Il PROTEZIONISMO diventa il soggetto spinto dalla DEFLAZIONE ordo-liberista

Il PROTEZIONISMO diventa il soggetto spinto dalla DEFLAZIONE ordo-liberista
La ragione di ciò sta nel fatto che la cuspide del potere di queste due nazioni (Francia e Germania) comprende benissimo che la crisi strutturale di quei capitalismi perdura, si accresce, e non è domata dalla retorica europeista. La deflazione ordo-liberista erode i margini, fa scendere i tassi di profitto, rende più difficile la circolazione del capitale fisso e la finanza può far crescere qualche rendita, ma non crea lavoro, né prospettive per il giovane proletariato franco-tedesco. La circolazione del capitale si blocca e allora si ricorre al naturale e normale espediente che è il protezionismo. Ma questo scardina le basi stesse della struttura tecnocratica europea. Butta nel fango i trattati di Maastricht e di Lisbona, trasforma in canzoni da melodramma le recite neo liberiste. Giulio Sapelli http://www.ilsussidiario.net/News/Economia-e-Finanza/2017/8/27/GEO-FINANZA-Dalla-Cina-alle-cicale-la-Germania-prepara-il-terremoto-dell-Ue/779737/

L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 1 dicembre 2012

Italia, lo sgretolamento della democrazia


La situazione politica italiana e la sua evoluzione futura

nov 30th, 2012 | Di  

di Eugenio Orso

eolico offshor, autonomia energetica sostenibile
Pubblico un mio saggio, scritto sabato 24 novembre, sull’attuale situazione politica italiana e sulla sua possibile evoluzione futura. Questo saggio è stato scritto prima di conoscere l’esito delle attese primarie del pd, evento mediatico-manipolatorio-propagandistico di prima grandezza, in grado di irretire un paese impaurito, prostrato e retto da un governo “esterno”. In futuro la situazione si chiarirà meglio, man mano che si avvicinerà alla primavera 2013, e le mie “profezie” di breve periodo potranno essere confermate o smentite.
Per valutare correttamente l’attuale situazione politica italiana, e svelare il disegno oligarchico stabilito per il paese, è necessario prestare la dovuta attenzione ai seguenti elementi:
1)    I cartelli elettorali liberaldemocratici si preparano alle elezioni di fine legislatura, attese nel mese di aprile del prossimo anno. Avevo previsto, in tempi non sospetti, che il pdl difficilmente sarebbe sopravvissuto alla morte, alla fuga, all’arresto o semplicemente all’abbandono del suo “proprietario” e fondatore unico, cioè Silvio Berlusconi. Si trattava, in verità, di una facile previsione. In questo preciso istante il pdl si sta sciogliendo come un gelato esposto al solleone, nonostante le temperature autunnali, travolto com’è da conflitti interni insanabili, dai soliti scandali per corruzione, dagli abbandoni di singoli esponenti e dalle scissioni che generano micropartiti. Avevo previsto che la ricomposizione del centro-destra parlamentare in altra forma avrebbe richiesto tempi non brevissimi, non potendo produrre frutti elettorali consistenti per la scadenza politica della primavera del 2013. Per tale motivo, i registi sopranazionali con la piena collaborazione di Napolitano “sponsor” di Monti, hanno pianificato la vittoria dell’affidabilissimo pd postcomunista e postdemocristiano, per un nuovo governo in linea con le politiche richieste all’Italia da BCE e FMI. La persistenza del nucleo leghista superstite, ridiventato indipendentista e sempre più antimontiano per mera convenienza elettorale, non impedirà una sostanziale riorganizzazione futura del centro-destra, una volta sciolto il nodo rappresentato da un pdl morente. Se un risultato che si voleva ottenere era quello della separazione definitiva dei destini di lega e pdl, questo risultato sembra ormai raggiunto. Per continuare la rappresentazione scenica liberaldemocratica a uso e consumo delle masse, aduse al fidelismo nel calcio come in politica e a un tifo politico di tipo calcistico, è necessario creare con i resti dei vecchi cartelli elettorali che hanno sostenuto Berlusconi nuove formazioni, nuove “squadre di campionato” in grado di rappresentare la falsa opposizione al pd in parlamento. E’ necessario avere, nella liberaldemocrazia “calcistica” italiana, almeno due squadre principali che si contendono lo scudetto per coinvolgere le tribune, pur nella persistenza di un gioco viziato, pilotato e truccato, come nel torbido caso a sfondo penale del “calcioscommesse”. Ecco perché si ricostruirà una nuova “casa dei moderati”, questa volta senza l’indisciplinato ed estroso Berlusconi. Quanto precede a prescindere dalla lega, ridimensionata a sufficienza “sciogliendo” per un po’ dalla catena quel cane da caccia rappresentato dalla magistratura inquirente (l’inchiesta di più procure partita da Belsito), ma tenendo in debito conto il piccolo, grande centro filomontiano guidato dall’udc del “sempreverde” (e sempreservo) Pier Ferdinando Casini. Samorì o non Samorì alle incerte primarie del pdl, Montezemolo o non Montezemolo al centro, la riorganizzazione del centro-destra, la sua ricomposizione in altra forma, purché gradita alle Aristocrazie finanziarie globali (nessun vero populismo è ammesso!), continuerà per buona parte del 2013. In tempi non sospetti avevo scritto che dopo la lega sarebbe toccato a Di Pietro e alla sua idv entrare in crisi e subire un drastico ridimensionamento, per la blanda opposizione alle politiche euromontiane in parlamento. Ebbene, è quello che sta accadendo in questi giorni, e intorno a Di Pietro si sta creando rapidamente un vuoto mortifero, che prelude forse allo scioglimento di quella formazione ormai ridotta a partitino. Donadi è fuggito cercando di agganciarsi con una sua formazione al vincente centro-sinistra pidiino, il sindaco di Napoli De Magistris è distante da Di Pietro come non mai, molti parlamentari in fuga hanno già abbandonato i gruppi parlamentari dell’idv, che rischiano di ridursi a un niente. Elementi di disturbo per Monti, pur appartenendo per intero al sistema della politica liberaldemocratica, lega e idv come prevedevo sono stati “castrati” a sufficienza per limitare al massimo, in occasione delle future politiche, gli elementi di disturbo ai piani elitistici stabiliti per l’Italia. Per quanto riguarda il centro ascaro filomontiano, io credo che parte di questo parteciperà alla prevista “ristrutturazione” del centro-destra, ma una parte potrà affiancare il pd. Gli elementi centristi saranno in prima linea se si farà rientrare Monti dalla finestra dopo che sarà uscito dalla porta, richiamandolo in servizio, in un nuovo governo guidato da lui, oppure guidato da politici di professione, come ad esempio Bersani. Infine, il pd di Bersani è destinato a diventare ciò che è diventata la Nuova Democrazia di Samaras in Grecia, in seguito alla vittoria nelle seconde elezioni “popolari” dopo il direttorio Papademos (le prime sono “andate a vuoto”). Uniche incognite di rilievo, l’astensionismo e la presenza delle liste M5S, che però, a mio dire, non potranno sconvolgere completamente il quadro, facendo fallire completamente i piani orditi dall’Aristocrazia globale e dai suoi referenti sopranazionali (fra i quali Draghi e Lagarde) per sottomettere l’Italia.
2)    Una considerazione particolare meritano, nella fase pre-elettorale, le primarie di partito e schieramento. Sarò breve, perché sulle primarie del pd e del pdl ho già scritto a sufficienza nel recente passato. Per quanto riguarda le incerte primarie del pdl, bisogna ammettere che aveva ragione Berlusconi a non volerle. La funzione delle primarie del pd è quella di simulare la “partecipazione democratica”, di legittimare l’intero sistema nel prevoto, di arginare, con adeguato battage mediatico, astensionismo e consensi a Grillo, agevolando la realizzazione dei progetti globalisti per il paese. In cinque o sei milioni, se non mi sbaglio, hanno seguito la sceneggiata televisiva, su Sky, del confronto fra i cinque “finalisti” nella competizione, secondo le regole della trasmissione televisiva di successo X-Factor. Essendo il vincitore predeterminato (Bersani, come in passato fu Romano Prodi), ciò che conta è il consenso che si riesce mediaticamente a muovere. Al contrario, nel caso del pdl che potrebbe finire a breve sotto la tenda dell’ossigeno, l’annuncio delle primarie non ha fatto altro che accelerarne la caduta, aggravando il suo stato di salute, senza portare particolari benefici al sistema in termini di interesse e di consenso di massa. Infatti, è accaduto quello che non doveva accadere, e cioè che la competizione annunciata ha portato ad un’infausta proliferazione delle candidature (una ventina, se non erro), accentuando il caos e i contrasti interni. Diversamente dal pdl il pd, che ha sapientemente limitato il numero dei candidati e creato cinque false alternative, per dare l’impressione di un vero dibattito politico interno, senza mostrare all’esterno pericolosi segnali di sfaldamento. Ciliegina sulla torta, un candidato alle primarie del pdl è persino finito sotto inchiesta, accentuando la caduta a vite della formazione ex berlusconiana. Se la falsa contesa nelle primarie del pd non ha messo in luce drammatiche e dirompenti divisioni fra ex comunisti ed ex democristiani, nello sciagurato (e sfortunato) pdl sembra che il nucleo superstite di provenienza aennina si sia in qualche modo ricompattato con propri candidati (Giorgia Meloni, per non fare nomi), distinguendosi dagli altri e entrando in aperto conflitto con altre componenti. Questa situazione, nel caso pidiellino, non favorirà di certo la partecipazione all’evento, ma anzi, agirà sicuramente in senso contrario. In breve, le primarie del pd sono sotto controllo e assolvono bene la loro truffaldina funzione di alimentare il consenso, nel solo interesse globalista, cercando di arginare astensionismo e voti a Grillo, mentre le primarie del pdl fin dal loro annuncio si sono rivelate un fallimento, ed anche se il pdl sopravvivrà dovrebbero essere tempestivamente annullate. Ma ormai potrebbe essere troppo tardi.
3)    Gli interventi e le dichiarazioni della presidenza della repubblica di questi giorni, mostrano con estrema chiarezza di ciò che ci attende, a livello politico, nel prossimo futuro. Le parole di Napolitano, lette fra le righe senza eccessivi sforzi di interpretazione, rivelano il disegno delle élite esterne al cui comando lo stesso presidente obbedisce. Anzitutto, se si è costretti a negare ufficialmente che la presidenza della repubblica appoggia un partito, uno schieramento, una parte, la smentita rivela che ci sono fondati sospetti, in proposito, che la presidenza della repubblica è schierata e favorisce chi meglio supporta le politiche euromontiane, mostrandosi disposto ad applicarle anche in futuro. Se poi si dichiara che Monti non può essere eletto perché è già senatore a vita (nominato in fretta e furia, senza i tempi e gli accertamenti del caso, proprio da Napolitano), ma che dopo le elezioni i partiti possono “chiamarlo” per importanti incarichi di governo, ci si scopre spudoratamente e si rivela il disegno che c’è sotto. La popolazione odia Monti, stragista sociale e massimo agente dell’Aristocrazia globalista in Italia, e non bastano i sondaggi ammaestrati sulla sua “popolarità” a farlo digerire. Non a caso, se all’inizio del mandato i sondaggi erano frequenti e lo “incoronavano” come successore tecnico graditissimo dello screditato del sistema dei partiti, oggi che le sue misure stanno facendo effetto, lacerando il tessuto sociale e produttivo del paese, gettando sul lastrico quote sempre più rilevanti di popolazione, chissà perché l’opera dei “sondaggisti” ha subito un deciso rallentamento. Forse perché non si può mentire, confondere le idee e manipolare la realtà oltre un certo limite? Secondo quanto afferma l’ambiguo Napolitano, che dal Quirinale non la smette di complottare contro il paese e il suo futuro, i partiti possono impostare una campagna elettorale senza Monti, che è già in parlamento e lì resterà, e farlo tornare al governo, come importante ministro se non come presidente del consiglio, a urne chiuse e giochi fatti, dopo aver ricevuto i voti e conquistato i seggi. Un po’ come dire: avuta la grazia, gabbato lo santo. L’importante è non discostarsi troppo per il futuro dalle politiche di Monti, non presentare al “corpo elettorale” vere alternative di politica economica e sociale, e soprattutto non “disfare” le controriforme già realizzate, come afferma da tempo Napolitano lanciando un severo monito. Questo i Mercati & Investitori non potrebbero sopportarlo e perciò attaccherebbero immediatamente l’Italia, scatenando il bombardamento finale. Infatti, quell’oscenità politica e umana che è Pier Luigi Bersani, espressione più significativa e caratteristica del pd, ha precisato che se vincerà le primarie e le elezioni (il se è addirittura ironico), le sue politiche saranno “un po’ diverse” da quelle di Monti, ma soltanto un po’ diverse, bene inteso, perché per tutto il resto le ricalcheranno. Sarà necessario dare il colpo di grazia al lavoro stabile e indeterminato, ridimensionare drasticamente l’impiego pubblico, ridurre ancora il potere d’acquisto di salari e stipendi, demolire definitivamente lo Statuto dei Lavoratori, mantenere alta la fiscalità, distruggere le autonomie locali per imporre i “risparmi di spesa”, liberalizzare ogni recesso possibile e privatizzare anche l’aria. Questo Bersani lo sa bene, ed essendo un cagnolino al guinzaglio dell’Aristocrazia dominante non potrà esimersi dal farlo. Potrà sbizzarrirsi con le “nozze gay” o con simili minchiate (alla Zapatero), potrà adottare misure punitive molto severe contro l’omofobia (per compiacere l’alleato Vendola), combattere l’antisemitismo rinascente (un tocco di sionismo non guasta), ma sulle politiche economiche, sociali e finanziarie, che sono quelle che contano, non dovrà “metterci del suo” uscendo dal seminato. In tal senso possiamo interpretare i moniti di Napolitano, che varranno per Bersani o qualsiasi altro, diverso da Monti, destinato a ricoprire in futuro la carica di presidente del consiglio. Un’ultima considerazione: se il senatore a vita Mario Monti dopo essere uscito dalla porta potrà rientrare dalla finestra in ogni momento, non sarà necessario, nel caso che le cose si mettano male e i sondaggi “riservati” rivelino un’incontenibile ostilità della popolazione (Grillo al 30%, astensione nazionale ben oltre il 50%), sospendere le elezioni politiche di fine legislatura, rinviandole di un anno. Si potrà richiamare in situazioni di emergenza Mario Monti alla presidenza del consiglio (Bersani si farà da parte abbassando il capo “con senso di responsabilità”), o alla testa dell’importante dicastero dell’economia, in un governo ibrido, tecnico-politico, benedetto da Napolitano e dai globalisti, e appoggiato dall’intero sistema dei partiti, dal pd ai resti del pdl passando per l’udc. Anche se si tratterà, nella sostanza, di un volgare imbroglio, il nuovo governo sarà pur sempre espressione di un parlamento “eletto dal popolo”, frutto della mitica “volontà popolare”.
La strada, per l’Italia, sembra tracciata e le prossime elezioni ci paiono sin d’ora una partita di calcio truccata, il cui esito è predeterminato per favorire certe scommesse. Con i soldi delle Aristocrazie finanziarie (che vengono dalle nostre tasche) non è consentito scherzare. Pena finire come i calciatori indagati e arrestati del “calcioscommesse” nella migliore ipotesi, o nella peggiore come il figlio calciatore del povero e compianto Gheddafi. Tuttavia, esiste pur sempre una speranza che eventi esterni di particolare gravità possano sconvolgere i piani globalisti predisposti per la sottomissione dell’Italia e il controllo politico del paese. Abbiamo osservato negli ultimi giorni alcuni segnali di progressivo “scollamento” dell’unione europoide, che potrebbero riflettersi negativamente sulla tenuta e sulla stessa possibilità di sopravvivenza dell’euro. Primo fra tutti, la mancata intesa sulla Grecia per i 44 miliardi di finanziamento promessi e l’opposizione severa del FMI all’allungamento dei tempi, dal 2020 al 2022, per un consistente rientro greco dal debito, al 120% del rapporto debito/ PIL. Poi vi è stata la fallimentare seduta europide per l’approvazione del bilancio 2014/2020, che si è conclusa con un nulla di fatto. Questi sono altrettanti segnali di scollamento, piccole crepe nell’integrità sistemica cui potrebbero far seguito crepe più grandi, riaccendendo la speranza per il crollo dell’intero edificio in tempi non storici. Se l’edificio europide dovesse crollare prima della tornata elettorale politica di aprile 2013 – eventualità improbabile, ma non impossibile – sarà difficile continuare a giustificare la persistenza di certe politiche antipopolari, castranti per la produzione e l’occupazione, o affermare impunemente che i sacrifici li devono fare “anche” i meno abbienti, e il sistema politico-istituzionale italiano non potrà che entrare in fibrillazione. Venendo meno la colonna portante dell’euro, l’attuale sistema di sfruttamento dei popoli e degli stati non potrebbe avere vita lunga, e un vero dibattito politico, non ammaestrato e non drogato, auspicabilmente fuori dagli schemi liberaldemocratici, potrebbe rapidamente svilupparsi all’interno dei paesi coinvolti nella caduta. Si riacutizzerebbero le tensioni sociali, finora sapientemente compresse, e le strutture politiche e sindacali obbedienti al comando europide-globalista vedrebbero ridursi drasticamente la loro presa sulla popolazione e il loro seguito, subendo la giusta ira popolare. L’espressione Conflitto, severamente vietata dal politicamente corretto liberaldemocratico, riacquisterebbe finalmente il suo significato più proprio e il rilievo storico che le compete. Perché correre a votare per partiti come il pd che hanno avvallato le peggiori porcherie della classe globale finanziaria dominante e dei suoi “governi tecnici”, restando alla fine con il cerino in mano? Perché sostenere sindacati gialli, come la cgil e la cisl, che hanno trattenuto la protesta dei lavoratori, spegnendola, in cambio del mantenimento del loro sottopotere? Se poi si sospenderanno le elezioni con la scusa della grave situazione economica innescatasi in seguito alla caduta dell’euro e dell’unione europide monetaria, mantenendo Monti dove si trova, il gioco sarà fatto totalmente allo scoperto, in modo palesemente autoritario, perché l’azione di Monti è diretta proprio in difesa dell’euro e della falsa europa unionista. In circostanze storiche eccezionali forse si comincerà a comprendere che l’origine dei nostri mali, politicamente, è proprio la democrazia ammaestrata che riporta al Libero Mercato Sovrano, e che la pace e la coesione sociale non sono altro che menzogne propinate alle vittime sacrificali del liberalcapitalismo finanziario. Ma questa prospettiva, per ora, è solo una vaga speranza, che spero non sia soltanto mia.

giovedì 29 novembre 2012

Abbiamo rubato il presente e il futuro ai nostri figli

Adele sfida i potenti

"Ipocriti, questo è il nostro funerale"

«Caro ministro Clini, caro magnifico rettore: oggi state celebrando un funerale, non l’inaugurazione della nostra università». Scena surreale, a Parma, alla cerimonia di apertura dell’anno accademico: a scuotere l’aula è una ragazza, Adele Marri, portavoce del collettivo studentesco “Anomalia Parma”. Una requisitoria memorabile. La ragazza parla per cinque, interminabili minuti: parole durissime, scolpite nell’aria. Una denuncia drammatica, che ha la fermezza composta e terribile di un testamento. E’ la vigilia di una morte annunciata: fine della scuola, della libertà, della democrazia. Fine dello Stato di diritto. E fine del futuro, per decreto dell’infame Europa del rigore. Lo scenario: crimini contro l’umanità di domani, quella dei giovani. Sentenza senza appello. E senza neppure la dignità di un commento: ammantati di ermellini, gli emeriti membri del senato accademico restano ammutoliti, dietro al clamoroso imbarazzo del “magnifico rettore”. 
«Prima, il rettore ha detto che l’università è un luogo libero», esordisce Adele, che protesta: lezioni sospese per permettere a tutti di partecipare alla cerimonia inaugurale, «e invece quello che abbiamo trovato è stata un’università blindata da cordoni di polizia e carabinieri con scudi e manganelli».
Il rettore? «Si è barricato nel suo palazzo». Per questo, aggiunge la giovane, studentessa di psicologia, «non gli possiamo credere quando dice che l’università è un luogo democratico e che gli studenti sono la sua parte più importante». Mobilitati, i ragazzi, contro la politica di austerity del governo Monti: dopo la riforma Gelmini, la “cura” dei tecnocrati è il colpo di grazia. «Stiamo assistendo all’ininterrotto smantellamento dell’università e della scuola pubblica». Il risultato sarà «la nascita di scuole autonome, asservite alle logiche di mercato, grazie all’ingresso di sponsor privati nei consigli d’istituto». Aumenta il potere dei dirigenti scolastici, svanisce il ruolo dei docenti e scompare la rappresentanza studentesca, ridotta ormai a una «chiara farsa». L’università «si sta trasformando in un’azienda, con un cda composto da rappresentanti dell’industria», che a Parma si chiamano Barilla.
Tagli alla ricerca e finanziamenti alle scuole private, mentre le tasse universitarie costano sempre di più. C’è anche la tassa regionale per il diritto allo studio: «Chiedono a noi studenti di pagarci il nostro diritto allo studio». Burocrazia blindata, con la proroga dei rettori in carica, mentre si tagliano anche le borse di studio. «Noi siamo giovani senza prospettive di studio e di lavoro. Siamo studenti e studentesse sempre più precari. E i più fortunati – se così li possiamo definire – riescono a malapena a trovare dei lavoretti che permettono ogni tanto di tirare un po’ il fiato: quasi sempre lavori in nero, sfruttati, sottopagati, senza nessun diritto, senza nessuna garanzia». Condizioni critiche, per chi deve mantenersi: «Viviamo in case o stanze a prezzi inaccessibili. Cerchiamo ogni giorno di districarci tra bollette e affitti, tasse universitarie, libri: spesso non riusciamo a permetterceli, figuriamoci se riusciamo ad andare una sera al cinema, a teatro».
C’era una volta la libertà di studiare: «Vogliamo sceglierlo noi il nostro percorso formativo, vogliamo informarci e approfondire – oltre i confini, sempre troppo stretti, imposti dai corsi di studio. E vogliamo studiare secondo i nostri tempi, ma poi ci dicono che siamo dei “fuori corso” sfigati». E’ un sistema sleale, coi giovani: «Ci impongono dei ritmi di produttività che sono assolutamente estranei alle nostre vite». Manca lo spazio per esercitarsi: «Vogliamo fare esperienze, all’interno dell’università e non solo, ma ci tagliano i corsi e i laboratori. Siamo costretti ad accontentarci di stages e tirocini gratuiti perché non ci possiamo quasi mai permettere i costi esorbitanti di un master». Sempre peggio: «Prima ci hanno detto che bastava la laurea triennale per essere pronti a entrare nel mercato del lavoro. Poi ci hanno detto che non basta, che serve la laurea specialistica – quindi altri soldi e altre tasse. Poi ci hanno detto che dobbiamo farci anche un dottorato, e magari un master e un anno di studi all’estero, che chiaramente non ci possiamo permettere. Questo è quello che l’Europa dell’austerity e dei poteri forti sta offrendo a un’intera generazione».
Al termine della cerimonia ufficiale di Parma, il ministro dell’ambiente Corrado Clini ha conferito la “medaglia d’oro al merito ambientale” a un docente dell’ateneo parmigiano, il professor Antonio Moroni. «Peccato che il nostro ministro Clini non sembra essere molto ferrato, in tema di ambiente e di salute», lo attacca la portavoce degli studenti. Piuttosto, Clini sembra «interessato, insieme al suo governo, a difendere i profitti di chi sta avvelenando e devastando il territorio, da nord a sud». L’Ilva di Taranto, l’inutile minaccia della linea Tav in valle di Susa, le grandi navi che insidiano la laguna di Venezia. E poi il nucleare, per cui Clini si era detto “favorevole ad una riflessione”, contro il palese “no” dei cittadini italiani. E ancora: gli Ogm nell’alimentazione, «di cui il governo ha non solo legittimato, ma – seguendo le direttive dell’Europa (ancora una volta, “ce lo chiede l’Europa”) – ha imposto la coltivazione: parliamo del mais geneticamente modificato». Non ultimo, il caso dell’inceneritore di Parma: «Anche qui i cittadini si sono espressi contro, però Clini auspica che si trovi una soluzione giusta – non tanto per la tutela dei cittadini e della loro volontà, quanto piuttosto perché non vadano dispersi i finanziamenti già stanziati». E quindi: «Alla luce di tutto questo, ci sembra quantomeno una provocazione che oggi ci sia qualcosa da celebrare e qualcuno da premiare».
Parole che risuonano nell’aula sorda e grigia, sigillata all’esterno dai reparti antisommossa. «A noi – studenti, giovani – ci hanno definiti “bamboccioni”, “choosy”, sfigati, fannulloni». Scegliere il nostro percorso formativo, il nostro futuro, e decidere quale potrà essere il nostro lavoro vuol dire essere “choosy”? «Allora siamo tutti schizzinosi». E per favore, basta ipocrisie: «Vogliono toglierci il diritto a manifestare: perché, in questo paese, chiunque prova ad alzare la voce ed esprimere dissenso viene caricato e pestato», come gli studenti feriti nelle piazze in tutta Italia. «Noi siamo al loro fianco», sottolinea la ragazza di Parma: «Siamo al fianco di chi è stato barbaramente, violentemente – in modo assolutamente gratuito e inaudito – pestato, picchiato, fermato, arrestato». E’ arrivato il momento della verità: «La democrazia sta sparendo davanti ai nostri occhi». Esci di casa sperando di riuscire a parlare, all’interno dell’università, e ti trovi davanti «la polizia schierata». La stessa polizia che, il 14 novembre, ha «caricato in quel modo pazzesco» studenti anche giovanissimi, ragazzini di 15-16 anni: «Abbiamo visto facce spaccate, nasi rotti, ragazzi ingiustamente detenuti in carcere». Altro che inaugurazione, caro “magnifico rettore”: questo è il funerale della gioventù.

Ecco il link del discorso su youtube:  https://www.youtube.com/watch?v=yTzCMN6J0MI

http://www.sinistrainrete.info/politica-italiana/2424-adele-sfida-i-potenti.html 

lunedì 26 novembre 2012

Destabilizzare la Costituzione non è il compito della Presidenza della Repubblica

Napolitano fuorilegge

la sovranità appartiene al popolo
Da ormai molto tempo il Presidente della Repubblica infrange la Costituzione italiana e quotidianamente scende nella lotta politica giudicando, incitando, indirizzando, decidendo. Tutto in palese violazione dell'articolo 87 della nostra Carta fondamentale. C'e' un limite all'eccessiva ingerenza di questo vecchio ex comunista che spadroneggia dal Quirinale umiliando il sistema parlamentare. Opinione di Enzo Marzo
 
Il contenuto di questo articolo, pubblicato da Critica Liberale - che ringraziamo - esprime il pensiero dell' autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.

Da ormai molto tempo il Presidente della Repubblica infrange la Costituzione italiana e quotidianamente scende nella lotta politica giudicando, incitando, indirizzando, decidendo. Tutto in palese violazione dell'articolo 87 della nostra Carta fondamentale. Sarebbe troppo lungo l'elenco delle sue esternazione irrituali. Cossiga per molto molto meno passò guai seri. A Napolitano, invece, è stato concesso di stabilire negli anni una prassi da repubblica presidenziale.

Tutti hanno tollerato, anche noi, questa manomissione perché la situazione del nostro paese certamente non ammetteva l'apertura di un nuovo delicatissimo fronte di crisi istituzionale. Alcune volte però abbiamo espresso il nostro rincrescimento: per esempio, nel caso Sallusti, quando il Presidente invocò una legge ad personam e, superando in questo persino Berlusconi, fece apertamente il nome del beneficiato. L'esito di quella improvvida esternazione ce lo stiamo "godendo" in questi giorni.

Una democrazia è davvero malata se per convenienza tace di fronte a una vera e propria riforma istituzionale non varata secondo le forme previste dalla nostra Costituzione, bensì maturata giorno dopo giorno nelle ovattate sale del Quirinale. Se una infinitesima parte delle esternazioni di Napolitano fosse stata pronunciata da un Berlusconi presidente della repubblica, sarebbero insorti sdegnati i costituzionalisti e il popolo (quasi) tutto. Ora regnano silenzio impacciato e molti sussurri.

Siamo preoccupati per i prossimi mesi pre-elettorali, ma prima o poi il mandato scadrà, siamo ancora più terrorizzati dalla possibilità che il prossimo inquilino del Quirinale, chiunque sarà, di destra o di sinistra, possa avvalersi di questa prassi incostituzionale per continuare a stravolgere il nostro sistema politico che - come è scritto nella Costituzione, piaccia o non piaccia - è parlamentare. Noi siamo comunque contrari ai sistemi presidenziali o semipresidenziali, perché corrono il rischio di essere la forma legale di uno dei più gravi cancri delle democrazie: l'iper-personalizzazione del potere. Ma ci sembra davvero troppo ritrovarsi un presidenzialismo di fatto, con un Presidente non eletto dai cittadini.

In Italia viviamo uno "stato d'eccezione" non dichiarato, che si presenta, come dice la dottrina, "come la forma legale di ciò che non può avere forma legale, perché i provvedimenti assunti al suo interno sono necessariamente privi di riferimento al diritto".

I due episodi più recenti sono stati davvero eccessivi. Persino un giornale ossequioso come il "Corriere della sera" ha definito l'esternazione parigina di Napolitano su Monti "una presa di posizione inusuale e irrituale". La settimana precedente, di fronte all'invereconda decisione nelle stanze del Quirinale della data di future elezioni amministrative (tutti sanno che la decisione spetta per legge a Palazzo Chigi), persino il più accanito fan di Napolitano, Eugenio Scalfari, è stato costretto a denunciare "qualche improprietà marginale".

Fin qui la forma, che ovviamente in questi casi è sostanza. Ma dietro c'è una sostanza ancora più grave. L'indizione dell'election day è il terzo salvataggio che Napolitano ha operato a favore della destra berlusconiana. Dopo aver regalato al Cavaliere nel 2010 un mese di tempo per acquistare nel suk di Montecitorio una maggioranza parlamentare perduta e dopo aver introdotto l'anno dopo nel patto di governo a tre quella stessa maggioranza ritornata minoranza, il Quirinale è passato sopra alla legge che impone rigorosi termini per le scadenze elettorali pur di salvare di nuovo Berlusconi e i suoi dall'effetto di probabili cocenti sconfitte amministrative a poche settimane dalla votazioni politiche. Persino il Governo sarebbe dovuto essere più cauto sulla data delle elezioni regionali in attesa della sentenza di merito del Consiglio di Stato. Figuriamoci la Presidenza della Repubblica.

Ancor peggio Parigi. Napolitano ci regala il suo giudizio sulla ineleggibilità di Monti alle prossime elezioni politiche. Ci era sfuggito in questi anni che il giudizio sulla ineleggibilità fosse stato trasferito dalla Giunta elezioni al Quirinale. E' stata una nostra distrazione, senz'altro questa inedita acquisizione di competenza deve essere avvenuta però dopo le ultime elezioni politiche, altrimenti sicuramente Napolitano avrebbe sancito all'epoca l'ineleggibilità di Berlusconi, impedendo ancora una volta l’elusione delle norme vigenti della legge Sturzo sulla ineleggibilità di chi ricopre cariche sociali o comunque controlla società che siano a vario titolo sovvenzionate dalla Stato o si avvalgano di concessioni pubbliche statali.

Ma Napolitano non si limita a questo: dopo essersi arrogato una facoltà che non gli compete, entra a gamba tesa addirittura nella competizione politica: "Non mi pare che compaia una lista per Monti: non la vedo, non so che senso avrebbe". E' difficile veder comparire oggi una lista per Monti visto che mancano alcuni mesi dalle elezioni e nessuna lista è ancora "comparsa", anche perché non si sa con quale sistema elettorale si andrà a votare.

Quindi ci poniamo la domanda: nell'ipotesi che il cittadino Monti o chiunque altro volesse presentare una lista denominata "per Monti" , il Quirinale lo impedirebbe? Lo potrebbe impedire? Ad un'altra domanda del giornalista: "Va preservata la terzietà di Monti?", Napolitano risponde: "In campagna elettorale sicuramente". E' cambiata la Costituzione italiana? Tutti gli altri presidenti del consiglio nella storia patria sono stati liberi, come qualunque cittadino, di presentare lista e di svolgere la campagna elettorale. E mai alcun Presidente della Repubblica si è permesso di mettere bocca in queste faccende politiche. Non si può nel modo più assoluto confondere ciò che rientra nell'ambito dell'opportunità politica con ciò che è inibito per legge.

Ma purtroppo Napolitano si sta comportando come un uomo di parte e non di Stato.

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