L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 17 novembre 2014

distruzione di stati questo sta facendo gli Stati Uniti


ozio produtt 2

Violazione del diritto internazionale!!!

Manfred Sohn

"Violazione del diritto internazionale", titolava il "Frankfurter Allgemeine Zeitung" del 23 agosto in prima pagina, dando voce al grido del presidente ucraino Petro Poroshenko, quando un convoglio di soccorso di camion russi ha attraversato la frontiera per portare aiuti alla città di Luhansk circondata dalle truppe ucraine.
E’ in violazione del diritto internazionale, deplorano i buonisti su altri mezzi di comunicazione, che Israele tenta di distruggere con raid aerei e incursioni le basi di lancio dei missili nella Striscia di Gaza che mettono le sue città sotto il fuoco nemico.
“Violazione del diritto internazionale", è quindi il piagnucolio, con tre punti esclamativi, che accompagna la carneficina crescente che avviene sotto i nostri occhi, all'est e al sud del centro europeo ancora tranquillo.
Coloro che si interrogano reciprocamente, gli uni con gli altri, con questo grido sulle labbra, stanno inseguendo un fantasma. Ormai non esiste alcun diritto internazionale. Questo nacque con l'istituzione degli Stati-nazione borghesi, con il loro tentativo di trasferire le basi delle loro relazioni giuridiche interne alle relazioni esterne tra Stati. Il punto più alto della sua fissazione normativa vincolante venne raggiunto al tempo della sfida al capitalismo da parte degli Stati che si proclamavano essere l'alternativa socialista e che erano sorti dopo la Rivoluzione d'Ottobre del 1917 in Russia. Essi cercarono di far ballare i poteri costituiti al suono della loro melodia. A volte sembrava, anche a molti esponenti della sinistra, che si stesse formando un sistema giuridico internazionale unitario. Questo velo d'illusione si strappa davanti ai nostri occhi e dietro si mostra chiaro un quadro ancora più orribile di quello dovuto ad una semplice estinzione del "diritto internazionale": insieme ad esso si sta disintegrando per la prima volta il sistema del diritto civile in generale.
Robert Kurz scrisse con ogni ragione già nel 2003 sul "crollo del diritto internazionale" e indicò il peccato originale nell'attacco della Nato contro la Jugoslavia. "L'imperialismo globale democratico ha abbandonato il mandato delle Nazioni Unite smettendo così di riconoscere i suoi stessi suoi principi” (Kurz) [1].
Coloro che - soprattutto in una sinistra illusa - lamentano il declino del diritto internazionale ignorano tanto la sua genesi storica quanto i suoi limiti storici. Esso era ed è, nelle sue briciole residuali lagnosamente rivendicate, vincolato allo Stato-nazione borghese. Ma lo Stato-nazione borghese è allo sbando. Nella sua fase ascendente, espansionista, il capitalismo ha formato Stati nazionali, sovrani oppure - dopo la distruzione completa delle strutture precapitalistiche - colonie, o pseudo-Stati dipendenti nella periferia capitalista. Di questo vecchio mondo degli Stati del XX secolo rimane sempre meno e nel corso del XXI e del XXII secolo non ne rimarrà nulla. Ormai non esiste più uno Stato dell'Afghanistan, non esiste più uno Stato dell'Iraq, non esiste uno Stato dell'Ucraina. Si ha al loro posto, nella periferia dei centri capitalisti, la propagazione di aree apolidi dominate da bande, strutture mafiose e signori della guerra. Ma la disintegrazione dello Stato-nazione borghese sta ormai arrivando anche nei centri del capitalismo come i tentacoli di un polpo. Come se mettessero in scena "L'apprendista stregone" di Goethe, gli Stati Uniti cercano di castigare con mezzi militari quei prodotti della decadenza che loro stessi hanno coltivato. Ci hanno provato con Al Qaeda, da essi lanciata per battere l'Unione Sovietica in Afghanistan, ci provano ora con l’ISIS, che avevano precedentemente alimentato - e scoprono che la loro forza militare ormai non è sufficiente per lottare contro gli eserciti fantasma da loro stessi generati. Così, in questa sporca lotta donchisciottesca, assegnano sempre più compiti ad eserciti mercenari privati e a bande che di volta in volta sembrano essere loro utili, equipaggiandole di armi. La proliferazione di eserciti mercenari e di truppe ausiliarie alleate, tuttavia, indebolisce l'ultima garanzia del dominio borghese: il monopolio statale della violenza. La paziente ironia della storia risiede proprio nel fatto che proprio la potenza mondiale che cerca di copiare l'Impero Romano, anche nella sua architettura di potere, è del tutto cieca di fronte al pericolo della "Foresta di Teutoburgo", dove le gloriose legioni vennero condotte verso la morte nelle paludi per mano dei traditori addestrati dai romani.
Così il mondo borghese sprofonda davanti ai nostri occhi, e chiunque abbia letto il suo Marx e la sua Luxemburg sa che cosa mantiene unito questo mondo, nel suo nucleo centrale, e che ora perde la sua forza di integrazione: il cuore del sistema capitalista è lo sfruttamento della merce forza lavoro, che esso deve simultaneamente allontanare dalla produzione, spinto dalla frusta della concorrenza e con l'obiettivo di aumentare la produttività a tutti i costi. Con la rivoluzione microelettronica, questa potenzialità scoperta per primo da Marx, è diventata realtà quotidiana. Così si vanno concentrando - soprattutto nella periferia del mondo capitalista - moltitudini sempre maggiori soprattutto di giovani, in particolare quei giovani che, dopo la morte della speranza nel socialismo apparentemente reale, nel 1989, avevano avuto come aspirazione, in primo luogo, quella di copiare lo stile di vita dei centri capitalisti e, dopo la disillusione di questa speranza, vanno ora ad alimentare le milizie e le bande intorno all'Europa. Si accumulano in Ucraina sotto la bandiera del "settore di destra" fascista, in Egitto, dopo l'estinzione della Primavera Araba, di nuovo sotto la bandiera dei Fratelli Musulmani. Con lo "Stato Islamico" hanno raggiunto un nuovo livello. Non sarà la fine della loro ascesa. Soprattutto rappresentano il segnale di pericolo affisso sulla parete che annuncia il futuro negli stessi centri. La legge della fusione nucleare capitalista, che si sta consumando nel nostro secolo, prevarrà anche qui, pur se differita nel tempo, e distruggerà il sistema giuridico, così come le strutture dello Stato borghese.
In questo vortice di distruzione e di caos, gli sforzi disperati per aggrapparsi al fuscello del "diritto internazionale" sono ridicoli. E sono anche pericolosi, poiché creano l'illusione che tutto può essere progressivamente cambiato evocando un fantasma del XX secolo. La forza di cambiamento nasce solo da quello che Rosa Luxemburg ha riconosciuto come il principale dovere di tutti i rivoluzionari: dire la verità. E questa verità è una sola: non esiste alcun diritto internazionale.

[1] Robert Kurz, Weltordnungskrieg [La guerra per l’ordine mondiale], Bad Honnef 2003, p. 294
http://www.sinistrainrete.info/articoli-brevi/4304-manfred-sohn-violazione-del-diritto-internazionale.html 

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