L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 2 agosto 2021

e i talebani si riappropriano dopo l'invasione statunitense-Nato delle città

L’AFGHANISTAN NEL BARATRO

I talebani hanno il controllo di oltre la metà dei distretti dell’Afghanistan, e si apprestano a conquistare le principali città del paese. Con il progredire del conflitto diventa sempre più instabile lo scenario geopolitico regionale.




Prosegue l’offensiva talebana in Afghanistan. Herat, Lashkar Gah e Kandahar, tre capoluoghi chiave delle province meridionali e occidentali, sono ora sotto assedio. Se il dispiegamento di centinaia di forze speciali afgane ad Herat, terza città afghana per importanza con i suoi 600mila abitanti, sembra essere stato per il momento vincente, la situazione appare più grave a Lashkar Gah, con interi distretti ormai nelle mani dei talebani, come riportato da Ajmal Omar Shinwari, portavoce dell'esercito afgano. Sarebbe la prima delle 34 capitali provinciali dell'Afghanistan ad essere persa dal governo. La potenziale conquista di Kandahar, culla del movimento talebano e seconda città più popolosa del paese, potrebbe poi, secondo le parole del membro del parlamento afgano Gul Ahmad Kamin, “alimentare le preoccupazioni sull’incapacità dell’esercito di resistere all'avanzata dei talebani, rovesciando rapidamente le cinque province circostanti”. Complessivamente, a livello nazionale, i talebani controllano ormai circa la metà dei 407 distretti in cui è divisa l'amministrazione afghana, compresi i lucrativi valichi di frontiera con l'Iran e il Pakistan. A più di un anno dagli accordi di Doha, la pace in Afghanistan rimane lontana e migliaia di civili afgani si stanno affrettando ad evacuare le città per salvarsi la vita. Al vuoto creato dal ritiro delle truppe occidentali, annunciato da Biden a metà aprile e ormai in via di completamento, si stanno sostituendo i molteplici interessi delle potenze limitrofe: Turchia, Cina e Russia.
Una nuova crisi migratoria per Erdogan?

Da inizio anno, la degenerazione dello scenario afgano ha portato alla morte o al ferimento di più di 5000 civili: il numero più alto dell’ultimo decennio. Chi può fugge e così sono quasi 300mila gli afgani costretti a lasciare le loro case negli ultimi otto mesi, per un totale di 3,5 milioni di sfollati interni. La gran parte di questi passa attraverso l’Iran per poi raggiungere le confinanti province turche di Van e Igdir e provare a dirigersi verso l’Europa. Secondo la prefettura di Van, ogni giorno tra i 500 e 1000 migranti afgani sono fermati per aver attraversato illegalmente il confine con l’Iran, 5 volte di più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Questi nuovi arrivi in Turchia di rifugiati dall’Afghanistan, che vanno ad aggiungersi ai 200 mila già presenti (il secondo gruppo più numeroso dopo quello siriano) stanno aumentando la pressione da parte di opposizione e opinione pubblica sul presidente turco Recep Tayyip Erdogan. Nonostante Ankara stia già costruendo un muro di cemento di circa 300 chilometri al confine con l’Iran, con tanto di torri di guardia e trincee per prevenire nuovi flussi, hashtag come “non vogliamo più rifugiati” spopolano sui social. Non sorprende quindi che Erdogan abbia più volte richiesto ai talebani la sospensione delle ostilità, e cercato di mantenere i propri contingenti militari a gestione dell’aeroporto di Kabul.

Dialogo Cina-talebani: soldi e sicurezza?

Anche la Cina sta osservando attentamente gli ultimi sviluppi in Afghanistan. Come spiega Claudio Bertolotti in questo ISPI commentary, da un lato Pechino teme che l'Afghanistan possa essere usata come base logistica per i separatisti e i jihadisti uiguri e cerca quindi una sponda tra i talebani per contrastare l’East Turkestan Islamic Movement tra le cui fila potrebbero trovarsi persone accusate di terrorismo nello Xinjiang. Allo stesso tempo, con un'amministrazione stabile e cooperativa a Kabul, la Cina, detenendo la maggior parte dei diritti estrattivi dal ricchissimo sottosuolo afghano, avrebbe accesso diretto a una ricchezza dal valore potenziale di 3 trilioni di dollari. Si aprirebbe inoltre la strada a un'espansione della Nuova Via della Seta nell’Afghanistan stessa e attraverso le repubbliche dell'Asia centrale. In virtù di questi molteplici interessi, pochi giorni fa, il ministro degli Esteri cinese Wang Yi ha accolto a Tianjin una delegazione talebana guidata dal mullah Abdul Ghani Baradar, vice leader dei talebani, che hanno così ottenuto la desiderata legittimazione sul piano delle relazioni internazionali, a conclusione di un tour diplomatico regionale che li ha visti nelle scorse settimane a Teheran, Mosca e Ashgabat.

Russia: fantasmi del passato o nuove minacce?

Alla delegazione talebana in visita a Mosca a inizio luglio, il Cremlino ha invece sottolineato come non permetterà che i confini settentrionali dell'Afghanistan siano usati come base per attacchi alle ex repubbliche sovietiche. In particolare, Mosca teme per il vicino Tagikistan, che si è appellato all'Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva, che include la Russia e altri cinque stati ex-sovietici, per essere aiutato ad affrontare le sfide di sicurezza che emergono dall'Afghanistan. Proprio in Tagikistan, centinaia di militari afgani si sono infatti rifugiati in risposta alle avanzate dei talebani, aumentando il rischio di infiltrazioni jihadiste. La Russia reputa altamente strategico il paese, che non a caso ospita la sua più grande base militare straniera con circa 6.000 soldati. Nonostante le rassicurazioni dalla delegazione talebana, ha quindi deciso per l’invio di un contingente aggiuntivo di 800 soldati per partecipare alle esercitazioni militari al confine afghano che si svolgeranno dal 5 al 10 agosto insieme alle forze uzbeke e tagiche. Più di 2.500 militari saranno coinvolti in totale. Ma un nuovo intervento militare in Afghanistan, dopo la propria logorante guerra afgana del 1979-89, resta però altamente improbabile, come chiarito dal capo della diplomazia russa Sergei Lavrov.

IL COMMENTO

di Giuliano Battiston, giornalista freelance

“Con l’assedio a Herat, Lashkargah e Kandahar, tra le più importanti città del Paese, l’offensiva militare dei talebani entra in una nuova fase. Che passa anche per la conquista dei capoluoghi di provincia, finora risparmiati in base a un accordo con Washington. L’obiettivo è duplice: enfatizzare la sconfitta degli americani a ridosso del ritiro completo delle truppe straniere e dimostrare la completa vulnerabilità del governo di Kabul. Ma i costi sociali dell’offensiva vengono pagati dai civili: secondo l’Onu, nei primi 6 mesi del 2021 sono 1.659 i civili uccisi, 3.524 quelli feriti. Il 47 per cento in più rispetto allo stesso periodo del 2020.”

Aumentano i contagi tra i vaccinati sperimentalmente, l'efficacia diminuisce al 40%. Alla luce delle notizie il Passaporto dei vaccini sperimentali serve solo a togliere il diritto di socialità ai non vaccinati e a creare cittadini obbedienti e passivi da quelli determinati ad avere pensiero critico e logico

Terza dose vaccino anti Covid, tutto sul dibattito in Europa


2 agosto 2021

Terza dose del vaccino anti Covid? Fatti, analisi, esempi esteri e polemiche

Il ministero della Salute sta valutando se organizzare la somministrazione della terza dose del vaccino Pfizer. Potrebbe toccare in prima battuta alle persone fragili, agli immunodepressi e anche agli operatori sanitari che sono stati i primi a essere vaccinati sul finire dello scorso anno. “È una decisione che va meditata bene, probabilmente le persone più fragili e immunodepresse avranno una terza dose ma non abbiamo ancora deciso quando – dice il direttore delle prevenzione del ministero della Salute, Gianni Rezza -. Sulla terza dose c’è indecisione perché non ci sono ancora evidenze forti per poter dire che la faremo a tutti piuttosto che ad alcuni”.

Andrea Crisanti: “Siamo su un terreno sconosciuto”

Anche in Italia, dunque, è iniziato il dibattito sulla terza dose di vaccino. “Israele ha iniziato a somministrarla e tra un mese o un mese e mezzo avremo abbastanza dati per capirne l’impatto – ha commentato ad Agorà Estate, su Rai tre, Andrea Crisanti, professore ordinario di microbiologia all’Universita di Padova – . Siamo su territorio sconosciuto, via via che i dati si accumulano, determinate cose diventano legittime e praticabili. Non possiamo inventarci se fare la terza o quarta dose”. I dati restano l’elemento più importante per tracciare la strada “altrimenti si improvvisa e in sanità pubblica non si può improvvisare”, ha concluso Crisanti.

Le indecisioni dell’EMA

L’EMA si è espressa sul tema della terza dose sottolineando che al momento “è troppo presto per confermare se e quando ci sarà bisogno di una dose di richiamo, perché non ci sono ancora abbastanza dati dalle campagne vaccinali”. Anche l’Oms non si sbilancia anche in considerazione della necessità di pensare ai Paesi poveri che non hanno ancora iniziato la campagna di somministrazione delle prime dosi del vaccino.

La terza dose di Pfizer capo dello Stato israeliano Isaac Herzog

Il capo dello Stato Isaac Herzog e la moglie Michal, alla presenza del Premier Bennett, sono stati tra i primi volontari della campagna per la somministrazione della terza dose del vaccino Pfizer in Israele. “La lotta contro il Covid è mondiale – ha detto il Premier Bennett -. Solo insieme possiamo vincere. Israele è pronto a condividere le proprie conoscenze”.

Il vaccino agli anziani israeliani

La decisione, annunciata dal premier Naftali Bennett, è arrivata dopo settimane di discussione tra gli esperti: Israele sarà il primo paese al mondo a procedere con il richiamo, nonostante non vi sia ancora l’approvazione della Fda. I sondaggi indicano che gli israeliani hanno fiducia nella scelta, il 72% ha risposto che si sottoporrà alla terza iniezione. Nel Paese circa 4 mila persone immunodepresse hanno ricevuto il booster nelle ultime settimane, senza riportare effetti collaterali.

Arnon Shahar: “Non è la prima volta che anticipiamo la FDA”

I dubbi degli esperti sono relativi alla possibilità di attendere la produzione di una nuova versione del vaccino Pfizer adattata alle nuove varianti. “Non è stata una decisione leggera – dice Arnon Shahar, responsabile Covid per la cassa mutua Maccabi -, ma non è la prima volta che anticipiamo la Fda, come è stato con la scelta di inoculare donne incinte, bambini sotto i 16 anni e ora anche sotto i 12 con malattie pregresse”. La decisione di procedere subito è stata motivata dall’aumento dei contagi nel Paese da inizi di giugno, anche tra i vaccinati.

Il calo dell’efficacia del vaccino con la variante Delta

Stando agli ultimi dati del ministero della Salute israeliano l’efficacia del vaccino nel prevenire i contagi da variante Delta è calata al 40%. Il calo è stato riscontrato soprattutto tra gli over 60 che sono stati i primi a vaccinarsi. “Vediamo un aumento dei contagi nella quarta ondata – ha aggiunto Shahar -, ma la curva dei malati gravi non cresce in maniera esponenziale, grazie ai vaccini”. Israele ha reintrodotto anche il Green Pass, rimosso a inizio giugno, solo vaccinati, guariti o chi presenta un tampone negativo potranno accedere a raduni di oltre 100 persone, eventi culturali, ristoranti al chiuso, palestre, luoghi di culto.

Più anticorpi con la terza dose: le promesse di Pfizer

L’azienda farmaceutica Pfizer ha dichiarato che una terza dose del suo vaccino fornisce un’ulteriore protezione contro la variante delta del Covid-19, la più infettiva rilevata ad oggi e che sta guidando la nuova ondata di ricoveri e decessi. I livelli di anticorpi dopo la terza dose sono decisamente più elevati. Il gruppo Usa e il suo partner tedesco Biontech prevedono di “pubblicare dati più definitivi sull’analisi” degli studi in corso sulla cosiddetta dose ‘booster’, che andrebbe somministrata dopo almeno 6 mesi dal termine del primo ciclo vaccinale. “Tutti i dati – assicurano – saranno condivisi con le agenzie regolatorie americana ed europea Fda ed Ema, e altre autorità regolatorie nelle prossime settimane”.

La campagna per la terza dose in Europa

Nonostante le indecisioni dell’EMA in Europa si sta correndo ai ripari per avere una scorta di vaccini al fine di procedere con la terza dose. “Stiamo concludendo un terzo accordo con Pfizer per 1,8 miliardi di dosi e con Moderna per 150 milioni di fiale che serviranno se occorrerà fare una terza dose, oppure per combattere le varianti, ha detto un portavoce della Commissione.

Variante Delta che è trasmissibile anche attraverso soggetti vaccinati sperimentalmente, quindi la legittima domanda a che serve il passaporto per chi ha fatto da cavia?

Come crescono i prezzi dei vaccini Pfizer e Moderna secondo il Financial Times


2 agosto 2021

Pfizer e Moderna hanno aumentato i prezzi dei vaccini anti-Covid. Tutti i numeri nell’articolo del Financial Times

La probabile necessità di una terza dose di vaccino si accompagnerà a un esborso ingente di finanze pubbliche, superiore a quello già affrontato.
Aumentano i prezzi di Pfizer e Moderna

Pfizer e Moderna hanno aumentato i prezzi dei loro vaccini anti-Covid che comprano gli Stati. A dirlo è il Financial Times che ha visionato i contratti stipulati tra le aziende farmaceutiche e l’Unione Europea. Il nuovo prezzo per i vaccini Pfizer è di 19,50 euro contro i 15,50 delle precedente fornitura mentre quello di Moderna è salito a 25,50 dollari a dose contro 22,60 dollari del precedente accordo ma meno dei 28,50 dollari inizialmente previsti dopo che l’ordine è stato ampliato.

La necessità della terza dose

La notizia del ritocco verso l’alto è arrivata mentre l’Europa, così come gli Stati Uniti, è alle prese con un un’impennata di contagi causata dalla variante Delta che è trasmissibile anche attraverso soggetti vaccinati. Alla nuova ondata di casi si accompagna la necessità di completare la campagna vaccinale con una terza dose. Apripista di questa nuova fase è stato Israele.

Dall’emergenza al mercato

Le società farmaceutiche avevano annunciato un rincaro dei prezzi rispetto a quelli calmierati della prima fase dell’emergenza. In sostanza da una parte avevano garantito un primo accesso al vaccino e poi si sono adeguati a dinamiche più squisitamente di mercato.
Vaccini a mRNA più efficaci

I vaccini a mRNA hanno mostrato di essere più efficaci rispetto ai vaccini più economici sviluppati da Oxford/AstraZeneca e Johnson & Johnson (esiste anche lo Sputnik ma evidentemente è stato cancellato nella memoria). Questo ha permesso a Pfizer e Moderna di rinegoziare i termini degli accordi stipulati quest’anno, per un totale di 2,1 miliardi di dosi, e di spingere sull’acceleratore del prezzo. Il prezzo che l’Ue pagherà con i nuovi prezzi è di circa 41,5 miliardi di euro a fronte degli oltre 33,6 miliardi che avrebbe speso a prezzi bloccati.
Bourla: “Prezzi per paesi ricchi comparabili con quelli a reddito medio”

L’amministratore delegato di Pfizer Albert Bourla ha sottolineato l’equità della politica dei prezzi della sua azienda. I prezzi per i paesi a reddito più elevato sarebbero “comparabili”, con i paesi a reddito medio, che pagano circa la metà, e i paesi a basso reddito che pagano i costi.
Il fallimento di Covax

Non sono dello stesso avviso Sara Albiani, policy advisor per la salute globale di Oxfam Italia, e Rossella Miccio, presidente di Emergency che hanno constatato il sostanziale fallimento dell’iniziativa Covax: nel 2021 sarà vaccinata appena il 23% della popolazione dei Paesi in via sviluppo. L’iniziativa che dovrebbe consentire ai Paesi in via di sviluppo l’accesso ai vaccini, ha pagato le dosi di Pfizer/BioNTech in media 5 volte di più del loro potenziale costo di produzione, faticando per avere le forniture necessarie in tempi brevi perché i Paesi più ricchi erano disposti a pagare prezzi più alti. “Questo è forse il caso di speculazione più grave della storia – hanno detto Albiani e Miccio –. Le ingenti risorse che gli stati sono costretti a pagare arricchendo Ceo e azionisti potrebbero essere utilizzate per costruire nuove strutture sanitarie nei Paesi poveri, tagliare le liste di attesa per le prestazioni mediche, garantire servizi essenziali dignitosi”.
Aumenterà il divario tra vaccini tradizionali e a mRNA

Come scrive il Financial Times, secondo le previsioni di Airfinity, società di consulenza nel settore delle scienze della vita, commissionate dal quotidiano britannico, il divario di entrate tra i vaccini mRNA e rivali più tradizionali che contengono proteine ​​virali o un virus inattivato, è destinato ad ampliarsi ulteriormente il prossimo anno. Secondo tali previsioni le vendite di siero Pfizer raggiungeranno i 56 miliardi di dollari, mentre Moderna raggiungerà i 30 miliardi di dollari, poiché dominano i mercati ad alto reddito.

Stagflazione 7

02AGO
La crescita dell’attività di fabbrica giapponese rimbalza, i costi aumentano rapidamente – PMI di Reuters

Tokyo (Reuters) – La crescita della produzione industriale giapponese è rimbalzata a luglio grazie alla forte espansione della produzione e ai nuovi ordini, poiché i produttori hanno beneficiato della continua ripresa dell’economia globale colpita dalla pandemia di coronavirus.

A luglio, il Japan Manufacturing Purchasing Managers Index (PMI) dell’au Jibun Bank è salito a 53,0 da 52,4 del mese precedente dopo un aggiustamento stagionale.

Al contrario, la lettura flash rilasciata il mese scorso era 52,2.

“All’inizio del terzo trimestre, le condizioni operative dell’industria manifatturiera giapponese hanno continuato a migliorare”, ha affermato Usamah Bhatti, economista di IHS Markit che ha compilato il sondaggio.

L’indagine PMI mostra che, a causa della forte produzione dell’industria elettronica e automobilistica e della forte domanda di semiconduttori, la produzione complessiva e i nuovi ordini hanno accelerato. Le aspettative dell’azienda per il prossimo anno restano ferme.

Tuttavia, poiché i prezzi degli input sono aumentati al tasso più rapido da settembre 2008, i produttori stanno lottando per far fronte alla carenza di materiali e alle interruzioni logistiche causate dall’aumento dei costi.

Bhatti ha dichiarato: “Le interruzioni della catena di approvvigionamento continuano a influenzare l’attività nel settore e i tempi di consegna dell’azienda hanno subito il secondo maggiore deterioramento in oltre un decennio”.

Un sondaggio Reuters ha rilevato che la terza economia mondiale potrebbe registrare una crescita più lenta nel secondo e nel terzo trimestre rispetto a quanto inizialmente previsto a causa delle misure di contenimento di emergenza per il coronavirus a Tokyo e in altre aree che stanno sopprimendo i consumi. 

Piano contro mercato

01 Agosto 2021 09:00

Salario sociale globale di classe e mercato interno: nessuno può più fermare la Cina!
Pasquale Cicalese


Visto che i media italiani non fanno altro che parlare, rispetto alla Cina, di "poveri" miliardari perseguitati ed arrestati e repressione degli oligopoli privati, per la qual cosa noi proletari dovremmo piangere, proviamo ad allargare la prospettiva di analisi di questo Paese.

Chi ha letto il libro "Piano contro mercato" sa benissmo che la vera forza della Cina sono stati negli ultimi 20 anni tre passaggi:

- Legge sul lavoro del 2008, con il quale si passava dal plusvalore assoluto al plusvalore relativo,

- infrastrutturazione del Paese per aumentare la produttività totale dei fattori produttivi e conseguentemente la reflazione salariale,

- e il salario sociale di classe, alloggi, istruzione, assistenza di base e, in ultimo la sanità, basata sulle assicurazioni perché un Paese di 1,4 miliardi di persone non può permettersi appparati mastodontici, ma coperture spese capillari.

Il modello a cui ci si vuole avvicinare è quello italiano del 1978 varato da Tina Anselmi, è da decenni che i cinesi lo studiano.

Ebbene, negli anni scorsi si varò una riforma fiscale che dava una franchigia di spese mediche pari a 60 mila yuan (circa 6.500 euro), detraibili.

In questi ultimi 5 anni il Governo ha ristrutturato gli ospedali pubblici secondo standard occidentali (prima molti lasciavano a desiderare) e ora una novità. Il 26 luglio, ma scordatevi che lo troverete nei media italiani, la Municipalità di Pechino, accanto all'assicurazione medica di base, ha varato un'assicurazione di 195 yuan (circa 25 euro annui) valida per tutti i residenti che copre spese mediche pari a 3 milioni di yuan (circa 400 mila euro), con una franchigia di base di 50 mila euro.

Di solito tali misure si estendono in seguito a tutto il Paese, quella di Pechino varrà dal 1 gennaio. Si tratta di una delle tante piccole iniziative a livello locale atte a migliorare la vita di tutti. Lo scopo non è quello di arrivare ad una sanità gratuita al 100%, ma diminuire la pressione sui cittadini per le cure costose (come ad esempio chemio o operazioni importanti) in modo da liberare i depositi da quel salvagente che le persone mettono da parte per eventi di questo tipo.

In generale la diagnostica in Cina è molto efficiente e costa relativamente poco (400-500rmb per una TAC, si fa in giornata, prenoti la mattina e il pomeriggio hai i risultati). Lo scopo, chiunque abbia letto il libro, è quello di estendere il salario sociale globale di classe per diminuire l'enorme risparmio precauzionale, come meccanismo di accumulazione.

Fa parte della strategia di Xi Jinping della "doppia circolazione" dove sarà preminente il mercato interno. Tra l'altro, la carenza di semi lavorati in giro per il mondo, che colpisce l'industria italiana abituata a "magazzino zero" è proprio dovuta, tra le altre cose, al fatto che le aziende cinesi, come testimoniano contatti in Cina, stanno sempre più lavorando per il mercato interno. Ora leggetevi la Gabanelli, mi raccomando.


La vera fonte della militarizzazione nel Mar Cinese Meridionale proviene da paesi al di fuori di questa regione che inviano le loro navi da guerra a migliaia di chilometri da casa per mostrare i muscoli

Mar Cinese Meridionale: portaerei che va, portaerei che viene

1 agosto 2021


La Cina rivendica quasi tutto il Mar Cinese Meridionale, circa 1,3 milioni di miglia quadrate, attraverso il quale ogni anno transitano circa 5 trilioni di dollari di merci e si oppone regolarmente a qualsiasi azione di presenza militare degli Stati Uniti nella regione, denunciando la presenza di navi da guerra straniere come fonte delle tensioni nella regione.

La Cina afferma che la sua pretesa sul mare è giustificata sia dalla Convenzione sul diritto del mare che dalla cosiddetta linea dei “nove trattini”. Questa linea si estende per 2.000 chilometri dalla terraferma cinese, abbracciando oltre la metà del mare. Pechino ha costruito basi militari sugli atolli corallini allo scopo di sostenere queste rivendicazioni.

Gli Stati Uniti non hanno pretese sulle acque, ma hanno schierato navi da guerra e aerei per decenni per pattugliare e promuovere la libertà di navigazione e sorvolo nel Mar Cinese Meridionale.


I paesi come Stati Uniti, Regno Unito e Australia conducono regolarmente operazioni sulla libertà di navigazione (o FONOP).

La Cina è molto irritata da questo tipo di attività da parte di navi militari straniere nel Mar Cinese Meridionale per affermare i diritti alla libertà di navigazione. Il portavoce della difesa cinese Tan Kefei, citato nel South China Morning Post nel mese di gennaio scorso aveva dichiarato:

“La Cina crede che il Mar Cinese Meridionale non dovrebbe diventare un mare di grande rivalità di potere dominato da armi e navi da guerra. La vera fonte della militarizzazione nel Mar Cinese Meridionale proviene da paesi al di fuori di questa regione che inviano le loro navi da guerra a migliaia di chilometri da casa per mostrare i muscoli. I militari cinesi adotteranno le misure necessarie per salvaguardare la propria sovranità, sicurezza e interesse allo sviluppo, nonché pace e stabilità nel Mar Cinese Meridionale”.


In un articolo The Associated Press riporta che l’amministrazione Biden ha confermato la linea della precedente amministrazione contro quasi tutte le rivendicazioni marittime della Cina nel Mar Cinese Meridionale. L’amministrazione degli Stati Uniti ha anche avvertito Pechino che qualsiasi attacco alle Filippine produrrebbe una risposta degli Stati Uniti, prevista dal trattato di mutua difesa.

La dichiarazione del Segretario di Stato americano, Antony Blinken, è arrivata in concomitanza del quinto anniversario della sentenza del tribunale internazionale dell’Aia a favore delle Filippine contro le rivendicazioni cinesi intorno alle isole Spratly e alle vicine barriere coralline. Sentenza respinta da Pechino.


Blinken ha accusato la Repubblica popolare cinese di continuare a “costringere e intimidire gli stati costieri del sud-est asiatico, minacciando la libertà di navigazione in questo cruciale passaggio globale”. Blinken, riferendosi a una dichiarazione del suo predecessore, Mike Pompeo ha detto: “Riaffermiamo inoltre che un attacco armato alle forze armate filippine, alle navi o agli aerei nel Mar Cinese Meridionale invocherebbe gli impegni di difesa reciproca degli Stati Uniti“.

L’articolo IV del Trattato di mutua difesa USA-Filippine del 1951 obbliga i paesi ad aiutarsi a vicenda in caso di attacco. Sebbene gli Stati Uniti rimangano neutrali nelle controversie territoriali, si sono effettivamente schierati con Brunei, Indonesia, Malesia, Filippine e Vietnam, i quali si oppongono alle affermazioni cinesi di sovranità sulle aree marittime che circondano le isole, le barriere coralline e le secche del Mar Cinese Meridionale.


Nei giorni scorsi la portaerei britannica, HMS Queen Elizabeth, e il suo gruppo di attacco sono entrati nel Mar Cinese Meridionale. La portaerei e la sua scorta erano di recente a Singapore, dove hanno partecipato ad un’esercitazione con la Marina locale prima di entrare nel Mar Cinese Meridionale.

In precedenza, il ministro degli Esteri britannico Dominic Raab aveva dichiarato che “è assolutamente giusto esercitare e difendere i diritti (di navigazione), dalle acque territoriali ucraine al Mar Cinese Meridionale” dopo le polemiche sulla nave da guerra britannica che ha navigato attraverso le acque territoriali ucraine rivendicate dalla Russia.

Il 13 luglio scorso, il sito del ministero della Difesa britannuico ha riportato che il segretario alla Difesa Ben Wallace e il suo omologo statunitense Lloyd Austin si sono incontrati a Washington DC per una giornata di colloqui ad alto livello su una serie di sfide alla sicurezza condivise, discutendo il partenariato per la difesa tra Regno Unito e Stati Uniti, la NATO, l’Afghanistan e il Carrier Strike Group.


La cooperazione per la difesa tra Regno Unito e Stati Uniti è la più ampia, profonda e avanzata del mondo, che combina il più grande budget per la difesa del mondo con quello più grande in Europa.

I due ministri hanno discusso delle opportunità per approfondire ulteriormente tale partnership.

Ben Wallace e Lloyd Austin hanno anche esteso di un altro anno l’accordo esistente relativo alla cooperazione rafforzata sulle operazioni dei vettori e sulla proiezione della potenza marittima, in scadenza nel gennaio 2022.

Le forze navali britanniche del Carrier Strike Group (CSG21) navigheranno per 26.000 miglia nautiche in tutto il mondo proiettando capacità e influenza e rassicurando gli alleati con una serie di oltre 70 attività esercitazioni ed operazioni congiunte. Nel programma del gruppo di attacco è prevista la visita di 40 nazioni tra cui India, Giappone, Repubblica di Corea e Singapore.

La HMS Queen Elizabeth è la nave ammiraglia per il Carrier Strike Group 21 (CSG21), che comprende una fregata olandese e un cacciatorpediniere statunitense, imbarca F-35B del Corpo dei Marines USA, del 617 Sqadron della RAF e degli squadroni 820, 815 e 845 dell’Aviazione di Marina.


Nel frattempo la portaerei USS Ronald Reagan si trova nel Mar Arabico (area della 5^ Flotta) per attività addestrative e di supporto al ritiro delle forze alleate dall’Afghanistan.

La USS Ronald Reagan di stanza in Giappone (7^ Flotta) e la sua forza d’attacco hanno condotto esercitazioni di guerra antisommergibile nel Mar Arabico il 15 e il 16 luglio. Secondo Stephen Bryen, editorialista dell’Asia Times e Senior Fellow del think tank “Il Nodo di Gordio”, la portaerei sarebbe stata ritirata dal Pacifico apparentemente per coprire la ritirata americana dall’Afghanistan lasciando il Pacifico privo di copertura da parte di portaerei, il che sembra contravvenire alla politica degli Stati Uniti di proteggere i suoi alleati e partner regionali nella regione.

Il gruppo CSG Reagan è partito dal Giappone nel mese di maggio scorso per condurre esercitazioni con la Forza di autodifesa marittima giapponese nel Mar Cinese Meridionale prima di salpare per il Medio Oriente.

Prima di arrivare nel Mar Arabico, il convoglio si è unito alla portaerei britannica HMS Queen Elizabeth e ai suoi gruppi di attacco per un’esercitazione su larga scala nel Golfo di Aden.

Nel 2018 un’altra nave da guerra della Royal Navy, la nave per operazioni abfubie HMS Albion, aveva deliberatamente navigato vicino alle Isole contese delle Paracel, provocando una risposta rabbiosa di Pechino.

Naturalmente a Londra non sono mancate critiche alla decisione di inviare la portaerei nel Mar Cinese Meridionale. Due ex capi di stato maggiore della difesa hanno messo in dubbio la decisione di inviare il gruppo d’attacco ad oriente.

Secondo Lord Nicholas Houghton “non era necessariamente il modo migliore per cercare un accomodamento” con Pechino, mentre Lord David Richards ha affermato che la Gran Bretagna dovrebbe concentrare la sua attenzione più vicino a casa “sulla Nato e sull’area Euro-Atlantica”.

Foto Royal Navy

Il Perù si riappropria della indipendenza

Frontiera Perù, Brasile, Bolivia

MONDO
Perù, governo al completo
Il Paese andino, che ha da poco celebrato i duecento anni di storia repubblicana, ha un nuovo presidente. La nomina dei capi dicastero è ultimata. Il saluto del Papa ai pellegrini peruviani in Piazza San Pietro per l'Angelus di inizio agosto e la sua benedizione al popolo

"Il Signore benedica il vostro Paese sempre". Così questa mattina, dopo la preghiera dell'Angelus, il Papa ha rivolto un saluto speciale ad alcuni pellegrini peruviani estendendolo all'intero popolo. Guardando le bandiere del Paese che in diversi sventolavano in Piazza San Pietro, Francesco - che peraltro ha visitato la nazione andina nel gennaio del 2018 - ha ricordato che il Perù ha ora un nuovo presidente.
I principali incarichi

Il presidente della Repubblica peruviano Pedro Castillo ha ricevuto il giuramento dei ministri dell'Economia e della Giustizia, completando così il suo governo formato dai titolari di 18 dicasteri. Tre giorni fa aveva destato una certa sorpresa, dopo il giuramento del presidente del Consiglio Guido Bellido, che nella cerimonia di insediamento dei membri del governo, fossero assenti i responsabili dei due ministeri chiave. Il decreto di nomina di Pedro Francke all'Economia e di An¡bal Torres alla Giustizia, firmato da Castillo e Bellido, è però apparso ieri nella Gazzetta ufficiale El Peruano. Per quanto riguarda i principali incarichi del nuovo governo peruviano, agli Esteri è stato designato Héctor Béjar, alla Difesa, Walter Ayala, agli Interni, Juan Carrasco Millones, alla Salute, Hernando Cevallos, mentre la vicepresidente della Repubblica, Dina Boluarte, ha assunto la responsabilità del ministero dello Sviluppo e dell'Inclusione sociale.

Il giuramento della vicepresidente

Intanto in questi giorni è diventato virale sulle reti sociali il giuramento della vicepresidente del Perù, Dina Boluarte, che, richiesta dalla presidente del Congresso di confermare la sua volontà di difendere la Patria e la Costituzione, ha sorpreso i presenti giurando di volerlo fare prima di tutto "per 'Los Nadies'" (I Nessuno), ovvero per le fasce più povere del Paese. Ispirata, secondo gli esperti, da un poema dello scrittore uruguaiano Eduardo Galeano, intitolato proprio 'Los Nadies', Boluarte ha detto con voce ferma: "Per 'I nessuno'. Per quelli che avevano voce e gliel'hanno tolta. Per una Patria sovrana, abbracciata in un unico cuore, sì, lo giuro!".

Il commissario alla salute di Euroimbecilandia si trova 4 milioni sul conto non si ha notizie di motivazioni e continua a fare ordini per i vaccini sperimentali che sono chiaramente aumentati da qualche parte devono uscire.... quei milioni che hanno trovato casa a Cipro. Solo la golosità di soldi può permettere la privatizzazione delle cure oncologiche togliendole all'assistenza di stato

Dopo i rincari Pfizer alla UE, sorge un ricordo improvviso
Maurizio Blondet 2 Agosto 2021

La Kommissaria UE alla Salute si trova 4 milioni sul conto
Maurizio Blondet 11 Maggio 2021

Nessuna correlazione

Stella Kiriakides, è commissaria UE alla Salute. Cipriota, aveva firmato i contratti vaccino-covid con aziende farmaceutiche e improvvisamente sul suo conto bancario privato erano stati accreditati 4 milioni di euro, la cui origine era difficile da spiegare. I media ciprioti hanno cercato di “mettere una pezza” parlando di corruzione passiva.

I media mainstream tacciono, al punto da far credere a una fake news. La scoperta si deve, pare, ai media ungheresi, col dente avvelenato perché, dopo che Orban – prevedendo il pasticci e i ritardi vaccinasti della Von der Leyen con la pretesa di acquisto centralizzato clamorosamente fallita, ed avendo provveduto comprando il vaccino russo, ha visto la UE istigare e mobilitare l’opposizione interna ungherese per provocare un regime change a Budapest.

Sicché il giornalista magiaro Miklos Omolnar, direttore dei tabloid e delle riviste di Mediaworks, questa volta ha trovato tangenti per 4 milioni di euro piovute sul conto della Kommissaria. “Uno dei più grandi scandali di corruzione nella storia dell’Unione europea ci si sta avvenendo sotto il naso, ma poiché la storia è brutta, la maggior parte dei media europei, media autoproclamati, non vede, non sente, né parla, come al solito” , scrive borsonline.hu. “Stella Kirikádes, il commissario per la salute che ha firmato i contratti di vaccinazione tardiva dell’UE, è stata coinvolta in uno scandalo di corruzione inaccettabile. Molti sono già certi che sia corrotta dai produttori di vaccini”.

Il denaro è atterrato sul conto di famiglia del commissario attraverso la Banca cooperativa di Cipro di proprietà statale; hanno cercato di mascherarlo come una sorta di prestito. Ma la cifra è troppo grande per essere semplicemente presentata così, perché il Commissario europeo per la salute non ha alcuna garanzia reale per contrarre un prestito di queste dimensioni. Come ha già affermato una relazione della Corte dei conti cipriota: questo stata non può essere un prestito, come ha affermato il ministro. Stella Kirikádes non sarebbe in grado di rimborsare questa enorme somma, né dal suo stipendio né da altre fonti, cioè è chiaramente un travestimento di corruzione.

Qualche anno prima, nella veste di ministra della Sanità cipriota, Stella Kirikiades e la sua rete di complici, decisero di privatizzare tutti i trattamenti oncologici sull’isola di Cipro e ciò provocò un’esplosione tremenda del costo della cura del cancro. ll nome di una famiglia che si arricchisce grazie ai malati di cancro è diventato un grande scandalo in tutto il paese. Quando la situazione è diventata insostenibile, la questione è stata sottoposta al parlamento cipriota. Tutti i parlamentari hanno votato per nazionalizzare le cure contro il cancro, per ridurre il costo del trattamento, tranne la deputata Stella Kirikiades.

Oggi è commissario europeo alla Salute, firmataria dei contratti di vaccinazione già criticati da tutti. La notizia è alquanto illuminante del modus operandi europeo, lontano dagli sguardi indiscreti degli elettorati e con la benevolenza della magistratura. Se la Commissaria s’è trovata con 4 milioni sul conto, sarebbe bello sapere quanti s e n’è trovata Ursula. E perché non qualcuno dei nostri ministri?

Fonte:


Un governo che impone un passaporto di vaccini sperimentali altrimenti ti elimina la possibilità di avere una vita sociale è di una violenza unica ed inaccettabile

CRONACA

L'ironia e la libertà in piazza Napoleone sommergono l'idiozia del Green Pass


sabato, 31 luglio 2021, 18:58
di chiara grassini

Sono arrabbiati, preoccupati e stanchi: i cittadini scendono in piazza per dire no al green pass e per difendere la propria libertà. Così nel tardo pomeriggio l'ennesima manifestazione in piazza Napoleone contro la certificazione verde voluta dal governo. Parole forti e dure quelle pronunciate da oltre un centinaio di persone presenti alla mobilitazione, tra polemiche e critiche.

"Non vogliamo limiti ai nostri diritti umani - ha dichiarato Filippo Giambastiani, titolare del caffè Tessieri - il green pass è anticostituzionale ed è imposto in maniera ingiusta".

Lo stesso concetto lo ha ribadito il signor Gino, muratore e pavimentista."Si tratta di un atto anticostituzionale: ognuno è libero di scegliere" ha affermato mentre dalla parte opposta della piazza la signora Laura rincalza di essere stanca della situazione. Secondo il suo parere il vaccino è una cura igienica perché non è testata e i cittadini sono considerati come "cavie". Per non parlare dei virologi che vanno in Tv. Ognuno esprime idee e opinioni diverse sul Coronavirus, ma piene di contraddizioni che confondono gli italiani.

Molto preoccupata per le sorti del Paese un'ex insegnante in pensione e presente alla mobilitazione. C'è chi, invece, non ha voluto rilasciare dichiarazioni e ha preferito seguire la manifestazione in silenzio e ascoltare gli interventi in piazza.

"Questo è autoritarismo - ha detto convinto Graziano Bianchi di Liberiamo l'Italia - I vaccini? Sono sieri sperimentali o pseudovaccini. Se qualcuno si sentisse male o subisse effetti collaterali, chi si prende la responsabilità? Le case farmaceutiche, forse? O il governo?".

La sperimentazione di massa, così ribattezzata questa sera in piazza Napoleone, lascia perplesso anche Massimo, un impiegato: "Sono qui a dimostrare che tutto ciò che sta accadendo da un anno a questa parte non è assolutamente normale, non si lavora e soprattutto non si riesce più a fare niente. Questo stato di emergenza è una forzatura".

Parole dure nei confronti del green pass, dunque. "E' il tassello del grande reset", "scelte autoritarie"e "grande paura" sono state le espressioni che sono emerse durante gli interventi.

Come quello di Ivan, un francese che ha voluto fare un'analisi politica e sociale della Francia ai tempi del Covid-19. Il green pass è in altre parole "un'ingiustizia e una stupidaggine". Lo hanno ripetuto più volte applauso dopo applauso in segno di approvazione. E nel frattempo è in programma un'altra manifestazione al campo Balilla il 3 agosto. Ospite della giornata il filosofo Diego Fusaro.

Foto Ciprian Gheorghita

Stagflazione 6

01AGO
La banca centrale cinese intensifica la repressione del fintech

Politica cinese e aggiornamenti politici

La People’s Bank of China ha esortato a “rettificare” ulteriormente l’industria della tecnologia finanziaria cinese, che ha esercitato una maggiore pressione sui gruppi tecnologici circondati da una maggiore revisione normativa.

Nel contesto dei crescenti venti contrari che devono affrontare i gruppi tecnologici cinesi, il mercato azionario e gli investitori stranieri nella seconda economia più grande del mondo, Pechino ha emesso l’ultimo avvertimento, ma non ha nominato alcuna società.

Ant Group fintech del miliardario Jack Ma, la più grande app di ride-hailing della Cina Didi Chuxing e $ 100 miliardi Industria del tutoraggio È diventato l’obiettivo di una repressione normativa simile a una valanga, che potrebbe coinvolgere altri gruppi tecnologici tra cui Tencent.Le piattaforme da asporto Meituan e Alibaba, l’attività di e-commerce di Jack Ma, sono state Indagine antitrust.

La People’s Bank of China invita le società fintech a migliorare la concorrenza e i diritti dei consumatori, perché dimostra che la supervisione della fintech è più severa Attività illegali di criptovaluta Allo stesso tempo, sta promuovendo attivamente il proprio sviluppo renminbi digitale, Secondo una dichiarazione rilasciata sabato.

Gli investitori stanno lavorando per Incertezza a lungo termine.

Questo regolatori del mercato degli Stati Uniti, Securities and Exchange Commission degli Stati Uniti, venerdì ha detto Prima di diventare pubblici negli Stati Uniti, i gruppi con sede in Cina devono rivelare di più sulla loro struttura e sui collegamenti con il governo di Pechino.

In risposta, la China Securities Regulatory Commission ha invitato domenica a rafforzare la cooperazione con gli Stati Uniti come parte di questo. Gli sforzi di Pechino Migliorare la trasparenza e la prevedibilità delle sue politiche.

In precedenza Pechino aveva promesso Controllo più stretto Dopo un incontro di alto livello presieduto dal presidente cinese Xi Jinping, le società cinesi hanno venduto azioni all’estero.

Sebbene vi siano segnali che l’economia cinese stia affrontando una ripresa economica disomogenea a causa della pandemia di coronavirus, la Banca popolare cinese ha promesso di non adottare misure di stimolo “simili ad alluvioni”, garantendo al contempo la stabilità della politica monetaria.

Le notizie dai funzionari della banca centrale di Pechino sono un indicatore importante della salute dell’industria manifatturiera cinese, riflettendo che il rallentamento di luglio è stato peggiore del previsto.

L’indice dei responsabili degli acquisti ufficiali della Cina è sceso da 50,9 di giugno a 50,4 del mese scorso, riflettendo l’impatto delle crescenti pressioni inflazionistiche, della crescita più lenta delle esportazioni e delle inondazioni estreme in alcune parti del paese.

I vaccini sperimentali aumentano prezzi della singola dose. La follia collettiva voluta dai politici continua

Circolare, non c’è niente da vedere

Pfizer e moderna  rincarano i loro preziosi sieri magici nei loro contratti di fornitura con la UE , rivela il Financial Times: il nuovo prezzo per i vaccini Pfzier è di 19,50 euro  a dose contro i 15,50   delle precedente fornitura, mentre quello di Moderna sale  a 25,50 dollari a dose, contro i precedenti 22,60. Rincaro che graverà sui 2,1 miliardi di dosi che le due multinazionali  venderanno alla UE entro il 2023.

Il rincaro viene  a puntino quando ormai si parla della “necessità della terza dose” dovuta “al  rialzo  dei contagi causati  dalla variante Delta, come sta già facendo Israele  – sempre all’avanguardia –  che oggi ha iniziato a vaccinare gli over 60 con il “booster”.

“In Israele questa settimana iniziano con la 3 dose agli anziani, perchè dicono che dopo 4-5 mesi l’effetto Pfizer e Moderna decade per cui tra un poco avrai la popolaz divisa in a) 3 dosi b) 2 dosi  c) 1 dose  d) 0 dosi”  (G. Zibordi)

All’Europa  (cioè a noi) questo costerà “approssimativamente almeno 18 miliardi di euro“,  com’ebbe a dire  il premier  bulgaro Boyko Borissov, rivelando le mene di una trattativa condotta non si sa da chi e con quali tangenti e mazzette non è dato chiedere, ma che va avanti da mesi.  Secondo voci raccolte  da FT,  dal quotidiano della City, Moderna invece si è rivelata “arrogante” nella trattative con l’Europa “mostrando la sua mancanza di esperienza nei rapporti con i governi”, lascia indovinare qualcosa sul rapporto fra la Grande Scienza e i compratori di Essa.

I rincari  della Scienza,   uniti al  boom della domanda da “necessaria terza dose”,  renderanno a  Pfizer (come ha stimato nell’ultima trimestrale  aprile-giugno)  un aumento dei ricavi  del 30%   da vaccino per il Covid a 33,5 miliardi di dollari nel 2021, rispetto ai   “soli” 26 miliardi attesi  in maggio. Solo nel secondo trimestre il vaccino ha generato per Pfizer 7,8 miliardi di dollari. E lo stesso vale per Moderna, con un balzo dei ricavi da vaccino a 30 miliardi di dollari. Nonostante le difficoltà   del vaccino AstraZeneca, anche per  questa ditta   si prevede che i ricavi che dovrebbero salire a 15 miliardi di dollari il prossimo anno.

Circolare, non c’è niente da vedere.  Se  non questo articolo di Lancet, che garantisce l’Europa dovrà  miliardi e miliardi di dosi per  una serie infinita di rivaccinazioni a prezzi  in aumento  perché

L’anticorpo Spike svanisce dopo la seconda dose di Pfizere  Astra zeneca

Magari qualche spigolatura:

Giovane muore nel sonno, si era vaccinato due giorni prima

VicenzaToday (https://www.google.it/amp/s/amp.vicenzatoday.it/cronaca/giovane-vaccinato-muore-sonno-aperto-fascicolo.html)

Il sindaco di Asiago: «Ora bisogna fare chiarezza» . Il ragazzo, un 31enne, aveva sofferto di miocardite 5 anni fa.

Santo Giuliano, l’ex di Amici: “Arresto cardiaco e miocardite dopo prima dose di Pfizer. Non dico di non fare il vaccino, ma attenti ai sintomi”

l’ex ballerino di Amici di Maria De Filippi, Santo Giuliano, è finito in ospedale per un arresto cardiaco e una miocardite. Il giovane professionista di 33 anni, che ora lavora a Dubai, ha raccontato su Instagram il suo calvario, iniziato pochissimi giorni dopo la prima dose di vaccino Pfizer, ricevuta il 15 luglio.

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A quasi 400 bambini di età compresa tra 12 e 17 anni è stata diagnosticata un’infiammazione cardiaca dopo aver ricevuto il vaccino di Pfizer per il COVID19, secondo uno studio pubblicato dal CDC.

 

Finlandia, focolaio in ospedale. Età mediana 80  anni

Due terzi  delle infezioni (66%) e dei decessi (67%) sono occorsi da pazienti vaccinati con una o due dosi, rispetto ai non vaccinati.

 

https://www.eurosurveillance.org/content/10.2807/1560-7917.ES.2021.26.30.2100636;jsessionid=q2OYxdwnQe5eKoXbefP1iKYe.i-0b3d9850f4681504f-ecdclive

CFinlandia, FiOVID PFIZER MODERNA UE

 

Masse si muovono ma in Italia non si deve sapere

La tv non l’ha detto. In Francia non è accaduto niente

e in Italia “flop”, solo “gruppi sparuti”

Il casinò di Wall Street senza la Fed è un castello vuoto, privo di qualsiasi contenuto, è nudo

Un trilione di ragioni per fermare il Qe, una per continuare: creare la nuova crisi

1 Agosto 2021 - 11:03

Reverse repo sopra quota 1.000 miliardi, il sistema annega di liquidità. Ma con un mercato che vive di acquisti sui minimi, quel denaro bloccato alla Fed può diventare un detonatore. Come nel 2019


La notizia non ha goduto degli onori delle cronache. In realtà, nemmeno di un trafiletto. Venerdì l’utilizzo del reverse repo della Fed di New York ha sfondato per la prima volta quota 1 trilione di dollari. Per l’esattezza, 1.039,394 miliardi di dollari depositati da 86 controparti, a loro volta remunerate con lo 0,05% e un po’ di Treasuries freschi di drenaggio da Qe a garanzia.

Il grafico

Fonte: Bloomberg

mette la questione in prospettiva. E apre qualche interrogativo. Perché l’ultima volta che l’utilizzo della facility di deposito di liquidità della Banca centrale Usa aveva vissuto un picco - nemmeno paragonabile a quello attuale - è stato nell’autunno del 2019. Esattamente, quando nel sistema finanziario si sostanziò la crisi opposta: il congelamento dell’interbancario, i cui tassi schizzarono al 10% e costrinsero la Fed a tornare in campo con operazioni repo - il contrario di quelle attuali, ovvero si depositava collaterale per ottenere liquidità - dopo dieci anni di pilota automatico.

All’epoca, la Fed sposò la medesima politica tranquillizzante utilizzata oggi per l’inflazione: la crisi era transitoria, tanto che le operazioni di finanziamento erano da considerarsi eccezionali e limitate a poche settimane. Durarono fino all’aprile dell’anno successivo. Quando la staffetta da stimolo monetario perenne vide l’emergenza da Covid prendere il testimone e schizzare via. E oggi? Parti invertite, al fine di garantirsi ancora un po’ di esiziale Qe, quando anche la variante Delta sarà debellata e il virus avrà perso la sua carica emergenziale? Questo grafico

Fonte: Scottskyrm.com

preparato dal guru del mercato repo, Scott Skyrm, parla chiaro: al trend attuale di utilizzo, la facility di reverse repo della Fed a fine anno toccherà i 2,5 trilioni entro fine anno.

D’altronde, i numeri parlano chiaro: durante il mese di aprile, il volume di deposito è aumentato di 49 miliardi, poi seguito da 296 miliardi in maggio, 362 in giugno e 124 miliardi in luglio. Fattorizzando un aumento da qui al 31 dicembre di circa 200 miliardi al mese, la somma è presto ottenuta. Certo, il record toccato venerdì è stato certamente reso possibile dalla scadenza di fine mese che spinge statutariamente a un utilizzo maggiore di accontamento riserve da parte delle banche ma giova sottolineare come nei dieci giorni precedenti non si fosse mai scesi sotto quota 860 miliardi.

Di fatto, ormai parliamo di un trading attivo e non più di una facility di deposito. Ed ecco i rischi potenziali. In molti ritengono che la Fed non farà nulla per disincentivare questa dinamica, per almeno un paio di ragioni. Primo, mantenere lubrificato il mercato dei Treasuries da qui a ottobre, quando il Tesoro avrà concluso la sua operazione di sgonfiamento di bilancio. Insomma, il collaterale sotto forma di debito Usa viene drenato dalla Fed al ritmo di 80 miliardi al mese (più 40 di Mbs) ma, di fatto, rientra in circolo nei bilanci delle istituzioni finanziarie sotto forma di collaterale a garanzia dei depositi di riserve in eccesso. Detto fatto, l’effetto speciale della partita di giro evita di rendere palese il profilo da corto circuito ormai assunto dal Qe.

Secondo, appunto, se serve creare i presupposti per una nuova crisi da affrontare, nulla appare più semplice e meno intuitivamente ascrivibile alle colpe della finanza da parte dell’opinione pubblica di una crisi repo. Perché se per caso si arrivasse davvero a un trend che occhieggi ai 2 trilioni di dollari drenati dal sistema quotidianamente in autunno, qualsiasi potenziale effetto Archegos potrebbe tradursi in uno tsunami. Due trilioni di dollari bloccati presso la Fed per 24 ore, infatti, divengono munizione in meno da utilizzare nella guerra contro potenziali margin calls. E l’effetto a valanga, si sa, in quei casi è garantito.

C’è poi un’altra dinamica auto-alimentante da tenere sott’occhio. Ovvero, il fatto che quell’utilizzo di massa del reverse repo venga - mano a mano - sempre più prezzato come una latente crisi di fiducia nel sistema interbancario. Ovvero, l’aumento delle percezione del rischio di controparte rispetto a un evento di credito. Tradotto, parcheggio la liquidità alla Fed e non la tengo a disposizione degli altri soggetti attivi del mercato, perché temo per la loro capacità di onorare il deal. Inoltre, quell’inert money mi frutta comunque lo 0,05%. Che applicato a miliardi di deposito, rappresenta comunque un bel pasto gratis.

E cosa fece impennare i costi dell’interbancario nel settembre 2019, creando i presupposti della crisi repo e dell’intervento della Fed? Proprio il congelamento dei prestiti fra controparti. Insomma, se a Jackson Hole, Jerome Powell aumenterà la disponibilità della facility di reverse repo e, addirittura, ritoccherà ancora un po’ al rialzo il tasso di remunerazione sui depositi, due indizi faranno una mezza prova. Il terzo indizio che crea la quasi certezza? Lo mostra questo grafico finale:

Fonte: Bank of America

nel favoloso mondo del Qe perenne, i tempi di recupero dello Standard&Poor’s 500 dopo un calo 2-sigma sono scesi al minimo dal 1928, solo 2,6 giorni.

E il grafico parla chiaro: dei 20 periodi di recupero più veloci della storia, 7 sono accaduti dopo la grande crisi finanziaria del 2008. Ovvero, da quel momento, in più dei 50% dei casi in cui il mercato è incorso in un calo giornaliero da 2-sigma, ha recuperato a tempo di record. Insomma, dopo i buybacks, sono gli acquisti sui minimi i nuovi caposaldi del mercato manipolato. Il rischio? Se sale la prezzatura di rischio per un evento di credito possibile o per un taper azzardato, quella dinamica potrebbe bloccarsi. E il calo giornaliero, tramutarsi in una correzione tout court. A quel punto, avere oltre 2 trilioni di liquidità fuori dal sistema e bloccati alla Fed per 24 ore può risultare un problema. Cui Jerome Powell - esattamente come il Mister Wolf di Pulp fiction - sarà ancora chiamata a trovare una soluzione. La solita.