L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 3 marzo 2011

Crisi in Maghreb, a rischio l’economia mondiale Petrolio alle stelle, incubo recessione


Crisi in Maghreb, a rischio l’economia mondiale
Petrolio alle stelle, incubo recessione
25 febbraio 2011
In Italia maxi-aumento del prezzo dei carburanti. Una crescita di quattro centesimi in otto giorni. Membro dei ribelli anti-Gheddafi conferma contratti petroliferi
“I contratti petroliferi con le imprese straniere, che sono legali e a beneficio del popolo libico, saranno mantenuti”. Cosi dice Jammal bin Nour, giudice e membro della coalizione che sta gestendo momentaneamente gli interessi economici nella città di Bengasi, nell’est della Libia. La zona, sotto il controllo dei ribelli libici che si oppongono al regime di Gheddafi, è un luogo chiave per quanto riguarda i pozzi petroliferi.
Nonostante le rassicurazioni, in Italia e in tutto il mondo occidentale il timore di una nuova recessione, legata all’aumento del prezzo del petrolio, è reale. Più che recessione, la paura è la stagflazione, cioè la somma di un aumento generalizzato dei prezzi e di uno stop nella produzione e nei redditi, che strozza di fatto l’economia.
La paura per una paralisi della produzione mondiale di petrolio, e in particolare libica, in Italia già vede i suoi risvolti. Il prezzo ai distributori di benzina ha visto un maxi-aumento. Una crescita di ben quattro centesimi in otto giorni, che riporta i prezzi ai livelli della crisi del 2008. Il fenomeno riguarda soprattutto il Sud, dove il prezzo dei carburanti ha toccato in alcuni distributori, colpa anche delle alte accise, la quota di 1,565 euro per la benzina. Secondo le previsioni della Figisc-Confcommercio gli aumenti non si fermeranno in breve tempo: “Per gli immediati prossimi giorni ci si può attendere un ulteriore incremento tra 1,5 centesimi al litro per il gasolio e 2 per la benzina”.
Tuttavia il pericolo per gli economisti è a livello mondiale. I conti si devono fare con la produzione totale di greggio che potrebbe diminuire e che determinerebbe un aumento del prezzo del barile che è schizzato già a 120 dollari. Il problema quindi non è solo la Libia, che rappresenta il 2% della produzione mondiale, ma l’eventuale ipotesi che anche altri Paesi diminuiscano la produzione di greggio. Se alla Libia si sommasse l’Algeria, che produce un altro 2%, altri Stati dovrebbero compensare l’ammanco. A pompare quell’ipotetico 4% mancante dovrebbe essere l’Arabia Saudita, che, secondo l’agenzia Reuters, ha già aumentato la propria produzione a oltre 9 milioni di barili al giorno (700mila in più) . Tuttavia i tecnici petroliferi ritengono che i sauditi possano produrre a quei livelli solo per qualche mese. Poi il petrolio potrebbe mancare provocando un aumento del prezzo.
L’incubo stagflazione a livello mondiale è stato paventato da Mohamed El-Erian, gestore della Pimco, gigante dei titoli a reddito fisso. Secondo El-Erian, l’aumento del prezzo del petrolio ha due effetti devastanti: da una parte aumenta i costi di produzione e la spesa dei consumatori conseguente all’aumento di benzina. Dall’altra spinge ad accaparrarsi le materie prime, aumentando ulteriormente i prezzi.
Il problema in Europa ha un peso maggiore, soprattutto per i paesi con un alto debito pubblico. Un’arma per combattere l’inflazione è l’aumento dei tassi di interesse. Tuttavia, aumentare i tassi in questi Paesi farebbe aumentare ulteriormente la pressione fiscale e indebolirebbe ulteriormente la ripresa.
(Francesco Salvatore)
tratto da http://www.reporternuovo.it/2011/02/25/crisi-in-maghreb-a-rischio-l%E2%80%99economia-mondiale-petrolio-alle-stelle-incubo-recessione/

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