L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 15 ottobre 2010

Il miracolo della vita nel deserto della morte.


La storia del deserto di Atacama è coronata di tragedie (come una lunga muraglia è coronata dai vetri rotti). Scioperi interminabili, marce contro la fame, incidenti fatali, minatori mitragliati e cannonegiati senza pietà in massacri inconcepibili. Tutto questo a causa di una lunga storia di ingiustizie che, malgrado gli anni e i fiumi di promesse politiche, si sono conservate inalterabili, come acide mummie di Atacama. Si dice Deserto di Atacama e si legge dramma, sfuttamento e morte. Per questo ormai era ora che si vivesse un'epopea con un lieto fine. Era ora che la terra irrigata da tanto tempo con il sangue, il sudore e le lacrime dei minatori, tornasse ad essere verde e restituisse dal suo ventre frutti di vita. Qui sangue, sudore e lacrime non è una frase volgare. Io che ho vissuto 45 anni in questo deserto, che ho lavorato nelle miniere a cielo aperto - solo due volte e per brevissimi tempo l'ho fatto nelle miniere sotterranee - posso dirlo con cognizione di causa: il deserto di Atacama è bagnato di sangue, sudore e lacrime.
Il recupero dei 33 minatori di Copiapò, oltre a un trionfio della tecnologia, si alza da questo deserto come una lezione di vita per l'umanità intera. Una prova del fatto che quando gli uomini si uniscono a favore della vita, quando offrono la loro conoscenza e i loro sforzi al servizio della vita, la vita risponde con altra vita. Qui non si è lavorato per cercare oro, petrolio o diamanti. Qui si cercava la vita. Ed è zampillata la vita, 33 fiotti immensi. E all'esplosione di applausi e abbracci e risate bagnate di lacrime della moltitudine nella miniera, e del giubilo di campane e delle sirene delle città del paese, si è sommato l'allegria emozionata del mondo intero. Eravamo tutti esseri umani commossi fino al midollo. Perchè man mano che ognuno dei minatori cominciava a risalire, a uscire, a rinascere dalle viscere della terra, ognuno di noi lo sentiva come se stesse emergendo dal fondo del suo stesso petto. E' stata la celebrazione totale della vita (...) io propongo un Elogio alla vita.
Un messaggio per i 33: sia lieve a loro la marea di luci, telecamere, flash che sta per travolgerli. E' vero che sono sopravvissuti a quella lunga stagione all'inferno, ma in fin dei conti per loro era un inferno conosciuto. Quello che sta per arrivarvi addosso, compagni, è un inferno completamente inesplorato da voi: l'inferno dello spettacolo, l'alienante inferno dei set televisivi. Una sola cosa vi dico, compaesani: aggrappatevi alle vostre famiglie, non le mollate, non perdetele di vista, non lasciatevele sfuggire, aggrappatevi ad esse come vi siete aggrappati alla capsula che vi ha tirato fuori dal buco. E' l'unica maniera di sopravvivere a quell'alluvione mediatica che sta per arrivarvi addosso. Ve lo dice un minatore che di questa roba ne sa qualcosa.
di Hernàn Rivera Letelier
tradotto da Pierpaolo Marchetti
tratto da repubblica del 15 ottobre.

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