L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 12 agosto 2014

la Sicilia è una Nazione, non capire è non governare

Cosa impedisce alla Sicilia
di diventare una potenza?

Cosa impedisce alla Sicilia <br /> di diventare una potenza?
Ad osservare i fondamentali economici e finanziari della Sicilia, ci sarebbe da mettersi le mani ai capelli e chiedersi cosa si aspetta a commissionarla e porre fine ad una esperienza fallimentare dello Statuto autonomo. E’ un discorso che sta guadagnando terreno e che continua a ripetere tra gli altri, lo stesso Leoluca Orlando, il sindaco di Palermo che alla causa siciliana ha dedicato senza riserve, la sua vita.
Sul piano pubblicistico, si registra una forte presa di posizione-denuncia da parte di Pietrangelo Buttafuoco con il suo ultimo instant-book: “Buttanissima Sicilia” che merita una sbirciatina attenta. Sul piano politico, si insiste da molti mesi ormai sulla necessità di un rimpasto della giunta di governo con l’ingresso dei politici fino ad ora tenuti al margine.
Posizione completamente diversa – critica ma costruttiva – è quella di Gaetano Armao, già assessore all’Economia e al bilancio nel governo Lombardo, il quale nel suo ultimo libro, “L’attuazione dell’autonomia differenziata della regione siciliana attraverso congetture e confutazioni; raccolta di studi e contributi”, illustra il percorso autonomista della Sicilia e ne propone una rivisitazione in funzione di un solido rinnovamento economico e sociale che permetta all’Isola di essere competitiva in Italia e in ambito europeo e mediterraneo. Tesi alquanto affascinante e realistica perché supportata sia da argomentazioni accademiche che da una lunga esperienza gestionale e politica in Regione e nel contesto della politica italiana, in un continuo e non facile confronto con le ragionerie, con la Corte dei conti e con il Commissario dello Stato.
Per Armao, la Sicilia può uscire dall’impasse attuale se viene rivisto lo Statuto e se vengono previste al suo interno delle normali misure che tengano conto delle risorse vocazionali dell’Isola e della condizioni di competitività in ambito nazionale, europeo e mediterraneo, quali la fiscalità di vantaggio, il credito d’imposta, il superamento del gap infrastrutturale, l’abbattimento dei costi energetici e, soprattutto, l’abbandono gli interventi estemporanei e l’adozione di una solida politica programmatica in termini di Obiettivi-Risorse-Impieghi.
A questo ampio e nutrito assemblamento di corvi, forieri di morte con l’eccezione Armao, fa da contaccampo un altro gruppo più limitato ma non meno qualificato che continua invece a ripetere che questo è il momento magico per il rilancio della Sicilia che può e deve divenire il cuore pulsante dell’area mediterranea, medio orientale e africana, vocazione che ha svolto con successo nei secoli passati e che può svolgere oggi con altrettanto successo, essendo questa area destinata a diventare un punto strategico per lo sviluppo del mondo intero.
Si tratta di un’area in cui vivono 800 milioni di persone e che hanno bisogno di tutto per assicurare una pace duratura fondata su una migliore qualità di vita ad una sola condizione: che sia la persona umana a ritornare ad essere il centro delle nostre azioni e che le armi cedano il posto agli ospedali, alle scuole, alla protezione dell’ambiente, alle energie alternative, allo sviluppo delle piccole e medie imprese fondate sulle infrastrutture, sulle energie alternative, sulla ricerca e sulla innovazione tecnologica.
Gli Stati Uniti, la Cina e il Giappone hanno già fatto la loro scelta “mediterranea” e, insieme ai Paesi del Brics (Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa) non vedono l’ora di poter siglare con la Sicilia un autentico accordo di cooperazione su base continua. Si tratta di Paesi che hanno una grande liquidità finanziaria e una efficente struttura opeativa a livello internazionale, priva di burocrazia ostativa.
E allora cosa manca per creare questo nuovo incontro planetario in Sicilia? Una cosa molto semplice che sottolineaiamo con un episodio-simbolo. Alcuni mesi fa, il presidente Rosario Croceta ha detto ad un suo diretto collaboratore: “Molti mi dicono dell’interesse dei cinesi per la Sicilia ma io non li vedo…”. Crocetta ha dimenticato di aggiungere che una delle prime visite che ha effettuato l’attuale ambasciatore cinese e signora, è stata riservata alla Sicilia; durante questa visita ha invitato in Cina, l’allora presidente Lombardo che non è mai andato pur sapendo che i Cinesi investono volentieri solo quando possono trattare al massimo livello in Sicilia e in Cina. Nicki Vendola che è andato e ritornato tre volte, sta raccogliendo i primi risultati consistenti. I cinesi comunque hanno continuato i contatti e le loro visite esplorative in Sicilia, hanno fatto delle proposte concrete a livello di gruppi di interesse e di amministrazioni locali, ma non hanno mai potuto concludere nulla a causa di una burocrazia e di una cultura politica che ignora i più elementari principi della cooperazione internazionale e di quella economica in particolare.
Il presidente è una gran brava persona; sa fare molto bene il questore, il castigamatti, un mestiere per il quale abbiamo in Sicilia fior fiore di risorse specializzate, ma non ha la stessa bravura nella promozione degli investimenti produttivi che richiede una squadra di super specialisti che si dedichi soltanto a questo obiettivo 24 ore al giorno; che sappia ascoltare, analizzare, effettuare delle rapide sintesi e poi progettare insieme ai nuovi potenziali partners offrendo delle garanzie reali in termini di legislazione costante durante il periodo degli investimenti e una protezione adeguata alle persone e alle strutture impiegate.
Agli investitori esteri, non interessano le beghe della formazione professionale di competenza della magistratura, ma interessa moltissimo il livello di ricerca e sviluppo delle università siciliane e dei centri di ricerca del Cnr; l’esistenza di un centro di formazione e di aggiornamento continuo dei quadri aziendali, quale potrebbe essere il Cerisdi rinnovato; la funzionalità dei porti, degli aeroporti e delle autostrade.
In una parola, più che un rimpasto di politici, ignoranti come i precedenti, occorre cambiare radicalmene la cultura ai vertici e nelle strutture intermedie della Regione; una cultura finalizzata appunto a richiamare investimenti e a creare quella ricchezza necessaria per assicurare un lavoro dignitoso ai nostri corregionali e ai nostri figli.
Questa è la vera grande rivoluzione indispensabile che non potrà mai realizzare un commissario o un manipolo di politici o dei media che sanno soltanto criticare, non proporre e tanto meno realizzare progettualità sul territorio, ma che potrebbe realizzare un gruppo specializzato di esperti a diretto contatto con la Presidenza, nel quale siedono persone che hanno già dimostrato di saper ssvolgere con successo questo ruolo: e di Siciliani di questo tipo fuori della Sicilia ce ne sono fin troppi.
La Sicilia ha questa grande opportunità ma purtroppo non ha quella cultura gestionale e internazionale che potrebbe farla ricca sfondata. Non ci arrendiamo e cominciamo da subito a creare un forte movimento autonomista e internazionale insieme, sostiutendo qegli operatori a tutti i livelli che ostacolano questo sviluppo, al pari della mafia e dei movimenti malavitosi.
Enzo Coniglio
http://www.siciliainformazioni.com/110340/impedisce-sicilia-diventare-potenza

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