L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 8 marzo 2011

anche le banche europee tengono nelle pieghe di bilancio voci che non valgono niente!

L'affondo

King contro le banche

Il governatore della Banca d'Inghilterra: «Settore squilibrato».

di Daniele Lorenzetti

Negli ultimi mesi si era già ritagliato un profilo interventista che gli ha procurato gli strali di economisti come Paul Krugman. Ma Mervyn King, governatore della Banca d’Inghilterra dal 2003, pare proprio deciso a non cambiare strada.
In una lunga intervista concessa al Daily Telegraph il 5 marzo, King ha lanciato un duro affondo contro il sistema bancario: «Le banche stanno cercando di massimizzare il profitto a breve termine a spese dei clienti», ha affermato, mettendo in discussione il sistema di premi ai manager e avvertendo che la mancata riforma del settore potrebbe provocare «un'altra crisi finanziaria». Troppe persone, ha aggiunto il numero uno della Banca d'Inghilterra, hanno fatto soldi approfittando di «clienti ignari o ingenui».
ECONOMIA IN STALLO. Una presa di posizione che arriva in un momento critico per l’economia britannica, con un prodotto interno lordo sceso dello 0,6% nel quarto trimestre del 2010 e l'inflazione sopra il 3%.
Una congiuntura economica che, con il boom dei prezzi di petrolio e delle materie prime, a molti osservatori ricorda i fantasmi della stagflazione. Per questo il Cancelliere dello Scacchiere George Osborne ha fatto sapere di avere in testa un bilancio «spudoratamente pro-crescita», le cui linee saranno presentate all’assemblea di primavera Tory il 23 marzo prossimo.
Osborne annuncerà l’istituzione di 10 'zone di nuova impresa' in Inghilterra, con lo scopo dichiarato di rigenerare la crescita nelle aree più duramente colpite dalla recessione.
MONITO A OSBORNE. I commenti di King, è stato notato, seguono anche la firma del Progetto Merlin, un accordo tra Osborne e gli istituti di credito basato su uno scambio: l’impegno a prestare più denaro e mostrare moderazione sui premi, in cambio della rinuncia da parte del governo a intraprendere azioni eclatanti sui bonus e sui profitti.
E dunque sembrano un monito peril ministro, nel momento in cui una commissione governativa sta valutando se costringere le banche consumer a cedere il loro ramo di investment banking separando così nettamente le due attività. Osborne si è detto contrario a questa prospettiva, che incontra fortissime resistenze nel settore finanziario, ma nei piani della commissione governativa King è destinato a diventare il responsabile ultimo della regolamentazione bancaria.

Critiche alla mentalità del 'troppo grande per fallire'

Nella conversazione con il Telegraph, il governatore ha puntato l’indice contro la mentalità del 'too big to fail', un concetto che «non dovrebbe avere cittadinanza in una economia di mercato».
I passi che hanno destato più scalpore sono quelli in cui King disegna un conflitto tra l'etica delle aziende manifatturiere, che in gran parte hanno a cuore i propri dipendenti, clienti e prodotti, e le banche troppo spesso «a caccia di profitti a breve termine». Giudizi taglienti, che a giudicare da quanto ha riportato il blog di Robert Preston, il business editor della Bbc, hanno fatto sobbalzare sulla sedia molti vertici del gotha bancario della City. «Alcune delle cose che i membri dei board mi hanno detto su Mr. King non sono riportabili», ha scritto Preston.
BANCHIERI INFURIATI. Angela Knight, amministratore delegato della British Bankers Association, replicando al governatore ha sostenuto che dall’inizio della crisi il settore si è riformato radicalmente, per poi aggiungere piccata: «Lavoriamo a stretto contatto con i nostri clienti e così facendo abbiamo creato uno dei maggiori centri finanziari del mondo e un importante fattore per l'economia britannica. Risutati che abbiamo raggiunto facendo bene e non certo male il nostro lavoro».
E l'economista Tim Congdon, che era un membro del gruppo di consulenti del Tesoro nel 1990, ha detto di trovare «incredibile» che il signor King abbia attaccato ora la struttura del settore in cui è stato coinvolto per 20 anni. Secondo Congton addirittura sarebbero King e altri ad aver causato la crisi finanziaria minando «la capacità delle banche inglesi di finanziarsi sui mercati internazionali».
BRACCIO DI FERRO SULLE REGOLE. Il tenore dei commenti mostra quanto in molti abbiamo i nervi a fior di pelle. Anche perché i progetti di riforma del settore sono da settimane al centro di un sotterraneo braccio di ferro. Non a caso il ministro del Tesoro Justine Greening ha dichiarato a Bbc News che il governatore si è mosso in sintonia con il governo e con «la gente».
Quasi il segno di un gioco di sponda tra il governatore e l'esecutivo (e infatti l'intervista è stata concessa al Telegraph, il giornale da sempre filo-tory). «Abbiamo bisogno di migliorare la regolamentazione nel settore bancario», ha spiegato la Greening «e questo è uno dei motivi per cui abbiamo creato la commissione che sta cercando di definire una riforma dei settore dei servizi finanziari». Il gruppo di esperti dovrebbe riferire nel corso del 2011 per portare a una nuova regolazione già nel 2012.
UN GOVERNATORE INTERVENTISTA. Del resto il governatore, educato a Cambridge e Harvard e sposato a una interior designer finlandese, non è nuovo a uscite pesanti: accusato di aver minimizzato fino all'ultimo i rischi della bolla immobiliare, attaccato in passato per il mancato salvataggio della Northern Rock Bank, si era fatto poi paladino della nazionalizzazione, al costo di un aumento vertiginoso del debito pubblico. Ultimamente non ha fatto mistero di condividere la strategia economica del governo tory incitando l'esecutivo a procedere sulla strada dei drastici tagli di spesa. Una posizione che aveva suscitato le ire di Ed Balls, ministro-ombra del Tesoro e portavoce dell’opposizione laburista, secondo il quale «l'ultima cosa che deve fare la Banca d'Inghilterra è farsi trascinare nello scontro politico».
IN ATTESA CHE I TASSI SALGANO. Ma oltre ai rapporti tempestosi con le banche, c'è un altro fronte delicato che attende alla prova King, ed è quello dell'inflazione. Sui mercati pare certa una imminente stretta sui tassi ora inchiodati allo 0,5%, dato che il ritmo di incremento dei prezzi al consumo viaggia a livelli doppi rispetto al desiderato 2% e il rapporto sull'inflazione della banca centrale prevede picchi tra il 4 e il 5% verso metà anno. Alla domanda sulla possibilità di un aumento dei tassi di interesse, potenzialmente già la settimana prossima, King ha risposto che ci sono motivi «perfettamente ragionevoli per farlo ora», aggiungendo tuttavia che aumentare i tassi troppo presto sarebbe «un gesto futile».

Sabato, 05 Marzo 2011

tratto da http://www.lettera43.it/economia/10126/king-contro-le-banche.htm

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