L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 8 giugno 2014

Ilva, perfino Mughetti si è svegliato e mette a nudo la politica di Renzi di creare disoccupazione e favorire la deindustrializzazione dell'Italia

ILVA: MUCCHETTI (PD), GNUDI AVRÀ FUNZIONI DI GARANZIA? MA GARANZIA DI CHE COSA E DA CHI?

Massimo Mucchetti (PD)- Presidente della Commissione Industria di Palazzo Madama

(AGENPARL) – Roma, 08 giu - “Caspita, che cambio di passo all’Ilva. Avevamo per commissario un manager industriale, terrore delle banche (vedi Parmalat), terrore dei “padroni furbacchioni” (vedi Riva, inquisiti per inquinamento e sottrazione di risorse all’impresa). Si chiamava Enrico Bondi. Ora, il Governo lo manda via perché inviso ai Riva, alle banche, ai concorrenti dell’Ilva, il cui parere in conflitto d’interessi prende per oro colato”. Lo scrive oggi sul suo blog, Massimo Mucchetti, Presidente della Commissione Industria del Senato.
“E chi mette al posto del rude Bondi – continua Mucchetti – reo di osservare alla lettera la legge? Il Governo sceglie il commercialista personale di Guidalberto Guidi, padre di Federica, ministro dello Sviluppo economico. Il suo nome è Piero Gnudi. Chi lo conosce fatica a vederlo girare per gli stabilimenti con le pedule, il giaccone e il casco del siderurgico come faceva quel Clint Eastwood d’Arezzo che risponde al nome di Bondi. Gnudi e’ uomo di relazioni, di consigli di amministrazione e collegi sindacali. Ha fatto il ministro del Turismo e ora è il primo consigliere di Federica. Questo nuovo che avanza ha 76 anni e non sa nulla di altoforni e forni elettrici, cockerie, agglomerati e pre ridotto, di treni di laminazione, nastri trasportatori e parchi minerari”.
Il Presidente della Commissione Industria si chiede: “Adesso c’è ancora il piano Bondi, che realizza le prescrizioni ambientali e si prefigge di salvare l’occupazione sviluppando la fabbrica. Che ne pensa il Governo? Gnudi ha l’incarico di scrivere un altro piano o un piano non serve più? Gnudi, sento dire, avrà funzioni di garanzia. Ma garanzia di che cosa e per chi? Di un’Ilva dimezzata che non dia fastidio a nessuno? Per un gruppo di famiglie industriali? Per le banche? Per Arcelor Mittal con cui i contatti sono in corso da due mesi? O sarà Piero Gnudi un garante dell’innovazione, della trasparenza, della coerenza e della solidarietà?”.
“Fuori dai denti: Gnudi e’ stato chiamato a fare da notaio per un accordo già preso con Arcelor Mittal (i cosiddetti partner italiani, tranne i Riva, sono in bolletta, e dunque non sarebbe serio considerarli più di tanto)? Oppure può ancora promuovere la ricerca della soluzione migliore che potrebbe venire anche da altri (faccio un nome a caso, dal gruppo cinese Jindal) che abbiano interesse a fare dell’Ilva l’avamposto della loro crescita globale e non una provincia da annettere a un impero da ridimensionare perché ormai troppo grande (l’Europa, Mittal in primis, conta acciaierie in eccesso per 23 milioni di tonnellate annue)?”. Sottolinea il Senatore Pd.
“Serve un po’ di tempo per non dover decidere sotto la minaccia di un fallimento dovuto, soprattutto, alle incertezze della politica sulla cornice normativa del commissariamento. Serve dunque un prestito ponte come si è fatto per Alitalia. O come il Tesoro USA ha fatto con Chrysler. Va riscoperto lo spirito con cui si è affrontata l’Electrolux”. Così conclude Massimo Mucchetti.

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