L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 26 aprile 2012

www.ucuntu.org - Catania 2 - la lotta alle mafie è esercizio di lotta al potere corrotto e di classe dello Stato italiano


Da via Crispi a viale Africa - Nel “teatro” di San Giovanni la Punta - Il sangue di Rizzo - Volontà di non sapere e verità non cercata - Il Tabù

Premessa
Si tratta di cose e di uomini di un trentennio compatto, dall'82 ad oggi: concatenati i fatti, e sempre gli stessi, da allora, taluni dei magistrati protagonisti.

La situazione all'inizio.
Si diffidava diffusamente, al principio degli anni ottanta, della Procura della Repubblica: in paradossale diminuzione, per questo, le denunce di reati contro la Pubblica Amministrazione, mentre la frequenza dei fatti andava crescendo. La mafia? Pretendevano di far credere che Catania ne fosse immune, pur mentre la lotta tra i clan insanguinava la città.

Fu dal lato della Giustizia Minorile che venne nell' '81 l'allarme. La criminalità, tutta, era in rapido aumento; quello era un anno-svolta; l'avvenire poteva essere tremendo; era necessario far presto: i mesi contavano come anni. Per il riscatto della città, nelle sue parti malate – matrici terribilmente feconde di disadattamento minorile – ci voleva impegno concorde dello Stato e degli Enti Locali: danaro, competenza nel progettare, probità nella gestione. Quella relazione del Presidente del Tribunale per i Minorenni cadde nel vuoto. Il Prefetto ne sorrise.
Se qualche speranza si poteva nutrire, erano i Pretori ad ispirarla: uomini nuovi (Gennaro, D'Angelo e altri) dai quali non pochi cittadini si aspettavano progressivo rinnovamento della Giustizia.
Ma i fatti delusero, amaramente.

tratto da http://www.ucuntu.org/pdf/ScidaCasoCatania.pdf

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