L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 21 novembre 2014

la burocrazia e' generata da questa politica



L’ATTUAZIONE NON ARRIVA MAI

Troppe leggi che restano solo annunci


di Sabino Cassese

I ritardi nell’attuazione delle leggi sono divenuti un male endemico. Solo un terzo di esse è messa in atto in un anno. Le altre aspettano. Un anno e mezzo dopo la fine del governo Monti, solo due terzi delle leggi da esso promosse sono state seguite dai relativi decreti delegati e regolamenti.

Così gli atti del Parlamento diventano promesse. L’attuazione differita produce disillusione e sfiducia. La distanza tra «Paese reale» e «Paese legale» aumenta. Quando i governi hanno durata breve, come quelli Monti e Letta, il divario temporale fa danni ancor maggiori, perché non sempre le priorità del governo successivo, su cui ricadono le maggiori responsabilità attuative, corrispondono a quelle del governo precedente.

Inoltre, l’attuazione per via normativa è solo una parte delle procedure esecutive. Ogni legge è seguita da grappoli di norme (decreti delegati e regolamenti). Ma, poi, servono altre decisioni: destinazione di risorse, organizzazione di uffici e di personale, redazione e approvazione di circolari e di provvedimenti amministrativi, spesso da adottare di concerto e sentite più autorità. La gestione di tutta questa macchina è nelle mani della burocrazia, talora lenta, talaltra mossa da altre motivazioni, diverse da quelle del legislatore e della classe politica. È solo alla fine di questa trafila che una prescrizione legislativa, spesso reinterpretata dalla burocrazia, giunge al cittadino. E questo ha ragione di lamentarsi se deve aspettare anni. L e cause di questo scarto tra ciò che si scrive nella Gazzetta Ufficiale e la realtà sono chiarissime e non si capisce perché non vi si ponga rimedio.

La prima è l’ipertrofia legislativa. Più di un quarto delle norme inserite in leggi potrebbero essere approvate con altri atti, meno solenni e più spediti. Più leggi si fanno, più se ne dovranno fare, con una crescita esponenziale, perché per modificare una legge occorre un altro atto dello stesso legislatore.

Poi, le leggi sono anche un modo per comunicare politiche pubbliche. Anzi, in Italia, per una distorsione legalistica pericolosa, sono diventate il modo prevalente. E i governi danno la precedenza all’annuncio piuttosto che alla realizzazione, all’iniziativa piuttosto che all’attuazione.

Infine, i governi non sanno organizzarsi, non dispongono di una «cabina di regia» e di un «giornale di bordo», necessari per seguire costantemente le complesse procedure che fanno diventare realtà una legge.

Dunque, i rimedi ci sono. Non ci sono, invece, la cultura e l’attenzione per il risultato. L’Italia resta ferma alle cerimonie della «posa della prima pietra», mentre sarebbe utile che le cerimonie si facessero quando l’edificio è terminato e i cittadini possono entrarvi.

21 novembre 2014 | 07:34

http://www.corriere.it/cultura/14_novembre_21/troppe-leggi-che-restano-solo-annunci-f3a25b44-7145-11e4-b9c7-dbbe3ea603eb.shtml

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