L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 18 ottobre 2014

Isis, curdi e soldati di Assad li combattono, il popolo iracheno si stanno organizzando, la Rivoluzione a Pagamento non ha l'imput della Casa Bianca, i turchi bombardano i curdi

Siria: uno studio della CIA afferma che aiutare i ribelli non serve

Di Stefano Consiglio | 17.10.2014
Da quando il Presidente siriano, Bashar al-Assad è stato accusato dagli americani di aver utilizzato armi chimiche contro la popolazione civile, una domanda ha continuato ad ossessionare Barack Obama e i suoi più stretti collaboratori: ha senso aiutare i ribelli siriani? Questo interrogativo è diventato ancora più importante da quando i miliziani dello Stato Islamico hanno conquistato buona parte della Siria centro-meridionale.




Un report recentemente presentato alla Casa Bianca dai dirigenti della CIA sottolinea come la risposta a questa domanda sia decisamente negativa. Per supportare questa affermazione vengono rievocati diversi fallimenti rimasti impressi nella storia degli Stati Uniti. Durante gli anni della guerra fredda gli Usa erano sempre pronti ad inviare supporto economico a militare a chiunque si opponesse all'espansione del comunismo. Una prima azione di questo tipo venne intrapresa nel 1947, anno in cui la CIA venne formalmente istituita, attraverso la fornitura di armi e munizioni alla Grecia per un valore pari a diversi milioni di dollari. Lo scopo di questa missione era di facilitare la soppressione di un'insurrezione comunista, garantendo al fragile Governo greco il supporto di cui aveva bisogno.
Questa operazione è, probabilmente, l'unica ad aver avuto completamente successo. Tutti gli altri episodi verificatisi negli anni seguenti hanno avuto esiti catastrofici. Un primo esempio è rappresentato dal supporto militare garantito dal Presidente Kennedy ai ribelli cubani che vennero affiancati da mercenari addestrati dalla CIA nella ben nota invasione della baia dei porci del 1961. Questa operazione, il cui scopo era quello di rovesciare il regime di Fidel Castro, terminò con un totale fallimento che gettò inoltre discredito sulla politica pacifista promossa dal neo eletto Presidente Kennedy durante la campagna elettorale.
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Un altro esempio citato nel report della CIA è quello dei ribelli nigeriani Contras che a partire dal 1979 vennero supportati economicamente e militarmente dagli Stati Uniti allo scopo di rovesciare il Fronte Sandista di Liberazione Nazionale, un movimento politico di ispirazione marxista. Anche in questo caso i Contras vennero sconfitti e gli Stati Uniti furono anche riconosciuti colpevoli dalla Corte Internazionale di Giustizia di aver violato le norme di diritto internazionale che vietano di ricorrere alla forza e di interferire nelle questioni interne di un altro Stato.
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Esempi più recenti sono rappresentanti dall'operazione avviata nel 2006 dalla CIA in Somalia per armare alcuni Signori della Guerra allo scopo di porre fine al conflitto che attanaglia questo paese da oltre vent'anni. L'effetto finale, tuttavia, fu un ulteriore rafforzamento delle milizie islamiche che gli Stati Uniti volevano combattere.
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Tutti questi esempi, secondo gli esperti della CIA, sono una chiara evidenza della fallimentarietà di questa politica di supporto ai gruppi ribelli adottata per molti anni dai Presidenti americani. L'unica vera eccezione presentata dalla CIA è quella relativa all'addestramento e supporto dei Talebani durante la guerra russo-afghana del 1979-1989. In questo caso l'appoggio garantito dagli americani fu determinante nella vittoria dei talebani e la conseguente ritirata dell'esercito russo. Questo apparente successo dell'amministrazione Reagan deve essere letto, a detta della CIA, congiuntamente alla nascita di Al-Qaeda i cui leader erano gli stessi che avevano combattuto contro i russi.
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Il timore maggiore della CIA può essere compreso proprio attraverso un'analisi di ciò che è successo in Afghanistan. Gli Stati uniti hanno armato i ribelli afghani, i mujaheddin, i quali hanno finito per partecipare o quanto meno per parteggiare con Al-Qaeda. La preoccupazione che accomuna il Presidente Obama e i funzionari della CIA è che i ribelli siriani, una volta passata la minaccia dell'IS, possano unirsi a gruppi estremisti quali al-Nusra trasformando di fatto la soluzione all'estremismo in un ulteriore problema da risolvere.
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Che cosa faranno a quel punto gli Stati Uniti? Armeranno altri gruppi rivali che potrebbero, successivamente, rivolgere anch'essi le armi contro i propri sostenitori? Questi sono i dilemmi che i funzionari della CIA hanno tentato di risolvere, ora spetterà al Presidente Obama decidere se continuare ad addestrare i ribelli siriani (a cui potremmo aggiungere i guerriglieri curdi) oppure trovare delle alternative che impediscano all'IS di continuare la propria avanzata in Medio Oriente. Il problema è che il Presidente degli Stati Uniti sembra determinato a non inviare alcun soldato americano né in Iraq né in Siria. Questa strategia, congiuntamente alla riluttanza degli Stati dell'area mediorientale ad inviare truppe di terra contro l'IS, lasciano poche alternative al Presidente Obama. Attualmente i ribelli siriani e i guerriglieri curdi sono gli unici che, insieme ai soldati iracheni, si stanno battendo contro gli jihadisti. Stando così la situazione il supporto appare decisamente necessario. Ma cosa accadrà una volta che lo Stato Islamico sarà sconfitto?

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