E' impossibile che uno stato con moneta sovrana possa essere costretta al default

E' impossibile che uno stato con moneta sovrana possa essere costretta al default
Il governo di uno Stato con moneta sovrana prima spende la propria moneta e solo dopo la ritira tassandola o prendendola in prestito. Impossibile che siano le tasse o i prestiti dei privati a finanziario lo Stato, perché lo Stato ha l'esclusiva nell'emissione di moneta, NE HA IL MONOPOLIO. Colui che ha il monopolio nell'emissione di qualcosa, non deve prenderla in prestito da altri

L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 24 febbraio 2017

la Germania se non piazza sul mercato i bund a 30 anni questi vengono comprati dalla Bundesbank, la Banca Centrale Italiana non compra i titoli non venduti del tesoro

Bund

Febbre Bund, paura per elezioni Francia e Italia 
 
23 febbraio 2017, di Daniele Chicca

Il clima si fa sempre piu’ nervoso sui mercati obbligazionari per le possibili elezioni anticipate in Italia, con il PD spaccato e la possibilità crescente di vittoria del MoVimento 5 Stelle, e per il voto presidenziale in Francia in cui il trionfo di Marine Le Pen è difficile ma non impossibile.

Con l’avvicinarsi delle elezioni francesi, il cui risultato è incerto, i Bund tedeschi a due anni rendono sempre meno e l’offerta non tiene piu’ il passo della domanda, un trend che peraltro pesa anche sull’euro. Lo Spread a due anni tra Francia e Germania è salito a 50 punti base, i massimi da maggio 2012. La notizia di un accordo tra Emmanuel Macron, candidato indipendente, e Francois Bayrou, leader di centro, ha allentato le pressioni sui Bond francesi, ma non tanto da ridurre il divario tra i rendimenti degli Oat francesi e quelli dei Bund. Intanto lo Spread tra i titoli tedeschi e quelli italiani a 10 anni è salito a 200 punti base ieri.

In generale è in atto una corsa ai bond sovrani piu’ sicuri, con quelli statunitensi che sono ancora piu’ richiesti della controparte omologa della Germania. Il differenziale tra i titoli a 2 anni dei bond governativi di Germania e Usa è ormai superiore al 2%, il valore piu’ elevato da almeno il 2000. I Bund sulla parte breve della curva, quella a 2 anni, ormai rendono quasi il -1%, avendo toccato il minimo storico di -0,92%. La caccia ai Bund tedeschi e la fuga dalla Francia ha spinto lo Spread tra le due prime potenze dell’area euro ai massimi di quattro anni di 80 punti base.

Interventi Bce alimentano domanda Bund


Ad alimentare gli acquisti di Bund sono anche le operazioni della Bce, che sta a sua volta comprando titoli tedeschi, in particolare quelli che rendono meno del -0,4%. Nell’ultima riunione di dicembre Mario Draghi ha annunciato che, proprio per venire incontro alla Germania, nell’ambito del suo programma di stimolo monetario straordinario la banca centrale avrebbe iniziato ad aprire posizioni anche in titoli con un tasso inferiore a quello sui depositi (fermo al -0,4%).

Con gli investitori che non vogliono liberarsi dei titoli a breve scadenza tedeschi che sono utilizzati come garanzia per ricevere finanziamenti dalla Bce, si teme che vengano a mancare sul mercato i titoli da usare come collaterale. La febbre per i Bund a due anni arriva in un momento in cui paradossalmente un’emissione di titoli tedeschi a 30 anni sul primario ha fatto flop, per via di rendimenti poco appetibili. La Bundesbank si è vista costretta a trattenere il 41,8% dei Bund messi all’asta, piazzando solo €733 milioni rispetto al miliardo di euro di Bund offerti a un rendimento medio di appena l’1,04%.


Fed pronta ad agire, alert El-Erian sui Treasuries

Intanto Mohamed El-Erian consulente di Allianz ed ex Ceo di Pimco, il primo fondo obbligazionario al mondo, lancia un allarme sui Treasuries Usa, citando il fatto che il mercato sta pericolosamente sottovalutando la possibilità che la Federal Reserve alzi i tassi di interesse già alla riunione di marzo, in calendario tra circa due settimane.

Ieri dalle minute della banca centrale americana è emersa la volontà del board di politica monetaria della Fed di restringere le condizioni creditizie “relativamente presto”. I future sui Fed Funds danno all’incirca al 40% le chance di una stretta monetaria in marzo.

http://www.wallstreetitalia.com/febbre-bund-paura-per-elezioni-francia-e-italia/

Unicredit - Buono l'aumento

Economia e Finanza
FINANZA E POLITICA/ UniCredit, la lezione di Mustier alle banche italiane

Nicola Berti
venerdì 24 febbraio 2017

Il buon esito del maxi-aumento di capitale UniCredit (13 miliardi, sottoscritti al 99,8%) è più di una buona notizia: anzitutto perché non era scontata (non a caso attorno all'operazione era stata approntatato un gigantesco consorzio di garanzia). La maggiore banca italiana si è rivolta al mercato per la quarta volta in otto anni e ha chiesto mezzi pari a quattro volte quelli che il Tesoro italiano sta faticosamente racimolando entro aprile per la "manovrina" chiesta dalla Ue. Per la quarta volta i soci stabili e gli investitori istituzionali hanno dato fiducia a piazza Gae Aulenti; nonostante la pesantissima pulizia di bilancio 2016 (perdita netta di 11,8 miliardi) operata alla vigilia della ricapitalizzazione. È un atto di fiducia espresso essenzialmente nei confronti di un manager francese come il nuovo Ceo Jean Pierre Mustier, pur con un lungo curriculum in UniCredit. Tuttavia non è fuori luogo o eccessivo qualificare gran parte dei capitali raccolti come "investimento estero in Italia".

L'abbattimento delle sofferenze creditizie (Npl) - cedute in blocco a prezzo molto basso a due grandi operatori globali come Fortress e Pimco - ha sostanziato il primo "effetto collaterale" (e la prima "lezione") della svolta UniCredit. La bolla dei "cattivi crediti" - e nel sistema bancario italiano se ne sono accumulati 360 miliardi lordi - non può essere curata sgonfiandola lentamente: UniCredit l'ha eliminata in un colpo soffrendone tutte le conseguenze nei conti (e facendole soffrire agli azionisti), ricreando tuttavia le premesse di credibilità sui mercati per avviare un turnaround. Lo smaltimento degli Npl era stato d'altronde preceduto dalla vendita dell'asset manager Pioneer e della polacca Bank Pekao. E ai vecchi soci è stato offerto un prezzo di re-investimento molto conveniente (38% di sconto sul cosiddetto Terp).

Sotto questo profilo il caso UniCredit - affrontato sul mercato - si conferma definitivamente come l'antitesi dei recenti tentativi di salvataggio para-pubblico di Mps e Popolari venete (Atlante). Tentativi diversamente falliti - che imporranno ora interventi statali pesanti sia sul piano finanziario che sul versante dei rapporti con la Ue - per la mancata adozione del "modello UniCredit": 1) per la pretesa di gestire ricapitalizzazioni impegnative e riciclo graduale Npl con una "colletta" costosa e inefficace fra banche, assicurazioni, Fondazioni e Cdp; 2) per il tardivo o mancato ricambio del top management con mandato pieno; 3) per l'incertezza sulla necessità di saldare in fretta tutti conti con il passato per rilanciare la banca (e gli azionisti hanno comunque perso tutto: a Siena, a Vicenza, a Montebelluna).

La debolezza complessiva del sistema-Italia - soprattutto dopo il 2011 - è stata certamente decisiva nel far declinare un "campione italiano" che a lungo aveva primeggiato nell'eurozona. E quando - fra qualche giorno - sarà nota la nuova "geografia" dei grandi azionisti di UniCredit è assai probabile che piazza Gae Aulenti si ritrovi ancor meno italiana di quanto non fosse già.

Un amministratore delegato francese al timone di un gruppo controllato da grandi fondi internazionali (le Fondazioni italiane si sono diluite al 4,5% e non è prevedibile a quanto gruppi privati italiani come Caltagirone e Del Vecchio attesteranno quote che erano già minori). È un fatto prima che un giudizio: e non sarà certamente facile distinguere fra la metà piena del bicchiere (la stabilizzazione sul mercato di una grande banca italiana, con molti dipendenti e molto credito erogato nella penisola) e la metà vuota (la sostanziale internazionalizzazione di proprietà e governance di quella che era già comunque l'unica banca globalmente "sistemica" dell'Azienda-Italia).

Mercoledì sera Mustier è stato ricevuto dal premier Paolo Gentiloni: è probabile che abbia fornito rassicurazioni sull'"italianità" di UniCredit e dei suoi orientamenti su vari scacchieri nazionali (primo fra tutti Mediobanca-Generali, ma anche Vivendi-Mediaset). È prevedibile che a palazzo Chigi il Ceo di UniCredit abbia dato le garanzie di principio: ma è altrettanto vero che - dopo il successo nell'aumento - avrà un po' meno bisogno dei placet di un governo assai più in mezzo al guado di UniCredit. Sbaglierebbe anche chi pensasse che Mustier rimanga sotto la pressione incrociata delle ultime settimane: da parte di Mediobanca per difendere le Generali dalla avances di Intesa Sanpaolo; o - viceversa - da parte di tutti i soggetti interessati a risolvere la partita Generali con la vendita a Intesa del pacchetto UniCredit in Mediobanca.

http://www.ilsussidiario.net/News/Economia-e-Finanza/2017/2/24/FINANZA-E-POLITICA-UniCredit-la-lezione-di-Mustier-alle-banche-italiane/2/750304/

Il Circo Mediatico sempre più nella fogna e Franceschini continua a nascondersi dietro a Renzi, uomo di niente

Politica
GIORNALI/ La nuova narrazione di Renzi per tornare a Palazzo Chigi

Maestro Yoda
venerdì 24 febbraio 2017

Il vostro vecchio Yoda non si stanca di ripeterlo: ogni volta che getta uno sguardo o presta orecchio alla politica italiana rimane sempre più colpito dal fatto di non vedere alcuna reazione all'ipocrisia e all'incoerenza che traspare dalle dichiarazioni e dalle prese di posizione dei leader di partito e dai vari esponenti politici. Inoltre è stupito dall'arrendevolezza dei giornalisti della grande stampa e degli opinionisti tv, che si stupiscono di quanto sta avvenendo nel Pd definendo il tutto poco comprensibile. Quando non ci sono addirittura illustri firme che si prestano senza alcuna dignità a scrivere pure e semplici veline ispirate da chi mena la danza.

A Yoda sembra invece tutto estremamente chiaro: finché si ritiene che Renzi abbia il potere di distribuire le carte per le candidature alle elezioni (come le nomine negli enti pubblici, con il loro immenso potere di spesa pubblicitaria sui mass media) ben pochi si permettono di fargli notare l'estrema incoerenza delle sue dichiarazioni e dei suoi comportamenti, che sono addirittura plateali. Vediamo le ultime.

Renzi è volato nella Silicon Valley insieme al suo fido Carrai, per "andare a imparare come si costruisce il futuro con l'innovazione". Ma come: proprio lui che ha rubato il presente agli italiani, facendo perdere tre anni al paese proponendo la legge elettorale più bella del mondo, dichiarata poi incostituzionale, e facendosi bocciare sonoramente uno sconclusionato referendum? Buttando decine di miliardi in mancette elettorali invece che in progetti strategici per il rilancio di qualche settore strategico del paese… Si merita per intero il giudizio che ne ha dato Riccardo Ruggieri su La Verità: "1) Intelligenza vivacissima, dei problemi capisce solo gli aspetti più convenzionali, disinteressato com'è alla profondità. 2) Capacità di comunicazione da convention (vedi Leopolda). 3) Inadatto a costruire una squadra di alto profilo. 4) Di una irrequietezza saltabeccante sui problemi, limitativa per la credibilità di una leadership".

Proprio lui che ci ha perseguitato per lungo tempo con suoi tweet e i suoi post, improvvisamente vuol farci credere di essersi messo finalmente all'ascolto del paese...! Ma sì, proprio lui che non ha voluto dedicare nemmeno un momento all'analisi della batosta referendaria, limitandosi a dire che gli è bruciata un bel po', e tacciando di tediosi perditempo i rappresentanti della minoranza del Pd che hanno chiesto di discuterne, e ora hanno pure osato chiedere un congresso vero e non un suo rapidissimo e già deciso simulacro. L'esito del referendum ha dimostrato che un numero sempre maggiore di categorie sociali non gli crede più, e forse anche i più irriducibili entusiasti della sua irruenza riformatrice stanno cominciando a comprendere di avere a che fare con uno strepitoso venditore di spazzole.

Il fatto che più scandalizza il vostro vecchio Yoda è che il Renzi preferisca un "après moi le déluge" piuttosto che farsi veramente da parte per tenere unito il Pd e lasciare spazio ad un Gentiloni che si sta dimostrando ben più efficace ed operativo di lui (infatti lavora e non twitta). La riprova della sua sfacciata falsità l'abbiamo avuta quando durante l'assemblea del Pd ha chiesto, a gran voce, un applauso per Gentiloni e il "suo" governo, impippandosi altamente del fatto che tutti sanno trattarsi di un Renzi-bis, anzi, di un Renzi-fotocopia. Sicuramente era anche un messaggio mafioso per il silenzioso presidente del consiglio attuale, ché non si azzardasse a diventare autonomo…

Ma lo spettacolo più indecoroso lo stanno dando Franceschini e quelli che con lui detengono la golden share del Pd. Da sedicenti cattolici che hanno venduto l'anima per un piatto di lenticchie, sostengono contro ogni decenza un sedicente cattolico che ha spalancato le porte al gender nelle scuole e sta portando il paese nel baratro.

http://www.ilsussidiario.net/News/Politica/2017/2/24/GIORNALI-La-nuova-narrazione-di-Renzi-per-tornare-a-Palazzo-Chigi/2/750306/

Bergoglio dove vai?

GLI ULTIMI PAUROSI SBANDAMENTI DEL VATICANO DI BERGOGLIO
Posted: 23 Feb 2017 03:01 AM PST
Due episodi di questi giorni fanno – amaramente – capire il pauroso sbandamento che il “partito bergogliano”, che oggi ha preso il potere, sta facendo fare alla Chiesa.
QUI potete leggere ciò che ha dichiarato il nuovo Generale dei gesuiti voluto da papa Bergoglio: siamo alla sostituzione di Gesù con Bergoglio stesso. E siamo addirittura alla delegittimazione del Vangelo e di Cristo. Qua è la fede stessa che scompare.
Poi c’è il caso emblematico di mons. Vincenzo Paglia, dirigente della Comunità di S. Egidio. Questo vescovo è uno stretto collaboratore di papa Bergoglio. Da lui è stato voluto a capo della Pontificia Accademia per la vita.
Il presidente della “nuova” e “bergogliana” Accademia per la vita – che un tempo nacque per sostenere la battaglia della Chiesa per i principi non negoziabili – esalta Marco Pannella e, in sostanza, lo indica come esempio da seguire.
PRECISAMENTE PAGLIA ESALTA MARCO PANNELLA DICENDO: “LO SPIRITO DI MARCO CI AIUTI A VIVERE IN QUELLA STESSA DIREZIONE”.
Avete letto bene.    Ma potete ascoltarlo con le vostre orecchie.
Da questo video segnalo queste “perle” di Paglia:
“Pannella, uomo di grande spiritualità” (minuto 3,20), “(la sua è ) una grande perdita per questo nostro Paese” (6,30), “ha speso la vita per gli ultimi” (minuto 9), “in difesa della dignità di tutti, particolarmente dei più emarginati… Pannella è veramente un uomo spirituale” (10,53), è “un uomo che sa aiutarci a sperare nonostante le notizie, la quotidianità ci metta a dura prova” (18,25), “il Marco pieno di spirito continua a soffiare” (18,40), “Marco ispiratore di una vita più bella non solo per l’Italia, ma per questo nostro mondo, che ha bisogno più che mai di uomini che sappiano parlare come luiio mi auguro che lo spirito di Marco ci aiuti a vivere in quella stessa direzione” (19,20).
Tutto questo mentre in Francia è stata approvata una legge LIBERTICIDA (vedi QUI ), voluta dai socialisti, che proibisce su internet i siti “pro life” e punisce con multe salatissime e pure con il carcere chi, in rete, si oppone all’aborto, NEL SILENZIO TOTALE DELLA SANTA SEDE E DI PAPA BERGOGLIO (CHE GIA’ AVEVA INDICATO EMMA BONINO E GIORGIO NAPOLITANO COME ITALIANI ESEMPLARI).
ORMAI NON SEMBRA ESSERCI PIU’ LIMITE…
Antonio Socci

Costruire un movimento di massa di dissenso per imporre Alternative

Costruire un movimento di disobbedienza in Europa per portare avanti le alternative

23.02.2017 - Eric Toussaint
Quest'articolo è disponibile anche in: Francese
Costruire un movimento di disobbedienza in Europa per portare avanti le alternative
Proponiamo la traduzione del video di Eric Toussaint, portavoce del CADTM (Comitato per l’Abolizione dei debiti illegittimi).

Abbiamo bisogno di un ampio movimento di disobbedienza a livello europeo. Di fronte al Fondo Monetario Internazionale, alla Commissione Europea, alla Banca Centrale europea, a tutti coloro i quali vogliono imporre ai popoli, non solo d’Europa ma di tutto il mondo, politiche che non fanno che generare povertà e ingiustizia, bisogna avere il coraggio di disobbedire. La disobbedienza è un dovere morale, ma è anche un’arma di autodifesa dei cittadini e delle cittadine che devono poter ottenere la soddisfazione delle proprie giuste rivendicazioni.

Sappiamo benissimo, per esempio, come uno degli strumenti per imporre queste politiche di austerità sia l’obbligo di rimborsare un debito pubblico ingiusto. La commissione per la verità sul debito greco ha dimostrato, nel suo rapporto del giugno 2015, che il debito greco è del tutto illegale, illegittimo, odioso, insostenibile. Bisogna trovare il modo di fermare il ripagamento di questo debito per ritrovare spazi di libertà che permettano di attuare politiche di tutt’altro tenore.

La questione del debito illegittimo non si pone solo in Grecia, o in paesi come Spagna e Portogallo, ma anche nei paesi del Nord, come Belgio, Francia, Gran Bretagna. Ci sono debiti illegittimi che vanno sottoposti a revisione, in quanto servono a rafforzare la potenza di quell’un per cento che ci domina e ci sfrutta.

Abbiamo bisogno di movimenti politici e sociali che abbiano il coraggio di dire no, che abbiano il coraggio di rifiutarsi di ridurre le spese sociali. Al contrario, le spese sociali vanno aumentate, vanno aumentate le spese per la sanità, le spese per l’istruzione, va potenziato il potere d’acquisto della popolazione, bisogna aumentare le pensioni, è necessario rilanciare l’attività economica e creare nuovi posti di lavoro in modo massiccio. Per fare ciò, bisogna fermare le privatizzazioni, de-privatizzare tutta una serie di servizi chiave che sono stati affidati a mani private.

Mi auguro, e auguro a tutti voi, di riuscire a costruire un vero movimento di massa di disobbedienza e solidarietà.
Adesso, è il nostro momento, tocca a noi.

Traduzione dal francese di Giuseppina Vecchia per Pressenza
Il video originale in francese:

 

Nino Galloni - gli interessi Nazionali non è Nazionalismo

L’economista keynesiano ha richiamato un numeroso pubblico nei suoi due interventi organizzati grazie al Circolo Culturale Riviera delle Palme: “Il modello liberista è distruttivo, come lo fu già nel 1929”


Nel video una riflessione di Nino Galloni e Leo Bollettini, presidente del Circolo Culturale Riviera delle Palme, sul ruolo dell’Unione Europea

SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Un grande Nino Galloni, negli incontri organizzati dal Circolo Culturale Riviera delle Palme sabato 18 febbraio a San Benedetto (con il patrocinio del comune di San Benedetto e l’appoggio di MMT Marche – Economia per la Piena Occupazione). L’economista keynesiano, conosciuto già come il funzionario oscuro, ha illustrato al numeroso pubblico presente all’auditorium (in mattinata ha incontrato gli studenti dell’Itc Capriotti) l’evoluzione dell’economia italiana e internazionale, aggiungendo numerose considerazioni frutto anche della propria esperienza personale nei ministeri, all’inizio e alla fine degli anni ’80.
Allievo di Federico Caffè, Galloni ha spiegato come la crisi del modello keynesiano, negli anni Settanta, sia stata il pretesto non per un suo miglioramento, ma per il suo abbandono: “Era un buon compromesso tra il capitalismo e il socialismo, eppure è stato accantonato per abbracciare quello schema del liberismo che aveva condotto alla crisi del 1929 e da quel momento erano sorti studi approfonditi sulla crisi, da cui la teoria keynesiana che si è affermata poi a partire dagli anni Trenta”.

Liberismo che in Italia “prima ha condotto al divorzio tra Banca d’Italia e Tesoro, facendo perdere il controllo dei tassi di interesse, prima negativi, e generando il famoso debito pubblico degli anni ’80. Successivamente l’accordo tra Germania e Francia sulla moneta unica coinvolse l’Italia dove era necessaria, a quel punto, una deindustrializzazione“. Ecco spiegata la svendita dei pezzi pregiati delle partecipazioni statali, “tra cui l’incredibile vicenda del Nuovo Pignone”, ecco spiegato il capitalismo finanziario, “per cui gli imprenditori iniziarono a preferire la rendita finanziaria, più redditizia e sicura, rispetto a quella derivante dagli investimenti”. Fino a giungere alla crisi del 2008.
“Oggi il sistema finanziario è sorretto dai governatori delle Banche centrali in tutto il mondo che continuano a premere il dito sul computer, scambiando titoli con moneta” ha continuato Galloni, mentre “nell’economia reale abbiamo, in Italia, un fenomeno incredibile: quattro milioni e mezzo di imprenditori e piccolissimi imprenditori continuano a produrre nonostante non riescano a conseguire profitti tali da giustificare lo sforzo. Siamo in una forma economica quasi nuova, e sono proprio questi imprenditori, contro ogni previsione, che stanno tenendo in piedi l’Italia”.

Ricco il dibattito e gli interventi seguenti all’incontro, su molti temi sensibili e di attualità. Sul tema della crisi dell’Eurozona, Galloni ha dichiarato: “Prima ancora di un’uscita dall’euro occorre sapere che gli articoli 123 A e 123 B del Trattato di Lisbona consentono agli Stati di emettere monete di taglio diverso rispetto a quelle standard, come d’altronde fatto in Germania con le monete da 5 euro. Sarebbero monete valide solo nel territorio nazionale e servirebbero per rimettere in circolo moneta nell’economia reale, dove scarseggia a causa delle politiche di austerità”.

Inoltre resta fondamentale, secondo Galloni, “ripristinare il sistema bancario precedente alle liberalizzazioni, perché occorre dividere le banche d’affari da quelle di investimento“. Tutto ciò per un modello economico “non protezionistico, ma che aumenti al massimo la domanda interna di produzione nazionale, con conseguente riduzione delle importazioni e quindi delle esportazioni, che devono essere non l’obiettivo dell’economia, come oggi, generando una riduzione dei salari per essere concorrenti con i mercati internazionali”.

https://www.rivieraoggi.it/2017/02/23/236844/galloni-litalia-puo-emettere-delle-monete-in-euro-per-rilanciare-leconomia-interna-video/

Direttiva Bolkestein - solo gli euroimbecilli italiani possono recepire questa direttiva ignorata da molti altri Stati

Perché gli ambulanti protestano contro la direttiva Bolkestein

Perché gli ambulanti protestano contro la direttiva Bolkestein

C’è un’altra fetta di impresa che sta portando avanti la battaglia contro la direttiva Bolkestein. Dopo i balneari (qui il primo di alcuni approfondimenti di Formiche.net) stavolta l’attenzione si sposta sugli ambulanti, scesi nei giorni scorsi in piazza a fianco dei tassisti e che al pari di altri settori, tra cui terme e porti, si oppongono all’ormai famigerata direttiva europea che mira a liberalizzare le concessioni pubbliche e i beni demaniali mediante la loro messa a gara. Perché?

AMBULANTI CONTRO BRUXELLES (E GOVERNO)
Sotto accusa c’è ancora una volta il Ddl approvato dal Consiglio dei ministri del 27 gennaio, con cui il governo mira a recepire la Bolkestein. Scelta per la verità obbligata dopo l’intervento della Corte di Giustizia europea, che ha bocciato la tradizionale pratica del rinnovo automatico delle concessioni, con cui l’Italia per un certo periodo (la direttiva è del 2006) ha provato ad aggirare la normativa europea. Di norma infatti molte concessioni vengono rinnovate a scadenza con un accordo diretto pubblico-privato, senza delle vere e proprie gare a cui avessero accesso anche altri operatori. Le concessioni dei commercianti di strada scadranno il prossimo anno, visto che il decreto Milleproroghe le allunga di fatto al 31 dicembre 2018. Prevedendo tuttavia per quella data la loro messa a bando, come prevede espressamente l’articolo 12 della direttiva. Se da un lato quindi c’è un rinvio di qualche mese, dall’altro il governo mette nero su bianco un termine per il rilascio delle nuove concessioni a mezzo bando. Di qui la protesta degli ambulanti, che chiedono che Palazzo Chigi intervenga direttamente per escludere completamente la categoria dall’obbligo di messa al bando delle concessioni pubbliche che sta alla base della direttiva.

CHE COSA NON VA NELLA BOLKESTEIN
Sulla questione è intervenuto anche Gregory Massa, del Gruppo ambulanti indipendente, associazione in seno all’Ugl. “Poco importa che molte famiglie abbiano investito lavoro e capitali nella loro attività con la prospettiva di qualche decennio, e nulla importa che molti altri stati membri abbiano ignorato completamente la categoria dal recepimento della norma europea, peraltro senza incorrere in sanzioni”, spiega a Formiche.net. Massa sottolinea poi l’aspetto dei costi per la Pa, che dovrà, qualora il governo non facesse marcia indietro, organizzare le gare. “Non dimentichiamo infatti che dietro all’esperimento dei bandi (stimati in circa un milione di procedimenti) si annidano una serie di interessi legati ai costi che essi comportano per pubblica amministrazione e operatori”.

IL PROBLEMA DELLA NAZIONALITA’
Gli addetti ai lavori fanno notare poi un’altro aspetto, oggetto di critiche da parte degli ambulanti. E cioè che la Bolkestein tende a semplificare le procedure amministrative e burocratiche per esercitare temporaneamente un’attività all’interno di un Paese Ue e mira a evitare le discriminazioni basate sulla nazionalità. In altre parole, un venditore ambulante tedesco che vuole trasferirsi temporaneamente in Italia deve avere gli stessi diritti di un ambulante italiano che presta i suoi servizi a casa sua.

LE PROSSIME MOSSE
A questo punto resta da capire cosa faranno gli ambulanti nelle prossime settimane. Claudio Venturini, presidente di Cna mercati, ha pochi dubbi. “Non è che noi ci divertiamo a stare per strada”, dice a Formiche.net. “Vogliamo esattamente le promesse fatte ai tassisti. Ma per farlo dobbiamo sederci a un tavolo col governo e spiegare la nostra posizione. Perché se l’esecutivo vuole davvero fare questa sciocchezza, allora ci deve ascoltare. Noi rimarremo in stato di agitazione finché tutto non verrà risolto a nostro favore”. Le rappresentanze non chiudono però all’ipotesi della messa a gara delle loro concessioni. “Se non altro dobbiamo avere il tempo di organizzarci. L’anno scarso concesso dal Milleproroghe non ci basta”.

LA SPONDA GRILLINA
I commercianti di strada possono poi contare sull’appoggio del M5S che, come provato da Virginia Raggi due giorni fa a Roma, cavalca la protesta. Più volte i grillini hanno organizzato alla Camera eventi a sostegno della categoria, oppure nelle piazze. E proprio mentre Montecitorio stava per approvare il Milleproroghe, il deputato pentastellato Vincenzo Caso, rivolgendosi alla presidente Laura Boldrini, ha chiesto “una sospensione dei lavori per trovare un accordo tra tutti i gruppi sui due emendamenti inseriti in modo subdolo al Senato che hanno creato malumori forti tra i cittadini e chiediamo la possibilità di trovare un accordo per eliminare quei due emendamenti che riguardano tassisti e ambulanti”.

Unicredit - riuscito l'aumento di capitale

banche

UniCredit, in porto l’aumento di capitale: 99,8% e 13 miliardi raccolti

(Ansa)
(Ansa)
L’aumento di capitale di Unicredit si è chiuso con adesioni pari al 99,8% dell'offerta, permettendo di raccogliere circa 12,97 miliardi di euro. Nel dettaglio, nel periodo di offerta sono stati esercitati 616.559.900 diritti di opzione e, quindi, sottoscritte 1.603.055.740 nuove azioni, pari appunto al 99,8% del totale delle nuove azioni offerte. I diritti non esercitati, pari a 1.469.645 unità, saranno offerti in Borsa dal 27 febbraio al 3 marzo prossimi, salvo chiusura anticipata dell'offerta. Lo 0,2% di nuove azioni non sottoscritto ha un controvalore di poco superiore a 30,9 milioni di euro.
Una volta riaperti i termini per i diritti non esercitati, i diritti acquistati potranno essere utilizzati per la sottoscrizione, al prezzo di 8,09 euro per ciascuna nuova azione, di 13 nuove azioni ordinarie ogni cinque diritti acquistati. Come si spiega in una nota, l'esercizio dei diritti acquistati nell'ambito dell'offerta in Borsa e conseguentemente la sottoscrizione delle nuove azioni dovranno essere effettuati, a pena di decadenza, entro e non oltre il giorno 6 marzo 2017, con pari valuta, presso gli intermediari autorizzati aderenti al sistema di gestione accentrata di Monte Titoli, salvo il caso in cui l'offerta in Borsa si chiuda anticipatamente, a seguito della vendita di tutti i Diritti offerti nelle sedute del 27 o del 28 febbraio 2017.
Nel caso di chiusura anticipata dell'offerta, l'esercizio dei diritti acquistati dovrà essere effettuato anticipatamente, a pena di decadenza, entro e non oltre il terzo giorno di borsa aperta successivo a quello di comunicazione della chiusura anticipata e quindi: entro e non oltre il 2 marzo 2017, con pari valuta, in caso di chiusura anticipata il 27 febbraio 2017; entro e non oltre il 3 marzo 2017, con pari valuta, in caso di chiusura anticipata il 28 febbraio 2017. Ad ogni modo, se i diritti offerti non siano integralmente venduti nelle sedute di borsa del 27 o 28 febbraio 2017, il termine ultimo per la sottoscrizione delle nuove azioni rimarrà il 6 marzo 2017.
Si ricorda che comunque l'aumento è garantito da un consorzio di banche, i cui membri si sono impegnati a sottoscrivere le azioni ordinarie di nuova emissione eventualmente rimaste inoptate al termine dell'offerta in Borsa, per un ammontare massimo pari al controvalore dell'offerta in opzione.
(Il Sole 24 Ore Radiocor Plus)

Usciremo dall'Euro per attuare la Piena Occupazione Dignitosa


Può finire il Pd, non il romanzo criminale che sabota l’Italia

FONTE: LIBREIDEE.ORG

In “Romanzo criminale”, la saga della Banda della Magliana ripercorsa da Giancarlo De Cataldo, nessuno riesce mai neppure a sfiorare il supremo potere del Grande Vecchio, il burattinaio che agisce nell’ombra e, dal Palazzo, manovra i fili che tengono insieme una sceneggiatura anche atroce, in cui si muovono guardie e ladri, terroristi e affaristi, servizi segreti e malavita imprenditrice. Nel saggio “Il più grande crimine”, il giornalista Paolo Barnard ricostruisce in chiave criminologica quello che chiama “economicidio” dell’Italia, in tre mosse: divorzio tra governo e Bankitalia, adesione all’Unione Europea, ingresso nell’Eurozona. Matematico: crisi, disoccupazione, super-tasse, taglio del welfare e dei salari, crollo dei consumi, sofferenze bancarie ed esplosione del debito pubblico, che diviene improvvisamente “tossico” perché non più ripagabile, non più denominato in moneta sovrana liberamente disponibile. A monte: il Memorandum Powell, la guerra storica contro la sinistra dei diritti del lavoro (dalla legge Biagi al Jobs Act), la “crisi della democrazia” evocata dai cantori della Trilaterale, fino alla spazzatura terminale dell’Ue, il Fiscal Compact, la morte clinica del bilancio pubblico degli Stati, ridotti a esattori per la più colossale operazione di money-transfer della storia moderna, dal basso verso l’alto, attraverso la privatizzazione universale neoliberista.

Nella sua visione da criminologo, Barnard fa i nomi: Beniamino Andreatta e Carlo Azeglio Ciampi vietarono alla Banca d’Italia di continuare a fare da “bancomat del governo” a costo zero, imponendo allo Stato, da quel momento, di finanziarsi diversamente: ricorrendo cioè alla finanza privata attraverso l’emissione di bond, a beneficio della grande finanza, cui da allora lo Stato avrebbe riconosciuto lauti interessi, facendo esplodere il debito pubblico. Poi l’euro, cioè l’istituzionalizzazione definitiva della “trappola finanziaria”: lo Stato non può più fare retromarcia, deve “prendere in prestito” la moneta emessa da un soggetto esterno, la Bce, i cui azionisti sono le banche centrali non più pubbliche, ma controllate da cartelli bancari privati. A quel punto è l’euro a imporre la sua legge, attraverso la Commissione Europea, cioè il governo non-eletto dell’Europa. E la Commissione Europea vara la norma finale, esiziale, per qualsiasi governo democratico: il pareggio di bilancio, che equivale al decesso finanziario dello Stato. In regime di sovranità (Usa, Giappone, resto del mondo) il debito pubblico misura la salute del paese: più il deficit è alto, più l’economia è prospera. L’Unione Europea inverte i termini del paradigma: taglia la spesa pubblica, e ottiene crisi. L’Italia, addirittura, ha inserito il pareggio di bilancio in Costituzione. E, peggio ancora, da anni il bilancio italiano è in “avanzo primario”: per i cittadini, lo Stato spende meno di quanto i contribuenti versino in tasse.
 
Come si è arrivati a questo? Smantellando la sinistra, risponde Barnard, citando l’avvocato Lewis Powell, uno stratega di Wall Street incaricato dalla Camera di Commercio Usa, all’inizio degli anni ‘70, di redigere un vademecum per guidare l’élite, spodestata dalla democrazia sociale nel dopoguerra, verso la riconquista dell’atavico potere perduto. Detto fatto, come da manuale: leader radicali stroncati, leader riformisti “comprati” per annacquare i loro partiti e sindacati, rendendoli docili e spingendoli a convincere i loro elettori ad accettare “riforme” concepite per “smontare” le tutele sociali, privatizzando progressivamente l’economia. Campioni assoluti, in Italia: personaggi come Romano Prodi, Giuliano Amato e Massimo D’Alema. Berlusconi? Irrilevante: si è limitato a proteggere i suoi interessi. Gli artefici delle “riforme strutturali” provengono tutti dalla sinistra storica: la più adatta, come insegna Lewis Powell, a convincere la società ad affrontare dolorosi “sacrifici”, magari imposti sulla base di norme senza alcun fondamento economico, come il famigerato limite alla spesa pubblica, non oltre il 3% del Pil. Una invenzione di François Mitterrand, come ricorda l’economista Alain Parguez, allora consulente del presidente francese. Mitterrand? «Un monarchico, travestito da socialista». L’ennesima maschera della sinistra messasi al servizio del supremo potere oligarchico, neo-feudale, ansioso di sbarazzarsi dell’ingombro della democrazia per tornare all’antico splendore.
 
La “mente” di Mitterrand? Jacques Attali, che Barnard definisce “il maestro” di D’Alema, l’ex comunista italiano che, da Palazzo Chigi, vantò il record europeo delle privatizzazioni. Nel suo libro “Massoni, società a responsabilità illimitata”, Gioele Magaldi aggiunge un ulteriore filtro alla lettura di Barnard, quello super-massonico, derivate dal potere di 36 organizzazioni segrete, denominate Ur-Lodges, in cui gli uomini del massimo vertice mondiale – finanziario, industriale, militare, politico – disegnano le loro trame, per condizionare governi e paesi. Di Jacques Attali, Magaldi e Barnard offrono un ritratto preciso: l’ennesimo uomo di sinistra, “convertitosi” alla causa dell’oligarchia. E’ uno smottamento che investe l’intero Occidente: i Clinton e poi Obama negli Usa, Tony Blair in Gran Bretagna, Mitterrand in Francia, Gerhard Schröder in Germania con la riforma Hartz che introduce la flessibilità nel lavoro dipendente e i mini-salari dei minijob. Poi arrivano le Merkel e i Trump, ma il “lavoro sporco” l’hanno già fatto gli “amici del popolo”, quelli che ancora oggi in Italia cantano Bandiera Rossa e Bella Ciao, dopo aver votato la legge Fornero e le finanziarie-suicidio di Mario Monti, che per Magaldi milita, insieme a Giorgio Napolitano, nella Ur-Lodge “Three Eyes”, la stessa di Attali, storicamente guidata da personalità come quelle di David Rockefeller ed Henry Kissinger, fondatori della Trilaterale.
 
Anche in Italia, il cortocircuito finanziario introdotto con l’euro (lo Stato improvvisamente in bolletta) si è trasformato in crisi economica, quindi sociale. Ma, ovviamente, il “più grande crimine”, il sabotaggio della sovranità e quindi della democrazia, non è mai stato neppure lontanamente sfiorato dalla cosiddetta sinistra radicale dei Bertinotti e dei Vendola, né tantomeno dalla Cgil. Era tanto comodo il “demonio” Berlusconi, per catalizzare i mali del Balpaese, fino a insediare a Palazzo Chigi direttamente la Trojka, il commissario Monti (Trilaterale, Bilderberg, Goldman Sachs) tra gli applausi di tutti i Bersani di Montecitorio. Poi è arrivato Grillo, poi Renzi: come se il Grande Vecchio, lassù, si divertisse un mondo con il suo giocattolo preferito, l’Italia, cioè il paese in cui nessuno denuncia mai il vero problema, e dunque non può trovare soluzioni. Oggi si sbriciola il Pd, ma nulla lascia supporre che finisca il “romanzo criminale”, con i suoi personaggi-marionetta e le loro piccole partite, fatte di primarie e poltrone, correnti e sigle, bullismi, rancori, rivincite e vendette. Vacilla persino l’Unione Europea, sono in atto rivolgimenti di portata mondiale che mettono in discussione i caposaldi della globalizzazione neoliberista. E in Italia sono in campo Renzi ed Emiliano, Di Maio e la Raggi, Salvini e D’Alema, Prodi e Berlusconi, Pisapia e la Boldrini. Ancora una volta, gli amici del Grande Vecchio potranno dormire sonni tranquilli: l’Europa sta per franare, a cominciare dalla Francia, ma non sarà certo l’Italia a impensierire i grandi architetti della crisi

Fonte: www.libreidee.org
Link: http://www.libreidee.org/2017/02/puo-finire-il-pd-non-il-romanzo-criminale-che-inquina-litalia/
22.02.2017

http://comedonchisciotte.org/puo-finire-il-pd-non-il-romanzo-criminale-che-sabota-litalia/ 

L'Iran mette al centro la questione palestinese

Asia

Iran: Giulietto Chiesa critica media, si sente solo la voce dell'Occidente

Teheran - "La potenza informativa e comunicativa di cui dispone l'Iran e' incomparabilmente inferiore" a quella dell'Occidente e lo spazio che trova sui media dei Paesi "avversari" e' praticamente inesistente. Ad affermarlo e' lo scrittore e giornalista Giulietto Chiesa, ospite a Teheran della conferenza di due giorni dedicata al "Sostegno all'Intifada palestinese" che ha visto la partecipazione di 700 ospiti stranieri, delegazioni parlamentari dei Paesi islamici, scrittori, giornalisti ed intellettuali da tutto il mondo.

"Prima di Iran si parlava di piu' per la dura polemica con gli Stati Uniti sul nucleare", oggi neanche quello, ha osservato Chiesa, che e' anche un ex eurodeputato, in un'intervista all'AGI. Per Chiesa l'Iran ha ancora una visione dell'informazione ferma agli inizi del 20mo secolo e "non comprende che oggi il 99% della battaglia politico-culturale si svolge attraverso i media". Il Paese, ha proseguito il giornalista, "ha un'offerta informativa-comunicativa che dal punto di vista mediatico e' niente rispetto a quello che fa l'Occidente, tutti i giorni, da tutte le finestre visive che esistono, televisive in primo luogo, e tutte le altre. Quindi c'e' una disparita' assoluta e penetrare nel sistema informativo dell'Occidente richiede un'impostazione diversa".

Il momento piu' importante della conferenza, fortemente voluta da Teheran per riportare l'attenzione sulla questione palestinese, e' stato il discorso di apertura della Guida suprema iraniana, Seyyed Ali Khamenei, che ha liquidato come "inutili e controproducenti" i negoziati di pace in Medio Oriente affermando che "la lotta armata" e "la resistenza" sono l'unica scelta rimasta al popolo palestinese. "Il primo problema e' la divisione dei palestinesi", ha detto Chiesa sottolineando che "definire Intifada quello che sta succedendo in Palestina e' una sopravvalutazione perche' in realta' si tratta di atti isolati che hanno peraltro un impatto mediatico molto limitato". Nella discussione della commissione dei parlamentari, "a cui ho partecipato in quanto ex deputato europeo", ha continuato Chiesa, "e' emerso che ci sono due linee; una e' quella degli Stati islamici, che dovrebbero porre la questione palestinese al centro del rapporto tra Islam e resto del mondo, come voleva l'Imam Khomeini. Ci sono pero' anche molti altri Stati che considerano riduttivo limitare la questione a un problema islamico. Una delegazione africana ha ricordato che nel suo Paese la questione dei diritti dei palestinesi viene riconosciuta anche se il Paese non e' a maggioranza musulmana".

Nicola Gratteri - 'Ndrangheta - Tana per il Partito dei Giudici

Nicola Gratteri, dichiara all’Antimafia : “Magistrati in logge deviate”
VIBO VALENTIA LA PROVINCIA CON PIU' MASSONI

Lo aveva già espresso in un confronto televisivo con Riccardo Iacona a PresaDiretta, durante una trasmissione di gennaio, lo ha ribadito anche di fronte alla Commissione Parlamentare Antimafia, il procuratore capo di Catanzaro Nicola Gratteri, ha detto: “c’è un rapporto tra massoneria deviata e ‘ndrangheta ancora oggi, anzi forse è ancora più stringente di prima, in termini numerici”.

La provincia a più alto tasso di massoneria in Italia, è quella Vibo e Gratteri continua: “con la nascita dell’organizzazione segreta -Santa-, dal 1970, c’erano anche magistrati che partecipavano alle riunioni- delle logge massoniche con gli ‘ndranghetisti, per questo la ‘ndrangheta ha sempre cercato punti di contatto e ucciso solo quando necessario”.

Ed ancora, dalle dichiarazioni del valente magistrato si apprende: “attraverso la Santa è stata regolamentata la doppia affiliazione, fra ‘ndrangheta e massoneria deviata, ce lo hanno raccontato diversi collaboratori. Il nostro lavoro, è quello di fare indagini a tutto tondo. Il senso della paura e del limite l’ho vinto da tanti anni. I meccanismi del potere. Con la morte ci ho discusso trent’anni fa. Bisogna ragionare con la paura, bisogna controllare la paura, non farsi prendere dal panico. Penso di poter fare tante cose importanti, tante cose belle, con l’aiuto dei miei ragazzi, dei miei colleghi che sono meravigliosi”.

In conclusione, il più alto responsabile della magistratura catanzarese specifica: “esistono meccanismi veri del potere, delle camere -non istituzionali-, camere che non sono trasparenti in cui si decidono le cose. La ‘ndrangheta è entrata in forze, dentro la massoneria, potendo fare il grande salto di qualità perché è in contatto con medici, ingegneri, avvocati, professionisti. In alcune logge massoniche deviate, c’erano tre incappucciati e tra questi, ci dice un collaboratore di giustizia, anche dei magistrati. Questo grande salto di qualità ha consentito alla ‘ndrangheta di entrare nella stanza dei bottoni, con l’obiettivo non più solo di vincere l’appalto, ma anche con quello di indicare se l’opera deve essere costruita e dove si realizzare. Con una politica debole come quella attuale, la ‘ndrangheta è diventata classe dirigente”.

Siria - gli ultimi sussulti saranno su Raqqa

Siria, attacco finale allo Stato Islamico. Gli USA premono su Raqqa per coprire il coinvolgimento con l’ISIS?

 
(di Giampiero Venturi)
23/02/17 
 
La voce viene direttamente dagli USA, prontamente rimbalzata dalla testata iraniana PressTv. Secondo Scott Rickard, analista ex intelligence USA, gli Stati Uniti starebbero stringendo i tempi per evitare che rimangano evidenti prove del loro coinvolgimento nella creazione e nell’addestramento delle milizie dello Stato Islamico, avvenuti a partire dal 2012.
A conferma dei sospetti di Rickard ci sarebbe l’attuale intensificazione dei bombardamenti USA su Raqqa, l’autoproclamata capitale del Califfato in Siria e soprattutto la richiesta di un maggior numero di forze di terra da impiegare nel Paese arabo sostenuta nientemeno che dal generale Votel, comandante del CENTCOM, il centro comando americano competente per tutte le operazioni in Medio Oriente e parte dell’Asia centrale. Ad alimentare ulteriormente le illazioni ci sarebbero le voci di una visita segreta in Siria del senatore McCain avvenuta a metà febbraio, ufficialmente finalizzata alla visita delle truppe speciali USA presenti nel nordest del Paese, ma presumibilmente mirata ad incontrare i capi delle milizie curde.
La campagna su Raqqa si sta declinando in questi giorni su tre assi paralleli:
  • le truppe di Damasco appoggiate dai loro alleati (principalmente forze aeree russe, iraniani ed Hezbollah), arrivate finora sulla sponda occidentale dell’Eufrate all’altezza di Deir Hafer;
  • l’operazione Scudo dell’Eufrate condotta dalle forze regolari turche appoggiate dal Free Syrian Army (divenuto ormai branca di Ankara in Siria), attestate per ora nell'area di Al Bab;
  • le Syrian Democratic Forces, cartello multietnico dominato dalle Unità di difesa curde (YPG), avanzate rapidamente in queste ore, fino ad arrivare a una decina di km dalla periferia di Raqqa.
A fronte di un obiettivo apparentemente comune, le tre componenti ambiscono a traguardi radicalmente diversi.
Damasco preme per continuare a riconquistare quanto più territorio possibile sia ai fondamentalisti del Califfato, sia ai ribelli anti Assad, di cui le SFD sono una variante.
I turchi cercano di arginare la fortificazione di un’entità curda autonoma, a costo di entrare in attrito con gli interessi americani. L’intenzione di procedere verso sud è stata sostenuta a febbraio direttamente dal presidente Erdogan.
Sulle reali intenzioni delle SDF ci sono invece molte ombre. Le Syrian Democratic Forces all’interno del Governatorato di Raqqa impiegano più che altro reparti arabi (non curdi quindi, n.d.a.), dato che farebbe immaginare la reale intenzione di entrare nella città e liberarla da un triennio di occupazione jihadista. L’appoggio americano alle milizie del cartello sarebbe cresciuto nelle ultime settimane fino a creare sospetti sul vero ruolo che i liberatori di Raqqa dovrebbero poi svolgere una volta arrivati nel cuore dello Stato Islamico.
Con le notizie dall’Iraq che parlano della presa dell’aeroporto di Mosul da parte dell’esercito iracheno, la stretta su Raqqa sembra inequivocabilmente avviata alle fasi finali.
Rickard sostiene che il coinvolgimento americano potrebbe essere progressivo nelle prossime ore. Nel frattempo la Siria centrorientale è in fiamme, con equilibri militari e politici legati anche ad una decodifica chiara delle strategie mediorientali della nuova amministrazione americana.
(foto: DoD)

http://www.difesaonline.it/geopolitica/tempi-venturi/siria-attacco-finale-allo-stato-islamico-gli-usa-premono-su-raqqa-coprire

“L’INCONTRO CON L’ALTRO: GENIO DELLA REPUBBLICA. 1946-2016”: L’ECONOMIA

Vinca Renzi, cada il corrotto Pd, Noi Italiani non siamo loro

DIETRO LE QUINTE/ Ecco perché Renzi vuole il voto subito (e lo avrà)

Pubblicazione: venerdì 24 febbraio 2017
Mara Maldo

 
Sergio Mattarella (LaPresse)

Non è cattivo Matteo Renzi. E' un gatto. Se vede un topo se lo mangia. Tutto qui.

Le primarie del Pd saranno il 9 aprile. L'ha deciso lui ma lo ha fatto comunicare dalla fantomatica commissione elettorale che controlla solo al 95 per cento. Lui è in America. Delitto perfetto. Di quelli dove i mandanti hanno un alibi di ferro. Per poter votare a giugno ed evitare al Partito democratico di dover mettere mano ad una legge di bilancio che rivelerebbe i bluff di questi tre anni. Ma soprattutto per impedire ad Emiliano ed Orlando di organizzarsi per il congresso. Un trucco da quattro soldi. Da guappo di periferia. Prevedibile. Scontato se si pensa a Letta, e al Prodi dei 101 voti spariti. Ma di fronte ad un mentitore seriale è maggiore la responsabilità di chi inganna o di chi gli crede?

Non è cattivo Matteo Renzi. Ma è inaffidabile. La parola data per lui è propedeutica allo sberleffo che seguirà all'ennesimo inganno. "Se perdo il referendum lascio la politica". Marameo! "Il futuro prima o poi torna". Tradotto per gli ingenui: non vi libererete di me o se preferite "Non avete il diritto di eliminarci".

Ma quale destino attende il Napoleone di Rignano sull'Arno?

Una volta riconfermato segretario del Pd metterà finalmente mano alle tanto agognate liste nelle quali dovrebbero essere rappresentate le residue correnti dei dem: dai franceschiniani ai giovani turchi di Orlando e Orfini, dagli ex bersaniani di Martina agli ex dalemiani di Latorre e Minniti, per non parlare degli uomini di Emiliano. Di tutti coloro insomma che sono rimasti nel Pd convinti di essere alleati del segretario o avversari riconosciuti e rispettati. Ma la notte prima di rendere note le liste un gatto si aggirerà per i corridoi del Nazareno. Ed il giorno dopo non ci saranno più topi.

Nel frattempo non la barca del Pd ma quella dell'Italia sarà già affondata: in un "mare di futuro ed innovazione".
 

giovedì 23 febbraio 2017

Giulio Sapelli sa leggere la realtà ma la risposta alle paure sono sbagliate, solo abbandonando l'euroimbecillità e il ritorno agli Stati Nazionali che lavorano per la Piena occupazione dignitosa può essere diga per le paure che ci stringono e ci spingono all'angolo

Economia e Finanza
FINANZA E POLITICA/ Sapelli: dobbiamo restare nell'euro, ecco perché

Giulio Sapelli
giovedì 23 febbraio 2017

Ogni giorno mi ritorna alla mente il grandioso saggio di Franz Neumann, Angoscia e politica, che Massimo Salvadori mi fece leggere quand'ero un giovanissimo studente serale torinese, avido di letture. Dopo lessi Behemoth, il grande libro dello stesso Neumann sulla struttura economico-sociale del nazismo. Behemoth fu scritto nel '44, quando Neumann era già fuggito negli Stati Uniti, da cui ritornerà solo per morire in Europa in un misterioso incidente in Svizzera, nel 1950, dopo aver lavorato nell'Ois di Forster Dallas per aiutare la resistenza europea. Angoscia e politica fu scritto invece avendo in mente la crisi di Weimar e l'avanzata di Hitler e descrive magnificamente e terribilmente il rapporto causale tra angoscia, anomia e vittoria delle destre dittatoriali e antisemite.

È quello che sta succedendo in Europa. Le classi dominanti politico-tecnocratiche sono sopraffatte dalla paura da quando la Le Pen ha detto chiaramente e ad alta voce, dinanzi a migliaia e migliaia di persone, che se vincerà costringerà gli ebrei che vorranno continuare a vivere in Francia ad abbandonare la cittadinanza israeliana per conservare solo quella francese, mettendo a rischio l'esistenza stessa del "popolo di Dio". E a Roma, ieri l'altro, i nazisti di Forza Nuova si infiltravano negli sfiniti tassisti, giustamente indignati per l'emendamento Lanzillotta che ne minaccia la stessa esistenza, per urlare spregiudicatamente saluti nazifascisti, infangando lo stesso inno nazionale. Se guardiamo a quello che succede in Olanda e nei Paesi Bassi, in cui i riti del nazismo trovano rappresentazione in una serie di parche wagneriane minacciose, sappiamo bene il pericolo che corriamo.

Tutti hanno paura. Ma sono paralizzati dalla paura. Juncker, parlando al Parlamento belga, ha finalmente detto che l'euro non è l'austerità, anzi, che per lui l'Italia non dovrebbe avere sanzione alcuna e noi sappiamo che la pensa così anche riguardo alla Grecia e alle questioni del debito pubblico. Lo stesso Schulz, nelle terre della Merkel, galvanizza gli elettori socialdemocratici e, pieno di paura per il successo delle destre, costringe anche la Cancelleria a fare i conti col suo stesso partito e a capire che non si può battere l'estrema destra imitandone forme e contenuti e cantandone gli stessi inni. E guardate cosa capita in Francia: gli eurocrati teutonici avevano cominciato ad azzoppare Fillon, grazie all'aiuto dei magistrati francesi, e i suoi avversari alle presidenziali sembravano goderne, e improvvisamente han cambiato tono fino ad applaudire Madame Fillon, i cui bonus erano la pietra dello scandalo, scompigliando così anche le disarticolate file socialiste che non riescono a suonare la Marsigliese.

In Italia, invece, la paralisi del progetto che era dietro la nascita del Pd, paralisi che ora si sta trasformando in decomposizione, non consente neppure di avere paura, tant'è la pochezza cerebrale e morale di chi si esibisce sul palcoscenico, cosicché le destre nazionaliste, fasciste e antisemite, si producono nei loro osceni balletti. I 5 stelle non capiscono cosa capita e l'unica cosa che sanno fare è esprimere una rabbia che sa sempre più di alfiere della disperazione.

La conseguenza di tutto ciò, in ogni caso, è che, paralizzati dalla paura, i tecnocrati dall'elmo di ferro teutonico europeo non hanno colpito con le sanzioni il programma economico presentato dal cautissimo Padoan, che col suo timore reverenziale in fondo conquista tutti. Quello che emerge dalla vicenda italiana, testé ricordata, così come in fondo il non affondare il coltello nel cuore della Grecia, così come molti credevano, disvela che l'angoscia produce benevolenza. Una benevolenza non misericordiosa, ma paurosa, fondata appunto sull'angoscia, la stessa che attanagliò il centro cattolico e le destre liberali dinanzi al rombo delle scarpe chiodate naziste e alla suicida e vergognosa divisione della sinistra provocata dalla strategia del partito comunista tedesco.

In ogni caso, da questa situazione, dobbiamo trarre la meditazione che oggi chiunque ha a cuore la democrazia europea deve dismettere ogni discorso di fuoriuscita dall'euro. Non sarebbe capito e farebbe il gioco delle destre, perché oggi non è possibile un discorso razionale né nello spazio pubblico nazionale, né nello spazio intergovernativo. Nell'angosciosa atmosfera in cui siamo immersi, dobbiamo limitarci ad argomentare in merito alla necessità di trasformare il Trattato di Maastricht ed eliminare il Fiscal compact e il cosiddetto 3%. È già una battaglia importante, e anche l'unica che in questa cupa atmosfera, piena di funesti presagi, possiamo permetterci di perseguire.

http://www.ilsussidiario.net/News/Economia-e-Finanza/2017/2/23/FINANZA-E-POLITICA-Sapelli-dobbiamo-restare-nell-euro-ecco-perche/749993/