Il PROTEZIONISMO diventa il soggetto spinto dalla DEFLAZIONE ordo-liberista

Il PROTEZIONISMO diventa il soggetto spinto dalla DEFLAZIONE ordo-liberista
La ragione di ciò sta nel fatto che la cuspide del potere di queste due nazioni (Francia e Germania) comprende benissimo che la crisi strutturale di quei capitalismi perdura, si accresce, e non è domata dalla retorica europeista. La deflazione ordo-liberista erode i margini, fa scendere i tassi di profitto, rende più difficile la circolazione del capitale fisso e la finanza può far crescere qualche rendita, ma non crea lavoro, né prospettive per il giovane proletariato franco-tedesco. La circolazione del capitale si blocca e allora si ricorre al naturale e normale espediente che è il protezionismo. Ma questo scardina le basi stesse della struttura tecnocratica europea. Butta nel fango i trattati di Maastricht e di Lisbona, trasforma in canzoni da melodramma le recite neo liberiste. Giulio Sapelli http://www.ilsussidiario.net/News/Economia-e-Finanza/2017/8/27/GEO-FINANZA-Dalla-Cina-alle-cicale-la-Germania-prepara-il-terremoto-dell-Ue/779737/

L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 2 agosto 2014

Non ci facciamo incantare dal Pd e dai cespugli Sel e Rifondazioni e similari


Capitalismo finanziarizzato contro tutti

 di Eugenio Orso

Questa mattina (2 di agosto) ho letto sul forum di ComeDonChisciotte un articolo di Guido Viale, tratto da Il Manifesto [http://ilmanifesto.info/], dal titolo suggestivo di Warfare vs. Welfare. Di seguito il link:
Articolo interessante, ben scritto, apparentemente di opposizione, ma ipocrita nella sostanza come tutte le elaborazioni della sinistra postcomunista che ha ingurgitato liberalismo in dosi massicce.  
Indubbiamente, dare i soldi (e quote sempre più grandi del prodotto) al capitale finanziario privato, come scrive Viale, significa alimentare, oltre che le disparità sociali con la sistematica distruzione del welfare, anche i numerosi conflitti armati dell’epoca, di conquista e di dominazione. Le solite tiritere di una sinistra trasformista, fagocitata da un neoliberalismo propagandistico e cialtrone nei suoi apparati culturali e politici, si nascondono neppure troppo bene nell’articolo di Viale. Una sinistra infame, serva del neocapitalismo fino al midollo, adusa al doppio linguaggio, che cerca di far passare tesi come la seguente: << Quella cul­tura e quelle poli­ti­che da ragio­nieri, gestite dalle isti­tu­zioni dell’Unione Euro­pea di cui i Governi degli Stati mem­bri, soprat­tutto nella zona euro, sono meri ese­cu­tori, hanno aperto una vora­gine tra l’ideale dell’Europa unita e la difesa, sem­pre più debole, delle con­di­zioni di vita della mag­gio­ranza dell’elettorato.>>  (G. Viale, nel citato articolo)
Si vuole suggerire subdolamente, turlupinando il popolo bue “mentecattizzato” riducibile in ogni momento a elettorato, che un’altra Europa è possibile (lista Tsipras e affini), che le politiche europoidi contro le popolazioni e le classi dominate si possono correggere, che questa meravigliosa democrazia, ma soprattutto le istituzioni europoidi possono essere mantenute in vita, preservate in secula seculorum scongiurando il “pericoloso” ritorno alla sovranità assoluta degli Stati. Basterebbe cambiare un po’ di cose, senza prendere la Bastiglia con le armi, e naturalmente aumentando le briciole di pil da gettare ai lavoratori, ai pensionati, agli studenti, esattamente come il granone che si lancia ai piccioni (destinati comunque allo spiedo).
La menzogna del riformismo “radicale” (Toni Negri), e quella di un’altra Europa possibile (Alexis Tsipras e Barbara Spinelli come promoters), continuano a imperversare contro ogni evidenza e trovano i loro principali veicoli nell’infame sinistra euroserva. In ciò, gli apostati del comunismo immemori della sostanza della lotta di classe e del vero pensiero di Marx, non sono diversi dalla palude collaborazionista piddina, dichiaratamente liberista (“fiducia” nel mercato e totale sottomissione ideologica), che aderisce in blocco al neoliberalismo. Nel caso di Rienzi, si millanta la possibilità di utilizzare i (risicatissimi) margini di flessibilità che sarebbero già previsti nei trattati europei. Un “miracolo”, questo, (e che tale resterà, senza esiti concreti) da compiersi nel semestre italiano di presidenza del consiglio europide. A livello interno, nel frattempo, c’è stata la super-pubblicizzata elemosina elettorale degli ottanta euro (il granone che si getta ai piccioni, destinati allo spiedo). Nel caso della sinistra alla manifesto e simili (rifondazione, fiom, parte di sel, qualche altro nanetto superstite) il miracoloso rimedio da adottare sarebbe rivedere i trattati, riformarli, cambiarli: << … si mol­ti­pli­cano i ver­tici sui decimi di punto di sfo­ra­mento del defi­cit da con­ce­dere ai governi di paesi ormai al col­lasso per via di vin­coli ben più sostan­ziosi impo­sti da debiti e trat­tati inso­ste­ni­bili che non ven­gono messi in discus­sione (una rie­di­zione del dibat­tito sul sesso degli angeli che impe­gnava i gover­nanti di Bisan­zio men­tre i Tur­chi la sta­vano espu­gnando) …>>  (G. Viale, nel citato articolo)
E’ persino scontato che la “messa in discussione dei trattati europei” è una chimera evocata per ragioni di consenso (e di voto liberaldemocratico), essendo chiarissimo che mantenendo questo impianto di potere sopranazionale europoide – a partire dall’eurozona – non vi potrà mai essere un’inversione di tendenza nei rapporti di forza fra il lavoro e i popoli, da una parte, e il capitale finanziario dall’altra. Infatti, i trattati europidi sono vincolanti e senza una vera flessibilità proprio per operare un gigantesco e (come sperano gli euroglobalisti) irreversibile spostamento di quote di pil dal lavoro al capitale finanziario, da imporre agli stati nazionali firmatari. Se questa è la finalità neocapitalistica dei trattati, non ci sono reali margini di flessibilità al loro interno né può esistere la possibilità concreta di “riformarli”, cioè di “diluirli” e “addolcirli” per far digerire la pillola ai lavoratori e al popolo. L’impianto di potere europoide funziona benissimo così, per gli scopi che persegue, e tutti coloro che lo subiscono possono solo combatterlo e distruggerlo, non certo “sfruttare spazi di flessibilità” nei suoi interstizi o “riformarlo radicalmente”, partendo dai trattati, ma tenendolo comunque in piedi. Queste cose le sanno sia il “sinistro” giullare delle oligarchie del denaro, Matteo Renzi, sia i sinistri “radicali” che millantano opposizione, ma rigorosamente democratica, alle politiche eurounioniste per nascondere (a differenza di Renzi) la loro sostanziale adesione alle logiche del capitalismo finanziarizzato. Logiche che prevedono, fra l’altro, l’affermazione di centri di potere sopranazionali, la distruzione della sovranità degli stati, e su altri versanti il “politicamente corretto”, le “battaglie” per i diritti umani-civili e delle minoranze (ipocrisia tipicamente liberale e libertaria per “distrarre” e idiotizzare le popolazioni).
A parte la riproposizione di temi tanto cari alla cosiddetta sinistra radicale e al manifesto, ricordati di sfuggita in precedenza, l’articolo di Guido Viale lancia come un monito l’allarme della guerra che avanza, ai confini dell’Europa (e già dentro l’Europa, se consideriamo il caso ucraino), prevedendo conseguenze severe anche per noi: <<Le con­se­guenze non tar­de­ranno a farsi sen­tire. Per­ché quei paesi in fiamme hanno molto peso nell’approvvigionamento ener­ge­tico dell’Europa, e la potreb­bero por­tare al col­lasso. Per­ché tutto il con­ti­nente verrà inve­stito sem­pre più da flussi di pro­fu­ghi di dimen­sioni bibli­che: oggi si trova inso­ste­ni­bile l’arrivo di qual­che decina di migliaia di dere­litti, che pagano la loro fuga con un pesan­tis­simo tri­buto di morte, senza ren­dersi conto che i pro­fu­ghi pro­dotti dalle guerre che ormai cir­con­dano l’Europa sono milioni…>>
E’ ovviamente vero che i conflitti intorno all’Europa (e dentro i suoi confini) si ripercuoteranno sull’intero continente con riflessi negativi, e financo drammatici, ma nell’articolo Vitale non individua con chiarezza i responsabili di un tale disastro, e cioè la sua sorgente neocapitalistica che determina la stessa ”architettura” unionista europoide, limitandosi a stigmatizzare genericamente l’<<espansionismo della Nato (cioè degli Stati Uniti, verso cui l’Unione Euro­pea mostra sem­pre più la pro­pria sud­di­tanza) …>>. Con il chiaro intento di non mettere in discussione fin dalle fondamenta l’unionismo nuovo-capitalistico, voluto dalla grande finanza che alimenta il warfare in corso, per continuare a sbandierare in salsa radical-riformista, come fa la sinistra ipocritamente, l’”ideale europeo” sopranazionale.
Se la guerra, quella combattuta con le armi, si avvicina a noi, se lo stato di guerra rischia di diventare permanente, allora ci vuole (viva dio!) una revisione culturale e soprattutto dei concetti di democrazia e lavoro, per raggiungere la (mitica, irrealizzabile, ma oggetto di culto peloso per la sinistra) “democrazia integrale”, da estendere, si presume, a tutto il vecchio continente unionista e poi a tutto lo spazio globale. Siamo sempre alla bufala di un’altra Europa possibile, mantenendo in vita gli organismi sopranazionali e l’euro. Scrive infatti G. Vitale: <<È solo facen­dosi pro­ta­go­ni­sta di una lotta poli­tica e cul­tu­rale per que­ste forme di demo­cra­zia inte­grale che l’Europa, cioè i suoi popoli, pos­sono offrire al resto del mondo, e innan­zi­tutto a chi abita ai suoi con­fini, una pro­spet­tiva di pace e di soli­da­rietà che ne fac­cia un modello. E che pro­spetti una strada per sot­trarsi a quello stato di guerra per­ma­nente …>>  
Peccato che la “democrazia integrale” non sia che un espediente propagandistico, neppure troppo definito, per non dover mettere in discussione, dalle fondamenta, l’unionismo europide, e di conseguenza i processi neocapitalistici che l’hanno generato e tenuto a battesimo. Come un animale mitologico e immaginario, la chimera della <<democrazia integrale>> (da estendere agli spazi globali dopo aver fatto fuori stati e nazioni sovrane) non esiste in natura. Esiste invece lo sfruttamento integrale del lavoro, difficile ormai da nascondere, come sanno anche i sinistri “radicali”. Al punto che Viale scrive: << Ma demo­cra­zia e lavoro si intrec­ciano ine­stri­ca­bil­mente. Non il lavoro nelle forme coatte in cui esso si eser­cita oggi in tutto il mondo; cioè emar­gi­nando e depri­mendo salute, vita, desi­deri, capa­cità e crea­ti­vità di chi lo svolge …>>
La verità è che oggi il capitalismo finanziarizzato, espressione dei soli interessi privati della classe globale dominante, è all’attacco contro tutti combattendo fino in fondo la sua guerra, senza scrupolo alcuno e senza alcun residuo di umanità. Combatte contro di noi da posizioni di forza (economica e politica), deprimendo i redditi popolari, facendo evaporare il lavoro e distruggendo il sociale. Combatte contro le popolazioni africane e asiatiche e i loro governi, fomentando conflitti distruttivi, di sterminio di  massa, che frantumano gli stati fino al loro “fallimento”, anziché unirli nel cosiddetto spazio globale.
L’esempio che da e che darà l’Europa, prigioniera dell’unione, è quello di un’entità neocapitalistica che si allinea e supporta senza fiatare queste strategie, nonostante le baggianate propagandistiche che ci propina la sinistra euroserva. Perciò, il primo passo per una futura liberazione (oggi più che mai in forse) è quello di distruggere la sinistra euroserva e neoliberista, in tutte le sue molteplici e ingannevoli sfaccettature, in Italia come nel resto d’Europa.

il colonialismo francese si chiama lotta al terrorismo

agosto 1, 2014 - 12:16 Africa

AL VIA OPERAZIONE FRANCESE BARKHANE

E’ operativa da oggi la nuova forza militare francese Barkhane. Un nuovo dispositivo militare nel Sahel in sostituzione della missione Serval, in Mali, e di Epervier, in Ciad. L’operazione è stata annunciata il mese scorso dal presidente François Hollande, con l’obiettivo dichiarato di “potenziare la lotta al terrorismo” in una fascia più ampia dei paesi del Sahel, in partenariato con il “G5” costituito da Mauritania, Mali, Burkina Faso, Niger e Ciad.
Concretamente Barkhane – dal nome delle dune scolpite a forma di mezzaluna dal vento – è una forza antiterrorista costituita da 3000 soldati, di cui per ora mille dispiegati a Gao, in Mali e altri 1200 a N’Djamena. Ripresi dai francesi le attuale strategie militari statunitensi con squadre ridotte costituite da elementi delle forze speciali in grado di spostarsi in modo più fluido e rapido da un paese all’altro.
L’intera operazione sarà diretta dalla capitale del Ciad, sede dello stato-maggiore regionale. Le altre basi principali sono stabilite a Gao, Niamey e Ouagadougou mentre alte basi operative avanzate si localizzano a Faya-Largeau (Ciad), Madama (estremo nord del Niger) e Tessalit (nord del Mali, confine con l’Algeria).
La nuova forza ha in dotazione tre droni, sei caccia, 20 elicotteri, dieci aerei da trasporto, più di 200 veicoli oltre a una rete capillare di informatori. Nessuna scadenza è stata stabilita per il mandato affidato a Barkhane, sotto il comando del generale Palasset.
“Si tratta di concentrare al posto giusto il numero di forze necessarie per far fronte alle minacce persistenti dei terroristi nel Sahel” ha dichiarato il colonnello Giles Jaron, portavoce dello stato maggiore delle forze armate.

Argentina, esperimento del TTIP in atto

Argentina al contrattacco

· La Casa Rosada critica Washington e i fondi avvoltoio ·

«Bisogna porre un freno ai fondi “avvoltoio” e alle banche insaziabili che vogliono lucrare su una Argentina spezzata e impoverita: non lasciamo che ci facciano paura». Con queste parole, la presidente argentina Cristina Fernández è intervenuta ieri nel suo primo discorso dopo l’annuncio del fallimento delle trattative sul debito con gli hedge fund statunitensi. 

Visibilmente emozionata, la presidente non ha risparmiato critiche e attacchi contro i fondi speculativi, gli “avvoltoi”, e contro il Governo statunitense. Il default non esiste, «perché l’Argentina ha già pagato i suoi debiti» e le condizioni dettate dal giudice Thomas Griesa, il magistrato statunitense che si occupa del caso, sono «impossibili da rispettare» ha detto Fernández.
Una linea chiara, dunque, quella espressa dal capo di Stato argentino, che vuole soprattutto infondere fiducia e calma nella popolazione. «Ci tengo a dire una cosa — ha aggiunto — il mondo va avanti, così come l’Argentina: domani sarà il primo agosto, e così successivamente». Per il Governo Fernández, molta della responsabilità per quanto sta accadendo è degli Stati Uniti: lo ha ribadito ieri anche il capo di gabinetto presidenziale, Jorge Capitanich, che è tornato a parlare di fondi “avvoltoi” e di «estorsione», accusando direttamente Washington di avere consentito che si venisse a creare questa situazione.
La Casa Rosada, inoltre, non esclude di «presentare un appello alla Corte Internazionale dell’Aja» e di proporre «un dibattito nel quadro dell’Assemblea generale dell’Onu per discutere il caso, perché la comunità internazionale non può accettare queste cose» ha reso noto Capitanich.

.Nagorno Karabakh, altro focolaio di guerra in Europa

AZERBAIGIAN. Baku, ‘Erevan viola la tregua’; rammarico dal gruppo di Minsk per escalation tensione

ago 1st, 2014 | By | Category: Qui Europa, Ultimissime di Giacomo Dolzani -
nagorno_karabakh“Otto soldati azerbaigiani hanno perso la vita in seguito a tre giorni di continua violazione del cessate il fuoco da parte delle forze armene e dei guerriglieri del Nagorno-Karabakh”; a dichiararlo oggi in una nota è il ministro della Difesa azero, Safar Abiyev, che ha aggiunto che la loro morte non rimarrà impunita.
Secondo quanto riferito dalle forze di sicurezza di Baku, alcuni uomini facenti parte dell’intelligence di Erevan avrebbero cercato di attraversare il confine, mentre i media locali riferiscono che circa una cinquantina di militari armeni sarebbero caduti negli scontri a fuoco seguiti ai tentativi di violazione della frontiera; il ministro della Difesa ha infatti garantito che le forze azerbaigiane hanno il pieno controllo dei confini nazionali.
Rammarico per l’accaduto è stato espresso anche da, James Warlick, rappresentante degli Usa nel Gruppo di Minsk, organismo costituito dall’Osce per la risoluzione dell’annoso conflitto del Nagorno-Karabakh.
I due paesi sono infatti in uno stato di guerra permanente da ormai più di 20 anni; in seguito alla caduta dell’Urss infatti si scatenò tra Armenia ed Azerbaigian un conflitto che si risolse nell’occupazione da parte delle forze di Erevan dell’altopiano del Nagorno-Karabakh, regione dell’Azerbaigian la cui popolazione è costituita perlopiù da armeni, e di altre sette province circostanti (il 20% del territorio nazionale), costringendo oltre un milione di azeri a lasciare le loro case.
Da allora i rapporti tra le due repubbliche si sono interrotti e, nonostante sia stata proclamata una tregua, le azioni di sabotaggio e le schermaglie sono continuate, causando migliaia di vittime in entrambi gli schieramenti.
http://www.notiziegeopolitiche.net/?p=43088

Filippo Taddei bugiardo, puntano ai risparmi degli italiani


Taddei boccia l’ipotesi manovra«Subito meno tasse sul lavoro»

L’economia va peggio del previsto. La manovra correttiva dei conti pubblici è inevitabile a questo punto?
«Macchè manovra. Non ci sarà, lo ripeto per l’ennesima volta, nessuna manovra correttiva — risponde Filippo Taddei, economista in prestito alla segreteria del Pd di Matteo Renzi —. Come ha detto Padoan ci sarà una impegnativa legge di stabilità nella quale troveranno posto tutti gli impegni presi dal governo a partire dalla riduzione delle tasse sul lavoro».
Se il Pil, però, peggiora sarete obbligati a rifare i conti.
«Primo: aspettiamo di vedere se le previsioni sul Pil del secondo trimestre troveranno conferma. Secondo: se il Pil cresce meno del previsto non è un problema di finanza pubblica. Facciamoli davvero i conti».
Facciamoli.
«Prendiamo lo scenario peggiore: una crescita solo dello 0,3% contro la forbice tra lo 0,8% e lo 0,5% previsto dal Def: sarebbe un calo di 7,5 miliardi di euro che, consideriamo che, all’incirca, per ogni euro di Pil entrano nelle casse dello Stato circa 35-40 centesimi, si traducono in circa 3 miliardi di euro in meno pari a solo lo 0,1% del rapporto deficit/Pil. Non mi sembra tragico».
Il Pil in ritirata non sarà anche un problema grave di finanza pubblica, ma non è un bel segno. Il paese è ancora fermo.
«Questo è il vero problema. Il Pil dice che l’Italia e, in generale, l’Europa non riescono ad afferrare la ripresa».
Cosa farà il governo per sbloccare la situazione?
«Nella legge di stabilità metteremo tutte le riforme che abbiamo in programma: fisco e pubblica amministrazione prima di tutto. Qualche segnale positivo già c’è».
Per esempio, quali?
«Tra maggio e giugno gli occupati sono cresciuti di 50mila unità. Un dato sottovalutato: se avessi 50mila occupati in più ogni mese...»
Saranno stagionali
«Forse, ma gli stagionali ci sono tutti i mesi, non solo d’estate. E ci sono ogni estate: andiamo a vedere se ogni giugno gli occupati crescono di questo ammontare. C’è da dubitarne. Potrebbe essere un segnale, seppur minimo, di ripresa proprio nel secondo trimestre».
L’occupazione è l’emergenza numero uno del paese. In queste ore ha riacceso l’allarme la vicenda delle acciaierie di Terni. Il governo è accusato di non avere fatto la propria parte.
«E’ un accusa che respingo. Il governo si è mosso e ha ottenuto la sospensione della messa in mobilità. A settembre spingeremo per il vero e proprio piano industriale attraverso il tavolo al Ministero. L’Ast è lo specchio del paese: ha tecnologia e capacità avanzate, buoni fondamentali ma non riesce a stare sul mercato».
Somiglia all’Italia.
«In questo senso sembra lo specchio del paese».
Cottarelli, l’uomo della spending review si dimetterà?
«Cottarelli anche stamattina era al lavoro nel suo ufficio. Non si dimetterà: sta facendo un lavoro certosino di individuazione dei tagli e ha il pieno apprezzamento di tutti a iniziare da Padoan. Il problema di tagliare non è suo».
E di chi è?
«Del governo. Lui ci dice dove si può tagliare, tocca a chi governa farlo quanto e dove crede. Accadrà con la legge di stabilità».
Insomma, bisogna aspettare fine anno.
«No, il 15 ottobre la legge di stabilità inizia il suo percorso alla Camera. Da quel giorno potrete verificare se il governo Renzi mantiene le promesse - a cominciare dagli 80 euro per sempre - oppure no».
http://qn.quotidiano.net/primo_piano/2014/08/02/1086699-taddei_boccia_ipotesi_manovra.shtml

Ilva, governo troppo impegnato a cambiare la Costituzione per pensare alla siderurgia dell'Italia

 Ilva:industriali,intervenga subito Renzi

Chiesti 'poteri sostitutivi agli attuali' per sbloccare progetti

(ANSA) - TARANTO, 1 AGO - "La situazione è molto grave e servono risposte urgenti": per questo gli industriali tarantini, provati da due anni di crisi dell'Ilva e dalle sue ricadute sull'indotto, chiedono in una lettera al premier Renzi di intervenire "con poteri sostitutivi agli attuali" almeno "per la realizzazione di quelle progettualità che maggiormente riteniamo strategiche''. Il riferimento è a diversi progetti bloccati che mettono a rischio investimenti Eni e Cementir e bloccano lo sviluppo del porto.
http://www.ansa.it/puglia/notizie/2014/08/01/ilvaindustrialiintervenga-subito-renzi_c1ee1c57-34c8-4c4d-8b31-4382846e4d87.html

Parlamento illegittimo teso a cambiare la Costituzione e non a togliere soldi ai corrotti

Mafia: chiesto stop a vitalizi ex parlamentari condannati

Petizione 'Riparte il futuro' promossa da Libera e Gruppo Abele

02 agosto, 16:25

(ANSA) - ROMA, 2 AGO - In meno di 24 ore avrebbe raccolto più di 11 mila firme, sottolineano i promotori, la petizione 'Riparte il futuro', campagna di Libera e Gruppo Abele per chiedere lo "Stop immediato al vitalizio agli ex parlamentari condannati per mafia e corruzione". "Basta una semplice modifica dei Regolamenti del Senato e della Camera per cancellare una vergogna - spiegano i promotori in una nota - : il pagamento dei vitalizi a senatori e deputati condannati in via definitiva per gravi reati, come mafia, corruzione, truffe con fondi pubblici e frodi fiscali. Chiediamo da tempo e a gran voce che tutti i dipendenti pubblici e i rappresentanti politici rispettino codici etici più efficaci e concretamente applicati". Deputati e senatori - aggiungono - "sono chiamati a dare l'esempio, stabilendo la cessazione immediata di qualsiasi erogazione di denaro pubblico nei confronti di chi si è reso responsabile di questa vera e propria violazione dell'articolo 54 della Costituzione", secondo il quale il mandato istituzionale va assolto 'con disciplina e onore'.(ANSA).
http://www.ansa.it/legalita/rubriche/cronaca/2014/08/02/mafia-chiesto-stop-a-vitalizi-ex-parlamentari-condannati_0baa5bf7-6ba1-4d82-b7e7-4d78f193be9f.html

El Sisi sbaglia, l'Europa e gli Stati Uniti sono responsabile per le centinaia di bombe umanitarie sul popolo libico altro che quello morale

La crisi libica

Al Sisi a Renzi: «Il disastro libico è colpa dell'UE»

Il Presidente egiziano al premier italiano: «Responsabilità morale di comunità internazionale e UE verso Libia». L'ambasciatore di Gran Bretagna in Libia ha annunciato ieri notte di aver deciso di lasciare il Paese e la sospensione delle attività dell'ambasciata di Tripoli a causa della crescente insicurezza nella capitale libica.

 Tripoli in fiamme

TRIPOLI - L'ambasciatore di Gran Bretagna in Libia ha annunciato ieri notte di aver deciso di lasciare il Paese e la sospensione delle attività dell'ambasciata di Tripoli a causa della crescente insicurezza nella capitale libica.
«E' con rammarico che abbiamo deciso di lasciare la Libia e di sospendere provvisariamente le attività dell'ambasciata. Ritorneremo non appena le condizioni lo permetteranno», ha scritto l'ambasciatore Michael Aron sul suo account di Twitter.
Al Sisi a Renzi: responsabilità morale di mondo e Ue verso Libia - «Sulla Libia ho insisitito sul fatto che non possiamo perdere tempo. Occorre affrontare rapidamente la situazione. L'opera delle milizie armate e i violenti scontri devono cessare»: lo ha detto il presidente egiziano Abdel Fattah al Sisi in una conferenza stampa congiunta al Cairo con il presidente del Consiglio italiano Matteo Renzi, volato questa mattina nella capitale egiziana per una breve visita.
«La comunità internazionale e l'Ue, specialmente dopo il loro intervento, hanno una responsabilità umanitaria e morale di porre fine a questa situazione e anche su questo punto vi è accordo fra me e il presidente del Consiglio italiano», ha aggiunto al Sisi, intervenendo alla conferenza stampa.
Combattimenti all'aeroporto di Tripoli - Violenti combattimenti sono in corso da giorni tra milizie rivali intorno all'aeroporto di Tripoli, nei pressi del quale i vigili del fuoco tentano di domare un incendio che infuria per il quinto giorno consecutivo in due depositi di petrolio e gas colpiti da razzi. Ieri anche l'ambasciatore francese aveva lasciato Tripoli.
Disordini a frontiera Libia-Tunisia - Un poliziotto tunisino è stato ferito, probabilmente da una pallottola vagante sparata dalle forze libiche per respingere una folla di rifugiati che tentava di passare in Tunisia per fuggire i combattimenti in Libia. Lo hanno reso noto le autorità tunisine che dopo l'incidente hanno chiuso il valico di frontiera di Ras Jedir con la Libia. Per il momento non è stato fornito nessun bilancio ufficiale di questi disordini dalle autorità di Tripoli.
Due giorni fa il governo tunisino aveva avvertito che era pronto a chiudere le sue frontiere nel caso di un afflusso in massa di libici in fuga dai combattimenti. «La situazione economica nel nostro Paese è precaria e non ci permette di sostenere l'afflusso di centinaia di migliaia di rifugiati. Chiuderemo le frontiere se sarà nel nostro interesse nazionale», aveva affermato il capo della diplomazia di Tunisi, Mongi Hamdi.

Imploda l'Europa, l'Italia riacquisterebbe Sovranità Nazionale, Politica e Monetaria

Inglesi pronti a lasciare l'Unione Europea

La stampa britannica dà per scontato il grande passo, soprattutto dopo l'accordo - neanche tanto segreto - tra la Merkel e Putin

Inglesi pronti a lasciare l'Unione Europea

"Una bomba sull'Europa". Così hanno definito nel Regno Unito l'ipotesi che la Gran Bretagna possa lasciare l'Unione Europea e che ormai comincia a diventare realtà. All'indomani della nomina di Jean-Claude Juncker a presidente della commissione Ue, contro il quale il premier britannico David Cameron si è opposto fino all'ultimo, la stampa inglese sembra avere un solo obiettivo: far uscire la Gran Bretagna dall'Unione Europea. "Un passo avanti verso l'uscita dall'Europa" è stato il titolo dell'euroscettico Daily Mail. Sulla stessa linea pure il Times: "La Gran Bretagna vicino all'uscita dalla Ue" ha titolato il giornale di Rupert Murdoch. Il Paese si trova in uno "splendido isolamento". "Una sconfitta, un disastro" è stato il titolo dell'Independent, mentre il Guardian pure ha puntato a un "Regno Unito vicino all'uscita da Ue" e il Sun si è rivolto a Cameron titolando "Cam, siamo in guerra con l'Europa". Infine, il Financial Times, nel suo editoriale, ha sostenuto che si tratta di un "cambiamento storico di potere all'interno della Ue".
Il premier inglese ha fortemente criticato la scelta di Juncker per la presidenza della Commissione Ue. E così adesso da Londra potrebbe partire l'effetto-domino sull'Unione. Se lascia la Gran Bretagna potrebbe partire una reazione a catena dagli esiti imprevedibili.
Ma cosa si nasconde davvero dietro questo ultra euro scetticismo britannico? Non certo la nomina di nomina di Jean-Claude Juncker.
Quello che ha scatenato le ire di Londra - e degli atlantici in generale - è stato scritto sulle colonne della prima pagina dell'Independent di giovedì: l'accordo segreto tra il Cancelliere tedesco e lo Zar.
Germania e Russia, in barba alle sanzioni occidentali, starebbero negoziando in segreto un accordo che potrebbe porre fine alla crisi ucraina e allentare la tensione internazionale che ha ripiombato il mondo in un clima da nuova Guerra Fredda.
Il piano di pace, su cui stanno lavorando sia la Merkel che Putin, si fonda su due ambizioni principali: stabilizzare i confini dell’Ucraina e fornire al Paese, finanziariamente travagliato, una forte spinta economica, in particolare con un nuovo accordo energetico in grado di garantire la sicurezza delle forniture di gas.
Il problema, se la proposta della Merkel risultasse accettabile per i russi, è che la comunità internazionale avrebbe bisogno di riconoscere l’indipendenza di Crimea e la sua annessione da parte della Russia, una mossa che alcuni membri delle Nazioni Unite potrebbero trovare difficile da digerire, ma che la Germania sembra intenzionata a fare, anche forzando la mano.
Fonti vicine ai negoziati segreti sostengono che la prima parte del piano di stabilizzazione richiede che la Russia ritiri il sostegno finanziario e militare ai diversi gruppi pro-separatisti che operano in Ucraina sud-orientale e nell’ambito di tale accordo, la Regione riceverebbe alcuni poteri decentrati. Le popolazioni russofone avrebbero grandi autonomie.
Allo stesso tempo, il presidente ucraino dovrebbe accettare di non aderire alla NATO. In cambio, il presidente Putin non cercherà di bloccare o interferire con nuove relazioni commerciali dell’Ucraina con l’Unione europea, nel quadro del patto firmato poco tempo fa.
In secondo luogo, a Kiev sarebbe stato offerto un nuovo contratto a lungo termine con la russa Gazprom, mantenendo i prezzi che aveva col governo precedente.
Anche perché le forniture di gas Ucraina si stanno esaurendo e sono suscettibili di esaurirsi prima di questo inverno, che significherebbe la rovina economica e sociale per il Paese.
Come parte della transazione, la Russia dovrebbe compensare l’Ucraina con un pacchetto finanziario da un miliardo di dollari per la perdita del canone di locazione che (la Russia, N.d.t.) pagava per lo stazionamento della propria flotta in Crimea e nel porto di Sebastopoli sul Mar Nero, pagamento interrotto a marzo, quando la Crimea ha votato per l’indipendenza.
Un vero e proprio capolavoro diplomatico, che riporterebbe pace in Ucraina, riavvicenerebbe la Russia all'Europa e farebbe respirare un po' di sovranità al vecchio Continente, relegando in un angolo, per una volta, Usa, Nato e Troika. Che sembrano aver perso la testa e stanno scatenando un "bombardamento mediatico".
Poteva mettere i bastoni tra le ruote all'intesa l'abbattimento del Boeing 777, che ha provocato la morte di 298 civili, ma proprio dai media tedeschi è uscita fuori la verità. L'abbattimento attribuito da Washington e dall'Occidente ad un errore dei separatisti ucraini aiutati da Mosca in realtà, per sua stessa ammissione, è stato tirato giù da un caccia ucraino. Lo ha confessato il pilota soldato che ha sparato il missile sull'aereo della Malaysia Airlines su un noto quotidiano tedesco.
Per questo giovedì l'Independent ha gridato allo scandalo, ritenendo che il lavoro fin qui svolto da Merkel e Putin potrebbe portare davvero ad un accordo Berlino - Kiev - Mosca.
Berlino non ha mai nascosto che avrebbe molto da perdere dall'inasprimento delle sanzioni contro Mosca. Così come si è sempre espressa su posizioni concilianti verso la Russia, dalle sanzioni alla firma del South Stream, affermando che l'Europa non poteva permettersi di innalzare un'altra cortina di ferro.
Il negoziatore sarebbe un nome noto: Dmitry Firtash, uno degli uomini più ricchi dell'Ucraina, che medio' precedente maxi-accordo tra Gazprom e Kiev tra il 2006 ed il 2009. Firtash vive a Vienna inseguito da una richiesta di estradizione Usa (Guarda un po'!). Vicino al presidente ucraino, Petro Poroshenko, è anche accreditato di ottimi contati al Cremlino.
Ancora una volta la lungimiranza della Merkel e della Germania (alla faccia dei "populismi nostrani" e degli "euro scettici made in Usa"), la potenza e la calma dell'Orso Bianco russo potranno salvare l'Ucraina e l'Europa e Putin potrebbe fare l'ennesimo "scacco matto" ad Obama e agli atlantici. Così come ancora una volta, che ne dicano gli stolti patriottardi, la Germania, difendendo i propri interessi, sta difendendo tutta Europa dall'imperialismo della Nato e del Fmi.
Giuliano Castellino

. Fronte Unico per uscire dall'Euro

FORUM EUROPEO: ULTIMI AGGIORNAMENTI

1 agosto. Presentiamo ai lettori il programma definitivo del Forum europeo. Anche in formato PDF scaricabile.  Ci sono, rispetto alla versione che abbiamo pubblicato l'altro ieri, delle novità.

Sarà con noi Thomas Zmrzly, che svolgerà un reportage dalla regione ribelle del Donbass, dove si è recato come membro di una delegazione internazionale di solidarietà. Zmrzly ci dirà le cose che i media occidentali deliberatamente nascondono.

L'economista russo Said Gafurov si aggiunge alla tavola rotonda sul Capitalismo e la funzione della moneta, che si svolgerà giovedì 21 sera. Gafurov spiegherà la politica monetaria della Banca centrale russa e le connessioni con la Bce.
La sera di Venerdì 22 agosto, ci sarà la proiezione del documentario "Il più grande successo dell'euro", a cura di 101 Dalmata e l'Associazione LIRE.

Affrettatevi a prenotare poiché i posti letto disponibili sono già in esaurimento:
Per informazioni, prenotazioni e adesioni:
forumeuropeo2014@virgilio.it – Telefono: 339.2071977


 

governo ladro con tassazione al 53%

Un'estate al Fisco: l'ingorgo fiscale dell'estate italiana conta più di 400 adempimenti in un mese

Irpef, Irap, Ires, Iva, addizionali regionali, Inps, Tobin tax, imposta sostitutiva sui redditi di capitale, modello 770, contributi previdenziali per lavoratori dipendenti, artigiani, commercianti, collaboratori, lavoratori domestici, diritti delle Camere di commercio. Le scadenze di tutte queste tasse ricadono tra il 20 agosto e il 19 settembre.

Il periodo tra il 20 agosto e il 19 settembre sarà caratterizzato da una forte pioggia di adempimenti fiscali che interesserà più di 40 milioni di  italiani che si troveranno a pagare un'ammontare totale di 410 tasse diverse. Lo scoglio più grande è rappresentato dai modelli 770 ed è stato affrontato procrastinando la precedente scadenza dal 31 luglio al 19 settembre. I moduli 770 contengono l’elenco della forza lavoro retribuita e la loro presentazione è obbligatoria da parte dei datori di lavoro. Oltre a questo nell'ultimo scorcio di estate cadono le scadenze di Irpef, Irap, Ires, Iva, Inps Tobin Tax e moltissime altre.

Marina Calderone, presidente del Coordinamento unitario delle professioni, ha ricordato che bisogna allargare le vie d'accesso al Fisco operando una semplificazione burocratica a tutto tondo.

"Un esempio illuminante in tal senso - ha continuato la Calderone - è rappresentato dall’introduzione della cosiddetta contrapposizione di interessi: consiste nel rendere detraibile tutto quello che il contribuente spende, senza alcun limite. Questo avrebbe una serie di vantaggi: pagamento delle imposte sui redditi effettivi; interesse a richiedere la ricevuta o lo scontrino per qualsiasi pagamento; azzeramento degli adempimenti trattandosi di semplici conteggi di detrazione. Sarebbe un modo efficace anche per favorire l’emersione del nero. È un metodo scelto da molti altri Paesi, Stati Uniti in testa, ma che in Italia non riusciamo a far adottare".

Il maxi esodo delle vacanze estive sarà fiscale ancor prima che automobilistico. Saranno infatti 171 gli adempimenti che gli imprenditori individuali dovranno onorare entro fine estate, seguiti a ruota dai professionisti con 167 adempimenti. Anche imprenditori, commercianti, artigiani, partite Iva, professionisti, co.co.pro si ritrovano stretti da una mole di pagamenti in periodi stabiliti da date incerte.

Tutto ciò rende quasi impossibile una lucida razionalizzazione delle attività, così come un'efficace pianificazione finanziaria, alimentando l'imbottigliamento di quantità titaniche di adempimenti, tutti ammassati sul finire dell'estate.  

Cottarelli è stato messo all'angolo da subito, ipocrisia, stai sereno

 

Spending review, le tre ipotesi per il dopo-Cottarelli

Soluzione politica, tecnica o iper-politica? Le carte che Matteo Renzi ha sul tavolo per la successione al commissario in uscita: Yoram Gutgeld, Guido Tabellini o l'intero team economico che sta creando a palazzo Chigi
Spending review, le tre ipotesi per il dopo-Cottarelli
Alla riunione della direzione del Pd di ieri, Matteo Renzi è stato chiaro: «Non è che se c’è Cottarelli facciamo la revisione della spesa e se non c’è non la facciamo». Un’affermazione che va letta, però, nel quadro più generale del suo intervento, con particolare attenzione a una frase: «Se deleghiamo i tecnici a governare, mentre noi litighiamo sulle poltrone, avremo perso un’occasione e anche l’elettorato».
Com’è ormai noto, uno dei punti di attrito tra il premier e il commissario alla spending review è proprio l’equilibrio tra competenze tecniche e responsabilità politiche nell’individuazione e, soprattutto, nella destinazione dei risparmi di spesa. Punto, quest’ultimo, al centro delle accuse con le quali Cottarelli ha in qualche modo “accompagnato” le indiscrezioni su un suo prossimo addio all’incarico, che gli fu affidato dal governo Letta.
Proprio a partire da queste premesse, appare poco probabile che su quella poltrona torni a sedere un tecnico. Il nome più accreditato in tal caso sarebbe quello di Guido Tabellini, economista già rettore della Bocconi e già finito nel totoministri del governo Renzi per via XX settembre, chiamato invece poi dal premier a far parte del team di consulenti economici di palazzo Chigi. Ma, come detto, tale soluzione appare poco probabile, non tanto per il nome quanto per il profilo tecnico che esso rappresenta.
È per questo che il nome che circola maggiormente sui giornali è quello di Yoram Gutgeld, che avrebbe già dato la sua disponibilità al premier. Consigliere economico più ascoltato da Renzi sin dai tempi delle primarie per la candidatura a premier (autunno 2012), dopo essere stato eletto alla camera dei deputati è stato chiamato anche lui a far parte del team economico della presidenza del consiglio. Un profilo più “politico”, quindi, e un rapporto di stretta fiducia con il presidente del consiglio che possono consentire innanzi tutto di evitare nuovi attriti e, soprattutto, possono favorire un raccordo tra gli indirizzi del governo e gli interventi di tagli della spesa da individuare.
Ma c’è una terza soluzione, che sta prendendo quota nelle ultime ore. Una soluzione, per così dire, iper-politica: non nominare un nuovo commissario, ma lasciare che ad occuparsi della spending review sia l’intero team economico di palazzo Chigi. In raccordo, inevitabilmente, con il ministero dell’economia.
La squadra dei consulenti non è stata ancora nominata, ma alcuni nomi sono già noti: Tabellini e Gutgeld, certamente, ma anche Veronica De Romanis, Tommaso Nannicini, Roberto Perotti, Marco Simoni e Filippo Taddei, che dovrebbe così lasciare la segreteria del Pd. Da loro sono già arrivate sulla scrivania di Renzi alcune ipotesi di intervento sulla spesa pubblica, che il premier sarebbe pronto a prendere in considerazione.
http://www.europaquotidiano.it/2014/08/01/spending-review-tre-ipotesi-per-il-dopo-cottarelli/

i piccoli-medi pagano tutto i grandi pagano milioni invece di miliardi, l'arroganza dei ricchi

Lady appartamenti paga, Angiola Armellini dà 47 milioni al Fisco

Accordo su Imu e Ici evase su 1.243 case a Roma. "Non volevo evadere sono solo stata mal consigliata", ha detto l'ereditiera

- Accordo record tra Angiola Armellini e il Fisco. L'immobiliarista romana titolare di 1.243 appartamenti pagherà all'Agenzia delle Entrate una multa da 47 milioni di euro. La donna ha evaso due miliardi di euro, portati in Lussemburgo, per Ici e Imu non pagate. L'accordo con il Fisco potrebbe essere chiuso alla fine della prossima settimana. "Non volevo evadere, sono stata mal consigliata", si giustifica l'imprenditrice.
L'erede del grande impero immobiliare di Renato Armellini dunque paga: 37 milioni di euro al Fisco e 10 milioni al Campidoglio per tasse evase. Le era stato contestato l'occultamento di 1.243 immobili tra appartamenti, magazzini e negozi soltanto a Ostia. Gli avvocati della Armellini tengono a precisare che la contestazione rimbalzata sui giornali da due miliardi di euro non è veritiera, l'Agenzia delle Entrate contestava "solo" 300 milioni di evasione.

A lungo la Armellini e i legali hanno valutato l'ipotesi di andare allo scontro con l'Agenzia delle Entrate, un contenzioso che avrebbe potuto durare a lungo e i cui esiti non erano sicuramente certi. I fatti dicono che la Armellini nel 2004 portò le sue società all'estero, in Lussemburgo. Ma poi si accorse che questa esterovestizione non produceva guadagni quindi nel 2008 usò l'allora scudo fiscale per riportare le aziende in Italia inserendole in un trust.

E proprio l'uso dello scudo, pagato 6,3 milioni di euro, ha evitato alla Armellini la sanzione monstre da due miliardi. L'accordo fiscale probabilmente farà sì che i legali potranno anche chiedere il patteggiamento per il processo penale che la stessa Armellini dovrà ancora subire per l'evasione.
http://www.tgcom24.mediaset.it/cronaca/2014/notizia/lady-appartamenti-fa-pace-col-fisco_2060627.shtml

Corruzione Sistemica,quanta confusione sotto il cielo, l'unica certezza i cantieri sono fermi in quanto si sono già mangiati i soldi stanziati

Sblocca Italia: in 10 punti leva sviluppo
(ANSA) - ROMA, 1 AGO - Dallo sblocca-cantieri che attiva risorse per 30 miliardi, di cui il 57% di privati fino allo sblocca burocrazia, dallo sblocca-energia allo sblocca comuni. Sono alcuni dei 10 punti nel quali si articola il progetto 'Sblocca Italia', presnetato dal premier Renzi e che sarà approvato con un decreto e un ddl nel consiglio dei ministri in programma per fine agosto. Un insieme di misure che saranno "una grande leva per lo sviluppo" ha assicurato il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan.(ANSA).

Matteo ci dovrà dar conto

I TORMENTI DI MATTEO

Caffè, acqua minerale e aragoste In procura i rimborsi di Renzi

Il «grande accusatore» del premier Alessandro Maiorano presenta una maxidenuncia: dai soldi spesi quando era presidente della Provincia alla casa pagata da Carrai 


Napoli, incontro con il candidato alle primarie del PD Matteo Renzi
Ora c’è la denuncia. E fa una certa impressione vedere il plico poggiato sul tavolo dello studio dell’avvocato Carlo Taormina. Una montagna di carte. Che ieri mattina è stata firmata dal «grande accusatore» di Matteo Renzi, Alessandro Maiorano. Il dipendente comunale che dal 2011 denuncia le «debolezze» del premier: dalle presunte «spese pazze» ai tempi in cui era presidente della Provincia di Firenze, fino alla casa pagata dal suo braccio destro Marco Carrai.
Sul tema si sono esercitati in molti, ma fino ad oggi è successo decisamente poco. Ora Maiorano, e il suo difensore Taormina, sperano che finalmente qualcosa si muova. «La magistratura ha l’occasione di dimostrare di non essere politicizzata» sottolinea l’avvocato. E il denunciante rilancia: «Voglio la verità. Se ho sbagliato sono pronto a pagare, ma se ha sbagliato lui?». Quindi sfida Renzi: «Accetti il confronto televisivo».
Nell’attesa che il presidente del Consiglio risponda arriva la denuncia depositata ieri alla procura di Roma e che lunedì, presumibilmente, partirà alla volta di Firenze. L’accusa è di aver sperperato 30 milioni di euro di soldi pubblici e non solo. I reati ipotizzati vanno dall’associazione per delinquere al peculato, passando per l’abuso d’ufficio e la corruzione. Con Renzi sono state denunciate altre persone tra le quali i componenti della giunta provinciale in carica tra il 2004 ed il 2009, tre ex funzionari della Provincia di Firenze ora al Comune, Marco Carrai, Alessandro Dini, Alessandro Conticini.
Ora toccherà ai magistrati indagare e capire se il premier ha qualcosa da spiegare. Di certo, sfogliando le ricevute raccolte minuziosamente nel fascicolo c’è da sorridere. Anche perché, vista l’indignazione popolare per le mutande che Roberto Cota si fece rimborsare dalla Regione Piemonte, ci si domanda come sia possibile che nessuno abbia detto niente sull’«espresso» di Matteo.
È il 21 aprile del 2008. L’allora presidente della Provincia di Firenze si trova a Chicago per un viaggio istituzionale. E al suo ritorno inserisce nella nota spese uno scontrino da 13,78 dollari (10,67 euro al cambio di allora). 7,5 sono stati spesi per due caffè espressi.
Che dire poi della cena per 4 persone pagata la sera successiva? Un occhio alla ricevuta ed ecco spuntare 4 «aragoste in gratin» per un totale di 87,8 dollari. Dopotutto come si fa ad andare a Chicago e non mangiare aragosta? Il premier, in fondo, è persona che ama trattarsi bene. Così ecco spuntare un’altra cena, ma stavolta a Firenze, alla trattoria «I due G»: bottiglia da vino da 50 euro e una bistecca da un chilo e 800 grammi (i coperti sono tre).
Ma è sempre dagli Usa che arrivano le notizie più sfiziose. Come i 36 dollari per una colazione da Starbucks con 3 cappuccini, un muffin, yogurt, insalata di frutta e altre amenità. O come quel viaggio in cui la carta di credito della Provincia viene «momentaneamente bloccata a garanzia di un pagamento da parte di un hotel a Boston» e Renzi è costretto ad utilizzare la sua. La nota spese parla di 3000 dollari spesi al The Fairmont hotel di San Jose (il 7 novembre 2007). Nella delibera, però, si parla di 4.106,56 dollari, che al cambio fanno circa 700 euro in più. Una strana discrepanza. Sommando il resto delle ricevute spiccano gli oltre 6.200 euro spesi al ristorante Da Lino per varie cene e gli oltre 7.000 al ristorante Taverna Bronzino. Ci sono anche 184 euro pagati all’hotel Helvetia e Bristol di Firenze (ma Renzi non vive lì?).
Insomma tante «curiosità» su cui fare luce. Per le sue accuse Maiorano è già stato querelato dal premier. Il processo è già cominciato ma Matteo non si è costituito parte civile. Eppure è stato lui a presentare la denuncia. Un’altra stranezza in questa vicenda.

Nagorno Karabakh, altro focolaio di guerra in Europa

Azerbaigian lamenta "perdite" in pesanti scontri con Armenia

Secondo una fonte armena, le vittime sarebbero 14 (ASCA) - Roma, 1 ago 2014 - L'Azerbaigian ha dichiarato oggi d'aver subito perdite umane in un conflitto a fuoco che ha avuto luogo nella notte con soldati dell'Armenia in prossimita' della provincia separatista del Nagorno Karabakh. Ieri Erevan aveva lamentato la morte di due suoi militari. Il ministero della Difesa di Baku non ha fornito dettagli su quante soldati siano rimasti uccisi. Ma un alto ufficiale armeno ha detto all'agenzia di stampa France Presse che l'Azerbaigian ha perso 14 soldati. L'agenzia di stampa Apa, una delle principali testate dell'Azerbaigian, ha dal canto suo, ha detto che i soldati azeri morti sono otto. Il ministero della Difesa non ha ne' confermato, ne' smentito. (segue) (Fonte Afp) Mos

venerdì 1 agosto 2014

Argentina è il tipico esempio di come, in vigore il TTIP, un tribunale acquisisce il potere di eliminare la Sovranità di uno stato

Finanza

L'Argentina punta il dito contro gli Usa e valuta il ricorso all'Aia

31 Luglio 2014, 21:48
Nel caso Argentina, tutti sono contro tutti.
Buenos Aires punta il dito contro "la precarietà del sistema giudiziario americano". Per gli hedge fund con cui continua il braccio di ferro è l'Argentina che ha scelto di cadere in default. E il mediatore Daniel Pollack - che per cinque settimane ha tentato di trovare una soluzione tra le due parti - dice che "le leggi degli Stati Uniti devono essere rispettate" ma prende le distanze: "Non sta nel mio ruolo o intento trovare le colpe in nessuna delle parti".
Quali che siano le varie posizioni, il capo di gabinetto argentino Jorge Capitanich si prepara a portare la battaglia alla Corte internazionale dell'Aia.
Intanto i fari si spostano sul giudice americano Thomas Griesa, colui che sovrintende la disputa tra Argentina e NML Capital, divisione di Elliott Management, e Aurelius Capital Management e che domani alle 20 italiane terrà un'udienza. In quell'occasione si discuterà "dove le parti andranno" dopo che ieri le trattative in extremis non hanno portato ad alcuna soluzione.
E' quel giudice, 83 anni, ad avere stabilito nel 2012 che il governo di Cristina Fernandez de Kirchner non può onorare i suoi impegni con i creditori se prima non rimborsa gli hedge fund che - contrariamente agli altri detentori di bond - non accettarono le ristrutturazioni del debito del 2005 e 2010 e che chiedono 1,5 miliardi di dollari. Ed è per via di quella decisione, confermata lo scorso giugno dalla Corte Suprema Usa, che i 539 milioni di dollari depositati lo scorso 26 giugno dall'Argentina alla Bank of New York Mellon non sono stati versati ai creditori che invece accettarono il concambio (quel denaro resta nelle casse della banca). Da qui nasce il default, definizione contestata dal ministro argentino dell'economia Axel Kicillof, secondo cui non si può usare tale termine visto che i soldi ci sono. E chiedendo più tempo per trattare Kicillof ha lanciato un messaggio anche a S&P, che ieri ha bocciato il Paese: "chi crede alle agenzie di rating?". Moody's e Fitch non si sono ancora espresse dopo gli eventi di ieri.
Griesa, 83 anni, è famoso per non essersi mai impaurito nel prendere decisioni controverse. Lo fece per esempio quando negli Anni '80 si inimicò importanti gruppi di interesse -inclusi l'ex sindaco di New York Ed Koch e l'ex presidente Usa Ronald Reagan - bloccando il progetto "Westway" che avrebbe riempito i fondali dell'Hudson River (il fiume che scorre sul lato occidentale di Manhattan) di tunnel. Allora accusò un'agenzia federale di avere mentito sull'impatto ambientale di una simile iniziativa infrastrutturale.
Ora il giudice che ha contribuito a disegnare la storia di Manhattan sta influenzando il futuro finanziario di un Paese che si trova 8.000 chilometri più a Sud. Resta da vedere se hanno ragione, come scrive il Financial Times, alcuni colleghi secondo cui Griesa tende a prendere decisioni dalle conseguenze non volute. I mercati finanziari argentini se ne sono già accorti: i principali bond, l'azionario ed il peso sono stati venduti a piene mani. Anche i titoli di società argentine quotate in Usa hanno subito forti perdite. Ma gli investitori sperano in un intervento delle banche (forse JP Morgan?) che potrebbero comprare i bond in mano agli hedge fund sbloccando la situazione.
http://america24.com/news/argentina-punta-il-dito-contro-gli-usa-valuta-il-ricorso-all-aia 

il Pd vuole mantenere lo stato sociale, ha distrutto la scuola, ha rotto progetti di vita potando le pensioni a 70 anni, manca la sanità pubblica da dove da sempre ha attinto soldi e clientele

Intervista

Taddei: "Non aumenteremo la spesa"

Il responsabile economico del PD rassicura il commissario ed ex economista dell'Fmi Cottarelli: "Segnalare i rischi è il suo lavoro. Non ci sarà nessuna manovra correttiva". L'intervista di Luca Sappino, Espresso.it

pubblicato il 31 luglio 2014 , 136 letture
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Dalla segreteria renziana arriva acqua sul fuoco: «Quello di Cottarelli è un richiamo alla responsabilità» dice all’Espresso il responsabile economico del Pd, Filippo Taddei. Un richiamo, «giusto» ma non così necessario, perché «quello che noi vogliamo fare è riallocare la spesa, aumentandola su scuola e università, ad esempio, ma non aumentarla nel suo complesso».
«Non va letta come una polemica col governo» dice insomma Taddei. Che poi minimizza anche gli effetti della sbagliata previsione sul Pil (0,8 aveva detto il premier presentando il Def, 0,3 sarà per il fondo monetario internazionale): «Non è tanto un problema per i conti pubblici, quanto un problema perché ritarda la ripresa dell'occupazione». «Non ci sarà nessuna manovra correttiva» assicura ancora Taddei. E sugli effetti depressivi dei tagli, replicando all’economista Emiliano Brancaccio, intervistato dell’Espresso , precisa: «Se fai una revisione della spesa che taglia inefficienze e redistribuisce risorse dai più protetti ai meno protetti, come si può argomentare che sia recessiva?». Sul rischio, paventato dal forzista Renato Brunetta, di un’imminente lettera di richiamo della Bce, Taddei assume un tono incredulo: «Non riesco a capire perché se ne parli», dice. «La fonte Brunetta non mi pare delle più attendibili».

Taddei, il commissario Carlo Cottarelli accusa il parlamento: «Si sta diffondendo la pratica di autorizzare nuove spese indicando che la copertura sarà trovata attraverso future operazioni di revisione della spesa o, in assenza di queste, attraverso tagli lineari delle spese ministeriali». La polemica però è anche col governo.
«No. Ho sentito Cottarelli e il suo è solo un richiamo alla responsabilità, senza polemica verso il governo, ma rivolto a tutte le istituzioni repubblicane. È suo compito segnalare ogni volta che i risparmi rischiano di venire utilizzati per altro che non sia la riduzione della pressione fiscale sul lavoro e sulle imprese, priorità dell’Italia, del Pd e del governo Renzi».
Cottarelli dà anche una cifra: «Il totale delle risorse che sono state spese prima di essere risparmiate per effetto di queste decisioni ammonta ora a 1,6 miliardi per il 2015».
«Cottarelli avrà i suoi calcoli, e mette insieme sicuramente l’emendamento su quota 96 con altri piccoli interventi collegati al decreto della P.A. Ma, ripeto, è il suo ruolo: fa bene a segnalare ma non deve preoccuparsi. Noi vogliamo riallocare la spesa, sì, aumentando ad esempio quella per scuola e università, ma una cosa è riallocare la spesa, un'altra è aumentarla nel suo complesso».
Esistono questi 25 dossier chiusi in un cassetto? 

«I dossier esistono, ma non sono chiusi in un cassetto. Sono stati condivisi ai più alti livelli. Alcuni sono più utili di altri, come in tutte le cose. Il lavoro di Cottarelli non si esaurisce però nei dossier, e va oltre, perché Cottarelli non è un archivista ma un economista esperto e le sue raccomandazioni sono molto dettagliate e sistemiche».
Alle parole di Cottarelli si aggiunge la sbagliata previsione sull'andamento del Pil. Mezzo punto in meno (0,8 aveva detto il premier, 0,3 per l'Fmi), vale 4 miliardi. Che effetto avrà sui piani annunciati dal governo? 

«Aspettiamo i dati definitivi sul secondo trimestre prima di poterlo dire. Il rallentamento della crescita, la cui entità valuteremo tra qualche giorno, non è però tanto un problema per i conti pubblici, quanto perché ritarda la ripresa dell'occupazione».
Dovrete veramente trovare, in sede di legge di stabilità, altri 25 miliardi? L'economista critico Emiliano Brancaccio dice all'Espresso che così avremo solo più effetti depressivi. Pensate invece che tagliando la spesa il Pil alla fine crescerà? 

«Nessuna manovra correttiva. Sappiamo però che la legge di stabilità sarà impegnativa, questo sì, perché grandi sono gli impegni delle riforme strutturali che abbiamo preso».
E gli effetti depressivi? 

«Sugli effetti depressivi dei tagli alla spesa vorrei che fossimo chiari: se fai una revisione della spesa che taglia inefficienze e redistribuisce risorse dai più protetti ai meno protetti, come si può argomentare che sia recessiva? Il Pd vuole tutelare la spesa pubblica perché vuole mantenere lo stato sociale. Non c'è modo migliore di proteggere lo stato sociale che migliorarne l'efficacia, scagliandosi senza tentennamenti contro sprechi e abusi».
Renato Brunetta ha persino ipotizzato una nuova lettera della Bce. Pensa arriverà? 

«Non mi risulta alcuna possibilità che la Bce ci mandi una lettera. Non riesco a capire perché se ne parli. Data la loro esperienza di governo, la fonte Brunetta non mi pare delle più attendibili».
http://www.partitodemocratico.it/doc/270629/taddei-non-aumenteremo-la-spesa.htm

l'uomo abbaia e l'Ilva vola

Taddei: "Il Pd e il governo non abbandonano la siderurgia"

L'europarlamentare Bonafè presenta un'interrogazione al Commissario Almunia per la vicenda ThyssenKrupp

pubblicato il 1 agosto 2014 , 247 letture
"Non saranno né il Pd né il Governo ad abbandonare al suo destino la siderurgia, un settore strategico dell'industria italiana, trascurando il destino di Acciai Speciali Terni (AST) del Gruppo ThyssenKrupp". Così il responsabile economico del Partito Democratico Filippo Taddei.

"Alle parole - aggiunge - seguono i fatti. Oggi l'Amministratore Delegato di AST Lucia Morselli ha accolto la richiesta del Governo Italiano di sospendere la messa in mobilità dei lavoratori. Il Pd pensa al futuro dei lavoratori e sostiene l'azione del Governo che aprirà il prossimo 4 settembre, presso il Ministero dello Sviluppo Economico, un tavolo strategico per il piano industriale di AST. Il tavolo contribuirà in maniera decisiva a rendere l'eccellenza tecnologica e industriale di AST in grado di sostenersi, mantenendo la presenza italiana in questo settore strategico. E' la migliore garanzia - probabilmente anche l'unica - per il futuro dei lavoratori di AST e del suo indotto. Nelle prossime settimane sarò a Terni per incontrare i lavoratori e la cittadinanza per dare concretamente sostegno a queste iniziative". 

L'europarlamentare Simona Bonafè ha presentato un'interrogazione al Commissario Almunia per la vicenda Thyssen, e ha sottolineato, in una nota, che "è un segnale positivo che l’Ad di Ast, abbia accettato, come riferito dal ministro Guidi, la richiesta di sospendere gli atti unilaterali riguardanti la contrattazione aziendale e l'annunciata procedura di mobilita per i dipendenti.

Adesso sarà possibile lavorare in maniera costruttiva - aggiunge - al tavolo di confronto sul piano industriale dell'azienda.
Nello stesso tempo ho provveduto a depositare in queste ore un'interrogazione alla Commissione Ue che faccia luce sul rispetto dei criteri di redditività e competitività indicati da Almunia per il riacquisto di Ast da parte di Thyssenkrupp".

http://www.partitodemocratico.it/doc/270657/taddei-il-pd-e-il-governo-non-abbandonano-la-siderurgia.htm

. il Tav è un'opera inutile, costosa e dannosa

Griseri stratega (o portavoce) del Tav

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Regolarmente quando si parla di Tav spunta qualche personaggio politico in cerca di notorietà oppure un giornalista “appannato” che prova a candidarsi come portavoce dei Si Tav cioè quelli che, si sa, i soldi li mettono un po’ dappertutto.
Ed ecco che anche ieri, come tradizione vuole, l’articolo pubblicato su La Repubblica ci ha restituito un nuovo appassionato stratega del Tav.
L’articolo in questione Tav: tra espropri e cantieri in autunno si gioca la partita decisiva a firma di Paolo Griseri tradisce un certo entusiasmo, incontenibile quando arriva la citazione di Chiamparino, elevato ad oracolo dei tempi moderni: “Come disse una volta Sergio Chiamparino quando ancora era sindaco di Torino – in valle si cercano soluzioni tecniche per risolvere problemi politici – E questo accadrà.”
Concedeteci una risata. Nonostante le certezze del Chiampa è evidente a tutti, anche ai sostenitori del Tav, come le soluzione tecniche adottate finora siano decisamente naufragate (tra le molte vi citiamo solo L’Osservatorio e le compensazioni…). Anche il tentativo di ridurre l’opposizione all’Alta Velocità ad una mera questione di ordine pubblico non ha dato i risultati sperati e, quindi, cosa rimane a fronte di ciò?
Proprio come dice Chiamparino, rimane un problema politico, aggiungiamo noi bello grosso, per chi vorrebbe chiudere la partita ma sa di non potercela fare, ma anche per gli italiani che in un periodo nero di crisi si vedono sottrarre tanti denari per un’opera inutile.
Delle tante finezze di cui l’articolo è farcito, vogliamo però sottolineare un’omissione grossa come una casa, scrive Griseri: “ L’opposizione del movimento No Tav potrebbe impedire l’esproprio del rimanente 20 per cento (come sta tentando di fare in queste ore al Terzo Valico) e in quel caso i contribuenti italiani pagherebbero 6 milioni in più del previsto. C’è tempo comunque un anno e mezzo per sciogliere il nodo.”
Altra risata sul nodo. Perché non dire agli italiani, allora, che se si rinunciasse a quest’opera inutile e dannosa di soldi se ne risparmierebbero ben di più, tipo alcuni miliardi che potrebbero servire a sostenere chi oggi è senza lavoro, a dare una casa a chi oggi la sta perdendo oppure a finanziare la ristrutturazione di scuole, ospedali ecc…?
L’articolo continua con tutta una serie di ipotesi e molti paragrafi in cui i “ma” e  “se” si alternano a numerosi  “?” e non è un caso poiché, per quanto a certi personaggi piacerebbe poter pianificare il futuro, sanno che la variabile determinante finora è stata soprattutto quella del movimento No Tav che, nonostante gli innumerevoli sforzi di politica e magistratura, resiste e non si arrende.
Per ora, quindi, nonostante le profezie di Griseri o gli auspici del Chiampa, noi rimaniamo concentrati sui nostri obiettivi, cioè rallentare i lavori al cantiere del tunnel esplorativo, denunciare le infiltrazioni mafiose tra le aziende che operano in valle e palesare la colossale truffa che vorrebbero portare avanti a danno degli abitanti di questo paese.
Il resto, lo decideremo come sempre a casa nostra e se mai decidessero di scendere più a valle, di una cosa potete essere sicuri: ai nostri posti sempre ci troverete!
http://www.notav.info/post/griseri-stratega-o-portavoce-del-tav/

lavoro e fisco le priorità ma ci divertiamo a cambiare la Costituzione forzando le votazioni

GENOVA – ILVA, SCATTA L’ALLARME ROSSO

ilsecoloXIX.it – L’ultima manifestazione di fronte alla prefettura
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Genova – Dodici milioni, spalmati in dieci mesi. È il “prezzo”della pace sociale a Genova e dovrà essere pagato dal prossimo settembre, per non surriscaldare le braci dell’ Ilva e dei suoi 1.750 lavoratori, che si ritroveranno in autunno senza il paracadute dei contratti di solidarietà – già applicati a 1450 di loro – e con prospettive nerissime sul fronte aziendale. Una bomba sociale innescata, a cui già oggi guarda con apprensione la polizia. Il timore non è legato solo all’inasprirsi di questa vertenza, ma alla possibilità che si verifichino saldature con le crisi, sempre latenti, di altre importanti realtà lavorative.
A far suonare il primo campanello d’allarme ieri è stato l’assessore regionale al Lavoro, Enrico Vesco. E lo ripeterà oggi al governo il presidente della Regione Claudio Burlando, a margine dell’incontro sulle infrastrutture. Ma non è detto che la soluzione perseguita e individuata da piazza De Ferrari sia la stessa che auspicano i sindacati. In particolare la Fiom Cgil, che preferirebbe il rispetto di un accordo di programma, quello del 2008, che ormai sembra irrimediabilmente superato dagli eventi e dalla crisi del gigante italiano della siderurgia.
«Non è una situazione facile. Ci vuole una risposta alla svelta e deve arrivare nonostante l’agosto alle porte – è la preoccupazione di Vesco – Serve al più presto la convocazione di un tavolo allargato del Mise, il Ministero del lavoro e dello sviluppo economico, per riconoscere ai lavoratori dell’ Ilva di Genova un anno di cassa integrazione in deroga in attesa dell’inizio del nuovo quinquennio di ammortizzatori sociali, quando potranno accedere alla cassa straordinaria», commenta l’assessore regionale al Lavoro. La data in questione dovrebbe essere quella del 10 agosto 2015.
«Le risorse a nostra disposizione – continua l’assessore – non ci consentono infatti di farcene carico a livello regionale, per questo abbiamo chiesto al Ministero di intervenire e in un recente incontro ci è stata prospettata la possibilità che almeno per il 2014 ci possa essere una prosecuzione. Il Ministero ha infatti dato la disponibilità a stanziare 3, 5 milioni fino alla fine di dicembre, anche se per arrivare a coprire fino all’agosto del 2015 servirebbero circa 12,5 milioni di euro». Per i sindacati, o almeno per l’ala più dura, la cassa integrazione in deroga non rappresenta affatto una soluzione a un problema più complesso. Chiaro il commento di Bruno Manganaro, segretario della Fiom genovese: «Non è possibile proporre uno strumento che non garantisce la copertura economica mese per mese, che dura fino a dicembre e poi vedremo, che è inferiore al valore economico garantito dai contratti di solidarietà! – attacca il sindacalista – Lo abbiamo detto mesi fa in Prefettura, lo abbiamo detto al Ministero dello Sviluppo Economico, lo abbiamo ribadito agli Enti Locali e lo riconfermiamo oggi: sull’Ilva di Genova a settembre, senza continuità di reddito e senza ammortizzatori sociali certi ed esigibili, quelle giornate saranno incandescenti! I lavoratori dell’Ilva di Cornigliano non sono disponibili a veder messo in discussione ciò che è scritto negli accordi sul loro salario e occupazione. E, come hanno dimostrato giorni fa, hanno l’intelligenza e anche la forza per lottare».
Parole che certo non rasserenano gli animi, dopo l’esempio di inizio luglio: il centro bloccato per due giorni, i mezzi pesanti davanti alla prefettura, i cortei.







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