L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 14 giugno 2014

NoTav, la 'ndrangheta è infiltrata anche in procura, nessuna fiducia in questo stato

No Tav, maxiprocesso | Procura: no a documento su infiltrazioni mafiose

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Le difese dei 53 imputati, coinvolti nel maxiprocesso per gli scontri del 2011, hanno depositato una relazione del nucleo investigativo dei Carabinieri. Ivi si afferma espressamente che il boss della 'ndrangheta, Bruno Iaria, è stato dipendente della ditta valsusina Italcoge s.p.a., quella che si è occupata dei lavori di recinzione della Torino-Lione, alla Maddalena di Chiomonte. Dalla relazione emergono anche contatti tra il padre di Ilaria e l'azienda sopramenzionata e frequentazioni tra esponenti della ‘ndrangheta e la società Martina (anch'essa coinvolta negli appalti della Tav).
Secondo quanto riportato dal sito notav.info, ieri la Procura ha chiesto di non inserire la documentazione agli atti. Per i Pubblici Ministeri, le infiltrazioni mafiose, qualora ci fossero state, non sarebbero tecnicamente compatibili con il maxiprocesso. E il Tribunale, per ora, gli ha dato ragione.
Tale decisione, arriva dopo l'intervento dello storico Marco Revelli, che ha testimoniato due giorni fa in aula bunker. Il professore ha ricordato che, il 27 giugno 2011, una delle ragioni profonde della protesta fu quella della lotta alla criminalità. Gli attivisti in quell'occasione avrebbero urlato più volte "mafia,mafia!" nei confronti della ruspa della Iatlacoge, quella che sfondò il cancello della centrale idroelettrica. Proprio per questo motivo, la richiesta di produzione documentale è stata inoltrata durante l'audizione dell'intellettuale.
Revelli, inoltre, ha dichiarato: "Il 27 giugno e il 3 luglio 2011 non ho visto né lanci di pietre né azioni violente da parte del movimento No Tav. In entrambe le occasioni, invece, sono stati lanciati molti lacrimogeni da parte delle forze dell'ordine" (Via Ansa). Dello stesso avviso è anche Marco Fausone. Il ricercatore all'Environment Park di Torino, durante la testimonianza del maggio scorso, ha dichiarato: "Le forze dell'ordine usarono i lacrimogeni come fucili direttamente sui manifestanti".
Intanto l'applicazione della normativa antimafia sulla Tav può attendere. Come specificato dal commissario del governo per l'alta velocità, Mario Virano: "Il problema non pare certo delegabile al cda del futuro promotore pubblico anche perché una qualunque impresa che venisse esclusa dagli appalti a seguito dell'applicazione della normativa antimafia, oggi potrebbe fare ricorso a qualunque Tribunale francese e vedersi cancellata l'eventuale esclusione" (Intervista a Il Sole 24 Ore, 10 aprile 2014).

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