L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 12 giugno 2014

Quello che i Renzi non capiranno mai: il turismo di qualità. Stupro di Firenze, Venezia e Roma

Panino e Listino: A MPS IL MOSE NON SERVE, E A VENEZIA? (Oggi in edicola su Libero)



email: paninoelistino@gmail.com Pubblicato da Buddy Fox 


"Venezia da città cosmopolita a provinciale. Il Mose è un'opera inutile, anche Cacciari si era opposto" dichiarazioni di Arrigo Cipriani, proprietario dell'Harry's Bar, storico locale veneziano. Forse Cipriani e Cacciari, che Venezia l'hanno respirata e vissuta, ne sanno molto di più dei vari esperti, politici e costruttori, persino più di Calatrava, non credete?
Eppure, dopo lo scempio di Calatrava, il Mose si è deciso di farlo lo stesso, con la consueta liturgia italiana dell'allungamento dei tempi, delle polemiche, delle proteste e dei costi, bianchi e neri. Una liturgia che diventa sempre più una preoccupante abitudine.
Il Mose per salvare Venezia, altrimenti, dicono, Venezia affonga. Non la pensa così Cipriani che contesta: "prendiamo le alluvioni del 1966, anche Venezia soffrì, ci furono giorni d'acqua alta, ma nonostante il giorno dopo il nostro locale aprì. Venezia è nell'acqua e l'acqua sale in verticale, non arriva mai a ondate che spazzano via. E poi non arriverebbe mai a quell'altezza che servirebbe a far intervenire il Mose. Venezia è affondata non a causa dell'acqua, ma a causa delle mazzette".
Venezia protetta dal Mose e poi Venezia violentata dalle grandi navi che al loro passaggio muovono le acque che agitandosi, con il tempo, erodono gli argini della città. Ma senza navi non c'è turismo, contestano commercianti e gli amministratori della città, che non si accontentano delle mazzette, vogliono altri soldi.
E' la teoria degli affari che continua a dominare, lo ripetono anche al Sole24Ore, l'unica cosa è far crescere il Pil, poco importa in che modo, la rivoluzione la faremo poi, oggi conta tappare le falle e spingere i consumi, le costruzioni per fare nuove ricchezza.
La logica dominante, così sembra al sottoscritto, è sempre più quella di rinviare la risoluzione del problema, accantonare gli investimenti di lungo termine, i nodi e i problemi devono essere accantonati o aggirati, mettiamo una toppa e costruiamo altro, se poi lo finiremo o se avrà un'utilità reale, questo non conta, l'importante è iniziare per creare giro d'affari.
Così si costruisce il Mose, non si se arriverà a termine, lo scopo è nobile, proteggere Venezia e creare Pil, e poi dall'altra si perfora la città con le Navi che portano turisti e guadagni.
Ma voi credete che veramente senza navi, Venezia si troverebbe senza turisti?
Questo è quello che fanno credere, niente di più sbagliato, proprio oggi dove per raggiungere la qualità e la bellezza si spende qualsiasi cifra. Allora forse è il caso di chiudere e cambiare tutto ciò che è mediocrità, e nella mediocrità voglio comprendere qualsiasi settore, e dare spazio alla bellezza che si conserva, grazie al rispetto dell'ambiente.
Prendete Cuccinelli, non ha nessun bisogno di deturpare, di fare lavoro intensivo per aumentare la produzione, anzi Cuccinelli crea un ambiente di lavoro piacevole, a misura d'uomo e non fa nemmeno sconti sul prodotto, eppure vende, come mai?
Perchè crea bellezza e qualità.
10 giorni all'inizio dell'Estate e già ci lamentiamo per il caldo, quando solo qualche anno fa l'arrivo della bella stagione (non a caso si usava quest'aggettivo) era motivo di gioia, oggi è sofferenza. Non è difficile immaginare un futuro di gente barricata e avvolta dai condizionatori in auto o in casa, perchè risolvere il problema dell'inquinamento e della produzione di energia è troppo difficile e complicato da affrontare, quindi aggiriamo il problema.
1 giorno all'inizio dei mondiali, un mese di calcio, che bello esclamerà qualcuno. Una volta i mondiali duravano di meno, forse sempre un mese, ma c'erano meno partite e veniva dato più tempo ai giocatori per riposare e ricaricarsi. Poche partite, grandi emozioni, perchè c'erano regole diverse, i giocatori erano meno usurati e c'erano dei bei piedi e delle grandi teste. Oggi, siccome manca molto di tutto questo, e l'usura nei muscoli è elevata, si sopperisce alla scarsa qualità con la quantità, facendo credere che più partite si giocano, maggiori saranno le emozioni e la bellezza.
Si è provato a fare lo stesso con i mercati finanziari, nel 2000, sull'onda dell'euforia, si pensò di creare un sistema borsistico aperto 24 ore su 24, fortunatamente l'esperimento fallì, in Borsa gli stupidi vengono eliminati. E anche la moda dell'after hour abbiamo visto che fine ha fatto, utile sì, ma non elemento che aumenta la spettacolarità dei mercati.
Forse più che a Venezia, un Mose servirebbe a Piazza Affari e in particolare a Mps, per salvaguardare la nazionalità di alcuni dei nostri beni dall'invasione straniera. Poi ci hanno ripensato, e si sono resi conto che più soldi arrivano, meglio è per le casse della Repubblica, si potrà spendere di più. Un bene sì, ma a quali prezzi, non a quelli di una mera svendita. Un Mose per Piazza Affari sì, in attesa di prezzi migliori. 
 http://trafficantevolpino.blogspot.it/2014/06/panino-e-listino-mps-il-mose-non-serve.html

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