E' impossibile che uno stato con moneta sovrana possa essere costretta al default

E' impossibile che uno stato con moneta sovrana possa essere costretta al default
Il governo di uno Stato con moneta sovrana prima spende la propria moneta e solo dopo la ritira tassandola o prendendola in prestito. Impossibile che siano le tasse o i prestiti dei privati a finanziario lo Stato, perché lo Stato ha l'esclusiva nell'emissione di moneta, NE HA IL MONOPOLIO. Colui che ha il monopolio nell'emissione di qualcosa, non deve prenderla in prestito da altri

L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 18 gennaio 2017

La Russia è consapevole di non potersi fidare delle Consorterie Guerrafondaie Statunitensi ed Ebraiche e quindi si arma per dissuadere da eventuali colpi di testa

Russia, lanciato missile Topol: la SSBN terrestre

(di Franco Iacch)
17/01/17
Lanciato con successo un missile balistico intercontinentale dal cosmodromo di Plesetsk, a nord ovest della Russia. È quanto si legge in una nota del Ministero della Difesa russo.
Il test è stato effettuato per verificare le caratteristiche tecniche e di stabilità del sistema Topol-M (SS- 27 Sickle-B). Il missile a guida di tipo inerziale autonomo con interfaccia Glonass, continua a dimostrare alta precisione e, complessivamente, buone prestazioni, colpendo il bersaglio designato sul poligono di tiro nella penisola di Kamchatka, in Russia.
Il missile a tre stadi Topol a propellente solito, ridisegnato negli anni ’90, è ritenuto immune allo Scudo Antimissile americano (ABM), grazie alle sue capacità di compiere brusche virate, rilasciare falsi bersagli ed oltre alla completa schermatura contro ogni tipo di attacco Emp o laser. L’unica possibilità di abbatterlo sarebbe nella fase di spinta (Boost Phase): compito che spetterebbe agli intercettori basati in Polonia. Con i suoi undicimila km di gittata, il Topol potrebbe colpire impunemente qualsiasi parte degli Stati Uniti. La sua probabilità di errore circolare è stimata in 350 metri: trasporta una singola testata con una resa massima di 550 kilotoni.
Il Topol, realizzato prevalentemente in fibra di carbonio, è stato progettato dal Moscow Institute of Thermal Technology, per essere facilmente riconvertito per il trasporto massimo di sei testate Mirv. A differenza della sua controparte statunitense, il Topol può essere lanciato sia da rampe mobili che da silos.

La Russia dispone attualmente di 326 missili balistici intercontinentali con circa 1.050 testate pronte al lancio (Mirv-Marv). Il ministero della Difesa ha già annunciato il ritiro di quasi tutti gli ormai obsoleti Icbm come gli SS-18 Satan, SS-19 Stiletto e SS-25 Sickle (Topol) per sostituirli con gli SS- 27 Sickle-B (Topol-M) e RS-24 Yars entro il 2021.
A differenza della triade nucleare americana, la Russia prevede una quarta opzione, definita come la SSBN terrestre. Parte dell’arsenale nucleare mobile è disseminato su tutto lo sterminato territorio russo. Tale approccio, rende impossibile determinare con esattezza la posizione dei lanciatori mobili. La SSBN terrestre è stata concepita per garantire la distruzione mutua assicurata.
L’RS-24 Yars (nome in codice Nato SS-29) è un missile balistico intercontinentale di quinta generazione. È una versione aggiornata del missile balistico Topol-M ed è stato testato ed ufficialmente presentato nel 2007, in risposta all’installazione dello scudo missilistico della Nato in Polonia. L’RS-24 è in grado di colpire bersagli ad una distanza massima di dodici mila chilometri con un errore di 50 metri. È uno degli ICBM più veloci del mondo, con un’accelerazione finale a oltre mach 20. L’RS-24 Yars equipaggia anche i treni nucleari russi. Le prove di volo dovrebbero iniziare entro marzo. I test dovranno convalidare le soluzioni progettuali adottate e l’impatto dei missili sulla piattaforme di partenza.
Nel 1969 l’Unione Sovietica, in risposta alla potenza nucleare dei sottomarini USA, schierò sull’intero territorio treni atomici perfettamente camuffati e che, di fatto, annullarono la rilevazione satellitare militare americana. Gli RT-23 Molodets chiamati Combat Railway Missile Complex erano equipaggiati con tre lanciamissili balistici RS-22. I Molodets sono stati radiati dal servizio nel 1993. Dei 12 treni missilistici di epoca sovietica, 10 sono stati distrutti e due sono stati ceduti ad un museo.
Il Cremlino, lo scorso settembre, ha dato il via alla produzione dei nuovi treni della morte. A differenza dei precedenti, i nuovi Barguzin dell’Institute of Thermal Technology di Mosca, saranno in grado di lanciare da qualsiasi punto della sterminata ferrovia russa. Da rilevare che lo stesso istituto ha progettato tutti i missili strategici a combustibile solido del paese, come il Topol-M, Bulava e Yars. Ogni treno, nettamente più leggero rispetto al Molodets, dovrebbe trasportare sei missili RS-24, ognuno in grado di trasportare quattro testate Mirv –Marv (dal sesto treno in poi). Un solo convoglio potrebbe lanciare 24 testate termonucleari a rientro multiplo indipendente. Ciò significa che un solo treno potrebbe essere in grado di bersagliare 24 città. I nuovi treni dovranno resistere all’onda d’urto di una testata nucleare e saranno in grado di percorrere fino a mille chilometri al giorno alla velocità di 100 chilometri con un’autonomia di un mese. In produzione cinque nuovi convogli, mentre l’intero supporto logistico è stato mantenuto operativo dai russi. Funzionanti tutte le infrastrutture necessarie, comprese le profonde gallerie dove i treni non possono essere rilevati da qualsiasi forma di ricognizione o distrutti da un attacco nucleare.
Ogni divisione su rotaia sarà formata da cinque treni, ognuno dei quali considerato alla stregua di un reggimento. La stima iniziale prevedeva l’entrata in servizio dei Barguzin entro il 2019, ma è stata posticipata di un anno. Ogni treno nucleare dovrebbe restare in servizio per venti anni con pattugliamenti di trenta giorni. Il nuovo trattato START III, firmato nel 2011, non limita gli ICBM su rotaia.
(foto: MoD Fed. russa)

http://www.difesaonline.it/mondo-militare/russia-lanciato-missile-topol-la-ssbn-terrestre

Rossi non può indagare, è parte integrante del Sistema massonico mafioso politico, l'ha dimostrato mentendo al Consiglio Superiore della magistratura affermando che non conosceva il Boschi quando invece per ben 4 volte aveva chiuso indagini sul medesimo

Cinque Stelle dal procuratore Rossi: “Sollecitiamo azione su ATC, illeciti attendono reazione” 

17 gennaio 2017 17:36

 “Teniamo a precisare in merito alle indiscrezioni uscite che siamo stati a colloquio col Procuratore della Repubblica di Arezzo, Roberto Rossi. L’occasione è stata il deposito dell’integrazione all’esposto depositato a giugno 2016 insieme al collega di commissione finanze Daniele Pescoi relativo al decreto salva banche, sollveando una maggiore attenzione alla possibile applicazione della legge 231/2001 che che consente di coinvolgere nel quadro di responsabilità l’ente controllante quello in cui si è commesso l’illecito e sollecitato allo stesso tempo un’azione in merito ai fatti illeciti incontrovertibili compiuti dall’ATC aretina già da tempo portati all’attenzione della Procura e, prima ancora, del Presidente Rossi e dell’Assessore Remaschi”, così Chiara Gagnarli, deputata M5S in Commissione Agricoltura, e Gabriele Bianchi, consigliere regionale M5S vicepresidente della Commissione Affari istituzionali e Bilancio. 

“Il presidente dell’ATC aretino ha emesso bandi senza avere legittimità di legge e quindi sono state effettuate spese senza protezione normativa. La situazione aretina è emersa grazie ad un solerte revisore unico dei conti che, leggi alla mano, ha chiesto chiarimenti in Regione prima di validare alcune operazioni e per risposta ha ricevuto un invito ad usare il buon senso. In uno Stato di diritto esiste ciò che è consentito dalla legge e ciò che non lo è. L’appello al buon senso la dice lunga su quale fosse la consapevolezza della Regione in merito a quanto stesse accadendo nelle ATC a causa dei loro errori normativi. Il tutto nasce infatti dall’approvazione nel 2014 della riforma regionale degli Ambiti Territoriali di Caccia, giudicata incostituzionale dalla suprema Corte cui il PD ha reagito prorogando tale stato di illegittimità da giugno a dicembre scorso”, proseguono i Cinque Stelle. 

Fonte: Area Comunicazione M5S – Regione Toscana

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VIRGINIA RAGGI: ABBIAMO PRESO UNA CITTÀ IN MACERIE E STIAMO LAVORANDO PE...

DIEGO FUSARO: Comunicazione e menzogna nel villaggio globale.

Ulfkotte, il giornalista che denunciò la CIA. Morto!

Il Sistema massonico mafioso politico si sta organizzando per le prossime elezioni, lancia pulviscoli di Falsi Ideologici, operazione di marketing, per acchiappare voti e offrirli come agnelli sacrificali al corrotto Pd apoteosi della corruzione al servizio del capitalismo ultrafinanziario - Pisapia "Campo Progressista", Alemanno e Storace "Uniti per la Sovranità", Rutelli "Partito Democratico Europeo Italia", Sgarbi "Rinascimento".

Giuliano Pisapia ara il Campo Progressista, Laura Boldrini pronta a scendere in campo. Obiettivo discontinuità da Renzi

L'Huffington Post | Di Nicola Corda

Pubblicato: 10/01/2017 19:36



Domani per il compleanno di Matteo Renzi ci sarà probabilmente una telefonata che non sarà di soli auguri. Partirà dai piani più alti di Montecitorio e sarà Laura Boldrini in persona a dare all’ex premier qualche dettaglio in più sulla sua possibile discesa in campo. Come minimo alle future primarie di centrosinistra, poi si vedrà.

“Campo progressista” prosegue la sua marcia e pur avendo ricevuto un’accoglienza poco più che tiepida sul terreno parlamentare, Giuliano Pisapia, posiziona mattoni su mattoni, chiama a raccolta i sindaci del centrosinistra e prepara le basi per un’uscita nazionale a Roma che non tarderà a essere convocata. Intanto, sul territorio viaggia il treno dei sindaci arancioni. Prossima fermata Lecce, il 16 gennaio, dove l’ex senatore di Sel, Dario Stèfano porta lo stesso Pisapia a confrontarsi con il primo cittadino di Bari, Antonio De Caro, di Cagliari Massimo Zedda, con il vicepresidente della Regione Lazio, Massimiliano Smeriglio e numerosi parlamentari d’area e non solo. Invito esteso al sindaco di Parma, l’ex 5 Stelle Federico Pizzarotti, punta di quella galassia grillina che viene da sinistra e mal sopporta le rigidità del Movimento.

Vogliono partire dal territorio. I cittadini con i loro problemi e difficoltà “sono l’oggetto della nostra politica, il soggetto lo vedremo dopo” dice un altro senatore che ha lasciato Sel, il sardo Luciano Uras tra i più attivi protagonisti di “Campo Progressista”. Lista civica o movimento si vedrà, intanto si disegnano i confini, quel centrosinistra plurale, di governo che non è dentro il Pd ma con i Dem vuole dialogare e riportare a sinistra il timone che Renzi ha spostato troppo a destra. L’accusa che tutto questo armeggiare, possa essere il velo suggerito dal segretario non più premier, per giocare delle primarie falsate non piace. Anzi, infastidisce e se così fosse “non sarebbe certo una grande attrazione per elettori delusi o che si sono allontanati dal Pd”.

Se davvero Pisapia ha declinato l’invito a entrare nel governo Gentiloni, più che uno sgarbo a Renzi sembra sia stato interpretato come un modo per marcare la distanza ed è forse da quei giorni di dicembre che le comunicazioni tra i due si sono interrotte. Dunque, alternativo e complementare al Pd renziano, è la formula che più si avvicina. Sentendo gli ambienti vicini a Laura Boldrini, lusingata e interessata al progetto, come ha confermato nelle ultime interviste, saranno temi e programmi a essere discriminanti: un’agenda sociale dove immigrazione, lavoro, lotta alle disuguaglianze e diritti sono in cima alla lista. A Montecitorio la presidente potrebbe anche incontrare altri compagni di viaggio sempre che la discontinuità con Renzi sia più netta possibile. Sarebbero la maggioranza del gruppo di Sinistra Italiana, coloro che al prossimo congresso di febbraio contrasteranno l’ala più radicale e autonomista guidata da Nicola Fratoianni. Ma ci dicono che “per fare il salto, quella di Pisapia deve essere una sfida vera, con l’ambizione di contendere, non di accompagnare, la leadership di Renzi”. Se così fosse, per Pisapia si moltiplicherebbero anche le sponde del braccio parlamentare, tra la minoranza del Pd, 5 Stelle delusi e la squadra dei “sinistra cerca casa”. Fuori dal recinto del Partito democratico si appresta a piantare le tende anche Massimo D’Alema che il 28 gennaio ha convocato a Roma i comitati del No del referendum Costituzionale, con tutta l’intenzione di costruire intorno a quella mobilitazione qualcosa di più duraturo. Un altro centrosinistra ampio, “senza sigle estraneo al parlamento, con un’organizzazione di circoli di base” che promuove il confronto e la discussione. “Per tornare a fare politica”, è la spinta che in tanti attivisti hanno ritrovato nella campagna referendaria dell’autunno scorso. E da domani potrebbero nuovamente arruolarsi per la sfida lanciata dalla Cgil sul Jobs Act. Corte Costituzionale permettendo.

http://www.huffingtonpost.it/2017/01/10/campo-progressista-pisapia-boldrini_n_14085596.html

Immigrazione di rimpiazzo - è scritto più passa il tempo e più spesso le rivolte diventeranno frequenti e violente

Migranti: rissa nella notte a Bagnoli

Bloccata entrata campo per una mezz'ora

(ANSA) - PADOVA, 17 GEN - Una cinquantina di richiedenti asilo bengalesi ha manifestato, stamane, davanti al centro di accoglienza di Bagnoli (Padova) bloccando l'ingresso e l'uscita dal campo per una trentina di minuti. Il gruppo, intorno alle 7.30, ha iniziato la protesta lamentando problemi di convivenza con i nigeriani e gli ivoriani ospitati nel campo. Sono intervenuti i carabinieri. All'origine della protesta una rissa avvenuta in nottata tra un ivoriano e due ragazzi del Bangladesh che hanno avuto rispettivamente 8 e 3 giorni di prognosi per ferite e traumi. Del fatto e' stata messa al corrente anche la Prefettura di Padova per un eventuale allontanamento dell'aggressore. (ANSA).
 

Sistema e antisistema luogo di scontro dove nasce e ci si scontra/confronta per antonomasia sono i social media

L’analisi. Perché la radicalizzazione populista è (anche) figlia dei social
 
Pubblicato il 17 gennaio 2017 da Andrea Tremaglia
Categorie : Politica 
 
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Tra le conseguenze principali del populismo c’è senz’altro la polarizzazione delle forze politiche; una rottura della fiducia reciproca che rischia di “inceppare” la macchina democratica. Non riconoscendosi a vicenda, gli schieramenti sottintendono che la vittoria altrui sarebbe “inaccettabile”. Questa polarizzazione si origina da ambo le parti, ma è specialmente necessità dei soggetti populisti qualificarsi come antisistema. E indubbiamente questi due poli corrispondono nella realtà anche a differenti comunità, con interessi e media differenti.

Tanti ritengono che il luogo per eccellenza dei populisti siano oggi i social media. Questo sia per un dato generazionale, sia perché i social media sono là dove, più che altrove, si sviluppa quella polarizzazione di cui sopra. Ma non sono un luogo esclusivo dei cd. populisti, bensì un terreno di incontro/scontro/confronto, quindi di definizione delle identità individuali e collettive. Da entrambe le parti.

Social media significa autoreferenzialità. I social media sono praticamente tutti gratuiti e il loro prodotto principale sono gli utenti stessi, venduti alla macchina del marketing aziendale. I social media hanno perciò necessità che gli utenti restino connessi il più a lungo possibile e per loro sviluppano il prodotto secondario: identità, socialità, interazione. I social permettono agli utenti di connettersi, conoscere persone e situazioni nuove, tramite profili individuali, gruppi, pagine più o meno serie.

Visto che siamo per natura portati a socializzare con chi ci assomiglia, a interessarci a ciò che già ci piace, i social hanno sviluppato algoritmi di filtraggio per far sì che gli utenti vedano solo ciò che piace loro. Ciò che potenzialmente ci disturba viene allontanato dalla nostra vista. In questo modo finiamo per vedere scorrerci davanti solo profili, pagine simili a noi, che confermano le nostre opinioni cercando di eliminare gli attriti di posizioni differenti.

Questo produce la radicalizzazione delle opinioni: viviamo in un mondo social in cui tutti la pensano come noi, in cui il conflitto è eliminato. E quando ci troviamo dinanzi chi non la pensa come noi? Siamo spaesati, confusi, impreparati. Se si produrrà un contrasto su questa differenza d’opinioni, sarà facilmente un conflitto violento e che “degenera” rapidamente perché coinvolgerà due parti scarsamente portate alla mediazione, al confronto con posizioni differenti dalla propria. E sarà sempre peggio.

I social portano così all’iperdiffusione di una distorsione cognitiva conosciuta come effetto Dunning-Kruger. Da wikipedia:

Questa distorsione viene attribuita all’incapacità metacognitiva, da parte di chi non è esperto in una materia, di riconoscere i propri limiti ed errori. Il possesso di una reale competenza, al contrario, può produrre la distorsione inversa, con un’affievolita percezione della propria competenza e una diminuzione della fiducia in se stessi, poiché individui competenti sarebbero portati a vedere negli altri un grado di comprensione equivalente al proprio. David Dunning e Justin Kruger, della Cornell University, hanno tratto la conclusione che: “l’errore di valutazione dell’incompetente deriva da un giudizio errato sul proprio conto, mentre quello di chi è altamente competente deriva da un equivoco sul conto degli altri”

Se quindi i social media ci fanno socializzare con persone simili a noi, che rafforzano le nostre opinioni, e se il nostro livello di competenza tecnica su un certo argomento è scarsa, ne conseguirà che i social media rafforzeranno la nostra falsa percezione di competenza circa un tema sul quale competenti non siamo. Questo quindi non solo accrescerà la radicalizzazione, ma acuirà il livello di scontro e l’impenetrabilità ad argomentazioni logiche delle opinione sviluppatesi secondo questo schema. Portandoci a quel fenomeno che, impropriamente, viene definito post-verità.
http://www.barbadillo.it/62497-lanalisi-perche-la-radicalizzazione-populista-e-anche-figlia-dei-social/

martedì 17 gennaio 2017

Diego Fusaro - Il capitalismo ha bisogno del terrorismo, poiché esso genera paura, e la paura è da sempre un forte metodo di governo

Diego Fusaro: “Istruitevi, poiché avremo bisogno di tutta la nostra Intelligenza”

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Un’Alternativa all’Attualità è possibile. Filosofo e Saggista, vincitore di Poestate2016 a Lugano, Diego Fusaro,  classe ’83, attualmente ricercatore presso l’Università san Raffaele di Milano, propone una risposta politica e culturale che parta dal Popolo, in risposta alla globalizzazione imposta dai vertici.
Svariati i temi. Europa, Terrorismo, Nazione&Nazionalismo, Popolo&Populismo e poi Italia, Russia, Cultura e Futuro. E molto altro ancora.

Intervista di CHANTAL FANTUZZI

Professor Diego Fusaro, lei ha definito l’attuale UE una “Seconda Restaurazione” avvenuta dopo il 1989. Quest’affermazione, sul piano storico, l’avvicina al Bonapartismo?
Più che al Bonapartismo mi riferisco all’annientamento degli ideali utopici e rivoluzionari, preesistenti anche alla Rivoluzione stessa, che la Restaurazione, con un’intensificazione dell’esecutivo – alla stregua dell’attuale Riforma Costituzionale- oppresse e distrusse. Nell’89 l’Economia di mercato vince e spazza via l’ideale. Così il 1815 vanificò il 1789.

Quindi lei intende la Rivoluzione Francese come volontà popolare placata dalla Restaurazione o piuttosto come un fallimento della stessa, sfociato nell’anarchia?
Bisognerebbe fare un discorso più generico, alla Hegel. Fu necessaria ma insufficiente. Dissolto l’ordine dell’Ancien Régime – e in ciò facendo un’opera giusta e buona - non progredì oltre, poiché non si rivelò poi all’altezza della situazione.

Nazionalismo. Che significato ha oggi?
“Patologia negativa della nazione”, come diceva Gramsci. Esso è dannoso per a Nazione stessa quando sfocia in derive imperialistiche. Il gusto eccessivo per la propria Nazione rischia di ledere alle altre Nazioni, come accadde nel Novecento, in cui, in nome della propria, si attaccarono le altre.

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Talvolta il Nazionalismo rischia di risolversi nel Modello Unico. E, in questo senso e su questo piano, Nazionalismo e Mondialismo sono due facce della stessa medaglia.
Personalmente sono per un recupero della nazione identitaria, della cultura della nazione e della memoria storica di essa.

Cosa intende per Populismo?
Il populismo oggi è condannato da qualsiasi esponente dei poteri alti in quanto, anziché condannare le élite neofeudali, tutela gli interessi dei popoli. Per questo subisce dalla maggior parte dei media una delegittimazione.

Cosa pensa della ventata dei cosiddetti populismi in Europa,  Vlaam Belangs nelle Fiandre e Alternative für Deutschland in Germania?
Condivido le loro giuste preoccupazioni euroscettiche contro l’ordine globalizzato. Temo però che trapassino nel nazionalismo e che giungano a sollevare guerre proletarie non condivisibili.

Cosa pensa quindi della Lega Nord e del Front National?
Front National e Lega Nord sono due partiti molto diversi tra loro.
La Lega Nord ha giuste istanze di critica verso l’UE e verso la mondializzazione, salvo poi seguire prese di posizione ridicole come la flat tax, aliquota buonista d’un proletariato utopico, e l’individuare il nemico nei migranti e non in chi ci porta i migranti. Non presenta quindi il modo giusto di cogliere le contraddizioni.
Il Front National è un’altra cosa, ha un altro retroscena storico. Intanto è da sempre stato nazionalista e non lo è divenuto soltanto di recente, presenta anch’esso giuste posizioni, soltanto che, malgrado certe dichiarazioni, non riesce a sdoganarsi dal proprio passato. La maggior parte dell’elettorato lepenista è stato petainista e ne presenta tuttora le prese di posizione, come per esempio, lo schierarsi a favore della pena di morte.
 
Lei si augurerebbe che la Le Pen vinca le elezioni?

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Augurarmelo è esagerato. Penso però che peggio del Front National ci sia Hollande. Quindi, se vincesse, peggio dello stato attuale non potrebbe andare.

Cosa pensa di Hofer e della sua idea di ricreare una federazione Asburgica ispirata all’impero Austro Ungarico?
Penso che sia un’interessante mossa che rafforzi la memoria storica. Mi ha incuriosito quando ho visto le vicende delle elezioni e l’accanimento dell’UE nei suoi confronti. Non dico che il nemico del mio nemico sia comunque mio amico, ma, di certo, chi è nemico del mio nemico attira il mio interesse e suscita la mia simpatia.

Inghilterra. Cosa pensa della Brexit?
Della Brexit penso tutto il bene possibile. È la testimonianza di un risveglio del popolo. E poi i dati ci mostrano chiaramente come la salvezza sia soltanto fuori da questa Unione Europea.

Personalmente pensa che L’Inghilterra sia o non sia da sempre stata Europa?
L’Inghilterra era entrata nell’UE con un piede sì e l’altro no. Pertanto per essa uscirne è stato più facile.

Qual è la sua speranza riguardo un’altra Europa?
Mi auguro che crolli la politica dell’Austerity, in favore della libertà, che si arrivi alla presa di coscienza di uscirne al più presto e che si ricostituisca un’Europa delle Nazioni (e non dei nazionalismi, per l’appunto) e dei diritti sociali, nel rispetto delle differenze.

Economia. Ritiene ci sia il pericolo del Bail-In?
Certo che sì. L’attuale classe dirigente ha in progetto di distruggere la classe medio-borghese.

Terrorismo. Pensa che ci sia una correlazione tra estremismo e immigrazione?
Correlazione? No, piuttosto penso ci sia l’interesse di chi vuole ciò.
Il capitalismo ha bisogno del terrorismo, poiché esso genera paura, e la paura è da sempre un forte metodo di governo.
 
Oderint dum metuant?
Si, diciamo che con la paura si accettano condizioni che normalmente si respingerebbero, e si è d’accordo a sottostare a leggi che sono, a tutti gli effetti, limitazioni della libertà.

Qualche detrattore potrebbe però risponderLe che a fare gli attentati a Parigi e a Bruxelles non sono stati dei capitalisti ma dei terroristi islamici…
Chiaramente i terroristi rispondono al volere di chi sta in alto, ma sarebbe bene domandarsi il perché essi abbiano delle armi così sorprendentemente occidentali, come mai lo stile dei filmati di Al-Qaida sia in stile così hollywoodiano, (anzi, pare che l’ultimo video sia stato girato proprio al Pentagono.) Dire che i principali artefici del terrorismo siano gli esecutori materiali, ovvero gli estremisti islamici, sarebbe come dire che l’attentato a Falcone e Borsellino sia stato fatto da quattro campagnoli con la coppola.

Identifica il problema dell’attuale emergenza migranti con il colonialismo?
Questo, come radice, c’è sicuramente ma c’è dell’altro. Oggi l’occidente ha incredibilmente bisogno dei migranti, poiché essi si presentano come gli schiavi ideali del nuovo secolo. Non hanno coscienza di classe, non hanno coscienza storica né identitaria. Non sorprende pertanto che gli elogiatori degli immigrati siano il presidente della Fiat, Elkan, e la presidentessa della Camera, Laura Boldrini esponenti rispettivamente della destra del denaro e della sinistra di costume.

Cosa intende con questa definizione, “sinistra di costume”? 

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La distruzione del costume, di ogni etica borghese-proletaria, il disfacimento dell’etica della famiglia e della stabilità. Stiamo assistendo alla demolizione della figura del pater, della stabilità stessa esponente, in favore dell’uomo instabile, del migrante, senza nazione, senza cultura.

Ciò si riversa anche nella strumentalizzazione della cultura stessa, chiamando, per esempio Enea migrante e i coloni greci profughi…
Ulisse ed Enea non sono migranti, ma eroi viaggiatori, guerrieri che tornano a casa propria o fondando un altro mondo. L’epica non ha niente a che fare con una deportazione di massa, come quella cui stiamo assistendo oggi. Queste deformazioni si commentano da sé, e chi le porta avanti non è altro che ridicolo.

Cosa pensa della Russia di Putin?
Penso che sia l’unica forza in grado riportare positivamente in auge quel fertile bipolarismo che sino all’89 garantiva stabilità, ovvero quello tra l’Occidente, capitalistico e mondialista e la Russia, che invece salvaguardia gli interessi del Popolo e della Nazione.

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E delle sanzioni alla Russia?
Imposte dall’Italia? Ritengo che sia il primo caso in cui a trarne svantaggio è il paese sanzionante.

Pensa che l’Occidente sia in qualche modo colpevole di aver fatto guerra alla Russia, nel corso della storia? (dal 1812, alla Crimea…)
Certamente si tratta di un errore e di una grave colpa storica. Anche sul piano culturale la Russia è stata vittima di un bombardamento mediatico, come, per esempio, il romanzo di Rigoni-Stern “Il sergente della neve”. Tracciando un ritratto di una Russia crudele e lontana, anche la letteratura è, a modo suo, colpevole di questa immotivata ostilità nei confronti della Russia.

Tolstoj riabilita, in questo caso.
Assolutamente.

Cosa pensa della Riforma Costituzionale del governo Renzi?

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È una riforma che mira decisamente a soggiogare l’Italia ancor più al volere dell’Europa e che, di fatto, intensifica l’esecutivo e il volere dei poteri alti. Non per altro è sostenuta dagli USA e di società finanziarie come la JP Morgan Chase.

5 milioni di Veneti hanno chiesto, invano, di fare il referendum per l’Autonomia lo stesso 4 dicembre. Cosa pensa di questa bocciatura della volontà popolare?
Personalmente sostengo l’Unità Nazionale, pertanto non condivido le idee autonomiste pur comprendendo le ragioni dei veneti, così come comprendo quelle dei siciliani. Uniti ci si difende meglio dagli attacchi. Come il caso della Scozia ci insegna, uniti si è più forti, uniti si vince.

Trova similitudini tra il referendum del 1946 tra monarchia e repubblica e quello del 2016, in un possibile ritorno a una “monarchia renziana”?
Potrebbe essere, è un’interessante analogia.

Le donne in politica. L’omonima commedia di Aristofane potrebbe adattarsi al sindaco Raggi e al ministro Boschi? 

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Solitamente non ragiono per schemi come la contrapposizione donne/uomini o etero/omosessuali che sono quelli che più fanno deviare. Vero è che ci sono donne molto brave, come la signora Raggi e donne molto meno brave come la… stavo dicendo la signora Etruria, alias Boschi. (ride, N.D.R) 
 
Unioni civili. Sono a discapito della civiltà della tradizione?
Sono per il pieno rispetto delle libertà sessuali degli individui purché, ovviamente, tra consenzienti. In questo caso ci troviamo però al cospetto di una destrutturazione del concetto di famiglia. Non sono in ballo i diritti della persona, per i quali sarebbe normale battersi, al contrario, quello cui mirano chi sta dietro a queste imposizioni è il toglierci i diritti sociali.

Sessualità come ribellione, come avrebbe detto Focault, oppure ritiene che la farsa della libertà sessuale sia un modo per indurre il popolino alla rivoluzione voluta da “altri”?

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Lo dice apertamente Huxley: il modo migliore per tenere sotto il proprio potere le masse è estendere le libertà sessuali.

Cultura. Identità Nazionali & Identità Regionali, possono coesistere?
Penso che non si annullino fra loro. La Nazione esiste in funzione delle regioni, e viceversa. Un piemontese e siciliano può contemporaneamente ritenersi sia italiano che piemontese e siciliano.

La contemporaneità ha abolito, sia sul piano artistico che letterario, l’idea del bello, sopravvissuto sino all’Ottocento. Come mai?
L’arte è specchio della società, la nostra società, specchiandosi, si ritrae orrida, come nel caso dell’orinatoio di Duchamp, mostrandosi per quel che è, la società del brutto.

Perché la cultura vera e propria, come la filosofia e le lettere, sta tornando ad essere soltanto d’élite?
Poiché si tratta di materie dignitosamente inutili. La cultura sfugge all’imposizione del DO UT DES, poiché genera coscienza storica, un’identità dannosa per il potere.

Che senso ha celebrare nel nostro secolo i personaggi storici?
Occorre trovare personalità che unifichino anziché contrapporre, e che onorino la nostra identità storica.
Non si possono certo celebrare persone come Mussolini o Fanciullacci. (l’attentatore che sparò al filosofo G.Gentile, N.D.R.) 

gramsci
 
Una frase per incitare i giovani che ancora credono nella Cultura?
“Istruitevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra intelligenza.” La disse Gramsci.

Si riferiva a un futuro prossimo?
Gramsci sì, a noi toccherà aspettare almeno due o tre generazioni.

Esclusiva di Ticinolive

Renzi è ritornato, bugiardo più di prima, questo significa che finalmente porterà il corrotto Pd nel burrone

Mps, le bugie di Renzi sull'addio di Viola e sul Qatar

La sua versione a Repubblica delle "dimissioni" dell'ex ad è piena di buchi e contraddizioni. Come anche la "fiaba" del fondo sovrano arabo. Ma Occhio di lince smonta il premier sulle banche.

Occhio di lince
16 gennaio 2017

«Sfido chiunque a dimostrare che ho preso posizione contro Viola o a favore di Morelli». E ancora: «Avevamo creato le condizioni per un investimento estero importante, il fondo del Qatar, che ha detto "no" il giorno dopo il referendum per l’instabilità politica. Non ci sarebbe stata operazione pubblica da 20 miliardi con la vittoria sulle riforme». Da parte di Matteo Renzi ci vuole una certa faccia di bronzo, specie dopo aver perso rumorosamente il referendum, per infarcire con simili bugie la sua prima intervista – rilasciata a Ezio Mauro e pubblicata il 15 gennaio su Repubblica – dopo l’uscita (forzata) da Palazzo Chigi.

LA FICTION MPS. Su Lettera43.it e Il Fatto Quotidiano per primi, e poi su tutti gli altri giornali, sono state raccontate con dovizia di dettagli le ultime puntate della fiction Mps, e in particolare la dinamica della estromissione di Fabrizio Viola e delle conseguenti dimissioni del presidente della banca Massimo Tononi. Scriveva per esempio La Stampa che questo fu il racconto fatto da Viola ai consiglieri d’amministrazione di Mps riuniti l’8 settembre della telefonata che lo aveva di fatto “dimissionato”: «Alla luce delle perplessità espresse da alcuni investitori in vista del prossimo aumento di capitale e d’accordo con la presidenza del Consiglio, riteniamo opportuno che lei si faccia da parte». Alla cornetta c’era il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan.

NESSUNA SMENTITA DA RENZI. Nessuno, a cominciare dall’allora presidente del Consiglio, si è mai sognato di smentire alcunché. E siccome si trattava di rilievi tanto circostanziati quanto gravi, che riguardavano appunto Renzi e il ministro, evidentemente c’era poco da smentire, altrimenti come minimo sarebbe partita una scarica di tweet e magari ci sarebbe pure scappata un’inchiesta dell’Anticorruzione di Raffaele Cantone. D’altra parte, perché il ministro dell’Economia nelle telefonate a presidente e amministratore delegato di Mps ha detto che chiedeva la «discontinuità manageriale» a nome del presidente del Consiglio? Una furbata di Padoan per coprire una sua autonoma decisione?

Perché un banchiere da Renzi considerato incapace a Siena è stato messo col beneplacito del governo alla guida delle due disastrate banche venete?

Questa è la versione che Renzi ha dato nientemeno che al capo dello Stato Sergio Mattarella, il quale gli aveva telefonato preoccupato dagli accadimenti di Siena. Ma se fosse vero avremmo dovuto assistere a una durissima reprimenda di Renzi a Padoan, che invece non c’è stata. E poi, il nome di Morelli fu fatto dallo stesso Padoan, sempre nella medesima telefonata di quel giovedì 8 settembre, nonostante la banca successivamente abbia incaricato una società di head hunter di ricercare il successore di Viola. Se lo era inventato il ministro? O Morelli è stato suggerito da quelli di Jp Morgan, gli stessi che hanno chiesto a Renzi – lo sfido a smentire – la testa dell’allora amministratore delegato che si rifiutava di concedere loro l’inconcedibile?

GALEOTTA FU LA COLAZIONE. E chi ha avviato i contatti con il Qatar per dirci ora che il fondo sovrano arabo era della partita e poi si è ritirato per sopravvenuta instabilità politica (quale?)? Lo stesso Renzi? Perché non sono mai arrivate dichiarazioni ufficiali da Doha e dintorni e, dunque, siamo tutti autorizzati a pensare che quella del Qatar sia una fiaba raccontata agli stolti. Comunque, è fin troppo evidente che se anche Renzi si fosse davvero astenuto, e non l’ha fatto, quello che accaduto è in tutti i casi figlio di quella sua colazione di luglio a Palazzo Chigi con Jamie Dimon, capo mondiale di Jp Morgan, e della conseguente apertura di credito illimitata, “licenza di uccidere” compresa, che l'allora capo del governo ha dato al banchiere d’affari americano. Come sono andate le cose lo sanno i protagonisti – troppi perché ci fosse riservatezza – e da mesi lo sa il Paese: perché ora venirci a raccontare che Cristo è morto di freddo?

LE CONTRADDIZIONI DELL'EX PREMIER. La cosa non vi sembri di poco conto, anche se sono passati alcuni mesi: se fosse vero che Viola non è stato giubilato da una manovra di Palazzo, vorrebbe allora dire che è stato messo alla porta per incapacità. Cosa grave, perché subito dopo il banchiere è stato pregato dal fondo Atlante, con il beneplacito formale di Bankitalia e Bce e la benedizione informale dello stesso Padoan, di prendere in mano la patata bollente di Popolare Vicenza e Veneto Banca. Ai cui azionisti è stato ora offerto un bonus in cambio di una loro disponibilità a rinunciare a qualunque contenzioso legale. Nella prossima intervista, dunque, bisognerebbe chiedere a Renzi come mai un banchiere da lui considerato incapace a Siena è stato messo col beneplacito del governo alla guida delle due disastrate banche venete. Aspettiamo fiduciosi la sua risposta.

http://www.lettera43.it/it/articoli/politica/2017/01/16/mps-le-bugie-di-renzi-sulladdio-di-viola-e-sul-qatar/207814/

La paura come metodo di governo per asservire le masse e impedirgli di fare opposizione di creare Alternative

“Una crisi prodotta, pensata e creata come metodo di governo” – Un pensiero di Diego Fusaro

Fusaro y 

Io credo che questa crisi non abbia proprio nulla di naturale, come gli tsunami e i terremoti, con cui pure condivide gli effetti. Questa crisi credo sia stata prodotta, pensata e creata come metodo di governo, in modo da imporre senza alcuna discussione democratica e sempre in nome dell’urgenza della situazione, politiche neoliberiste selvagge

riduzione dei salari, taglio della spesa pubblica, abbassamento dei costi del lavoro. 

Vi ricordate quando nel 2011 Mario Monti, allora premier, disse testualmente: “bisogna creare crisi e sempre gravi per fare passi avanti”. Ebbene questo passo avanti ce lo hanno fatto fare. Ci hanno condotto in un mondo governato da oligarchi e alimentato da nuovi schiavi.

Il sistema finanziario sta conducendo una vera e propria offensiva ai danni della classe lavoratrice e della classe media, nella forma della “rivolta delle élites”, ossia della rivoluzione finanziaria con cui le oligarchie si stanno prendendo tutto, derubando senza ritegno lavoratori, risparmiatori e classi medie. È questa la cifra delle rapine legalizzate – “bail in”, prelievi forzosi, ecc. – con cui, nell’arena globale, le élites finanziarie derubano a norma di legge le classi medie e quelle lavoratrici, sempre più unite nell’essere parti della nuova plebe precarizzata.
* * *
Colgo l’occasione per ricordare la splendida intervista che Chantal Fantuzzi ha fatto al filosofo. Un’esclusiva di Ticinolive che ha ottenuto un numero record di visualizzazioni, in un portale che è e rimane “di nicchia”.

PTV news 16 Gennaio 2017 - Donald Trump forse sta mettendo a fuoco…

L'Euro è un Progetto Criminale, se si dovesse tornare alle monete nazionali, il marco salirebbe alle stelle, la Lira e il Franco e la Dracma scenderebbero, ristabilendo il bilanciamento corretto delle economie dentro l’Europa

ADOLF MERKEL E’ SCESO NEL BUNKER. DA LI’ GUIDA L’OPPOSIZIONE MONDIALE A TRUMP.

Maurizio Blondet 17 gennaio 2017 

Il 47% del Pil tedesco è dato dall’export. Una dipendenza dai mercati esteri enormemente superiore alla stessa Cina (26%). Ciò basta a spiegare i ruggiti con cui la Cancelliera ha risposto alle critiche di Trump: che l’Unione Europea è “tedesca” e non durerà, che il Brexit è stato positivo, che la NATO è “obsoleta”, e che Merkel ha commesso un errore “catastrofico” chiamando milioni di migranti a inondare il suo paese.

Pietosamente ridicola la replica sull’ultimo punto, affidata all’obeso Sigmar Gabriel: la crisi dei rifugiati dipende in parte “dalle difettose politiche interventiste dell’America, specie la guerra in Irak”: un’obiezione che Berlino doveva fare da otto anni ad Obama, che non ha fatto mai approvando tutto – compresa la guerra per pedine islamiste interposte in Siria – e adesso fa a Trump – a quello che ha dato chiari segni di voler farla finita con queste politiche difettose. La Merkel, e gli “europei” alla Mogherini e Juncker, vogliono evidentemente continuarle, come dimostra la loro persistente attitudine bellicista verso la Russia, il loro sì all’ammasso di truppe NATO ordinato da Obama alle frontiere, l’indurimento delle sanzioni a Putin. La canea per la liberazione di Aleppo interpretata da Bruxelles come “la strage di Aleppo”.

Ma invece di adeguarsi, Merkel non ci sta. Davanti alla Camera di Commercio di Colonia, ha arringato gli industriali tedeschi: “il mio governo è pronto a combattere per salvare il libero commercio e i mercati aperti” della globalizzazione; la potenza industriale deve essere una unità d’acciaio davanti allo sforzo bellico; “non lasceremo che nessuno ci divida!”.

“Combatteremo questa battaglia, per ragioni di principio”, ha esclamato la Cancelliera: “unitevi a me per difendere la democrazia liberale e il free trade”. Sottolineando come questa è l’ora solenne della Storia che suona per la Germania: “Ogni generazione si trova a doversi battere per i propri ideali”.

Ha detto proprio così, secondo Reuters: “Ogni generazione…”, eccetera. In memoria dell’altra generazione che si batté per il Fuehrer e il socialismo nazionale; questa ha il compito epico di battersi per il free trade e i mercati aperti globali, chiamati “democrazia liberale”.

E’ proprio guerra, guerra vera. Lo dimostra la frase di sfida di Sigman Gabriel a Trump che minaccia di mettere un dazio sulle BMW importate: “l’America fabbrichi auto migliori”. Schauble non ha resistito a far la lezione di globalismo col ditino alzato a Donald: “Chiunque voglia la crescita, e sono certo che questa amministrazione è per la crescita – deve essere a favore dei mercati aperti. Il protezionismo consente vantaggi a breve termine, ma è quasi sempre dannoso a lungo termine”.

Il governo è poi sceso nel bunker, che adesso si chiama EU.

Merkel sta organizzando la resistenza mondiale del liberismo; Spiegel annuncia che essa si mette a capo di un fronte mondiale anti-Trump (« Gegenanführerin »). Come dice il giornale del Partito, Die Welt, la Germania non ha altro da fare che “divenire più cosciente della sua potenza, e perseguire i suoi propri interessi” (prima non l’ha mai fatto; proprio la ricetta giusta).

Dal sotterraneo, la Fuehrerin ordina le ultime punizioni contro i traditori che sospetta di aver abbandonato la lotta: guarda come la storia si ripete, gli italiani.

“Ritirare i modelli Fiat 500, Doblò e Jeep Renegade, che usano dispositivi di spegnimento illegali”, ha ordinato alla Commissione dal bunker il Gauleiter ai Trasporti Alexander Dobrindt. Dal bunker di Bruxelles, essa ha risposto immediatamente in obbedienza: “L’Italia dia spiegazioni convincenti altrimenti, procedura d’infrazione”.

Dopo che la VW s’è piegata a pagare 4,3 miliardi per il software truffaldino agli americani, senza un gemito, questo ruggito contro le auto made più o meno in Italy, tradisce l’ovvio dubbio che quel Marchionne, mezzo terrone e mezzo canadese, avendo preso per tempo la Chrysler, sia meglio piazzato per andar d’accordo con Trump e il nuovo corso del mercato americano.

Il sospetto, insomma, che l’infido alleato abbia già tradito e se l’intenda col nemico; quindi ha dato ordine che ne siano sabotate le restanti fabbriche (ne abbiamo perso un terzo, grazie all’euro) con cariche esplosive “Juncker” da far saltare al bisogno. Terra bruciata! I giornali tedeschi danno titoli che attestano lo sgretolamento del Reich millenario, gli alleati che l’uno dopo l’altro abbandonano la lotta:

“Addio a Maastricht: i paesi dell’UE ignorano i limiti di debito

: Deutsche Witschaft Nachrichten 17:01:17 00:35.

“L’idea della disciplina nei bilanci dell’UE è rifiutata. Circa la metà di tutti gli Stati membri dell’UE ignorano le regole di deficit. L’Italia vuole più margine di manovra”.

Ma anche le puntate offensive che la Fuehrerin ha ordinato:

“Angela Merkel vuol muovere alla “battaglia” per il TTIP – Angela Merkel ritiene necessario combattere una battaglia per TTIP. Anche il ministro delle Finanze vuole opporsi alla nuova politica degli Stati Uniti – e difendere le eccedenze di esportazione tedesca.

Il TTIP!? Ma non era ormai perduto? Ma no, nel bunker si sta cercando di mettersi in contatto con l’Armata Wenk che dev’essere da qualche parte, per l’estrema offensiva. I cinesi a Davos d’accordo, arrivano al soccorso!

“Ho la sensazione che siamo ancora una volta ad un punto cruciale” , ha detto (l’ha capito) agli industriali: Sono, ha detto ripetendo la dogmatica dell’ideologia che l’ha guidata come una stella cometa, “profondamente convinta che abbracciare la competizione anziché eliminarla è meglio per lo sviluppo umano e la prosperità in Germania”.

“Io ho il massimo della risolutezza, ma il numero di quelli che dubitano sta crescendo”. Sospetta, la Risoluta, che già si muovano nell’ombra gli avversari e i traditori interni, che dubitano della Vittoria Finale; ordinerà la loro immediata fucilazione.

In Europa ha eliminato la competizione

Per la verità, la fede espressa, “abbracciare la competizione invece di eliminarla”, non è proprio ciò che la Germania ha fatto in Europa. Anzi ha eliminato la competizione: con l’euro e il cambio fisso, che non consente agli altri di svalutare, mentre per la Germania l’euro è una moneta svalutata del 30%. L’immane e squilibrata parte dell’export nel Pil tedesco dipende da questo.

Trump, il nemico, l’ha definito the Outrageous Privilege, l’oltraggioso privilegio di cui gode la Germania. Altro che liberismo.

Se l’eurozona si sgretolasse, se non obbedisse alle ingiunzioni austeritarie di Berlino, se si dovesse tornare alle monete nazionali, il marco salirebbe alle stelle, la Lira e il Franco e la Dracma scenderebbero, ristabilendo il bilanciamento corretto delle economie dentro l’Europa; le auto tedesche sarebbero ancora ottime e avrebbero un mercato; ma lo Outrageous Privilege sarebbe finito, e lo strozzamento del commercio mondiale prodotto (fra l’altro) dalle banche centrali che stampano per mantenere gonfia la bolla globale che hanno creato, tornerebbe ad una condizione meno innaturale, di equilibrio.

Ma ci voleva un americano a dire ad alta voce che quello di cui la Germania gode è un oltraggioso privilegio. Nessun governo europeo ha mai enunciato una così esplicita accusa; nessuno l’ha contrastato, il privilegio, nelle sedi giuste europee. Nessuno ha posto alla Germania l’obbligo di ridurre il suo attivo smisurato dei conti correnti (ornai 9% del Pil), che è lo squilibrio speculare ai deficit che superano il 3% e per cui la Germania UE ci punisce.

Si sono tutti piegati, i governi europei, come servi sciocchi e vili. E non vogliono nemmeno, stavolta, essere liberati.

Continuano ad obbedire ad ordini scaduti. Se c’è una cosa chiara, è che Trump non vuole vedere ancora una volta una Merkel alla Cancelleria; invitando i tedeschi a cambiare. Lei si è ricandidata, e quel che è peggio, il popolo tedesco la rivoterà.

Schauble, quindi, sarà ancora ministro dopo le elezioni dell’autunno 2017 (se non cancelliere); ed ha già detto come risponderà alle domande insistenti che la Germania, almeno, cominci a spendere un po’ di più: darà quel surplus non ad opere pubbliche, ma a una diminuzione delle imposte ai tedeschi e alle imprese nazionali. Una scelta ottusamente egoista e assolutamente controproducente per le economie europee in sofferenza: i provati tedeschi useranno il potere d’acquisto aggiuntivo che il taglio fiscale gli metterà nel portafoglio per risparmiare di più; le imprese e banche tedesche, che investono pochissimo in patria, metteranno altri soldi nei mercati finanziari internazionali. Il taglio fiscale alle imprese germaniche, ovviamente, le renderà ancora più competitive in Europa rispetto agli altri europei, eserciterà una ulteriore pressione sui paesi meno competitivi, li obbligherà ad ancora più dure austerità, strangolando la minima crescita…e così via fino alla morte.

Questo avviene quando si vive in una prigione dei popoli. Vedete quel che succede, italiani: vi siete liberati di Renzi? Ma la Mogherini, che Renzi ha messo nella UE, mica l’avete cambiata: è ancora lì e risponde agli ordini di Berlino. Occorre un regime change. Urgente. Ma che dico? L’80 per cento degli italiani sono analfabeti funzionali: non possono nemmeno capire questo facile articolo. Le loro certezze vengono tutte dalla tv.

Piazzale Loreto deve aspettare.

http://www.maurizioblondet.it/adolf-merkel-sceso-nel-bunker-li-guida-lopposizione-mondiale-trump/

Diego Fusaro - Davos - la Globalizzazione capitalistica è fatto ad uso e consumo dei ricchissimi in disprezzo dei molti

Davos, Fusaro: "Odiarli come loro odiano noi. Iniziamo tutti a pensare deglobalizzato"

17 gennaio 2017 ore 16:24, Marta Moriconi

"Tornare all'odio di classe". Ne è convinto il filosofo Diego Fusaro intervistato da Intelligonews che commentando il World Economic Forum a Davos con i rappresentati del cosiddetto establishment cercheranno di affrontare il tema della globalizzazione dal loro punto di vista. Ma qualcosa è cambiato dall'anno scorso, dopo la Brexit e l’elezione di Trump alla presidenza Usanuove forme di contestazione al potere delle élite finanziarie stanno sorgendo. 

Sul tavolo dei potenti dell'establishment a Davos un unico tema: la globalizzazione. E' morta Fusaro e non se ne sono accorti? 
"Globalizzazione significa delocalizzare cercando di sfruttare al meglio gli sconfitti dello stesso sistema. E' fallita e fallimentare, ma al tempo stesso continua a mietere vittime. Quindi oggi occorre deglobalizzare l'immaginario che è il primo gesto per produrre pratiche di deglobalizzazione e di difesa dei diritti delle vittime di queste idee".

Questo meeting a Davos più che un ragionamento su come salvaguardare quella maggioranza di mondo rimasto povero e fuori ogni tutela, per qualcuno nasce dall'esigenza di auto-tutelarsi rispetto a forme di opposizione che stanno nascendo. E' così? 
Certo e la dice lunga sul fatto che: 1) C'è un'élite dominante che è composta dai signori del mondialismo apolidi e sradicati contro il 99% della popolazione composta dalla vecchia borghesia e dal vecchio proletariato. 2) La dice lunga sul fatto che la globalizzazione è l'ideologia di questi signori del mondialismo, di questa aristocrazia finanziaria. Quindi chi vuole combattere questi signori deve combattere anche il mondialismo capitalistico. 

Il ritorno a scelte sovraniste e identitarie è davvero una riposta alla globalizzazione oppure ci sono altre forme di opposizione possibile?
"Dunque, l'unico modo per difendere i diritti sociali delle classi più deboli è ritornare a forme di sovranità monetaria, politica ed economica fare politiche di assistenza e di difesa dei diritti sociali. Se c'è la globalizzazione queste possibilità non ci sono, è possibile solo in Stati sovrani nazionali questa politica. Gli unici Stati socialisti oggi infatti sono in Stati sovrani nazionali, come la Bolivia, Cuba e Venezuela. Solo loro possono resistere al mondialismo". 

Theresa May sarà per una Brexit dure e pura. Trump ha denunciato l'Ue germanocentrica. Possono essere realtà o segnali di una svolta politica?
"Non credo, perchè Trump è al servizio delle élite dominanti che prima puntavano sulla Clinton e ora punteranno su di lui. Ed è pur sempre un elogiatore di Israele e un nemico di Cuba. Temo possa rivelarsi un utile idiota della continuazione voluta da loro". 

Secondo lei i rappresentanti di quest'establishment hanno come nemico le masse o proprio non le considerano? 
"Il nemico delle élite finanziarie sono il popolo condannato come populista o xenofobo o Rossobruno. Occorre che il popolo inizi a disprezzare e odiare questa massa demoplutocratica. Ci vuole odio di classe, odiarli come loro odiano noi, altro che pacifismo e voler bene a tutti. Usano il nome della democrazia per difendere la propria oliogarchia finanziaria classista. Proprio come loro odiano noi intesi come lavoratori piccola classe imprenditoriale borghese noi dobbiamo odiare loro, perché stanno distruggendo il pianeta, l'umanità e i diritti sociali conquistati. Con l'odio si risponde all'odio". 

E' politicamente molto scorretto parlare di odio oggi...
"L'unico modo per pensare criticamente è uscire dal politicamente corretto, perché altrimenti pensiamo col pensiero fatto dalle e per le élite". 

Davos - Xi Jinping deve essere chiaro, c'è globalizzazione e globalizzazione e i popoli respingono con forza quella capitalistica

Davos, il presidente della Cina: "No al protezionismo, sì alla globalizzazione"

Xi Jinping critica la politica protezionistica di Donald Trump e avverte: "Una guerra commerciale non avrebbe vincitori"

Davos, il presidente della Cina: "No al protezionismo, sì alla globalizzazione"
Bisogna "dire no al protezionismo" e rimanere impegnati sul tema dello sviluppo, della promozione del libero commercio, degli investimenti e sulla "liberalizzazione e facilitazione del commercio attraverso l'apertura". Lo ha detto il presidente cinese, Xi Jinping, nel discorso di apertura del Forum economico di Davos, in Svizzera. Xi Jinping ha inoltre aggiunto: "Non serve dare colpa alla globalizzazione per i problemi del mondo".
Perseguire il protezionismo, ha spiegato, è "come chiudersi dentro una stanza buia. Vento e pioggia possono pure restare fuori, ma resteranno fuori anche la luce e l'aria". E ha ammonito: "Nessuno uscirebbe vincitore da una guerra commerciale".

Inoltre ha messo in luce come il panorama industriale e commerciale mondiale sia cambiato completamente. Eppure, ha sottolineato, "le regole del commercio globale non hanno seguito questi sviluppi. C'è una frammentazione delle regole". Parole che sono da mettere in connessione con l'offensiva che la Cina sta conducendo nei confronti del Wto allo scopo di ottenere lo status di economia di mercato che la metterebbe al riparo dai dazi.

"Sbagliato rifiutare la globalizzazione" - Ancora sulla globalizzazione, ha ammesso che il fenomeno "ha creato nuovi problemi", ma ha anche precisato che "questa non è una giustificazione per cancellarla, quanto piuttosto per adattarla". Il riferimento sembrava alle forze anti-globaliste che hanno portato al potere Donald Trump negli Usa. E ha aggiunto: "Piaccia o no, l'economia globale è l'enorme oceano dal quale nessuno può tirarsi fuori completamente". Ha poi spiegato che molti dei problemi di oggi "non vengono dalla globalizzazione ma da altri fattori", e ha citato fra gli esempi le ondate di profughi dal Nord Africa e dal Medio Oriente e la grande crisi finanziaria di dieci anni fa.