L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 6 ottobre 2013

teorici marxisti che hanno perso il contatto con la realtà

Letto tutto di un fiato il saggio di Riccardo Bellafiore e Francesco Garibaldo su http://www.sinistrainrete.info/europa/3076-riccardo-bellofiore-francesco-garibaldo-euro-al-capo "Euro al capolinea" speravo di più ho trovato di meno, senza prospettive, senza sogni, nulla nulla nulla.

Mi sono avvicinato a questo saggio con venerazione per i nomi prestigiosi da cui è stato scritto, dal fatto che si metteva in rilievo punti deboli della tesi di Bagnai e quindi per rimpolpare le poche basi teoriche di cui dispongo, ma che delusione.

Delusione prima di tutto politica, perché piena di aspettative su quali sfracelli di proposte avrebbe condotto questa analisi a tutto tondo sulla lotta tra gli emarginati, lavoratori e precari contro gli uomini del Capitale e invece si trova liquidato in tre righe messe in grassetto le credenze degli autori:
"La nostra convinzione è che una pura e semplice uscita dall’euro non sia la soluzione, che anzi gli effetti domino possono essere gravi, e la pressione per l’austerità che ne risulterebbe più e non meno elevata" senza un perché e un per come, ma buttata lì come sentenza inappellabile.

e poi altre due convinzioni: "Ma non crediamo che cambi il segno di questa uscita dalla moneta unica la pura difesa del lavoro su scala nazionale, o di un’area particolare d’Europa (detto tra parentesi, le contraddizioni dell’euro si ripeterebbero su una scala minore, come se per esempio si volesse costruire l’Europa del Sud)". Altre due sentenze che complementari alla prima la rafforzano "austerità più o meno elevata".

Ma i nostri troppo esperti per finire in questo modo miserrimo e allora rilanciano "Quello di cui vi sarebbe bisogno sono piuttosto lotte coordinate e proposte politiche uniche della sinistra su scala europea, a partire dai conflitti del lavoro e dei soggetti sociali".

Bene rilanciano su posizioni in apparenza logiche e strutturate ma che già altre volte sono state criticate, solo in questa maniera si spegne qualsiasi volontà per non fare nulla, porlo su un piano europeo irragiungibile non a livello teorico ma nell'attuale realtà in cui viviamo in cui l'offensiva che gli uomini del Capitale stanno portando avanti, a livello globale, è talmente elevata che noi a malapena riusciamo ad annusarci, a riconoscerci, sperduti come siamo nei piccoli cortili individuali dove ognuno di noi è rinchiuso.

Oggi, come Roberto Bufagni giustamente afferma, "se aspettiamo la lotta transnazionale della sinistra, aspettiamo un bel pezzo". 

e poi il capolavoro, che potrebbe sembrare l'annientamento politico di qualsiasi prospettiva: "L’alternativa vera che abbiamo davanti non ci pare essere quella tra esplosione a breve dell’area dell’euro o ritorno alle valute nazionali in Europa";

e invece è proprio questa frase rivelatrice della vera paura di Bellafiore e Garibaldo di cui dottamente si fanno carico, e non come loro la vogliono intendere spezzandola tra esplosione dell'euro o ritorno alle valute nazionanali ma nella ricomposizione di questa: esplosione dell'euro e ritorno alle valute nazionali.

Questa è la vera e unica possibilità che abbiamo di fronte capace di realizzarsi. 

Mettiamola in questo modo, da una parte il prosciugamento di tutte le ricchezze materiali, culturali e spirituali dei paesi periferici dell'Europa creando desertificazione come il sud dell'Italia lo è oggi nei confronti del nord se continuiamo a stare nell'area Euro e dall'altra la possibilità oggettiva di riappropriarci della Sovranità Nazionale, Monetaria e Politica che ha bisogna di una costruzione di una soggettività che raccolga il malessere che sale dalla Nazione, dai giovani che non hanno prospettive e che comunque dicono "se ci fosse lavoro" in cui nel loro essere non distinguono neanche se questo sia precario, pagato malissimo e magari privo di dignità.

Raccogliere il malessere non basta, ma bisogna incanalarlo, dargli direzione, forza, progettualità. Bisogna organizzarlo in costruzioni politiche chiare, che si muovano senza tentennamenti. Fin da adesso dobbiamo cominciare a mettere in discussione il modo di produzione.

L'acciaio dell'Ilva è un prodotto strategico per l'Italia, non si può lasciare ai Riva, piccoli capitalisti che hanno sempre comprato i favori di questa politica, di questi politici con spiccioli per arricchirsi sulle spalle degli operai e degli abitanti di Taranto. Sui primi derubandoli con salari di fame e sui secondi mangiando l'ambiente facendoli ammalare.

Sanificare i processi di produzione significa spendere 4 miliardi di euro, espropriare i Riva dei soldi che hanno e Nazionalizzare l'azienda è fattibile non è anticostituzionale, anzi.

Dobbiamo avere in mente cosa produrre e certamente il Tav che è un'opera inutile, costosa e dannosa non può rientrare nella casistica, certamente produrre energia rinnovabile, agire sulla produzione del risparmio energetico a tutti i livelli è uno dei primi tasselli da implementare.

La "Lettera degli economisti" del 14 giugno del 2010 proponeva e propone i beni da produrre, la maniera di come produrre: "un piano di sviluppo finalizzato alla piena occupazione e al riequilibrio territoriale non solo delle capacità di spesa, ma anche delle capacità produttive in Europa. Il piano deve seguire una logica diversa da quella, spesso inefficiente e assistenziale, che ha governato i fondi europei di sviluppo. Esso deve fondarsi in primo luogo sulla produzione pubblica di beni collettivi, dal finanziamento delle infrastrutture pubbliche di ricerca per contrastare i monopoli della proprietà intellettuale, alla salvaguardia dell’ambiente, alla pianificazione del territorio, alla mobilità sostenibile, alla cura delle persone. Sono beni, questi, che inesorabilmente generano fallimenti del mercato, sfuggono alla logica ristretta della impresa capitalistica privata, ma al contempo risultano indispensabili per lo sviluppo delle forze produttive, per l’equità sociale, per il progresso civile".

Nel 2010 hanno tentato di entrare nelle istituzioni europee per reindirizzarle, oggi possiamo dire che l'Europa li ha ignorati e si è mossa applicando l'Austerità di cui tutti oggi ne viviamo le conseguenze, ma la medesima ricetta la si può e la si deve applicare a livello Nazionale, che non è altro che un primo passo verso una situazione di riequilibrio sociale, di giustizia sociale.

In tutta l'Europa indidualità con autonomia ed indipendenza intellettuale hanno capito, e sono sempre di più, che l'Euro è una gabbia che non porta da nessuna parte ed imploderà, per questo si sta creando una controffensiva che ha il compito di fiaccare le forze e le intelligenze che si stanno muovendo contro l'Euro.

Da una parte nascono comitati e movimenti che spostano il dibattito dalla moneta unica alla moneta comune, sottraendo forze ed energie alla lotta per uscire dall'Euro con motivazioni altisonanti ma insignificanti e pretestuose, se si avesse la forza di trasformare l'Euro da moneta unica a moneta comune si avrebbe la forza di cambiare la struttura di questo Euro.

Dall'altra, come dimostra questo scritto, si rilancia: "lotte transnazionali in grado di imporre un vincolo sociale e un cambio di rotta", impossibili ed improbabili su un piano nazionale figuriamoci su un piano europeo o internazionale. Un altra maniera per distogliere forze ed energie per uscire da questa botte di ferro in cui siamo rinchiusi.

Noi per conto nostro rilanciamo la parola d'ordine Fronte Unico per uscire dall'Euro, riapropriazione della Sovranità Monetaria, Nazionale e Politica

martelun
  

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