Il PROTEZIONISMO diventa il soggetto spinto dalla DEFLAZIONE ordo-liberista

Il PROTEZIONISMO diventa il soggetto spinto dalla DEFLAZIONE ordo-liberista
La ragione di ciò sta nel fatto che la cuspide del potere di queste due nazioni (Francia e Germania) comprende benissimo che la crisi strutturale di quei capitalismi perdura, si accresce, e non è domata dalla retorica europeista. La deflazione ordo-liberista erode i margini, fa scendere i tassi di profitto, rende più difficile la circolazione del capitale fisso e la finanza può far crescere qualche rendita, ma non crea lavoro, né prospettive per il giovane proletariato franco-tedesco. La circolazione del capitale si blocca e allora si ricorre al naturale e normale espediente che è il protezionismo. Ma questo scardina le basi stesse della struttura tecnocratica europea. Butta nel fango i trattati di Maastricht e di Lisbona, trasforma in canzoni da melodramma le recite neo liberiste. Giulio Sapelli http://www.ilsussidiario.net/News/Economia-e-Finanza/2017/8/27/GEO-FINANZA-Dalla-Cina-alle-cicale-la-Germania-prepara-il-terremoto-dell-Ue/779737/

L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 20 marzo 2019

Antonio Socci - Il burocrate Zingaretti non impedisce la corsa verso il burrone del corrotto euroimbecille Pd, non sposta di una virgola la subalternità di questo coacervo di interessi mafiosi massonici clan cordate clientelismo famigli consorterie al servizio del Pensiero Unico Politicamente Corretto che ignora i bisogni delle persone


Posted: 19 Mar 2019 03:21 PM PDT


A più di un anno dalla batosta elettorale – con la velocità del bradipo – ieri il Pd ha eletto il nuovo segretario. E’ Nicola Zingaretti, colui che ha vinto le primarie.

Il primo motivo per cui è stato scelto lui è psicologico: la sua bonomia,la sua faccia da allegro salumiere. Com’è noto il Pd è da sempre profondamente antipatico. Il sociologo (di area) Luca Ricolfi ci aveva addirittura scritto un libro: “Perché siamo antipatici”.

E’ un problema atavico, dovuto alla spocchia della Sinistra, al suo senso di superiorità e a quel suo sottile disprezzo per chi ha idee e valori diversi e per il popolo che pensa con la propria testa “populista”.

Sembrò che Renzi – da toscano – potesse traghettare il Pd verso l’affabilità. Era giovane e aperto, non più settario come la vecchia Sinistra. Ma poi Renzi stesso diventò, per il sentimento popolare, simpatico come un riccio di mare nelle mutande.

Ecco dunque Zingaretti che ora ha la missione di tornare a sintonizzarsi con “la gente” e ci prova con la bonomia sorridente e sempliciona del gestore del negozio di alimentari sotto casa che – quando ti mancano gli spiccioli – ti rassicura: “non c’è problema, ci rifacciamo la prossima volta”.

Andrea Scanzi lo ha dipinto così: “Te lo immagini proprio dietro il banco, col cappellino del Vitiano e le unghie un po’ sporche di migliaccio. Saresti portato a chiedergli al massimo tre etti di finocchiona, va da sé tagliata a mano, e invece da lui esigono l’impossibile. Come fosse un Che Guevara sotto mentite spoglie, in grado financo di ridestare un partito catatonico”.

Infatti lo vedi arrancare in ragionamenti che – in tutta sincerità – rasentano la supercazzola. Tipo questo sentito ieri: “A questo punto dobbiamo muoverci e metterci in cammino, tutto quello che succede intorno a noi ce lo dice… dobbiamo muoverci, insieme: con spirito innovativo, con un partito inclusivo. Dobbiamo rimettere al centro la persona umana”

Un vecchio leader del Pci come Paolo Bufalini diceva: “C’è una cosa peggiore del perdere le elezioni ed è non sapere perché si sono perse”.

In effetti nella narrazione di Zingaretti non c’è traccia di riflessione autocritica sulle vere ragioni che hanno portato al tracollo del Pd. Che sono due: l’enorme e incontrollato afflusso migratorio degli ultimi anni e il dramma economico e sociale rappresentato – per l’Italia – dall’euro e dalle politiche dell’Unione europea. 

Zingaretti non ha rivendicato nemmeno quello che di positivo, sull’emigrazione, cominciò a fare Minniti (come resipiscenza tardiva e parziale del Pd). Sono tornati al “migrazionismo” tipico della Sinistra.

D’altronde Il nuovo segretario naviga in mezzo alle contraddizioni. Come primo gesto dopo la vittoria delle primarie ha fatto visita a Chiamparino, a Torino, in appoggio alla battaglia pro Tav. Subito dopo si è messo ad applaudire Greta, addirittura dedicandole la vittoria per mettere il cappello sulla manifestazione ecologista. Come stiano insieme la Tav e l’ecologismo non si sa. Sembra il “ma anche” veltroniano immortalato da Crozza.

Pure sulla “via della seta” – che nell’attuale governo viene caldeggiata soprattutto dal M5S – la contraddizione è stridente. Non solo perché la Cina è pur sempre un regime comunista ed è criticata dagli Stati Uniti, ma anche perché a iniziare il dialogo con Pechino furono altri.

Consideriamo il premier Gentiloni. Titolo del “Sole 24 ore” del 14 maggio 2017: “Gentiloni in Cina: ‘L’Italia può essere protagonista della nuova Via della seta’ ”.

A proposito: Gentiloni ieri è stato eletto presidente del Pd. Anna Ascanie Deborah Serracchiani sono diventate vicepresidenti. Nel Pd si passa con estrema facilità da Veltroni a Bersani, poi a Renzi e poi a Zingaretti. Sembra che tutto si rivoluzioni e invece non cambia mai niente e anche le persone sono sempre quelle. Cambiano solo di posto. 

Un po’ come la storiella del “facite ammuina” attribuita alla marina borbonica: “All’ordine Facite Ammuina: tutti chilli che stanno a prora vann’ a poppa e chilli che stann’ a poppa vann’ a prora; chilli che stann’ a dritta vann’ a sinistra e chilli che stanno a sinistra vann’ a dritta…”.

L’obiettivo di Zingaretti è minimo:guadagnare qualche punto percentuale alle europee rispetto alle politiche del 2018 per sopravvivere. 

Del resto nelle sue parole si sono perse le tracce della “vocazione maggioritaria” del Pd di Veltroni, come pure è naufragata quell’iniziale tentazione attribuita al nuovo segretario che consisteva nel propiziare una crisi di governo per sostituire la Lega in una nuova maggioranza con il M5S. Sembra proprio che il Quirinale non voglia saperne.

Che futuro può avere un Pd che torna ad abbracciare il “rosso antico” ?Beppe Fioroni, che nel Pd non è stato un passante, prima delle primarie aveva messo in guardia dall’elezione di Zingaretti il quale – a suo parere – “mira semplicemente a restaurare la sinistra. Non posso nascondere l’allarme che provoca un’impostazione del tutto incoerente con la genesi ideale del Pd. Anche i cosiddetti moderati, una volta considerati interni alla vicenda di un partito insieme di sinistra e di centro, ora sono individuati come interlocutori esterni, con i quali al più dialogare a distanza. Dunque, siamo a un cambio radicale di motivazioni e prospettive”.

Fioroni concludeva: “Non vorrei che fosse sottovalutato il rischio di una possibile degenerazione, con il ritorno baldanzoso e inconcludente sotto la vecchia tenda della sinistra. Quella di una volta”. 

Se lo dice lui…

Lehman Brothers = Deutsche Bank i profitti ai privati le perdite allo stato. E poi quello che non ha potuto-voluto fare l'Italia è permesso alla Germania, l'Euroimbecillità all'ennesima potenza

DEUTSCHE BANK-COMMERZ/ La “tattica del colosso” alla faccia di Italia e Ue

Si torna a parlare di una fusione tra Deutsche Bank e Commerzbank. Cosa che ricorda le ingiustizie subite dal sistema bancario italiano

20.03.2019 - Paolo Annoni

Lapresse

Dopo molti mesi di rumour pare che le discussioni per una fusione tra Deutsche Bank e Commerzbankabbiano fatto passi in avanti. Mentre si cerca di risolvere il problema Deutsche Bank con una fusione tutta domestica con un partner, Commerzbank, che ha lo Stato tedesco come principale azionista si sollevano alcune perplessità. Hanno fatto abbastanza clamore ieri le dichiarazioni del Presidente del Consiglio di sorveglianza della Bce Andrea Enria a cui “non piace particolarmente l’idea di campioni nazionali”. Il titolo Deutsche Bank da molti mesi viene accostato all’andamento di un illustre predecessore, scomparso in modo cruento nel 2008, che di nome fa Lehman Brothers. Evidentemente i mercati o gli investitori pensano che gli attivi di Deutsche Bank non siano solidi e non c’è niente che la banca ha potuto dire o fare negli ultimi anni per far cambiare opinione agli investitori.

Su questa vicenda vorremmo esplicitare ancora una volta una questione davvero semplice e banale. Gli attivi di una cassa di risparmio di un comune di 5.000 anime, per quanto buoni o cattivi, sono infinitamente più conoscibili di quelli di una banca che solca i mari della finanza globale in fasi molto particolari e in un’area, l’euro, che produce eccessi di liquidità strutturali; liquidità che da qualche parte bisogna pur mettere dato che si prestano soldi allo Stato tedesco a tassi negativi. Le preoccupazioni degli investitori, in altre parole, non sono un’allucinazione collettiva pluriennale e la fama dei problemi di Deutsche Bank è coerente con tanti indizi e con un’unione monetaria che ha tanti difetti strutturali.


Ma torniamo alla fusione. È chiaro che nessun sistema Paese e nessuna unione monetaria si può permettere il fallimento di una banca delle dimensioni di Deutsche Bank, Abbiamo visto cosa è successo con Lehman e dopo dieci anni ne paghiamo ancora le conseguenze; gli attivi di Deutsche sono quasi tre volte quelli di Lehman. La garanzia vera di Deutsche Bank, il vero argine contro la “speculazione” o contro il fallimento è come sempre lo Stato, in questo caso tedesco. Se qualcuno pensasse che Deutsche Bank è “da sola” o è un puro operatore di mercato dopo tutto quello che si è detto e che si è visto sul titolo negli ultimi cinque anni la storia avrebbe un solo possibile finale e non sarebbe positivo. Quando il gioco si fa duro, la situazione si mette male e Deutsche Bank non riesce più a finanziarsi sul mercato c’è un solo attore in grado di salvare la baracca e sostituire la finanza dei mercati e questo attore può solo essere lo Stato tedesco; esattamente come dieci anni fa in America è stato lo Stato federale, o Inghilterra o in Olanda e in tutti gli altri stati che improvvisamente si sono trovati azionisti di maggioranza o unici proprietari di banche un tempo di mercato.

Dopo la fusione tra Deutsche Bank e Commerzbank la nuova banca avrebbe come principale azionista la Repubblica federale tedesca con una quota del 5%; tanto basta per far capire l’aria che tira è che Deutsche Bank non è “da sola”. Qualcuno si chiederà allora la ragione di tante polemiche sui salvataggi italiani, ma non abbiamo risposte; però una cosa vogliamo dirla: gli effetti sull’economia, la fiducia di imprese e consumatori di quanto successo in Italia in applicazione delle regole europee hanno superato di gran lunga qualsiasi costo addizionale per i debiti che lo Stato italiano avrebbe dovuto fare per fare l’unica cosa che bisognava fare con i salvataggi pubblici e nei casi più gravi la statalizzazione, esattamente come fatto nei Paesi a socialismo reale tipo Stati Uniti o Olanda.

Rileggere le vicende occorse alle banche “locali” italiane alla luce della cronaca di questi giorni su Deutsche Bank è davvero singolare. Soprattutto dopo la decisione della Corte Ue di ieri che ha dato torto alla decisione della Commissione europea del 2015 che impediva il piano di salvataggio dello Stato italiano di Tercas perché considerato aiuto di Stato. In Italia e sugli italiani si sono sperimentate regole che, chi mai l’avrebbe detto, si sono rivelate devastanti per il sistema e che oggi bisogna rimangiarsi forse perché bisogna salvare Deutsche Bank.

Cosa sia la fusione tra Deutsche bank e Commerzbank nei fatti si capisce benissimo anche leggendo analisi e dichiarazioni di molti osservatori tedeschi che non hanno il problema di difendere una certa narrazione sulla superiorità intrinseca della Germania o sulla perfezione dell’euro. La nuova banca sarebbe talmente grande talmente troppo grande per fallire che sarebbe chiaro a tutti che non può fallire e che il suo destino sarebbe indissolubilmente legato a quella del sistema finanziario in cui vive. Colpire Deutsche Bank sarebbe come colpire l’economia tedesca con tutte le conseguenze, in termine di supporto statale, che questo comporta.

Oggi sembra che le istituzioni comunitarie si stiano mettendo in mezzo tra lo Stato tedesco e il salvataggio di Deutsche Bank e potrebbe emergere un angolo di lettura interessante e cioè questo: cosa succede se l’Unione europea comincia a stare stretta alla Germania? Se gli interessi della Germania, economici e geopolitici, non sono più tutelati nell’unione oppure vengono penalizzati? Perché certe idee sull’autoimmolazione necessaria per un progetto più grande di “sovranità condivisa” fuori dall’Italia sono viste per quello che sono: assurde.

19 marzo 2019 - MARE JONIO - Le Balle sul Mare Forza 7 #MessoOra

19 marzo 2019 - Europa condannata sulle banche!!! (E Tria li ascolta ancora...)

Alceste il poeta - sterilizziamo l'umanità

Soluzione finale


Roma, 18 marzo 2019

A me Greta Thunberg piace.
All’inizio ero scettico, ma, lo ammetto, a furia di riguardarla, nelle immagini innumerevoli, dai fotomontaggi maliziosi alle posizioni e pose più varie, mentre fa sega a scuola o parla dalle maggiori tribune mondiali, mi è divenuta simpatica.
Il facciotto aggrottato, gli occhietti dolcemente porcini, il berrettone fantozziano da cui scendono le trecce da dodicenne; soprattutto: lo spaesamento che cogliamo nei suoi tratti quando la consapevolezza - anche lei ne ha una - risale alla sua coscienza di bimba, la sensazione, terribile, che traspare da alcuni scatti in cui lei, proprio in quel momento, si rende conto, pur oscuramente, che le quinte alle sue spalle sanno un po’ di sdrucito … In fondo è una ragazzina, dai! Non si può essere così cafoni e maleducati! Strumentalizzata! Gretina! Scema! E i volgari argumenti ad mocciosam! Lasciamola stare. L’accanimento dei contrari, e la tetra stupidità dei compagni di viaggio, me la rendono amica.

Vorrei darle un casto bacio sulla fronte, e quindi prenderle la mano e accompagnarla a casa, discutendo di fatti irrilevanti, del più e del meno; le racconterei, quindi, un paio di storielle, in cui sono maestro, e, strada facendo, insinuerei il tema del clima - fa un po’ freschino qui da voi - e del mio progressivo smottamento nel vegetarianesimo - causa famiglia - pur avendo in odio sia i vegetariani militanti che i vegani:
“Sai, Greta, quand’ero piccolo, più piccolo di te, mio nonno aveva un bel cane da caccia, una femmina. La chiamò Laika, come l’husky lanciato a bordo dello Sputnik 2. Quando Laika morì, il vecchio ne fu talmente addolorato che decise di appendere il fucile al chiodo: trasmise, poi, naturalmente, questa scelta anche a noi. La mia famiglia ebbe poi pesci d’acquario, tartarughe, conigli. Ci si affezionava a tali animaletti e l’affetto ci negava sempre più la carne a tavola: come si poteva mangiare pesce se gli amati Nautilus e Nemo guizzavano a pochi metri da noi? E il tonno? Come si potevano acquistare tranci di coniglio quando Nuvola saltellava nella sua gabbietta in salotto? Questo lo dico perché tu capisca chi sono io e non creda che sia cattivo come mi dipingono e come - lo so! – ti hanno riferito. Io, anzi, sono dalla tua parte. Sol che, per mia natura, o dannazione, tendo a scarnificare all’osso le posizioni da trincea. Non amo i tentennamenti, il non detto, i piccoli passi. Ne deriva, da tale rasoio di Occam, una urtante radicalità nella proposta. Anche per i cambiamenti climatici, certo, che, vedo, ti stanno a cuore. Io ce l’ho una soluzione, definitiva, per il climate change. E pure per l’inquinamento. Totale, perfetta. E, al contempo, pacifica. Non sai cosa significa ‘al contempo’? Scusami: è una sbrodolatura causidica. Puoi tradurre con ‘meantime’ o ‘meanwhile’ … dicevo … della soluzione … totale, definitiva … senza spargimenti di sangue. Occorre solo trovare una tecnica indolore - ma so di sicuro che già c’è - e farla approvare a livello mondiale: e qui entri in gioco tu. Tu, infatti, dovresti fartene paladina. Una Giovanna d’Arco, diciamo … che poi aveva la tua stessa età, pressapoco … una Santa Rosa da Viterbo, con più modestia … uno sciopero della fame, magari … un bed in ... col consenso dei tuoi genitori, ovvio. Con la mamma potrei parlarci io. Sono convinto che ti piacerà ciò che propongo. Ha il pregio della semplicità … tale da far esclamare: giusto! Piacerà a tutti, a dir la verità, ammesso che vogliano davvero risolvere il problema. Perché un problema, e questo pare un immane problema, è tale perché esige una soluzione. Vedrai … è l’uovo di Colombo. Spariranno le chiazze di petrolio, le colature nocive nei ruscelli, i miasmi, la plastica, i turisti, nove automobili su dieci, le file alla posta e negli uffici amministrativi; vi sarà una decrescita felice, dolce e progressiva, tutti avranno un lavoro vero, uno stipendio ottimo, i ghiacciai si rinsalderanno, i panda invaderanno le periferie urbane, ricomparirà il dodo! Sei una brava ragazza, ma devi correggere un pochino il tiro … la Endlösung è a portata di mano … davvero incredibile come non ci abbia pensato nessuno … lo vedi, già saltelli per la contentezza … sei una curiosona, insomma! Calma, calma! … che nessuno ci ascolti … poiché sarà una sorpresa … al tuo prossimo discorso a Davos cadranno dalle sedie … smettila di battere le mani … avvicinati, voglio sussurrartela nell’orecchio”.


Sterilizzare l’umanità. Ecco la soluzione. L’idea non è nuova, ne convengo. Qui, però, non si tratta di obbligare le donne a non far figli, tramite occhiuti controlli, né di praticare aborti omicidiali di massa: nulla di tutto questo. Ci si inoltrerebbe, invece che nella sopraffazione totalitaria, in una gentile e neutra ansia di palingenesi. Il seme dell’Uomo, il parassita par excellence, diverrebbe infecondo, nel suo versante attivo e passivo, lato sensu maschile e femminile: sperma e ovuli, scroti e ovaie, fluidi e grembi lascivi: tutto dimenticato. La popolazione, nel giro di poche generazioni, crollerebbe a mezzo miliardo. Senza violenza. Il lungo meriggio della terra. Barbagrigia. La piena occupazione, la saggezza, fine del vociare confuso. L’Italia che decade a quattro, cinque milioni di individui. Spazio, agio, occhio che vede lontano. Fine della sovrappopolazione con i rischi e i vizi che essa comporta: microcriminalità periferica, lordura. Pini e macchie riprenderebbero possesso delle strade, gli spaventosi agglomerati del suburbio sgretolati dalle piogge e dal gelo. L’aria: di nuovo pura, finissima. Venti alcionii ritroverebbero le lor vie, il dorso dei mari si gonfierebbe lieto, scomparse le rotte degli inutili commerci. A Roma, buia e silente, i rintocchi di un vecchio campanile avvertirebbero tutti i centomila abitanti, all’unisono, raccogliendoli nelle preghiere della sera; perché, quando il buio, il vero buio notturno, accerchia l’anima, gli spiriti dimenticati ricompaiono misteriosi dietro le sagome degli alberi. Pochi rumori, anche di giorno. Qualche migliaio di sessantenni, ancora vigorosi, si riunirebbero poco prima del lavoro amministrativo, ormai ridotto a sparute scartoffie, scambiandosi pareri sull’ultima silloge di racconti di Arrigo Boito, recentemente riscoperti nell’unica biblioteca cittadina. Lungo le vie centrali qualche bottega. Anche le multinazionali: sparite dall’orizzonte, prive di clienti; i governi limiterebbero l’azione a una blanda tassazione simbolica; ognuno, peraltro, avrebbe a disposizione una tale e ampia scelta di case e terreni e beni da rendere impervio - o inutile - il controllo dello Stato.

Il telefilm Utopia, prima stagione, e il racconto di Stephen King La fine del gran casino (The end of the whole mess, 1993), adeguatamente combinati, sono il correlativo oggettivo e artistico della soluzione finale. Vedete, leggete: ne ho già parlato. Greta è già entusiasta. I lupi popolerebbero di nuovo il suo giardino facendo rifiorire leggende e saghe; la lotta per la vita diverrebbe ora, nonostante il progresso tecnico, centrale. Perversioni, overdose di sport, uomini da cubicolo e facebook, via, obliati come sogni malsani, pure loro, a ritmo accelerato: c’è da spalare la neve, da aprire le strade, da uccidere un cinghiale riottoso, non si può certo perder tempo con gli amici digitali, MeToo o GayFriendly. Un’esistenza più dura, solitaria, farebbe, poi, rifiorire la comunità, e la comunità il gesto altruista del sangue, una spiritualità nuova. I negazionisti di Dio si troverebbero a mal partito: quando aumenta il pericolo il cielo e la terra si accendono di fate morgane. Magari un neopaganesimo farebbe capolino; le ninfe terribili incitano il fiume alla strage, il dio dei fulmini ci colpisce per la nostra cecità: pietà di noi. Sparirebbero i vegetariani, i vegani, gli animalisti, i femministi, i contorsionisti dei diritti civili, per il semplice fatto che la vita vissuta ignora il capriccio e vive le scelte come parte dell’esistenza; anche le elucubrazioni sulla libertà non avrebbero più senso poiché la libertà sarebbe parte del nostro lento e gioioso declino.

Il ciarpame asiatico, i quattro miliardi di Cin Cian Pai e Singh, inquinatori e avidi neocapitalisti, tutti con la fregola del visore e della panatina da mall ipertrofico, colle loro fabbrichette che lordano l’ambiente cento volte più dell’ILVA, iperattivi nei loro trabiccoli sgangherati e puzzolenti che schizzano fra milioni di mucche all’anidride carbonica, crollerebbe a nemmeno trecento milioni d'insetti.

L’Africa invece, la martoriata Africa, talmente martoriata dall’Europa da triplicare la propria popolazione in pochi decenni, rinculerebbe, è il caso di dirlo, nei propri confini a ricostituire tribù e bunga bunga. A che pro l’immigrazione, allora? Ecco gli stretti siciliani, sgombri di barconi e Saviano, gonfiarsi di tempeste e maledizioni: Scilla e Cariddi, Eolo e Poseidone assecondano ora i naufragi millenari di Ulisse, il Fulvo, l’Astuto, Ulisse, l’uomo che si finse pazzo ben prima di Amleto e che bastonò Tersite, il cacadubbi, sotto le mura iliache.

Ilio, Troia, o Toija, secondo l’ingegner Felice Vinci, che la posiziona in Finlandia. L’amena Finlandia, terra di nasi rossi e renne tontolone, una volta regione orientale dell’amabile e indomabile Svezia gretina, prima che i Variaghi la mettessero a nanna con la batosta di Poltava.

La mia proposta è formale: voglia la sterilizzazione dell’umanità. Conciso, netto, senza infingimenti, genuino, inoppugnabile, adamantino, irrevocabile. Sia chiaro: non voglio né desidero: auto ibride, auto solari, auto che si guidano da sole, Gaia, bistecche di soia, insetti tostati, carne di morto in barrette energetiche, polli felici, pannelli fotovoltaici, impianti eolici, bottiglie miracolose, cicorie antiossidanti, riciclaggi mafiosi di plastica, rigenerazioni di vetri e metalli, salario minimo, reddito minimo, lavoricchio garantito, biofattorie, biocetrioli, concimi organici e simili puerili dilazioni del disastro (non è così? Non è vero che ci aspetta, a breve, a brevissimo, un disastro?). La proposta è nel piatto e non vuole rilanci: la si accetta o la si rifiuta, dannandosi. Basta con la tecnica. La tecnica complica, imbruttisce, dilaziona. Ogni controinformatore, invece di starnazzare di energie alternative, farebbe bene a condividere la decrescita della “più ributtante massa di vermiciattoli che abbia mai osato strisciare sulla terra”. Si decida: vogliamo ancora la pletorica e falsa democrazia degli Yahoos o arrivare alla concreta Repubblica Aristocratica degli Houyhnhnm? Uno dei capofila dell’ecologismo italico, Luca Mercalli, un altro che prevede catastrofi e si rifornisce, da venticinque anni, nella sartoria di Cassandra, bofonchia: non si può rinunciare alla plastica, certo, occorre eliminare le bottiglie di plastica e la plastica di basso prezzo e qualità, però la plastica serve, la plastica intelligente, che si suicida a tempo e rinasce dalle proprie ceneri, come la Fenice, ecologicamente … ma che dici, che dici, Luchino? Non si può rinunciare alla plastica? Ancora con queste sottigliezze, le ingegnose scappatoie, il confidare nel futuro, nella razionalità della tecnica che ordirà una superplastica bioecologica … ancora il sogno, il sol dell'avvenire che mai arriva, i polimeri i superpolimeri i superconduttori, la tecnica, ovvero la negazione assoluta della Scienza … non si può, ormai, rinunciare a niente di ciò che abbiamo, l’inutile è essenza della nostra anima marcia, essenziale quindi, l’homunculus non possiede labbra buone a pronunciare il "no" alla Bengodi miserabile che gli hanno propinato per sottometterlo e renderlo monodimensionale, minuscolo, psicologicamente liofilizzato, ottuso, ignorante, pervertito come una scimmia col culo azzurrino; e nemmeno i padroni diranno: basta!, per carità … figuriamoci se dicono basta quegli psicopatici coi loro sottopanza, i governi e le Istituzioni Mondiali della Bontà … Caro Mercalli, ti offro non la riduzione dei fumi e degli spetezzi chimici, e neppure delle plastiche e dei rottami inservibili delle nostra resa al nulla: frullatori, PC, lavatrici, asciugatori, lavastoviglie, forni e fornetti, olotelevisori in 4D, divani avvolgenti, pornomaterassi, batterie, IPAD IPOD IPHONE … propongo, invece, da dabbenuomo qual sono, empatico verso il futuro dell’umanità tutta e dei nostri pargoli, questi poveri stronzetti che state riducendo in fin di vita spirituale, ecco io offro l’Olocausto davvero salvifico …

Su change.org appare da oggi l’unica possibilità concessa all’umanità per cambiare le proprie sorti … ho già lanciato la petizione alcestiana a Greta … accorrete e firmate tutti:http://chng.it/5SZj7kbVvD

Giove, in forma di cigno stupra Leda:

Un assalto improvviso: le grandi ali palpitanti
sulla ragazza che barcolla, le cosce accarezzate
dalle scure membrane, la nuca stretta nel becco …
Come possono dita atterrite e incerte allontanare
il piumato splendore dalle cosce che cedono …
Un fremito nel ventre vi genera
le mura abbattute, la torre e il tetto in fiamme
e il cadavere di Agamennone … 

Così verseggia William Butler Yeats, l’Irlandese, uno degli ultimi anglosassoni d’Europa. 
Uno stupro sancisce il nuovo ciclo. Da Leda nascerà Elena, la distruttrice di Troia, e la sorella Clitennestra, omicida di Agamennone, colei che ispirò l’antico Eschilo a cantare la solare fondazione della legge greca; dalle mura abbattute e dalla torre in fiamme fuggirà Enea, il Pio, per approdare al versante fangoso del colle Palatino, inondato dal Tevere, laddove, secoli più tardi, crescerà il Fico Ruminale del lupo Remo e del lupo Romolo, il primo re.

Ci vorrà un'altra unione mistica, lo Spirito Santo che feconda una giovinetta ebrea, per chiudere l’epoca classica e aprirne un’altra.
E oggi?

Elena, la donna fatale, languisce presso la reggia di Proteo, in Egitto. 
Si proclama innocente, e a ragione. Non per lei, a Troia, si fa strage di valorosi, ma per una semplice immagine, una vana icona, in tutto e per tutto identica alla più bella donna dell'Occidente:
“A Paride, Era diede non Elena, ma un simulacro vivo che compose di cielo, a somiglianza di me … Zeus, poi, mi rapì da Sparta recandomi in Egitto … così io son qui, mentre il mio povero sposo, radunato un forte esercito, punta sulla rocca di Troia … Oh, quante vite sono morte per me sulle rive dello Scamandro e io, che pure tanto ho sofferto, sono maledetta, ritenuta da tutti traditrice di mio marito e colpevole d’aver acceso una guerra tremenda per la Grecia”. 
E il calabrese Stesicoro rincara: "No, non è vero ciò che si racconta/mai sei salita sulle belle navi/alle mura mai non giungesti".
Il mito è implacabile con chi non sa leggere i segni.

E perché Zeus, che ordina di recare Elena sin alla reggia egizia per preservarne l’onore, non dice la verità a Menelao, Agamennone, Ettore, Aiace, Patroclo, Paride Alessandro?
Perché, afferma Euripide, Egli “vuole alleggerire [il mondo] d’una gran massa d’uomini”. Zeus vuole la guerra, i massacri. Troppi uomini, troppe voci e lagne, troppo inquinamento anche quattromila anni fa.

Leda inaugura duemila anni di civiltà. Maria altri duemila. A chi tributeremo, stavolta, il Salve o Regina?

Il M5S ha le idee molto confuse sulla famiglia

A TUTTI I “GENITORI 1” E “2”

Maurizio Blondet 19 Marzo 2019 


patrizia.patriziastella.com


CONGRESSO MONDIALE DELLA FAMIGLIA A VERONA

Com’è noto, l’Italia e la nostra città di Verona in particolare ha l’onore di ospitare per il 2019 il congresso della famiglia a livello mondiale per i giorni di:

VENERDÌ 29 – SABATO 30 – E DOMENICA 31 MARZO 2019.

Come potete vedere dal link qui allegato https://www.wcfverona.org/it/relatori/ (se non lo potete aprire in loco, lo potete trasferire su google), si alternano relatori di alto livello culturale provenienti da ogni parte del mondo allo scopo di testimoniare e difendere l’importanza di quei valori primordiali, diciamo pure assoluti, non negoziabili, che sono: la vita dal concepimento alla morte naturale, e la famiglia costituita dall’impegno reciproco nel matrimonio tra un solo uomo e una sola donna aperti alla trasmissione della vita con il nobilissimo, esclusivo e imperituro titolo di MAMMA E PAPA’. Relazioni che verranno poi trasmesse e diffuse con varie dispense e con i nostri canali di informazione, visto che i posti di ingresso al convegno sono già tutti esauriti da tempo.

Questi valori primordiali assoluti, nati nientemeno che con la comparsa dell’uomo sulla terra che costituiscono un tutt’uno con la sua vita, sopravvivenza e anche felicità, sono duramente attaccati da chi vorrebbe estendere il concetto di famiglia a molte altre tipologie, diciamo pure ammucchiate sessuali varie, alcune addirittura abominevoli, e finora ne sono state conteggiate oltre una cinquantina dai cultori di quella parte di “mondo” che va ben oltre ai confini del solo arcobaleno, perché una volta sfondata questa breccia nella fortezza di difesa dei valori portanti imperituri, non c’è più limite al bombardamento travolgente di ogni tipologia di valanga distruttiva, anche perché “Dio ha tolto il senno a coloro che hanno voluto perderlo”, con la pretesa di sostituirsi a Dio Creatore.

Ma quel che è peggio, è il fatto che questi signori contestatori, alcuni addirittura parlamentari, si permettono di calunniare gratuitamente alcuni relatori con motivazioni inventate di sana pianta o strumentalizzate, e di boicottare l’evento con azioni e minacce e intimidazioni che dimostrano la bassezza, l’inciviltà, il fondamentalismo e, diciamo pure, la rabbia viscerale, che alberga nel loro cuore. Perché se ognuno ha la libertà di portare avanti le istanze in cui crede, belle o brutte che siano, purchè non offensive della dignità della persona, esiste anche il dovere di rispettare i programmi degli altri, che non sono frutto di recente “invenzione” studiata a tavolino dai potenti “manipolatori” dell’uomo considerato un burattino, MA FONDATI SU UNA REALTA’ OVVIA, NATURALE, EVIDENTE ED ESCLUSIVA CHE ESISTE DA QUANDO ESISTE L’UMANITÀ, CHE È IL CONCETTO DI MAMMA E PAPÀ, UNITI NEL MATRIMONIO A FONDARE UNA FAMIGLIA.

Tutto ciò premesso e appena abbozzato perché l’argomento è stato già molto dibattuto e sviscerato anche dalla sottoscritta, vengo a sollecitare caldamente tutti coloro che, cristiani o no, credono nel valore primordiale della famiglia naturale a partecipare:

alla marcia pro vita che si terrà a conclusione del congresso domenica 31 marzo, nella città di Verona e precisamente in piazza Brà, con partenza davanti alla sede del congresso della Gran Guardia alle ore 12.00 e con termine verso le ore 14.

ARRIVEDERCI A VERONA DOMENICA 31 MARZO ORE 12 IN PIAZZA BRA’.

Il giudizio di Di Maio:


(Definitivamente, i grillini si riducono sempre più ad essere un altro partito radicale di massa -psichicamente soggetti alle Bonino – e più liberticidi ancora, perché negano agli oppositori dell’ideologia della morte il diritto di parlare )


WCFVerona XIII, gli organizzatori: “Da Di Maio affermazioni da querela”

WCFVerona XIII, gli organizzatori: “Su Theresa Okafor accuse diffamanti gia’ smentite nel 2015”

Alcuni media hanno riportato che al Congresso: “Ci sara’ anche Theresa Okafor, attivista nigeriana che nel 2014 ha proposto una legge che criminalizza le unioni tra persone dello stesso sesso”. “Ecco l’ennesima fake news diffamante. Questa accusa deriva da un rapporto della Human Rights Campaign (HRC) del 2015, ma HRC si autodefinisce la piu’ grande organizzazione americana per i diritti civili di lesbiche, gay, bisessuali, transgender e queer, come riportato nel sito https://www.hrc.org, quindi non certo una organizzazione super partes” denunciano il presidente e il vice presidente del Congresso Mondiale delle Famiglie Antonio Brandi e Jacopo Coghe, organizzatori del XIII WCF che si terra’ a Verona dal 29 al 31 marzo.

Gli euroimbecilli contro l'Italia, NON deve tentare di emanciparsi, schiava deve continuare ad essere

ITALIA E VIA DELLA SETA.

Maurizio Blondet 19 Marzo 2019 

Il 13 marzo si è tenuta un’importante conferenza su “L’Italia sulla Nuova Via della Seta”, organizzata dall’associazione MoviSol.org e dalla Regione Lombardia. Relatori, la fondatrice dello Schiller Institute Helga Zepp-LaRouche, il sottosegretario allo Sviluppo Economico Michele Geraci, il direttore tecnico di Bonifica SpA Franco Persio Bocchetto e il senatore Toni Iwobi, che non ha potuto partecipare di persona ma ha mandato un breve intervento.

La manifestazione ha catturato l’attenzione politica e mediatica poiché si è tenuta nel mezzo di un acceso dibattito sull’imminente visita del Presidente cinese Xi Jinping, prevista per il 22 e 23 marzo, e di una campagna internazionale contro l’intenzione italiana di firmare un Memorandum of Understanding (MoU) sulla Nuova Via della Seta tra i due Paesi, memorandum d’intesa fortemente voluto dal prof. Geraci (cfr. SAS 11/19).

In riferimento al dibattito scatenatosi, il direttore dello Strategic Alert Claudio Celani, moderatore della conferenza, ha chiesto al prof. Geraci di spiegare la Belt and Road Initiative e i vantaggi che offre all’Italia come terminale della Via della Seta Marittima, non solo per quanto riguarda i porti del Nord ma anche per quanto concerne quelli del Mezzogiorno.

Geraci ha risposto alla campagna propagandistica contro l’Italia mettendo in risalto una contraddizione tra il far pesare, da una parte, che l’Italia è un membro del G7, e contemporaneamente agitare lo spettro della “trappola del debito” nel caso di un’adesione alla BRI. I vantaggi dell’adesione alla BRI sono molteplici, ha spiegato: maggior apertura del mercato cinese alle imprese italiane, aiuto nell’ammodernamento delle infrastrutture portuali e l’occasione per il Mezzogiorno di diventare una piattaforma per gli investimenti in Africa (vedi sotto).

Helga Zepp-LaRouche ha espresso stupore ma anche divertimento per il clamore internazionale suscitato dall’intenzione italiana di firmare il MoU e ha stigmatizzato la mentalità occidentale di chi ha perso l’abilità di concepire che un Paese possa adoperarsi per gli interessi comuni dell’umanità. I media occidentali diffondono falsità sulla Cina, ha detto, e ha invitato la Francia e il proprio Paese, la Germania, a seguire l’esempio dell’Italia.

Franco Persio Bocchetto ha ricostruito quarant’anni di storia del Progetto Transaqua, originariamente sviluppato dall’allora direttore per gli esteri di Bonifica SpA Marcello Vichi – il quale ha mandato i suoi saluti alla conferenza – e ora finalmente in procinto di essere messo sul banco di prova. Si spera che entro un mese si concludano le procedure tecniche e burocratiche per poter assegnare lo studio di fattibilità finanziato dal governo italiano.

Al termine di un lungo e intenso dibattito, Liliana Gorini, presidente di MoviSol.org, ha concluso i lavori con una dedica a Lyndon LaRouche, l’economista e politico americano scomparso giusto un mese prima, molto noto e apprezzato in Italia per le sue previsioni economiche a lungo termine. Chi ascoltò la sua audizione al Parlamento italiano nel 1998 ammette che quelle previsioni “erano azzeccate”. Ben nota è anche la sua proposta di ripristinare la separazione bancaria (Glass-Steagall Act), che è ora addirittura nel “contratto” del governo gialloverde.

Qui i video della conferenza:

Zepp-LaRouche: L’UE e non la Cina divide l’Europa

La fondatrice dello Schiller Institute ha dichiarato di essere giunta alla conclusione che quasi tutto ciò che i media occidentali riportano sulla Cina sia della categoria delle fake news. Un esempio è dato dall'”eruzione di propaganda anti-cinese” in reazione alla decisione italiana di firmare un MoU con la Cina. Il contesto strategico in cui ciò avviene è pericoloso, ha detto.

“Ci troviamo a un punto in cui sta avvenendo qualcosa che è già avvenuto sedici volte nella storia, e cioè che la potenza finora dominante sta per essere sorpassata da quella che finora era la seconda più grande potenza. Nella storia ciò ha portato dodici volte a una guerra tra le due potenze rivali e solo quattro volte la seconda potenza ha sorpassato quella egemone senza conflitto bellico”. La Cina l’ha capito, e “ha detto ripetutamente che non vuole che si ripeta un tredicesimo caso di guerra, e per questo Pechino non vuole semplicemente sostituirsi agli Stati Uniti come leader di un mondo unipolare”. La Cina auspica un sistema di relazioni basato su “sovranità, rispetto per i diversi sistemi sociali e non interferenza”.

Una delle accuse rivolte alla Cina è che la BRI divida l’Europa. Ma tutti sanno che l’Europa è già divisa, ha osservato la signora Zepp-LaRouche, con o senza Cina. V’è una spaccatura Nord-Sud sull’austerità e una Est-Ovest sulle politiche migratorie. Anzi, in questo contesto l’azione dell’Italia “è veramente un modello, perché la cooperazione tra imprese italiane e cinesi nello sviluppo dell’Africa è effettivamente il solo modo umano di affrontare il tema dei profughi”.

Geraci: Quando soffia il vento, costruiamo mulini

Il sottosegretario Michele Geraci ha risposto alle critiche di molti, compresi i media internazionali come Financial Times, Reuters, Handelsblatt e altri, sul fatto che per la prima volta un membro del G7 aderisce ufficialmente alla Belt and Road Initiative. “Una delle critiche che ci è stata fatta è: beh, l’Italia è il primo paese del G7, c’è il problema della trappola del debito. Queste due cose sono ovviamente contraddittorie, perché è proprio in quanto noi siamo un Paese del G7 e non un Paese a basso reddito, che il problema della trappola del debito è molto limitato”, ha osservato.

Con la firma del MoU con la Cina, “non cambierà niente nelle nostre alleanze internazionali”, ha spiegato Geraci. Lo scopo del MoU è di promuovere le esportazioni e gli investimenti delle imprese italiane nella cornice della Belt and Road.

“Noi stiamo cercando di sviluppare il Sud sfruttando meglio questa geografia, che finora ci ha dato solo svantaggi, in un vantaggio: che è al centro del Mediterraneo e siccome finora l’Africa ci ha creato più problemi che opportunità, qui dobbiamo risvoltare il guanto con la collaborazione della Cina, ma, lo dico, anche del Giappone, con cui abbiamo parlato; due grandi potenze asiatiche che hanno grandi investimenti in Africa”.

Geraci ha ricordato che la Cina è la potenza che ha investito di più in Africa. “Non perché la Cina sia Babbo Natale, ma perché la Cina ha interessi economici. È la prima volta, forse nella storia dell’Africa, che l’interesse di chi investe – in questo caso la Cina che, ripeto, lo fa per i propri interessi commerciali – coincida con l’interesse dei paesi target, che per la prima volta forse possono cominciare ad avere uno sviluppo sociale ed economico sostenibile”.

A questo punto il Meridione “è il posto ideale per un investitore cinese, giapponese, che volesse approcciare l’Africa e può trovare una sponda in un sistema all’interno dell’Unione Europea, all’interno delle regole europee – ecco, per una volta anch’io dico qualcosa di positivo per l’Europa”. E quindi sviluppare “trasporti, infrastrutture ma anche ricerca, centri di sviluppo tecnologico e – non dimentichiamo – anche sull’energia”.

Rispondendo a una domanda sullo “tsunami” che provocherà il piano China Manufacturing 2025 sui settori della nostra industria che competono con quelli cinesi, Geraci ha risposto: “C’è un detto: quando spira il vento, c’è chi costruisce muri e chi costruisce mulini. Io preferisco i mulini. Perché il vento spirerà. Perché, come Lei ha ben delineato, e se fa un google su ‘China Manufacturing’… arriverà uno tsunami dall’Oriente che si potrebbe abbattere sul nostro manifatturiero, perché l’Italia ha un grado di similarità di prodotti molto alto con la Cina, il più alto tra i Paesi europei.

Fondamentalmente, il China Manufacturing 2025, che ha dieci settori industriali, può colpire più l’Italia che gli altri 27 paesi membri dell’UE. Quindi, io voglio essere il Paese che costruisce i mulini, così questo vento continuerà far girare le mie pale, a generare energia e cooperare, piuttosto che bloccare”.

Banca Etruria - quando si lascia il timone delle decisioni di politica economica agli euroimbecilli di tutte le razze succedono i disastri

Colpo di scena della corte Europea: Banca Etruria poteva essere salvata

Giudicato legittimo l'intervento del fondo interbancario in Tercas che la Ue aveva bocciato come aiuto di stato. Senza quel precedente, Bpel avrebbe potuto essere ricapitalizzata senza risoluzione, crac e bond azzerati

Ultimo aggiornamento il 20 marzo 2019 alle 05:55

Proteste a Banca Etruria

Arezzo, 19 marzo 2019 - Il Tribunale Ue assesta un colpo all'antitrust della Commissione europea e apre ancor più la strada ai salvataggi bancari di «sistema». Ma la sentenza riapre anche, sia pure a posteriori e a buoi scappati dalle stalle, il caso Etruria. Si fosse conosciuto nel novembre 2015, all'epoca del decreto di risoluzione, l'orientamento della corte europea di giustizia del Lussemburgo, Bpel avrebbe potuto essere salvata dal fondo interbancario, senza azzeramento delle subordinate, senza fallimento e quindi anche senza processi per bancarotta e via dicendo. 

La Corte ha riconosciuto come non fosse «aiuto di Stato» l'intervento del Fondo Interbancario di tutela dei depositi (Fitd) che aiutò, con i fondi delle banche italiane private, la Popolare di Bari a salvare Tercas nel 2014. La bocciatura della dg competition guidata dalla Vestager a inizio 2015 (poi formalizzata nel dicembre di quell'anno), bloccò analoghi interventi su Cariferrara, per la quale c'era anche la formale autorizzazione di Banca d'Italia, e Banca Marche oltre che per Etruria.

Le trattative con Bruxelles proseguirono fino all'ultimo per poi naufragare e indurre le autorità italiane ed europee a mandare in risoluzione, il 22 novembre 2015, le 4 banche con conseguenze economiche, sociali e politiche impreviste visto che l'opinione pubblica non era pienamente cosciente delle nuove regole. Il presidente dell'Abi Antonio Patuelli, che all'epoca aveva caldeggiato la soluzione Fitd per evitare instabilità finanziaria, crisi di fiducia dei risparmiatori e oneri comunque maggiori visto l'esborso al Fondo di risoluzione, chiede adesso le dimissioni della Vestager. Lo stesso governatore Ignazio Visco ha più volte ricordato come l'intervento del Fondo avrebbe evitato danni maggiori al comparto bancario italiano e ultimamente è tornato a caldeggiare soluzioni simili per le crisi sul modello della Fdic, l'agenzia federale Usa.

Il Fitd a seguito di quella decisione dovette 'clonarsì inventando uno schema volontario senza la presenza dei rappresentanti della Banca d'Italia che ora la Corte riconosce fosse di 'meri osservatorì. Lo schema volontario restituì, con una partita di giro, l'aiuto alla Popolare Bari che però dalla vicenda Tercas rimase comunque zavorrata essendo l'istituto in condizioni peggiori del previsto e scontando mesi di incertezza. L'istituto barese valuterà «determinazioni su eventuali azioni di rivalsa e di richiesta di risarcimenti».

Va ricordato che secondo Bruxelles le autorità italiane erano state più volte avvisate che l'utilizzo del Fitd fosse al limite delle norme europee sulla Brrd (la direttiva sulla condivisione del rischio) e del bail in che sarebbe poi entrato in vigore in Italia nel 2016. Ma evidentemente qualcosa fra Roma, Bruxelles e Francoforte non ha funzionato. Ora la sentenza della Corte rimette in gioco il Fitd specie per risolvere i problemi degli istituti di piccole e medie dimensioni che la normativa Ue non prevede possano godere degli strumenti visto che non sussiste 'l'interesse pubblicò.

Un rischio per la stabilità finanziaria dell'intero comparto che già sconta le debolezze di npl in riduzione ma ancora consistenti, di un'economia che rallenta la sua breve ripresa, di un debito pubblico in aumento e che trasmette le sue debolezze attraverso i Btp in portafoglio e dell'instabilità politica. Una crisi seppure locale quindi può generare danni elevati. In ogni caso appunto il Fitd ha varato il suo schema volontario (seppure il suo funzionamento sia più macchinoso e lento) ed è già intervenuto con un prestito in Carige. Certo non salvare le banche provoca danni e oneri maggiori ma anche salvarle non è gratis. I contributi, tutti privati, del comparto per salvare quelli che in fondo sono concorrenti che si sono comportati male o hanno mal gestito sono stati imponenti e a danno degli azionisti.

Alcuni sono stati obbligatori (tramite il Fondo di Risoluzione nazionale) altri volontari (fondo Atlante). Lo Stato pure ha fatto il suo per Mps e per le banche venete. Si vedrà ora come l'antitrust Ue e la vigilanza Bce si comporteranno nei prossimi mesi ma già la rapida decisione di Francoforte di commissariare Carige e ora questa sentenza sono segnali chiari. Ormai però per Banca Etruria e anche per il suo vertice finito sotto inchiesta prima e sotto processo poi è troppo tardi: dal punto di vista penale probabilmente è troppo tardi, non cambia più niente.

Alberto Negri - Stati Uniti, Arabia Saudita, ebrei non si possono criticare

IL PRINCIPE SAUDITA È UN ASSASSINO: COSA HANNO DA DIRE I NOSTRI POLITICI

Pubblicato 19/03/2019
DI ALBERTO NEGRI


Il New York Times ci informa che il principe Mohammed bin Salman, mandante dell’omicidio Khashoggi, manovra una task force segreta per eliminare i dissidenti. Una dozzina le operazioni dal 2017 a oggi. Vedremo se i politici italiani, insorti la settimana scorsa per il caso dell’avvocatessa iraniana Sotoudeh, diranno qualche cosa o proporranno di sospendere la vendita di armi a Riad. Credo di no, perchè sono complici di un doppio standard: l’Iran si può attaccare, gli Usa, Israele e i sauditi no. Uno il coraggio non se lo può dare.

Energia Pulita - eolico off shore galleggiante diventa realtà

Prysmian, cablaggio primo parco eolico offshore galleggiante in Francia


Il contratto, la cui finalizzazione è prevista per l’estate 2019, ha un valore di circa 30 milioni di euro

19 marzo 2019 - 14.44

(Teleborsa) - Prysmian Group ha siglato una "letter of award" con PGL (Provence Grand Large), parco eolico offshore galleggiante situato nel sud della Francia, parte di EDF Renewables, per lo sviluppo di un sistema in cavo sottomarino chiavi in mano. Il contratto, la cui finalizzazione è prevista per l’estate 2019, ha un valore di circa 30 milioni di euro. 

Prysmian fornirà un sistema che prevede 3 km di cavi sottomarini dinamici inter-array e 19 km di cavi export per un totale di 22 km, oltre a cavi terrestri per una rotta di 9 km. Tutti i cavi sottomarini saranno prodotti nei centri di eccellenza Prysmian Group di Drammen (Norvegia) e Vilanova (Spagna). I cavi terrestri saranno invece realizzati presso lo stabilimento di Gron (Francia).

Il progetto PGL prevede inoltre un sistema completo di monitoraggio permanente basato sulle tecnologie PRY-CAM e sviluppato in stretta collaborazione con il cliente. Tutti i collegamenti infra-mulino saranno quindi monitorati continuamente utilizzando le innovative soluzioni PRY-CAM per la misurazione di tutti i principali parametri operativi dell’intero sistema in cavo, come le scariche parziali (Partial Discharge – PD) e i sistemi di sensoristica DTS (Distributed Temperature Sensor) e DAS (Distributed Acoustic Sensing).

Il collaudo del progetto è previsto nel 2021. Una volta completato, il parco eolico offshore galleggiante fornirà 24 MW di energia pulita, sicura e affidabile a oltre 40.000 famiglie in Francia, contribuendo all'espansione delle fonti energetiche rinnovabili.

Immigrazione di Rimpiazzo - e ora arrestiamo il comandante che fa la tratta degli schiavi

La “Direttiva Salvini” sulle frontiere marittime

19 marzo 2019 


Al solito ci sono troppe coincidenze: il 19 marzo è stata resa nota la Direttiva del ministro dell’Internosulla sorveglianza delle frontiere marittime in concomitanza con il caso Mare Ionio, proprio alla vigilia del voto al Senato sul caso Diciotti.


Insomma, una tempesta mediatica che non giova né alla chiarezza del quadro di situazione dell’azione dello Stato in mare né alla sicurezza dei migranti costretti ad assistere all’immagine di un Paese che rinnega continuamente sé stesso.

Eppure, la Direttiva non dice nulla di nuovo rispetto al corpo normativo già applicabile, ma, al limite lo rende più attuale.

In effetti la Direttiva sembra rivolgersi unicamente alle navi delle Ong quando afferma che “vanno necessariamente cristallizzate e sanzionate quelle condotte esplicitamente dirette alla violazione della normativa internazionale in materia di soccorso e della normativa nazionale ed europea in materia di immigrazione, perpetrate in modo continuativo e metodico”.

Tuttavia, la platea di destinatari è più ampia in quanto riguarda tutti i mercantili coinvolti nello svolgimento, di loro iniziativa (cioè, senza essere coordinati da un Centro di SAR nazionale) in attività di soccorso. Esplicito è, al riguardo, il richiamo al fatto che “Né le coste italiane risultino essere gli unici, possibili luoghi di approdo in caso di eventi di soccorso, considerato che sia i porti libici, tunisini e maltesi possono offrire adeguata assistenza logistica e sanitaria, essendo peraltro più vicini in termini di miglia marine, laddove la sicurezza della navigazione imporrebbe – in linea di principio – la ricerca di un luogo di sbarco prossimo alle coordinate marine d’intervento”.


Da questo punto di vista – mentre va notato che per la prima volta in un documento ministeriale si afferma che i mercantili potrebbero sbarcare le persone soccorse in Tunisia, Malta o anche in Libia – ci sarebbe da aspettarsi che ad emanare linee guida in materia sia l’amministrazione competente per il SAR, cioè il Ministero dei Trasporti che è il referente del Corpo delle Capitanerie-Guardia Costiera.

Tuttavia, una spiegazione di questa anomalia può trovarsi. Nella Direttiva, come non accadeva da tempo, si cita il DM 19 giugno 2003 il quale stabilisce un dispositivo integrato di vigilanza, prevenzione e contrasto articolato su Marina, Finanza e Capitanerie ma facente capo al Ministero dell’Interno sulla base della Legge Fini-Bossi del 2002. In sostanza, il SAR (che pur rientra nelle competenze esclusive dei Trasporti) se relativo ad eventi che coinvolgono i migranti, assume una valenza di ordine e sicurezza pubblica sul mare.


La tutela dell’integrità territoriale italiana e delle nostre frontiere marittime costituisce l’obiettivo da raggiungere. Il che giustifica la trattazione unitaria di SAR e ordine pubblico in un unico documento, anche se sarebbe forse stato necessario un esplicito riferimento al coordinamento con i Trasporti.

Circa il profilo giuridico quindi la Direttiva richiama i principi del diritto del mare e della normativa italiana di controllo dell’immigrazione irregolare, lasciando ovviamente aperta la porta a provvedimenti di sbarco, caso per caso, delle persone soccorse.

Il documento afferma che il modus operandi dei mercantili e Ong consistenti nel “soccorso di migranti irregolari in acque di responsabilità non italiane e nel successivo deliberato trasferimento dei medesimi migranti, nonostante il Comando delle Capitanerie di Porto italiano non avesse coordinato l’evento e, quindi, in violazione delle leggi vigenti in materia di immigrazione, ha determinato negli anni 2016, 2017 e 2018 l’arrivo di migliaia di migranti irregolari sul territorio nazionale”.


Ricordiamo che erano stati i precedenti governi italiani – fino a quando si decise di rafforzare le capacità libiche di soccorso – a scegliere di coordinare tutte le operazioni SAR avanti a Libia e Malta accettando che le persone soccorse venissero sempre trasportate nella Penisola.

Il tavolo tecnico ha invece oggi evidenziato due violazioni della legge ed è proprio su questo presupposto che Salvini chiede l’arresto del comandante e del capomissione.

“La Mare Jonio ha disobbedito per ben due volte all’ordine della Guardia di finanza di spegnere i motori. Il mare non era mosso e non c’era pericolo di affondamento. La Mare Jonio era più vicina alla Libia e Tunisia, ma ha fatto rotta verso l’Italia sottoponendo gli immigrati ad un viaggio più lungo. La nave non ha avvisato Malta. Ha disobbedito alle indicazioni della guardia costiera libica. Un comportamento che dimostra il chiaro intento di voler portare in Italia immigrati clandestini”.

Foto Mediterranea e Ansa

Mosler economics - descrizione del reale modo di funzionare del sistema monetario moderno, che poca gente comprende. Per supplire all'Euroimbecillità Moneta Complementare e 500.000 assunzioni nell'Amministrazione pubblica, medici, infermieri, poliziotti, vigili del fuoco, bidelli


In America tutti parlano della MMT (Modern Monetary Theory) di Mosler

Davide 20 Marzo 2019 , 6:36

DI GIOVANNI ZIBORDI


In America, dove l’economia va bene (crescita del PIL 2,7% e disoccupazione ai minimi storici) con Trump ci sarà quest’anno un deficit pubblico di 900 miliardi di dollari, dove per confronto in Italia invece avremo un deficit intorno a 40 miliardi (espresso in dollari).

Ma nessuno tra i repubblicani e i democratici sembra preoccupato e parla di ridurlo, come si farebbe qui da noi nella UE. Anzi, come leggi su Bloomberg (13 marzo) si sta discutendo molto “Una Visione Alternativa al Dilemma di Indebitarsi o Aumentare le Tasse Per I Governi in Deficit,”

I nuovi leader e candidati Democratici più in vista per l’elezione alla presidenza dell’anno prossimo sponsorizzano infatti le idee della “MMT” (“Modern Monetary Theory”o “teoria monetaria moderna”) lanciata venti anni fa da Warren Mosler (“Alexandria Ocasio-Cortez, il nuovo volto dei progressisti al Congresso, sostiene la MMT e propone maggiori deficit per investimenti ecologici e altri pezzi grossi del Partito Democratico propongono l’altra idea della MMT, l’idea che il governo garantisca un lavoro a tutti quelli disposti a lavorare. Quattro senatori che si sono candidati per la nomina all’elezione presidenziale dell’anno prossimo, Cory Booker, Kirsten Gillibrand, Elizabeth Warren e Bernie Sanders, hanno sottoscritto entrambe le iniziative (da finanziare in deficit)”).

La MMT spiega che il deficit pubblico non è un problema per uno Stato che abbia la propria moneta la propria banca centrale perchè può sempre ripagare il debito pubblico creando moneta e solamente quando si verifica una situazione di alta inflazione il deficit va contenuto. Come tutti sanno però nel mondo industrializzato da 30 anni l’inflazione e i tassi di interessi sono molto bassi, per cui la MMT sostiene che l’evidenza empirica mostra che oggi si possono tenere deficit pubblici ampi per finanziare programmi sociali, riduzioni di tasse o infrastrutture

La “MMT”, o teoria monetaria moderna di Warren Mosler (e altri come Galbraith junior, Stephanie Kelton, Bill Mitchell, Randall Wray…) è stata portata anche qui in Italia quando Moser tra il 2014 e il 2017 ha tenuto decine di conferenze in giro per l’Italia grazie a Paolo Barnard, che poi ne aveva anche parlato nelle sue apparizioni TV nella trasmissione di Paragone. I professori di economia invece l’avevano largamente snobbata, forse perchè veniva predicata da un giornalista alternativo. Quest’anno però se si scorrono il Wall Street Journal, Washington Post, New York Times, Forbes, Bloomberg, i blog di economia come quello di Paul Krugman, si scopre che tutti gli economisti americani la stanno discutendo e l’interesse è esploso (come mostra l’aumento di oltre 100 volte su Google della ricerca del termine “Modern Monetary Theory”).


Il fatto macroscopico e difficile da ignorare è che sotto Bush, Obama e poi ora con Trump gli USa hanno aumentato il debito pubblico da 8 mila a 22 mila miliardi di dollari negli ultimi dieci anni. Con Trump, che sarebbe un “conservative”, si è aumentato ancora il deficit per tagliare le tasse e stimolare l’economia e quest’anno il deficit arriverà a 900 miliardi di dollari portando il debito pubblico a 22mila miliardi (nonostante l’economia cresca quasi al 3%).

Questo non ha provocato nessuna inflazione o svalutazione del dollaro, a dispetto delle previsioni della maggioranza degli economisti. Gli USA mostrano un deficit intorno a 900 mld di dollari l’anno, la UE invece ha un deficit complessivo sui 150 mld l’anno e il Dollaro sale e l’Euro scende perchè il mercato dei cambi premia la maggiore crescita del PIL americana.

Con l’elezione presidenziale del 2020 che si avvicina i candidati e leader democratici invece di attaccare Trump sul deficit “irresponsabile” rincarano la dose e propongono piani di investimenti pubblici e sostegno all’occupazione che implicano deficit sempre elevati (oltre il 4% del PIL), che farebbero inorridire i nostri soci finlandesi, tedeschi e olandesi. Sia da destra che da sinistra quindi in America si vuole stimolare l’economia con deficit che in UE verrebbero “sanzionati” dalla Commissione UE nella UE “germanica”.

La MMT era la teoria economica che invece aveva previsto in modo chiaro e netto che questi deficit non avrebbero portato inflazione e svalutazione (e lo stesso per il Giappone, tra parentesi) e ora importanti leader politici fanno proprie le sue proposte. Più che una teoria Mosler la definisce come una descrizione del reale modo di funzionare del sistema monetario moderno, che poca gente comprende. Anche se non ce ne rendiamo conto, il 97% del denaro che circola è debito, perchè i soldi in banca sono creati dalle banche quando erogano un prestito (e per le banche sono contabilmente debito). In realtà non c’è nel sistema monetario moderno una vera differenza tra i conti in banca e i titoli di stato. Entrambi funzionano come denaro perchè si ha fiducia nello Stato, che in caso di bisogno grazie alle tasse che incassa può ripagare i titoli emessi e sovvenzionare e garantire i conti in banca dei cittadini.

Nel sistema monetario moderno avere 100mila in conto corrente in banca o 100mila in Bot o altri titoli di stato è funzionalmente la stessa cosa, sono entrambi liquidità e, se ci pensi bene, ti fidi dei soldi che hai in banca perchè sono garantiti dallo Stato che sostiene e salva sempre le banche. Gli italiani hanno 4,300 miliardi di ricchezza finanziaria, di cui circa 1,500 miliardi sono conti di liquidità. Lo Stato italiano ha un poco più di 2mila miliardi in titoli. Il valore degli uni e degli altri si basa sulla fiducia nello Stato perchè tecnicamente sono solo numeri nei computers delle banche, entrate contabili e tutti sanno che non è possibile chiedere in banconote i soldi depositati in banca perchè sono stati prestati a qualcun altro per il 90%. Ci si fida delle banche perchè dietro c’è lo Stato e non a caso tutti gli Stati hanno raddoppiato il debito pubblico dopo la crisi del 2008 per garantire in vari modi le banche ed evitare che crollassero.

Logicamente dovresti forse fidarti di più di avere 1 milione di euro in Bot e Btp che 1 milione di euro in un conto bancario. Senza contare che quando “presti soldi allo Stato” comprando 100mila di Btp non rinunci alla liquidità perchè se hai bisogno di soldi cash la banca ti presta quasi la stessa cifra dando in garanzia i Btp.

Se parliamo di istituzioni finanziarie poi con miliardi da gestire, usano i titoli di stato come moneta di scambio tra loro, per cui quando un fondo compra 1 miliardo di Btp poi lo gira una banca per avere liquidità e questa a sua volta ad un altra o un altro fondo e vengono “ipotecati” anche tre volte.

Mosler spiega che quando lo Stato emette titoli fornisce un servizio al pubblico e agli investitori che vogliono un rendimento sicuro, ma non ha bisogno di farlo perchè potrebbe emettere biglietti di 100 euro invece che 100 euro di BTP. La prova è che esistono paesi come Singapore che non ha quasi mai deficit, ma ha un debito pubblico del 100% del PIL lo stesso perchè emette titoli di stato per appunto fornire ai risparmiatori qualcosa in cui investire. Anche l’Australia aveva eliminato il debito pubblico e il mondo finanziario se ne lamentava per cui ha ricominciato a fare deficit per emettere titoli richiesti dal mercato finanziario.

La MMT spiega che l’idea che lo Stato abbia bisogno di indebitarsi per poter spendere è falsa, perchè lo Stato può farsi dare soldi dalla sua banca centrale o farsi comprare i titoli che emette dalla Banca Centrale senza costo di interessi creando moneta. Per lo Stato a differenza di una famiglia indebitarsi è opzionale, ma sfortunatamente il mondo della finanza (con cui lo Stato si indebita) è riuscito a spargere una cortina fumogena per nascondere questa verità.

Ovviamente si parla di paesi industriali che siano in grado di finanziare i deficit esteri attirando capitali come gli USA o lo UK oppure non abbiano deficit esteri come il Giappone (ma anche l’Italia rientra nella categoria). Paesi come l’Argentina o la Grecia in deficit estero cronico e che non attirano capitali esteri per finanziarlo, hanno problemi perchè poi si indebitano con l’estero per importare.

Ma la stragrande maggioranza dei paesi asiatici e occidentali esportano e attirano investimenti, per cui possono fare deficit del 3% o 5% o 7% del PIL a seconda delle esigenze della produzione e dell’occupazione o per tenere a galla le proprie banche ed evitare che taglino il credito.

Abbiamo detto: “se hanno la propria Banca Centrale e moneta” e purtroppo l’Italia aderendo al sistema della BCE e dell’Euro vi ha rinunciato, per cui non ha potuto come in USA, UK e Giappone aumentare i deficit per ridurre le tasse e ripulire i bilanci delle banche pieni di crediti incagliati.

Morale. In America in effetti, per alcune cose, sono più avanti di noi. Hanno stimolato l’economia e tenuto a galla a tutti i costi il sistema bancario facendo ampi deficit per dieci anni e ora invece di smettere continuano

In Italia la discussione di economia sembra spenta, ci siamo rassegnati al famoso 2% di deficit pubblico e alla crescita più o meno zero e ringraziamo iddio se non siamo già in recessione.

Anche avere portato al governo populisti e sovranisti finora non ha cambiato la politica di austerità che ci soffoca da 20 anni, perchè il famoso deficit del 2% del PIL, a cui anche Salvini e Di Maio si sono adattati, significa in realtà un “surplus” di tasse. Lo Stato paga infatti interessi pari al 3,8% del PIL per cui in realtà le tasse sono maggiori delle spese di un 1,7% del PIL (3,7% di interessi -2% di deficit appunto = 1,7% o se vogliamo in miliardi, 60 miliardi di interessi meno 35-40 miliardi di deficit = 20-25 miliardi circa di surplus (usiamo il circa perchè il deficit effettivo è sempre più alto di quello programmato).

In parole semplici, lo stato tassa di più di quello che spende, di circa 25 miliardi e va in deficit solo per pagare interessi che però vanno all’estero o a banche e banche centrali e non all’economia. Dato che in aggiunta le banche continuano a tagliare il credito alle imprese, (di circa 45 miliardi nell’ultimo anno) e preferiscono comprare Btp, il denaro che gira nell’economia si è ridotto ancora (di circa 60-70 miliardi)

Come abbiamo fatto notare in precedenti articoli però la ricchezza finanziaria detta anche risparmi invece aumenta.

Giovanni Zibordi



martedì 19 marzo 2019

Gli ebrei nelle terre di Palestina sono un cancro da estirpare - Centellinano l'acqua ai palestinesi

Relatore ONU: “Israele priva palestinesi di accesso all’acqua potabile”

19/3/2019

Betlemme-Ma’an. 

Lunedì, un investigatore per i diritti umani delle Nazioni Unite ha affermato che Israele sta privando milioni di palestinesi dell’accesso a una fornitura regolare di acqua potabile, mentre sta estraendo minerali dalle loro terre “in un chiaro atto di saccheggio”.

Michael Lynk, relatore speciale delle Nazioni Unite per i diritti umani nei territori palestinesi, ha affermato che Israele “continua a pieno ritmo con l’espansione delle colonie” nella Cisgiordania occupata.

Lynk ha aggiunto: “Ci sono circa 20-25 mila nuovi coloni all’anno”.
Secondo Peace Now, durante il governo d’occupazione, sotto la leadership di Netanyahu, è aumentata l’attività per ripristinare il fenomeno diffuso degli avamposti coloniali sparsi in tutta la Cisgiordania.

Dall’inizio dell’occupazione in Cisgiordania, inclusa Gerusalemme Est, nel 1967, tra 500 e 600 mila israeliani si sono trasferiti nelle colonie israeliane nel Territorio palestinese occupato, in violazione del diritto internazionale.

Le circa 190 colonie riconosciute dal governo, sparse in tutto il territorio palestinese, sono tutte considerati illegali secondo il diritto internazionale.

http://www.infopal.it/relatore-onu-israele-priva-palestinesi-di-accesso-allacqua-potabile/

Venerina vince


Inchieste 19 Marzo 2019 di: Andrea Cinquegrani

VIVISEZIONE / TUTTI I PERCHE’ DI UN “NO”, SENZA SE E SENZA MA

Vivisezione, la inutile crudeltà della sperimentazione animale. Ne parla in un fresco di stampa Giulio Tarro, entrato per due volte nella cinquina del Nobel per la Medicina, proclamato nel 2018 a New York migliore virologo al mondo, grande esperto di vaccini che consiglia sempre di usare con grande precauzione e consapevolezza, perché si tratta di “farmaci” e non di acqua calda.

Uno scienziato mai allineato con il potere delle baronie scientifiche e di Big Pharma, per una ricerca, una scienza e una medicina al servizio dei cittadini, delle creature e non degli affari a molto zeri dei mondi industriali e accademici, regolarmente gemellati in percorsi che se ne fregano altamente di salute & diritti.

Giulio Tarro

E così fa, Tarro, anche in questa opera, “Una medicina per la genteDal male oscuro alla imposizione delle vaccinazioni”, una sorta di ideale seguito al “Dieci cose da sapere sui vaccini” di un anno fa.

Ora Tarro, in una splendida narrazione, riesce a coniugare il lato umano – la sua esperienza di ricercatore per una vita – con quello scientifico, per divulgare in modo chiaro e spiegare ai lettori questioni complesse solo per chi vuol renderle tali: ossia quei Soloni arroccati nelle loro torri d’avorio, i quali sono certi che il Verbo spetti solo a loro. Come fa Roberto Burioni, il massone (il suo nome è tra gli iscritti del Grande Oriente d’Italia) in palese conflitto d’interessi (brevetta vaccini per grosse case farmaceutiche) secondo cui sono tutti “Somari” e solo a lui e ai suoi discepoli (sic) spetta la Parola.

Con la semplicità e la chiarezza dei grandi, Tarro spiega a quel popolo giudicato indegno da un Burioni qualsiasi, tutto quello che sa sui vaccini (e lo abbiamo visto in un’inchiesta precedente) e, ad esempio, anche sulla sperimentazione animale, alias vivisezione.

Un tema al quale la Voce ha dedicato sempre una grande attenzione, contestando, per fare un solo esempio, le incredibili tesi di una farmacologa (e/o farmacista) nonché senatrice a vita, Elena Cattaneo, secondo cui “senza la sperimentazione animale la medicina muore, non esiste più”.

Non rendendosi conto (o facendo finta di non sapere) che – come sostiene da anni il cofondatore del Movimento Antispecista Bruno Fedi – a parte ogni aspetto morale la vivisezione è totalmente inutile (perchè i suoi risultati non sono trasferibili a livello umano), antiscientifica, contro ogni progresso per la medicina.

Tesa solo a foraggiare da un lato Big Pharma e dall’altro quei laboratori che si nutrono solo a botte di milioni pubblici stanziati per la sperimentazione animale, alias vivisezione.

LEZIONE DI VITA E DI RICERCA

Ma le parole di Tarro, che ora leggiamo, valgono più di ogni spiegazione, di ogni manuale. Perché centrano al cuore il problema, sia sotto il profilo umano che scientifico. Una vera lezione, di vita e di scienza.

Elena Cattaneo

Esordisce il virologo con il racconto di Venerina.

“Quando incontrai Venerina era il 1972; lo ricordo come se fosse oggi. Era una gelida domenica di gennaio e tornavo dall’Olanda dove avevo partecipato a non so più quale simposio scientifico. Stanco morto, ero appena entrato a casa che lei mi accolse con un ‘Miao’ pieno di irritazione, come se avessi fatto tardi a prepararle la cena. Come tutti i pignoli, ho la fisima di controllare la chiusura di tutte le finestre prima di uscire e, sbalordito, stavo per domandarmi da dove diavolo fosse entrata quella gatta che quella esplose con un altro ‘Miao’. Irritato mi guardai intorno per decidere il da farsi. Una gatta: figuriamoci! Con tutti gli impegni e i congressi che mi occupavano fuori casa, di certo non avrei trovato neanche un minuto per… Comunque, mi ricordai, in frigorifero c’era ancora una scatoletta di tonno. Ma si. Una bella mangiata di tonno e poi ‘quella’ è la porta… Ovviamente non è andata così”.

Prosegue il racconto: “Ancora oggi, mi commuovo se penso ai quei tredici anni passati con Venerina. (…) Allora non facevo parte del movimento antivivisezionista e, come praticamente tutti i miei colleghi, ritenevo del tutto ovvio sacrificare animali alla ricerca medica: montagne di cavie, topi, conigli, cani e gatti. E se qualche ricercatore fosse stato attraversato da dubbi o, addirittura, scrupoli poteva sempre rifugiarsi nella Verità decretata dalla Scienza Ufficiale che bollava allora come eresia qualsiasi tentativo di eliminare o ridurre il sacrificio degli animali nella ricerca scientifica”. Tornando a Venerina, “c’era in noi due una indissolubile unità, una comunione, creata dall’essere entrambi un prodotto dell’universo: le stelle, le ceneri di queste, gli elementi, le molecole. La Vita”.

Continua Tarro: “Un giorno in laboratorio mi ritrovai per due ore, sotto gli occhi sbalorditi dei miei colleghi, a cercare di rianimare un furetto. Quella cavia di laboratorio stava morendo per un attacco cardiaco provocato dalla insolita reazione a non so più quale sostanza che gli avevano iniettato. Una ‘interessante’ reazione che forse, secondo i dettami dell’allora imperante Medicina, avremmo dovuto limitarci a trascrivere su qualche protocollo di laboratorio o, ancora meglio, su un articolo da pubblicare su qualche rivista scientifica per garantirci così un altro passettino verso una luminosa carriera accademica”.

“Così non fu. E dopo due ore di tentativi, glissai i miei colleghi che, guardandomi con commiserazione, non osavano domandarmi perché avevo mai speso due ore della mia attività di ricercatore per salvare un furetto destinato, al pari dei suoi simili nello stabulario, a morire in ogni caso. Mi inventai un malessere, e me ne stetti a casa ad accarezzare Venerina”.

IL NO DI ALBERT SABIN ALLA VIVISEZIONE

Il virologo rammenta quindi il clamoroso caso, all’epoca, del Talidomide, che provocò nei feti gravissime malformazioni, oltre 10 mila casi: si trattava di un prodotto che era stato sperimentato ovviamente sulle cavie.

Giulio Tarro in laboratorio con Albert Sabin.

“Iniziarono così ad apparire nel mondo accademico i primi, timidi dubbi sulla validità della sperimentazione animale. E fu proprio in quei giorni che lessi la dichiarazione di uno scienziato che, qualche anno più tardi, avrebbe cambiato la mia vita, Albert Sabin, l’inventore del vaccino contro la poliomielite. ‘L’invenzione del vaccino contro la poliomielite è stata a lungo ritardata per via della concezione errata della natura della malattia nell’uomo, che era basata su modelli sperimentali fuorvianti della malattia stessa nelle scimmie. I primi vaccini contro la rabbia e la polio funzionarono bene sugli animali ma storpiarono o uccisero i pazienti a cui furono somministrati’. E poi aggiungeva: ‘Perchè sono contro la vivisezione? Il motivo principale è che si tratta di cattiva scienza che produce parecchi dati fuorvianti e disorientanti, pericolosi per la salute umana. E’ anche uno spreco del danaro dei contribuenti prendere animali sani e causare loro – artificialmente o con la violenza – malattie che normalmente non svilupperebbero o che svilupperebbero in forma diversa, quando disponiamo già di persone malate che possono essere studiate in fase di cura”.

Concetti chiari, lampanti, comprensibili da chiunque. Eppure i “Soloni” di casa nostra, i ricercatori tanto al brevetto non ci stanno. E continuano ad alcolizzare scimmiette che non hanno mai bevuto un bicchiere di vino mentre abbondano purtroppo gli alcolisti, oppure drogare topolini che non hanno mai fumato uno spinello, quando al mondo esistono tante vite spezzate da coca ed eroina. Tanto per vedere sulle cavie indifese l’effetto che fa e incassare danari con la pala per la “malaricerca”.

Bruno Fedi

La narrazione prosegue fluida. “Ce n’era abbastanza per dare un nuovo corso al mio lavoro di ricercatore. Anche perché cominciavo a rendermi conto che buona parte delle cosiddette pubblicazioni scientifiche, basate sul sacrificio degli animali, erano assolutamente inutili riproponendo, per lo più, esperimenti fatti e rifatti già centinaia di volte. Esperimenti finalizzati esclusivamente per una qualche pubblicazione, per rimpinguare un qualche curriculum. Comunque, per me, queste che sono oggi diventate strutturate convinzioni, erano allora un mero stato d’animo, un impalpabile malessere nel vedere innumerevoli cavie soffrire e morire. Cercavo di condividere le mie perplessità con qualche collega, ma finivo per fare il vuoto intorno a me; parlare di diritti degli animali in un laboratorio di ricerca sembrava, allora, più che un’eresia, un’assurdità. Posso assicurare che allora, negli anni ’80, per un ricercatore impegnarsi con temerarietà in questo campo significava bisticciare con i colleghi, perdere finanziamenti, dire addio a progetti di ricerca. Per fortuna sono testardo. E poi mi piace discutere, convincere la gente. Cominciai a scrivere articoli per associazioni animaliste e a tenere conferenze. Tutte correlate all’immancabile domanda: ‘ Ma professore, è meglio che muoia una scimmia o un bambino?’”.

ESERCITI DI CAVIE, PERFETTO STILE NAZI

Lo scienziato fornisce degli importanti ragguagli sulla storia della ‘vivisezione animale’, che “come fondamento della ricerca medica umana si è diffusa, sostanzialmente, per ‘merito’ di un medico francese, Claude Bernard (1813.1878). Sulla sostanziale fallacia dei suoi crudeli esperimenti non credo valla la pena qui di soffermarsi; basti ricordare che due dei suoi assistenti, George Hoggan e Arthur de Noe Walker, lasciarono inorriditi il suo laboratorio e fondarono la prima associazione contro la vivisezione”.

“Sono stato anche io vittima di questo ostracismo, della boria di tanti miei colleghi, qualche anno fa quando, a fianco di uno sparuto gruppo di ‘animalisti’, mi impegnai contro una sciagurata iniziativa della Comunità Europea: il Progetto REARCH. La finalità di REARCH (Registration, Evaluation and Authorisation) era certamente condivisibile: testare la eventuale tossicità di sostanze chimiche immesse sul mercato prima del 1981”. Il tutto “utilizzando animali di laboratorio”.

Il nuovo libro di Giulio Tarro

Prosegue Tarro a proposito della contestata normativa comunitaria e soprattutto sul gigantesco numero di cavie da utilizzare: “sarebbero serviti da 13 a 50 milioni di animali: una montagna di topolini, conigli, cani e gatti che avrebbero dovuto inalare sostanze tossiche, o vedersele iniettare nelle vene, o pompate nello stomaco, o spalmate sulla pelle nuda, o spruzzate negli occhi. E il tutto con la benedizione della Scienza”.

Ancora. “Il nostro Paese, che pure non brilla nel panorama internazionale per la ricerca medica, è, tra i paesi occidentali, il fanalino di coda nei diritti degli animali ‘da laboratorio’. E ciò nonostante una serie di ‘innovative’ normative che dovrebbero rigidamente regolamentare la vivisezione e garantire addirittura l’obiezione di coscienza a medici, ricercatori, personale sanitario, studenti universitari…. Il problema, tanto per cambiare, è che non esiste in Italia un efficace controllo che eviti agli animali inutili sofferenze e le autorizzazioni alla vivisezione, di fatto, vengono concesse automaticamente. Non resta, quindi, oltre che attrezzarsi per far rispettare la legge (e le, speriamo, imminenti nuove normative ora in discussione in Parlamento che prevedono il divieto di uso di animali nella didattica, nei test per la produzione di cosmetici e di anticorpi monoclonali tramite l’induzione dell’ascite…), sensibilizzare il mondo scientifico al problema”.

Sul fronte dei “metodi alternativi”, l’unica vera via d’uscita dalla vivisezione, la vera strada da battere per il progresso nella ricerca e nelle cure mediche (con staminali, bioingegneria e via di questo passo), commenta Tarro: “Le metodologie alternative alla sperimentazione animale stanno diventando popolari, con buona pace di un ‘autorevole’ esponente del mondo farmacologico italiano, che continua a considerarle un ‘anatema’ e un ‘moderno oscurantismo’. Il primo organico studio sui metodi alternativi risale al 1959 grazie a due ricercatori, Russel e Burch, e al loro metodo, comunemente definito delle 3R: Refinement (Raffinamento), Reduction (Riduzione), Replacement (Rimpiazzamento)”.

CONTRO IGNORANZA, INDIFFERENZA & BARONIE


Ma eccoci all’interrogativo base. Si chiede e chiede Tarro: “Perché mai, nonostante la sua fallacia, la vivisezionecontinua ad avere un posto di riguardo nei laboratori? Un piccolo esempio. Non molto tempo fa, ad un convegno sulle infezioni in ambito marino, mi capitò di ascoltare un biologo di una ASL che relazionava sui testi di salubrità sui molluschi; effettuati dalla Asl iniettando biotossine algali nell’addome di topolini (detti ‘Mba Mouse bioassay’). Se su tre topolini sottoposti a test almeno uno moriva, i molluschi venivano considerati non commestibili; altrimenti erano ok. In ogni caso, terminato l’esperimento, tutti e tre i topolini venivano uccisi. L’affidabilità di questo esperimento è a dir poco discutibile; già nel 1980 la Germania lo ha abolito e, da anni, l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare suggerisce una più affidabile tecnica di indagine. Chiacchierando con il biologo della Asl durante la pausa caffè mi venne quindi spontaneo domandargli perché mai la sua Asl insistesse con i test con le cavie. MI rispose con un mezzo sorrisetto: ‘ Si è sempre fatto così’”.

Così conclude Tarro il capitolo dedicato alla vivisezione: “Di solito sono un tipo tranquillo, addirittura bonario; ma posso garantirvi che quella volta se non avessi fatto immani sforzi per trattenermi, avrei riempito di improperi il tizio della Asl che, tra l’altro, dovette accorgersi del mio stato d’animo affrettandosi, dopo qualche frase di circostanza, con ancora in mano la tazzina di caffè, a dileguarsi tra la folla del convegno. Perché la mia reazione? Forse perché, vivisezione a parte, avevo visto nel tizio, più che pigrizia mentale, quel misto di ignoranza e indifferenza per le sorti degli altri che resta l’emblema di una certa baronia scientifica e accademica; una baronia sempre bramosa di dominio e privilegi, che ho sempre cercato di sconfiggere”.