L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 14 giugno 2014

la palude è il Pd con la sua organizzazione marcia, corrotta fatta di consorterie, clan, cordate, famigli e clientele

MOSE, GIORGIO ORSONI SI DIMETTE: “HO REVOCATO LA GIUNTA. IO LONTANO DALLA POLITICA” – IL FATTO QUOTIDIANO

Il sindaco di Venezia, che solo ieri a pochi minuti dalla revoca degli arresti domiciliari e l’accordo con la Procura per patteggiare 4 mesi aveva dichiarato che non avrebbe lasciato la poltrona di primo cittadino, ha fatto un passo indietro. “Ho voluto un segno chiaro della mia lontananza della politica con la revoca della giunta”

Giorgio Orsoni se ne va. Il sindaco di Venezia, che solo ieri a pochi minuti dalla revoca degli arresti domiciliari e l’accordo con la Procura per patteggiare 4 mesi per finanziamento illecito aveva dichiarato che non avrebbe lasciato la poltrona di primo cittadino, si è invece dimesso. “Ho voluto un segno chiaro della mia lontananza della politica con la revoca della giunta”.
Il partito dal giorno degli arresti nell’ambito dell’inchiesta Mose aveva preso le distanze dall’avvocato che aveva sconfitto Renato Brunetta alle comunali del 2010. E Orsoni, già ieri e anche in una intervista oggi, aveva puntato il dito contro quei dirigenti che gli avevano indicato in Giovanni Mazzacurati, presidente del Consorzi Venezia Nuova e suo grande accusatore, l’imprenditore da cui ricevere fondi. Furono i vertici del Pd veneziano –  Davide Zoggia e Michele Mognato – quindi che gli avrebbero indicato dove reperire i fondi. Se le sue dichiarazioni, che hanno portato alla revoca della misura cautelare, avranno conseguenze lo si vedrà nei prossimi giorni.
“Le conclusioni che ho preso questa mattina sono molto amare perché ho verificato che non c’era quella compattezza che mi era stata annunciata. È per questo che – dice l’ex sindaco con voce tremante – ho voluto dare un segno chiaro della mia lontananza dalla politica, un segno che si è concretizzato innanzi tutto con la revoca della giunta che non riguarda l’operato amministrativo dei singoli assessori ma perché è venuto meno quel rapporto fra la mia persona e la politica che mi ha sostenuto finora. Il mio è un gesto esclusivamente politico e che vuole significare questo e con forza, anche se a qualcuno può non sembrare logico revocare una giunta che ha bene operato. Ma non è questo il punto, il punto è la chiara presa di distanza dalla politica. Questo è il primo gesto che ho fatto stamane, successivamente ho rassegnato le mie dimissioni, che per il momento non hanno effetto immediato ma dopo 20 giorni”. Orsoni ha parlato anche di “reazioni opportunistiche ed ipocrite, anche da parte di elementi della giunta”. “Con grande amarezza concludo il mio mandato, certo di aver sempre operato nell’interesse della città e dei cittadini e delle cittadine. Gli eventi di questi giorni – ha spiegato – e le iniziative della magistratura nei miei confronti hanno fatto emergere in modo evidente la mia estraneità al mondo della politica, a cui mi ero prestato con spirito di generosità verso la città”.
Questa mattina dai Dem era arrivato il benservito: “Siamo umanamente dispiaciuti – affermavano Debora Serracchiani,vice segretario Pd e Roger De Menech, segretario regionale – per la condizione in cui si trova Giorgio Orsoni, ma dopo quanto accaduto ieri, e a seguito di un approfondito confronto con i segretari cittadino provinciale e regionale del Pd, abbiamo maturato la convinzione che non vi siano le condizioni perché prosegua nel suo mandato di sindaco di Venezia. Invitiamo quindi Orsoni – proseguono – a riflettere sull’opportunità nell’interesse dei cittadini di Venezia e per la città stessa di offrire le sue dimissioni. Siamo convinti, inoltre, che non si debba disperdere quanto di buono il Pd di Venezia e tanti bravi amministratori hanno fatto e stanno facendo per la città. Per questo e per la necessaria chiarezza indispensabile in simili frangenti riteniamo che lo stessoOrsoni saprà dare prova di grande responsabilità“.

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