L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 9 gennaio 2012

che cosa vuol dire crescita. i bla bla valgono zero


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In determinate circostanze tutto ciò sarebbe assolutamente giusto, ma nella situazione attuale, purtroppo, è assolutamente errato, ed estremamente dannoso: l'opposto del vero.

Infatti, obiettivo del risparmio è la liberazione di manodopera per impiegarla nella produzione di beni capitali come case, fabbriche, strade, macchine e simili. Ma quando vi sia già una forte eccedenza di manodopera disponibile a questo scopo, il risultato del risparmio è soltanto quello di aumentare questa eccedenza e quindi di aumentare il numero dei disoccupati. Inoltre, quando un individuo è escluso dal lavoro, in questo o in qualsiasi altro modo, la sua ridotta capacità di acquisto determina ulteriorre disoccupazione fra coloro che dovrebbero produrre quanto egli non è più in grado di acquistare. E la situazione continua a peggiorare in un circolo vizioso.

La valutazione migliore che posso formulare è che, quando si risparmiano cinque scellini, si lascia senza lavoro un uomo per una giornata. Un risparmio di cinque scellini contribuisce alla disoccupazione nella misura di un uomo per un giorno, e via aumentando in proporzione. Per contro, tutte le volte che si fa un acquisto si aumenta l'occupazione anche se, volendo incrementare l'occupazione di questo paese, deve trattarsi di beni di produzione nazionale. Dopo tutto si tratta di elementare senso comune. Infatti, se comperate dei beni qualcuno dovrà produrli mentre se non ne comperate i negozi non esauriranno le scorte, non rinnoveranno gli ordini e qualcuno sarà licenziato.

Perciò voi massaie patriottiche: domani precipitatevi fuori di buon mattino e mettete le mani su quei meravigliosi "saldi"; annunciati ovunque. Farete del bene a voi stesse, poichè mai la merce è stata più a buon mercato di quanto avete mai sognato. Fate una scorta di biancheria per la casa, di lenzuola, di coperte e di tutto ciò che vi occorre. Ed abbiatevi inoltre la soddisfazione di contribuire all'occupazione, alla ricchezza del paese, perchè con questo mettete in moto l'attività produttiva dando occasione di lavoroe speranze al Lancashire, allo Yorkshire e a Belfast".
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dall'articolo "Spesa e risparmio" di John Maynard Keynes tratto dal libro "Esortazioni e profezie" del medesimo edizione saggiatore con introduzione di Emiliani Brancaccio.

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"Bisogna ampliare significativamente il bilancio federale dell’Unione e rendere possibile la emissione di titoli pubblici europei (eurobond).

Si deve puntare a coordinare la politica fiscale e la politica monetaria europea al fine di predisporre un piano di sviluppo finalizzato alla piena occupazione e al riequilibrio territoriale non solo delle capacità di spesa, ma anche delle capacità produttive in Europa.

Il piano deve seguire una logica diversa da quella, spesso inefficiente e assistenziale, che ha governato i fondi europei di sviluppo.
Esso deve fondarsi in primo luogo sulla produzione pubblica di beni collettivi, dal finanziamento delle infrastrutture pubbliche di ricerca per contrastare i monopoli della proprietà intellettuale, alla salvaguardia dell’ambiente, alla pianificazione del territorio, alla mobilità sostenibile, alla cura delle persone.
Sono beni, questi, che inesorabilmente generano fallimenti del mercato (capitalistico), sfuggono alla logica ristretta della impresa capitalistica privata, ma al contempo risultano indispensabili per lo sviluppo delle forze produttive, per l’equità sociale, per il progresso civile".
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tratto dalla "Lettera degli Economisti" del 14 giugno 2010

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