L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 14 dicembre 2010

La violenza è utilizzata dal potere contro le classi subalterne!






Che poi la violenza proviene da manifestanti o da forze di polizie non ha importanza perché sono identiche figlie dell' intolleranza, dell’annichilimento e nemiche del potere delle idee e delle sue affermazioni!
La violenza è costruita per impedire la nascita, la crescita del Potere Alternativo, questo si che viene temuto dal potere politico, economico e finanziario degli Interessi Consolidati.
I poveri si fanno la guerra tra loro, manifestanti e forze dell’ordine, mentre in Parlamento si attua plasticamente l’effetto del mercato degli acquisti e delle vendite di uomini, e i contenuti propositivi e i valori sono relegati in soffitta.

La fiat di Sergio Marchionni ha deciso di abolire il Contratto Nazionale in quanto questo è lo strumento per la salvaguardia delle condizioni di lavoro e dei salari degli operai.

I 1.300 euro al mese sono troppi per vivere, la fiat di Sergio Marchionni ha deciso che li deve diminuire forse a 1.200, forse a 1000, forse a 900 euro al mese, forse a 350- 400 euro al mese come a Krugujevac in Serbia nel futuro stabilimento fiat.

La fiat di Sergio Marchionni ha deciso che l’operaio deve lavorare 10 ore al giorno per quattro giorni, ma se serve per cinque giorni, sei giorni, sette giorni, sempre dieci ore al giorno, se serve.

Ma se serve l’operaio deve andare in cassa integrazione, che è pagata dalla comunità cioè dalle classi subalterne, (le rendite finanziarie, dei ricchi sono tassate al 12,50%), con un salario ancora più basso in quanto non ha lavorato.

La fiat di Sergio Marchionni ha deciso che l’operaio non si deve ammalare e se si ammala non deve essere pagato

La fiat di Sergio Marchionni ha deciso che l’operaio non deve scioperare, perché se sciopera sarà licenziato.

Il Mondo del Lavoro, del Precariato e della Disoccupazione è il vero problema dell’Europa e dell’Italia e servono proposte forti per affrontarlo e cercare di risolverlo.

“Si deve puntare a coordinare la politica fiscale e la politica monetaria europea al fine di predisporre un piano di sviluppo finalizzato alla piena occupazione e al riequilibrio territoriale non solo delle capacità di spesa, ma anche delle capacità produttive in Europa. Il piano deve seguire una logica diversa da quella, spesso inefficiente e assistenziale, che ha governato i fondi europei di sviluppo. Esso deve fondarsi in primo luogo sulla produzione pubblica di beni collettivi, dal finanziamento delle infrastrutture pubbliche di ricerca per contrastare i monopoli della proprietà intellettuale, alla salvaguardia dell’ambiente, alla pianificazione del territorio, alla mobilità sostenibile, alla cura delle persone“.

Oggi in Italia serve un governo profondamente diverso da quello di Tremonti-Berlusconi che faccia sua le proposte illustrate e le porti all’attenzione della Comunità Europea.

In Italia ci sono personalità forti e competenti per attuare programmi basati sul rilancio della scuola e università pubblica, sulla ricerca, sulle innovazioni, sulle nuove tecnologie, sulle strutture materiali e immateriali, sulla lotta agli sprechi e sulla diversa allocazione delle risorse pubbliche, è un’opportunità e non possiamo lasciarcela sfuggire.

Oggi serve un governo che duri fino alla fine della legislatura e che goda della più ampia maggioranza parlamentare possibile con l’appoggio esterno del Pd.

martelun

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