Il PROTEZIONISMO diventa il soggetto spinto dalla DEFLAZIONE ordo-liberista

Il PROTEZIONISMO diventa il soggetto spinto dalla DEFLAZIONE ordo-liberista
La ragione di ciò sta nel fatto che la cuspide del potere di queste due nazioni (Francia e Germania) comprende benissimo che la crisi strutturale di quei capitalismi perdura, si accresce, e non è domata dalla retorica europeista. La deflazione ordo-liberista erode i margini, fa scendere i tassi di profitto, rende più difficile la circolazione del capitale fisso e la finanza può far crescere qualche rendita, ma non crea lavoro, né prospettive per il giovane proletariato franco-tedesco. La circolazione del capitale si blocca e allora si ricorre al naturale e normale espediente che è il protezionismo. Ma questo scardina le basi stesse della struttura tecnocratica europea. Butta nel fango i trattati di Maastricht e di Lisbona, trasforma in canzoni da melodramma le recite neo liberiste. Giulio Sapelli http://www.ilsussidiario.net/News/Economia-e-Finanza/2017/8/27/GEO-FINANZA-Dalla-Cina-alle-cicale-la-Germania-prepara-il-terremoto-dell-Ue/779737/

L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 26 luglio 2014

Ucraina, la destabilizzazione è stata fatta dai soldi degli Stati Uniti

UCRAINA. Washington accusa moralmente Putin dell’abbattimento del volo della Malaysia Airlines

lug 26th, 2014 | By | Category: Qui America del Nord, Qui Europa, Ultimissime Notizie Geopolitiche –
earnst josefGli Stati Uniti accusano senza mezzi termini la Russia della responsabilità morale dell’abbattimento del Boeing 777-200 della Malaysia Airlines sui cieli di Donetsk, in Ucraina, costato la vita a 298 persone.
Il portavoce della Casa Bianca, Josh Earnest, ha infatti affermato che “Siamo giunti alla conclusione che Vladimir Putin e i russi sono colpevoli di quella tragedia. I separatisti, che sono appoggiati dalla Russia hanno ricevuto l’addestramento necessario per l’utilizzo dei sistemi di arma ricevuti, compresi quelli anti-missilistici. E sulla base delle informazioni circolanti on-line, tali armamenti includono batterie “Sa-11 Gadfly””, nome attribuito dalla Nato al sistema missilistico “Buk”.
Sul fatto che siano stati i filo-russi ad abbattere l’aereo di linea non ci sono ormai dubbi, anche perché, oltre ai rilievi satellitari e alle intercettazioni, pochi giorni fa uno dei capi dei miliziani, Alexander Khodakovsky, ha ammesso di avere piena disponibilità dei “Buk”, salvo poi smentirsi già il giorno successivo.
Earnest ha poi insistito sostenendo che “Il presidente Putin è responsabile”: gli Stati Uniti si sono fatti carico di “coordinare una risposta” della comunità internazionale, per cui sarà intenzione, una volta terminate le indagini, di “portare davanti alla giustizia” i responsabili dell’abbattimento del volo di linea, e quindi Putin dovrà risponderne sul piano legale.
Nella foto: il portavoce della Casa Bianca Josef Earnst
http://www.notiziegeopolitiche.net/?p=42874 

Israele e i mass media volontariamente confondono e sovrappongono il piano religioso e quello istituzionale

Ungheria. Accusato di antisemitismo, rinuncia il neo-ambasciatore a Roma

  • 25 luglio 2014

(ASCA) – Budapest, 25 lug 2014 – L’ambasciatore ungherese designato per l’Italia, accusato di antisemitismo, ha rinunciato al suo incarico. “Peter Szentmihalyi Szabo ha informato il ministero degli Affari Esteri che non desidera diventare ambasciatore” afferma una nota della diplomazia di Budapest. La nomina del 69enne scrittore e opinionista, con legami con la stampa di estrema destra, ha sollevato polemiche in Ungheria, dove i media citano ampiamente alcuni dei suoi lavori piu’ controversi.
In un articolo del 2000 per Magyar Forum, testata di estrema destra, ha definito gli ebrei “agenti di Satana” e ha scritto una poesia in lode di Magyar Garda, oggi disciolta ala paramilitare del partito nazionalista Jobbik. Il World Jewish Congress (WJC) ha emesso un comunicato ieri chiedendo all’Italia di respingere l’accreditamento di Szentmihalyi Szabo. Il presidente del WJC Ronald Lauder ha detto che la nomina e’ “un chiaro affronto agli ebrei”. “Un uomo che suggerisce che gli ebrei sono ‘agenti di Satana’, ‘avidi, invidiosi, cattivi e brutti’ non e’ adatto a rappresentare un paese all’estero” ha detto Lauder.
La Anti Defamation League ha scritto al ministro degli Esteri italiano Federica Mogherini e al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano chiedendo loro di impedire che un “noto antisemita” diventi ambasciatore ungherese a Roma.
http://www.internazionale.it/news/ungheria/2014/07/25/accusato-di-antisemitismo-rinuncia-il-neo-ambasciatore-a-roma/

Lazio, Zingaretti esternalizza il 118, l'uomo raglia

Lazio, gara europea per il 118: vince un raggruppamento temporaneo d’imprese capeggiato dalla Heart Life Croce Amica di Benevento

ambulanzaSvolta storica per la sanità e per la Regione Lazio che, unica in Italia, conferma la privatizzazione del sistema dell’emergenza sanitaria, ed affida ad esperti del settore, il delicato compito operativo d’intervento e primo soccorso del sistema regionale del “118”. La sanità della Regione Lazio entra così nel futuro consentendo ad una serie di società leader dell’emergenza-urgenza, di apportare migliorie tecniche di grande valore e funzione nel rispetto del bando europeo, del quale, per la prima volta si è dotata. Un’aggiudicazione che segue ad un impegno assunto da questa Regione ormai da tempo, e che si è concretizzato attraverso l’istituzione della Direzione Lazio Centrale unica acquisti, utilizzata per la prima volta in Italia per una gara di carattere europeo nell’ambito dei servizi di emergenza sanitaria.
L’aggiudicazione provvisoria dei due lotti del valore complessivo di 68 milioni di euro, è stata affidata a due diversi raggruppamenti temporanei d’impresa entrambe capeggiati dalla società capogruppo: Heart Life Croce Amica S.r.l. di Benevento. Leader in campo nazionale del servizio di emergenza già da molti anni.
Il primo raggruppamento costituito dalle società: Formia Soccorso srl di Formia, Croce Medica Italiana, Croce Blu Società Cooperativa Sociale arl, di Roma, San Paolo della Croce Società Cooperativa Sociale, di Sora. Mentre nel secondo raggruppamento temporaneo d’imprese oltre alla mandataria Heart Life Croce Amica srl di Fragneto Monforte (Benevento), troviamo la Croce Bianca srl di Latina, la San Paolo della Croce Società Cooperativa Sociale di Sora e la Formia Soccorso srl di Formia.
“Il servizio proposto – dichiarano le società – risponde ad elevatissimi standard qualitativi avendo offerto i due raggruppamenti temporanei d’impresa, ciascuno per il lotto di propria spettanza, l’impiego di mezzi tutti di nuova fabbricazione, nonché un allestimento in termini di attrezzature ed apparecchiature elettromedicali all’avanguardia e di ultimissima generazione. E’ stato, infatti, proposta come miglioria, rispetto alla richiesta contenuta nel bando di gara l’utilizzo del Monitor/Defibrillatore multiparametrico: portatile, bifasico, a funzionamento manuale e semiautomatico, con stimolatore esterno, registratore, sistema di alimentazione sia a 12 v. che a 220 v. Con batterie ricaricabili (presenza di modulo semiautomatico), possibilità di monitoraggio attività cardiaca tramite ECG a 12 derivazioni e teletrasmissione Mod. LIFEPAK 15 Physio Control S.p.A. Completo di modulo per la teletrasmissione LIFENET Sistem (apparecchiatura d’eccellenza nel panorama degli elettromedicali). Uno strumento di ultima generazione e di certo uno tra i più testati e moderni, nell’ambito di questa segmento di prodotti a supporto dell’emergenza.
Ulteriore contesto determinante ai fini della realizzazione di prestazioni d’eccellenza è dato dalla Dotazione di sistema di rilevazione satellitare (di cui verrà fornito ogni mezzo). Il sistema permette la localizzazione della posizione del mezzo, funzionante anche a veicolo fermo, assicurando la trasmissione delle coordinate geografiche via internet alla Centrale Operativa dell’Ares 118.
La “Gara comunitaria centralizzata per l’affidamento del servizio di soccorso sanitario in emergenza in area extra ospedaliera, e dei trasporti secondari legati al primo intervento mediante l’impiego di mezzi di soccorso” sul territorio della Regione Lazio sotto il coordinamento e la gestione della Azienda regionale per l’emergenza sanitaria Ares 118 garantirà oltre ad un elevatissimo standard qualitativo anche il mantenimento delle unità operative della forza lavoro già coinvolta nell’espletamento del servizio.
Il bando di gara redatto ai sensi della direttiva 2004/CE pubblicato sul supplemento della Gazzetta Ufficiale dell’ Unione Europea ha visto l’avvio delle procedure di selezione con la presentazione delle offerte economiche ed i relativi progetti tecnici il 5 marzo di quest’anno.
Il primo Lotto pari ad un impegno di spesa di € 29.834.278,062 per il prossimo triennio prevede la gestione ed il funzionamento di:
16 postazioni per la centrale operativa di Roma Capitale;
9 postazioni per Roma e provincia;
2 postazioni per Viterbo e provincia;
1 postazione per Rieti e provincia;
Il secondo Lotto, con impegno di spesa di € 34.042.178,484
13 postazioni per Latina e provincia,
2 postazioni per Frosinone e provincia
Per un totale di 49 veicoli e 34 postazioni assieme al riassorbimento di tutto il personale attualmente in servizio”.
http://www.h24notizie.com/news/2014/07/26/lazio-gara-europea-per-il-118-servizio-affidato-un-raggruppamento-temporaneo-dimprese-capeggiato-dalla-heart-life-croce-amica-di-benevento/

venerdì 25 luglio 2014

l'economia mondiale non cresce ma il Pd continua a perdere tempo


Se il pil globale rallenta e l’Italia resta tramortita

Roma in affanno rispetto all’Euromed. Colpisce il sussulto di Madrid
di Domenico Lombardi | 25 Luglio 2014 ore 10:43

Il Fondo monetario internazionale ha corretto al ribasso le previsioni per l’economia mondiale la cui crescita, nell’anno in corso, dovrebbe attestarsi attorno al 3,4 per cento, un terzo di punto percentuale in meno rispetto all’esercizio previsionale di aprile. Il contesto di un indebolimento complessivo della congiuntura globale, che lascia dubbi sulla consistenza della debole ripresa occidentale in corso, ha ovvi riflessi negativi sull’Italia, e le ultime stime dell’organizzazione con sede a Washington danno la netta percezione di un’economia nazionale immobile e invischiata nella sua sostanziale stagnazione.

Ma procediamo per gradi. La revisione delle stime globali riflette le seguenti dinamiche. Le economie emergenti subiscono, nel complesso, una correzione, riflettendo il rallentamento del Brasile e del Messico, e la flessione particolarmente marcata della Russia in seguito all’acuirsi delle tensioni geopolitiche e i primi effetti delle sanzioni. Il suo pil è destinato a rimanere pressoché piatto nell’anno in corso rispetto a una precedente attesa di crescita dell’1,3 per cento.

Rimangono pressoché stabili al 7,4 per cento le prospettive di crescita per l’economia di Pechino grazie alle misure di politica economica che le autorità hanno adottato negli ultimi mesi a sostegno della domanda interna.

Fra i paesi avanzati, la crescita dell’economia americana rallenta di oltre un punto, riducendo il suo tasso di espansione all’1,7 per cento. L’abbattimento di oltre un terzo nelle precedenti stime di crescita riflette, in parte, vari fattori eccezionali legati alla passata stagione invernale insolitamente fredda, correzioni legate all’andamento delle scorte, ma anche un rallentamento nelle esportazioni nonché una marcata flessione nella dinamica degli investimenti.

Fra le altre economie avanzate, il Giappone e il Regno Unito accelerano il ritmo di crescita mentre l’Eurozona rimane stabile all’1,1 per cento. La stabilità della previsione per l’area monetaria, tuttavia, cela una sostanziale asimmetria nelle prospettive delle economie che la compongono, asimmetria che è andata ulteriormente accentuandosi rispetto agli ultimi esercizi previsionali.

Da un lato, l’economia tedesca acquisisce ulteriore vigore con un tasso atteso di crescita dell’1,9 per cento (più 0,2 rispetto alle previsioni rilasciate lo scorso aprile); dall’altro, l’espansione del pil francese subisce la flessione di un terzo di punto riducendosi allo 0,7 per cento; mentre la Spagna si conferma su una traiettoria ascendente: il suo pil dovrebbe aumentare dell’1,2 per cento nell’anno in corso.

Il dato sconcertante sull’Italia
Sconcertante la tendenza che rivela il dato sull’Italia, secondo cui l’economia crescerebbe di un mero 0,3 per cento nel 2014. Il dato è in linea con quello divulgato dalla Banca d’Italia nel suo ultimo Bollettino (più 0,2 per cento), ma il rapporto del Fmi consente di inserirlo nel contesto di una prospettiva più ampia.

A livello statistico, l’economia italiana si sta muovendo in netta controtendenza rispetto agli altri paesi periferici dell’Eurozona, come, per esempio, la Spagna. L’analisi delle recenti previsioni del Fmi lo conferma: nello scorso ottobre, la crescita attesa per Italia e Spagna per l’anno in corso era di 0,7 e 0,2, rispettivamente; a gennaio convergevano allo 0,6; ad aprile, la dinamica si invertiva, con il pil italiano la cui previsione di crescita rimaneva stabile allo 0,6 e quello spagnolo che accelerava il ritmo portandosi allo 0,9 per cento. Infine il dato di ieri che polarizza in modo ancora più marcato la dinamica per le due economie: 0,3 e 1,2 rispettivamente, sempre per l’anno in corso.

L’attività economica flebile conferma il ristagno delle prospettive occupazionali e, combinata con la bassa inflazione, peggiora la dinamica del nostro debito, già su livelli di guardia. In queste condizioni, diventa sempre più difficile contrastarne la dinamica sfavorevole a meno di una sostanziale ristrutturazione della spesa pubblica e di una riforma fiscale che dia finalmente ossigeno a consumatori e imprese e uno slancio all’attività produttiva.
http://www.ilfoglio.it/articoli/v/119465/rubriche/il-pil-mondiale-rallenta-italia-tramortita.htm

Renzi e la politica degli annunci

Al premier si associava il presidente della Camera Laura Boldrini, impegnandosi, assieme al governo, a svelare il mistero su oltre 30 anni di stragi e omicidi mai risolti. Terrorismo rosso e nero, traffici di armi, traffico di rifiuti, esecuzione Alpi-Hrovatin sono solo alcuni dei dossier che, a distanza di tre mesi dagli annunci, avrebbero già dovuto essere desecretati. E invece, per ora, tutto tace.

Segreto di Stato abolito? Se ne riparla a settembre. Forse

Palazzo Chigi e Montecitorio avevano promesso la declassificazione "entro la prima settimana di giugno". Il sottosegretario con delega ai servizi Marco Minniti si era mostrato ancor più ottimista: "Stiamo lavorando alla declassificazione degli atti relativi a Ilaria Alpi, rispondendo così a una precisa richiesta della presidente della Camera Laura Boldrini; pensiamo di concludere questo lavoro entro la prima settimana di maggio". Invece si è sostanzialmente fermi, nonostante il via libera definitivo di Renzi sia arrivato a metà giugno.
In totale, si pensi che su oltre 2500 dossier coperti da segreto, quasi tutti provenienti dai servizi segreti, solamente 86 (meno del 5%) sono stati desecretati. A esempio, in relazione all'agguato mortale ai danni della giornalista Ilaria Alpi e del suo interprete Mirian Hrovatin, avvenuto in Somalia il 20 marzo del 1994, sono stati declassificati solamente dieci fascicoli. Per non parlare delle testimonianze: pare infatti che non siano mai state rese pubbliche oltre 30 testimonianze, quasi tutte di cittadini somali, riferibili agli eventi di quel giorno del marzo di vent'anni fa.
Ma a cosa è dovuto il ritardo nell'abolizione del segreto di Stato? L'ufficio di presidenza della Camera ha preso tempo adducendo una serie di impedimenti, a cominciare dal fatto che serve moltissimo tempo per "valutare una mole enorme di carte". Inoltre deve ancora essere definita la procedura di richiesta e accesso agli atti segreti ed per questo dovrà essere convocato un "ufficio di presidenza ad hoc".
Sta di fatto che tra poco meno di 20 giorni l'archivio dei segreti di Stato chiuderà per le ferie estive e Parlamento e Governo sono ora in tutt'altre faccende affaccendati: il nodo riforme monopolizzerà infatti l'attività delle camere per le prossime settimane. Insomma, i segreti di Stato probabilmente rimarranno tali almeno fino a settembre.

Solo gli Stati Uniti hanno interesse ad un colpo di stato in Venezuela

 

Il principale sindacato europeo esprime il suo sostegno al governo di Maduro in Venezuela

«La possibilità di un colpo di stato (in Venezuela) costituisce una chiara e incombente minaccia contro la gran parte delle forze progressiste dell’America Latina»

Fonte: telesurtv.net

La mozione presentata dal sindacalista Mike Hedges sottolinea che la conferenza sindacale esprime il suo sostegno al governo del Partito Socialista Unito del Venezuela (PSUV) del Presidente Nicolás Maduro
 
Questo mercoledì il sindacato che può contare il maggior numero d’iscritti nel Regno Unito e in tutta Europa, la «Unite the Union», ha approvato all’unanimità una mozione a sostegno del governo del presidente venezuelano Nicolás Maduro.
 
Secondo un comunicato stampa diramato dall’Ambasciata del Venezuela a Londra, la mozione presentata dal sindacalista Mike Hedges afferma che la conferenza sindacale esprime il suo pieno sostegno al governo del Partito Socialista Unito del Venezuela (PSUV) del Presidente Nicolás Maduro.
 
Il sindacato inoltre ha sostenuto gli sforzi compiuti dalla confederazione sindacale CBST (Central Bolivariana Socialista de Trabajadores) per debellare i tentativi da parte dell’opposizione venezuelana di realizzare un colpo di stato in Venezuela.
 
«La possibilità di un colpo di stato (in Venezuela) costituisce una chiara e incombente minaccia contro la gran parte delle forze progressiste dell’America Latina», evidenzia il testo.
 
L’approvazione della mozione è avvenuta in occasione della Conferenza annuale della «Unite the Union» tenutasi a Liverpool (nel nord dell’Inghilterra), alla quale hanno partecipato i delegati del sindacato.
 
Oltre alla conferenza, si è anche tenuto un evento dedicato a Cuba e al Venezuela, a cui hanno partecipato l’Ambasciatore di Cuba a Londra, Esther Armenteros; l’Incaricato d’Affari del Venezuela a Londra, Álvaro Sánchez; e il segretario generale del sindacato Unite the Union, Len McClusky.
 
Il sindacato «Unite the Union» può contare tra le sue fila 1,3 milioni di lavoratori iscritti, circostanza che lo rende il più grande sindacato del Regno Unito e d’Europa.

l'Alternativa alla prepotenza degli Stati Uniti si concretizza a Fortaleza

Xi e Putin a spasso nel cortile di casa degli Usa

I presidenti di Cina e Russia si sono recati in America Latina per consolidare i rapporti con Brasile, Argentina, Cuba e Venezuela – tutti paesi con qualche problema con gli Stati Uniti.
Il presidente russo Vladimir Putin e quello cinese Xi Jinping hanno realizzato in rapida successione un viaggio per rafforzare i rapporti politici ed economici con alcuni paesi dell’America Latina.

 

Gli accordi commerciali

 

Putin si è recato a Cuba, in Nicaragua, Argentina e Brasile. Questi paesi, escluso il secondo, sono stati visitati anche da Xi, che in più ha fatto tappa in Venezuela.


I due leader si sono incrociati a Fortaleza (Brasile) dove hanno partecipato al sesto Summit dei Brics (Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica), che rappresentano il 42% della popolazione del pianeta e il 20% del pil mondiale.

 

Durante il summit è stata annunciata la creazione di una banca per lo sviluppo, i cui fondi già stanziati sono pari a 50 miliardi di dollari (dieci versati da ciascun membro). Il quartier generale sarà a Shanghai, hub finanziario che la Cina ha scelto come punta di diamante della sua economia. Lo scopo di questo istituto è fornire un’alternativa valida alla Banca Mondiale e al Fondo monetario internazionale (Fmi), in cui l’Occidente e in particolare gli Usa riescono a far valere in misura maggiore il proprio peso. L’Accordo sui fondi di riserva, che avrà una base iniziale pari a 100 miliardi (41 provengono dalla Cina), consentirà agli Stati membri di rispondere velocemente a difficoltà nella bilancia dei pagamenti o ad attacchi speculativi.

 

In Brasile, Putin e la presidente verdeoro Dilma Rousseff hanno firmato una dichiarazione d’intenti tra l’azienda russa Rosatom e la brasiliana Camargo Correa, operanti nel settore dell’energia nucleare, per costruire qui una centrale e un impianto di stoccaggio.

 

Dal paese lusofono (di cui la Cina è il primo partner commerciale) è cominciato il tour di Xi Jinping, che con Dilma ha annunciato la cooperazione trilaterale insieme al Perù per la costruzione di una linea ferroviaria sudamericana ad alta velocità che colleghi la costa atlantica e quella pacifica. L’interscambio tra Cina e Brasile si è decuplicato negli ultimi dieci anni, raggiungendo 84 miliardi di dollari nel 2013. Non tutti però nel paese latinoamericano vedono di buon occhio il mix di massicci acquisti e investimenti in materie prime (soia, ferro e petrolio) da parte di Pechino e l’invasione di prodotti a basso costo cinesi che danneggiano la manifattura brasiliana. Questa combinazione potrebbe esporre eccessivamente il Brasile alle oscillazioni del prezzo delle materie prime, danneggiarne lo sviluppo industriale e conferire al rapporto tra Pechino e Brasilia un’impronta neocoloniale. Inoltre, il Brasile non ha avuto dalla Cina l’appoggio sperato alla proposta di riforma per ottenere un seggio permanente nel Consiglio di sicurezza Onu. La ragione è che questa proposta è sostenuta anche da India e Giappone, antagonisti della Cina.

 

In Brasile, Xi ha anche partecipato al primo summit del forum di cooperazione tra Cina e Comunità degli Stati dell’America Latina e dei Carabi (Celac). La formula chiave usata dal presidente cinese è “1+3+6”. La prima cifra si riferisce al piano di cooperazione Cina-America Latina-Caraibi 2015-2019, volto alla crescita e allo sviluppo sostenibile. “Tre” indica i motori di questo rapporto: commercio, investimenti e cooperazione finanziaria. “Sei” sono i settori su cui questa si dovrebbe focalizzare: energia e risorse, costruzione d’infrastrutture, agricoltura, manifattura, innovazione tecnologica e scientifica e infine information technology. Per consentire la cooperazione in tali ambiti saranno creati dei fondi speciali.

 

All’Avana, Putin ha firmato un accordo per l’esplorazione petrolifera nelle acque caraibiche. Lo scorso 10 luglio, il presidente russo ha eliminato il 90% del debito cubano con Mosca contratto durante l’era sovietica (32 miliardi di dollari), destinando il 10% rimanente a investimenti in progetti infrastrutturali congiunti a Cuba.  

 

Xi ha incontrato il presidente Raúl Castro e poi il suo predecessore e fratello Fidel. Il rapporto tra Cina e Cuba non è stato sempre facile, ma entrambe sono rette da un Partito comunista e la Repubblica popolare cinese è il principale modello cui Raúl Castro s’ispira. La Cina è già il secondo partner commerciale dell’isola, che vede in questo paese una possibile ancora di salvezza, tenuto conto delle difficoltà economiche e politiche in cui verte il Venezuela del presidente Nicolás Maduro, principale alleato del regime castrista.

 

In Argentina, Putin ha incontrato la presidente Cristina Kirchner, con cui ha firmato un accordo per le forniture di energia nucleare e la costruzione da parte dell’azienda russa Rosatom di due centrali nel paese sudamericano.

 

Xi e Kirchner hanno deciso di stringere i rapporti tra i rispettivi paesi, elevando la relazione a “partnership strategica globale”, dieci anni dopo la creazione della “partnership strategica”. La Cina presterà all’Argentina 7.5 miliardi di dollari, compresi di 4,7 miliardi per la costruzione di due dighe idroelettriche in Patagonia e 2.1 miliardi per finanziare un progetto per rendere più efficiente il trasporto merci dai campi ai porti. Inoltre, è previsto un currency swap tra peso e renminbi da 11 miliardi di dollari, che faciliti i pagamenti bilaterali senza utilizzare il dollaro.

 

A Caracas, Xi ha incontrato il suo omologo venezuelano Nicolás Maduro e ha stabilito una linea di credito di 4 miliardi di dollari in cambio di petrolio e altri prodotti. Le due parti hanno firmato in totale 38 accordi nel settore energetico, minerario, finanza, infrastrutture e agricoltura. Il Venezuela è il primo tra i paesi latinoamericani per prestiti ricevuti dall’Impero del Centro con oltre 50 miliardi dollari tra il 2005 e il 2013.

 

Putin è stato anche in Nicaragua, il primo paese a riconoscere l’indipendenza dell’Abkhazia e dell’Ossezia del Sud dopo la Russia, in seguito alla guerra di Georgia

 

I motivi geopolitici

 

I paesi visitati da Xi e Putin nutrono tutti - con le dovute sfumature – una certa avversione verso gli Stati Uniti.

 

La Cuba dei fratelli Castro, principale alleato del Venezuela, negli ultimi anni sta portando avanti una politica di apertura economica e disgelo verso Washington, ma permangono delle tensioni di fondo legate all’embargo Usa contro l’isola e all’inserimento di Cuba negli Stati sponsor del terrorismo.

 

La notizia che Mosca si prepara a riaprire una base dell’intelligence sull’isola in funzione anti-Usa non è stata confermata né smentita né da Putin né da Cuba. Infine, all’Assemblea generale Onu, Cuba, insieme al Nicaragua, ha votato contro la risoluzione dichiarava non valido il referendum con cui la Crimea ha chiesto l’annessione alla Russia. Brasile e Venezuela si sono astenuti.

 

Il Brasile non gradisce le resistenze del Congresso statunitense nell’approvare la riforma del Fondo Monetario Internazionale per ridurre le quote di voto di Usa e Ue a favore dei paesi in via di sviluppo e il fatto di non far parte del consiglio di sicurezza Onu. Inoltre, Dilma non ha preso affatto bene le rivelazioni del Datagate secondo cui gli Usa hanno spiato intensamente la stessa presidente, i suoi assistenti e l’impresa a maggioranza statale Petrobras. Per questo motivo a ottobre la presidente brasiliana ha annullato la visita di Stato a Washington.

 

In Venezuela, sia l’ex presidente Hugo Chávez (il cui sogno era spezzare l’egemonia Usa) sia Maduro hanno accusato più volte gli Stati Uniti di voler ordire colpi di Stato contro Caracas e di essere dietro il tentato golpe del 2002. I due paesi hanno ritirato ufficialmente i rispettivi ambasciatori nel 2010. Ad ogni modo, gli Stati Uniti sono il principale partner commerciale del Venezuela, che a sua volta è il quarto fornitore di petrolio degli Usa.

 

L’Argentina è ideologicamente vicina al Venezuela, promuove una certa retorica anti-Usa e il rapporto con Washington è in fase di stallo. I fondi in arrivo da Russia e Cina sono particolarmente graditi visto che il paese rischia un nuovo default, a tredici anni dal precedente.

 

Gli Usa e il giardino di casa

 

Con questo viaggio, dai connotati marcatamente geopolitici, Putin ha voluto smentire il presidente Usa Barack Obama, che ha definito la Federazione Russa “una potenza regionale”.

 

Il tour di Xi ha confermato l’importanza economica che l’America Latina riveste per la Cina. Nel 2000, l’Impero del Centro importava dall’area prodotti per 3.9 miliardi di dollari, diventati 86 miliardi dopo circa un decennio. Nel 2012 il commercio bilaterale con la regione è stato pari a 261 miliardi di dollari, che Pechino vorrebbe diventassero 500 entro i prossimi dieci anni. Il soft power cinese non esercita ancora grande fascino sui paesi latinoamericani, più interessati agli investimenti dell’Impero del Centro. Tuttavia, qualora gli Usa trascurassero ulteriormente la regione, vi agevolerebbero la penetrazione di Russia e Cina.

 

Per approfondire: Limes 6/14 “Brasiliana”

Articolo originariamente pubblicato su TvSvizzera.it 

http://temi.repubblica.it/limes/xi-e-putin-a-spasso-nel-cortile-di-casa-degli-usa/64821

Venezuela e Brasile gli unici due paesi che hanno ritirati gli ambasciatori da Israele, concentrato al genocidio dei palestinesi


Mo: Brasile richiama ambasciatore a Tel Aviv

Il ministero degli Esteri brasiliano ha deciso di richiamare per consultazioni il proprio ambasciatore in Israele, Henrique Sardinha Pinto. "Il conflitto tra Israele e Palestina -affermano le autorità di Brasilia- è inaccettabile" e l'uso della forza da parte israeliana è "sproporzionato". Dura la reazione di Israele che, come riportano i media locali, attraverso il ministero degli Esteri replica: "Questo tipo di comportamento mostra il motivo per il quale il Brasile, che è una grande potenza culturale ed economica. rimane un Paese irrilevante sulla scena mondiale".

http://www.adnkronos.com/fatti/esteri/2014/07/24/brasile-richiama-ambasciatore-tel-aviv_EHJrTsEw2hjsHaFA6UukZP.html

Job Acta significa rendere il lavoro precario e per nascondersi ha usato l'inglese

Filippo Taddei, responsabile economia PD
 ospite alla Festa di Missaglia

Sabato 26 luglio p.v. alle ore 21.00 a Missaglia,

presso la sede della Festa Democratica organizzata dal locale circolo PD all’interno del parco di Villa Cioja, si parlerà di lavoro con Filippo Taddei, componente della Segreteria Nazionale del Partito Democratico con delega alle tematiche del lavoro, insiemeai deputati lecchesi Gian Mario Fragomeli e Veronica Tentori edal Responsabile lavoro PD Lecco Michele Bianco.
“L’Azione del PD per il rilancio dell’Italia” è il titolo della tavola rotonda rivolta ai cittadini, alle istituzioni, ai giovani ed agli amministratori locali con cui il PD torna a parlare di azioni concrete per il lavoro, a pochi giorni dalla visita in Provincia di Lecco del Sottosegretario all ‘Economia Enrico Morando e del Ministro del Lavoro Giuliano Poletti.
Un’importante occasione di confronto per parlare di Job Act, per analizzarne le origini ed il possibile impatto sulla disastrosa situazione occupazionale che da troppo tempo caratterizza il nostro paese; un paese che deve tornare a credere nel domani per “stare al passo coi tempi” ed affrontare le “sfide” che il nuovo mercato in cui siamo chiamati ad operare ci propone.
Il Partito Democratico crede fermamente che l’Italia può farcela.
Deve riuscirci per dare risposte concrete a tutte quelle persone che hanno perso il posto di lavoro, ai tanti giovani che un lavoro non l’hanno mai avuto, a tutti gli imprenditori che nonostante le difficoltà, tutte le mattine, continuano ad alzare le saracinesche delle proprie imprese.
http://www.leccoprovincia.it/index.php?option=com_k2&view=item&id=9:filippo-taddei-alla-festa-pd-di-missaglia&Itemid=106

i derivati hanno bisogno del mercato non regolamentato

Swap e Derivati: cosa sono e come funzionano
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Swap e Derivati: cosa sono e come funzionano

Gli Swap, nati agli inizi degli anni ottanta, appartengono alla categoria dei contratti derivati come i Future e le Option e rientrano altresì nel paniere di titoli scambiati Over the Counter (il mercato dove avviene il complesso delle operazioni di compravendita di titoli che non figurano nei listini di borsa poiché caratterizzato dalla mancanza di requisiti riconosciuti ai mercati regolamentati).
Lo swap è un accordo tra due parti che prevede uno scambio programmato – secondo definiti criteri – di flussi monetari, e deriva il suo valore da un altro evento reale cui è agganciato. Le finalità nello stipulare un contratto di questo genere possono essere molteplici: come nei Future l’investitore attraverso gli swap può ridurre il rischio finanziario, ovvero la possibilità di perdita economica (hedging). Lo stesso può, ancora, attraverso il trading, guadagnare dalla variazione sul prezzo del titolo. Un’altra finalità del contratto swap può essere quello di guadagnare attraverso un operazione di arbitraggio, ovvero comprando su un mercato il titolo e rivendendolo immediatamente su un altro guadagnando una differenza tra i prezzi di acquisto e vendita.
Tra le tante tipologie di swap, quello più noto è probabilmente quello sul tasso d’interesse, meglio definito in inglese come interest rate swap (IRS). In merito a tale questione, si può ad esempio parlare di swap fisso contro variabile. In questo accordo un soggetto “Z” s’impegna a pagare un altro “W” un predeterminato tasso fisso d’interesse su un capitale (detto nozionale) secondo date specifiche e per un determinato periodo di tempo. Contemporaneamente, “W” si impegna ad effettuare pagamenti sulla base di un tasso d’interesse variabile alla controparte “Z” sullo stesso capitale, nelle stesse modalità pattuite. In questo tipo di swap i flussi monetari sono pagati con scadenze mensili trimestrali, annuali o in qualsiasi modo diversamente accordato dalle parti.
Un ulteriore varietà di operazione di swap è il CS, o meglio, currency swap. Questo contratto stipulato tra due parti si riferisce allo scambio di flussi di pagamenti denominati in valute differenti. Al fine di maggiore chiarezza sull’argomento, s’immagini una società europea che abbia venduto prodotti negli Stati Uniti per un controvalore di un milione di dollari. Nel caso in cui, prima di ricevere il pagamento, il dollaro si deprezzi l’azienda riceverà un compenso minore di quello pattuito. Sottoscrivendo un currency swap con capitale nozionale di un milione di dollari al valore del cambio valutario corrente, l’azienda europea pagherà si, un flusso d’interessi sul milione di dollari ma di contro riceverà interessi calcolati sul nozionale, in euro, pari a valore di un milione di dollari al cambio attuale cui è stato sottoscritto il Currency Swap.
Ulteriori tipologie di swap possono essere quelli sulle commodity e quelli a protezione del fallimento aziendale (meglio conosciuti come CDS). In merito ai primi il funzionamento è simile a quello di un normale swap in cui dopo aver deciso un capitale nozionale, una parte di impegna a pagamenti periodici in base a un parametro fisso e l’altra secondo un parametro variabile che rispecchia l’andamento dell’attività sottostante cui lo swap deriva il valore. Tipicamente questi strumenti sono usati per tutela verso l’aumento e la diminuzione dei prezzi di beni che subiscono ampie variazioni, non a caso tra i più comuni è lo swap sul petrolio.
Per quanto riguarda la categoria dei CDS (o Credit Default Swap), questi contratti, che sono e sono stati argomento dibattuto specie a ridosso della crisi finanziaria del 2008, si presentano essenzialmente come assicurazioni che prevedono una protezione nel caso di fallimento dell’azienda per cui si sottoscrive il CDS, a fronte del pagamento di un premio periodico all’istituto assicurativo che emette tali titoli (AIG ai tempi della crisi).
Le tipologie e le varianti di swap non terminano certamente in questa breve lista, che tuttavia, ha l’obiettivo di elencare e spiegare brevemente i contratti derivati tradizionalmente più noti. Tuttavia in questa sintetica trattazione emergono evidenti le motivazioni (anche in parte elencate all’inizio) che portano all’utilizzo di contratti swap. I vantaggi comparati (ovvero l’abilità di produrre servizi a costi opportunità inferiori rispetto alle società concorrenti) e le esigenze commerciali dal lato delle aziende, la possibilità di hedging (o altresì di grandi ricavi a rischi elevati) per i singoli investitori, guidano la scelta nell’adottare tali contrati derivati. Nonostante la loro natura aleatoria, i contratti swap rappresentano quindi una formidabile arma volta ad arginare il rischio e rendere le situazioni finanziarie più accomodanti; sempre se usati, con informata attenzione.

la messa in sicurezza dei territori non è una priorità

Pubblicato: 25/07/2014 10:21:00
Sicurezza & Cittadini
RIETI, COMITATO PENDOLARI: PARTITO L'ULTIMATUM PER LA REGIONE LAZIO RELATIVO LA MESSA IN SICUREZZA DELLA LINEA RIETI - L'AQUILA
I ponti sui fiumi Velino e Peschiera, posti in opera nel 1883, che soffrono tutti gli effetti dei secoli e che FF.SS ha da anni in programma di sostituire…..
Redazione

Rieti - Il Comitato Pendolari Reatini ha già inoltrato sia ad RFI, sia alla Regione Lazio e infine alla Autority Regolamentazione Trasporti (ART) e all'Osservatorio Regionale Trasporti(ORT) una nota relativa ad una serie di osservazioni e di richieste di integrazione al PIR (Prospetto Informativo di Rete) cioè il contratto con cui viene regolato il rapporto tra RFI e le imprese ferroviarie che accedono all'infrastruttura gestita da RFI e dal quale quest'ultima trae profitti. Le richieste contenute nella nota, assumono un'importanza rilevante per la messa in sicurezza e l'efficentamento della linea Terni-L'Aquila, in prospettiva di un suo potenziamento da sempre sostenuto dal Comitato Pendolari Reatini.
Ecco la nota:
Con la presente nota, questo Comitato richiede alla Regione Lazio – entro e non oltre la Death line del 31 luglio 2014 – di emendare il PIR (prospetto informativo rete, il programma lavori di RFI Gruppo FS) - Allegato 10 al punto “Direttrice Adriatica Dipt Ancona, come segue:
Con riferimento a quanto contenuto (e non contenuto) negli allegati 10 e 11 alla bozza del PIR 2014-2015, profittando della reiterata chiusura estiva della intera Terni - L'Aquila per saltuari interventi all'armamento tra Sassa e Vigliano e tra Antrodoco e Castel Sant'Angelo, si chiede di inserire il seguente programma:
“Sostituzione delle travate metalliche sul Peschiera e sul Velino nella tratta Cittaducale-Antrodoco, al fine di incrementare il peso assiale fino a renderlo omogeneo sull'intera relazione Terni-L'Aquila a 18 tonnellate e senza ulteriori limitazioni ponderali e velocistiche. L’intervento è programmato da FS da circa 20 anni”.
Si richiede infine che, a partire dal 2015, in presenza di interventi manutentivi sulla linea lungo delimitati e determinati tratti, non ci sia la chiusura totale della linea stessa con sostituzione integrale delle corse ferroviarie con corse tramite pullman.
Si richiede pertanto che la linea da Rieti a Terni (finanche da Antrodoco o prima ancora se possibile), rimanga percorribile e quindi rimanga inalterato il transito delle corse di Ferrovie Centrali Umbre e l’orario estivo, garantendo il trasporto dei pendolari anche per tutto il mese di agosto e quindi con continuità per tutto l’anno.

A supporto due recenti immagini dei ponti sui fiumi Velino e Peschiera, posti in opera nel 1883, che soffrono tutti gli effetti dei secoli e che FF.SS ha da anni in programma di sostituire….. un  programma che lascia i nuovi ponti smontati ad arrugginire da 20 anni sui piazzali di Rieti, Castel Sant'Angelo, Borgo Velino…. Ragioni di sicurezza rendono l’intervento IMPROCRASTINABILE"
http://www.osservatorelaziale.it/index.asp?art=11300&arg=11&red=3

Il governo Renzi (Del Rio) va a casa di De Benedetti e Sorgenia viene salvata dalle banche, la palude che avanza


Mps in soccorso della tessera n° 1 del Pd

Raggiunto l'accordo per la Sorgenia di De Benedetti, salvata dalle banche

C’era da chiederselo? Le banche non hanno esitato a soccorrere Franco De Benedetti e la sua Sorgenia. L’accordo per il salvataggio della società energetica controllata al 53% dalla Cir della famiglia della tessera n. 1 del Pd e al 47% dall’austriaca Verbund è infatti virtualmente chiuso. Le banche chiamate a firmare sono una trentina, considerando anche le controllate esposte verso Sorgenia Power e Sorgenia Puglia. E dopo la riunione dell’Abi di ieri mattina, l’ad Andrea Mangoni incontrerà le banche creditrici per discutere della nuova fase nella vita aziendale. Il manager dovrebbe rimanere al suo posto, mentre i soci attuali si diluiranno al 2%.
L’accordo prevede, infatti, che le banche tramutino in equity 600 milioni degli 1,86 miliardi di euro di crediti vantati. Di questi, 400 milioni fluiranno alla società tramite un aumento di capitale e altri 200 milioni con l’emissione di un prestito convertendo, ossia rimborsato con l’emissione di nuove azioni. In più, i creditori metteranno a disposizione di Sorgenia capitali freschi per 256 milioni. Le banche hanno già dato quasi tutte l’assenso, ieri sera delle 19 creditrici ne mancavano soltanto cinque all’appello. Un chiaro segnale della “vicinanza”…
L’azionariato ne risulterà comunque stravolto. E, guarda un po’, il primo socio diventerà addirittura Monte dei Paschi di Siena con il 22%, seguito da Ubi con il 18%, da Banco Popolare con l’11,5%, da Unicredit e Intesa entrambe al 9,8% e da Bpm al 9%.
Sorgenia ha chiuso il 2013 con un passivo di ben 783 milioni, ma anche il resto dell’impero industriale e finanziario della famiglia De Benedetti scricchiola vistosamente. La holding Cir è risultata in perdita per 270 milioni nel 2013, nonostante abbia incassato il maxi-risarcimento da Mondadori. E ancora nel primo trimestre di quest’anno, i conti sono risultati in rosso di 2,6 milioni, mentre Sogefi, l’azienda di componentistica del gruppo, ha archiviato i primi sei mesi dell’anno in corso con un passivo di 7,3 milioni. Il debito consolidato è così salito a 340,8 milioni dai 322,5 di fine marzo.
Gustavo Lidis

Ungheria statalizza aziende, Italia le svende, Fincantieri docet


Ungheria modifica bilancio 2014 in seguito a statalizzazioni  

venerdì 25 luglio 2014
Il ministero dell’economia ha inviato al parlamento la prima proposta di emendamento al bilancio 2014 che, scrive Portfolio.hu, è diventata necessaria a causa degli acquisti effettuati dallo stato dal momento dell’entrata in vigore della legge di bilancio. In particolare si tratta:

- acquisizione da parte dello stato di Antenna Hungària Zrt.

- acquisizione da parte dello stato di Hungarian Gas Transit Zrt.

- finanziamento tramite aumento di capitale dell’acquisto di AVE Magyarorszàg Kft. e Fogàz Zrt.

Già in precedenza - ricorda Economia.hu - il Consiglio Fiscale ungherese ha messo in guardia sulla possibilità che le acquisizioni statali mettano a rischio gli obiettivi di bilancio. Il deficit sarà innalzato di 152 miliardi di fiorini. Secondo il ministero dell’Economia questo non impatterà sul criterio di competenza fissato dall’EU, ma secondo il consiglio fiscale a causa delle acquisizioni difficilmente si osserverà un calo del debito pubblico. Lo stato potrebbe infatti utilizzare nuove emissioni di debito per finanziare gli acquisti.

Fonte: www.economia.hu

http://euregion.net/index.php?option=com_content&task=view&id=15402&Itemid=35

Renzi il 24 settembre 2014 a giudizio, ci spiegherà lo sperpero di denaro pubblico

La Corte dei Conti chiama in giudizio Matteo Renzi

Dispiaceri in vista per il Presidente del Consiglio Matteo Renzi, dopo che la Corte dei conti, sezione giurisdizionale per la Toscana, con ordinanza n. 26/2014, ha ravvisato necessaria la sua chiamata in giudizio, per l’udienza del 24 settembre 2014.
In quel giorno il premier dovrà difendersi per l’operato svolto nel 2006 in qualità di presidente della Provincia di Firenze, nel corso di un mandato in cui, come si legge nel suo curriculum, sono state ridotte le tasse sul territorio, e sono aumentati gli investimenti in cultura e ambiente.
A giudizio della Procura di Firenze, è stato però anche prodotto un danno erariale non da poco, derivante dal fatto che la Provincia avrebbe potuto (e dovuto) nominare un solo Direttore Generale, ai sensi dell’art. 108 T.U.E.L., mentre il Presidente Renzi aveva provveduto – con una sua decisione poi ratificata dalla Giunta – alla nomina e alla remunerazione di ben 4 Direttori Generali (se pure qualificati “con funzioni di coordinamento”) con retribuzioni superiori a quelle massime previste dal C.C.N.L. della Dirigenza del 23 dicembre 1999 (e successive modifiche), tanto più che i soggetti nominati Direttori Generali non provenivano dall’esterno, ma erano dirigenti di ruolo con contratto a tempo indeterminato, in seguito collocati in aspettativa, per essere riassunti dallo stesso Ente con un contratto di diritto privato, gravante maggiormente sulle casse dell’Ente,rispetto ad un contratto di lavoro di diritto pubblico, conforme ai contratti collettivi nazionali
Nello specifico, l’indagine del giudice contabile si è appuntata sul decreto del Presidente della Provincia n. 32 dell’11 settembre 2006, con cui Renzi provvedeva (a seguito delle dimissioni del Direttore e Segretario Generale della Provincia) all’attribuzione delle competenze di Direttore Generale ai quattro Direttori Centrali dell’Ente, disponendo l’esercizio collegiale delle funzioni di Direttore Generale.
L’incauta scelta di nominare 4 Direttori Generali in luogo di un solo DG costituirebbe, secondo la Procura, un danno cagionato alle casse dell’Ente locale pari a € 1.175.351,15.
Come abbiamo detto, l’udienza per la prosecuzione del giudizio è stata fissata il 24 settembre 2014, giorno a partire dal quale potremo conoscere gli sviluppi di una scabrosa vicenda che, pur riguardando in prima persona il capo del Governo, riguarda in realtà, inevitabilmente, anche tutti noi.

Governo Renzi vuole la deindustrializzazione dell'Italia

Eni, Bonanni: Il Governo Renzi non può stare alla finestra sulla chiusura delle raffinerie

“L’Eni è fino a prova contraria una grande azienda a capitale pubblico. Il Governo Renzi non può stare dunque alla finestra di fronte all’ipotesi di chiudere alcune raffinerie in Italia e di dismettere l’impianto di Gela. Sarebbe un disastro non solo per l’industria chimica ma anche per tutto l’indotto che ruota intorno a quei siti industriali”. Così il Segretario Generale della Cisl, Raffaele Bonanni ha annunciato la sua partecipazione alla manifestazione che i sindacati di categoria hanno organizzato il 29 luglio a Piazza Montecitorio in concomitanza con la giornata di sciopero a livello nazionale. “Non possiamo assistere inermi al blocco di investimenti, il ridimensionamento degli assetti industriali e occupazionali e della politica energetica del Gruppo Eni nel nostro paese. L’Eni deve riconsiderare le sue scelte strategiche ma il Governo deve fare la sua parte perché il tema dell’energia è strategico per il futuro industriale del nostro paese”.
http://www.ilvelino.it/it/article/2014/07/24/eni-bonanni-il-governo-renzi-non-puo-stare-alla-finestra-sulla-chiusura-delle-raffinerie/cbb30b55-f3fb-47d5-87aa-9e197aa4a24d/

giovedì 24 luglio 2014

Rapporti stretti tra Cosa Nostra, Mediaset e Forza Italia

Travaglio assolto "Finvest pago' Cosa Nostra per 20 anni"
Si può scrivere, senza timore di condanne per diffamazione, che Fedele Confalonieri e il gruppo Fininvest andrebbero espulsi dalla Confindustria per aver pagato per anni Cosa nostra. L’ha stabilito il giudice civile di Roma Cecilia Pratesi, respingendo la richiesta di danni avanzata dal presidente del Biscione nei confronti del direttore dell’Espresso Bruno Manfellotto e di Marco Travaglio per un articolo firmato da quest’ul – timo nel 2010, dal titolo: “Fininvest, pizzo impunito”. Nella sua rubrica “Carta canta”, il condirettore del Fatto partiva dalla condanna in appello per mafia di Marcello Dell’Utri, là dove i giudici scrivevano che Berlusconi “pagò ingenti somme di denaro a Cosa nostra in cambio della protezione alla sua persona e ai suoi familiari” e poi alle sue tv per almeno vent’anni, “fino al 1992… pochi mesi prima della strage di Capaci”. E osservava che “tra i massimi dirigenti della Fininvest che effettuava i pagamenti c’era Fedele Confalonieri”, membro e dirigente (non vicepresidente, come erroneamente indicato nell’articolo) di Confindustria: la stessa che espelle gli associati che pagano il pizzo alla mafia e non denunciano l’estorsione. “Una norma coraggiosa – osservava Travaglio – anche perché chi cede al racket è vittima di estorsione e non commette reati. Ma questo è proprio quanto hanno accertato i giudici su Berlusconi e la Fininvest: è ‘inconfutabilmente provato’ che il Cavaliere aveva fatto ‘una scelta ben precisa… pagare piuttosto che denunciare’”. E domandava: “Che aspetta Confindustria a mettere alla porta il gruppo Fininvest e magari anche Confalonieri?”. Parole “denigratorie” e “diffa – matorie”, secondo Confalonieri. Ma non secondo il Tribunale: “Il fatto può definirsi storico… Per un lungo arco temporale, dalla metà degli anni 70 fino a circa il ventennio successivo, Silvio Berlusconi, per tutelarsi dalla minaccia mafiosa che aveva attinto i suoi stessi familiari, abbia scelto di effettuare dei versamenti periodici in favore di Cosa nostra, operati anche tramite le proprie aziende, tra cui la Fininvest, della quale Confalonieri era ed è il presidente”. Ed è “investito, in virtù della propria carica, della responsabilità delle operazioni poste in essere da Fininvest o con denaro Fininvest”. Dunque l’ar – ticolo non contiene nulla di “offen – sivo” né “elementi di falsità”: solo “una manifestazione del diritto di critica pienamente legittima ed esprime il punto di vista dell’autore su tali accadimenti, connotato da estremo rigore in merito a quello che – stando alla sentenza – poteva legittimamente essere letto come un obiettivo difetto di coerenza dell’autogover – no in Confindustria”, visto che “la critica di Travaglio denuncia un sistema che non adotterebbe il medesimo rigore nei confronti di imprenditori di diverso ‘peso’, quali da un lato i piccoli imprenditori espulsi da Confindustria per aver pagato il pizzo, e dall’altro della caratura di Fininvest”. Conclude il giudice: “Le pubblicazioni contestate sono state espressione legittima dei diritti di cronaca e critica…, peraltro esercitati nel sospetto del canone detto della continenza, giacché in nessun passaggio del testo in esame sono rinvenibili espressioni gratuitamente offensive o ingiuriose o esorbitanti dalla legittima manifestazione del diritto di opinione dell’autore”. Perciò il Tribunale ha assolto Travaglio e il direttore dell’Espresso (difesi dallo studio Ripa di Meana), rigettando la richiesta di risarcimento. Sarà Confalonieri a metter mano al portafogli: il giudice l’ha condannato a rifondere ai giornalisti 5.400 euro di spese legali.

La Gran Bretagna da una parte della sua terra al popolo israeliano

La fine d’Israele – Gilad Atzmon

…Nonostante l’evidente superiorità tecnologica israeliana ed il suo potere di fuoco, i militanti palestinesi stanno vincendo la battaglia sul terreno e hanno addirittura provato a spostare la battaglia sul territorio israeliano. In più, il lancio di razzi su Tel Aviv non sembra fermarsi.
La sconfitta dell’esercito israeliano a Gaza lascia lo stato ebraico senza nessuna speranza. La morale è semplice. Se tu persisti a vivere nella terra di qualcun altro, la potenza militare è un ingrediente essenziale per scoraggiare gli espropriati dall’agire per reclamare i loro diritti. La quantità di feriti dell’esercito ed il numero di corpi dei soldati israeliani che tornano a casa nelle bare manda un messaggio chiaro sia agli israeliani sia ai palestinesi. La superiorità militare israeliana appartiene al passato. Non c’è futuro per uno stato di soli ebrei in Palestina; potrebbero provare da qualche altra parte.

Fincantieri, la svendita delle aziende pubbliche è iniziata, preventivati incasso 600, incassati 350 milioni, cialtroni


Vendita di quote Eni-Enel, battaglia sulle soglie Opa
Immagine Vendita di quote
Eni-Enel, battaglia
sulle soglie Opa
ROMA - Il piano A arranca sempre di più. Il piano B ormai è fuori dal cassetto e sta prendendo piede tra i dossier caldi sul tavolo dell’esecutivo.
Sulle privatizzazioni il governo prova non solo a cambiare marcia, ma anche a rivedere parzialmente il programma che era stato messo a punto dal governo Letta e che prevedeva entro l’anno la dismissione di Fincantieri, Poste, Enav, Cdp Reti, Rai Way e Stm. Ieri l’amministratore delegato di Enav, Massimo Garbini, ha praticamente ufficializzato che non riuscirà più a quotare la società entro novembre. È la seconda operazione che slitta, dopo la brusca frenata di Poste italiane. Fincantieri è stata collocata in Borsa, ma solo al costo di dover ridurre l’offerta con un incasso di 350 milioni invece dei 600 preventivati. Al Tesoro, dunque, danno ormai in crescita esponenziale le probabilità di un collocamento sul mercato di nuove quote di Eni ed Enel. Ieri in Commissione industria del Senato, dove è in discussione il decreto competitività, il relatore del provvedimento, Massimo Mucchetti, ha presentato una proposta di modifica della legge sulle Offerte pubbliche di acquisto che rende mobile la soglia dell’Opa, fissando il gradino più basso al 20 per cento. Un emendamento non concordato con il governo, ma che potrebbe tornare utile al Tesoro per mantenere saldamente il controllo di Eni ed Enel nel caso di cessione di nuove quote. Il Tesoro avrebbe giudicato troppo bassa la soglia del 20 per cento, chiedendo a Mucchetti di fissarla almeno al 25 per cento.

LE ALTRE OPERAZIONI
Una misura che comunque permetterebbe di cedere il 5 per cento di Eni ed Enel senza perderne in alcun modo il controllo, incassando quei circa 6 miliardi di euro che consentirebbero di coprire le mancate cessioni di Poste ed Enav. La perdita del controllo, tuttavia, non sembrerebbe essere più una preoccupazione per il governo. Ieri il vice ministro all’Economia, Enrico Morando ha spiegato che «l’obiettivo è avere anche in Italia qualche vera public company puntando sul risparmio delle famiglie, a differenza delle privatizzazioni degli anni ’90 che hanno privilegiato il concetto di nocciolo duro». Il ministro Pier Carlo Padoan solo qualche giorno fa ha confermato che anche per il 2014 l’obiettivo di privatizzazioni per almento 0,7 punti di Pil, ossia 10 miliardi di euro. Ieri Padoan era in missione in Cina a Pechino, accompagnato anche dai vertici della Cassa Depositi e Prestiti Franco Bassanini e Giovanni Gorno Tempini, che sono in trattativa con State Gride of China per la cessione di Cdp Reti, la società che controlla la rete Snam e nella quale a breve sarà conferita la partecipazione in Terna. L’accordo con i cinesi sarebbe per la cessione del 35 per cento della società con la possibilità di salire al 49 per cento.
http://economia.ilmessaggero.it/economia_e_finanza/enel-eni-opa-vendita-quote/812813.shtml

il mondo zitto e allineato sulla mattanza dei palestinesi attuata da Israele, il brasile batte un colpo

Gaza: Brasile ritira suo ambasciatore in Israele

Anche Egitto sospende voli. Famiglia distrutta da bombe a Jabalya

(ANSAmed) - TEL AVIV/GAZA, 24 LUG - Il Brasile ha richiamato in patria il proprio ambasciatore in Israele a seguito dell'operazione a Gaza. "Il governo brasiliano - si legge in una nota ripresa dai media israeliani - considera inaccettabile l'escalation di violenza. Condanniamo fermamente l'uso sproporzionato della forza da parte di Israele a Gaza".

La compagnia aerea egiziana Air Sinai, controllata da Egypt Air e l'unica a collegare Egitto e Israele, ha sospeso "sine die" i voli verso Tel Aviv "a causa della situazione pericolosa" in zona, riferiscono fonti aeroportuali al Cairo. La circostanza ha obbligato l'ambasciatore israeliano al Cairo, Haim Corey, assieme a nove diplomatici dell'ambasciata, ad andare a Tel Aviv passando per Amman, in Giordania, aggiungono le fonti.

La decisione è in contrasto con quella dell'autorità per l'aviazione americana, che ha revocato la sospensione dei voli delle compagnie Usa per Tel Aviv.

Intanto si è appreso che Cinque membri dello stesso clan familiare, gli Abu Eita, sono rimasti uccisi la scorsa notte nel campo profughi di Jabalya (Gaza) dal fuoco dell'esercito israeliano. Altre venti persone sono rimaste ferite. (ANSAmed).
http://ansamed.ansa.it/ansamed/it/notizie/rubriche/cronaca/2014/07/24/gaza-brasile-ritira-suo-ambasciatore-in-israele_2ad38f88-b086-4b2c-866e-4905f228e74f.html

Napolitano, la lingua batte dove il dente duole, quello che si dice è quello che si pensa, ALLA ROVESCIA. Il cambiamento della Costituzione è autoritarismo

 Napolitano sostiene le riforme. 'Non si evochi lo spettro di autoritarismi'

'La riforma dell'assetto parlamentare non è meno importante delle riforme del mercato del lavoro e della spesa pubblica'

Sulle riforme "non si miri a un nuovo nulla di fatto", ha detto Napolitano alla cerimonia del Ventaglio al Quirinale. "La riforma dell'assetto parlamentare non è meno importante delle riforme del mercato del lavoro e della spesa pubblica", ha aggiunto. "Il bicameralismo paritario va superato, è una anomalia tutta italiana", ha detto.

"Non si agitino spettri di insidie e macchinazione di autoritarismo" sulla riforma del Senato, ha aggiunto il Presidente della Repubblica. Sulle riforme la "discussione è stata libera, estremamente articolata, non c'è stata improvvisazione o improvvida frettolosità", afferma il presidente.
Quello delle riforme "è un impegno di cui il governo Renzi si è fatto iniziatore su mandato dello stesso Parlamento" che si espresse "a schiacciante maggioranza" nel maggio 2013. Lo ha ricordato il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, parlando delle riforme istituzionali.
Napolitano indica come "priorità" di ogni riforma "l'imperativo categorico della crescita dell'occupazione, in particolare quella giovanile". Parlando alla cerimonia del ventaglio al Quirinale, Napolitano dice che la ripresa in Italia e in Europa "è tuttora incerta" ed è legata a "riforme strutturali".
http://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2014/07/22/riforme-napolitano-a-dissidenti-stop-estremismi.-non-si-evochi-rischio-autoritarismi_5befe78f-d6c2-4a37-b257-02eb91eabb44.html 

Napolitano e Renzi uniti per assoggettare il legislativo all'esecutivo, sono privi di scrupoli pur di comandare indisturbati


Napolitano sulle riforme: "paralisi porta grave danno a Parlamento"

Nuovo Senato al via: 900 le richieste di voto segreto. Renzi, scherzi con voto segreto? Nessun ostacolo ci fermerà



Il presidente Napolitano nell'incontro con il presidente del Senato Grasso ha "insistito sul grave danno che recherebbe al prestigio e alla credibilità dell'istituzione parlamentare il prodursi di una paralisi decisionale su un processo di riforma essenziale". Lo rendono noto fonti del Colle interpellate sull'incontro odierno. Fonti del Colle hanno affermato anche che il presidente del Senato Grasso ha illustrato al capo dello Stato l'andamento dei lavori a palazzo Madama "mettendo in luce le gravi difficoltà rappresentate da un ostruzionismo esasperato tradottosi in un numero abnorme di emendamenti". Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha insistito - proseguono le stesse fonti - sul grave danno che recherebbe al prestigio e alla credibilità dell'istituzione parlamentare il prodursi di una paralisi decisionale su un processo di riforma essenziale ai fini di una rinnovata funzionalità del sistema istituzionale".
Matteo Renzi sa che i "frenatori" delle riforme sono preoccupati perché "stiamo riuscendo davvero a farle". Il premier, secondo quanto si apprende, scherza con i suoi: "Uno spot migliore non ce lo potevano fare". A chi ventila "concessioni" o "compromessi" Renzi ricorda che il quadro delle riforme deve essere 'unitario' e 'condiviso', non deve snaturare l'impianto secondo il solito principio: quello che si tocca deve essere deciso insieme.
Il presidente del Senato Pietro Grasso ha ammesso il voto segreto sugli emendamenti al ddl sulle riforme riguardanti le minoranze linguistiche e quelli in cui si affronta il tema della competenza legislativa del futuro Senato. Grasso non ha precisato quanti sono questi emendamenti.
Intanto oggi in Senato ci sono volute più di due ore per votare tre emendamenti. Se continua l'ostruzionismo, a meno che palazzo Madama non resti aperto anche a Ferragosto, il primo via libera al testo potrebbe arrivare a settembre e l'approvazione definitiva della riforma a metà 2015. L'azione delle opposizioni (verifica del numero legale, richiesta di votazioni per parti separate, dichiarazione di voto su ogni articolo, dichiarazioni in dissenso e altri strumenti per allungare discussioni e tempi) rischia di far saltare tutto.

Renzi, scherzi con voto segreto? Correggeremo a Camera
"Sul voto segreto potranno anche farci qualche scherzetto ma torneremo alla Camera e lo sistemeremo. Qui non molla nessuno''. Così il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, interviene sui prossimi voti sulle riforme al Senato.
''Non ci sono ostacoli che ci potranno fermare per la riforma costituzionale. Qui non molla nessuno". Ha aggiunto il premier.
"Non ci sarà nessun ostacolo in grado di fermarci. Potranno rallentare, potranno far sì che si stia qui ad agosto, ma non è un male. Potranno essere in grado di rinviare di qualche tempo, potranno fare qualche scherzetto sul voto segreto, ma alla fine di questo percorso l'Italia sarà messa nelle condizioni di tornare a correre", ha affermato il premier Matteo Renzi. "Vorrei garantirvi che qui non molla nessuno, abbiamo la forza di milioni di italiani che dicono 'non mi sei simpatico ma ti voto', paradossalmente sei l'unica speranza. Ed è un paradosso - scherza il premier - perché mi conosco ed è un paradosso". "La riforma costituzionale è il pin per accendere il telefonino e iniziare a fare le chiamate - afferma Renzi - Se non si fa non si sarà mai credibili per la riforma del lavoro, o del fisco o della pubblica amministrazione".
http://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2014/07/23/renzi-piano-industriale-per-un-punto-di-pil-in-mille-giorni_7acd0f99-d343-4b4a-824f-145e27650ab7.html

Napolitano bugiardo, molte volte, ha detto che non voleva farsi rieleggere, il cambiamento della Costituzione è fatto nell'insegna di sottomettere il legislativo all'esecutivo, e hanno fretta di cambiare pensando che non si formi Alternativa, quando basta ridurre i deputati e senatori

Napolitano blinda le riforme«E mi dimetto quando decido io»




Veronica Passeri
ROMA
NÉ AUTORITARISMO né fretta accompagnano il cammino delle riforme. Riforme istituzionali che non sono una perdita di tempo o materia da addetti ai lavori, ma sono importanti come quelle economiche. Riforme da fare con il più ampio consenso per superare «l’anomalia» del bicameralismo perfetto ed evitando un altro, imperdonabile, nulla di fatto. Giorgio Napolitano sta con Matteo Renzi ed esorta i partiti a «non far prevalere diffidenze e contestazioni rispetto alla ricerca di accordi sulla riforma del Senato». Basta personalismi e pregiudizi, si faccia quel che serve al Paese.

LA TRADIZIONALE cerimonia della consegna del Ventaglio della stampa parlamentare è l’occasione per il presidente della Repubblica per un nuovo assist al premier nella settimana decisiva in cui si è iniziato a votare il ddl costituzionale. C’è anche spazio per una puntualizzazione che, posta in chiusura al suo discorso, deve stare particolarmente a cuore al capo dello Stato: basta elucubrazioni sulla durata del suo mandato. Sono «premature» e «poco fondate» le ipotesi e le previsioni che circolano su possibili dimissioni: «Io — ribadisce — sono concentrato sull’oggi e ho innanzitutto ritenuto opportuno e necessario garantire la continuità ai vertici dello Stato in una fase così impegnativa del semestre italiano di presidenza europea». Stop ai rumors sulle dimissioni perché «non si devono dare interpretazioni estensive del mio riferimento a situazioni e necessità, essenzialmente istituzionali, che possano giustificare, far considerare opportuna e utile una mia ulteriore, eccezionale permanenza nell’incarico». Quanto alla «sostenibilità dal punto di vista delle mie forze di un pesante carico di doveri e funzioni», si tratta di una «valutazione che appartiene solo a me stesso, sulla base di dati obiettivi, che hanno a che vedere con la mia età».

SE LA RIFORMA della legge elettorale è «destinata a essere ridiscussa con la massima attenzione, per criteri ispiratori, e verifiche di costituzionalità, che possono indurre a concordare significative modifiche», per quella del Senato Napolitano si rivolge a tutte le forze politiche diffidandole dall’agitare «spettri di insidie e macchinazioni autoritarie». Nel merito del nuovo Senato il presidente ricorda che «la discussione è stata libera ed estremamente aperta e articolata», «è stato recepito un gran numero di sollecitazioni critiche e di emendamenti». Insomma la risposta ai critici e ai diffidenti è una: «Non c’è stata improvvisazione né improvvida frettolosità», ma anzi «il risultato è stato una considerevole confluenza di forze politiche diverse nel confronto sul progetto di riforma».
A maggior ragione ora occorre evitare «ostilità» che sono dettate da una «pregiudiziale diffidenza e contestazione rispetto alla ricerca di accordi con forze politiche nel campo opposto». Infine, la sponda offerta al governo nella trattativa con i partner europei sulle nomine della nuova Commissione: «L’Italia — ha detto il capo dello Stato — si considera in grado di concorrere con una sua personalità» alla scelta dell’Alto rappresentante per la Pesc e vicepresidente della Commissione europea.
http://qn.quotidiano.net/primo_piano/2014/07/23/1086217-napolitano_blinda_riforme.shtml

Bilderberg e la sua referente Monica Maggioni non possono perdere


Rai: la guerra delle due regine

Di Carola Parisi
Esattamente 427 anni fa la vita tragica ed avventurosa di Maria Stuarda finiva sotto la scure di un boia ingaggiato dalla cugina (di secondo grado, per essere precisi) Elisabetta I. Per la prima volta nella storia, una “regina consacrata da Dio” fu giudicata e condannata a morte. Una storia affascinante, che sarebbe il caso di ripassare se si vuole comprendere cosa accade “alla corte” di viale Mazzini.
E sono molti i giornalisti caduti nella rete di chiacchere e voci, ordita dalla Maria Stuarda del piccolo schermo, la direttora del Tg3 Bianca Berlinguer. Arrabbiatissima per il no ricevuto dal dg, quando lei stessa andò a chiedere la striscia quotidiana pre-telegiornale (quella offerta a Floris per farlo restare, per capirci), ha cominciato, insieme al suo entourage, a far circolare l’indiscrezione di una possibile fusione tra Tg3 e Rainews. Accorpamento impossibile, che, sicuramente, non si farà. Se ne discuterà oggi in un pre-consiglio ufficioso (dove si prospettano già le barricate di mezzo Cda), prima della presentazione informale di domani ai consiglieri, del piano che il dg Gubitosi ha affidato a Nino Rizzo Nervo, Valerio Fiorespino e Carlo Nardello.
Ma torniamo alla storia. Maria Stuarda-Berlinguer è davvero furibonda. Perché le deve essere negato quello che da anni desidera (ricordate quando si diceva che l’Annunziata sarebbe tornata in America, lasciando libera la conduzione di “In mezz’ora”? Bene, già da allora la direttora del Tg3 era pronta per il salto nel pre-serale), mentre alla bella Elisabetta I-Maggioni, tutto (ed anche di più) è concesso? Ma la vendetta è un piatto che va servito freddo, si dice. Nessuno, in questo caso, però, è riuscito ad aspettare.
Le notizie fatte circolare dalla Berlinguer e dal suo staff, impauriti per un imminente ridimensionamento, non hanno fatto altro che aizzare il sindacato Usigrai, aumentando la tensione all’interno delle redazioni, già da mesi appese ad un filo. All’esca delle indiscrezioni “pilotate” ha abboccato, primo tra tutti, Il Messaggero. Si parlava del possibile accorpamento di Tg3 e Rainews, che, già ieri, era ridimensionato in semplice “sinergia”. Rapida marcia indietro, insomma. E della “news-catering” che avrebbe alimentato a getto continuo il Tg3? Non c’è traccia.
Se c’è un vincitore, anzi, una vincitrice, sicuramente, è Monica Maggioni, la stella più brillante del firmamento del telegiornalismo. Certo è che, mentre “l’età elisabettiana” fu un’epoca di straordinaria fioritura artistica e culturale, non si può dire altrettanto dei micragnosi risultati che la bella giornalista sta portando a casa. Tra gli ascolti del canale all-news e i click del portale, è una vera “Caporetto” dell’informazione per viale Mazzini. E tutto, nonostante le continue “corsie preferenziali”, ormai sotto gli occhi di tutti (ma proprio tutti) che l’ hanno portata nell’Olimpo delle più odiate della Rai (abilità che è davvero impossibile non riconoscerle). Ora anche la pacifica (apparentemente) Maria Stuarda-Berlinguer sembra averla inserita in cima alla “lista nera” delle rivali temibili. Come darle torto?
Le due “duellanti” riusciranno a cambiare il corso della storia? Difficile. Ma se c’è una testa da far rotolare (cioè da scontentare), non sarà di certo quella di Elisabetta I-Maggioni. Questo è poco, ma sicuro.

mercoledì 23 luglio 2014

TTIP, schizzofrenia pura, trattato segreto che le aziende (?!?!) devono conoscere forse dopo che è stato firmato

TTIP, concluso il sesto round di negoziati UE-USA

Scritto da: Shannon Little 23 luglio 2014
In una settimana densa di avvenimenti clamorosi in politica internazionale, sono passati largamente inosservati due interessanti sviluppi nel mondo del commercio globale. In primis, si è tenuto a Bruxelles, da lunedì a venerdì, il sesto round dei negoziati per il Transatlantic Trade and Investment Partnership (TTIP), a porte rigorosamente chiuse, anche se i team dei negoziatori hanno incontrato oltre 400 rappresentanti della società civile nel corso di uno stakeholder meeting. In seguito, nella giornata di sabato 19, si sono riuniti a Sydney i 20 Ministri del Commercio dei Paesi del G20, il gruppo che include sia le economie industrializzate che i Paesi emergenti, per discutere dell’implementazione dell’accordo di Facilitazioni al Commercio raggiunto a Bali lo scorso dicembre.
Giunti ormai a un anno dall’avvio, i negoziati per il TTIP si trovano in una fase altamente tecnica, nella quale i funzionari della DG Commercio della Commissione e dello US Trade Representative sono impegnati a discutere i dettagli e le implicazioni di centinaia di migliaia di pagine di leggi, regolamenti e normative interne che hanno un impatto sul commercio internazionale. Automobili, industria chimico-farmaceutica, alimentari, meccanica e servizi finanziari: questi i settori più caldi, sui quali si tesse un’intricata tela di ambizioni inconfessabili delle imprese, timori dei cittadini, speranza dei pubblici ufficiali nel rilancio della crescita economica. Come ha ribadito il negoziatore in capo per l’UE, Ignacio Garcia Bercero, “questo lavoro serve a preparare il terreno per le decisioni politiche che dovranno essere prese in una fase successiva dei negoziati”, ricordando inoltre come “il fatto che il TTIP sia stato uno dei primi dibattiti nel nuovo Parlamento è un segnale della rilevanza politica di questi negoziati”.
È per questa ragione che la Commissione organizza questi stakeholder meeting, nei quali i lobbisti del business, le ONG, i sindacati, i gruppi di consumatori e gli ambientalisti possono esporre le proprie preoccupazioni e speranze agli stessi negoziatori. Si tratta in larga misura di un esercizio di pubbliche relazioni, peraltro di scarso successo, come sottolinea la nuova iniziativa “Stop TTIP” lanciata durante la settimana da 140 organizzazioni di 18 Paesi UE con il sostegno del gruppo dei Verdi al Parlamento Europeo.
Frutto della crescente frustrazione nei confronti dei negoziati transatlantici, si tratta di un’iniziativa civica europea che necessita 1 milione di firme e il superamento di quorum specifici per almeno 7 Paesi per ottenere un risultato simbolico. Lo scontento a cui dà voce questa campagna è dovuto a ragioni di merito e di metodo. Di merito, poiché si teme che il TTIP porterà ad un indebolimento delle normative europee in fatto di salute, sicurezza e sostenibilità e ad un aumento del potere di ricatto delle multinazionali (in particolare per quanto riguarda le norme di risoluzione delle controversie tra Stati e investitori esteri). Di metodo, perché non si accetta la natura segreta dei negoziati. In seguito allo scandalo Datagate lanciato da Edward Snowden, serpeggia in Germania la sfiducia verso il partner transatlantico. Da qui arriva la recente promessa del Presidente della Commissione in pectore Jean Claude Juncker di rendere maggiormente trasparenti i negoziati sul TTIP.
Mentre i funzionari e i burocrati discutevano incessantemente nei grigi palazzi di Bruxelles, dall’altra parte del mondo si preparava un G20 dei Ministri del Commercio che avrebbe ribadito ancora una volta le difficoltà della politica ad esaudire le aspettative di imprese e cittadini. L’accordo di Bali è già infatti in crisi: la prima scadenza per l’implementazione è il 31 luglio e diversi Paesi, tra cui India e Sudafrica, sono sempre più restii a mettere in pratica le misure loro richieste, se i partner occidentali non acconsentiranno ad accelerare le discussioni in tema di sicurezza alimentare e di sostegno finanziario e tecnico per la realizzazione delle infrastrutture, necessarie per facilitare davvero il commercio da e verso quei Paesi.
Nonostante l’impegno a “fare i compiti a casa” sia stato alla fine ribadito, le polemiche non si sono placate, e i padroni di casa non fanno mistero di voler escludere il presidente russo Vladimir Putin dal summit previsto per novembre a Canberra, qualora questi ostacolasse le ricerche sull’MH-17, dove hanno perso la vita numerosi australiani.