L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 15 agosto 2014

Mps, ma quanto è falso il bilancio ufficiale che non sono bastati 5 miliardi?


Mps, nuvole all'orizzonte. Ipotesi nuovo aumento di capitale

di Redazione Mps, nuvole all'orizzonte. Ipotesi nuovo aumento di capitale
(Il Ghirlandaio) Roma, 14 ago. - Scongiurata la nazionalizzazione anche grazie all’ultimo aumento di capitale da 5 miliardi, oggi il futuro di Monte dei Paschi di Siena è in mano al mercato. Ed è sulla tenuta patrimoniale, nonché sull’andamento del titolo in Borsa, che si deciderà anche il ruolo degli attuali azionisti. Soprattutto di quei fondi stranieri che hanno scommesso sul Monte. A scriverlo è il Fatto Quotidiano, secondo il quale all’orizzonte, dunque, "si addensano nuove nubi e fonti finanziarie non escludono l’ipotesi di un ulteriore aumento di capitale da 1 a 2 miliardi che potrebbe rendersi necessario fra qualche mese".
"Anche per questo motivo Btg e Fintech non avrebbero gradito il rallentamento nella nomina dei due rappresentanti del patto nel consiglio di amministrazione del Monte che ancora non è stata fatta. L’avvicendamento prima della fine dell’estate diventa inoltre essenziale per gli azionisti stranieri, già preoccupati del cambio di presidenza in Fondazione (con la nomina di  Marcello Clarich - ndr), in vista del rinnovo dell’intero cda fissato per aprile 2015. Anche perché tra i soci del Monte potrebbe spuntare una nuovo polo di azionisti, alternativo al patto, che si aggirerebbe intorno all’11-12% del capitale", spiega ancora il quotidiano.
"Qualche deputato della Fondazione il giorno stesso delle nomine ha dichiarato che ora è il tempo di tornare a parlare di erogazioni. Chissà cosa ne pensa Clarich che dovrà anche mettere mano alla ristrutturazione di alcune partecipate dell’ente a cominciare dalla Sansedoni, la spa immobiliare che chiuderà in rosso anche il 2013. Infine: se il Monte dovesse davvero chiedere altri soldi ai soci con l’ennesimo aumento di capitale miliardario, dove prenderà le risorse il nuovo presidente “senza paura” della Fondazione?", conclude.

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