L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 11 agosto 2014

Buffoni, il debito si cancella con la crescita e questa avviene con investimenti, impossibili con l'Euro

Caserme, scuole, enti:
il Tesoro a caccia di immobili

Palazzo Chigi e le nuove voci di operazioni straordinarie sul debito pubblico

di Enrico Marro

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ROMA - Il ministero dell’Economia accelera su Invimit Sgr, la società costituita nel maggio 2013 per la valorizzazione e la cessione di immobili pubblici. La società guidata da Elisabetta Spitz, dopo aver ottenuto lo scorso ottobre l’autorizzazione della Banca d’Italia alla gestione collettiva del risparmio, ha in programma l’istituzione dei primi sei fondi a gestione diretta nel quale confluiranno rispettivamente immobili dell’Inail, dell’Inps, della Regione Lazio, delle Università, della Difesa e immobili presi in affitto dalle amministrazioni. Entro la prossima primavera i portafogli dei sei fondi dovrebbero essere costituiti, selezionando appunto quelli che possono essere valorizzati o dismessi, per un valore complessivo di circa un miliardo di euro.
Invimit opererà anche attraverso il collocamento di quote dei fondi sul mercato secondario. Il governo si attende da un lato un risparmio di spesa pubblica (per esempio attraverso una razionalizzazione degli uffici) e dall’altro entrate che vadano a ridurre il debito pubblico. In ogni caso si tratta di briciole, visto che il debito supera ormai 2.100 miliardi di euro, circa il 135% del prodotto interno lordo. Sarà anche per questo che tornano con insistenza indiscrezioni che vogliono la presidenza del Consiglio impegnata intorno a un piano choc di abbattimento del debito attraverso la costituzione di un megafondo patrimoniale che emetterebbe obbligazioni per tagliare di almeno 200 miliardi il debito in circolazione. Le indiscrezioni, rilanciate ieri dal quotidiano Milano Finanza , grande sostenitore della proposta, non trovano però alcuna conferma a Palazzo Chigi.
I tecnici più vicini al presidente del Consiglio, Matteo Renzi, spiegano tutto il loro scetticismo. Certo di proposte ne circolano molte, ammettono, compresa quella di Marco Carrai imprenditore vicinissimo allo stesso Renzi, ma di concreto non c’è nulla. Del resto, sottolineano non c’è una soluzione a portata di mano, né l’andamento del mercato immobiliare è propizio per grandi operazioni di dismissione. La strada maestra per l’abbattimento del debito, concludono, resta quella che combina tre fattori: una crescita dell’economia di almeno il 2%, un costante avanzo primario di bilancio (entrate meno spese al netto degli oneri sul debito pubblico) e un’inflazione prossima al 2%. La crescita in parte dipende dall’azione di governo (e sicuramente le riforme sono in ritardo) in parte dall’andamento dell’economia internazionale. L’inflazione vicina al 2% sarebbe un obiettivo della Banca centrale europea e il governo confida che le scelte di politica monetaria espansiva del presidente Mario Draghi diano frutti. L’avanzo primario dipende dal rigore di bilancio e dalle condizioni di contesto.
Anche al ministero dell’Economia derubricano le molte proposte choc di taglio del debito come un «interessante dibattito» distante però da una possibile attuazione pratica. Del resto, è facile osservare che una parte delle proposte si basa su un inasprimento del prelievo fiscale sui patrimoni, cosa che appare assolutamente improponibile in uno scenario recessivo come l’attuale. Quanto alla costituzione di megafondi col patrimonio pubblico (immobili e partecipazioni), il Tesoro si limita a ricordare quanto si sta facendo con Invimit, quasi a voler sottolineare che un conto è progettare un intervento un conto è metterlo in pratica: costituzione del fondo, autorizzazioni ad operare, selezione del patrimonio da conferire, cambiamento delle destinazioni d’uso degli immobili (caserme, scuole, terreni, eccetera), presentazione sul mercato.
Fin qui le cautele, tutte giustificate. Resta il fatto che il bottino sul fronte delle privatizzazioni e dismissioni appare troppo magro: neppure gli 11 miliardi messi in cantiere per il 2014 dallo stesso governo. E Renzi sa benissimo che se non riuscirà a invertire la tendenza alla crescita del debito ogni negoziato con Bruxelles sarà in salita. Bisogna fare di più. Cosa non è ancora chiaro.
http://www.corriere.it/economia/14_agosto_10/caserme-scuole-enti-tesoro-caccia-immobili-19fdc384-20a4-11e4-b059-d16041d23e13.shtml

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