Rimini davenerdì 19 a giovedì 25 agosto, possiamo cominciare a porci delle domanda che riguardano CL e questo rilevante appuntamento. Ma non solo. Avviato nel1980, il Meeting è giunto alla sua XXXVII edizione. Ha attraversato eventi esterni e interni sia positivi che difficili, corso ‘mari’ procellosi, e ad oggi è già vissuto un bel numero di anni, alcuni buoni, altri meno buoni, ma tutti nella continuità. Nel bene e nel male. Così adesso sta cercando di proseguire, crescere e riassumere una centralità non solo mediatica che è andata in parte perdendo. All’interno di questo contesto la ricerca di posizionamento politico, e il passaggio da Silvio Berlusconi a Matteo Renzi, investe l’anima stessa di CL, ponendo interessanti interrogativi sul Movimento ecclesiale creato da Don Luigi Giussani e sulle sue prospettive.

Il Meeting di Rimini, guidato con mano accorta da Emilia Guarnieri, vive comunque unapropria dimensione in qualche modo autonoma, che permette la proposizione di un ‘prodotto’ di incontri ed eventi che hanno peculiare rilevanza. Ma la vera questione alla base è cosa stia succedendo a CL, e che cosa ne sarà. All’interno, la leadership dello spagnolo Don Juliàn Carròn è contestata dalla ‘vecchia guardia’. Tra le fila degli appartenenti al Movimento in molti sono presi dallo sconcerto rispetto alle piccole e grandi faide in corso in diverse città, particolarmente a Roma dove ci sono da tempo due, tre ed anche più ‘obbedienze’ cielline. Poi, alla fine, la gran parte decide per accettare, conformemente al vecchio tormentone del ‘comunista’ romagnolo di Maurizio Ferrini: «Non capisco ma mi adeguo». Però intanto gli aderenti diminuiscono, e i ‘nuovi’ provengono in gran parte dalla prole delle famiglie cielline di lunga data. Insomma CL è di fronte al tentativo di ridefinirsi dandosi un futuro, tirandosi fuori dal ricercato, mortale abbraccio con la politica, peraltro voluto e tenacemente ricercato, devastantemente e orgogliosamente praticato. Causa prima del passaggio di inchiesta in inchiesta, con inchieste che non hanno mai fine. Carròn ha almeno salvaguardato il Movimento sotto questo aspetto, prendendo le distanze da certe modalità di impegno ed ‘occupazione’ politica. Cercandone di nuove e attuali, così facendo internamente storcere il naso a molti.

E’ una storia, quella di CL e del Meeting (così come della Compagnia delle Opere e di altri soggetti limitrofi), cui abbiamo dedicato nel tempo ripetuta, attenta attenzione su ‘L’Indro’. Per quanto riguarda l’evento in corso ricostruendo e raccontando in ‘Dio li fa e poi non li accoppa‘ (‘il Contrappunto’, 2016 agosto 17) e ‘Il Santo Presidente al Meeting 2016‘ (‘Strapaese delle meraviglie’, 2016 agosto 19). Punto attuale di snodo è il passaggio dall’avversione quasi totale, e connesse battaglie oppositive, nei confronti del cattolicesimo democratico, alla venerazione del Santo Presidente, Sergio Mattarella, che il Meeting ha aperto. Commossamente omaggiato, lui che è uno degli ultimi rappresentanti, e quanto autorevole, di quella genia. Insomma fatti, memoria, scenari di un’esperienza in transizione occupano la scena del Meeting. Il vero ‘retroscena‘ riguarda però la sostanza, cioè la stessa Comunione e Liberazione. Un curiosissimo ‘anfibio’ da cui provengono alcune delle cose peggiori e migliori del nostro Paese. Un certo modo di intendere politica, economia, impresa, mondo accademico a partire da una spregiudicata idea di ‘occupazione’ e di fine che giustifica i mezzi. Da un lato. Dall’altro la reale, inusuale, educazione di molti ad un senso e concezione della vita che vada oltre il contingente. Cercandone la ragione e le ragioni in un percorso unico, e prezioso. Sospesa tra questi due contrapposti estremi CL è alla ricerca della propria identità. Sono passati oltre sessanta anni dalla sua nascita (considerando la continuità con quella che a metà degli anni ’50 si chiamava Gioventù Studentesca), undici dalla morte di Don Giussani. CL tenta di capire cosa fare da grande.

Hillary - un calice molto ma molto amaro per tutto il mondo, è una guerrafondaia

STATI UNITI D'AMERICA - 22 agosto 2016 - 13:55

“La vittoria di Clinton? Un calice amaro per l’America”. Intervista a Luttwak
Cosa ne pensa il consulente strategico del governo americano, politologo e saggista, delle prossime elezioni americane. Poche chance per Trump, reo di non saper "comunicare" la sua politica. Per Hillary, una vittoria che non premia gli americani



di Stefano Piazza*

Edward Nicolae Luttwak, cittadino americano di origini rumene, è un economista, politologo e saggista di fama internazionale, conosciuto per le sue importanti e numerose pubblicazioni sulla strategia militare politica estera. Oggi è consulente strategico del governo americano e di altri paesi. Ecco la sua opinione sul voto alle presidenziali americane di novembre.

Professor Luttwak, cosa pensa di Donald Trump ? Ha reali possibilità di diventare presidente degli Stati Uniti?

L’idea centrale di Trump è quella di essere contro la globalizzazione della quale beneficiano la classe manageriale e quella finanziaria americana ma che penalizza il semplice operaio e danneggia tutti gli americani che hanno un ruolo produttivo e non gestionale. Mentre li avvantaggia come consumatori. Tutti i politici convenzionali americani dicono di volere il commercio internazionale “perché tu sei un consumatore e vuoi andare da Walmart a comprare una bella camicia a 15 dollari, cosa che ti permette la globalizzazione”. Tutto questo fa sì che in America nessuno può più produrre camice ma non solo, anche l’industria aereospaziale viene portata in Messico. Trump aveva un’idea centrale che risponde alle esigenze di almeno la metà dei cittadini, poi Trump ha aggiunto degli elementi che non saputo valorizzare. Per esempio il fatto di essere contro l’immigrazione e, in particolare, quella dal Messico e dal Sud America che danneggia principalmente la popolazione di colore. Ma su questo tema non è stato capace di portare il messaggio “Hillary vi abbraccia e vi bacia ma vi danneggia perché è pro immigrazione mentre io tutelo i vostri interessi”. Non è riuscito a fare questo e la popolazione di colore pensa che Trump sia contro di loro perché non gli mostra simpatia, mentre Hillary li abbraccia di continuo. Poi però arrivano “José” e “Manuel” e i posti di lavoro che erano ad appannaggio della popolazione di colore vanno a loro. I primi ad essere contro l’immigrazione dovrebbero essere i cittadini di colore, invece i loro leader per logiche politiche si mettono insieme ai leader degli ispanici. Trump non è riuscito quindi a mostrare tutto questo, dimostrando così che la sua capacità operativa come candidato alle elezioni presidenziali è limitata.

(Edward Luttwak)

Ma Donald Trump può ancora vincere ?

Credo di no, a questo punto sembra che vincerà HiIlary, ma sarà un calice molto amaro per il paese. Amaro per i sostenitori di Trump, ma ancora più amaro per i Democratici perché la sequenza di scandali che accompagna Hillary Clinton dimostra un certo “modus operandi” che quasi sicuramente emergerà ancora. Ci sono poi tutte le attività di Bill e Hillary Clinton con la Fondazione Clinton e quelle con l’azienda profit Teneo Holdings che creano in ogni momento tutta una serie di commistioni non etiche, non rispettabili e non legittime. Loro dicono “ma non è illegale!”. Certo, non è illegale, è solo puzza e per loro tutto quello che non è illegale si può tranquillamente fare. Ad esempio, se noi non abbiamo una legge che proibisce di mangiare la propria nonna, per me i Clinton sarebbero capacissimi di mangiare la propria nonna e poi dire “ma non c’è nessuna legge che lo vieta, non cominciate a farmi tante scene per questo”. Quindi la vittoria di Hillary sarà un calice molto amaro e subito ricominceranno gli scandali. Ma non ci sarà Bill che, nonostante tutto, sa rendersi simpatico a tutti, tanto è vero che è riuscito sempre a non farsi punire. Hillary, invece, non ha le capacità del marito in questo e quando faranno “la clintonata”, verrà punita e con lei anche tutto il paese.

Cosa pensa delle “strane” guerre che Obama sta conducendo in Libia, Siria e Iraq ?

Ci sono due tipi di guerra, quelle combattute da gente alla quale piace il conflitto, i “pro-guerra” bellicosi e aggressivi che vogliono vincere a tutti i costi. E poi ci sono le guerre fatte da quelli che sono contro la guerra, ma la fanno lo stesso perché sono trascinati dalla circostanze, da pressioni del tipo tipo “devi fare qualcosa!”. Queste seconde sono guerre deboli che perciò vengono gestite male. Se c`è una persona che odia la pasta è impossibile che sia bravo a cucinarla, e questo è il caso delle guerre di Obama.

*Stefano Piazza è opinionista del principale quotidiano delle Svizzera ItalianaCorriere del Ticino. Imprenditore e presidente dell’associazione “Amici delle Forze di Polizia Svizzere”, studia i fenomeni criminali transfrontalieri e terroristici di matrice islamista sin dagli anni Novanta. Nel corso del 2016 uscirà il suo primo libro che descrive l’impressionante e pericolosa avanzata dell’Islam jihadista-salafita in Europa e in Svizzera, dal titolo “Estremismo islamico, un cancro che mina la sicurezza in Europa”.

La religione è fonte di amore, consolazione, rispetto

Il re del Marocco: fronte comune contro il fanatismo jihadista

Il discorso di Mohamed VI ai concittadini che risiedono all’estero, la lettera dell’ayatollah Makarem Shirazi al Papa, la presa di posizione del Gran muftì croato: segni incoraggianti dal mondo musulmano


Mohammed VI, re del Marocco

22/08/2016
ANDREA TORNIELLI
CITTÀ DEL VATICANO

Il re del Marocco invita musulmani, cristiani ed ebrei a contrastare insieme «fanatismo e odio». Sono significative le parole che il sovrano Mohammed VI ha rivolto al Paese, indirizzandosi particolarmente ai circa cinque milioni di marocchini che risiedono all’estero. «Di fronte alla proliferazione della diffusione dell’oscurantismo in nome della religione, tutti i musulmani, cristiani ed ebrei, devono costruire un fronte comune per contrastare il fanatismo, l’odio e l’isolazionismo in tutte le sue forme», ha detto il re. 

Mohammed VI ha chiesto ai concittadini di essere pazienti, di sostenere la pace e di vivere in armonia con gli altri abitanti. Ha inoltre chiesto di «mantenere l’impegno sui valori della loro religione così come le loro antiche tradizioni»: è questa la migliore risposta al fenomeno jihadista «estraneo a loro». 

«Condanniamo con forza l’uccisione di persone innocenti», ha detto ancora il re del Marocco riferendosi alla morte dell’anziano sacerdote francese sgozzato nella sua chiesa, bollando come «follia imperdonabile» l’assassinio «di un sacerdote in una chiesa». «Coloro che incitano all’omicidio e all’aggressione» servendosi del Corano, «non sono musulmani» ha detto Mohammed. «I terroristi che agiscono in nome dell’Islam sono individui fuorviati, condannati all’inferno per sempre». 

Il re ha infine osservato che il jihadismo «sfrutta alcuni giovani musulmani, in particolare in Europa, approfittando della loro ignoranza della lingua araba e del vero Islam, per trasmettere loro messaggi e promesse false e sbagliate». Il monarca del Marocco non ha taciuto le responsabilità di «molti gruppi e istituzioni islamiche» che pretendendo di rappresentare «il vero Islam» promuovono la «diffusione di un’ideologia estremista». 

Il discorso del sovrano marocchino arriva nelle stesse ore in cui è stato reso noto il testo di una lettera a Francesco del Grand Ayatollah iraniano Makarem Shirazi di Qom, con la quale l’esponente islamico sciita ringraziava il Pontefice per le parole usate durante il recente viaggio in Polonia a proposito del terrorismo. Come si ricorderà il Papa si era rifiutato di identificare la violenza fondamentalista con la religione islamica. 

È interessante notare come Shirazi, nella lettera, ritenga importanti le prese di posizioni dei leader religiosi di tutto il mondo contro ogni violazione della dignità delle persone, in particolare quelle compiute nel nome della religione. E ricorda di aver condannato l’uccisione di padre Hamel definendola un «attacco terroristico impietoso» attraverso la parola «takfir», che per l’Islam è sinonimo di empietà massima. Con realismo, l’ayatollah Makarem Shirazi ricorda che i gruppi jihadisti non sono ancora stati distrutti perché sostenuti da «potenze arroganti». Un modo per ricordare il ruolo avuto da quanti hanno foraggiato e finanziato i gruppi terroristici per finalità politiche ed economiche, sfruttandoli come utili alleati nelle guerre, salvo poi accorgersi di aver creato dei mostri incontrollabili. 

E ancora nella giornata di oggi, al Meeting di Rimini, il gran muftì di Croazia Aziz Hasanovic ha osservato che chi uccide innocenti, soprattutto ebrei e cristiani in quanto appartenenti alle tre grandi religioni monoteiste, «non è un musulmano» perché il Corano dice di fare il contrario. 

Il problema vero per Hasanovic, che ha recentemente incontrato Papa Francesco, «sono l’ignoranza e la generalizzazione». Perchè, spiega, «il terrorismo è la conseguenza dell’ignoranza e della manipolazione degli insegnamento del Corano, dell’indottrinamento settario. Il Corano dice che uccidere un innocente è come uccidere il mondo intero». 

Tre prese di posizione che si aggiungono a quella espressa da Al Azhar e all’iniziativa dei musulmani che in Francia e Italia hanno espresso la loro solidarietà ai cristiani dopo il barbaro omicidio di padre Hamel.

Energia pulita - gli euroimbecilli, italiani o tedeschi comunque vogliono l'energia sporca e da li che provengono le provviste

Rinnovabili tedesche, tra assenza di visione e bugie della politica

Dati e studi a favore della transizione verso un futuro ad energia rinnovabile non mancano, ma non bastano per contrastare il costante attacco delle fossili, spesso sostenute dalle bugie della politica. Come quelle del ministro tedesco Gabriel che, sotto l'ombrello del mercato, tutela gli interessi di carbone e petrolio.
Karl-Ludwig Schibel
22 agosto 2016



Leggi l'articolo nella versione digitale della rivista QualEnergia

Helmuth Schmidt, cancelliere tedesco dal 1974 al 1982, suggeriva di andare dal medico a chi aveva delle visioni. Era un socialdemocratico pragmatico: l'incarnazione della Realpolitik. È morto a novembre 2015 a 97 anni e, oltre alla sua longevità benché forte fumatore, del suo mandato non c'è molto da raccontare. Con il suo impegno deciso per l'energia nucleare e per il riarmo ha favorito la nascita dei Verdi in Germania.

Solo oggi si nota, anche, che è stato il primo a smantellare lo stato sociale e a guidare la Germania verso il futuro neoliberale dell'ideologia del "mercato libero"come meccanismo insuperabile nell'allocazione di beni e servizi.

Il freddo sociale sul paese fu opera del successore, Gerhard Schröder, con la "Agenda 2010" con la quale la Germania è diventata il paese della stabilità, austerità e crescente disuguaglianza che secondo l'Ocse aumenta più rapidamente che in quasi tutti gli altri paesi dell'organizzazione.

Un barlume di speranza per contrastare la polarizzazione economica, sociale e possibilmente per uscire un poco da un neoliberalismo barbarico e crudele era laEnergiewende, la trasformazione energetica, il progetto ambientale più grande nella storia del paese, con anche importanti conseguenze sociali. La produzione di energia da fonti rinnovabili - quasi tutti gli studi sul tema sono d'accordo - è più sociale e meno autoritaria della produzione da fonti fossili. Fino a che punto ciò sia vero dipende dai concreti indirizzi politici del processo.

I primi passi dal 2000 in poi con il conto energia erano promettenti. Tanti cittadini investivano nel solare e nell'eolico, spesso sotto il tetto di un'iniziativa civica, rendendo il rifornimento energetico democratico e decentrato.

Troppo democratico e decentrato per l'attuale vice cancelliere e ministro per l'economia e l'energia, Sigmar Gabriel. Nella presentazione della "riforma" dell'Energiewende afferma: «Questi (le energie rinnovabili, ndr) non sono cuccioli che hanno bisogno di protezione, ma sono cani da caccia molto agili che devono dimostrare al mercato degli appalti che sanno affrontare la concorrenza. Questo è, credo, urgente perché alla fine della giornata, vogliamo promuovere le tecnologie più efficienti e le ubicazioni più idonee e quindi anche economicamente più convenienti».

Quanto è bravo questo ministro a vendere, sotto l'ombrello del mercato, gli interessi di carbone e petrolio. Quando mai produzione e distribuzione dell'energia si è svolta su un mercato libero e trasparente?

Le distorsioni del mercato operate dai grandi del petrolio, carbone e gas accompagnano tutta la storia delle energie fossili. Oggi invece, con la crisi del clima, che il mercato di sicuro non risolverà come non può neanche garantire la sicurezza energetica, la transizione energetica deve avvenire in un quadro politico, specialmente se si considerano i grandi patrimoni che sono sotto attacco.

Se quest'affermazione è banale - e lo è - ci si chiede, come un ministro di un grande paese industriale si possa permettere d'esternare tali stupide falsità. Evidentemente può. Inutile irritarsi. Semmai c'è da chiedersi perché i protagonisti della trasformazione energetica ancora si fidino dei loro argomenti razionali di fronte all'inizio dell'impennarsi dei big business dell'energia contro la perdita dei loro asset.

I dati, le analisi, gli studi, gli argomenti per la transizione energetica ci sono e non bastano. Occorrono più resistenza, ma anche delle narrative più accattivanti per combattere le bugie della politica e dell'industria dell'energia convenzionale e far venire la voglia di un futuro rinnovabile.

L'articolo è stato pubblicato nel n.3/2016 della rivista bimestrale QualEnergia, con il titolo "Assenza di visione".
22 agosto 2016

Libia - il Parlamento legittimo di Tobruk non riconosce il governo fantoccio al Serraj

Libia, il Parlamento di Tobruk boccia il governo di unità nazionale di Fayez al Serraj
L'Huffington Post | Di Redazione

Pubblicato: 22/08/2016 16:27 



La Camera dei rappresentanti di Tobruk (Hor) ha votato la bocciatura del governo unitario libico. Lo riferiscono i media locali.
Alla sessione, presieduta dal 'falco' Aguila Saleh, erano presenti 98 deputati: 64 hanno votato contro l'esecutivo del premier designato Fayez al Sarraj.

Il governo di accordo nazionale è stato nominato dal Consiglio presidenziale libico, a sua volta nato dagli accordi firmati a Skhirat, in Marocco, lo scorso 17 dicembre 2015. Da allora il parlamento libico con sede a Tobruk, riconosciuto dalla comunità internazionale, non è riuscito a votare la fiducia ai ministri del nuovo esecutivo, nonostante oltre 100 deputati su 200 abbiano firmato nei mesi scorsi un documento a sostegno del premier Sarraj. Ad opporsi sono i deputati fedeli al presidente del parlamento Aguila Saleh, al generale Khalifa Haftar, comandante dell'autoproclamato Esercito nazionale libico (Lna), e all'entità governativa libica "orientale" non riconosciuta guidata da Abdullah al Thani, che si riunisce ad al Bayda, piccola città a metà strada fra Tobruk e Bengasi.

Migranti - il governo dei pagliacci a che gioco sta giocando?



20051228 - IMMIGRAZIONE, CONSULTA BOCCIA ALTRA NORMA DELLA BOSSI-FINI - Un barcone di immigrati nelle acque dell'isola di Lampedusa (Agrigento) in un'immagine d'archivio del 22 giugno scorso. FRANCO LANNINO/ARCHIVIO ANSA/ji

NUOVI IMMIGRATI IN ARRIVO, IL LIBERO SINDACATO DI POLIZIA LANCIA L’ALLARME
DI REDAZIONE DEL 22 AGOSTO 2016

Non passa giorno che navi militari che operano nel mediterraneo non carichino migranti di tante nazionalità, e li trasportano nei porti italiani. In questa stagione, con il bel tempo, questa massa di migranti, aumenta sempre più.

I centri di accoglienza sono saturi, i Prefetti sono alla continua ricerca di strutture, per alloggiare la crescente massa di migranti, in percentuale altissima, clandestini o migranti economici che, lasciati a casa donne e bambini, tentano l’avventura “Europa”. Tanti migranti, si rendono responsabili di reati, anche gravissimi e questo ha tracciato un enorme solco, in molte città, fra italiani e ospiti. Un solco che rischia di diventare un dirupo, di fronte a problemi, come la casa, il lavoro, i sussidi ecc. – Così ha commentato il Presidente Nazionale del Libero Sindacato di Polizia (LI.SI.PO./S.E.L.P.), Antonio de Lieto – Il Governo, con la politica “premiale “per quelli che accolgono migranti, appare scarsamente attento ai bisogni degli Italiani, attuando una politica di rassegnazioni di migranti sul territorio, sino a raggiungere l’assurdo, in piccolissimi comuni, dove gli “ospiti”, talvolta, sono il doppio o il triplo dei residenti .

Il caso più eclatante si è verificato a Conetta, frazione del Comune di Cona (Ve), dove sono stati collocati circa 800 migranti, rispetto ai 170 residenti, con tutte le conseguenze di tutti i tipi, che facilmente si possono immaginare. La verità è che il fenomeno “immigrazione”, nelle attuali imponenti ed incontrollabili dimensioni, l’enorme negativo impatto sociale che ha provocato, e l’irritazione che molte situazioni, figlie di questo fenomeno, stanno creando in una notevole parte dell’opinione pubblica, la sensazione che questa situazione rischia di far collassare il nostro Paese.

Anche l’atteggiamento di talune organizzazioni favorevoli o che comunque sostengono gli immigrati, che giungono ad asserire, fra l’altro, che solo grazie agli immigrati, è possibile il pagamento delle pensioni, ai nostri cittadini. Il Libero Sindacato di Polizia (LI.SI.PO./S.E.L.P.) – ha continuato de Lieto – ricorda che gli italiani che ricevono le pensioni, dopo decenni di lavoro, devono ringraziare solo loro stessi , che hanno raggiunto questo importante traguardo, pagando pesanti contributi, unitamente al loro datore di lavoro. A giudizio del LI.SI.PO./S.E.L.P. – ha concluso de Lieto – “l’attuale caos dell’accoglienza”, necessita della mano ferma dello Stato che deve avere a cuore, in primo luogo, i propri cittadini ed il rispetto delle nostre leggi. L’eccessiva debolezza con la quale l’Italia affronta il problema “immigrazione”, con tutto ciò che ruota attorno a questa realtà, ha un’effetto “calamita” su tutti coloro che sperano in un futuro migliore, non tenendo in considerazione che l’Italia non può accogliete tutti e rispondere alle esigenze di ognuno di loro. Sono necessari accertamenti sul “diritto all’asilo” , nel Paese di partenza ed ammettere sul nostro territorio nazionale, solo perseguitati per motivi politici, di razza e di religione.

Glifosato - hanno inquinate le acque

Glifosato: al via restrizioni in Italia. Ma non è vietato importare grano trattato

Dal 22 agosto scattano le restrizioni sull'uso e commercio del glifosato, uno dei più potenti erbici al mondo. In Italia sarà vietato l'uso del glifosato nella fase pre raccolto ma sarà ancora permesso importare grano trattato con questo diserbante. Il rapporto Ispra conferma che il glifosato non si degrada velocemente.

L'Europa ancora tentenna sulla necessità di vietare l'uso del glifosato. Nel giugno scorso laCommissione UE infatti non ha ottenuto ancora una volta il sostegno necessario della maggioranza qualificata dei Paesi europei per la sua proposta di prorogare l'autorizzazione dell'erbicida più potente al mondo (brevettato dalla Monsanto nel 1974), con l'Italia che al momento della votazione si è astenuta.

L'autorizzazione del glifosato è scaduta a giugno 2012, ma la Commissione europea l'ha già prorogata due volte, nel 2011 e nel 2015. Nonostante lo scetticismo dei Paesi membri, alla fine la Commissione UE (organo non eletto da nessun cittadino) ha infine rinnovato l'autorizzazione al commercio di prodotti contenenti il principio attivo per 18 mesi, in attesa di nuovi studi sulla sua sicurezza.

A marzo dello scorso anno la IARC aveva classificato il glifosato come "probabilmente cancerogeno" mentre pochi mesi dopo l'Efsa ha espresso un parere diametralmente opposto definendo il diserbante come invece "probabilmente non cancerogeno".Greenpeace ricorda però che "mentre la valutazione dell'Efsa è basata in parte su studi riservati commissionati dagli stessi produttori di glifosato, la valutazione IARC è basata esclusivamente su dati scientifici pubblicamente accessibili".

In attesa quindi di una decisione definitiva a livello comunitario, l'Italia con decreto ministeriale ha adottato una serie di restrizioni all'uso e al commercio del glifosato (e a quei prodotti fitosanitari contenenti la sostanza attiva glifosate), che entrano in vigore a partire da oggi 22 agosto. Diventano inoltre fuori legge i formulati che avevano ancora il coformulante ammina di sego polietossilata.

In sostanza, il glifosato non potrà più essere utilizzato in quelle aree frequentate da bambini e anziani, come parchi giochi e cortili, e al bordo delle strade e delle ferrovie. Inoltre, sarà vietato in agricoltura irrorare le piantagioni nella fase del raccolto. Per quanto riguarda il commercio, l'impiego delle scorte giacenti sarà consentito solo previa rietichettatura e con limiti temporali: tre mesi per la vendita e sei mesi per l'utilizzo.

"Adesso, l'attenzione deve concentrarsi sulle importazioni dei prodotti alimentari provenienti da Paesi che continuano ad usare il glifosato in pre raccolta e sugli accordi commerciali come il TTIP che rischiano di portare una deregulation pericolosa in Europache non ha preso ancora una posizione comune sull'impiego del glifosato" osserva Filippo Gallinella, deputato del MoVimento 5 Stelle.

Come ricorda però la Coalizione Stop Glifosato, l'erbicida può contaminare il suolo, l'aria e le acque superficiali e profonde, quindi eliminare il suo impiego solo nel periodo di pre raccolta non risolve il problema tossicità e di inquinamento. A confermarlo il recenterapporto Ispra sui pesticidi nelle acque italiane che evidenzia che le sostanze più diffuse sono proprio il glifosato e il suo metabolita AMPA, il che vuol dire che il diserbante non si degrada velocemente senza creare problemi come sostengono invece diversi produttori.

La Coalizione chiede quindi "un divieto totale di utilizzo del glifosato in agricoltura con divieto d'importazione di grano trattato con questo diserbante, per tutelare la nostrasalute e la produzione del grano in Europa con più elevati standard di tutelaambientale".

Siria&Parigi&Bruxelles&Nizza - i soldati statunitensi stanno occupando un territorio di un paese sovrano

Cosa fanno in Siria i 300 militari Usa?

Di Ovidio Diamanti
La presenza dei 300 militari delle forze speciali Usa in Siria rendono opaca la strategia di Washington verso il Paese. Cosa fanno e qual é il ruolo dei soldati americani?
Il contingente militare degli Stati Uniti è arrivato in Siria in due momenti: il primo gruppo lo scorso novembre, il secondo a aprile. Certo in Siria la presenza dei soldati americani è inferiore di molto rispetto a quella in Iraq dove gli effettivi sono 4600 unità.
In Iraq, però, l'esercito Usa collabora con il governo di Bagdad, mentre in Siria la presenza americana non è mai stata approvata dal governo di Damasco. In entrambi i Paesi, l'aviazione degli Stati Uniti bombarda le postazioni dell'Isis.
In Siria la maggior parte dei militari Usa si trova nel nord est del Paese. Di recente si è scoperto che forze speciali statunitensi e britanniche sono presenti anche nel sudest siriano. La spiegazione ufficiale della loro presenza è quella di assistere le forze ribelli che combattono l'Isis. A nord sono i gruppi curdi che preparano la grande offensiva su Raqqa, la capitale dello Stato Islamico in Siria. A sud di Raqqa sono forze ribelli arabe, sostenute da militari e aviazione Usa, che avanzano sulla città.
Al di là degli obiettivi, però, poco si sa di cosa facciano le forze militari americane in Siria. Il presidente Usa Barack Obama aveva spiegato che non sono sul territorio siriano per combattere. Tuttavia, i raid aerei condotti dall'aviazione siriana la scorsa settimana hanno mostrato che le forze speciali americane sono molto vicine al fronte in cui sono in corso le operazioni militari curde contro lo Stato Islamico.
Un primo segnale in questa direzione c'era già stato a maggio. Una foto pubblicata dall'agenzia Afp aveva mostrato un soldato Usa insieme alle forze curde a 60 km a nord di Raqqa. Il Pentagono inizialmente negò la presenza, poi disse che i suoi militari non partecipavano alle operazioni militari.
Ai raid aerei siriani, che hanno rischiato di colpire militari Usa, gli Stati Uniti hanno risposto dispiegando i propri caccia e minacciando ritorsioni. Rimane da capire cosa realmente stiano allora facendo i militari americani in Siria: danno solo assitenza o sono in prima linea nei combattimenti?

lunedì 22 agosto 2016

Siria&Parigi&Bruxelles&Nizza - una comunità internazionale che parla di pace e vende armi e non solo, ha provocato questo olocausto del popolo siriano

Siria: il Patriarca Gregorios Laham: “una guerra dell’informazione”

21.08.2016 Redazione Italia
Siria: il Patriarca Gregorios Laham: “una guerra dell’informazione”
(Foto di Oraprosiria)
Una “guerra dell’informazione” fatta di bugie, proclami, presunte rivelazioni e che scorre parallela ai “combattimenti con le armi” per distrarre e pilotare l’opinione pubblica internazionale e la popolazione locale. È quanto afferma ad AsiaNews il Patriarca melchita Gregorios III Laham, commentando la notizia secondo cui almeno 18mila persone sarebbero morte per torture e privazioni nelle carceri del governo siriano dall’inizio del conflitto nel marzo 2011. “Come si può credere a questa cifra, alla correttezza dei dati – si chiede il prelato – se non vi è accesso alle carceri e ci si basa solo su alcune testimonianze parziali”.
Per il capo della Chiesa greco-melchita “non è possibile provare” queste cifre e verificare la veridicità di queste informazioni. Inoltre la fonte Amnesty International “non è così indipendente” e nel contesto del conflitto siriano “si sono spesso verificate manipolazioni di notizie”. “Dietro queste [presunte] rivelazioni – aggiunge il patriarca – vi è un colore politico, nel contesto di una guerra di informazione, come è avvenuto in passato per la vicenda delle armi chimiche”.
Gregorio III parla di una “manovra” in atto per screditare “il governo siriano e la Russia” nel momento in cui sta nascendo un nuovo asse – Mosca, Teheran, Pechino – in grado di contrastare le ambizioni statunitensi nell’area. “Questa è un’altra partita – riferisce – nel contesto della ‘guerra’ fra Stati Uniti e Russia”.
Una valutazione, racconta il prelato, che è condivisa da gran parte della popolazione siriana che si sente vittima “di una guerra sporca” che, in cinque anni, ha causato 250mila morti e 11 milioni di sfollati. “Noi patriarchi – afferma Gregorio III – da tempo diciamo che una vera alleanza internazionale può vincere il terrorismo, ma vi sono interessi contrapposti”. L’unica “voce di verità” è quella di papa Francesco che non si stanca “di lanciare appelli per l’amata Siria”, che denuncia l’ipocrisia di una comunità internazionale “che parla di pace e poi vende armi” alle parti in lotta.
“In realtà – prosegue il patriarca – la situazione in alcune aree della Siria sotto il controllo governativo, come Damasco e Homs, è di relativa calma e dal mese di febbraio non si registrano gravi episodi di violenza. I problemi maggiori sono al confine con la Turchia e ad Aleppo, metropoli vittima di distruzioni, bombe, devastazioni. Il 50% della popolazione è fuggito e la città di prepara a vivere la madre di tutte le battaglie”. Criticità, aggiunge, si registrano anche a Madaya, dove vi sarebbero almeno 40mila abitanti bisognosi di cure mediche. “L’area è sotto l’assedio di Daesh  e dei governativi – spiega – e gli aiuti non arrivano anche perché i terroristi si mescolano fra la cittadinanza e usano i civili come scudi umani come successo a Palmira e Homs in passato”.
Fonte: oraprosiria, Asia News

Migranti, c'è una volontà politica di portarli in Italia, sarebbe stato molto più logico riportarli sulle coste libiche

350 migranti prelevati dalla Marina Militare presso le coste libiche




ROMA, 21 AGO – Due unità navali della Marina Militare (il pattugliatore Orione e la fregata Aliseo) sono intervenute stamani per raggiungere 3 gommoni in acque internazionali a nord delle coste occidentali libiche.
La nave Orione ha prelevato da un gommone 115 migranti.
La Aliseo, avvistati due gommoni, ha proceduto al recupero dei 236 occupanti. Nelle vicinanze è intervenuta anche una motovedetta della Guardia Costiera libica con cui si è avviata un’attività di coordinamento svolta attraverso i canali internazionali del soccorso in mare.
I gommoni, inizialmente presi a rimorchio, sono stati successivamente affondati per il già precario stato di galleggiabilità, mentre i due motori fuoribordo sono stati trattenuti come materiale probatorio da fornire all’Autorità giudiziaria. ansa