L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 11 agosto 2014

Basilea 3, i parametri non sono stati implementati e tutto è stato congelato, la prossima crisi le banche, e i popoli, faranno pluff!

Bloomberg, Basilea: i requisiti di capitale non bastano

Lo afferma il segretario generale del Comitato William Coen. I cosiddetti “buffer” accantonati dalle banche, ha precisato, non saranno in grado di proteggere gli istituti da una nuova eventuale crisi finanziaria in assenza di un controllo “implacabile” da parte delle singole autorità nazionali.
I requisiti di capitale imposti dal Comitato di Basilea alle banche per garantire a queste ultime maggiore solidità non sono sufficienti di per sé ad offrire garanzie assolute contro l’ipotesi di insolvenza. Lo afferma il segretario generale del Comitato William Coen, ripreso da Bloomberg. I cosiddetti “buffer” (cuscinetti di capitale) accantonati dalle banche, ha precisato, non saranno in grado di proteggere gli istituti da una nuova eventuale crisi finanziaria in assenza di un controllo “implacabile” da parte delle singole autorità nazionali.
 
Le regole di Basilea impongono alle banche un accantonamento base di capitale pari all’8% del valore delle attività ponderate per il rischio. Tale richiesta costituisce il cosiddetto “primo pilastro” (Pillar I) cui si affiancano i cosiddetti Pillar II e III ovvero, nell’ordine, la disponibilità delle banche a sottoporsi al controllo dell’autorità di vigilanza e al giudizio qualitativo sulla loro strategia di gestione del rischio (II pilastro) e la pubblicazione dei dettagli sulla strategia stessa a beneficio di investitori e clienti (III pilastro). Il problema, rileva Bloomberg, è che, con l’eccezione di Svezia e Danimarca, i singoli regolatori nazionali continuano a non imporre agli istituti l’adeguamento ai pilastri 2 e 3 evitando così di gettare luce sulla reale dimensione dei rischi in atto. A dimostrazione dell’inadeguatezza di un sistema di controllo basato esclusivamente sul Pillar I c’è il caso della banca danese Roskilde, fallita nel 2008 pur in presenza di requisiti di capitale apparentemente solidi (il suo capital ratio viaggiava attorno a quota 12,2). Da allora, Copenaghen ha imposto controlli più severi, imitata nell’occasione da Stoccolma. Ma come si diceva, purtroppo, si è trattato di due casi isolati.

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