L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 26 settembre 2014

Basilea 3, impossibile applicare

Derivati: 5 banche Usa esposte per 40 mila mld

A cura di Antonio Arricale

Una somma che si fa fatica anche solo ad immaginare, scrive il Wall Street Italia. L’esposizione ai derivati delle cinque maggiori banche statunitensi sarebbe di 40 mila miliardi di dollari. Attenzione, non complessivamente, ma di ciascuna banca. Ovviamente si tratta di cinque banche “troppo grandi per fallire” o, come dicono gli americani, “too big to fail”. Per avere un’idea dell’esposizione basti pensare che l’enorme fardello del debito nazionale americano è pari a circa 17 mila e 700 miliardi di dollari. Peraltro, al contrario di azionario e Bond, i derivati non rappresentano investimenti in qualcosa di concreto. Possono essere molto complessi, come abbiamo visto per i mutui subprime cartolarizzati e rivenduti che sono stati all’origine della crisi finanziaria del 2007-2008.
“La verità è che le attività di trading nel mercato dei derivati non si differenzia molto dalle scommesse sportive”, scrive WSI. “È una forma di gioco d’azzardo legalizzato e le banche “too big to fail” hanno trasformato Wall Street nel più grande casinò della storia”. Se e quando la bolla dei derivati scoppierà, i danni che verranno recati all’economia mondiale sono incalcolabili.
Ma se le attività di trading sono così rischiose non solo per le banche ma per l’intero sistema finanziario ed economico, allora perché c’è qualcuno che ancora ci punta così tanto denaro? La risposta è semplice e si chiama avarizia. Secondo i calcoli del New York Times, sebbene la crisi del 2008 abbia dimostrato chiaramente quanto pericolosi possano essere, le banche statunitensi hanno “circa 280 mila miliardi di dollari di derivati iscritti a bilancio” in totale. A soli cinque istituti farebbero capo ben 200 mila miliardi.

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