L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 3 agosto 2011

si poteva evitare questo intervento, abbiamo perso tempo


Si poteva non perdere tempo ad ascoltare il discorso del Presidente del Consiglio del governo Tremonti-Berlusconi.
Qualcuno lo ha già definito, brodetto caldo!

Per cominciare ha esaltato la manovra economica di cui gli effetti sono più di un terzo già resi inutili dai maggiori interessi che stiamo e dovremo pagare per i Titoli di Stato, enunciando che le Istituzioni europee l'hanno approvato. La stessa manovra che in Italia è stata definita: Macelleria Sociale.

Ha difeso l'azione di governo fatta in questi undici anni, esclusa la breve parentesi del governo Prodi-Tommaso Padoa Schioppa, fatta di condoni, tanti, troppi, che ha permesso l'evasione fiscale di aumentare a 125.000 miliardi di euro, alla corruzioni arrivare a 60.000 miliardi di euro ogni anno, al sommerso e all'illegalità della mafia di dilagare.

Gli investimenti bisogna farli per far ripartire l'economia italiana, aprendo gli ennesimi cantieri, tipo la Salerno-Reggio Calabria.

La disoccupazione la si è combattuta e poi vediamo la fuoriuscita di centinaia e centinaia di precari dalle scuole, dalle università e il continuo ed incessante blocco del turn over nel Pubblico Impiego, il presente e il futuro che stiamo rubando ai giovani italiani.

La situazione è rimasta inalterata, domani vedremo ancora le borse giù.

Ripetiamo, sul fronte esterno, dobbiamo proporci INSIEME al Portogallo, Spagna, Irlanda, Grecia e Cipro di dichiarare default se l'Europa non adotta gli Eurobonds finanziati da una tassazione delle transazioni finanziarie.

Sul fronte interno combattere l'evasione fiscale, la corruzione, l'illegalità anche delle mafie.
Eliminazioni delle province, accorpamento amministrative di comuni.

Si deve puntare a un piano di sviluppo finalizzato alla piena occupazione e al riequilibrio territoriale, nord-sud non solo delle capacità di spesa, ma anche delle capacità produttive . Esso deve fondarsi in primo luogo sulla produzione pubblica di beni collettivi, dal finanziamento delle infrastrutture pubbliche di ricerca per contrastare i monopoli della proprietà intellettuale, alla salvaguardia dell’ambiente, alla pianificazione del territorio, alla mobilità sostenibile, alla cura delle persone, non trascurando lo sviluppo delle energie rinnovabili, la creazione di infrastrutture immateriali. Sono beni, questi, che inesorabilmente generano fallimenti del mercato, sfuggono alla logica ristretta della impresa capitalistica privata, ma al contempo risultano indispensabili per lo sviluppo delle forze produttive, per l’equità sociale, per il progresso civile.

martelun@libero.it

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