L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 16 maggio 2021

Le istituzioni italiane TUTTE al servizio della Strategia della Paura. Sanno perfettamente che possono mantenere il potere solo con il terrore e la paura

09 MAY 2021


La stampa tace e le reti tv pure. Figuriamoci i salotti-bene delle emittenti tv dove si deve rispettare il cosiddetto "pluralismo", con i governativi iospiti n studio. Tuttalpiù, parlano come ha fatto il Corriere, di "aperitivi negazionisti", una ridicolaggine da massmediese mai sentita prima d'ora. L'aperitivo che nega se stesso. Ma intanto Chivasso è diventata la nuova frontiera della ribellione ai soprusi di stato. 150 poliziotti e carabinieti a uno. O meglio, a una: una piccola donna coraggiosa che non vuole arrendersi. Parlo di Rosanna Spatari della Torteria di Chivasso, la quale ha visto il suo paese in stato di occupazione come non si fa nemmeno coi boss mafiosi o coi terroristi stragisti. Veniamo ai fatti. Il GIP di Ivrea ha ordinato la chiusura dei suoi locali. La Torteria di Chivasso è stata sottoposta a sequestro preventivo per reiterata inosservanza dei provvedimenti dell'autorità. Sul posto uno schieramento di forze. Presenti il battaglione dei carabinieri di Moncalieri, i carabinieri di Chivasso, la Guardia di finanza e la polizia locale. Mamma mia, quanto poco onore questo sfoggio di maramalderia!

Non sappiamo se Rosanna ha già letto le affermazioni di Klaus Schwab nelle tesi del WEF di Davos, ma , da come si comporta, direi che ha capito benissimo che finché non si attua il killeraggio economico dell'ultimo barista e ristoratore, questi non saranno soddisfatti. Per questo si ribella e non si dà per vinta. Ripetiamolo anche per altri che magari non sanno cosa stanno tramando questi oligarchi:


Fino al 86% dei posti di lavoro nella ristorazione, il 75% nei commerci al dettaglio e il 59% degli impieghi nell'intrattenimento, potranno essere automatizzati da qui al 2035.

Sta scritto, e non me lo invento io. Capito? Sono quelli come Rosanna, che vengono considerati i "sacrificabili". Conte li ha già presi brutalmente in giro, gli esercenti, con le richieste di ristrutturazione sanitaria dei locali facendo spendere loro un mucchio di denaro (pannelli di plexiglas che fanno da séparé, tavoli distanziati, uso continuo di disinfettanti e igienizzanti promettendo loro "ristori" che non sono mai arrivati. Draghi prosegue su quella stessa linea, con in più, il possibile imminente colpo di grazia finale: obbligo di servire pietanze e bevande solo all'aperto e mantenimento del coprifuoco. Divide et impera: chi ha il giardinetto, cortile o spazio aperto se la cava, chi non lo ha, invece no. Mossa diabolica per separare il fronte. Come del resto è una mossa diabolica dividere gli Italiani tra "vaccinati e non vaccinati".

Ma torno a Rosanna. Lei non vuole ristori, indennizzi o altro, lei vuole SOLO lavorare e cita l'art. 1, l'art 41, l'art 13 e 16 della Costituzione. Che c'è di strano? Niente, in condizioni normali sarebbe più che ovvio e lecito. Ma allora, dov'è l'inghippo? Nel fatto che stanno creando una sorta di comunismo planetario dove non ci sarà più lavoro, ma solo un miserabile reddito di sussistenza. Fine della piccola proprietà e delle professioni definite un tempo "liberali". Catene intere dove il "delivery" e il "take away" la faranno da padroni con conseguente stravolgimento identitario e urbanistico dei nostri borghi. E quindi, delle nostre vite.


Ma ascoltiamo che dice l'avv. Mauro Sandri* al cronista Francesco Toscano durante il video. A me ha fatto una certa impressione sentire la conferma che il nostro Bel Paese è al centro di una sperimentazione nefasta per mandarlo in fretta in demolizione. Come insegnano i grandi poemi omerici, la Bellezza attira su di sé la rovina. Sentire che le Forze dell'Ordine hanno ricevuto compensi suppletivi per fare il cosiddetto "lavoro sporco" (c'era da aspettarselo). Soprattutto c'è da concludere che l'accanimento su Rosanna, è l'accanimento su chi si ribella giustamente., secondo la nota prassi del "punirne uno per educarne cento". Auguri a Rosanna e speriamo ripossa aprire nei tempi più brevi, non solo grazie al buon supporto legale, ma anche grazie alla mobilitazione che si è creata intorno al suo caso. La sua lotta, la sua tempra e la sua strenua resistenza resta un simbolo di questa Italia dove ormai sono saltate tutte le garanzie costituzionali insieme allo stesso stato di diritto. L'hanno buttata fuori dai suoi locali, senza permetterle nemmeno l'accesso al bagno, ma poi tutti a puntare il ditino indignato sulla faccenda che lei avrebbe orinato all'aperto in sfregio alle forze dell'Ordine. Nemmeno i torturatori delle Giunte cilene e argentine impedivano ai torturati l'accesso al bagno!


Questa Italia fa sempre più paura e diventa sempre più irriconoscibile. Un'Italia dove un ragazzino di 18 anni, può venire sottoposto a TSO a Fano, solo perché si rifiuta di indossare la mascherina a scuola. Qui i fatti e antefatti. Roba da far rabbrividire! Bene hanno fatto gli altri studenti a mobilitarsi e a protestare. Pertanto, sveglia! Questo paese sta prendendo una pessima china, sta scivolando su di un piano inclinato in modo pressoché irreversibile. A Chivasso non si è vista Giorgia Meloni (su Salvini beatamente collocato nel governissimo dragoniano col PD e il M5S, ho perso le speranze). Troppo occupata a promuovere il suo libro "Io sono Giorgia"? Bene, se tu sei Giorgia, lei è Rosanna. Ma la Meloni ama troppo le FFAA per mettere il suo grazioso faccino accanto ai "disobbedienti" di Chivasso. Meglio allora, le patinate copertine dei giornali stranieri: c'est plus facile.

*Video: https://www.youtube.com/watch?v=YATgd_uWp-Q (Rosanna tra gli agenti di polizia)

,https://www.youtube.com/watch?v=YATgd_uWp-Q Visione tv: Avv. Sandri, I fatti di Chivasso rappresentano un punto di non ritorno

Giorno di S. Geronzio

Cosa uscirà dal cilindro dei maghi della finanza che macinano milioni e milioni di profitti ma sanno che il puzzo di bruciato sarà sentito da sempre più persone

In attesa di lumi sulla natura transitoria dell’inflazione, è già ora di stagflazione?

15/05/2021
16/05/2021 - 00:17

L’ultimo combinato di dati aggregati nel Macro Surprise Index statunitense parla chiaro. E il mercato immobiliare, ancora di più: l’accelerazione del prezzi è tale da aver bruciato ogni effetto positivo dei tassi a zero sui mutui per la classe media. E con le commodities che continuano a correre, le correlazioni con bond ed equities rimandano echi della bolla tech. Qualcuno avvisi le Banche centrali


A detta delle Banche centrali, l’inflazione è transitoria. Nessuna preoccupazione, quindi. Ma al netto del +4,6% di percezione nella dinamica dei prezzi per il prossimo anno tracciata dall’ultimo sondaggio dell’Università del Michigan (UMich), massimo da dieci anni, viene da chiedersi come andrà giudicata la nuova dinamica emersa proprio la scorsa settimana negli Usa, frutto del combinato di delusione del nuovo dati sugli occupati e sulle vendite al dettaglio e inflazione più in ebollizione delle attese. E se questo grafico

Fonte: Bloomberg/Zerohedge

mette in prospettiva il trend del Macro Surprise Index, la parola chiave è una sola: stagflazione. Così come appare lapalissiano che se la narrativa mediatica vuole l’America del piano Biden scoppiare di salute economica, questo altro grafico

Fonte: Bloomberg

ci mostri come il mercato abbia immediatamente preso atto degli sviluppi, spedendo la correlazione fra bond e equity al massimo dal 1999. Ovvero, alla vigilia dell’esplosione della bolla tech.

Ma non basta. Perché anche la correlazione fra Nasdaq e commodities ci riporta a quel triennio poi rivelatosi horribilis, visto che fra il 1997 e il 2000 la ratio Nasdaq/CRB esplose verso nuovi massimi, salvo poi collassare quando gli investitori cominciarono a operare in modalità pivot verso le materie prime, come mostra il grafico.

Fonte: Bloomberg

Meglio sperare, quindi, che Goldman Sachs abbia sbagliato previsione rispetto a un nuovo super-ciclo delle commodities e che la Cina continui nella sua opera di sgonfiamento della bolla, fra tapering del supporto pandemico e restrizioni sull’operatività della speculazione. Il problema è che tutto questo sta accedendo in un clima di irreale inconsapevolezza delle opinioni pubbliche, la cui percezione della realtà appare ancora totalmente compromessa dal doping di stimolo. Ma la presa d’atto rischia di essere più repentina e traumatica di quanto non si creda.

Lo confermano questi altri due grafici,

Fonte: CNN
Fonte: Bloomberg

di fatto le due facce della stessa medaglia. Se infatti il primo mostra come nel periodo fra il quarto trimestre del 2019 e del 2020 i prezzi del real estate siano cresciuti nelle nazioni OCSE del 6,7%, il ritmo più rapido da venti anni a questa parte, il secondo contestualizza in maniera fin troppo chiaro il sentiment immobiliare negli Usa: costruttori ai massimi dell’euforia, acquirenti ai minimi dal 1983. Qualcosa non funziona. Anche perché il dato immobiliare Usa fotografato la scorsa settimana dal Case-Shiller Home Price Index vede il trend dei prezzi nelle 20 città più grandi del Paese in aumento su base annua addirittura dell’11,10%, mentre al di fuori delle principali aree urbane il balzo è stato il maggiore dal 2006.

Ma non basta. Stando a dati rilevati dalla National Association of Realtors e da Fannie Mae, a livello nazionale il prezzo di vendita medio per case già esistenti è salito del 16,2% nel primo trimestre di quest’anno a 319.200 dollari, un record assoluto dal 1989, anno di inizio del tracciamento della serie storica. Di fatto, l’apprezzamento delle valutazioni è stato così rapido da aver pressoché annullato del tutto l’effetto positivo dei tassi ultra-bassi sui mutui per i compratori della classe media e medio-bassa. E a confermare una frattura in atto, l’ampliarsi silenzioso di una faglia in seno al granitico ottimismo pandemico da Qe ci pensa quest’altro grafico,

Fonte: Bloomberg

il quale mostra come il 13 maggio i timori di inflazione abbiano sostanziato il peggior outflow di capitali intraday dall’iShares iBoxx High Yield Corporate Bond (HYG) di BlackRock, il più grande ETF su debito junk: qualcosa come 1,2 miliardi di dollari, capaci di portare il totale del controvalore in fuga dal reddito fisso più rischioso da inizio anno a 5,6 miliardi di dollari.

Insomma, se la saggezza di mercato in condizioni simili invita a continuare a ballare, avvicinandosi però - senza dare nell’occhio - verso l’uscita di sicurezza, oggi si può tranquillamente dire che quelle porte adornate da maniglioni antipanico stanno diventando l’angolo più ambito della sala. Tutti volteggiano, così da non destare sospetto ma il passo si fa sempre più svelto. E i risultati inanellati nella settimana appena conclusa uniti alla quantomeno sgraziata e plateale inversione di tendenza di Elon Musk su Bitcoin, paiono confermare come sia proprio il comparto tech il canarino nella miniera che potrebbe - con i suoi colpi di tosse sempre più strozzati - dare il via all’esodo di massa.

Perché se finora l’inflazione è stata tenuta sotto controllo a livello di percezione generale, oggi il rischio di una stagflazione che venga alimentata da nuove chiusure per Covid o per liabilities sulle catene produttive (scarsità di microchip) difficilmente potrà essere relegato a fenomeno anch’esso transitorio. Non a caso, nel suo ultimo report, il capo economista di Bank of America, Michael Hartnett, parla chiaramente di stagflazione come scenario più probabile per il secondo semestre di quest’anno, segnalando come potenziale detonatore il combinato di picco di consumi negli Usa e rendimenti obbligazionari in aumento e fissando lo yield previsto per il Treasury a 5 anni sopra l’1% e quello del Bund decennale di nuovo sopra lo 0%.

E in quanto alle opinioni pubbliche, quanto ci vorrà prima che quella divaricazione netta già presente fra le componenti del mercato immobiliare Usa pervada tutti gli strati delle società avanzate? Tutto dipende, chiaramente, dai tempi e dalla gradualità di uscita dai regimi emergenziali, sia a livello di compensazione salariale che di tutela occupazionale: a quel punto, la perdita reale di potere d’acquisto e di reddito opererà come una doccia fredda. Viene in mente l’aforisma attribuito a Upton Sinclair, a detta del quale è difficile far capire qualcosa a un uomo, quando il suo stipendio dipende proprio dal fatto di non capirlo.

Il grande inganno del Qe perenne comincia a mostrare il fiato corto, i primi inciampi su un terreno appena accidentato sono stati clamorosi questa settimana. Ora tocca ai «preparatori atletici» delle Banche centrali trovare il beverone miracoloso per rimettere in carreggiata il sistema, proprio alla vigilia del giro di boa rappresentato dalla pressoché sincronizzata uscita dalla pandemia. E, logica vorrebbe, dalle politiche emergenziali messe in campo per contrastarla. Ma il fatto che JP Morgan, Wells Fargo e US Bancorp stiano per presentare i loro programmi pilota per la concessione di carte di credito a clientela senza score di valutazione, utilizzando checking o savings accounts come criteri valutativi di rating, sembra parlare la lingua di una nuova emergenza in arrivo.

La Corte dei Conti si erge paladina dei profitti miliardari delle multinazionali del farmaco. Le regole valgono per scelta ideologica, per esempio nell'expo 2015 nessuno le ha rispettate

Vaccino italiano, la Corte dei Conti affossa l’intervento di Invitalia (Mef) per Retheira

15 maggio 2021


La Corte dei Conti non ha concesso il visto al decreto di finanziamento di Invitalia (Mef) per l’italiana Reithera che sta sviluppando il vaccino anti-Covid. Tutti i dettagli

La Corte dei Conti non ha concesso il visto al decreto di finanziamento di Invitalia (Mef) per l’italiana Reithera che sta sviluppando il vaccino anti-Covid.

È quanto stabilito dalla sezione centrale della Corte che in una nota comunica di aver deliberato “di ricusare il visto sul decreto relativo all’approvazione dell’Accordo di sviluppo sottoscritto in data 17 febbraio 2021 dal ministero dello Sviluppo economico, da Invitalia spa e dalla Società Reithera srl, volto a sostenere il programma di sviluppo industriale da realizzare presso lo stabilimento produttivo sito in Castel Romano”.

La Corte ha chiesto chiarimenti senza esprimere valutazioni scientifiche, che non rientrano nel suo compito: «Le risposte fornite dall’Amministrazione non sono idonee», è scritto nero su bianco.

Dunque la magistratura contabile ha stoppato il decreto che attivava i fondi per la biontech romana ReiThera. L’azienda non riceverà gli 81 milioni promessi da Invitalia (controllata dal ministero dell’Economia) a gennaio. «Attendiamo ancora la motivazione», hanno spiegato ieri fonti del ministero dello Sviluppo economico retto da Giancarlo Giorgetti (Lega) sottolineando che il piano per la produzione va avanti.

Tutti i dettagli.

IL DECRETO DI APPROVAZIONE PER IL PROGRAMMA DI SVILUPPO DEL MISE E INVITALIA A REITHERA
In data primo 2021 è pervenuto al controllo preventivo di legittimità della Corte dei conti il decreto di approvazione dell’accordo di sviluppo sottoscritto in data 17 febbraio 2021 dal Ministero dello Sviluppo economico (all’epoca retto da Stefano Patuanelli, M5s), da Invitalia (società del Mef guidata dall’ex commissario all’emergenza, Domenico Arcuri) e dalla Società Reithera srl, per sostenere il programma di sviluppo industriale da realizzare presso lo stabilimento produttivo sito in Castel Romano.

IL PROGETTO DI INVESTIMENTO E QUELLO DI RICERCA INDUSTRIALE
In particolare, tale programma è costituito da un progetto di investimento produttivo – finalizzato all’ampliamento dello stabilimento produttivo sito in Castel Romano (RM) – e da un progetto di ricerca industriale e sviluppo sperimentale – destinato a completare la sperimentazione clinica (studi clinici di fase 2 e 3) del vaccino anti Covid-19.

RISORSE PARI A 50 MILIONI DI EURO
Il decreto prevedeva di mettere a disposizione per il finanziamento degli investimenti risorse nel limite massimo di 50 milioni di euro di cui 41 milioni a fondo perduto e il resto come finanziamento a fondo agevolato (su un totale complessivo pari ad 80 milioni previsto dal c.d. Decreto rilancio).

LA BOCCIATURA DELLA CORTE DEI CONTI
In esito all’attività istruttoria, in data 8 aprile 2021, è stato formulato rilievo da parte del competente Ufficio di controllo della Corte.

L’amministrazione ha riscontrato tale rilievo, fornendo i richiesti chiarimenti, in data 21 aprile 2021. Successivamente, in data 4 maggio 2021, l’Ufficio del controllo ritenendo che le risposte fornite dall’amministrazione non fossero idonee a superare le osservazioni formulate nel rilievo, ha deferito la questione all’esame del Collegio della Sezione centrale controllo di legittimità.
LA REAZIONE DELL’AZIENDA
«Prendiamo atto della decisione della Corte dei Conti, che blocca di fatto l’impegno preso a suo tempo dalle parti governative. Aspettiamo di conoscerne i rilievi per valutare gli impatti che questa avrà sull’operatività di ReiThera» afferma l’azienda, che peraltro per lo sviluppo del vaccino si è già avvalsa di fondi pubblici, come quelli del Cnr e della Regione Lazio.


+++

ESTRATTO DI UN ARTICOLO DEL CORRIERE DELLA SERA SU REITHERA DEL 15 MAGGIO 2021:

Per ReiThera è forse la fine di un sogno. A gennaio per presentare i risultati della prima fase di sperimentazione sull’uomo (ora si è conclusa la seconda condotta in 26 centri italiani, i dati a giugno) si erano scomodati il presidente del Lazio, Zingaretti, il ministro della Salute, Speranza, il capo di Aifa, Magrini. Il Lazio aveva stanziato altri 8 milioni, attraverso lo Spallanzani, ma l’azienda ne ha visti solo 3. Nel frattempo ReiThera ha investito di suo 12 milioni per acquistare tra l’altro due bioreattori di grande potenza e prepararsi alla produzione. A queste condizioni appare remota la possibilità che la sperimentazione di fase 3, la decisiva, molto costosa, possa procedere nonostante le incoraggianti risposte dei test già conclusi.

Sangue sangue sangue gridano gli aerei degli ebrei sionisti

 Preghiera a Maria Immacolata, Regina della Palestina

O Maria Immacolata, graziosa Regina del cielo e della terra, eccoci prostrati al tuo eccelso trono, pieni di fiducia nella tua bontà e nella tua sconfinata potenza. Noi ti supplichiamo di rivolgere uno sguardo pietoso sulla Palestina, che più di ogni altra regione ti appartiene,  perché  tu l’hai aggraziata con la tua nascita, con le tue virtù, con i tuoi dolori, e da essa hai dato al mondo il Redentore.

Ricorda che qui appunto tu fosti costituita tenera Madre nostra e dispensiera delle grazie; veglia dunque con speciale protezione sulla tua Patria terrena, dissipa da essa le tenebre dell’errore poiché ivi risplendette il Sole dell’eterna Giustizia, e fa’ che presto si compia la promessa uscita dal labbro del tuo divino Figlio, di formare un solo ovile sotto un solo Pastore. Ottieni inoltre a tutti noi di servire il Signore nella santità e nella giustizia tutti i giorni della vita nostra, affinché per i meriti di Gesù e con il tuo materno aiuto, possiamo alfine passare da questa Gerusalemme terrena agli splendori di quella celeste. Così sia.

Preghiera composta nel 1920 da Mons. Luigi Barlassina, Patriarca di Gerusalemme dei Latini, in occasione della consacrazione della diocesi gerosolimitana alla Santa Vergine. Nel 1933 il titolo di “Regina di Palestina” venne ufficialmente riconosciuto dalla Sacra Congregazione dei Riti.

 

Invasati da frenesia messianica, non stanno più nella pelle

Ciò che vogliono ottenere gli ebrei, è la presenza reale del Padre ripetendo  lo sgozzamento di un agnello sopra quella Roccia. Quando succederà, riusciranno ad attuare un rito “valido” e nello stesso tempo sacrilego – per le tre religioni, perché per noi l’Agnello è già stato sacrificato: per i musulmani protettori della Roccia sulla quale mai hanno sgozzato un capro (essi la proteggono legittimamente, in quanto “figli di Abramo” e della schiava Agar), e infine per la stessa teologia ebraica, che vieta di “forzare” la mano a Dio. Insomma sarebbe un atto di stregoneria metafisica – che non potrà non suscitare potenze preternaturali del tipo più feroce. Quando vedrete la Moschea d’oro distrutta, o occupata da ebrei, sappiate che si è entrati propriamente nella fase apocalittica finale, nel senso più concreto anticristica. Secondo i “loro” calcoli, può accadere fra il 2019 e il 2021 (Blondet 2018).

 "Devono" sterminare i palestinesi perché arrivi il loro Messia.
 E' la loro Jihad. Andranno fino in fondo.

https://twitter.com/Partisangirl/status/1393475320678780928

La scorsa notte l’aviazione israeliana ha intensificato i suoi attacchi aerei sulla Striscia di Gaza assediata, lanciando a un certo punto più di 100 raid in meno di dieci minuti.

Secondo  l’agenzia russa Strategika51, “Di fronte a una rivolta interna, rivolte, linciaggi e saccheggi segnalati in più di due dozzine di città all’interno della Linea Verde, al governo Netanyahu  la situazione è sfuggita di mano. La violenza armata dei “coloni” messianici  israeliani ha portato all’armamento degli arabi israeliani e ad una vera e propria insurrezione palestinese. Un’opzione di terra a Gaza sembra molto rischiosa perché le fazioni a Gaza non hanno più nulla da perdere e combatteranno fino alla fine senza ammettere la sconfitta”.

Questi raid aerei intensivi effettuati in un’enclave angusta densamente popolata da popolazioni civili disarmate e senza alcun rifugio antiaereo hanno un effetto più che terrificante su bambini e neonati, come si vede in questo terribile video qui sotto:

Video Player
00:00
00:33
Un medico palestinese
https://www.maurizioblondet.it/preghiera-a-maria-immacolata-regina-della-palestina/

Si defila furbescamente mentre i palestinesi sono maciullati dagli ebrei sionisti di Palestina

Sotto la velina, niente


Anna Lombroso per il Simplicissimus

Rula Jebreal ha rifiutato di partecipare a un talkshow della televisione pubblica del paese del quale conserva la nazionalità in quota parte, dove era stata invitata a parlare della “questione palestinese”: non approva il rapporto di genere sproporzionato di una donna “contro” sei maschi.

“Il mio impegno per la parità e l’inclusione sono principi morali che guidano la mia vita”, ricorda, “non sono solo parole, sono scelte!”. Aggiungendo che è un problema cruciale la sottorappresentazione femminile nei media, più centrale, si vede, della sottorappresentanza di un popolo e del riconoscimento del suo stato e dei suoi diritti.

Così stavolta ha perso l’occasione per fare quello che le riesce meglio, incarnare concretamente l’armoniosa risoluzione di contraddizioni e la plastica pacificazione di contrasti, mai come in questo caso auspicabile.

Basta pensare alle sue performance pubbliche favorite da una bella presenza scenica oltre che da referenze prestigiose e da una collocazione sociale altrettanto preminente: “musulmana laica” e figlia di un imam sufi, sembra uscita da uno spot di Pubblicità Progresso sulla coesistenza pacifica di fedi e cittadinanze sposando un ebreo newyorchese tagliato su misura per i lettori postumi dei Protocolli dei Savi di Sion, banchiere di suo e figlio di un partner di Goldman Sachs.

E poi palestinese, militante in movimenti e organizzazioni che difendono i diritti della sua gente, ma perfetta e dinamica allegoria del cosmopolitismo progressista tra l’Italia e gli Stati Uniti. E talmente compresa della forza del messaggio femminista il privato è politico” da scegliere il palcoscenico di Sanremo per parlare della violenza prendendo spunto dal dramma della madre.

Duole davvero che abbia deciso proprio in questa occasione di venir meno al suo destino pubblico di “simbolo” interscambiabile e adattabile a molte delle occasioni della politica-spettacolo nelle quali vien bene esibire un’icona parlante e di bella presenza: non sarà un malevolo pregiudizio sessista immaginare che abbiano contato anche questi elementi nella scelta del servizio pubblico, allora gradita, di offrirle uno spazio autorevole tra i nuovi talenti e Al Bano e al fianco delle usuali vallette, per sensibilizzare sui temi che oggi invece l’hanno spinta a declinare l’invito a un “evento” che, ha scritto su Twitter, non “implementa la parità e l’inclusione“.

A pensarci bene, a leggere di parità come ai tempi dell’Udi, come prima delle quote rosa che le stanno tanto a cuore, come quando “emancipazione” sembrava un termine estremo, prima che tutte le minoranze, a meno che non fossero appartenenti alla categoria che Malcom X chiamava “negri da cortile, si battessero per la “liberazione”, da gioghi, discriminazioni e sfruttamento di classe oltre che culturale, a leggere di inclusione, quando ci sono genti, la sua tanto per fare un esempio, che lottano per non essere benignamente “integrati”, ma per tutelare sovranità di popolo e di Stato, il palcoscenico di Sanremo era più adatto.

Tagliato per lei più dello spettacolino allestito per far credere ai gonzi che esistono la tv pluralista, il dialogo costruttivo, lo spazio critico, con la passerella di comparse e figuranti dei quali il “genere” è ininfluente, se dietro la maschera ci sono i soliti valletti.

La fantascienza irrompe prepotentemente nelle nostre vite. Gli alieni vogliono parlare solo con gli statunitensi

Ci mancavano solo i marziani: favole a Ufo del potere



L’allarme è definitivamente lanciato: gli alieni potrebbero non essere amichevoli nei nostri confronti, il che è una bella preoccupazione soprattutto dopo che Washington si appresta a sommergerci di testimonianze finora tenute segrete sugli ufo. Ci mancava solo questo eppure l’illuminato sistema politico americano, tra una rivoluzione colorata e un’altra, un broglio elettorale e l’altro, tra lo spostamento di terroristi sui vari fronti aperti, i giochi di guerra e una gragnuola di balle e di sanzioni sui suoi nemici sembra intenzionato a rivelare i particolari di molti presunti incontri ravvicinati fra abitanti di altri mondi e piloti di aerei, mentre personaggi politici anche di rilievo si interrogano sulle violazioni aliene degli spazi statunitensi. Insomma ci stanno promettendo di rivelare ciò che fino ad ora sembrava essere custodito come il massimo segreto, anche se dietro non c’era nulla se non la volontà delle amministrazioni Usa di suggerire una sorte di affinità e di frequentazioni con tecnologie superiori. Perché naturalmente gli alieni non si sognano di parlare con altri rappresentanti della specie umana, si manifestano, almeno a livello governativo solo con con gli americani, il che già di per sé getta un’ombra sulla loro intelligenza prima ancora che sulla loro esistenza, ma ad ogni modo c’è da notare che il ritorno in grande stile degli Ufo nell’ informazione occidentale è contemporanea alla narrazione pandemica e ne costituisce uno dei tanti risvolti paralleli per così dire millenaristici e di carattere apocalittico.

Sarebbe interessante comprendere se questo rinnovato interesse nei dischi volanti sia una consapevole distrazione di massa congegnata per allentare le tensioni create dalla narrazione covidica e dalle sue conseguenze economiche nel momento in cui esse cominciano a farsi sentire pesantemente e/o per far intendere che il potere ha conoscenze e frequentazioni sovrumane o se si tratta invece di uno spontaneo spostamento emotivo su un tema parallelo o ancora una sorta di contrappasso: mentre incombe il mistero della pandemia ecco che altre cose da sempre segretissime ci vengono svelate. Naturalmente non credo che persone con un minimo di equilibrio emotivo possono davvero credere agli ufo perché una cosa è supporre per analogia che forme di vita e forse di intelligenza possano essersi sviluppate anche altrove ( ma non certamente simili alla nostra come nelle ingenua rappresentazione ufologica, sempre e costantemente antropomorfa) e un’ altra baloccarsi con questa mitologica e insensata presenza aliena che non si nasconde troppo e nemmeno si rivela, la cui finalità sfugge ad ogni interpretazione rimanendo costantemente in una dimensione intermedia tra sogno e veglia. Anzi faccio notare che a questo punto sarebbe molto più razionale pensare che questi alieni siano tra noi e ci dominino come per esempio suggerisce la teoria rettiliana: almeno si potrebbe spiegare questa massiccia, ma allo stesso tempo elusiva presenza che appare priva di qualsiasi senso.

Tuttavia il fatto che la leggenda sia ora coltivata da gangli stesi del potere e concimata da promesse di straordinarie rivelazioni fa comprendere che ci troviamo di fronte a uno di quei punti di svolta nei quali una mitologia fa sempre comodo: la moltiplicazione di quelle che potremmo chiamare aree di confine psicologico può obiettivamente spostare e ammorbidire i conflitti con l’introduzione di una dose tale di irrealismo da far apparire per contrasto più reali le menzogne del potere. E nello stesso tempo può trasferire l’angoscia, la paura, il senso di inferiorità disseminate dagli alieni umani che ci comandano su un diverso capitolo dell’immaginazione. In realtà proprio gli ‘avvistamenti stessi deriva da questa volontà inconscia di concretizzare un messaggio redentivo o costituire un segnale di apocalisse che coaguli le mille paure di individui ormai isolati e in generale incapaci di dare una forma politica e sociale ai loro bisogni. Quindi avremo schiere di vaccinati infetti e di sani trattati da malati che vagheranno disorientati a non riveder le stelle.

Esemplare analisi che svolgere una politica monetaria per economie diverse, che hanno basi di partenza sostanzialmente differenti non è possibile e che i "compromessi" che si fanno sono determinati solo dai rapporti di forza che si sono instaurati nel tempo in Euroimbecilandia. Per l'Italia continuare a stare in questa situazione è deleterio e invece di farci crescere non fa altro che deprimere, come di fatto succede, la nostra economia. Acquisire la consapevolezza che l'Euro è una trappola mortale non è difficile, farla accettare alle nostre classi dominanti di meno perchè incapaci di rimboccarsi le maniche e lavorare per l'emancipazione delle nostre comunità, del nostro paese

Minacce sistemiche
La disciplina di bilancio è l’unico vaccino in grado di scongiurare la pandemia del debito

di Wolfgang Schäuble
15 maggio 2021

(Reuters)

Il 12 ottobre 2020 passerà alla storia della finanza tedesca. Per la prima volta, il nuovo debito pubblico è aumentato a un tasso di oltre 10mila euro al secondo, più rapidamente che durante la crisi finanziaria globale del 2007-2009, quando è stato necessario un enorme volume di indebitamento netto. Questa rapida accelerazione del debito, in Germania e nei Paesi di tutto il mondo, è il prezzo da pagare per evitare le conseguenze economiche del Covid-19.

Nel Bundestag tedesco, le ricadute fiscali della pandemia sono diventate una preoccupazione centrale, con l’enorme pacchetto di salvataggio/stimolo da 1.300 miliardi di euro della Germania che alimenta un dibattito già di lunga data sulla sostenibilità del debito del paese. La domanda chiave è se, e per quanto tempo, governo e società possono continuare a farsi carico del crescente fardello.

Valutazioni approfondite offrono motivo di sperare che la Germania sia ben preparata. Abbiamo seguito la strada della sostenibilità, aderendo alle regole del Patto di stabilità e crescita del Trattato di Maastricht e riducendo il nostro debito a meno del 60% del Pil prima della pandemia Covid-19. Queste misure di risanamento effettuate nel corso degli ultimi 12 anni hanno dato alla Germania un margine finanziario che ora può essere utilizzato nella crisi. L’economista dell’Università di Harvard Kenneth Rogoff, ex capo economista del Fondo Monetario Internazionale, sostiene da tempo che il solido bilancio della Germania le dà la capacità di reagire con forza a una crisi profonda.

In altri Paesi questo non è vero, almeno non nella stessa misura. In quelli in cui sono stati compiuti progressi insufficienti nell’abbassare il rapporto debito pubblico/Pil, i debiti aggiuntivi legati alla pandemia hanno imposto un onere particolarmente pesante. In sempre più Paesi, il debito ha oggi superato il Pil annuo, il che ha notevolmente ridotto la possibilità che i bilanci statali “crescano in misura maggiore” dei loro debiti.

I rischi degli eccessi

Non si può contestare che uno shock esogeno come la pandemia giustifichi un aumento della spesa pubblica, nonché una solidarietà finanziaria interfrontaliera rafforzata – la ragion d’essere del Recovery Fund europeo da 750 miliardi di euro, chiamato Next Generation Eu, istituito nel 2020. La spesa in deficit è all’ordine del giorno, e niente di tutto ciò può avvenire senza debito aggiuntivo. Tuttavia, i se e i ma persistono, come è giusto che sia. Dopotutto, anche in una crisi grave come il Covid-19, il denaro non è una panacea, e il prestito ha senso solo se viene effettuato con prudenza e ragionevolezza. Altrimenti, a lungo termine, gli Stati perderanno la loro flessibilità finanziaria.

Ma la questione va oltre la preservazione dello spazio fiscale. I Paesi con un debito vertiginoso corrono il rischio di enormi lacerazioni del loro tessuto sociale. La maggior parte dei creditori sono individui ed entità facoltosi la cui ricchezza viene accresciuta dal prestito pubblico. I ricchi diventano più ricchi e i poveri perdono l’opportunità di condividere la prosperità. Allargare in questo modo il divario tra chi ha e chi non ha rappresenta un’enorme minaccia per la coesione sociale e rischia di creare una polveriera politica.

In questo contesto, il ruolo delle banche centrali non dovrebbe essere immune da critiche. I crescenti acquisti di titoli sovrani sul mercato secondario da parte delle banche centrali stanno aumentando l’offerta di moneta e innalzando il rischio di inflazione.

I sostenitori tradizionali dell’austerità di bilancio non sono gli unici a riconoscere i pericoli. Anche Larry Summers e Olivier Blanchard, in passato strenui sostenitori degli incentivi alla spesa finanziata dal credito, mettono in guardia contro le potenziali conseguenze dell’aumento del debito pubblico. Dipende tutto dal “dosaggio”. Anche agli occhi di Summers, ex segretario al Tesoro degli Stati Uniti sotto il presidente Bill Clinton, e di Blanchard, ex capo economista dell’Fmi, oggi la dose è stata aumentata al punto tale da danneggiare il paziente.

Summers e Blanchard meritano di essere ascoltati per i loro avvertimenti – in particolare in Europa, dove, ancor più che negli Stati Uniti, le politiche di bilancio finanziate dal debito hanno ricevuto sostegno monetario. Con la Banca centrale europea che fa gli straordinari con la stampa di moneta, la base monetaria nella zona euro è passata da quasi mille miliardi di euro del 2009, a quasi 5mila miliardi alla fine del 2020. A giugno 2021 arriverà a 6mila miliardi, e sono già stati concordati ulteriori aumenti. Quando l’offerta di moneta si moltiplica in questo modo senza una corrispondente crescita adeguata del volume di beni e servizi, è inevitabile un aumento delle aspettative di inflazione di imprese e famiglie. Ciò non significa necessariamente che si verificherà l’inflazione, ma, se ciò avverrà, la svalutazione diventerà di fatto impossibile da fermare.

Ci sono già segnali, anche se non tra i beni di consumo, dove la crescita annuale dei prezzi rimane all’interno dell’obiettivo della Bce fissato «sotto, anche se vicino al 2%». In Germania i prezzi di immobili, azioni e arte stanno aumentando a un ritmo trimestrale a due cifre. Lo scorso anno, l’indice complessivo dei prezzi delle attività è aumentato del 6,3 per cento. Una parte considerevole dell’eccesso di moneta creato dalla Bce viene investito nei mercati finanziari o nelle abitazioni e alimenta bolle, con tutti i pericoli per la coesione sociale e la stabilità politica che tali speculazioni comportano.

Anche per questo motivo, il governo tedesco tiene d’occhio l’andamento dei prezzi al di fuori della sfera dei beni di consumo e nel novembre 2020, ha accettato la proposta della presidente della Bce Christine Lagarde di includere i costi abitativi dei proprietari residenti nell’Indice armonizzato dei prezzi al consumo. Questo è un primo piccolo passo verso l’ampliamento della base di valutazione per il calcolo dell’inflazione in modo che i segnali di difficoltà possano essere rilevati più rapidamente.

Restringere con cura

Conoscere i pericoli inflazionistici, tuttavia, non sarà sufficiente. Il rischio di una perdita del potere d’acquisto attraverso la monetizzazione del debito pubblico richiede azioni concrete. Per questo motivo, diversi mesi fa, ho avviato un gruppo di discussione interpartitico per esaminare la politica monetaria e i suoi rischi, ed esplorare le possibilità per un ritorno alla normalità.

Tutte le parti interessate sono consapevoli del dilemma che deve affrontare la Bce. Applicare il freno monetario con troppa forza farebbe impennare i tassi di interesse e minaccerebbe la stabilità dei Paesi con il rapporto debito/Pil più elevato. Nessuno può avere tale obiettivo. Se l’inversione di tendenza dei tassi di interesse richiedesse troppo tempo, tuttavia, il rischio di inflazione potrebbe essere accompagnato da una “zombificazione” dell’economia: l’eccesso di denaro alimenta i rischi morali, cosa che impedisce aggiustamenti strutturali essenziali nelle imprese e porta a una perdita di competitività.

Allora, cosa si deve fare? In primo luogo, la lotta contro la pandemia continuerà a governare le nostre azioni. Questo è lo scopo di Next Generation Eu. Ed è gratificante che i primi segni di miglioramento siano già visibili.

La prospettiva di ripresa rende ancora più urgente la necessità di dotarsi di una visione ferma riguardo alle modalità di riduzione dell’onere del debito pubblico una volta sconfitto il coronavirus. Altrimenti, al Covid-19 potrebbe fare seguito una “pandemia del debito”, con conseguenze economiche disastrose per l’Europa. Paesi come gli Stati Uniti e la Cina sono già in vantaggio rispetto all’Europa, che invecchia demograficamente, in termini di produttività e carico di lavoro. Questo svantaggio competitivo aumenterebbe se i Paesi dell’Ue mettessero a repentaglio la loro flessibilità finanziaria a causa di un debito eccessivo.

Per questo motivo, ogni Paese deve lavorare su se stesso e sforzarsi di mantenere la disciplina di bilancio. La solidarietà finanziaria è e rimarrà una condizione fondamentale per investimenti sostenibili in istruzione, ricerca e innovazione, senza le quali la nostra prosperità non può essere salvaguardata. Ma una cosa è chiara: lasciati a se stessi, è sin troppo facile che i membri di una confederazione di Stati come la zona euro siano tentati di contrarre debiti a spese della comunità. Senza pressioni esterne, è pressoché impossibile realizzare bilanci equilibrati nei Paesi ad alto debito.

Ho parlato spesso di tale pericolo morale con Mario Draghi. Abbiamo sempre convenuto che, data la struttura dell’Unione economica e monetaria, il mantenimento della competitività e di una politica fiscale sostenibile siano responsabilità degli Stati membri.

L’esempio di Hamilton

Spero vivamente che Draghi possa adesso mettere in pratica questo principio in Italia. Il risultato è importante non solo per il suo Paese, ma per tutta l’Ue. Altrimenti, avremo bisogno di un’istituzione europea che non solo controlli il rispetto delle regole di bilancio, ma abbia il potere di applicarle. Ciò richiederebbe emendamenti ai trattati, ma anche senza di essi la Commissione europea sta già assumendo un ruolo più preminente che mai nel plasmare la direzione della politica fiscale europea.

Un approccio promettente che l’Ue potrebbe adottare per assumere il controllo politico del problema del debito proviene dal Consiglio degli esperti economici della Germania: lo European redemption pact, un’iniziativa che ha già dieci anni. All’epoca, il Consiglio propose un patto di riscatto del debito per la zona euro sul modello dello storico fondo di ammortamento di Alexander Hamilton, istituito nel 1792 per gli allora nascenti Stati Uniti.

Il fondo di ammortamento consentì a Hamilton, primo Segretario del Tesoro degli Stati Uniti, di ridurre gli enormi debiti pubblici delle ex colonie dopo la Guerra d’Indipendenza, eliminando la minaccia di bancarotta. Tutti i 13 Stati dovevano depositare buone garanzie, praticare la disciplina di bilancio e ridurre i loro debiti. I “peccatori” ostinati del deficit furono messi in “un’insolvenza strutturata” per prevenire l’azzardo morale a scapito degli stati più frugali.

Quel vincolo esterno alla politica fiscale – e non la mutualizzazione dei debiti dei singoli Stati, che è occasionalmente raccomandata per l’Ue – è stato il punto cruciale del tanto citato “momento hamiltoniano”.

Il piano Hamilton ha funzionato. È un buon esempio di come le crisi possano anche presentare delle opportunità. Il segreto è riconoscerle e coglierle con coraggio. Sono fiducioso che oggi l’Europa sia pronta a farlo.

Gli ebrei sionisti consapevoli e ferocemente determinati a schiantare il popolo palestinese MA le televisioni, giornaloni e giornalisti li vorrebbero far passare come vittime

14 Maggio 2021 14:34
Protesta presso l'Ordine dei Giornalisti: verità e solidarietà per la Palestina
La Redazione de l'AntiDiplomatico


La narrazione mediatica sugli eventi in Palestina dove Israele ha ripreso con rinnovata ferocia ad attaccare ad attaccare Gaza dal cielo con i caccia, dal mare e da terra è vergognosa. Non c’è altro modo per definire la copertura degli eventi, che segue un copione già visto ogni qualvolta i tentativi di pulizia etnica israeliana subiscono un’accelerata. Il racconto infatti è completamente teso a ribaltare la situazione reale Israele deve apparire come un paese sostanzialmente costretto sulla difensiva dagli estremisti palestinesi che attaccano con i razzi le città dello Stato ebraico.

Una narrazione fasulla. Israele è uno dei paesi più armati del mondo e ormai ha disintegrato ogni speranza palestinese di ottenere una parvenza di autonomia.

I notiziari italiani non si sottraggono per niente a questa narrazione. Per questo gli attivisti di Cambiare Rotta - organizzazione giovanile comunista, OSA - Opposizione studentesca d'alternativa e Potere al Popolo! Roma, hanno protestato presso la nazionale dell'Ordine dei Giornalisti in via Sommacampagna, 19 a Roma.

"Ci siamo presentati nelle sede centrale dell'Ordine dei Giornalisti dopo le continue mistificazioni e la falsificazione dei fatti da parte dei principali giornali e media del nostro Paese sul massacro del popolo palestinese in atto - spiegano gli attivisti - È stata ignorata per settimane la pulizia etnica in corso a Gerusalemme e ora si prova a nascondere l'impossibile simmetria che esiste tra l'oppressione israeliana, perpetuata da 73 anni con il consenso della comunità internazionale, e la più che legittima resistenza palestinese".

"Siamo al fianco della dignità di un popolo che lotta per affermare politicamente la sua esistenza e denunciamo fortemente il tentativo di tutto l'arco parlamentare e dei mass media di narrare il massacro in atto come una guerra", si legge in un comunicato diffuso dagli attivisti.

a i vaccinati diventano untori?

Dopo il vaccino aumento di morti e contagi in almeno 26 paesi



Succede l’esatto contrario di quanto ci si sarebbe dovuti attendere: i decessi attribuiti al coronavirus e il numero di contagi aumenta con l’aumentare della percentuale di popolazione vaccinata con i preparato occidentali . e non si tratta solo di qualche area, ma di almeno 26 Paesi a cominciare dalle Seychelles, ultime in ordine di arrivo nel grottesco pandemico. In Brasile, per esempio dove il 16 gennaio hanno iniziato a essere somministrati i vaccini i decessi attribuiti al nuovo virus sono aumentati vertiginosamente. Quattro mesi dopo i morti sono ancora molto di più di quanti non fossero prima dell’inizio della vaccinazione. Stessa cosa nelle isole di Antigua e Barbuda nei Caraibi, che hanno iniziato a vaccinare le persone il 17 febbraio, e hanno entrambe riportato un forte aumento delle morti il più alto, da quando è iniziata la pandemia. Ci sono voluti due mesi interi perché i numeri dei casi tornassero ai livelli pre-vaccinazione. Anche in Paraguay si sta assistendo a un aumento simile: il suo programma di vaccinazione è iniziato il 21 febbraio e le morti hanno continuato ad aumentare in modo esponenziale. Più vaccini vengono somministrati, più morti vengono segnalate. Spostandosi in Qatar, che si è iniziato a vaccinare a partire dal 28 viene segnalato un corrispondente aumento dei decessi. Sono passati più di tre mesi dall’inizio delle iniezioni e il numero dei decessi non è tornato ai livelli pre-vaccino. La lista va avanti con Canada, Maldive, Austria, Mongolia, Ungheria Estonia, Gibilterra, India, Stati Uniti, Uruguay, Bangladesh, Israele, Cile, Pakistan, che riportano tutti dati simili. Comunque andando su Our Word Data, potrete toglier vi ogni sfizio numerico.

Naturalmente è quasi impossibile sapere con quali specifici criteri vengono accertate le positività post vaccini a mRna, visti i limiti dei tamponi e l’impossibilità di comprendere i criteri con cui sono utilizzati ( vedi post precedente) e soprattutto gestiti., ma di certo la setta vaccinale respinge a priori l’idea che i decessi possano essere attribuiti ai vaccini in barba a qualsiasi criterio scientifico che dovrebbe sospendere il giudizio in attesa di risultanze certe. Tuttavia è difficile trovare qualcosa di scientifico in questa vicenda pandemica che invece segna il fallimento dello spirito stesso della scienza. Per ora ci si barcamena tra “non spiegazioni” ovvero facendo lo slalom tra le varianti su nessuna delle quali in realtà è stato condotto uno studio approfondito, che peraltro non sono affatto mutazioni dovute al codice genetico, ma presentano solo cambiamenti minimi non in grado di influenzare l’aggressività o la capacità di diffusione del virus cone del resto confermano le primissime ricerche . Ma queste famose “varianti” erano già pronte nella cassetta degli attrezzi di Big Pharma per mettere una pezza nel caso qualcosa fosse andato storto. Va detto che il Cdc americano è uno dei pionieri di questa tattica di chiarimenti che non chiariscono un bel nulla se non che le multinazionali del farmaco non voglio mollare l’osso, ma c’era da aspettarselo visto che in realtà è un organismo di controllo, ma un produttore in proprio di vaccini.

Tuttavia la richiesta a sorpresa fatta dall’Oms nel febbraio scorso di fermare le campagne vaccinali una volta immunizzato il personale sanitario probabilmente rifletteva preoccupazioni non fatte trapelare al pubblico: il pretesto per questa uscita era quello di rendere disponibile il vaccino anche nei Paesi più poveri, ma francamente era un argomento troppo debole anche se è stato interpretato in chiave geopolitica immaginando che la preoccupazione dell’Oms fosse quella di arginare i vaccini russi e cinesi. Probabilmente sotto c’è molto di più: secondo un numero sempre più alto di medici che rompono il silenzio per non dire l’omertà queste morti non sono dovute solo a reazioni avverse particolarmente gravi come quelle trombotiche, ma sono probabilmente causate dal fatto che i preparati a mRna indeboliscono il sistema immunitario rendendo più gravi tutte le altre infezioni, cosa che specie in tarda età non è proprio un toccasana. Questo effetto era stato ipotizzato e previsto da numerosi studiosi che naturalmente sono stati silenziati ed è l’ipotesi più razionale anche se la più inquietante perché non si sa se questo effetto di depressione immunitaria sia passeggera o duratura : il minimo tributo che si dovrebbe alle cavie umane sarebbe almeno quello di studiare in maniera approfondita il fenomeno invece di negarlo tout court.

Sta di fatto che questo aumento di contagi e di morti post vaccino è proprio la famosa terza ondata che doveva essere evitata proprio con l’inizio della campagne vaccinali.

La narrazione covid si è basata sui tamponi farlocchi!

Oms, i vangeli aprocifi della Chiesa Sanitaria



Com’è ben noto i casi giuridici più spinosi ed elusivi sono quelli che riguardano le truffe “aggravate e continuate ” perché sebbene la loro durata lasci dietro di sé ampie ampie tracce del reato, molto spesso è la vittima stessa che rifiuta con tutti i brandelli del suo ego di ammettere di essere stata raggirata così a lungo e così facilmente: in un certo senso più dura la truffa più è complicato farle aprire gli occhi. Anzi solitamente il truffatore diventa sempre più audace perché il maggior pericolo per lui diventa proprio abbandonare il raggiro e rischiare che allentandosi il legame psicologico con la vittima questa trovi la forza di reagire e salti fuori tutto. Questo è proprio ciò che accade con l’Organizzazione mondiale della sanità, di fatto un’espressione dell’industria farmaceutica occidentale che ormai è costretta a scoprire le proprie carte nella speranza che la nebbia fabbricata da quella parte del mondo sanitario complice, avido o ricattabile riesca a confondere la logica e e la ragione. Infatti l’Oms dopo aver dichiarato (ma solo dopo un anno di terrore) l’inutilità diagnostica dei test Pcr, volgarmente chiamati tamponi, per la loro totale inaffidabilità, ora, di fronte al dilagare inatteso dei contagi post vaccino, cerca di metterci una pezza a colore modificando in qualche modo la sua tesi e “ordinando” che i test per i vaccinati arrivino a un massimo di 28 cicli di moltiplicazione, lasciando che invece per i non vaccinati possano arrivare a 35 o 40 o magari 45, livelli ai quali il test perde di ogni senso rilevando di fatto qualsiasi cosa.

Ora poiché più è basso il numero di cicli, meno risultati positivi si avranno ( e naturalmente viceversa), vedi Manuale di difesa: il raggiro dei tamponi spiegato bene si avrà come risultato quello di abbassare il numero dei positivi dopo i vaccini a mRna vaccino, smussando così una delle più recenti aporie pandemiche , lasciando però sempre un serbatoio di non vaccinati da trattare con un numero di cicli tale da poter gestire a piacimento la pandemia i suoi allarmi, le sue soste psicologiche. Chiunque però liberato dalle fette di prosciutto sugli occhi si potrebbe rendersi conto che queste linee dell’Oms non hanno alcun senso, che la moltiplicazione dei tamponi dovrebbe essere uguale per tutti o che se proprio si volesse introdurre una distinzione bisognerebbe fare esattamente il contrario, ovvero usare maggiori moltiplicazioni per i vaccinati dove sarebbe importante avere qualche indizio sulla reale copertura vaccinale e invece un minor numero di cicli per le persone asintomatiche in maniera da vedere malati dove non ci sono.

A questo proposito è da notare che il dottor Antony Fauci, sommo sacerdote del culto covidico ha più volte detto che il numero di cicli ideale per i test Pcr è 35, mentre è dimostrato che con questo numero di cicli solo il 3% delle risposte positive si rivela esatto, ma d’altronde Fauci non è mai stato un ricercatore e nemmeno un medico, bensì un collettore di finanziamenti, l’uomo dei soldi insomma, in cambio dei quali la citazione fra gli autori di questa o quella ricerca era più che doverosa. Insomma è una sorta di emblema della medicina trasformata in puro profitto che non ha più come obiettivo primario la salute delle persone, ma la cura dalle malattie, spesso abilmente costruite. Le due cose sono agli antipodi l’una dell’altra.

Alla fine comunque la gabbia di bugie costruita sul terrore pandemico va allargata sempre di più perché possa riuscire a tenere le persone dentro il recinto della paura e pungolarle verso la una mitica nuova normalità che sarò solo una nuova povertà. Mas più passa il tempo, meno le persone che hanno investito nella pandemia il loro gruzzolo di emozioni, saranno disposte ad ammettere di essere state prese per il naso. E non bonariamente, ma tragicamente.

Gli ebrei sionisti deliberatamente hanno scelto la via delle provocazioni a Gerusalemme Est da mesi, l'elezioni palestinese non si deve fare, hanno inasprito provocazione e scontri portando la situazione sulla via del non ritorno e oggi fanno i macellai a Gaza , la prigione a cielo aperto. Hanno sempre saputo che le pietre nulla potevano contro le loro armi

Dalla parte della vittima, non del carnefice: dichiarazione dell’ambasciatrice palestinese in Italia

14.05.2021 - Roma - Redazione Italia


Da alcune ore circola questa dichiarazione dell’ambasciatrice della Palestina in Italia che ci pare non solo significativa ma molto opportuna di fronte alla crescente distorsione mediatica e spesso sfacciatamente propagandistica della realtà. La pubblichiamo con la dovuta evidenza.

Intristisce vedere diversi leader politici italiani mostrare la propria solidarietà a Israele senza spendere una parola sulla sue responsabilità per quello che sta accadendo in questi giorni in quell’area. Chiunque abbia letto i giornali nelle ultime settimane sa che la miccia è stata accesa dalla repressione israeliana durante le celebrazioni del Ramadan, dalla pulizia etnica che Tel Aviv porta avanti a Gerusalemme Est Occupata, e dal boicottaggio delle elezioni palestinesi, derivante dalla proibizione di far votare i cittadini di questa città, la legittima capitale dello Stato di Palestina, dove la violenza e le provocazioni delle forze di occupazione e dei coloni hanno raggiunto livelli mai visti, fino a profanare i luoghi sacri.

Per non parlare del silenzio davanti alle continue violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale accertate ripetutamente dall’ONU, e dell’inerte indifferenza di fronte all’occupazione e alle sue conseguenze: l’espandersi delle colonie illegali, la demolizioni delle case palestinesi, le detenzioni arbitrarie, le uccisioni ingiustificate, le condizioni di vita miserabili alle quali sono condannati i palestinesi, l’Apartheid, l’impossibilità di avere un proprio Stato. Insomma, ci saremmo aspettati di vedere questi leader in piazza per chiedere la fine dell’occupazione, non per sostenere un’occupazione illegale.

Manca poi qualsiasi apprezzamento per lo sforzo della leadership palestinese di resistere a tutto questo in modo pacifico. I palestinesi uccisi dagli ultimi bombardamenti israeliani su Gaza sono ad oggi 83. 17 erano bambini e 7 donne. I feriti 487. Si tratta di un’aggressione militare che traumatizza ulteriormente una popolazione già bersagliata, fatta di 2 milioni di persone che vivono da 14 anni sotto assedio, separati dal resto del mondo e vulnerabili alla macchina da guerra della potenza occupante, senza la protezione internazionale di cui hanno disperato bisogno e che il diritto internazionale umanitario conferisce loro. Appare evidente come non possa esserci alcuna giustificazione per simili attacchi indiscriminati contro una popolazione civile; eppure, nemmeno questo, per molti, merita un commento.

Resta il fatto che non ci sarà mai pace senza giustizia, e senza un deciso appoggio internazionale al popolo palestinese e alle sue legittime rivendicazioni. Se il sostegno internazionale non arriva, è comprensibile che un popolo oppresso provi ad esercitare il proprio diritto all’autodifesa. Ma la speranza è che questo aiuto arrivi.

Per questo ringraziamo di cuore tutte le associazioni, i movimenti e le forze politiche italiane che, in controtendenza, hanno scelto di stare dalla parte giusta, mostrando a noi palestinesi, alle vittime anziché ai carnefici, una vicinanza davvero preziosa in un momento così drammatico.

Abeer Odeh
Ambasciatrice della Palestina in Italia

La fuga dall'Afghanistan mostra il fiato corto della Strategia della Paura prima maniera che si è basata sulla strumentalizzazione del terrorismo quando l'11 settembre del 2001 due aerei fanno cadere tre torri, nata per tenere sotto il gioco del potere le masse occidentali privandoli, attraverso la paura del terrore, degli occhi della mente per pensare riflettere agire. Poi è venuta la narrazione covid che già mostra tutti i suoi limiti e contraddizioni, è già pronto il CROLLO CLIMATICO. I limiti di queste strategie sono che alla lunga stancano in quanto basate su schemi ripetitivi e sempre di più palesemente fantasiosi. Il potere per essere riconosciuto ed accettato deve muoversi nella logica dell'emancipazione dell'uomo e come individuo e come comunità

ESTERI
CAOS AFGHANISTAN/ Al cuore della sconfitta Usa: perché i talebani sono ancora lì

Pubblicazione: 14.05.2021 - Leonardo Tirabassi

Gli americani si sono ritirati dall’Afghanistan per una serie di ragioni che potrebbero non esser loro del tutto chiare. E così il “cerchio afghano” si è chiuso


Autobomba in Afghanistan (LaPresse)

“Voi avete gli orologi, noi abbiamo il tempo”. Il tempo e Allah. Se c’è un modo semplice, caustico ed efficace per riassumere la guerra in Afghanistan, niente meglio delle parole che un prigioniero talebano disse ad un giornalista di News Week dieci anni fa.

Niente di nuovo sotto il sole, lo aveva ben capito Henry Kissinger, uscendo dalla guerra del Vietnam. A Ho Chi Minh, a Giap non importava niente del tempo, né delle perdite, combattevano a casa loro, per la loro causa, potevano volerci anni per buttare fuori gli Stati Uniti. Ma loro avevano il tempo, tutto quello che dovevano fare era aspettare, aspettare che lo straniero si stancasse di buttare denaro, di veder morire i propri giovani a migliaia di chilometri lontano da casa per una guerra ormai incomprensibile per l’opinione pubblica americana. I vietcong non dovevano vincere sul campo, bastava non perdere.

E di nuovo dopo quasi cinquant’anni siamo a parlare delle stesse cose. Come è andata la guerra in Afghanistan? Perché gli americani ed i loro alleati non l’hanno vinta? A dispetto dell’impressionante sforzo organizzativo, logistico, e di tecnologia utilizzata.

Clausewitz aveva avvertito, in primo luogo, che la guerra è un camaleonte, cambia sempre forma in modo inaspettato, e i generali combattono un nuovo conflitto con l’esperienza del passato. Ma per vincere una guerra, ecco il secondo punto, è necessario che un comandante sappia quale guerra stia combattendo. Consapevolezza che significa avere bene chiari gli obiettivi politici da raggiungere ed i mezzi militari necessari da impiegare per conseguire quei fini. Solo nelle guerre totali come la Seconda guerra mondiale obiettivi militari e politici coincidono, quando la distruzione sul campo del nemico porta alla resa incondizionata, fine ultimo dei combattimenti.

Le guerre combattute, però, da una super potenza contro un esercito popolare, le cosiddette guerre di contro-insorgenza, sono guerre completamente asimmetriche. La prima differenza è la tipologia dell’attore, un’entità statale contro una forza politica ancora in fieri. In secondo luogo, le forze in campo non possono essere quanto di più diverso: un esercito regolare ben addestrato e ben armato che affronta truppe irregolari, insorti, partigiani, terroristi – chiamateli come vi pare ma la sostanza non cambia e comunque i talebani non sono solo un gruppo terrorista clandestino – che si nascondono e si confondono con la popolazione civile.

Infine, l’asimmetria più grande, la quantità di forza di cui dispongono i contendenti. Da una parte una tecnologia impressionante, all’avanguardia, con una potenza di fuoco spaventosa, basti ripensare agli inizi della guerra in Afghanistan, a Tora Bora nel dicembre del 2001, quando i talebani e Al Qaida provarono a resistere frontalmente alle forze della coalizione, e persero e duramente.

E allora perché dopo vent’anni i talebani sono ancora lì?

Per svariati motivi. Nelle guerre di contro-insorgenza, l’aspetto militare è importante ma non fondamentale: il centro è il controllo della popolazione, la sua messa in sicurezza, che deve avvenire però da parte di forze locali, da parte degli stessi afghani. Gli eserciti stranieri possono svolgere solo un ruolo vicario, non centrale, altrimenti la guerra si trasforma in un guerra di conquista, conflitto che richiede altre regole, altra strategia e ben altro impegno. Magari gli eserciti ospiti possono svolgere il ruolo di controllo e sigillo delle frontiere per impedire l’uso di santuari in paesi vicini, come nel caso della protezione data dal Pakistan ai talebani (obiettivo purtroppo mancato).

La conseguenza dell’asimmetria di forza è che il combattente più debole farà di tutto per aggirare la super forza avversaria, userà qualsiasi strumento a sua disposizione, lecito o illecito, alla ricerca del punto debole. Poco importa la morale e il diritto internazionale di guerra, specialmente se, come nel caso dei talebani, si combatte contro gli infedeli. Da qui l’uso del terrorismo contro la popolazione, gli attentati contro i civili alleati o semplicemente inermi spettatori, i massacri di donne e bambini, insomma lo scatenamento del terrore, ai loro occhi prezzo necessario per la vittoria. Sangue innocente a dimostrazione del fallimento degli sforzi dello straniero di assicurare protezione.

Questo significa che la potenza di fuoco di cui dispongono gli eserciti regolari super tecnologici semplicemente non può essere dispiegata. Il Vietnam ha fatto lezione. Non si può bombardare a tappeto chi si vuole salvare! Non c’ è più il sipario della guerra fredda a nascondere l’orrore sul palcoscenico.

Così gli Stati Uniti ed i loro alleati si sono ritrovati, per lo meno dopo la morte di Osama Bin Laden nel maggio 2011, a combattere una guerra per “scelta” e non “necessaria”. In una tensione tra obiettivi difficilmente articolabili. Da un lato una guerra assoluta e totale al terrorismo internazionale, in tutte le sue forme – formula con valenza retorica e propagandistica più che obiettivo politico militare quantificabile –, dall’altra la costruzione della democrazia in Afghanistan, obiettivo francamente chimerico.

Di fronte, invece, un nemico come i talebani che sa bene per cosa combatte, e che per giunta, secondo la sua fede, non dispone di altra scelta.