L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 20 settembre 2020

ma l'albero della storia è sempre verde

PUNTI DI VISTA, PUBBLICATO: 18 SETTEMBRE 13:00

È il virus C l'innesco di un nuovo ordine mondiale economico?

DI FRANCESCO SIMONCELLI
PUBBLICATO: 18 SETTEMBRE 13:00

Ricordo quando dicevano che "tutto è cambiato dopo l'11 settembre". È così, ma certamente non in meglio e penso che siamo tutti d'accordo su questo punto.


Ricordo quando dicevano che "tutto è cambiato dopo l'11 settembre". È così, ma certamente non in meglio e penso che siamo tutti d'accordo su questo punto. Ricordo come tutti abbiano rinunciato ai propri diritti e agli aspetti chiave della democrazia, tutto in nome del "tenerci al sicuro".

All'epoca le decisioni che hanno cambiato il mondo vennero prese in reazione ad una minaccia esagerata, con l'adozione di leggi e "misure di emergenza" radicali. Di solito non scaturisce nulla di buono quando un governo prende decisioni e formula politiche permanenti, sospende costituzioni e diritti, imponendo il tutto ad una popolazione in preda al terrore.

A gennaio, come un leviatano emerso dai titani Oceano e Ceto dell'antica Grecia, è nata l'epidemia globale di coronavirus. Come l'11 settembre, è stato un evento dirompente, ma questa volta su una scala inimmaginabile. Indipendentemente dal fatto che si creda o meno che si tratti di un agente patogeno naturale o di ingegneria biologica, è fuori discussione che questa "crisi'' è e sarà usata per promuovere un'agenda globalista su più fronti, probabilmente caratterizzata da guerre tra le grandi potenze.

L'uomo moderno sta ora entrando in regni di distopia solo immaginati prima da artisti del calibro di Aldous Huxley, George Orwell e Philip K. Dick. Ciò che rende tutto questo difficile per così tanti è che l'improvvisa transizione è stata praticamente istantanea, lasciando le persone in uno stato di smarrimento, a chiedersi cosa fosse appena successo alla loro vecchia vita.

Non importa da che parte vada questa situazione, è quasi certo che la vita non sarà più la stessa.

Crisi sanitaria

Ormai dovremmo avere familiarità con la storia: un nuovo coronavirus, scientificamente noto come SARS-CoV-2, o COVID-19, si è fatto strada in tutto il pianeta, infettando milioni di persone e facendo registrare oltre 100.000 morti (al momento in cui viene scritto questo pezzo) in 180 Paesi. Le vittime di questo focolaio sono le persone anziane di età superiore ai 70 anni e le persone in cure palliative, la maggior parte delle quali soffre di condizioni mediche gravi e croniche.

Questo è un evento dirompente su una scala che il mondo moderno non ha mai visto prima. Lo shock e lo stupore sono iniziati nel momento in cui le cose sono iniziate ad andar male nella città cinese di Wuhan, nella provincia di Hubei. La poplazione globale è stato inondata di immagini di autorità cinesi che indossavano tute biologiche, sanificavano l'esterno degli edifici e si mettevano in quarantena nei loro appartamenti. Quindi venne avviato un programma in stile medievale, approvato dallo stato, che i media ed i politici occidentali hanno chiamato "lockdown", un termine preso in prestito dal complesso industriale delle prigioni.

Wuhan è stato uno spettacolo indimenticabile che ha avuto un certo impatto sulla psiche dell'Occidente, tanto che quando il coronavirus è arrivato sulle coste europee e nordamericane, la popolazione era talmente condizionata da aspettarsi una risposta in stile cinese dai propri governi. Non sorprende che questo sia esattamente ciò che ha ottenuto e, infatti, era ciò che chiedeva.

Il 12 marzo il primo ministro britannico Boris Johnson ha convocato una conferenza stampa di emergenza durante la quale è salito sul podio, affiancato dai suoi due principali consiglieri scientifici, Sir Patrick Vallace e Chris Whitty, per spiegare il piano d'azione del governo incentrato sul concetto epidemiologico comunemente noto di "immunità collettiva". La loro strategia era familiare, perché è stata l'ortodossia nella moderna epidemiologia: consentire ad un virus di attraversare circa il 60-80% della popolazione e svilupparne l'immunità, estinguendolo naturalmente in una sola stagione.

Ma Johnson ha commesso l'errore di sovrastimare grossolanamente il tasso di mortalità, una stima che avrebbe lasciato il Paese con circa 52 milioni di infetti e 500.000 vittime. Certo, col senno di poi, questi numeri erano pura finzione, ma all'epoca tutti erano così terrorizzati che credevano agli "esperti". Tuttavia l'approccio dell'immunità collettiva era più o meno identico all'approccio "senza lockdown" adottato da altri Paesi europei, come Svezia e Islanda, nonché Bielorussia, Messico e Giappone. Ciò avrebbe comportato test su campioni casuali a livello nazionale e per coloro che presentavano sintomi. Agli anziani e alle persone vulnerabili sarebbe stato detto di isolarsi per un certo periodo di tempo, mentre venivano condotti gli studi.

Il "Piano A" non è durato a lungo. Il 24 marzo Johnson è andato sulla TV nazionale, questa volta senza il suo team scientifico, per annunciare un lockdown a livello nazionale, un arresto effettivo della società e della maggior parte dell'economia del Paese. Il Regno Unito stava ora seguendo gli altri membri della NATO, Francia, Italia, Spagna, ecc., che avevano già imposto blocchi nazionali draconiani, comprese nuove e rigorose linee guida di "distanziamento sociale" che impedivano alle persone di riunirsi.

Sembrava che l'improvvisa svolta a 180° di Johnson fosse stata in parte provocata da una relazione allarmistica pubblicata da uno dei team di "esperti" governativi dell'Imperial College di Londra, guidato dal controverso Neil Ferguson, che in precedenza era stato responsabile della crisi "Foot and Mouth" nel 2001, una debacle che si è conclusa con l'abbattimento non necessario di circa sei milioni di capi di bestiame in Gran Bretagna.

A questo giro Ferguson e il suo team, con la loro magia di modellazione, sono arrivati a dire che ci sarebbero stati circa mezzo milione di morti per coronavirus se il governo non avesse implementato "un allontanamento sociale intenso e altri interventi ora in atto".

Sebbene la cifra fosse completamente fittizia, i media se ne sono impadroniti, così come i funzionari governativi, e hanno alimentato paura e panico. Spaventata e insicura, la popolazione ha accettato le misure autoritarie, ma il governo britannico non ha mai dato una data di fine alla quarantena; a discrezione della confraternita scientifica del governo inglese.

Una volta che questa bolla di paura era stata sufficientemente gonfiata, un blocco in stile medievale era diventato realtà in numerosi Paesi, tra cui Australia e Nuova Zelanda. L'impatto di una quarantena nazionale completa è ancora sconosciuto, ma sta già diventando chiaro che sarà a dir poco catastrofico per quei Paesi che hanno accettato l'autodistruzione volontaria delle loro economie e la sospensione indefinita della democrazia.

Vale la pena di notare che questa non è la prima volta che le Nazioni Unite, l'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) e l'Imperial College hanno provato ad evocare un panico globale per un virus influenzale. Nel 2005 l'ONU lanciava moniti riguardo il virus dell'influenza aviaria H5N1, il quale "avrebbe potuto causare morti tra i cinque ed i 150 milioni di persone". Anche allora i funzionari governativi si rivolsero al profeta di sventura dell'Imperial, Neil Ferguson, il quale se ne uscì con un bilancio delle vittime completamente immaginario di 200 milioni di persone. La sua equazione matematica a livello di scuola superiore era mozzafiato nella sua eccessiva semplicità:

"Circa 40 milioni di persone sono morte nell'epidemia di influenza spagnola nel 1918", ha detto il prof. Ferguson. "Ci sono sei volte più persone sul pianeta ora, quindi potreste scalare fino a circa 200 milioni di persone probabilmente".

Quella previsione portò all'abbattimento di decine di milioni di uccelli nel Sud-est asiatico, ma la pandemia non si è mai realmente materializzata. Alla fine le vittime umane erano state un centinaio in tutto il mondo. Fu sostanzialmente un non evento.

Numeri insignificanti simili hanno seguito l'hype globale sull'influenza suina H1N1 nel 2009. Grazie al lavoro della giornalista investigativa, Sharyl Attkisson, il Center for Disease Control (CDC) negli Stati Uniti è stato sorpreso a gonfiare eccessivamente il numero dei casi; una mossa fraudolenta che ha avuto gravi implicazioni per la politica del governo e ha alimentato una paura pubblica infondata.

Con il COVID-19, il complesso medico/industriale globalista, guidato dall'OMS, sperava di ripetere le precedenti campagne di pubbliche relazioni proponendo il nuovo coronavirus come la nuova influenza spagnola. Questa volta hanno avuto un'opportunità straordinaria grazie alla Cina, che ha dato vita ad un'incredibile performance mediatica e "dimostrazione di forza" nel mese di gennaio "bloccando" Wuhan, ispirando i leader occidentali e altri a provare lo stesso approccio.

Tuttavia i risultati si sono rivelati economicamente disastrosi per i Paesi occidentali "bloccati" (ed è quello che volevano distruzione della O F F E R T A  distruzione delle aziende).

Crollo economico

Tutto ciò è certo che avrebbe innescato una recessione globale contrassegnata da almeno 12 mesi di crescita negativa, con ripercussioni economiche e sociali mai viste prima. La decisione di Paesi come Regno Unito, Francia, Italia, Canada, Australia, Nuova Zelanda e Stati Uniti di far implodere volontariamente le loro economie e porre la maggior parte delle loro popolazioni agli arresti domiciliari, avrà un impatto duraturo non solo sulle economie nazionali ma anche sull'economia globale per gli anni a venire.

In termini di scala, i danni causati ai mercati e all'industria hanno già superato la crisi finanziaria del 2008 e non c'è fine in vista.

Per "combattere il coronavirus" i vari governi hanno distrutto le loro economie reali e le hanno sostituite con finanziamenti statali destinati a ciascuna sezione dell'economia. Questa trasformazione di emergenza è la stessa di una mobilitazione di un'economia in tempo di guerra, con una forte attenzione al complesso industriale, medico e farmaceutico, alle forze armate e ai partner aziendali selezionati con cura dallo stato. Questa dura fusione di interessi statali e aziendali è il classico corporativismo o fascismo. In tale ambiente brutale e limitato, queste sono alcune delle poche istituzioni abbastanza forti da rimanere vitali.

L'effetto netto di inserire immediatamente milioni di lavoratori nel welfare statale e di spingere centinaia di migliaia di piccole e medie imprese (PMI) al fallimento sarà il più grande consolidamento e trasferimento di ricchezza nella storia moderna. Quelli con abbastanza capitale da uscire dalla crisi saranno in grado di acquistare società, e persino interi settori, a pochi centesimi. Monopoli come Amazon, Google e giganti delle telecomunicazioni consolideranno e solidificheranno le loro quote di mercato, mentre i concorrenti moriranno gradualmente. Gli appaltatori precedentemente indipendenti dipenderanno dall'assistenza dello stato, sovvenzioni e prestiti di "soccorso". Le grandi società avranno gli stati che copriranno il costo dei loro libri paga per tutta la durata della crisi.

Non vi è alcun modello economico valido per giustificare la stampa di somme di denaro record da coprire l'enorme costo dei lockdown. Per un Paese ricco come gli Stati Uniti, la Federal Reserve andrà in modalità overdrive, creando migliaia di miliardi di dollari per i vari "piani di stimolo" e salvataggi. La FED di New York sta ora pompando migliaia di miliardi di nuovi dollari nelle banche, oltre a prestiti "ponte" direttamente alle imprese. Questo non è mai successo prima. Gli Stati Uniti stanno anche acquistando quantità senza precedenti di azioni societarie per mantenere a galla Wall Street. Con questi livelli di quantitative easing, ci sono rischi di iperinflazione e altri problemi sistemici come prezzi del cibo più elevati a causa della carenza di approvvigionamento e salari stagnanti a causa di sovrabbondanze nel mercato del lavoro sulla scia delle politiche economiche interne. Il risultato finale di tutti questi salvataggi (se mai finiranno) sarà esattamente come per qualsiasi guerra nella storia: un rapido trasferimento di potere, controllo e proprietà allo stato e al cartello delle banche centrali.

Per gli individui e le famiglie, questo significa che i loro risparmi verranno spazzati via, la loro proprietà crollerà di valore e le loro prospettive future si indeboliranno, almeno nel breve e medio termine, e non avranno altra scelta che indebitarsi per sopravvivere.

Prima di questa crisi abbiamo visto il più grande divario di ricchezza nella storia moderna dalla Gilded Age (1870-1900), con l'1% più ricco che ora possiede più della metà della ricchezza mondiale. Dopo la prima fase di questa crisi, suddetto divario potrebbe raddoppiare o addirittura triplicare. Con le PMI spazzate via, gli unici posti di lavoro disponibili saranno nello stato o con una manciata di mega-società.

Come spesso accade dopo una guerra, è probabile che i Paesi sviluppati e in via di sviluppo diventino dipendenti dalle linee di credito del Fondo Monetario Internazionale (FMI) o degli stessi Stati Uniti, che disporranno di molti dollari e buoni del Tesoro statunitensi in vendita o in prestito a tassi d'interesse prossimi allo zero percento.

La chiusura delle compagnie aeree mondiali, insieme alla biosicurezza e alla stagnazione finanziaria che colpirà alcune sezioni del commercio globale, danneggerà gravemente il sistema dominante della globalizzazione. Ciò senza dubbio incoraggerà i blocchi commerciali regionali già esistenti, come l'ASEAN nel Sud-est asiatico e l'Unione africana, facendo leva sui loro interessi per creare reti commerciali più regionalizzate e resilienti. Poiché il commercio fisico e le relazioni sono codificate a livello regionale, la globalizzazione aumenterà nella sfera digitale online e con il commercio elettronico internazionale, l'apprendimento online e il social networking.

Con una massiccia recessione economica segnata da livelli record di disoccupazione e debito, la de-globalizzazione di rotte precedentemente aperte e scarsità delle risorse, il tutto sotto un ampio mantello di insicurezza biologica, il suolo è fertile per uno smantellamento definitivo della democrazia e un aumento dei regimi fascio-comunisti, in particolare in Occidente. La tendenza andava già in questa direzione prima della crisi, ma ora non farà che accelerare.

Dal punto di vista storico, la scena è ora pronta per un'altra guerra mondiale in cui il vincitore stabilirà l'agenda per un "nuovo ordine mondiale" nel XXI secolo.

Dominio a spettro completo: un piede nella guerra mondiale

Proprio come nel 1914 e all'inizio della prima guerra mondiale, il 2020 sarà un importante punto di svolta per l'inizio del XXI secolo e dovrebbe essere visto come un preludio tangibile ad una nuova guerra mondiale. Ci sono una serie di ragioni per cui questo è un esito probabile.

È vero che si possono attuare più cambiamenti in due anni di guerra che in vent'anni di pace. Nel caso della crisi del Covid, quei due anni sono stati ridotti a due mesi. Attualmente gli eventi vengono inquadrati dalle potenze occidentali come la "lotta globale contro un nemico invisibile", ma la crisi Covid ha creato una serie di nuovi paradigmi, alcuni dei quali sono i classici precursori di una guerra. Il primo e più ovvio è il fatto che praticamente dall'oggi al domani i Paesi occidentali, in particolare Stati Uniti, Regno Unito e Francia, hanno mobilitato tutti gli aspetti della loro economia e ristrutturato la società per riflettere sia un'economia di guerra che uno stato di legge marziale.

I Paesi del blocco occidentale sono ora pronti ad una lunga guerra, se necessario.

La minaccia di un agente biologico presenta alcuni problemi per un esercito a livello globale come quello americano. Gli Stati Uniti hanno già dovuto annullare le principali esercitazioni NATO in Europa e ritirare parte della loro flotta navale a causa del coronavirus e dei timori di infettare un gran numero di personale militare. Altri Paesi potrebbero avere problemi simili. In questo senso, la malattia ha gravemente rallentato i combattimenti in tutto il mondo, uno dei benefici più inaspettati, sebbene graditi, della crisi.

La prima scelta ovvia delle potenze occidentali per istigare una guerra calda o fredda è la Cina, insieme ai suoi alleati. Quando il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, si riferisce al COVID-19 come "il virus cinese", sta segnalando alla sua base elettorale e ai falchi della guerra nel Partito Repubblicano che la Casa Bianca sta preparando uno scontro. La retorica anti-cinese e la propaganda mediatica sono aumentate notevolmente negli Stati Uniti dall'inizio della crisi sanitaria, con molti americani, in particolare la destra, che ora incolpano i cinesi per aver rilasciato questa pestilenza nel mondo.

Dopo qualche altro mese di distruzione economica, malessere sociale e un numero crescente di morti negli Stati Uniti, i nuovi ranghi di disoccupati chiederanno un capro espiatorio per le loro terribili sofferenze, momento in cui una guerra con la Cina potrebbe diventare più praticabile per Washington. Ciò potrebbe assumere la forma di una guerra on-off, caldo-freddo, della durata di 30 o 40 anni, e attirerà altre grandi potenze usando campi di battaglia in Paesi terzi.

Per l'impero statunitense, un obiettivo primario nel confronto con la Cina sarebbe quello di interrompere e possibilmente far deragliare l'infrastruttura storica di Pechino e lo sviluppo economico noto come Belt and Road Initiative, progettata per collegare l'Europa con l'Asia lungo varie rotte via terra e mare. In caso di successo, il centro di gravità globale si sposterà dagli Stati Uniti verso l'Eurasia. In caso di depressione globale, gli Stati Uniti saranno geopoliticamente ben posizionati per resistere alla tempesta poiché hanno il controllo sia degli oceani Atlantico e Pacifico. La Belt and Road della Cina potrebbe ribaltare i piani di Washington, dominando tutti i mercati globali durante questa nuova epoca tumultuosa.

In un certo senso, la crisi ha interrotto l'emergere di un nuovo mondo multipolare, ma l'imperativo del multipolarismo potrebbe anche essere spinto dalla de-globalizzazione economica e dal fatto che gli Stati Uniti continueranno a ritirare le proprie risorse militari da avamposti come il Medio Oriente. Qualsiasi ritiro degli Stati Uniti dalla scena mondiale sarà riempito da altre potenze emergenti come Russia, India, Turchia e forse Giappone. Molte di queste potenze emergenti richiedono risorse e materiali, quindi la corsa per stabilire rotte commerciali in Africa sarà una caratteristica post-crisi sanitaria.

Questa crisi fornisce anche una comoda copertura per il lancio delle reti 5G in tutto il mondo, la spina dorsale di un nuovo stato di sorveglianza globale in grado di monitorare e registrare tutto in tempo reale.

Una sanità mondiale e legge marziale sanitaria

L'attuale "stato di guerra" si estende a livello internazionale, con restrizioni ai viaggi già in vigore. Sembra esserci una rapida spinta ad istituire un sistema globale semplificato di tracciamento digitale obbligatorio, implementato sotto gli auspici della "salute globale" e guidato dall'Organizzazione mondiale della sanità (OMS). A loro si uniscono i governi partecipanti e le società transnazionali che implementeranno questi nuovi sistemi di "sorveglianza sanitaria".

La vera domanda che rimane senza risposta è: cosa accadrà una volta che tutte le misure di "lockdown" saranno allentate e i viaggi aerei internazionali ripartiranno a pieno regime?

Ci sono già voci provenienti da governi e organizzazioni che chiedono ai cittadini di superare una qualche forma di "test di immunità" affinché venga concessa loro la libertà di movimento all'interno della società, portando un "passaporto di immunità" o un certificato digitale memorizzato su un microchip o uno smartphone.

Ciò si combina con la rapida spinta verso una società senza contanti. A causa dei timori del contagio, la cartamoneta e le monete vengono stigmatizzate come "sporche" e molti punti vendita si rifiutano di accettarli. Una volta adottato questo sistema a livello nazionale, ne consegue che queste stesse restrizioni verranno estese ai viaggiatori internazionali. Inutile dire che questo avrà gravi implicazioni per la libertà personale e la privacy.

Se consentito, questo nuovo regime biologico diventerà per la popolazione un governo mondiale de facto. Il fondatore di Microsoft, Bill Gates (patrimonio netto di $97,8 miliardi), ha chiesto un sistema nazionale di tracciamento dei vaccini negli Stati Uniti, finanziato in parte da circa $100 milioni di dollari che lui e la moglie hanno donato per combattere il coronavirus. Gates ha già investito pesantemente nella ricerca, sviluppo e produzione di vaccini e, con sua moglie, sono un motore primario nella proliferazione di questi farmaci a livello globale. Gates dice che sosterrà l'investimento per sette nuove fabbriche di vaccini in tutto il mondo, e come ha detto al presentatore del Daily Show, Trevor Noah: "Finché non avremo vaccinato tutto il mondo".

"L'unica cosa che ci consentirà davvero di tornare completamente alla normalità e di sentirci bene seduti negli stadi con molte altre persone, è creare un vaccino e non solo prenderci cura del nostro Paese, ma portarlo alla popolazione mondiale", ha detto Gates.

Da oligarchi come Gates, multinazionali farmaceutiche ed ufficiali governativi, l'avvertimento è chiaro: non vi sarà permesso riprendere la "vita normale" finché non accettate il vaccino. E non aspettatevi che l'elenco delle nuove vaccinazioni richieste finisca con il nuovo coronavirus. Una volta stabilito questo primo precedente, i Paesi dipendenti dai viaggi e dal commercio internazionali saranno costretti ad adottare il quadro normativo di questo nuovo complesso di "sanità unica mondiale". Viene quindi tracciata la strada per un flusso costante di requisiti per "combattere" varie epidemie e "minacce biologiche", siano esse esagerate o meno.

E non dimentichiamoci di dichiarazioni autoritarie fatte da zar auto-nominati, come il dottor Michael Ryan direttore esecutivo dell'OMS, il quale di recente ha detto che i membri delle famiglie potrebbero essere prelevati dalle loro case con la forza. "La trasmissione che sta avvenendo attualmente in molti Paesi, sta avvenendo a livello familiare [...]. In un certo senso, la trasmissione è stata tolta dalle strade e respinta nelle unità familiari. Ora dobbiamo andare a vedere le famiglie per trovare quelle persone che potrebbero essere malate ed isolarle in modo sicuro e dignitoso", ha detto Ryan.

L'ovvio pericolo qui è che questo nuovo regime statale-corporativo discriminerà ed emarginerà i cittadini sulla base dei loro registri di immunità, richiedendo loro di inocularsi un nuovo vaccino per ricevere diritti e privilegi. Questa sarebbe una completa abrogazione della libertà personale e dei diritti umani, riportando indietro l'orologio di centinaia di anni. Il tutto basato su ciò che molti importanti medici ed epidemiologi concordano non è più una minaccia significativa per la salute pubblica, in termini di infezioni e decessi, rispetto ad una qualsiasi influenza stagionale.

Un Green New Deal targato COVID?

Uno dei principali beneficiari di una chiusura globale è stata la lobby del cambiamento climatico.

Chiudendo con la forza milioni di aziende e ritirando decine di milioni di auto dalla strada e costringendo a terra le compagnie aeree mondiali, la crisi ha fornito alla giovane Greta Thunberg le prove di cui lei e i suoi sostenitori avevano bisogno per dimostrare le virtù di un mondo a zero emissioni di carbonio.

Ciò accelererà anche l'adozione di un cosiddetto "Green New Deal" a livello internazionale, che potrebbe avere meno a che fare con il salvataggio dell'ambiente o il "cambiamento del clima" e più con la creazione di una nuova bolla finanziaria globale basata sul mercificazione e finanziarizzazione dell'ecosfera terrestre. Si tratta essenzialmente di un nuovo mercato monetario, obbligazionario e dei derivati ​​"in salsa green".

Greta non è apparsa dal nulla nel 2018. Lei e chi la gestisce sono stati incaricati di una missione, e ora sono molto vicini alla realizzazione della loro agenda, la quale combacia anche con gli obiettivi dell'Agenda 2030 delle Nazioni Unite.

Chi vince: globalismo o nazionalismo?

Un altro sottoprodotto inaspettato di questa crisi è stato il fatto che un certo numero di stati membri dell'Unione Europea ha tirato per la giacchetta Bruxelles per non aver reagito abbastanza velocemente e per non aver rilasciato fondi sufficienti per le istituzioni pubbliche e le imprese in difficoltà. Di conseguenza Paesi come l'Italia e la Polonia stanno esercitando pressioni sulla risposta relativamente debole e inefficace di Bruxelles.

Allo stesso tempo, questa nuova griglia di controllo globale si presta all'implementazione di una struttura di governo mondiale da utilizzare per regolare e giudicare i problemi, nonché per gestire i futuri "focolai". Alla fine di marzo l'ex-premier britannico e cancelliere, Gordon Brown, ha chiesto ai leader mondiali di creare un ente governativo globale provvisorio al fine di affrontare l'epidemia di coronavirus e gestire il collasso economico globale.

Quali che fossero le agende geopolitiche e di ingegneria sociale già in atto prima della crisi, potete star certo che il coronavirus ne ha accelerate molte.

In termini di prese di potere, questa è l'incarnazione del motto "mai lasciare che una buona crisi vada sprecata".

Oh, e non dimenticate: è tutto fatto solo ed esclusivamente per il vostro bene. 

Di Patrick Henningsen

Traduzione di Francesco Simoncelli

sabato 19 settembre 2020

19 settembre 2020 - NEWS DELLA SETTIMANA (12-18 set. 2020)

19 settembre 2020 - UNA GRANDE SCOMMESSA PER CAMBIARE LA STORIA - Claudio Messora e Virginia...

La straordinaria, schiacciante vittoria del potere è quella di aver sostanzialmente abolito il pensiero critico. L'uomo senza beni è l'immagine della morte (Homo sine pecunia imago mortis)

Meno contante, e meno contate

Maurizio Blondet 19 Settembre 2020 
di Roberto PECCHIOLI

Meno contante, meno contate, è il suggestivo slogan di chi si batte contro la progressiva abolizione del denaro contante. Il successo di tale mobilitazione è per ora assai limitato, anzi avanza a grandi passi una società distopica senza denaro, i quattrini “veri” che teniamo in tasca o custodiamo per ogni evenienza. L’Italia sta progressivamente avanzando nella stessa direzione: sono già legge divieti di pagamento in numerario oltre una determinata soglia, che viene periodicamente ridotta. Il governo Conte ha ottenuto una specifica delega in materia, alla chetichella, durante la tempesta del contagio. Soprattutto, non si riesce a sollevare un vero dibattito su un tema che, al contrario, ha ed avrà immense ricadute sulla vita quotidiana e sulla stessa antropologia futura. Vince, sinora, la narrazione della comodità, che spinge sempre più persone a pagare con carta di credito, bancomat o attraverso circuiti come Paypal anche importi modestissimi. La straordinaria, schiacciante vittoria del potere è quella di aver sostanzialmente abolito il pensiero critico.

Probabilmente stiamo davvero diventando “rettiliani “nel senso che l’oligarchia dominante, attraverso opportuni stimoli reiterati nel tempo, sta facendo sì che utilizziamo quasi soltanto una delle tre parti del cervello, quella più arcaica, primaria, sede degli istinti essenziali, lontana dalla riflessione e dal senso morale, il cervello detto rettiliano. Risulta difficilissimo, se non impossibile, spiegare con qualche speranza di successo gli effetti negativi di un mondo senza contanti. E’ così semplice, comodo, pulito, pagare con una delle card multicolori che riempiono il nostro portafogli. Oltre l’enorme portata simbolica, sfugge il gigantesco potenziale di controllo e sorveglianza, la tracciatura totale, assoluta, di ogni nostro pagamento, compresa la geolocalizzazione, la capacità di prevedere e quindi orientare e determinare ogni nostro comportamento da parte dei possessori delle tecnologie sovrastanti, i padroni universali.

Homo sine pecunia imago mortis, dicevano i latini. Nel futuro, nel presente, l’immagine della morte civile – e forse fisica- è quella dell’essere umano senza credito, che non possiede le magiche carte di credito, o se le vede bloccare per un motivo qualsiasi, ad arbitrio di un potere sempre più invadente, totalitario, onnipresente. Già adesso, la libertà economica di alcune categorie è gravemente limitata: protestati, falliti, ma anche lavoratori precari, in affitto, pagati con voucher. Che cosa capiterà a chi non avrà più accesso al credito? Vedersi ritirare le carte o negare l’uso del proprio denaro (se sarà ancora possibile chiamarlo così) diventerà un castigo tremendo, un’arma di ricatto, una spada di Damocle di chi controlla il sistema e dei governi, suoi complici e vassalli.

Gli esclusi non saranno soltanto i più poveri – alla faccia della retorica a favore “degli ultimi” – ma anche gli spiriti liberi e i dissidenti, gli oppositori, I “cattivi pagatori”, che spesso sono tali per difficoltà reali e non per disonestà o cattiva volontà, saranno esposti all'impossibilità di vivere in società. Per loro, sarà difficile anche procurarsi il cibo e l’abbigliamento. Eppure, la maggioranza non percepisce l’imbroglio, non capisce né sospetta la colossale operazione di dominazione sottostante. Presto o tardi, i contanti non avranno più corso legale, quindi non saremo in grado di possederli, utilizzarli, spenderli in qualsiasi modo. Pezzi di carta senza valore, oggetti da collezione.

Intanto, consapevoli del pericolo del bitcoin, la criptovaluta, le banche centrali studiano instancabili come controllare la popolazione attraverso il dominio sui mezzi di pagamento. Vogliono imporre dall’alto del potere, alleato con i governi, l’obbligo di usare esclusivamente il “loro” pseudo denaro virtuale, svuotando le tasche e anche i cervelli: una sorta di legge di Gresham, la moneta cattiva che scaccia quella buona soffocando la libertà di scelta. Le grandi banche stanno già realizzando test sull’euro digitale della BCE, che tenta di non perdere terreno rispetto a progetti avanzati di Russia e soprattutto Cina (Alipay, corrispettivo orientale di Paypal; Tencent, il gigante del commercio e dei servizi digitali del Dragone, titolare tra l’altro di WeChat, corrispettivo di Whattsapp di Facebook).

Ci intontiscono con la “trasparenza”: che problema c’è, se non hai niente da nascondere, dicono. Anzi, la tracciatura di ogni movimento distruggerà l’evasione fiscale e metterà in crisi la criminalità. False verità, vere menzogne. L’evasione fiscale grande, immensa, è la loro, quella dei colossi digitali e finanziari, ma alla gente, agli sprovveduti che siamo diventati, viene ostentata l’evasione di artigiani e professionisti. Il rancore e l’invidia sociale funzionano sempre: evasori sono gli altri, noi, eventualmente, ci difendiamo o “risparmiamo qualcosa”. Quanto alla criminalità, quella grande, globale (droga, armi, traffico di esseri umani e di organi) regola i suoi affari nell’oscurità dei canali della shadow economy, nei meandri sotterranei e potentissimi della grande Rete, protetta dagli apparati più riservati del potere.

Il problema non è solo filosofico e morale, non ha a che fare solo con la limitazione della libertà che comporta la riduzione delle scelte. L’obiettivo concreto è controllare per poi determinare attraverso la predizione e la persuasione del sistema di comunicazione e inculturazione, ciò che facciamo, dove andiamo, che cosa e da chi compriamo, come e che cosa pensiamo. Un Arcipelago Gulag globale fatto di sbarre virtuali, ma robustissime, in cui ciascuno di noi non è più persona, individuo o soggetto, ma un codice a barre, lo Zek postmoderno. Zek era il nomignolo degli internati nei campi sovietici ed è anche l’acronimo dell’onnipotente Zentralstelle fuer Kreditinformation, l’organismo interbancario che decide sui criteri di concessione dei crediti. Curiosa coincidenza.

È essenziale che le persone spendano, che non venga loro in mente di pensare al futuro, che non investano in progetti produttivi, che non pensino ad annullare o compensare i debiti. Se ci impediscono di detenere, trasportare, movimentare la carta moneta, tutto cambierà e non avremo più alcuna via di fuga dal potere finanziario, tecnologico e, inevitabilmente, politico e metapolitico. Già oggi, negli Usa esiste una voluta carenza di valuta, per cui in molti negozi non si dà più il resto in contanti, ma si viene invitati a possedere “carte fedeltà”.

Poiché non abbiamo speranza alcuna di convincere la massa con argomenti morali, politici o con l’appello alla libertà – la più equivoca delle aspirazione umane – abbiamo pensato di fornire un piccolo estratto degli effetti reali, sulla vita quotidiana, di un mondo senza denaro contante. Parliamo di una futuro in cui il contante non avrà più corso legale, quindi non saremo in grado di acquisirlo, pagare o spendere con tale mezzo. Non potremo più depositare contanti su un conto bancario, né accettarli per lo scambio di beni o servizi.

Pensiamo ai regali: spesso consideriamo il denaro un dono appropriato, gradito a chi lo riceve. Non potremo più neppure offrire la “paghetta” ai nostri figli e nipoti, o fare un regalo “importante “a un parente che si è laureato, diplomato o ha raggiunto un traguardo. In una società senza contanti, il beneficiario non può utilizzare direttamente e liberamente la somma, che dovrà essere scambiata con assegno o bonifico. Ciò significa che dovremo detrarre una commissione, che arricchirà ulteriormente il sistema finanziario e impoverirà noi. In più, in tempo reale, le autorità fiscali e il governo, oltreché i padroni delle tecnologie –ovvero i piani alti della finanza tradizionale e fintech – conosceranno con precisione la quantità di denaro in nostro possesso. Non sarà un gran problema per il bimbo che riceverà (chissà come, poi…) pochi euro dal papà o dallo zio, ma sarà già un bel guaio per il neolaureato a cui parenti e amici avranno offerto denaro per celebrare il suo successo, o per la coppia di giovani sposi. Chissà che il fisco non bussi presto alla porta di questi soggetti per richiedere la sua parte.

In tempo di contagio da virus, la povertà si è estesa e con essa la disoccupazione. Sono moltissime le persone che, per sbarcare il lunario, si stanno adattando a occupazioni occasionali. Qualcuno falcia l’erba dei giardini privati, altri fanno riparazioni, qualcuno aiuta nella cura dei disabili o collabora alle pulizie. Altri si improvvisano tassisti a chiamata o badano ai figli di chi, più fortunato, ha conservato il suo impiego. Un’enorme percentuale di queste persone viene pagata in contanti.

Ma se improvvisamente non puoi spendere i tuoi soldi, dovrai essere pagato elettronicamente. Quante persone che non hanno ancora un’attività o l’hanno perduta hanno un conto commerciale per accettare carte di credito o di debito? Ci sono opzioni come Paypal e Venmo, che ovviamente pretendono una commissione percentuale. Per di più, ogni centesimo derivante da questi lavori (la gig economy dei lavoretti imposta dal Covid 19) è tracciato e controllato. Questo trasformerà rapidamente i nostri 50 euro, guadagnati con fatica, in 40 o 35, poiché sarà facilissimo tassarle. Sì, perché saremo noi gli evasori fiscali, gli empi da colpire, non le centrali finanziarie, non i giganti tecnologici deterritorializzati che stanno dietro la nostra modesta carta di credito.

Potremmo avere bisogno, o desiderio, di vendere qualcosa di nostro: c’è un mercato crescente, in tempi di crisi. In alcuni paesi è comune lo “sbarazzo” di vecchie cose. Aiuta a svuotare cantine e cassetti, fa guadagnare qualcosa e talvolta risolve emergenze. Come funzionerà in una società senza contanti? Se vendiamo oggetti di valore, probabilmente finiremo per utilizzare i soliti Paypal, Venmo e simili, che pretenderanno una parte del ricavato, la postmoderna estorsione alla massa mascherata da servizio indispensabile, anzi obbligato. Pochi potranno perdere tempo e denaro in una miriade di piccole transazioni. Si tornerà al baratto, a un’economia in cui daremo qualcosa in cambio di un servizio o di una promessa futura.

Finirà anche l’istituto della mancia: pagabili solo con carta di credito, mance e regalie diventeranno rare, scomode da offrire e da incassare, anch’esse alla mercé del fisco. Forse verranno ritirate dai datori di lavoro e restituite a fine mese: un nuovo potere nelle loro mani. Inoltre, non sarà difficile manipolare gli importi. Diventerà impossibile insegnare ai bambini il senso di responsabilità nel guadagnare, risparmiare e utilizzare con giudizio il denaro. E’ sempre stata una palestra di vita, di crescita, di indipendenza. Se tutto è elettronico, che succederà? Esiste la possibilità di utilizzare carte regalo prepagate, ma questo significa che posso spendere i miei (miei?) quattrini solo in determinati modi e luoghi, con perdita di libertà e comunque sempre nell’ambito di una mentalità improntata al consumo immediato. Nessuna possibilità di scegliere, risparmiare con costanza, vedere il proprio denaro crescere in vista di un obiettivo.

E’ il principio che si vuole applicare alle varie modalità di reddito universale: una carta da usare in determinati circuiti, esclusivamente per spese indicate /imposte dal potere, probabilmente con una scadenza che impedirà l’esercizio del risparmio. Molte famiglie, inoltre – almeno otto milioni negli Usa – non hanno un conto in banca a causa di commissioni troppo elevate, crediti inesigibili o altri impedimenti. Costoro si rivolgono a società che incassano al loro posto, lucrando commissioni su redditi spesso modesti, frutto di lavori pesanti o sgradevoli. Cosa faranno quando neppure questa opzione- fonte comunque di sfruttamento usurario- non sarà più possibile? 

La maggior parte di chi non ha conti bancari vive già al di sotto della soglia di povertà. Sarà ancora più difficile sbarcare il lunario, fare lavori saltuari, ottenere aiuto. Infine, per nessuno dovrebbe essere un obbligo aprire un conto corrente o possedere una carta di credito, in regime di libertà. Per molti, ci saranno problemi fastidiosi, più difficile pagare il parchimetro o ottenere il resto al bar. I poveri dovranno ricorrere a servizi come vaglia postali, banchi dei pegni o prestiti con anticipo sullo stipendio, per chi ce l’ha. Negli Usa, i cittadini con reddito inferiore ai 25 mila dollari annui usano soprattutto contanti. Saranno loro a subire le peggiori conseguenze del mondo cashless. Insomma, chi, per una ragione o per l’altra, non avrà accesso alle carte di credito, sarà escluso dalla vita. Che ne sarà dei disoccupati? E se – cosa sempre più probabile nel regime di contrazione progressiva delle libertà- venissero bloccati i conti e le card dei dissidenti, o tale misura diventasse una vera e propria pena accessoria in un futuro distopico, ma per niente impossibile? Non si tratta di una condizione ideale per alcuno. Inoltre, il potenziale di abuso diventerà un problema centrale: se ogni centesimo guadagnato viene tracciato e registrato, non avremo alcuna privacy finanziaria e saremo a rischio molto maggiore.

Molti tengono parte dei risparmi a casa per le emergenze. Ma cosa succede quando finiamo i contanti? Tutti i soldi che abbiamo messo da parte negli anni dovranno tornare alla banca e perderemo il controllo della nostra vita. Se poi si verificasse – o peggio venisse dolosamente provocato- un evento d’insolvenza di tipo cipriota e argentino, è già operativa la legge chiamata bail-in, per la quale pagheremo noi per i disastri del sistema finanziario e gli errori del potere politico.

E’ già accaduto, con la vicenda del fallimento cipriota di alcuni anni fa – uno Stato membro dell’UE. L’Italia ha un sistema bancario a rischio, in gran parte in mani straniere. Non vi è nulla di inverosimile, non sono possibilità limitate a mondi lontani: l’attacco diretto al nostro denaro può accadere qui e adesso. L’impianto legislativo per l’esproprio legale è attivo. Nella nazione guida del capitalismo, gli Usa, dopo salvataggi bancari a spese del contribuente nella crisi del 2008, la legge vieta il salvataggio statale, ma consente il bail-in, cioè l’esproprio dei depositanti. L’UE non è da meno. Vi è anche il fenomeno della confisca dei beni civili. Un’entità economica finanziaria o il governo può sequestrare la mia proprietà o il mio denaro anche se non sono condannato per un crimine. Immaginiamo quanto sarà più facile se tutti i nostri dati e averi saranno immediatamente individuati e bloccati con un semplice clic.

Un certo numero di siti web, canali indipendenti e account sono già stati eliminati. Per andare oltre, basterà imporre multe- direttamente prelevabili dai nostri conti o card – senza difesa, e le opinioni sgradite al sistema di potere saranno ridotte sul lastrico e costrette al silenzio in un’assordante autocensura. Forse siamo solo paranoici, teorici della cospirazione. Forse. E se invece- basta guardarsi intorno- quel che temiamo fosse vero, in tutto o in parte, o il futuro fosse peggiore di quanto paventiamo? Attenti: il denaro ha mille difetti, ma è un elemento di libertà, di scelta, di sicurezza. Se è nelle “mie “mani, non nei “loro” artigli.

Meditate, gente, meditate, se avete ancora un neurone libero nel cervello. Non regaliamo al nemico – sì, il nemico – la nostra libertà di scelta per pigrizia, paura, accidia. Non varranno a nulla le lacrime di domani.

Racconti di mezza estate - 7 - le soluzioni semplici non esistono

La stramaledetta crescita

19 settembre 2020

Iniziamo col con questa domanda: chi di noi è in grado di produrre i propri mezzi di sostentamento?

Personalmente, ancora no, ma sto iniziando a prepararmi e spero di essere pronto in 4/5 anni, se ci riuscirò, questo è il mio semplice piano per il futuro. Non sarà facile per niente, ma sarà una bella sfida provarci.

Tutto ciò che non siamo in grado di produrre autonomamente per sopravvivere dà origine ad una distorsione; si innesca un meccanismo innaturale che si ingigantisce nel tempo. La gente fa appello ai governi. Reclama di ricevere gratuitamente una gamma molto larga di benefici. Ha continuamente bisogno di qualcosa e si aspetta, reclamando con presunzione, che i bisogni vengano soddisfatti invocando i diritti acquisiti.

Come gli uccellini nel nido, con la bocca aperta, che pigolano costantemente, “pio pio pio” agitando d’istinto le loro piccole teste con gli occhi chiusi, aspettando che qualcuno gli rigurgiti nello stomaco cibo e sostentamento.

La cittadinanza, nella maggior parte dei casi, si comporta allo stesso modo. Pigola e reclama rumorosamente col becco aperto, e lo Stato che fa? Per un po’ fa finta di voler resistere, cerca di temporeggiare, ma poi non può più trattenersi per molto tempo. Il pigolare è fastidioso e a lungo andare diverrebbe insopportabile. E Allora, che fa? Stampa dei Buoni del Tesoro, si fa scontare il loro valore facciale dalle banche, e con quei soldi presi a prestito, rigurgita il liquido dentro le bocche fameliche dei cittadini, saziandone più che ne può, risolvendo il problema nell’immediato con manovre sociali tipo la creazione di posti di lavoro pubblici, di sussidi, di appalti, e di ogni tipo di espediente che possa consentire alla gente di ricevere del denaro con cui sfamarsi. Ma quei soldi sono debito, e il debito, per sua natura, sottostà alla regola matematica della funzione esponenziale, mentre la vita terrena obbedisce e funziona in maniera lineare, non esponenziale. E così inizia il problema. Le due funzioni sono matematicamente incompatibili ed è solo una questione di tempo: dopo un periodo iniziale in cui sembra di potercela fare, le curve si incrociano e quella del debito mette il turbo, pompata dalla funzione esponenziale diventa un asindoto, un’erezione, ma qui non voglio diventare scurrile, non è il mio stile. Però si capisce bene che è impossibile correre dietro ad una funzione esponenziale con le armi mortali della crescita aritmetica su cui si basa la vita terrena. Questa è la distorsione.

Il sistema economico globale basato sul debito esponenziale (debt based economic system) non può prescindere dalla crescita economica che però si basa sullo sfruttamento di risorse non esponenziali. Ci martellano continuamente con la parola “crescita”.

Quante volte ce lo sentiamo ripetere: “ci vuole la crescita. Il P.I.L: deve crescere. Bisogna stimolare la crescita”! Ce lo sentiamo ripetere in continuazione. Ma perché ci vuole per forza, in ogni caso, inequivocabilmente questa stramaledetta crescita?

La risposta è semplicissima: perche nel frattempo stanno crescendo inesorabilmente gli interessi passivi sui debiti.

Proprio così. Anche mentre dormiamo o non ci pensiamo, gli interessi crescono, maturano e si accumulano, capitalizzandosi sul montante, ovvero interessi su interessi. Gli interessi sono inevitabili ed onnipresenti in quanto l’intero sistema monetario globale è basato sul debito.

Ogni sistema di questo tipo inizialmente sembra sostenibile, ma la crescita composta dell’interesse passivo che capitalizza secondo la formula matematica della progressione geometrica, non sarà mai raggiungibile dalla crescita aritmetica dell’economia reale e produttiva. Hai voglia a parlare di crescita! Anche il fantino più bravo si accorge che frustando il cavallo, oltre un certo limite il cavallo non può accelerare. Così come una volta piantato un raccolto, non posso andare dalle zucchine a dirgli di crescere più velocemente, mentre, nel frattempo, gli interessi crescono e crescono, eccome se crescono! Si cerca adesso di rallentare questa corsa mantenendo i tassi vicini allo zero, ma si tratta comunque di cercare di fermare un treno lanciato alla massima velocità.

Il famoso “Giubileo” altro non era che una cancellazione dei debiti. Trascorsi sette anni i debiti correttamente ammortizzati si ritenevano onorati e si poteva cominciare da capo. Quel limite di sette anni, non è casuale. Sono regole matematiche che gli antichi già avevano capito e che avevano la cautela di applicare. Curiosamente, il numero sette ricorre in moltissimi campi. (Sette sono gli orifizi corporei umani da gestire, ad esempio, e sono molto esigenti). Il mondo economico moderno che si può dire sia nato nel 1694 con la creazione della Banca d’Inghilterra, ha preferito seguire un’altra via. Invece di giubilei, si è scelta la strada dell’espansione del debito, coinvolgendo sempre più soggetti in uno schema debitorio che altro non è che una piramide finanziaria. La stessa piramide rappresentata e celebrata trionfalmente sul retro della banconota da un dollaro americano. In uno schema piramidale, più è larga la base più è solido il vertice. La base fornisce energia al vertice che, caricato come una dinamo, si illumina e si stacca dalla base fetente, come a rappresentare perfettamente le due categorie umane magistralmente descritte dal poeta Gioacchino Belli nel sonetto:

Li du' ggener'umani:

Noi, se sa, ar Monno semo ussciti fori
impastati de mmerda e dde monnezza. 
Er merito, er decoro e la grannezza
sò ttutta marcanzia de li Siggnori…. 


Infatti, la prima conseguenza del sistema monetario debitorio creato in Inghilterra fu l’immediata conquista ed annessione della Royal Scottish Mint, ovvero della zecca scozzese, perché, per perpetuarsi, ha continuo bisogno di nuovi soggetti a cui attaccare lo spinotto del debito.

Seguì a ruota la rivoluzione industriale e l’espansione imperialista: bisogna produrre di più, ci vuole la crescita! La crescita necessaria per ripagare gli interessi sul debito. Quindi, tutti a correre come matti dietro al debito in una corsa senza fine, dove il debito è matematicamente avvantaggiato.

La storia va avanti, nuovi stati vengono conquistati. Si faranno guerre e moriranno tante persone, ma la faccio breve ed arrivo ai giorni nostri.

Quando si legge qualche resoconto finanziario, ci si aspetta che qualcuno più bravo di noi ci dica qualcosa che già non sappiamo. “Tell me something I don’t already know” ..dimmi qualcosa che non so già diceva Gordon Gekko nel famoso film Wall Street. A me piace leggere da diverse fonti e non fissarmi su qualcosa, per non essere accusato di dissonanza cognitiva, quindi ho sotto mano varie pubblicazioni e articoli, libri e audioblog. Poi sta alla mia capacità di ragionamento, unita alla mia preparazione accademica a trarne le dovute conclusioni. Quindi non posso fare previsioni favorevoli quando tutti gli indicatori puntano in un’unica direzione, ovvero l’insostenibilità di questo paradigma. Sono pessimista? No, francamente amo scherzare, e fischiettare allegramente, ma per quanto riguarda la fredda analisi dei dati, non può esserci soluzione restando dentro questo paradigma, e siccome chi lo controlla ne beneficia immensamente, sarebbe sciocco credere che chi si trova un una posizione di così assoluto dominio, possa minimamente pensare di cambiarlo perché è dalla parte ricevente del trasferimento di ricchezza. Il vertice della piramide non ha nessuna intenzione di smettere di godere del privilegio enorme in cui si trova e quindi il sistema andrà avanti così anche perché ancora la maggior parte delle persone non ha neanche la minima idea di come funzioni.

Come abbiamo visto, tutta l’ecomomia mondiale si basa su di un oceano di debiti.

Questi debiti, a loro volta sono stati cartolarizzati e re-ipotecati migliaia e migliaia di volte in astrusi grovigli di derivati e di prodotti esoterici dei quali solo una minima parte è visibile, mentre il vero buco nero si nasconde nelle falde della partita doppia, con diversi acronimi, nei paradisi fiscali e nel sistema ombra detto “shadow banking”. Su tutta questa massa immane di debiti capitalizzano in ogni istante enormi somme di interessi passivi i quali possono essere onorati soltanto con la crescita. Quindi bisogna avere la lucidità di chiedersi: c’è qualche remota possibilità di arrivare ad avere questa crescità? Ad esempio: in Europa tutti gli stati hanno un debito pubblico enorme ed un ancora più grande debito complessivo. Ad esempio: il debito complessivo della Grecia è dell’875% del suo pil, quello della Germania è del 418% mentre in Italia siamo al 364%, (quindi meglio dei tedeschi). La media europea è del 434%, mentre gli USA sono a circa il 400%. (dati non aggiornati da verificare).

Abbiamo quindi banche insolventi che prestano i soldi a Stati praticamente falliti che emettono Bond che vengono comprati dalle stesse banche praticamente fallite con i soldi creati dal nulla dalle Banche Centrali, le quali usano questi bond come collaterale per fare prestiti con effetto moltiplicatore 26/1 che alimentano la galassia dei REPO fino al limite più estremo.

Per garantire la sicurezza dei bond che costituiscano le riserve patrimoniali delle banche, gli Stati praticano i tagli alla spesa pubblica e l’austerità. Questo vuol dire: tassare i cittadini per poter rimborsare gli interessi alle banche e mantenere in vita lo schema piramidale.

L’austerità è palesemente una manovra depressiva. Come può esserci crescita se si innesca la depressione? Come può riprendersi il mercato immobiliare se prima non si riprende il mercato del lavoro? Hai mai sentito dire di un disoccupato che compra una casa? Quanti cappuccini deve fare un barista per poter stare dietro a un milione di miliardi di derivati?

Si stima che l'economia dell'intera Unione Europea dovrebbe essere in grado di crescere almeno del 10% per i prossimi dieci anno per far si che questo sistema sia sostenibile; ma come si può crescere più velocemente degli interessi composti? IMPOSSIBILE ! 

Ebbene: tutta questa politica monetaria è una truffa! Come il gioco dell’aeroplano. Quando qualcuno smette di pagare, ovvero quando le Banche Centrali decideranno di smettere o soltanto di diminuire la creazione di trilioni dal nulla. Questo può avvenire in qualsiasi momento. La proverbiale goccia che fa traboccare il vaso, o la pagliuzza che spezza la schiena al cammello.

Per adesso penso che soltanto un mentecatto possa vedere una via d’uscita da questa crisi, considerando la cura che viene applicata. Siamo stretti in una morsa come in una trappola mortale.

Nella mia newsletter IL VIRUS GIUSTO AL MOMENTO GIUSTO, 


ho definito questo momento come il più grande caso di “tra l’incudine e il martello” della storia dell’umanità.

Da una parte ci sono l’austerità e i lockdown che portano alla depressione, dall’altra, ci sono i piani di stimolo delle Banche Centrali (monopoliste del credito) che pagano i debiti vecchi con debiti nuovi ancora più grossi dei precedenti. Poi non si può continuare a fare debito all’infinito, perché il debito può anche essere infinito, ma le risorse della Terra non lo sono.

Zitti tutti adesso! Non lo sentite anche voi? Un rumore di sottofondo. Come un rumore di risucchio. Un rumore costante, come un grande aspiratore che risucchia la ricchezza dalla base e la porta verso l’alto. Proprio così. Sta avvenendo in questo momento. Questo sistema, nella fase terminale, ovvero quella che stiamo vivendo adesso, è strutturato per attuare la parte ultimativa ovvero quella del “grande succhio”! Il film Society di Brian Yuzna ha descritto magistralmente questa metafora. È la classe stra-ricca che finisce con l’impossessarsi di tutto quello che c’è alla base, compresa la nostra vita.


Questa premessa era necessaria, perché nel precedente pezzo: https://andreacecchi.substack.com/p/che-fare-adesso , mi è stato fatto notare che non ho offerto nessuna soluzione valida, nonostante abbia pubblicato un’enorme quantità di previsioni economiche in esclusiva; tutto gratis. L’ho detto chiaramente e lo ripeto: LE SOLUZIONI SEMPLICI NON ESISTONO. La situazione in cui ci troviamo è veramente pessima. Anche Karen Hudes, ex insider della Banca Mondiale, ha affermato: “questa non è semplicemente una crisi economica, qui è in gioco la sopravvivenza umana”!

Vorrei tantissimo anch’io che non fosse così, e spero veramente che si possa ancora trovare una soluzione, ma nel frattempo è anche consigliabile prepararsi. Sperare al meglio, ma essere pronti al peggio. Chi ancora non l’ha letto, qui ci sono tantissimi consigli pratici che ho scritto in questa newsletter: https://andreacecchi.substack.com/p/io-vengo-dalla-bosnia

Moltissimo materiale si trova su questo sito che consiglio di seguire e da cui ho tratto molto di quello che ho scritto:


Vorrei tanto dirvi che i problemi finiranno quando arriverà il nuovo Governo, con le elezioni, e voleranno unicorni angelici statali, color arcobaleno, che faranno cadere dai loro ani, cibo, risorse e felicità a profusione direttamente nella sala da pranzo di ognuno di noi.

Nel frattempo cerchiamo invece di pensare a quello che si può fare.

L’Italia è la nazione più bella del mondo e noi italiani, anche se hanno provato in tutti i modi a convincerci del contrario, siamo persone veramente in gambissima e sappiamo fare le cose meglio degli altri. Chi ha un grande talento sarà in grado di farcela perché sarà in condizione di fornire un servizio esclusivo che non può essere fatto da una persona rozza o da un robot. I cinesi, per adesso fanno soprattutto chincaglieria a prezzi bassi e noi faremo cose stupende per pochi a carissimo prezzo. Non si può combattere con loro sul loro stesso terreno, specialmente quello tecnologico. Ci sono portali e siti come questo https://artemest.com/ che selezionano le eccellenze italiane. Essere eccellente non è da tutti, ma essere mediocri è facilissimo e di bighelloni e buoni a nulla ce ne sono svariati miliardi nel mondo, e quello è un posizionamento sulla scala sociale dove non si sta bene e si starà progressivamente sempre peggio. Ricordiamoci di quanto siano esclusive le cose che abbiamo in Italia. È inammissibile che il biglietto d’ingresso a Disneyland costi 160$ mentre quello per salire sulla Torre di Pisa costa 18€. Anche su questo si può lavorare, dando il giusto valore a quello che abbiamo. E di cose belle e uniche ne abbiamo più di tutti gli altri. Chi le vuole dovrà pagare di più. 

Un amico mi suggeriva anche un’altra idea. Già avevo accennato alle gated communities nel precedente pezzo https://andreacecchi.substack.com/p/che-fare-adesso. L’amico mi ha consigliato di approfondire l’argomento.

Questo è quanto.

L’attuale tendenza per l’Italia vede l’ingresso di centinaia di migliaia di immigrati che vengono distribuiti nelle città. Questa tendenza aumenterà ancora e le nostre città stanno già diventando le loro città. Queste persone non hanno nessun desiderio nel mantenere le cose in ordine e trasformeranno le città rendendole il più simile possibile alle città del loro luogo d’origine per sentirsi più a loro agio. Ricordo che alcuni anni fa, quando mia moglie cantava nel coro Gospel della chiesa Anglicana a Firenze, fummo invitati ad un matrimonio di una coppia di africani, nigeriani cristiani. Il racconto meriterebbe una newsletter a parte, ma la farò breve. La cosa che più mi ha colpito è che il ricevimento era organizzato nel luogo che gli ospitava, ovvero una villa principesca del 1500, sulle colline sopra Firenze, che il Comune aveva messo a disposizione, trasformandola in centro di accoglienza e di alloggio per gli immigrati. È stato formativo per me, appassionato d’arte e scultore dilettante, notare come questi africani avevano completamente devastato la villa. Avevano conficcato i chiodi sugli affreschi rinascimentali per appendere mutande e biancheria e come , incapaci di apprezzarne il valore, avevano trasformato un capolavoro del rinascimento in una bidonville, una piccola Lagos. È inevitabile. Non dico niente di nuovo. Chiunque abita in una grande città lo vede con i suoi occhi tutti i giorni. Urinare sul Campanile di Giotto è una cosa naturale: la funzione biologica si sovraimpone per importanza e urgenza alla funzione artistica e culturale, argomenti del tutto inutili al primitivo. 

Il futuro va quindi verso una sorta di NEO FEUDALESIMO” , dove per proteggerci dalle orde di barbari nelle città, dovremmo ricorrere alla protezione dentro borghi fortificati e difesi con le armi. Questo avviene già da molti anni in Sudafrica, Stati Uniti, Brasile e ovunque il ceto abbiente si trovi a convivere con il ceto molto povero.

L’attuale crisi ha dato origine ad una figura a forma di K. La linea verticale della K segnala il crollo, mentre le due altre linee che si dipartono dal suo centro rappresentano il bivio in cui ci troviamo: o sprofondare verso il basso, o cercare lentamente di risalire.


Per questo motivo, e il trend è osservabile globalmente, chi può sta scappando dalle città, dalle coltellate, dai machete e dalle molotov e si sta rifugiando nei piccoli centri delle periferie possibilmente in collina o sul mare.

Alle Bahamas, Barbados, Turks and Caikos, Bermuda, Grand Cayman, si osserva una tendenza molto accentuata di persone molto ricche che scappano dai disordini pubblici degli Stati Uniti e si comprano un pezzo di paradiso, e chi può permetterselo, addirittura intere isole, arrivandoci in yacht o con l’idrovolante.





In Italia esistono interi borghi abbandonati che possono essere adibiti a gated communities adatte a proteggere le famiglie ed affrontare al meglio la brutale fase di disordine che coinciderà con il progressivo sgonfiamento della bolla del debito. Come ho già scritto, ognuno si organizzi in base alle proprie competenze, ai propri mezzi economici e al proprio entourage di conoscenze personali.


Queste sono alcune idee. Magari a voi ne vengono in mente altre anche migliori. Il discorso è aperto. Non ho io tutte le soluzioni. Figuriamoci, Non ho assolutamente questa presunzione.

In tutti questi anni ci hanno convinto che la prosperità può venir fuori dalla stampatrice di soldi. È stato bello crederci e ricevere il becchime nel gozzo col becco aperto. Adesso è arrivato il momento in cui, come gli uccellini svezzati, bisogna aver coraggio, lasciare il nido della “comfort zone” e prendere il volo con le nostre ali, perché il ramo su cui si trova il nido si sta spezzando. Nessuno sa quando si spezzerà. Ma è meglio imparare a volare via prima di sfracellarsi al suolo.


Johnson Boris non voleva fare il lockdown, l'hanno rinchiuso nelle segrete stanze e gli hanno spiegato che è uno strumento per distruggere l'Offerta e che lui non poteva esimersi, allora per salvargli la faccia gli hanno suggerito di dire che aveva il covid 19. Ora è diventato un sostenitore indelebile per rendere l'umanità prigioniera in casa. Stesso meccanismo è toccato a Zingaretti, mentre Bolsonaro si è dichiarato malato senza costrizione

Coronavirus, Johnson: “Seconda ondata in arrivo in Gran Bretagna”. In Germania è record di contagi da aprile


Il centro epidemiologico tedesco ha segnalato 2200 casi nelle ultime 24 ore. Madrid già verso il lockdown

19 SETTEMBRE 2020

LONDRA. Boris Johsnon avverte che la seconda ondata dell'epidemia di coronavirus sta arrivando in Gran Bretagna. «La stiamo vedendo in Francia, Spagna, attraverso l'Europa. Temo sia assolutamente inevitabile che la vedremo in questo Paese», dice il premier britannico citato dai media durante una visita nell'Oxfordshire. Johnson ha spiegato che il suo governo sta valutando se «andare oltre» le restrizioni imposte questa settimana, sottolineando tuttavia di non voler un nuovo lockdown.

«È l'ultima cosa che vogliamo», vogliamo mantenere aperte le scuole, l'economia, ha spiegato. Questa settimana sono state imposte misure restrittive differenziate per diverse parti del paese, che coinvolgono 13,5 milioni di persone. Da lunedì è inoltre ovunque in vigore la «regola del 6» che vieta riunioni di più di sei persone all'interno e all'esterno, con l'eccezione di scuole e uffici. Johnson ha invitato tutti a rispettare le nuove disposizioni, così come le regole base di distanza sociale e igiene delle mani.

La situazione in Germania
Intanto sono quasi 2300 i nuovi contagi da coronavirus registrati nelle ultime 24 ore in Germania, il livello più alto dallo scorso aprile. Lo riferisce il Robert Koch Institut (Rki), il centro epidemiologico tedesco: si tratta di 2297 infezioni, portando il numero complessivo a 270 mila. Sono 6, sempre nelle 24 ore, i decessi registrati, per un totale di 9384. I guariti, sempre stando al conteggio del Koch Institut, sono 239 mila. Il livello piu' alto di contagi giornalieri era stato registrato tra la fine di marzo e l'inizio di aprile, con circa 6000 infezioni. In agosto solo una volta si era tornati a superare i 2000 contagi.

In Spagna verso un nuovo lockdown
A partire da lunedì, alcune zone di Madrid saranno soggette al lockdown per frenare l'aumento del Covid-19. Il provvedimento riguarda oltre 850mila persone, che saranno sottoposte a restrizioni per i viaggi e agli assembramenti. La Spagna ha il maggior numero di casi di coronavirus in Europa, e Madrid è di nuovo la regione più colpita. Secondo i dati della Johns Hopkins University, i nuovi casi sono 625.651 e i tassi di infezione nella regione di Madrid sono più del doppio della media nazionale, afferma il governo spagnolo. Il Paese è stato tra i più colpiti dalla prima ondata di infezioni con 30mila morti. Da lunedì, 37 dei distretti sanitari più a rischio nella regione saranno soggetti a restrizioni. I residenti potranno lasciare la loro zona solo per andare al lavoro, a scuola o per assistenza sanitaria. Gli incontri sociali saranno limitati a sei persone, i parchi pubblici saranno chiusi e le attività commerciali dovranno abbassare la saracinesca entro le 22.

NoTav - Quei cialtroni che storcono le leggi per fini politici. La Torino-Lione esiste già e il raddoppio non ha ragion d'essere

Dana e la vendetta del Tav

18 Settembre 2020

Dana sta bene ed è trattata con riguardo, sia dalle guardie che dalle altre detenute, dalle quali appena entrata ha ricevuto subito molta solidarietà. Dorme in una cella da sola, è serena e determinata, fanno sapere gli avvocati. L’articolo di Livio Pepino, ex presidente di Magistratura democratica, ricostruisce in modo esemplare il versante giudiziario di una vicenda semplice che rivela in modo eclatante l’idea di violenza che pervade il sistema giudiziario italiano. La condanna a due anni per Dana, cui il giudice ha negato pene alternative e la detenzione domiciliare, porta infatti la motivazione di “violenza privata” e consiste nel fatto che otto anni fa Dana ha partecipato, con altri 300 manifestanti “armati” di megafoni e nastro adesivo, a una protesta che ha bloccato il casello dell’autostrada del Frejus causando alla società concessionaria un danno poi stimato in 777 euro. La manifestazione era stata promossa contro il tentato omicidio di Luca Abbà, che all’epoca dei fatti lottava ancora tra la vita e la morte essendo precipitato da un traliccio su cui era salito per sfuggire alla repressione brutale delle forze dell’ordine. Il reato più grave, tra quelli attribuiti a Dana, cioè la violenza privata, prevede una pena minima, ma quel che si intende dare è, del tutto evidentemente, un avvertimento preciso a chi è colpevole di vivere in Val di Susa e di opporsi al Tav. Leggere tutto l’articolo per credere. Tra le argomentazioni più abiette riportate dall’articolo, spicca poi quella che fa riferimento alle motivazioni di un atto giudiziario vendicativo e intimidatorio nei confronti di un movimento indomabile e di una donna incensurata (fino ai fatti contestati) con queste parole: “La lunga carriera militante della Lauriola è perdurata fino a epoca recentissima, dando prova della sua incrollabile fede negli ideali politici per i quali non ha mai esitato di porre in essere azioni contrarie alle norme penali”

Dana Lauriola, foto tratta dalla pagina facebook di Notavinfo

Ieri mattina, giovedì 17 settembre, alle 6, Dana Lauriola, esponente del Movimento No TAV e dell’antagonismo torinese, è stata prelevata dalla sua abitazione di Bussoleno e condotta in carcere in esecuzione di una condanna a due anni di carcere per una manifestazione di protesta risalente a otto anni fa. Il Tribunale di sorveglianza di Torino ha, infatti, respinto la sua richiesta di scontare la pena in misura alternativa (affidamento in prova o detenzione domiciliare).

Non c’è limite al peggio, vien da dire. Per Dana, naturalmente, e per il Movimento No TAV. Ma anche per le sorti del sistema giustizia nel nostro Paese, sottoposto a torsioni sempre più pericolose e inquietanti.

1.
Cominciamo dai fatti facendo parlare, per quanto possibile, proprio i documenti giudiziari.

Era il 3 marzo 2012. Cinque giorni prima Luca Abbà era precipitato, folgorato, da un traliccio dell’alta tensione su cui si stava arrampicando, inseguito da un agente di polizia, per protestare contro gli espropri in atto per la realizzazione, alla Maddalena di Chiomonte, del cantiere propedeutico alla linea ferroviaria Torino-Lione. L’emozione in Val Susa era altissima e mentre Luca, in ospedale, lottava tra la vita e la morte, si susseguivano le manifestazioni di solidarietà e di protesta. Una di queste si svolse ad Avigliana dove 300 manifestanti si diressero all’autostrada del Frejus «occupando l’area del casello, rendendo inefficienti gli impianti di videosorveglianza e bloccando con nastro adesivo le sbarre di pedaggio in modo da consentire il passaggio continuo dei veicoli in transito». Tra i partecipanti c’era Dana Lauriola «che, ponendosi alla testa dei manifestanti, con l’utilizzo di un megafono intimava agli automobilisti di transitare ai caselli senza pagare il pedaggio indicando le ragioni della protesta» (così la sentenza 28 marzo 2017 del Tribunale di Torino che ha quantificato in 777 euro il danno patrimoniale riportato dalla società concessionaria dell’autostrada per mancata riscossione dei pedaggi). Per tale fatto – qualificato come violenza privata con l’aggiunta di alcuni reati “satellite” – Dana e altri dieci manifestanti sono stati condannati, il 28 marzo 2017, a due anni di reclusione (ridotti in appello per alcuni, ma non per Dana, a un anno). I ricorsi degli imputati sono stati respinti dalla Cassazione.

Un solo commento. Il reato più grave, la violenza privata, prevede una pena minima, considerate le concesse attenuanti generiche, di 15 giorni. Il tribunale non spreca una parola per spiegare l’entità della pena inflitta e la mancata concessione dalla sospensione condizionale della pena: si limita a dire che «pena equa appare» quella di due anni di carcere (circa un giorno per ogni euro di mancato introito della società autostrade: sic!) senza neppur citare il contesto del fatto, lo stato d’animo dei protagonisti, l’incensuratezza di Dana. Né maggiori spiegazioni dà la Corte d’appello che conferma la pena inflitta «considerata la complessiva gravità oggettiva e soggettiva dei reati» e ritiene non concedibile la sospensione condizionale per l’esistenza di altri procedimenti pendenti per fatti analoghi a carico di Dana. Eppure la sproporzione tra la sanzione inflitta e il fatto è di rara evidenza e chiunque frequenti le aule giudiziarie sa che una condanna a due anni di carcere per una violenza privata con quelle caratteristiche è davvero un unicum.

2.

Ma veniamo a oggi. Diventata definitiva la sentenza Dana ha chiesto di scontare la pena in misura alternativa al carcere (affidamento in prova al servizio sociale o detenzione domiciliare) come previsto dagli articoli 47 e 47 ter dell’ordinamento penitenziario per le pene non superiori a tre o a due anni. Ma il Tribunale di sorveglianza di Torino, con ordinanza 9-11 settembre 2020 ha respinto entrambe le richieste nonostante la perdurante incensuratezza di Dana (pur gravata da alcuni procedimenti pendenti), l’esistenza di un lavoro stabile e di notevole responsabilità (coordinatrice dell’unità operativa e referente educativa di un centro polifunzionale comprensivo di dormitorio per senza fissa dimora ed emporio sociale), le valutazioni ampiamente favorevoli alla misura alternativa dei servizi sociali della amministrazione penitenziaria.

Sorprendenti le motivazioni, articolate su due profili principali: la mancata presa di distanza di Dana dal Movimento No TAV (pur in un quadro di revisione critica «delle modalità con le quali porre in essere la lotta per le finalità indicate») e il luogo della sua abitazione, prossimo all’epicentro dell’opposizione alla linea ferroviaria Torino-Lione). Proprio così, letteralmente. Questi i passaggi principali dell’ordinanza:

– quanto al primo profilo: «Le risultanze in atti sottolineano una devianza sociale nata da ideologie di natura politica, propugnate fino a epoca recentissima. […] La lunga carriera militante della Lauriola è perdurata fino a epoca recentissima, dando prova della sua incrollabile fede negli ideali politici per i quali non ha mai esitato di porre in essere azioni contrarie alle norme penali»;

– quanto al secondo profilo: «La Lauriola risiede a Bussoleno, comune dell’Alta Val di Susa: la collocazione geografica del domicilio del soggetto coincide con il territorio scelto come teatro di azione dal movimento No TAV, il quale ha individuato il cantiere di Chiomonte per la realizzazione della futura linea dell’Alta Velocità come scenario per frequenti manifestazioni e scontri con le Forze dell’Ordine. La vicinanza di tale luogo al luogo di dimora della condannata, la espone al concreto rischio di frequentazione di soggetti coinvolti in tale ideologia e di partecipazione alle conseguenti iniziative di protesta e dimostrative che, dopo le stringenti limitazioni imposte dal lockdown, potrebbero in futuro diventare più frequenti in misura proporzionale alle decisioni programmatiche del Governo Centrale in merito alla prosecuzione dei lavori sulla linea ferroviaria (l’incremento delle infrastrutture costituisce uno dei fulcri del programma di governo per ottenere i fondi destinati all’Italia dal Recovery Fund europeo)».

Si noti: a Dana è contestato non già di avere mantenuto rapporti con una (inesistente) associazione delittuosa ma di avere tenuto fermi i propri «ideali politici» e la propria opposizione al TAV; non solo ma quel che le è richiesto come condizione per evitare il carcere è l’abbandono del suo ambiente di vita, dei suoi affetti, magari dello stesso lavoro (cioè esattamente l’opposto dell’obiettivo dell’affidamento in prova che è, appunto, quello di favorire o mantenere l’inserimento sociale).

Motivazioni inquietanti, anche se non nuove (anzi, in parte letteralmente fotocopiate da un’analoga decisione assunta un anno fa nei confronti di Luca Abbà: https://volerelaluna.it/tav/2019/09/15/la-vicenda-esemplare-di-luca-e-la-giustizia-nel-paese-del-tav/), sintetizzabili in una massima da valere ora e in futuro: se sei No TAV, abiti in Alta Val Susa e non fai pubblica abiura delle tue convinzioni e dell’adesione al movimento di opposizione alla Torino-Lione non puoi avere misure alternative al carcere, indipendentemente dal tuo buon inserimento sociale, dall’esistenza di un’attività lavorativa stabile, dalla tua stessa incensuratezza. Quel che conta – come è stato scritto nel commento all’ordinanza appena citata – è “sorvegliare e punire”. E, poi, dare un esempio. Il movimento No TAV è avvisato.

3.

Con questa ordinanza il cerchio si chiude, a conferma di un’analisi risalente sul segno e il senso dell’intervento giudiziario dell’ultimo decennio in Val Susa: «L’emissione della misura cautelare nei confronti di alcune decine di esponenti No TAV per fatti avvenuti sette mesi fa (all’atto dello sgombero del cantiere della Maddalena, ndr) non è una forzatura soggettiva (e, anche per questo, sono sbagliate le polemiche e gli attacchi personali). È qualcosa di assai più grave: una tappa della trasformazione dell’intervento giudiziario da mezzo di accertamento e di perseguimento di responsabilità individuali (per definizione diversificate) a strumento per garantire l’ordine pubblico» (L. Pepino, Gli arresti non tornano, il manifesto, 29 gennaio 2012). Allora si gridò allo scandalo. Magistrati ed editorialisti di ogni estrazione si affannarono nel dire che non era così e che ad essere perseguito non era un movimento, per quel che significava, ma solo singoli suoi esponenti per fatti specifici e illeciti. Gli eventi successivi hanno dimostrato il contrario: con la predisposizione di un pool presso la Procura di Torino per indagare sui reati connessi con il TAV prima ancora della loro commissione (sic!), con la dilatazione del concorso di persone nel reato, con l’emissione di misure cautelari a dismisura, con la contestazione di reati tanto gravi quanto inesistenti, con l’entità delle pene inflitte, con il circuito preferenziale riconosciuto ai processi contro esponenti No TAV anche per fatti bagatellari e via seguitando. Oggi l’ordinanza del Tribunale di sorveglianza che ha negato l’affidamento in prova a Dana dimostra, al di là di ogni ragionevole dubbio (per usare una espressione del gergo giudiziario) che quella che si sta scrivendo in Val Susa è una pagina di diritto penale “del nemico”, sempre più lontana dal diritto penale classico e sempre più vicina ai desiderata dei poteri forti.

Così funziona la giustizia nel Paese del TAV. Resta da chiedersi il perché: ma è un punto ineludibile su cui bisognerà tornare.