L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 7 maggio 2012

www.ucuntu.org - Catania 10 - la lotta alle mafie è esercizio di lotta al potere corrotto e di classe dello Stato italiano


Capitolo VI
Scuto, residente a San Giovanni, è un grande imprenditore della distribuzione: 49 supermercati, di cui uni in San Giovanni; azienda valutata 1000 miliardi. Frequentato dal Rizzo, sua "staffetta" con i capi del clan, Scuto caldeggia l'elezione di Gennaro a Sindaco di San Giovanni.

Per il gruppo Antimafia, per altri Sostituti e per il Procuratore Capo, Scuto è vittima dei Laudani (nel 2000 ultimo tentativo di archiviazione di atti che lo accusano, negati dal gruppo antimafia, per silentium, al Sostituto Marino), ma è sodale del clan per i Carabinieri (un'indagine dei quali, presso banche, per sospetto di riciclaggio di denaro dei Laudani, viene troncata da quel gruppo) e per il Marino (che ne ottiene cattura), nonché per la Procura Generale, che avoca gli atti, e per il Tribunale, che in esito ad otto anni di dibattimento ne pronuncia condanna. La sentenza, impugnata anche dal PM, non è stata ancora depositata. Nel corso del giudizio una proposta di legge (processo breve, senza esclusione dei reati di mafia) è stata presentata al Senato il 19/07/2006, a firma, con altri, della sen. Finocchiaro. E' questa una deplorovole disattenzione, da parte di un parlamentare catanese, al quale sia l'esistenza che l'importanza di quel processo è stata recata a mente, pochi mesi prima, da un articolo di Giustolisi e Travaglio, sulla rivista MicroMega.

L'Aggiunto Gennaro che ha "vistato" (fine gennaio 2001) la richiesta di custodia in carcere, sottopostagli dal Sostituto Marino (inconcepibile il rifiuto del "visto", nel pieno del clamore provocato dai fatti di cui sub. VII e sub. VIII) fa subito apparire sul quotidiano di Palermo (4 febbraio) una sorprendente intervista: gli arresti di imprenditori, per asserita collusione con i mafiosi, possono riuscire di giovamento proprio alla mafia, mentre mettono in pericolo il pane dei lavoratori dipendenti. Solo in fine dell'intervista si fa posto, brevemente, alla ipotesi che la collusione sia provata, per dedurne che in tal caso etc... .

E' una presa di distanza di cui i giudici del riesame possono tener conto o si tratta di un messaggio?

L'avocazione, del marzo 2001, ha per motivi (e le cronache giornalistiche ne informano il pubblico) l'inerzia, e la male gestio nella quale è incorsa la Procura della Repubblica. Ma il 15 marzo appaiono sullo stesso quotidiano di Catania, fianco fianco, interviste del Procuratore Capo e del Procuratore Generale. Il primo difende la richiesta di archiviazione disattesa dal GIP, critica l'avocazione (in Procura Generale han tempo da perdere), sottace l'addebito di inerzia, come se non fosse mai stato formulato, e spiega il riferimento alla mala gestio col fatto in sè, del contrasto tra la richiesta di archivazione (formulata dal gruppo o pool antimafia), e quella di cattura, avanzata dal dott. Marino, appartenente allo stesso Ufficio di Procura, e accolta dal GIP. In altri termini, nessun rimprovero di mala gestio sarebbe stato possibile, senza l'iniziativa del Marino.
Il Procuratore Generale si mantiene, sorprendentemente, sulla stessa linea. Sottace anche lui l'inerzia, come motivo dell'avocazione, e spiega allo stesso modo il motivo della mala gestio. I lettori attenti ne sono sbalorditi. Impossibile, infatti, trovare una spiegazione in personali vulnerabilità del magistrato: se i suoi figli, entrambi, erano stati assunti dalla BAE, del Cav. Del Lavoro Graci (uno dei grandi imprenditori attaccati dal Dalla Chiesa, nel tragico '82, e poi da Giuseppe Fava), le assunzioni erano avvenute in esito a concorso; se i detti suoi figli avevano comprato casa, entrambi, in San Giovanni la Punta, sulla via Montello, di fronte alla casa comprata da Gennaro, a quella lottizzazione era stato sempre estraneo o si era reso estraneo, da tempo, il Rizzo; e se il magistrato aveva deciso come il giudice tributario in favore della BAE un certo ricorso la decisione era stata giusta.
tratto da http://www.ucuntu.org/pdf/ScidaCasoCatania.pdf

Nessun commento:

Posta un commento