L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 9 giugno 2014

Bene La lega di Salvini, Berlusconi nel Fronte Unico per uscire dall'Euro?

L’antiberlusconismo idiotizzante e la sinistra euroserva 

di Eugenio Orso

Una provocatoria e-mail di un mio corrispondente “storico” (ormai posso definirlo così), che ho avuto il piacere di leggere questa mattina, addì 7 di giugno, mi ha dato l’ispirazione per scrivere il presente post di approfondimenti.
Riporto di seguito il testo della mail incriminata:
Oggetto: Ebbè, questi so’ problemoni. All’Eu e all’€ ci penseremo poi.                                      
Berlusconi e Salvini a Casa Milan: “In futuro meno stranieri in campo”
“Per il Milan del futuro meno stranieri in campo”. Prove di dialogo tra la Lega di Matteo Salvini e Forza Italia. Nel pomeriggio di venerdì, dopo aver espletato il suo servizio obbligatorio a Cesano Boscone, il leader di Forza Italia, Silvio Berlusconiha visitato “Casa Milan”, la nuova sede del club rossonero, da poco inaugurato. L’ex cavaliere è stato accompagnato nel suo tour dalla figlia Barbara e, a sorpresa, alla comitiva si è aggiunto pure il segretario del Carroccio. Nell’edificio c’erano anche Mariastella Gelmini e Fedele Confalonieri. Il primo a lasciare Casa Milan è stato Salvini che tra mezze ammissioni e battute, ha fatto intendere che un riavvicinamento tra la Lega e Forza Italia è possibile. A fargli eco Berlusconi, che non ha parlato di politica, dicendo però che “il Milan di domani avrà più lombardi in campo”
Prioritario è anche sapere come si imposterà la nuova campagna acquisti del Milan!
Vai Salvini, sei tutti noi. E della Barbara, checce dici? Simpatica, no? (e pure ‘na bella gnocca). E di MariaStella? Un po’ troppo intellettuale, nevvero? Però che bocca agile! E Fedele? Un simpaticone, non trovi?
Ometto per carità di patria la firma del mio corrispondente e dopo un iniziale, giustificabile sconcerto per la pochezza delle insinuazioni, inizio la riflessione in merito, precisando, a ogni buon conto, che io non sono berlusconiano e di Barbara Berlusconi posso apprezzare soprattutto il lato estetico, l’invitante silhouette …
In questi ultimi anni, è stato fatto un uso ideologico-mediatico sapiente e subdolo dell’antiberlusconismo (meglio se feroce, preconcetto, addirittura “istintuale”) che è servito per eliminare gradatamente, dalla scena politica italiana, il non troppo gradito ed eclettico Silvio. Un performer politico di ventennale esperienza poco amato dalle aristocrazie del denaro e della finanza, davanti alle quali pur sempre si genufletteva, dopo qualche marachella da farsi perdonare. Ad esempio, il trattato di Bengasi del 2008 con il povero Gheddafi, ratificato dai governi dei due paesi nel 2009, o l’intesa Eni-Gazprom per il gasdotto South Stream del 2009, o ancora, più in generale, gli ottimi rapporti con il demonizzato Putin.
L’antiberlusconismo preconcetto, furibondo, estraneo alla necessaria riflessione sociopolitica, ha contribuito a ridurre progressivamente l’influenza di Berlusconi (e soprattutto del piccolo gruppo di potere che lo circondava) su una parte rilevante della popolazione italiana. Berlusconi non dava sufficienti garanzie di affidabilità per l’applicazione delle politiche euroglobaliste previste per l’Italia. Non garantiva con la dovuta sollecitudine le privatizzazioni indiscriminate, la distruzione del mercato interno e di parte della struttura produttiva, la riforma del lavoro nel senso della massima precarietà, il servaggio assoluto in politica estera, e per tali motivi doveva essere allontanato dalla poltrona di primo ministro. Com’è universalmente noto, l’evento accadde nella seconda metà del 2011. Tutto ciò l’ha almeno parzialmente rivelato alla grancassa mediatica, nel maggio dell’anno in corso, l’ex segretario del tesoro americano Timothy Geithner, che ha delineato i contorni del complotto architettato (solo in Europa, secondo Geithner) per togliere di mezzo Silvio. Un complotto realizzato con la fattiva collaborazione, nel nostro paese, di Napolitano, Monti, Passera e dell’allora segretario del pd Bersani.
Se il “complotto elitista” c’è stato, come sembra ovvio a ogni essere senziente, sul versante popolare l’uso subdolo, ideologico e “sanfedista” dell’antiberlusconismo, ha permesso di mobilitare una parte della massa a favore dell’avvento di Monti e della sostituzione di Silvio, pur democraticamente eletto con ampia maggioranza. Ricordando il novembre del 2011, sappiamo che gruppi di decerebrati, mossi dai media e dalla sinistra atlantista ed euroserva, hanno addirittura festeggiato in piazza, come una nuova liberazione che avrebbe fatto il paio con quella del 1945, la repentina caduta di Berlusconi. Mentre al suo posto s’installava l’euro-Quisling Mario Monti, che avrebbe fatto sputar sangue a tutti, anche ai festeggianti. Del resto, i “rappresentanti” in parlamento di questi sciagurati, oggi cantano provocatoriamente Bella ciao, quando passano decreti a favore dell’aumento esponenziale del capitale (e delle partecipazioni) delle banche.
E’ fuori discussione che il berlusconismo, in tutte le sue varianti a partire da quella televisiva, ha rappresentato una forma peculiare italiana d’imbecillità di massa socialmente organizzata. Ma è altrettanto fuori discussione, se si osserva la realtà politica e sociale di questi ultimi anni (almeno dal 2011 in poi), che l’antiberlusconismo è il suo contraltare idiotizzante e rimbecillente. Un contraltare che ormai ha preso piede e che è duro a morire, come e più del berlusconismo, indipendentemente dalla presenza dell’anziano e ridimensionato Silvio. A questo punto, con Berlusconi in discesa che probabilmente non ha un futuro (se non a Cesano Boscone), l’antiberlusconismo senza il Berlusconi “dei tempi d’oro” – esattamente come l’antifascismo in assenza di fascismo e l’anticomunismo in assenza di comunismo – è senza dubbio il più pernicioso.
Poco importano il Mose o l’Expo, con gli annessi scandali “bipartisan”, poco importa l’incremento di una disoccupazione che non si arresta, poco importa se nel pil – misuratore della “crescita” negli universi neocapitalistici – entreranno attività semi-criminali legalizzate come il gioco d’azzardo, oppure se la commissione europoide chiede all’Italia di tassare selvaggiamente consumi già depressi, immobili già supertassati e persino l’ambiente. Quando si agita davanti agli occhi di questi imbecilli, affetti da antiberlusconismo cronico, il drappo rosso con l’immagine di Silvio, la patologia si scatena e tutto il resto è dimenticato, diventando irrilevante. Barroso, Olli Rehn e Van Rompuy, ma soprattutto l’aristocrazia del denaro che li ha “nominati”, ringraziano e ridacchiano. Ecco a cosa (e a chi) serve l’antiberlusconismo, fra un po’ senza Berlusconi. Temo che non sia possibile “togliere il microchip” dal cervellino di questi poveri idioti, e il loro “furore antiberlusconiano” non cesserà neppure dopo i funerali di Silvio, che per questi malati rappresenterà, sempre e comunque, il male supremo. Del resto, le squallide comparse del pd, ogni volta che ne hanno occasione, imputano il declino italiano, la disoccupazione e lo sfaldamento complessivo della società, per intero al vecchio Silvio (con il quale i suddetti “fanno le riforme istituzionali ed elettorali”!), alimentando furbescamente la spirale dell’antiberlusconismo idiotizzante. Talmente idiotizzante e fuorviante che cancella tutto, persino l’improcrastinabile esigenza di uscire dall’euro e da tutto il sistema delle “alleanze occidentali”, per salvare il paese.
Dell’antiberlusconismo patologico indotto (chiamiamolo pure così) fanno le spese tutti coloro che sono stati “contaminati” da Berlusconi, o che a lui si avvicinano. Come, ad esempio, Matteo Salvini, che ha impresso una svolta alla Lega con il “Basta euro!”. Non credo che Salvini (per il quale nutro qualche simpatia) sia “l’uomo del destino” fatto e finito, cioè colui che ci porterà fuori dalle micidiali paludi europoidi. Tuttavia, per il passato della Lega e per una sua presunta vicinanza a Berlusconi si cerca di sconfessarlo, di delegittimarlo in nome dell’antiberlusconismo endemico, che avvantaggia solo i propugnatori del “progetto europeo”.
Quella dell’antiberlusconismo non è una battaglia di retroguardia, come potrebbe sembrare alla luce del declino irreversibile di Berlusconi, ma una via per delegittimare, in futuro, coloro che si oppongono al sistema o non sono perfettamente allineati, accusandoli appunto di “berlusconismo” (oltre che di populismo) e scatenandogli contro la massa idiota di zombi antiberlusconiani. Uno strumento efficace, a disposizione della sinistra euroserva.
Voglio sperare che il mio “storico” corrispondente scherzi, che abbia voluto, con la mail riportata all’inizio, provocare una mia scomposta reazione, frutto di una crisi di nervi. Non sono, però, certissimo che sia così e per questo riporto, in chiusura del post, anche la sua seconda mail, come risposta alle mie obiezioni. Lascio a voi l’ardua sentenza.
Mmmmh,
qua non si tratta propriamente di antiberlusconismo (che c’è, non lo nego, mi scappa sempre, ma è in secondissimo piano), si tratta di cogliere la vera caratura della Lega e la sua focalizzazione su problemi appunto idiotizzanti.
Da che ne consegue quale credito dare alle sue recenti “nuove” elettoralistiche invenzioni.
Avrei potuto scrivere cose perfettamente corrispondenti, anche se al posto di Berluska, ci fosse stato il Moratti e la sua Inter.

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