L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 16 ottobre 2014

La chiamano democrazia ma comandano le multinazionali e il TTIP aumenta geometricamente il loro potere

Cittadini europei o sudditi della grande finanza?

Power Ball: Una analisi matematica rivela che un nucleo centrale di attori estremamente potenti (puntini rossi) domina la finanza internazionale. Fonte: Science Newsdi Massimo Predieri
Beppe Grillo invoca il referendum per uscire dall’Euro, i media e i partiti populisti, ma anche le chiacchiere da bar, accusano l’Unione Europea di essere responsabile di tutti i nostri guai economici e finanziari.
La crisi economica ci affligge, seguiamo impotenti i suoi complessi meccanismi finanziari farciti di termini oscuri come spread, fiscal compact e rating. Siamo dunque diventati sudditi di una potenza coloniale chiamata Europa che ci sfrutta e contro cui dobbiamo armarci per una guerra di indipendenza?
Eppure l’Italia è entrata di sua iniziativa nella comunità europea, con scelte determinate da governi democraticamente eletti, anzi, l’Italia è uno dei membri fondatori dell’Europa Unita. I nostri politici sono eletti dai cittadini e inviati in Europa a rappresentare gli interessi del nostro paese e determinare le scelte europee. Altri paesi, come la Spagna, la Grecia, il Portogallo, si trovano in condizioni simili alla nostra, con la popolazione che protesta spesso violentemente contro l’invadenza dei diktat economici europei. Allora, che cosa è successo?
I problemi finanziari ed economici, secondo alcuni punti di vista ben documentati, risalirebbero alla inettitudine della politica dell’Unione Europea nel difendere gli interessi dei cittadini e degli stati membri dall’invadenza delle lobby finanziarie che rappresentano le grandi aziende e le banche.
Secondo uno studio del politecnico di Zurigo (The network of global corporate control,Science News, 2011), 147multinazionali controllano da sole la finanza mondiale – la nostra Unicredit sarebbe al 43 posto in questa lista. Oltre 40 sulle prime 50 sono a carattere finanziario. Il controllo avviene attraverso una fitta e ben remunerata schiera di lobbisti che esercitano la loro influenza a tutti i livelli della politica, per indirizzare le scelte dei governi nella direzione degli interessi di queste multinazionali.
Le dimensione di questo fenomeno viene analizzata da Finance Watch un'organizzazione non governativa europea che svolge attività di ricerca e sensibilizzazione sulla regolamentazione della finanza. Avendo individuato nell’Unione Europea il centro nevralgico delle decisioni economiche e finanziarie dei paesi europei, le banche, i fondi di investimento e le grandi multinazionali hanno ingaggiato un esercito di lobbisti con l’incarico di influenzare le scelte politiche a loro favore. Finance Watch parla di 20 – 24 mila lobbisti, di cui 1.200 che lavorano su incarico del settore finanziario.
I politici eletti nei paesi membri e mandati a Strasburgo a legiferare, sembrano trascurare le questioni di regolamentazione finanziaria. Spesso a causa della diffusa incompetenza sulle questioni economiche e finanziarie, si rivolgono agli specialisti del settore per farsi consigliare. Ma questi sono proprio i lobbisti, che naturalmente li consigliano nella direzione degli interessi dei loro committenti. Su cento emendamenti di modifica alle leggi finanziarie ed economiche, secondo Finace Watch, 80 provengono e sono stati scritti proprio dai lobbisti della grande finanza.
Tra gli ulteriori elementi che favoriscono la enorme influenza delle lobby finanziarie sulla politica europea bisogna considerare la corruzione, il conflitto di interessi e l’influenza che i poteri finanziari riescono ad esercitare sulle elezioni democratiche.
A proposito di conflitto di interessi, è interessante citare uno studio pubblicato lunedì scorso 13 ottobre da Transparency International, una organizzazione non governativa che si occupa della corruzione. Sono state analizzate le remunerazioni esterne degli eurodeputati, quelle in aggiunta al ricco compenso di 6.250 euro più indennità di presenza. Risulta che oltre 100 dei 751 eletti a Strasburgo svolgono delle attività remunerate parallelamente al loro mandato europeo. L’indicatore di attività esterne calcolato dallo studio consente di stilare una classifica degli eurodeputati in base del volume di attività – remunerate o no – che essi svolgono fuori dal parlamento europeo.
Tra i primi in graduatoria troviamo un italiano, l’eurodeputato DS Renato Soru, che dichiara oltre 20.000 euro mensili di compensi aggiuntivi, e si colloca al terzo posto dell’elenco stilato Transparency International consultabile online. Che scelte farà l’eurodeputato Soru, fondatore e membro del consiglio di amministrazione della Tiscali, quando si tratterà di votare delle leggi sulla regolamentazione finanziaria o sulle telecomunicazioni?
Esiste dunque un ragionevole sospetto che nella nostra crisi italiana, più che vittime di una politica europea intransigente ed ottusa, siamo vittime degli interessi di quelle multinazionali, che con molta efficacia ed argomenti convincenti riescono a piegare l’Unione Europea a favore dei propri interessi. Una soluzione potrebbe essere quella di regolamentare meglio i conflitti di interessi e dare una formazione economica e finanziaria alla classe politica, perché abbia gli strumenti per capire le scelte che vengono proposte a livello europeo.

Approfondimenti:
Finace Watch: http://www.finance-watch.org/Transparency International: http://www.integritywatch.eu/
Cittadini europei o sudditi della grande finanza? Pubblicato Mercoledì, 15 Ottobre 2014 19:00 | Stampa Power Ball: Una analisi matematica rivela che un nucleo centrale di attori estremamente potenti (puntini rossi) domina la finanza internazionale. Fonte: Science Newsdi Massimo Predieri Beppe Grillo invoca il referendum per uscire dall’Euro, i media e i partiti populisti, ma anche le chiacchiere da bar, accusano l’Unione Europea di essere responsabile di tutti i nostri guai economici e finanziari. La crisi economica ci affligge, seguiamo impotenti i suoi complessi meccanismi finanziari farciti di termini oscuri come spread, fiscal compact e rating. Siamo dunque diventati sudditi di una potenza coloniale chiamata Europa che ci sfrutta e contro cui dobbiamo armarci per una guerra di indipendenza? Eppure l’Italia è entrata di sua iniziativa nella comunità europea, con scelte determinate da governi democraticamente eletti, anzi, l’Italia è uno dei membri fondatori dell’Europa Unita. I nostri politici sono eletti dai cittadini e inviati in Europa a rappresentare gli interessi del nostro paese e determinare le scelte europee. Altri paesi, come la Spagna, la Grecia, il Portogallo, si trovano in condizioni simili alla nostra, con la popolazione che protesta spesso violentemente contro l’invadenza dei diktat economici europei. Allora, che cosa è successo? I problemi finanziari ed economici, secondo alcuni punti di vista ben documentati, risalirebbero alla inettitudine della politica dell’Unione Europea nel difendere gli interessi dei cittadini e degli stati membri dall’invadenza delle lobby finanziarie che rappresentano le grandi aziende e le banche. Secondo uno studio del politecnico di Zurigo (The network of global corporate control,Science News, 2011), 147multinazionali controllano da sole la finanza mondiale – la nostra Unicredit sarebbe al 43 posto in questa lista. Oltre 40 sulle prime 50 sono a carattere finanziario. Il controllo avviene attraverso una fitta e ben remunerata schiera di lobbisti che esercitano la loro influenza a tutti i livelli della politica, per indirizzare le scelte dei governi nella direzione degli interessi di queste multinazionali. Le dimensione di questo fenomeno viene analizzata da Finance Watch un'organizzazione non governativa europea che svolge attività di ricerca e sensibilizzazione sulla regolamentazione della finanza. Avendo individuato nell’Unione Europea il centro nevralgico delle decisioni economiche e finanziarie dei paesi europei, le banche, i fondi di investimento e le grandi multinazionali hanno ingaggiato un esercito di lobbisti con l’incarico di influenzare le scelte politiche a loro favore. Finance Watch parla di 20 – 24 mila lobbisti, di cui 1.200 che lavorano su incarico del settore finanziario. I politici eletti nei paesi membri e mandati a Strasburgo a legiferare, sembrano trascurare le questioni di regolamentazione finanziaria. Spesso a causa della diffusa incompetenza sulle questioni economiche e finanziarie, si rivolgono agli specialisti del settore per farsi consigliare. Ma questi sono proprio i lobbisti, che naturalmente li consigliano nella direzione degli interessi dei loro committenti. Su cento emendamenti di modifica alle leggi finanziarie ed economiche, secondo Finace Watch, 80 provengono e sono stati scritti proprio dai lobbisti della grande finanza. Tra gli ulteriori elementi che favoriscono la enorme influenza delle lobby finanziarie sulla politica europea bisogna considerare la corruzione, il conflitto di interessi e l’influenza che i poteri finanziari riescono ad esercitare sulle elezioni democratiche. A proposito di conflitto di interessi, è interessante citare uno studio pubblicato lunedì scorso 13 ottobre da Transparency International, una organizzazione non governativa che si occupa della corruzione. Sono state analizzate le remunerazioni esterne degli eurodeputati, quelle in aggiunta al ricco compenso di 6.250 euro più indennità di presenza. Risulta che oltre 100 dei 751 eletti a Strasburgo svolgono delle attività remunerate parallelamente al loro mandato europeo. L’indicatore di attività esterne calcolato dallo studio consente di stilare una classifica degli eurodeputati in base del volume di attività – remunerate o no – che essi svolgono fuori dal parlamento europeo. Tra i primi in graduatoria troviamo un italiano, l’eurodeputato DS Renato Soru, che dichiara oltre 20.000 euro mensili di compensi aggiuntivi, e si colloca al terzo posto dell’elenco stilato Transparency International consultabile online. Che scelte farà l’eurodeputato Soru, fondatore e membro del consiglio di amministrazione della Tiscali, quando si tratterà di votare delle leggi sulla regolamentazione finanziaria o sulle telecomunicazioni? Esiste dunque un ragionevole sospetto che nella nostra crisi italiana, più che vittime di una politica europea intransigente ed ottusa, siamo vittime degli interessi di quelle multinazionali, che con molta efficacia ed argomenti convincenti riescono a piegare l’Unione Europea a favore dei propri interessi. Una soluzione potrebbe essere quella di regolamentare meglio i conflitti di interessi e dare una formazione economica e finanziaria alla classe politica, perché abbia gli strumenti per capire le scelte che vengono proposte a livello europeo. Approfondimenti: Finace Watch: http://www.finance-watch.org/ Transparency International: http://www.integritywatch.eu/

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