L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 11 giugno 2014

Monte dei Paschi di Siena, la banca del Pd come truffare i piccoli risparmiatori

 COME DISTRUGGERE I PICCOLI AZIONISTI DI UNA BANCA (A CASO)
 
Prendi una banca in oggettive difficoltà, le cui azioni valgono nulla.
Si fa l’accorpamento delle azioni, magari in rapporto da 1 a 100, poichè strumentale all’ che deve per forza fare, facendo piazza pulita dei piccoli azionisti, magari pensionati o dipendenti della stessa banca.
La banca (sempre la solita) annuncia un aumento di capitale sociale, magari di quasi 2 volte il valore di borsa della stessa banca.
Si dispone che per partecipare all’aumento di capitale, per ogni 5 vecchie azioni possedute, magari se ne debbano sottoscrivere 214 al prezzo di un euro.
A questo punto, si consideri che il prezzo di sottoscrizione di Euro 1,00 per azione rappresenti il prezzo con uno sconto pari a circa il 35,5% rispetto al prezzo teorico ex diritto (c.d. Theoretical Ex Right Price – TERP) calcolato al prezzo di chiusura del 5 giugno 2014, che è risultato essere di 24,64 euro.
Ne consegue che il valore di ogni nuova azione sarà di 1.54 mentre quello dei diritti di 23,10 euro.
Ora si ipotizzi anche che i diritti valgano solo per due settimane. Quindi o li si esercitano o li si vendono. Ma per esercitarli occorrono soldi, molti soldi.
Considerato che agli azionisti viene chiesto un forte impegno finanziario (214 nuove azioni per ogni 5 possedute) molti piccoli risparmiatori, magari, non avendo la possibilità di partecipare all’aumento di capitale  saranno costretti a vendere i diritti, determinandone la caduta del prezzo.
A questo punto entrano in campo gli avvoltoi, che comprano i diritti a prezzi ribassati e spazzano  via i piccoli azionisti della banca di partito. Che comunque non hanno contato mai un cazzo.

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