Il tema delle pensioni continua ad essere una delle questioni più complicate da risolvere per il governo Renzi: l'eco delle polemiche sulle contraddizioni della riforma Fornero non accenna a placarsi e, se vogliamo, la bocciatura dell'emendamento dei 'quota 96' non fa altro che andare a favore della legge montiana. Tutti a criticarla, in molti a volerla modificare se non abrogare, ma quel decreto rimane fermamente al suo posto, così com'è. 
Le conseguenze le sappiamo e chi è riuscito ad entrare in pensione in tempi recenti ha dovuto fare i conti con il congelamento della rivalutazione dell'assegno e forse anche la trattenuta relativa al contributo di solidarietà.

Pensioni, età, requisiti, legge Fornero: le aspettative di vita, il nostro 'codino'

Una cosa è certa: chi andrà in pensione tra qualche anno correrà il rischio di vedere il traguardo allontanarsi un pò, anzichè avvicinarsi come secondo logica, un pò come il codino da prendere sulle giostre che abilmente il giostraio alza quel pochino per rendere il giochetto più difficile. Per quest'anno e il 2015, i requisiti minimi vanno dai 63 anni e nove mesi ai 66 anni e tre mesi, mentre per quanto riguarda la pensione anticipata servono 42 anni e sei mesi di contributi per gli uomini, un anno in meno per le donne. 
Fino al 2015 e poi cosa succederà? Se il governo Renzi o chi per esso, se qualcosa cambierà a livello politico, non provvederà a modificare la normativa attuale, dovremo fare i conti con nuove soglie minime che dipenderanno dall'aspettativa di vita secondo l'Istat: più aumenterà questo dato statistico, più si allontanerà la nostra pensione. Il bello è che, secondo l'attuale normativa, nell'ipotetico caso che l'aspettativa di vita dovesse anche diminuire, i requisiti minimi non potranno essere ridotti...ogni commento è superfluo.

Pensioni, età, requisiti, legge Fornero: il nostro assegno

Requisiti per l'età che si alzeranno sempre di più, ma l'assegno? Non solo dovremo aspettare di più per andare in pensione ma anche i 'danè' saranno di meno, visto che, ormai, si sta sempre più consolidando il metodo di calcolo contributivo al posto di quello retributivo, quello cioè che teneva conto degli stipendi degli ultimi anni di lavoro. Ne deriva che chi ha lavorato in maniera continuativa e, magari, riesce a fare anche uno sforzetto a restare al lavoro oltre l'età minima della pensione, riuscirà a percepire un assegno vicino all'80 per cento rispetto al passato; chi, invece, non può far altro che alternare periodi di lavoro a periodi di disoccupazione (e in Italia questo fenomeno aumenta purtroppo sempre di più) la penalizzazione sarà molto simile ad una vera e propria batosta.