L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 21 agosto 2017

5 novembre elezioni siciliane, si avvicinano velocemente

Regionali, Busalacchi presenta lista a Siracusa con Galloni

-21 agosto 2017

Erasmo Vecchio, Lillo Musso, Franco Busalacchi e Beppe De Santis

Entra nel vivo la campagna elettorale della lista “Sicilia Libera e Sovrana – Noi Siciliani con Busalacchi” che sostiene la candidatura alla presidenza della Regione Siciliana Franco Busalacchi. Domani, martedi’ 22 agosto, alle 17 si terra’ a Siracusa, nella sala Conferenze del Jolly Aretusa Hotel Palace, Corso Gelone 45, la conferenza stampa per presentare ufficialmente la lista nel territorio. Nel corso dell’incontro sara’ illustrato e discusso il progetto politico del movimento alla presenza di alcune associazioni civiche locali che sostengono la candidatura di Busalacchi.
Interverra’, tra gli altri, oltre a Franco Busalacchi, anche il professore Nino Galloni, economista keynesiano e candidato ad assessore regionale al Bilancio. Galloni, che e’ presidente e fondatore del Centro Studi Monetari (associazione per lo studio dei mercati finanziari e delle forme di moneta emettibili senza creare debito pubblico) illustrera’ la sua idea di moneta complementare per la Sicilia.
Interverranno anche Lillo Massimiliano Musso, indicato alla vicepresidenza della Regione, Beppe De Santis, coordinatore della lista Sicilia Libera e Sovrana e di Noi Mediterranei, Erasmo Vecchio, coordinatore di Noi Siciliani, i componenti dell’ufficio politico de Movimento Elino Attardi, Antonio Pulvirenti e i coordinatori territoriali Pino Rossitto e Salvatore Attardo.
“Lo scopo dell’incontro – sostiene Franco Busalacchi – non e’ solo presentare il Movimento ma anche e soprattutto dimostrare ai siciliani del territorio della provincia di Siracusa che esistono ancora persone disposte a credere che dalla Sicilia puo’ partire il vero cambiamento, che ad oggi sempre impossibile, e che deve partire dal Popolo Siciliano stanco di essere sottomesso e di dovere elemosinare i propri diritti ad una intera classe politica asservita alle segreterie di partito. Il Popolo oggi non detiene piu’ il potere. Non ha neppure la sovranita’ monetaria che invece e’ detenuta dalla Banca centrale europea. In Sicilia il tasso di disoccupazione e’ del 34,8%. I nostri produttori sono al collasso.
L’accesso al credito e’ out. Il Movimento – conclude – punta a restituire alla Sicilia la propria sovranita’ nel quadro di una autonomia vera che va affermata a partire dall’attuazione integrale dello Statuto speciale”.

Decadentismo degli Stati Uniti - la rivoluzione cororata dei Soros spazzerà via Trump, il presidente legittimamente eletto

SINTOMI DI GUERRA CIVILE AMERICANA 2.0

Maurizio Blondet 20 agosto 2017 

“Donald Trump darà le dimissioni entro l’anno in cambio dell’immunità in relazione all’interferenza della Russia nelle elezioni presidenziali”: è previsione doppiamente solida, perché l’ha pubblicata l’israelianoJewsNews, e perché a rivelarla è Tony Schwartz (j) : che è il suo ghost-writer, in pratica quello che veramente scritto il libro e best-seller di The Donald, “The Art of Deal”: uno che Trump lo conosce bene, avendolo frequentato a lungo. E che adesso è diventato uno dei suoi acerrimi nemici.

“Trump darà le dimissioni e dichiarerà vittoria prima che Mueller (lo special prosecutor) e il Congresso non gli lascino altra scelta. La presidenza Trump è di fatto finita. Stupirei se sopravvivesse alla fine dall’anno . Più probabile che si dimetta per l’autunno, se non prima.

“Il cerchio si chiude a velocità accecante”, ha aggiunto Schwartz: “Ha superato la linea dell’accettabilità di tanto, che non c’è ritorno. La cosa della Russia sarà grossa. E lui non vuole andare in galera”. “END OF TRUMP!”, squilla il titolo.


Bannon eliminato, esultano gli ebrei.

Haaretz: “I principali gruppi ebraici americani esultano per l’espulsione di Steve Bannon, ma chiedono a Trump di fare di più”. E’ tutto un gioire, dall’Anti Defamation League a rabbi Ricky Jacobs del movimento riformato, fino alla “sinistra” spesso critica di Israele, “J Street”: “Bannon è andato, ora ci si deve liberare di Miller e Gorka”. Stephen Miller è un “senior adviser” di Trump, Sebastian Gorka un confidente la cui posizione nella caotica Casa Bianca non è chiaramente definita, ma in tv appare come portavoce dell’amministrazione. Esultano, riferisce sempre Haaretz, i parlamentari ebrei del Congresso. Di tre riporta il commento , Brad Schneider, Adam Schiff, Ted Deutsch…. Quest’ultimo sibila: “Sono felice che Bannon è andato. Ma la sua rimozione non cambia la vergognosa equivalenza che il presidente ha fatto tra i neo-nazi e suprematisti bianchi e coloro che vi si oppongono, e la necessità che il Congresso agisca”.

Naturalmente Trump non ha fatto alcuna equivalenza del genere; ma l’incapace, soffre di un tale grado di inadeguatezza intellettuale e culturale (ed anche morale) che credeva di governare coi tweet, che riesce ad aver torto anche quando ha ragione. Il fatto che abbia cacciato Bannon nell’illusione di salvare se stesso, sembra avere invece precipitato non solo il trionfo degli avversari, ma anche l’efficacia delle forze che lo vogliono fuori dalla Casa Bianca.

Eppure Bannon è anti-islamico e ostilissimo all’Iran, quindi avrebbe dovuto andare bene al programma sionista; è quasi la sola figura della Casa Bianca che gli avversari non sono riusciti a implicare nell’accusa di complicità con la Russia; ha preso vigorosamente le distanze dai “neonazisti”, è “un grande e convinto amico dello Stato ebraico” (lo attesta Rabbi Shmuley, the most famous rabbi of America per Newsweek). E allora? Lui stesso, Bannon, addebita la sua cacciata ai “globalisti” promotori di tutti gli interventi americani nel mondo, e ai tre generali McMaster, Mattis e e Kelly, che di fatto stanno guidando la Casa Bianca.

“La nave è alla deriva dopo che Trump ha mandato via il suo pilota”, lamenta un sito sostenitore e serio dell’ala “American First”, sovranista e non guerrafondaia. Esagerazione, perché a Bannon non è mai stato consentito di pilotare alcunché, immediatamente Donald gli ha preferito Jared e Ivanka. In pochi mesi il personaggio s’è dimostrato ovviamente privo di esperienza nel navigare nelle acque avvelenate di Washington e del Deep State, ma – peggio – anche del tutto incapace nella scelta degli uomini e sleale verso i suoi subordinati, abbandonandoli : dal generale Flynn a Bannon.


Che può fare adesso? La revulsione contro questo presidente di cui forze potenti e plebi unite rigettano la legittimità, sta assumendo l’andamento di una rivoluzione, o pseudo-rivoluzione. La furia iconoclasta contro i monumenti di personalità confederate, che intende provocare l’ira delle “destre”, ha davvero una forza simbolica da grandi crisi storiche: i giacobini decapitarono tutte le statue della grandi cattedrali francesi, i repubblicani e rossi nella guerra di Spagna fucilarono immagini di Cristo e della Vergine (oltre che migliaia di suore e preti in carne ed ossa), nelle ex repubbliche sovietiche han tirato giù le statue di Lenin.

A Baltimora, sul piedistallo dell’abbattuta statua del generale Robert Lee, è stata innalzata la statua di una donna negra incinta, battezzata “Lady Liberty of Black Power”, e dai latinos “Madre Luz”, opera di un artista di murales messicano immigrato, Pablo Machioli. Poco importa che la notte la statua – di cartapesta –sua caduta a pezzi, o per la pioggia o perché tirata giù da qualcuno; quello che fa impressione è che la sindaca di Baltimora, Catherine Pugh, richiesta dai media cosa pensasse della sostituzione, ha risposto di non avere “alcuna posizione”. Questa è paura e attesa spasmodica di quel che deve accadere.

Baltimora, la nuova statua al posto del generale Lee.

A Chicago è stato vandalizzato un busto di Abram Lincoln. Nel New Hampshire, l’edificio del partito repubblicano è stato coperto di scritte con lo spray: “Nazi”. In Georgia, un giudice di nome Jom Hinkle è stato sospeso per aver paragonato “i fanatici che abbattono le statue all’ISIS”.

Il sindaco di Boston ha dichiarato che mobiliterà 500 agenti e barricherà le strade dove passerà un corteo “per la libertà di parola” (evidentemente di destra) per scongiurare le violenze. Michael Savage, famoso anchorman radiofonico (di vero nome fa Weiner) ha minacciato: “Guerra civile se Trump viene rovesciato”.

Opposti fanatismi sono al calor bianco, nelle folle. Ma abbiamo già rivelato come a Charlottesville, dove lo scontro fra Antifa e “Nazi” ha preso l’andamento tragico che sappiamo, una ditta di Los Angels, Crowds on Demand (Folle a Noleggio) cercava “militanti e fotografi per manifestazioni” offrendo 25 dollari l’ora. Un ottimo compenso, con la disoccupazione che infuria. Questo del militante pagato è un mestiere con un bel futuro nell’America della crisi: protestare paga più di McDonald. E i fondi non mancano.
Hillary finanzia le proteste di piazza

Hillary Clinton ha “donato” 800 mila dollari ad “Onward Together”, descritto come “un nuovo gruppo politico che lei stessa ha creato a maggio, e che finanzierà gruppi di resistenza che contrastano il presidente Trump con azioni dirette e proteste”. Inoltre: “Hillary ha finanziato altri gruppi di resistenza, quali Swing Left, Run for Something, Emerge America, e Indivisible”. Si sa con certezza che George Soros e le sue organizzazioni sono dietro alla mobilitazione “di massa” della sinistra, per creare una “primavera colorata” in Usa. Insomma, il finanziamento della rivoluzione “di sinistra” ha le casse piene.

Putin, in una riunione al Cremlino, l’ha detto apertamente: Soros usa le sue reti di agitatori per provocare disordini negli Stati Uniti. “Il suo scopo finale è la rivoluzione e poi la guerra civile. La stessa tattica che usa sempre e ovunque”.

L’FBI crea neonazi (da malati mentali)

L’Fbi ha intanto attenzionato un giovane di 23 anni, tale Jerry Drak Varnell, per farne un terrorista di estrema destra, seguace dell’ideologia “Three Percenter” , un gruppo di destra estrema prono ad azioni violente. Il giovane avrebbe accettato di guidare un furgone che credeva carico di nitrato d’ammonio per far esplodere una banca in Oklahoma City. I genitori del ragazzo hanno coraggiosamente sventato il delitto, e denunciato la verità: il loro Jerry è uno schizofrenico, un malato mentale clinico, e gli agenti federali lo sapevano benissimo,anzi sono stati loro a mettergli in testa i progetti terroristici.


Frattanto un ufficiale di polizia di Charlottesville, dove i disordini fra “Nazi” e “Antifa” hanno fatto un morto, ha pubblicamente denunciato: quel giorno “Ci è stato ordinato di far giungere a contatto quei due gruppi rivali, e poi di ritirarci (stand down)” per far scoppiare gli incidenti razziali. “E’ stato vergognoso. Non ci è stato permesso di arrestare nessuno, senza prima chiedere al sindaco. Non ci è stato permesso nemmeno di fermare il guidatore [dell’auto assassina] mentre accelerava. L’evento era stato organizzato già da maggio, almeno”. Il sindaco, Michael Signer, è un intimo di John Podesta e Hillary, per il quale ha lavorato al “Center of American Progress”, ed è stato coadiutore di Podesta nel transition team di Obama.


Gilad Atzom fornisce un altro particolare interessante suifatti di Charlottesville. Cita “Yair Rosenberg, giornalista senior di Tablet, che in un articolo del Washington Post ha sottolineato che i nazionalisti bianchi radunati a Charlottesville ce l’avevano con gli ebrei. Cantavano slogan antisemiti, tra cui “gli ebrei non ci sostituiranno”, “gli ebrei sono figli di Satana”.
Atzmon: Chi tiene al buio gli americani?

“Questa osservazione di Rosenberg è importante”, commenta Gilad Atzmon: “i nazionalisti bianchi sono pienamente coscienti di essere in lotta contro “gli ebrei” e gli ebrei riconoscono che sono in lotta contro i nazionalisti bianchi, ampia categoria in cui mettono anche il presidente americano, che secondo la stampa ebraica ha preso le difese dei “nazisti” [a Charlottesville].

“Allora perché agli americani i loro media raccontano che questa è una guerra razziale, bianchi contro neri, i favorevoli allo schiavismo contro i liberali che amano la pace, White Lives Matter contro Black Lives Mattereccetera? Se,come dice Rosenberg, questa è una lotta tra “ebrei” e “nazionalisti bianchi”, perché i media americani si sforzano di nasconderlo? Sembra che il popolo americano sia il solo ad esser tenuto all’oscuro. Sconcertato da questo spettacolo di odio che minaccia di aggravarsi a guerra civile”. E conclude: “Chi conosce la storia ebraica non stupisce di questi esiti. Essi stanno ribollendo da parecchio tempo”.


Se sarà Trump rovesciato dalla rivoluzione (più precisamente dal putsch del Deep State mascherato da rivolta delle “minoranze razziali”), potremo archiviarlo in quel triste scaffale della storia degli insipienti che non seppero veder arrivare le rivoluzioni, e finirono per questo molto male, da Luigi XVI allo sfortunato Nicola II di Russia. Molto più in basso però nello scaffale, si capisce . Vicino a Berlusconi, forse più sotto ancora. Forse altri populisti potranno almeno apprendere questa lezione: che quando si sfidano davvero i poteri forti, il dilettantismo uccide.

21 agosto 2017 - Cosa diceva Hollande sul terrorismo nel 2009.

Ptv News 21.08.17 - Washington dovrà risarcire Teheran per attacchi chimici

Rita Katz, sionista convinta, bisogna temerla, è la punta di diamante per l'attuazione della strategia della Paura, addetta alla comunicazione e propaganda

Ecco da dove arrivano tutte le cose che sappiamo dell’ISIS. Chi è Rita Katz

Pubblicato 22 febbraio 2015 - 23.23 - Da Claudio Messora

Non c’è organo di informazione in Italia che non riporti la notizia del nuovo video diffuso dallo Stato islamico sulla decapitazione degli egiziani copti su una spiaggia libica: “Prima ci avete visti su una collina della Siria. Oggi siamo a sud di Roma”. La fonte è il Site (acronimo di Search for International Terrorist Entities), vale a dire il sito di monitoraggio Usa dei jihadisti sul web. Non stiamo parlando di una piattaforma qualunque, ma del principale punto di riferimento al mondo per i giornalisti che si occupano di terrorismo internazionale, ed in particolare di formazioni estremiste di matrice islamica.

Il Site tiene traccia delle principali reti terroristiche globali, intercetta messaggi segreti, distribuisce – dietro lauto compenso – video e audio online ai principali network del pianeta. In passato ha dato nota di comunicazioni che avrebbero anticipato imminenti attacchi kamikaze. Nel 2011 tradusse la lunga dichiarazione redatta dal Comando generale di al Qaeda a conferma del decesso di Osama bin Laden. Insomma, detta l’agenda a chi come me si occupa del tema da qualche anno e di tanto in tanto smuove anche i servizi di intelligence internazionali. Li condiziona, così come le scelte dei loro governi. Per questo è opportuno chiarire alcuni punti.

Ad esempio la storia di Rita Katz, sua direttrice e co-fondatrice, il cui nome in queste ore campeggia su tutte le pagine dei giornali italiani. Chi è? Da dove viene? La Katz nasce nel 1963 a Bessora, in Iraq. Araba e di famiglia ebraica, dopo la Guerra dei Sei Giorni suo padre viene arrestato dalle forze di Saddam Hussein con l’accusa di spionaggio in favore di Israele e dopo un anno torturato e impiccato, in pubblica piazza a Baghdad, di fronte agli applausi di mezzo milione di iracheni e di alcune danzatrici del ventre ingaggiate da Saddam per onorare l’evento.

Poche settimane dopo la madre di Katz riesce a fuggire e a rientrare in Israele, nella città balneare di Bat Yam. Sono gli anni in cui Rita, ancora giovane, studia all’Università di Tel Aviv e diventa una sionista convinta, arrivando persino a dire che nessun israeliano dovrebbe mai lasciare lo Stato ebraico perché “gli appartiene”.

Nel 1997 inizia a lavorare per un istituto di ricerca mediorientale. Il suo primo lavoro la porta a scoprire l’identità di una fondazione a sostegno di Hamas. Presa dall’euforia, evidentemente, si improvvisa un agente segreto: si traveste da donna musulmana, indossa un burqa e piccoli registratori; partecipa a conferenze per la raccolta di donazioni, visita moschee, prende parte a manifestazioni per la Palestina libera negli Stati Uniti operando come un investigatore sotto copertura. Sulla sua esperienza ci scrive un libro, da lei definito poi “una semi-autobiografia” (Terrorist Hunter: The Extraordinary Story of a Woman Who Went Undercover to Infiltrate the Radical Islamic Groups Operating in America). Lo presenta durante la trasmissione televisiva della Cbs “60 Minutes”, dove appare con una parrucca e un naso finto per non farsi riconoscere dai terroristi.

Nel 2002 fonda insieme a Josh Devon il Site grazie all’aiuto di diverse agenzie federali e gruppi economici privati. La piattaforma inizia a fornire informazioni sulla presenza di cellule ultra-radicali islamiche negli States e determina la chiusura di numerose organizzazioni, nonché l’apertura di decine e decine di indagini da parte delle autorità giudiziarie. Il duro lavoro premia e nel giro di pochi mesi la società allarga il suo portafogli clienti: oggi tra gli abbonati figurano alte personalità di governo, importanti agenzie di sicurezza, procure e media internazionali.

Rita Kazt continua a dire di scovare i suoi video, come quello della decapitazione del giornalista americano Steven Sotloff, in alcune chat room jihadiste protette da password. Ci monta su il logo del Site e li distribuisce al mondo con una traduzione in lingua inglese. Così costruisce la realtà, o buona parte di essa, sui filmati e le minacce dello Stato islamico oggi, e di al Qaeda ieri. Ma chi ci dice che una società privata, con risorse limitate, possa svolgere un lavoro migliore delle agenzie governative?

Nel 2007 l’Associazione Nazionale delle donne musulmane americane ha presentato una denuncia formale presso il Dipartimento di Giustizia Usa accusandola di aver contribuito a creare un ambiente ostile per tutti i musulmani statunitensi. Oggi la sua professionalità, per molti, resta comunque indiscussa, nonostante su diversi siti di controinformazione appaiano tesi piuttosto forzate e in alcuni casi dai tratti complottisti. Ma sarebbe opportuno che tutti noi ci domandassimo quale sia la vera natura del Site e la reale attendibilità di certe notizie. Perché è su queste notizie che i ministri Pinotti e Gentiloni hanno parlato ieri di un intervento militare in Libia.

Augusto Rubei

18 agosto 2017 - Marcello Pamio - La strategia della creazione di malati

Diciamolo ai deliranti ebrei che stanno occupando terre non loro e opprimendo il popolo palestinese

EGITTO
20/08/2017 - 11:54 
«Senza uno stato Palestinese non può esserci pace»

È la posizione ufficiale degli Stati Arabi che attendono l'arrivo della delegazione Usa


CAIRO - I ministri degli esteri dell'Autorità nazionale palestinese (Anp), Egitto e Giordania si sono incontrati al Cairo in vista dell'arrivo nella regione di una delegazione Usa, inviata dal presidente Donald Trump, con l'obiettivo di rilanciare il processo di pace tra israeliani e palestinesi.

Lo riferiscono i media israeliani secondo cui il responsabile degli esteri di Ramallah Riyad al-Maliki ha ribadito, in una conferenza stampa congiunta, che la posizione araba unita si basa sul fatto che «non ci sarà pace senza l'istituzione di uno stato palestinese nei confini del '67».

La delegazione Usa, guidata a quanto sembra dal genero di Trump e suo consigliere, Jared Kushner, dovrebbe arrivare nelle prossime settimane e oltre a Israele e Territori palestinese si recherà anche in Giordania, Egitto, Qatar, Emirati Arabi e Arabia Saudita.

Maurizio Blondet - le Consorterie Guerrafondaie Statunitensi ed Ebraiche hanno deciso che il prossimo atto terroristico dovrà essere fatto in Italia l'ha detto il suo portavoce ufficiale il sito di Rita Katz

RITA KATZ MINACCIA L’ITALIA.

Maurizio Blondet 20 agosto 2017 

Stavolta la minaccia è seria e grave: data la fonte da cui viene. In quegli uffici han deciso che l’Italia è stata risparmiata troppo dalla loro strategia della tensione.



Sicuramente sono pronti i terroristi. Sono pronti i passaporti da lasciare sul furgone e sull’auto, ormai una firma. Il passaporto intatto di un dirottatore che attraversò intatto l’inferno di fuoco delle Twin Tower. Il documento dimenticato di fratelli Kouachi il giorno della strage di Charlie Hebdo. Un SMS rivelatore delle identità dei terroristi trovato nella memoria di un cellulare intatto gettato dai terroristi in un bidone della spazzatura presso il Bataclàn. Il documento d’identità trovato sul camion della strage di Nizza. Il documento d’identità lasciato sul camion della strage di Natale a Berlino, che ha consentito di identificare senza ombra di dubbio il terrorista Abu Amri, immediatamente dopo trucidato da due eroici poliziotti a Sesto San Giovanni. Ed ora documenti d’identità a iosa che identificano gli stragisti della Rambla.

“Se la polizia non potesse dire rapidamente e con certezza diffondere ai media l’identità del terrorista, l’attentato resterebbe un colpo di spada nell’acqua”. Bisogna mostrare che sono stati dei jihadisti. E’ essenziale che gli europei sappiano chi li minaccia e dunque da cosa devono essere protetti: rinforzare la coercizione, esasperare la sorveglianza, lasciar cadere le libertà, accentuare la militarizzazione, aumentare i finanziamenti alla sola forza armata che può proteggerci dal Jihadismo: la NATO! E il grande protettore, gli Stati Uniti!

Ovviamente gli Stati Uniti sono quelli che hanno portato i jihadisti in Europa, precisamente nell’ex Jugoslavia, appaltando la resistenza antiserba in Bosnia a Bin Laden e la sua Al Qaeda, allora alleata americana in Afghanistan; e importando in Kossovo contingenti dei tagliagole mujaheddin afghani. Sono gli Stati Uniti che hanno creato Al Qaeda e poi Daesh: la Cia, il dipartimento di Stato sotto Hillary, con i wahabiti sauditi e il Mossad.

…e non è la prima volta.

In Europa, il terrorismo islamico serve a tenere gli europei, sempre più recalcitranti, sotto l'imperio americano; loro vogliono tenersi questo ricco mercato e non condividerlo con nessuno, specie la Russia che – ohibò – pretende di mangiare allo stesso piatto.

Mai nostri media: “L’Isis avverte: ora tocca all’Italia” (Il Tempo). Terrorismo, la minaccia dell’IIS: prossimo obbiettivo l’Italia” (La Repubblica). Sui tg non mi dilungo, li avete visti tutti. E tutti ammettono senza vergogna, “lo riferisce il SITE, il sito Usa diretto da Rita Katz”…

Ora, questi giornalisti non possono non sapere cosa è il SITE e chi è Rita Katz. Ormai la cosa è nota, è stata scritta in lungo e in largo, anche da qualche giornale. Non possono invocare l’ignoranza. Sono in perfetta malafede.

Al prossimo attentato ci racconteranno: i terroristi hanno dimenticato il documento d’identità – l’ISIS ha rivendicato la strage, lo conferma il SITE…

“Ma che, ci credono tutti stupidi?”, chiede un lettore. La risposta è “sì”. I pochi non stupidi, sanno che non hanno peso in una opinione pubblica di stupidi.

19 agosto 2017 - La verità orribile che non viene mai detta - Gianluca Ferrara

Maurizio Blondet - Strategia della Paura, questi ragazzi devono morire, sono individuati prima, viene perpetuato una strage, e i presunti colpevoli muoiono

Nessuno doveva sopravvivere

Maurizio Blondet 21 agosto 2017

Era disarmato, aveva le mani alzate, urlava no. Non opponeva resistenza. L’uccisione non sembrava affatto necessaria. Ma evidentemente questi terroristi devono sempre morire. La loro sopravivenza non è contemplata. ” (Alba Giusi)

http://www.altreinfo.org/terrorismo/11721/video-di-uno-dei-cinque-terroristi-uccisi-a-cambrils-era-disarmato-aveva-le-mani-alzate-e-urlava-no-alba-giusi/#comment-3688


Il video è stato pubblicato da El Pais e mostra l’uccisione del “quinto terrorista” a Cambrils.



Altri amici mi mandano questo: i vu’cumprà che di solito occupano lo spazio pedonale alla Rambla, quel giorno erano scomparsi prima.


domenica 20 agosto 2017

20 agosto 2017 - Veicoli a guida automatica entro 3/4 anni

20 agosto 2017 - NON E' UBER - di Michele Bonechi

Diego Fusaro . Strategia della Paura è diretta contro gente comune, ignora i palazzi del potere perchè da essi è diretto

Terrorismo, qualcosa non torna…


di Diego Fusaro | 26 luglio 2016 

Stragi su stragi. Senza tregua. Quasi una al giorno, ormai. Chissà perché, poi, questi orrendi attentati si abbattono sempre nei luoghi pubblici facendo strage di povera gente, di persone comuni, lavoratori e disoccupati, ragazzi e studenti.

Mai una volta – avete notato? – che l’ira delirante dei terroristisi abbatta nei luoghi del potere e della finanza. Mai. Mai un signore della finanza colpito, mai uno statista, mai un “pezzo grosso” dell’Occidente. Strano, davvero, che i pazzi alfieri del terrorismo, che in teoria – si dice – avrebbero dichiarato guerra all’Occidente non prendano di mira chi l’Occidente davvero lo governa.

Se non ci dicessero un giorno sì e l’altro pure che il terrorismo islamico ha dichiarato guerra all’Occidente si avrebbe quasi l’impressione che si tratti di una guerra di classe – gestita poi da chi? – contro lavoratori, disoccupati, classi disagiate: una lotta di classe tremenda, ordita per tenere a bada i dominati, per tenerli sotto tensione, proprio ora che, mentre stanno perdendo tutto, iniziano a sollevarsi (è il caso della Francia della “loi travail”, uno dei Paesi più colpiti dal terrorismo).

E intanto, a reti unificate, ci fanno credere che il nostro nemico sia l’Islam e non il terrorismo quotidiano permanente dell’economia di mercato.

Ci fanno credere che il nemico, per il giovane disoccupato cristiano, sia il giovane disoccupato islamico e non il delocalizzatore, il magnate della finanza, il fautore delle “riforme” che uccidono il mondo del lavoro: il conflitto Servo-Signore è, ancora una volta, frammentato alla base. Nell’ennesima guerra tra poveri, della quale a beneficiare sono coloro che poveri non sono.

Il terrorismo, quali ne siano gli agenti, è un’arma nelle mani dei potenti: fa il loro interesse. E lo fa per più ragioni.

Intanto, perché frammenta il conflitto di classe e mette i servi in lotta tra loro (Islamici vs Cristiani, Orientali vs Occidentali): lo “scontro di civiltà” di Huntington va a occultare la “lotta di classe di Marx”. Il tutto condito con le tirate à la Fallaci.

In secondo luogo perché attiva il paradigma securitario, modello “Patriot Act” Usa: per garantire sicurezza, si toglie libertà. Et voilà, il gioco è fatto.

In terzo luogo, si crea adesione al partito unico della produzione capitalistica anche in chi avrebbe solo motivi per contestarla: l’Occidente “buono” contro l’Oriente cattivo e terrorista.

In quarto luogo, si prepara il terreno – prepariamoci – per nuove guerre: guerre in nome del terrore, come fu in Afghanistan (2001) e non molto fa con i bombardamenti in Siria. Il terrorismo diventa una “opportunità” – sit venia verbo – per guerre di aggressione imperialistiche.

Questo lo scenario. V’è poco da stare allegri. Ma è meglio essere informati, se non altro.

Diego Fusaro - Strategia della Paura per annichilire la nascita di qualsiasi opposizione all'Ordine imposto dal Globalismo Finanziario


5 TESI SUL TERRORISMO:

1) Gli attentati si abbattono sempre e solo sulle masse subalterne, precarizzate, sottopagate e supersfruttate. L’ira delirante dei terroristi non si abbatte mai, curiosamente, sui luoghi reali del potere occidentale: banche, centri della finanza, ecc. I signori mondialisti non vengono mai nemmeno sfiorati. I terroristi avrebbero dichiarato guerra e poi attaccherebbero solo le masse schiavizzate, rendendo – guarda caso – un buon servizio ai signori mondialisti della finanza sradicata: i quali vedono il loro nemico di classe (le masse sottoproletarie, precarizzate e pauperizzate) letteralmente bombardato e fatto esplodere da agenzie terze;

2) Il terrorismo produce un grandioso spostamento dello sguardo dalla contraddizione principale, il nesso di forza classista finanziarizzato. A reti unificate ci fanno credere che il nostro nemico sia l’Islam e non il terrorismo quotidiano del capitalismo finanziario (guerre imperialistiche, ecatombi di lavoratori, suicidi di piccoli imprenditori, popoli mandati in rovina);

3) Ci fanno ora credere che il nemico, per il giovane disoccupato cristiano, sia il giovane disoccupato islamico e non il delocalizzatore, il magnate della finanza, l’apolide e sradicato signore del mondialismo che sta egualizzando il pianeta nella disuguaglianza del libero mercato. Per questa via, il conflitto servo-signore è, ancora una volta, frammentato alla base. Si ha l’ennesima guerra tra poveri, della quale a beneficiare sono coloro che poveri non sono. Il terrorismo frammenta il conflitto di classe e mette i servi in lotta tra loro (islamici vs cristiani, orientali vs occidentali);

4) Il terrorismo permette l’attivazione di quel paradigma securitario che, ancora una volta, giova unicamente al signore globalista e finanziario. Si attiva il modello Patriot Act Usa: per garantire sicurezza, si toglie libertà. Meno libertà di protesta, meno libertà di organizzazione, più controlli, più ispezioni, più limitazioni. La massa terrorizzata accetta ciò che in condizioni normali mai accetterebbe: la perdita della libertà in nome della sicurezza;

5) Si prepara il terreno – prepariamoci – per nuove guerre: guerre terroristiche e criminali contro i crimini del terrorismo. Come accadde in Afghanistan (2001) e recentemente in Siria. Il terrorismo legittima l’imperialismo occidentale, l’interventismo umanitario, il bombardamento etico, le guerre giuste, e mille altre pratiche orwelliane che, chiamate col loro nome, rientrerebbero esse stesse nella categoria del terrorismo. L’imperialismo occidentale coessenziale al regime capitalistico viene legittimato e fatto accettare alle masse terrorizzate e subalterne.

A differenza di Pasolini, io non so i nomi. Credo, tuttavia, di sapere che cos’è davvero il terrorismo. È la fase suprema del capitalismo. È il momento culminante di un capitalismo che, avendo la propria egemonia in crisi (per dirla con Gramsci), deve adoperarsi in ogni modo (letteralmente: in ogni modo) per favorire il consenso, per riallineare le masse, per disarticolare il dissenso, per sincronizzare le coscienze, per fare sì che l’odio e l’amore delle masse siano indirizzati, secondo le debite dosi, dove i signori del mondialismo hanno deciso debbano essere indirizzati.

Vaccinazioni - l'Obbligatorietà di 12/10 vaccini propinati come la panacea in mancanza d'emergenza dimostra la cattiva fede di quel coacervo di consorterie del Pd

Vaccinazioni
18/08/2017

La guerra sui vaccini ha scavato un grande solco


La guerra sui vaccini ha scavato un grande solco

La "guerra" sui vaccini ha tenuto banco molti mesi nel nostro Paese. E si è conclusa momentaneamente, meno di venti giorni fa, con la vittoria del governo che, con un decreto e un voto di fiducia, ha imposto al Paese una normativa vaccinale molto estesa ma, inutilmente, divisiva. Un problema di salute pubblica, che negli anni passati è stato gestito senza traumi grazie ai Piani nazionali concordati tra lo Stato e le Regioni, è diventato oggetto di scontro tra opposti estremismi. I tentativi per trovare una posizione comune sono falliti e quasi nessuno spazio è stato concesso alla mediazione. E oggi resta sul terreno una legge - giusta per tanti, sbagliata per altri - che sarà applicata incontrando probabilmente non poche resistenze.

D'altra parte è risaputo che la maggioranza, sostenuta da una parte dell'opposizione, i berlusconiani, aveva un obiettivo più politico che sanitario. Era stato reso esplicito a inizio maggio nel corso di un'intervista al Corriere della Sera di Matteo Renzi. Lui fu, come al solito, esplicito, diretto, chiaro: "I vaccini devono essere la Banca Etruria dei Cinque Stelle". Messo sotto pressione dal M5S per le vicende disastrose della banca toscana, il segretario del Pd voleva una rivincita nei confronti dei suoi maggiori antagonisti, i grillini, che grazie alle bizzarre teorie sulle scie chimiche, a qualche pesante svarione dello stesso Grillo sui vaccini, e ad altre dichiarazioni superficiali di alcuni esponenti sulla profilassi vaccinale, avevano prestato il fianco agli affondi politici piddini. Renzi, da furbetto del quartierino nazionale, e in modo spregiudicato, capì che doveva inserirsi il quel largo varco che gli veniva offerto a costo zero. E così ha fatto. Trasformando un argomento di salute in un attacco a tutto campo. Sfruttando ogni mezzo e ogni referente come un'arma da combattimento: la ministra Lorenzin, le più importanti istituzioni sanitarie, le società scientifiche le associazioni di categoria, una buona parte dei mass media. Dopo quell'intervista, le "truppe", già largamente ben disposte e impegnate per conto proprio, sono intervenute massicciamente. Le persone fuori dal coro sono state bollate come anti vacciniste, segnalate al pubblico ludibrio degli italiani. Ma è andata peggio ad alcuni medici con posizioni vaccinali border line, sottoposti a pesanti misure punitive come la radiazione dall'ordine professionale.

Qualsiasi ricostruzione di tipo giornalistico o storica sul "caso vaccini", deve dunque tenere conto di questo passaggio politico: uno spartiacque vero, determinante, fondamentale, dirimente. Che peraltro offre una chiave di lettura ai tanti italiani - e stranieri - che non hanno capito perché nel Paese sia avvenuto uno scontro così forte su un tema di salute. Che invece doveva - e dovrebbe - essere discusso con maggiore serenità, senza posizioni ideologiche, informando e coinvolgendo i cittadini. Al contrario abbiamo vissuto - e vivremo ancora - dentro un campo minato da anatemi, preconcetti, aggressioni verbali, intolleranza, strumentalizzazioni. Se dovessi dire con sincerità chi ha fatto più ricorso a queste "mine", non avrei molti dubbi: il fronte a favore del decreto governativo. Tuttavia rancore, aggressività, insulti, minacce, hanno invaso anche il variegato mondo dei free e dei no-vaxx. E se dovessi individuare qual è oggi il sentimento prevalente, anche in questo caso non avrei molti dubbi: è l'odio.

Accuse e contro accuse di assassinio, l'offesa all'altro come elemento discriminante e identitario al tempo stesso, la verbalità violenta che si scarica sul nemico, sono gli elementi che hanno in parte offuscato i contenuti, facendo venire a galla la schiuma di un linguaggio che avvinghia la Rete. D'altronde se un medico definisce "scimmie" gli antivaccinisti (scusandosi con le scimmie), è abbastanza normale che si sviluppi una radicale e diffusa avversione. E se al contrario chi ha proposto e sostenuto il decreto sui vaccini - convertito in legge dello Stato il 31 luglio - viene indicato come "criminale", va da sé che un giudizio fortemente negativo verso il governo, la ministra, il Pd, prevalga sul resto. Parole come dialogo, confronto, comprensione, umanità, rispetto, sono state smarrite o soffocate a causa del clima (che nulla ha a che fare con i cambiamenti climatici), generato dal violento scontro che viviamo da alcuni anni tra il Pd da una parte, e il M5S - con la Lega di complemento - dall'altra. L'odio sul "caso vaccini" si è nutrito dell'humus antagonistico che caratterizza non due avversari, ma due nemici l'un contro l'altro armati.

Nell'ultimo periodo si è così creato un solco molto profondo - politico, sociale, culturale - che difficilmente potrà essere colmato (e, forse, neppure vuole essere colmato). Le barriere tra i favorevoli ai vaccini - la larga maggioranza del Paese - e i dubbiosi, gli esitanti, i contrari - una minoranza, quasi sempre consapevole e non marginale - invece di essere abbattute sono diventate una muraglia altissima, come la barriera di ghiaccio del Trono di Spade. E, appunto, la scienza? Da un lato è stata utilizzata come un corpo contundente, come discriminante, come verità e certezza assoluta, come argine tra la civiltà e la barbarie, soffocandone l'intrinseca democraticità che è stata alla base di qualsiasi progresso scientifico (il mantra preferito, recitato ossessivamente, è - e sarà - "la scienza non è democratica"). Altri l'hanno usata proprio per ribaltare le tesi dominanti. E alla fine è diventata una sorta di coperta di Linus, che copre e scopre verità e bufale.

A questo proposito, qualcuno ha spesso ricordato ciò che avvenne ai tempi di Di Bella o con il metodo Stamina, momenti in cui la scienza sarebbe stata messa in un angolo. Mentre oggi la scienza, con i vaccini, avrebbe trionfato. La realtà è più complessa, più articolata, e ogni vicenda ha una storia a sé. E solo una scarsa e superficiale conoscenza dei fatti può portare a paragoni inconsistenti. Tornerò sull'argomento per far comprendere, a chi non sa, le differenze. Ma intanto va detto che se sui vaccini ha fatto parecchio comodo evocare l'anti scienza (in modo da creare un "cordone sanitario" contro chi criticava il decreto), nelle posizioni più ragionevoli non venivano mai messi in discussione il valore e l'importanza delle vaccinazioni. Chi ha sostenuto - e sostiene - che alcune grandi malattie dell'umanità sarebbero state ugualmente sconfitte nonostante i vaccini, è una minoranza nella minoranza.

Eppure anche queste posizioni bollate come anti scientifiche, fanno ampio ricorso ai dati scientifici. I quali possono essere interpretati in modo diverso. Ad esempio c'è chi ritiene che il 95 per cento di copertura vaccinale garantisca automaticamente l'immunita di gregge, e chi invece afferma che non è necessario arrivare a questa percentuale, perché dipende dalla malattia stessa e da tante variabili. Ora, sostenere la seconda posizione significa andare contro la scienza? No, e con una verificabile evidenza visto che la suffragano, con vari studi, tanti ricercatori coi fiocchi. Eppure proprio i numeri sono stati utilizzati per far prevalere le tesi allarmistiche o valutati in modo diverso dalle stesse persone. Alla fine la scienza è diventata una opinione. Anche per chi ripete pappagallescamente (e mi scuso con i pappagalli) che non è democratica.

(1 - Continua)