L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 14 agosto 2014

Mediaset ha un'opa segreta sul Pd di Renzino ma Gozi non lo sa

Gozi: "Non abbiamo bisogno di nessun soccorso azzurro"

Intervista a Sandro Gozi di Carlo Bertini – La Stampa

di Sandro Gozi,  pubblicato il 13 agosto 2014 , 254 letture
«Non siamo in emergenza». La risposta del sottosegretario alla Presidenza Sandro Gozi di fronte alla prospettiva di accettare la mano tesa di Forza Italia sull'economia è in linea con quella del premier e suona dunque come un no, grazie. Ma per rimarcare il concetto che non siamo in emergenza, Gozi nega che sia necessaria una manovra da 25 miliardi come qualcuno profetizza nel Pd. «Padoan l'ha esclusa, sta facendo un lavoro molto serio sulla revisione della spesa e sullo sfoltimento da otto mila a mille delle aziende partecipate delle municipalizzate». E che la strada delle riforme a spron battuto sia la sola capace di far uscire il paese dalle secche lo dimostra anche la volontà del premier di riscrivere lo statuto dei lavori, «una riforma doverosa innanzitutto verso chi un lavoro non lo ha ancora mai avuto. Andremo avanti per i tanti giovani disoccupati e su questo nessun rallentamento, come da programma. Ci confronteremo in Parlamento, ma la volontà di riscrivere un codice nato negli anni '70 adeguandolo alle esigenze di oggi, è nettissima».

Gozi, la recessione porterà misure lacrime e sangue, tagli alle agevolazioni di famiglie e imprese?

«No, escludiamo tagli di questo genere. Però il discorso deve essere fatto non solo a livello italiano, ma a livello europeo. Noi faremo una revisione della spesa che garantisca risparmi e servizi più efficienti, ma se anche la Germania rallenta vuol dire che la politica economica europea non ha raggiunto i risultati sperati. Quindi noi spingiamo per una diversa impostazione».

Come finirà il braccio di ferro per far rispettare a Juncker le promesse sugli investimenti Ue?

«Ogni volta che lo incontreremo gli chiederemo a che punto è il piano, che riprende proprio una delle grandi priorità del nostro semestre di Presidenza. Si è impegnato a presentarlo nel febbraio 2015. Il ripensamento delle politiche europee avrà prima due momenti importanti. Al consiglio Ecofin di settembre Padoan aprirà il dibattito e poi chiederemo come dare seguito agli impegni di fine giugno a cui devono seguire fatti su competitività, ricerca, fondi strutturali».

A Palazzo Chigi i tecnici stanno studiando nuove misure forti per la crescita?

«Le stesse parole di Draghi sulla necessità di portare avanti riforme incisive in alcuni paesi tra cui l'Italia ci spingono a lavorare su nuove misure economiche a partire da settembre».

II governo ha forzato troppo la mano sulle nomine? Insiste ancora con la candidatura della Mogherini o esiste un'altra opzione?

«Nessun piano B. È una candidatura ufficiale e risponde a equilibri importanti: a un numero uno della commissione, uomo, che viene dal Ppe e dall'Europa del centro nord, deve corrispondere un numero due della commissione, donna, espressione del Pse e di un paese del sud Europa».

L'ultima doccia fredda sull'uso molto parziale dei fondi europei. Non è buon viatico per l'Italia che chiede più flessibilità.

«Delrio sta facendo un lavoro importantissimo con la commissione che prevede un'accelerazione sull'uso dei fondi non utilizzati e per evitare che si ripeta lo stesso problema. Se le amministrazioni del sud non riusciranno a spenderli lo farà l'Agenzia per la Coesione Territoriale ed è un passo avanti di svolta molto significativo».

Forza Italia offre collaborazione per l'emergenza economica. Perché dire no?
«Non siamo in una logica emergenziale e dunque non occorre un soccorso esterno. Va fatto un lavoro di fondo attraverso riforme strutturali che devono rispondere all'impostazione di crescita e giustizia sociale che è la cifra del nostro governo e del Pd. E' evidente poi che la maggioranza in Parlamento sarà disposta a confrontarsi con tutte le forze di opposizione e anche con Forza Italia, ma ribadisco, non siamo in emergenza». 

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