L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 6 maggio 2012

Il capitale e segnali di resa dei conti


Ci sono segnali precisi che vengono dai paesi del sud america che il mondo è in movimento. La Bolivia nazionalizza la compagnia elettrica.
Gli Stati emergenti, dove possono, si riappropriano delle risorse naturali (Argentina) si riappropriano delle proprie industrie.

Nel mondo occidentale, il popolo islandese, in gran maggioranza respinge le politiche economiche neoliberiste del FMI, che tanto male ha fatto in passato a chi ha dovuto sposare questa linea politica economica, della BCE e della Commissione Europea.
In Grecia, in Portogallo, nella Spagna i movimenti di protesta sono quotidiani, duri violenti, si ha consapevolezza che le politiche imposte non risolvono ma affamano sempre di più larghi strati della popolazione.

In Italia il distacco tra i cittadini e la politica è ormai diventato incolmabile, tant'è che lo stesso Capitale italiano attraverso i suoi media ha riesumato l'attuale sinistra extra parlamentare, poco Diliberto molto Ferrero,in quanto al libero battitore Vendola non riesce più a coprire gli spazi a sinistra del PD, spostandosi questo partito sempre più nettamente nell'area neoliberista.
E' stato riesumato anche Grilli e il suo Movimento dandogli il compito parziale di farlo diventare sempre più istituzionale e aggiogarlo al carro del Capitale italiano.

Quindi in questo vuoto, la proposta di costruire un soggetto politico nuovo, in linea di principio non è sbagliata, i tempi sono quelli giusti.
Ma è la stessa proposta che è limitativa e fuorviante in quanto si riallaccia con una metodologia antiquata e comunque proporre una organizzazione che andava bene nel novecento e che oggi non ha più ragione di essere.

Oggi la soggettività politica, di chi si muove su questo terreno, è talmente elevata che lo schema partito è insufficente a contenere l'esuberanza, le capacità, le competenze che si sono autodittamente prodotte che le attuali tecnologie hanno messo a disposizione di ogni singola soggettività e non aver compreso questo si è gia out in partenza.

Oggi la soggettività individuale richiede e pretende circolarità e non gerarchie e riconosce solo l'umiltà e lo spirito di servizio. Tutto è messo in discussione e non si può più barare.
Un esempio, Vendola era partito alla grande, con un grande capitale di fiducia alle spalle, nel giro di due tre anni si è bruciato una potenzialità elevatissima.

Oggi nessuno perdona gli sbagli soprattutto se c'è malafede, e il soggetto collettivo che si sta sempre di più costituendo è capace di scovare ogni minima contraddizione e ha la capacità e possibilità di sbattetterla in faccia tranquillamente e ferocemente. Nulla si dimentica, tutto rimane.
Si sono riaperte vecchie ferite, come il patto tra lo Stato italiano e la mafia siciliana, dei primi anni '90, questo non grazie alle istituzioni più istituzionalizzate ma perchè c'e stata e c'è una forte volonta politica da parte della soggettività individuale a chiarire, comunque ad arrivare alle rese dei conti.

Bisogna avere il coraggio di "sporcarsi le mani" di confrontarsi, di essere parte dell'insieme che si è costruito, che si sta costruendo. Adesso è uno stato di attenzione e di circolazione di idee, arriverà il momento in cui queste cominceranno a camminare, con una pratica sulle spalle, un'esperienza che ha plasmato e plasma, si troveranno delle forme di organizzazione che risponderanno alla bisogna.
Ora è il tempo di arare e seminare, arriveranno le piantine.
martelun

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