la lettera degli economisti

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la lettera degli economisti, un buon punto di partenza 14 giugno 2010

L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 20 luglio 2012

che cos'è la guerra?

La guerra non è solo la guerra guerregiata. Non sono solo eserciti, generali, truppe, vettovagliamenti, commesse statali (qui lo stato-nazione) serve e funziona bene) per la McDonnel-Douglas, per la General Dynames, per la Oto Melara, la Beretta ecc., non è solo lo scandalo dei 535 miliardi di dollari del bilancio militare Usa. Non sono solo tattiche, strategie, bombe, accozzaglia di malfattori, associazione a delinquere non perseguibili per legge, morti, ferite, dolori, distruzioni ecc. la guerra è la fine dei dibattiti. E' la fine del pensiero critico. La guerra è la più grande politica di destra. Non ci si occupa più di questioni sociali. La guerra è allineamento, l'inquadramento. La guerra è l'orgia mediatica fatta di tonnellate di retorica, di falsità, di ipocrisia, di cinismo (i giornalisti, con le dovute e lodevoli e numerose eccezioni, sono della specie umana la frazione più atta a mettersi l'elmetto, tanto, come dice Galeano, "nella guerra tra Bene e Male a metterci i morti è sempre il popolo). La guerra è il trionfio della logica binaria. La negazione definitiva dello sviluppo della complessità e della ricchezza umane. Vero-falso, zero-uno, o con me o contro di me. O con la civiltà occidentale, o con la barbarie. E' la fine del pensiero. E' lo stato d'eccezione per eccellenza. E lo  stato d'eccezione permanente è la condizione perfetta per chi deve dominare. La guerra infine è pedagogica. Insegna a stare al proprio posto, a non disturbare, a essere comandati, a essere manipolati. Il vero Eden capitalistico, gerarchico, zoologicamente fissato.

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