L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 14 giugno 2014

due aerei tre torri


Iraq e Pakistan, Libia e Siria in fiamme. Gli USA soffiano sul fuoco dell’integralismo islamico



Senza dimenticare il Maghreb, il Mali, l’Algeria. L’Afghanistan apparentemente è in sonno, i talebani aspettano gli eventi per farsi sentire nuovamente.

Nel frattempo, grazie alle strategie americane e gli interventi in Iraq, in Yemen, in Somalia, in Afghanistan e, segretamente ma non troppo, in altri stati africani, l’islam ha ripreso vigore.

L’Iraq e la Libia, destabilizzati con operazioni avventuristiche effettuate contro il diritto internazionale, sono in pieno caos e i morti, specie in Iraq non si contano più e i Jhadisti hanno dato vita allo Stato islamico dell’Iraq e del Levante (Isis).

Senza le avventure americane molto probabilmente non ci troveremmo oggi a dover affrontare la più grave minaccia Jhiadista della storia moderna post Bin Laden.

In Siria, dove gli interessi vengono dai giacimenti di gas TAMAR (2009) e LEVIATHAN (2010), la situazione pare non interessare a nessuno mentre in Iraq gli Usa hanno già detto che interverranno, ma solo se sono messi a rischio i loro interessi, leggasi petrolio, mentre dall’Afghanistan che dovevano andarsene entro il 2014, rimarranno ben oltre questo limite e si parla del 2016, ma non è per niente certo. E ovviamente l’Italia si accoda.

In Libia non esiste di fatto uno stato ma tanti piccoli sceiccati che, mancando un uomo forte e catalizzatore, hanno ridotto il paese ad un vero e proprio campo di guerriglia permanente mentre l’occidente si ostina a parlare con governanti che governano solo al capitale Tripoli.

In Yemen, poco attenzionato dai media, la situazione è di guerriglia sotto traccia e il paese è praticamente sotto ricatto permanente dei gruppi jhadisti.

Ma nel contesto generale è la situazione in Pakistan che preoccupa perché il paese è in possesso della bomba atomica e la situazione specie nel sud, in particolare la città di Karachi che conta oltre 18 milioni di abitanti, è instabile. In pochi giorni per ben due volte l’aeroporto internazionale Jannah è stato attaccato dai talebani e per ritorsione il governo federale ha bombardato i territori del nord, nella Valle di Tirah della Khyber Agency, dove ovviamente sono stati uccisi innocenti.

Il Pakistan negli anni novanta, con grande fatica si stava avvicinando all’occidente ma dopo l’intervento americano in Afghanistan e i continui attacchi di droni e aerei americani in terra pakistana, hanno radicalmente cambiato la situazione facendo riemergere il mai sopito sentimento antiamericano e, dato respiro all’Islam integralista.

Malgrado tutto ciò, l’amministrazione americana, colpevolmente “assistita” dai paesi occidentali, Italia in testa, continua a non capire il disastro che sta provocando una dissennata politica militare interventista.

Gli USA nella loro presunzione di forza, e convinti che la distanza dai fuochi di guerra appiccati nell’area islamica li tenga a riparo di minacce dirette, dimostrano sempre più di non aver compreso l’Islam e nel complesso non di non aver capito l’essenza di un mussulmano.

Gli Usa sono distanti, ma i fuochi di guerra sono a un tiro di schioppo dall’Italia, quando il governo reagirà seriamenente?
http://www.osservatorio-sicilia.it

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