Il PROTEZIONISMO diventa il soggetto spinto dalla DEFLAZIONE ordo-liberista

Il PROTEZIONISMO diventa il soggetto spinto dalla DEFLAZIONE ordo-liberista
La ragione di ciò sta nel fatto che la cuspide del potere di queste due nazioni (Francia e Germania) comprende benissimo che la crisi strutturale di quei capitalismi perdura, si accresce, e non è domata dalla retorica europeista. La deflazione ordo-liberista erode i margini, fa scendere i tassi di profitto, rende più difficile la circolazione del capitale fisso e la finanza può far crescere qualche rendita, ma non crea lavoro, né prospettive per il giovane proletariato franco-tedesco. La circolazione del capitale si blocca e allora si ricorre al naturale e normale espediente che è il protezionismo. Ma questo scardina le basi stesse della struttura tecnocratica europea. Butta nel fango i trattati di Maastricht e di Lisbona, trasforma in canzoni da melodramma le recite neo liberiste. Giulio Sapelli http://www.ilsussidiario.net/News/Economia-e-Finanza/2017/8/27/GEO-FINANZA-Dalla-Cina-alle-cicale-la-Germania-prepara-il-terremoto-dell-Ue/779737/

L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 9 agosto 2014

Israele/ebrei nulla toglie che avete ucciso donne e bambini, non avete diritto ad esistere, andate negli Stati Uniti


Il rapporto segreto che aiuta Israele a nascondere i fattiIl rapporto segreto che aiuta Israele a nascondere i fatti


contropiano.org – I portavoce israeliani hanno il loro bel da fare nello spiegare come hanno ucciso più di 1000 Palestinesi in Gaza, molti dei quali civili, a confronto con appena tre civili uccisi in Israele dai razzi e mortai di Hamas. Ma in televisione, nelle radio e sui giornali, i portavoce del governo israeliano, come Mark Regev, appaiono furbi e meno aggressivi rispetto ai loro predecessori, che spesso erano visibilmente indifferenti a quanti palestinesi erano stati uccisi.
C’è una ragione per questo miglioramento delle competenze di PR (Public Relation n.d.t) dei portavoce israeliani. Stando a quello che si dice, il copione che stanno utilizzando è uno studio professionale, ben studiato e riservato, su come influenzare i media e l’opinione pubblica in America e in Europa. Scritto dall’esperto sondaggista repubblicano e stratega politico, il dottor Frank Luntz, lo studio è stato commissionato cinque anni fa da un gruppo chiamato Il Progetto Israele, con uffici negli Stati Uniti e in Israele, per l’utilizzo da parte di coloro “che sono in prima linea nella lotta contro la guerra mediatica per Israele “.
Ognuna delle 112 pagine del libretto è contrassegnata “non per la distribuzione o la pubblicazione” ed è facile capire il perché. La relazione Luntz, ufficialmente intitolata ” Il Dizionario della Lingua Globale del Progetto Israele 2009“, è trapelata quasi subito aNewsweek online, ma la sua vera importanza è stata raramente riconosciuta. Dovrebbe essere una lettura obbligatoria per tutti, specialmente i giornalisti, interessati a qualsiasi aspetto della politica israeliana riguardo alle sue “fare e non fare” per i portavoce israeliani.
Questi sono molto illuminanti per il divario tra ciò che i funzionari e i politici israeliani credono davvero, e quello che dicono, quest’ultimo modellato nei minimi dettagli con sondaggi per determinare quello che gli americani vogliono ascoltare. Certo, nessun giornalista che intervista un portavoce israeliano può farlo senza leggere questa anteprima di molti dei temi e frasi utilizzate dal signor Regev e dai suoi colleghi.
Il libretto è pieno di consigli sostanziosi su come si dovrebbero modellare le loro risposte per diversi tipi di pubblico. Ad esempio, lo studio afferma che “gli americani concordano sul fatto che Israele ha diritto a frontiere difendibili”. Ma non si dice nulla di preciso per definire esattamente come dovrebbero essere quei confini. Evitare di parlare di confini in termini di pre-o post-1967, perché serve solo a ricordare agli americani la storia militare di Israele. Soprattutto a sinistra questo ti danneggia.  Ad esempio, il supporto per il diritto di Israele a confini difendibili cade da un esaltante 89 per cento a meno del 60 per cento quando si parla in termini di 1967.
Cosa dire riguardo al diritto al ritorno per i rifugiati palestinesi che sono stati espulsi o sono fuggiti nel 1948 e negli anni successivi, e che non sono autorizzati a tornare alle loro case? Qui il dottor Luntz offre sottili consigli per i portavoce, dicendo che “il diritto al ritorno è un problema difficile da comunicare efficacemente per gli israeliani  perché gran parte del linguaggio israeliano suona come le parole ‘separati ma uguali’ dei segregazionisti negli anni ’50 e ’80 sostenitori dell’apartheid. Il fatto è che gli americani non amano, non credono e non accettano il concetto di ‘separati ma uguali’. ”
Come dovrebbero regolarsi i portavoce con quello che il libretto ammette essere una domanda difficile? Dovrebbero fare una “domanda”, sulla base del fatto che gli americani non amano le persone che fanno domande”. Poi dicono ‘ i Palestinesi non si sono accontentati del proprio stato. Ora stanno chiedendo territorio all’interno di Israele’”.  Altre proposte per una effettiva risposta israeliana includono l’affermazione che il diritto al ritorno potrebbe diventare parte di una accordo definitivo “a un certo punto in futuro”.
Dr Luntz osserva che gli americani nel loro complesso hanno paura dell’immigrazione di massa negli Stati Uniti, così parlare di “immigrazione palestinese di massa” in Israele questa  non sarà accolta favorevolmente dagli americani. Se non altro funziona dire che il ritorno dei palestinesi potrebbe “deviare gli sforzi per raggiungere la pace”.
La relazione Luntz è stata scritta all’indomani dell’operazione Piombo Fuso nel dicembre 2008 e gennaio 2009, quando 1.387 palestinesi e nove israeliani furono uccisi.
C’è un intero capitolo su “isolare l’Iran sostenuta da Hamas come un ostacolo alla pace”. Purtroppo, all’arrivo dell’attuale operazione Protective Edge, che ha avuto inizio il 6 luglio, c’è stato un problema per i propagandisti israeliani perché Hamas aveva litigato con l’Iran sulla guerra in Siria e non ha avuto contatti con Teheran. Relazioni amichevoli sono stati ripresi solo negli ultimi giorni – grazie alla invasione israeliana.
Gran parte del consiglio del dottor Luntz è di circa il tono e la presentazione del caso israeliano. Dice che è assolutamente cruciale per trasmettere empatia per i palestinesi: “Persuadables [sic] non si curano di quanto si sa fino a che non sanno quanto vi preoccupate. Mostrate empatia per entrambi i lati! “Questo potrebbe spiegare perché un certo numero di portavoce israeliani sono quasi lacrimosi per le difficoltà dei palestinesi martellati da bombe e proiettili israeliani.
In una frase in grassetto, sottolineato e scritto in minuscolo, il dottor Luntz dice che il portavoce o leader politici israeliani non devono mai, mai giustificare “il massacro deliberato di donne e bambini innocenti” e devono aggressivamente sfidare coloro che accusano Israele di un tale crimine. Il portavoce israeliano ha lottato per essere fedele a questa prescrizione quando 16 palestinesi sono stati uccisi in un rifugio delle Nazioni Unite a Gaza lo scorso Giovedi.
C’è una lista di parole e frasi da utilizzare e una lista di quelle da evitare. Schmaltz è molto richiesto: “Il modo migliore, l’unico modo, per raggiungere la pace duratura è quello di raggiungere il rispetto reciproco.” Soprattutto, il desiderio di Israele per la pace con i palestinesi va sottolineato in ogni momento, perché questo  è quello che la stragrande maggioranza degli americani  vuole che accada. Ma ogni influenza su Israele per fare effettivamente la pace può essere ridotta affermando “un passo alla volta, un giorno alla volta”, che sarà accettato come “un approccio di buon senso per l’equazione terra in cambio di pace”.
Dr Luntz cita come un esempio un “efficace slogan israeliano” che recita: “In particolare voglio raggiungere le madri palestinesi che hanno perso i loro figli. Nessun genitore dovrebbe seppellire il proprio bambino”.
Lo studio ammette che il governo israeliano non vuole veramente una soluzione a due stati, ma dice che questo dovrebbe essere mascherato, perché il 78 per cento degli Americani lo vuole. Le speranze per il miglioramento economico dei palestinesi devono essere sottolineate.
Il primo ministro Benjamin Netanyahu è citato con vigore quando dice che è “tempo per qualcuno di chiedere ad Hamas: Che cosa stai facendo per portare prosperità al tuo popolo?”. L’ipocrisia di questo tizio convince: sono i sette anni di assedio economico israeliano che hanno ridotto Gaza alla povertà e alla miseria.
In ogni occasione, la presentazione degli eventi dei portavoce israeliani è orientata a dare agli Americani ed Europei l’impressione che Israele vuole la pace con i palestinesi ed è disposto a compromessi per raggiungere questo obiettivo, quando tutte le prove dicono che non è così. Anche se non era nelle intenzioni, alcuni studi più rivelatori sono stati scritti in tempo di guerra e di pace sul moderno Israele.
 The Israel Project’s 2009 GLOBAL LANGUAGE DICTIONARY (Pdf versione italiana)
titolo originale: The secret report that helps Israel hide facts
di Patrick Cockburn pubblicato su www.independent.co.uk

Traduzione di Davide Amerio http://www.tgvallesusa.it/?p=10214
Il rapporto segreto che aiuta Israele a nascondere i fatti – contropiano.org.

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Ma in televisione, nelle radio e sui giornali, i portavoce del governo israeliano, come Mark Regev, appaiono furbi e meno aggressivi rispetto ai loro predecessori, che spesso erano visibilmente indifferenti a quanti palestinesi erano stati uccisi. C’è una ragione per questo miglioramento delle competenze di PR (Public Relation n.d.t) dei portavoce israeliani. Stando a quello che si dice, il copione che stanno utilizzando è uno studio professionale, ben studiato e riservato, su come influenzare i media e l’opinione pubblica in America e in Europa. Scritto dall’esperto sondaggista repubblicano e stratega politico, il dottor Frank Luntz, lo studio è stato commissionato cinque anni fa da un gruppo chiamato Il Progetto Israele, con uffici negli Stati Uniti e in Israele, per l’utilizzo da parte di coloro “che sono in prima linea nella lotta contro la guerra mediatica per Israele “. Ognuna delle 112 pagine del libretto è contrassegnata “non per la distribuzione o la pubblicazione” ed è facile capire il perché. La relazione Luntz, ufficialmente intitolata ” Il Dizionario della Lingua Globale del Progetto Israele 2009“, è trapelata quasi subito aNewsweek online, ma la sua vera importanza è stata raramente riconosciuta. Dovrebbe essere una lettura obbligatoria per tutti, specialmente i giornalisti, interessati a qualsiasi aspetto della politica israeliana riguardo alle sue “fare e non fare” per i portavoce israeliani. Questi sono molto illuminanti per il divario tra ciò che i funzionari e i politici israeliani credono davvero, e quello che dicono, quest’ultimo modellato nei minimi dettagli con sondaggi per determinare quello che gli americani vogliono ascoltare. Certo, nessun giornalista che intervista un portavoce israeliano può farlo senza leggere questa anteprima di molti dei temi e frasi utilizzate dal signor Regev e dai suoi colleghi. Il libretto è pieno di consigli sostanziosi su come si dovrebbero modellare le loro risposte per diversi tipi di pubblico. Ad esempio, lo studio afferma che “gli americani concordano sul fatto che Israele ha diritto a frontiere difendibili”. Ma non si dice nulla di preciso per definire esattamente come dovrebbero essere quei confini. Evitare di parlare di confini in termini di pre-o post-1967, perché serve solo a ricordare agli americani la storia militare di Israele. Soprattutto a sinistra questo ti danneggia. Ad esempio, il supporto per il diritto di Israele a confini difendibili cade da un esaltante 89 per cento a meno del 60 per cento quando si parla in termini di 1967. Cosa dire riguardo al diritto al ritorno per i rifugiati palestinesi che sono stati espulsi o sono fuggiti nel 1948 e negli anni successivi, e che non sono autorizzati a tornare alle loro case? Qui il dottor Luntz offre sottili consigli per i portavoce, dicendo che “il diritto al ritorno è un problema difficile da comunicare efficacemente per gli israeliani perché gran parte del linguaggio israeliano suona come le parole ‘separati ma uguali’ dei segregazionisti negli anni ’50 e ’80 sostenitori dell’apartheid. Il fatto è che gli americani non amano, non credono e non accettano il concetto di ‘separati ma uguali’. ” Come dovrebbero regolarsi i portavoce con quello che il libretto ammette essere una domanda difficile? Dovrebbero fare una “domanda”, sulla base del fatto che gli americani non amano le persone che fanno domande”. Poi dicono ‘ i Palestinesi non si sono accontentati del proprio stato. Ora stanno chiedendo territorio all’interno di Israele’”. Altre proposte per una effettiva risposta israeliana includono l’affermazione che il diritto al ritorno potrebbe diventare parte di una accordo definitivo “a un certo punto in futuro”. Dr Luntz osserva che gli americani nel loro complesso hanno paura dell’immigrazione di massa negli Stati Uniti, così parlare di “immigrazione palestinese di massa” in Israele questa non sarà accolta favorevolmente dagli americani. Se non altro funziona dire che il ritorno dei palestinesi potrebbe “deviare gli sforzi per raggiungere la pace”. La relazione Luntz è stata scritta all’indomani dell’operazione Piombo Fuso nel dicembre 2008 e gennaio 2009, quando 1.387 palestinesi e nove israeliani furono uccisi. C’è un intero capitolo su “isolare l’Iran sostenuta da Hamas come un ostacolo alla pace”. Purtroppo, all’arrivo dell’attuale operazione Protective Edge, che ha avuto inizio il 6 luglio, c’è stato un problema per i propagandisti israeliani perché Hamas aveva litigato con l’Iran sulla guerra in Siria e non ha avuto contatti con Teheran. Relazioni amichevoli sono stati ripresi solo negli ultimi giorni – grazie alla invasione israeliana. Gran parte del consiglio del dottor Luntz è di circa il tono e la presentazione del caso israeliano. Dice che è assolutamente cruciale per trasmettere empatia per i palestinesi: “Persuadables [sic] non si curano di quanto si sa fino a che non sanno quanto vi preoccupate. Mostrate empatia per entrambi i lati! “Questo potrebbe spiegare perché un certo numero di portavoce israeliani sono quasi lacrimosi per le difficoltà dei palestinesi martellati da bombe e proiettili israeliani. In una frase in grassetto, sottolineato e scritto in minuscolo, il dottor Luntz dice che il portavoce o leader politici israeliani non devono mai, mai giustificare “il massacro deliberato di donne e bambini innocenti” e devono aggressivamente sfidare coloro che accusano Israele di un tale crimine. Il portavoce israeliano ha lottato per essere fedele a questa prescrizione quando 16 palestinesi sono stati uccisi in un rifugio delle Nazioni Unite a Gaza lo scorso Giovedi. C’è una lista di parole e frasi da utilizzare e una lista di quelle da evitare. Schmaltz è molto richiesto: “Il modo migliore, l’unico modo, per raggiungere la pace duratura è quello di raggiungere il rispetto reciproco.” Soprattutto, il desiderio di Israele per la pace con i palestinesi va sottolineato in ogni momento, perché questo è quello che la stragrande maggioranza degli americani vuole che accada. Ma ogni influenza su Israele per fare effettivamente la pace può essere ridotta affermando “un passo alla volta, un giorno alla volta”, che sarà accettato come “un approccio di buon senso per l’equazione terra in cambio di pace”. Dr Luntz cita come un esempio un “efficace slogan israeliano” che recita: “In particolare voglio raggiungere le madri palestinesi che hanno perso i loro figli. Nessun genitore dovrebbe seppellire il proprio bambino”. Lo studio ammette che il governo israeliano non vuole veramente una soluzione a due stati, ma dice che questo dovrebbe essere mascherato, perché il 78 per cento degli Americani lo vuole. Le speranze per il miglioramento economico dei palestinesi devono essere sottolineate. Il primo ministro Benjamin Netanyahu è citato con vigore quando dice che è “tempo per qualcuno di chiedere ad Hamas: Che cosa stai facendo per portare prosperità al tuo popolo?”. L’ipocrisia di questo tizio convince: sono i sette anni di assedio economico israeliano che hanno ridotto Gaza alla povertà e alla miseria. In ogni occasione, la presentazione degli eventi dei portavoce israeliani è orientata a dare agli Americani ed Europei l’impressione che Israele vuole la pace con i palestinesi ed è disposto a compromessi per raggiungere questo obiettivo, quando tutte le prove dicono che non è così. Anche se non era nelle intenzioni, alcuni studi più rivelatori sono stati scritti in tempo di guerra e di pace sul moderno Israele. The Israel Project’s 2009 GLOBAL LANGUAGE DICTIONARY (Pdf versione italiana) titolo originale: The secret report that helps Israel hide facts di Patrick Cockburn pubblicato su www.independent.co.uk Traduzione di Davide Amerio http://www.tgvallesusa.it/?p=10214 Il rapporto segreto che aiuta Israele a nascondere i fatti – contropiano.org.

Questo governo succube del Sistema delle Mafie ignora il parere della Corte dei Conti

Spessotto (M5S): "Il Governo ritiri la Orte-Mestre dal Decreto Sblocca Italia"

Venerdì 8 Agosto 2014

Dopo la bocciatura della Corte dei Conti della delibera del CIPE, non c'è la copertura finanziaria

“A seguito della bocciatura della Corte dei Conti della delibera del CIPE, con cui è stato approvato il progetto preliminare della Orte-Mestre, chiediamo al Governo il ritiro immediato del nuovo collegamento autostradale dall’elenco delle grandi opere ricomprese nello Sblocca Italia”. E’ quanto afferma in una nota la deputata del M5S Arianna Spessotto, depositaria di un’interrogazione scritta ai Ministri Lupi e Padoan. 
“Senza il visto di legittimità, negato dalla Corte dei Conti, la delibera del CIPE non ha nessun valore ed è impossibile procedere con l’emanazione del bando di gara. Mi chiedo dunque come possa il Governo, nonostante il preavviso della Corte, inserire tra le opere prioritarie dello “Sblocca Italia” un’opera di fatto già bloccata! L’insostenibilità economica della Orte-Mestre, da tempo denunciata dai comitati e dalle amministrazioni locali, viene inoltre ribadita dalla stessa Corte dei Conti che sottolinea espressamente l’impossibilità dell’utilizzo delle misure di defiscalizzazione previste nel Piano Finanziario dell’opera. Il Governo non può ignorare le forti perplessità espresse dalla Corte sull’adozione del project financing per la costruzione della nuova autostrada e ritengo gravissimo che ancora non sia proceduto allo stralcio dell’opera tra quelle ricomprese nello Sblocca Italia, di prossima approvazione”. conclude Arianna Spessotto Portavoce per il Movimento 5 Stelle alla Camera dei Deputati, Membro della IX Commissione "Trasporti Poste e Telecomunicazioni".

El-Sisi e Putin indispettiscono gli Stati Uniti

Egitto. Al-Sisi rafforza i rapporti con la Russia di Putin

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Doppia visita strategica in Arabia Saudita e Russia per il nuovo presidente e uomo forte egiziano Abdel Fattah al-Sisi. Particolarmente importante è il viaggio a Mosca che segna un ulteriore passo di riavvicinamento dei vertici militari egiziani con la Russia. Era dai tempi di Nasser, cioè dalla fine degli anni Sessanta, che i due paesi non avevano relazioni diplomatiche così strette. Fu Anwar al-Sadat a porre fine all’alleanza con l’Urss.
L’anno scorso il presidente Vladimir Putin aveva appoggiato incondizionatamente l’azione degli uomini in divisa guidati  da al – Sisi contro Mohamed Morsi. Sempre Putin, a Febbraio, era stato il primo leader internazionale a benedire la candidatura dell’ex-generale egiziano alla presidenza. Un avallo che aveva suscitato la reazione stizzita di Washington, tanto più dopo che il Cremlino aveva rilanciato offrendo appoggio finanziario per compensare la riduzione del sostegno militare Usa (e della rappresentanza diplomatica) seguita alla controversa deposizione di Morsi.
Il riavvicinamento tra Mosca e Il Cairo risponde a tre punti fermi sui quali si fonda la diplomazia russa nella regione, vale a dire: la lotta contro l’islamismo radicale e il terrorismo, la difesa e lo sviluppo dei suoi interessi economici e, infine, la protezione dei cristiani d’Oriente.
La visita offre alle parti l’opportunità di firmare una serie di accordi economici e strategici, oltre che di rafforzare le relazioni esistenti. Sul piano commerciale, l’Egitto può diventare certamente un potenziale cliente per l’industria di armamenti russa e, soprattutto, il destinatario di futuri investimenti russi, soprattutto nei settori turistico e del gas.
ARABIA SAUDITA - In Arabia Saudita, invece, al Sisi visita un alleato tradizionale che – come le altre monarchie del Golfo, con la sola eccezione del Qatar – hanno appoggiato soprattutto economicamente la svolta che a luglio 2013 ha portato alla cacciata degli islamico Morsi e alla messa al bando dei Fratelli Musulmani: oltre a fornire buona parte dei 12 miliardi di dollari di aiuti venuti dal Golfo, re Abdullah si è fatto del resto promotore di una conferenza di donatori disposti ad aiutare l’economia egiziana a risollevarsi. La conferenza dovrebbe tenersi prima della fine dell’anno, ma dopo le elezioni legislative egiziane previste per ora in autunno in data da precisare.
Anche gli Emirati Arabi Uniti, altra ricchissima monarchia del Golfo, ha varato un consistente piano di aiuti per il Cairo. L’obiettivo è quello di aiutare l’economia egiziana e di stabilire rapporti stabili con la nuova leadership del paese, oltre al fatto che le monarchie del Golfo non avevano stabilito buone relazioni con i Fratelli Musulmani di Morsi, supportati invece dal Qatar (8 miliardi di dollari) e dalla Turchia (2 miliardi).
Arabia Saudita ed Emirati, a partire dalle primavere arabe, si sono infatti spesso schierati a favore del vecchio ordine autoritario: uno dei momenti di crisi più grandi nei rapporti tra Arabia Saudita e Stati Uniti, ad esempio, era stato l’appoggio americano alle rivolte in Egitto contro l’ex presidente Hosni Mubarak, con cui i sauditi avevano ottimi e proficui rapporti.
http://spondasud.it/2014/08/egitto-sisi-rafforza-i-rapporti-russia-putin-4113

Iraq, il becero neo colonialismo francese di Hollande pronto ad affiancarsi agli Stati Uniti per bombardamenti umanitari

Iraq:Francia pronta a schierarsi con Usa

Eliseo accoglie decisione di autorizzare raid aerei


(ANSA) - PARIGI, 8 AGO - La Francia è "pronta a prendere parte" alla lotta in difesa dei civili perseguitati dai jihadisti dello Stato islamico (Isis) in Iraq. E' quanto riferisce oggi l'Eliseoo, aggiungendo che il presidente francese Francois Hollande "accoglie con favore la decisione importante" di Barack Obama di "autorizzare raid aerei" Usa contro l'Isis.

http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/mediooriente/2014/08/08/iraqfrancia-pronta-a-schierarsi-con-usa_33731a16-f46c-4cb5-81ad-9ab9e5c37219.html

una tipica località della Puglia mentre questi politici esultano e sono contenti di avere cambiato il Senato

Disoccupazione, solitudine e povertà: Manfredonia in crisi nera. Cascavilla: “È una città che soffre”

PovertaCirca mille sono state le domande di contributi straordinari presentate al Servizio Sociale di Manfredonia. La lettura collegiale di tutte le domande e le istruttorie delle singole istanze permettono di ricavare numerosi dati e notizie sulla vulnerabilità sociale della città del golfo. “Una conoscenza che si somma a quella dell’ascolto diretto di centinaia di persone, che avviene quotidianamente grazie al prezioso e silenzioso lavoro delle assistenti sociali”, commenta il sindaco Riccardi.
Nel solo anno 2013 sono state registrate 5.000 presenze e richieste di colloqui ai Servizi Sociali. Se aggiungiamo tutte quelle non registrate, le mail, le telefonate, forse il numero non è lontano dal doppio. Nel Piano sociale di zona c’è una descrizione chiara delle difficoltà delle famiglie, delle nuove povertà, la drammatica situazione dei giovani senza lavoro, dei nuovi bisogni di cura.
La gran parte delle domande sono state presentate alle assistenti sociali e quindi sono frutto di colloqui e conoscenza diretta. Una parte esigua è stata consegnata direttamente al protocollo. Anche per queste i richiedenti sono stati invitati in ufficio o sono stati raggiunti tramite telefonate.
In totale 971 le istanze ammesse all’istruttoria (oltre 50 quelle non ammesse perché giunte in ritardo) e 762 sono coloro che hanno ricevuto il beneficio, con una spesa complessiva per il nostro Comune di 170.743 euro. Tra i richiedenti aumentano i giovani: 119 di questi appartengono alla fascia d’età che va dai 18 ai 30 anni; 488 dai 31 ai 50 anni; 252 dai 51 ai 65 anni; 112 oltre i 65 anni. I nuclei familiari sono 427. In aumento e con crescenti difficoltà le famiglie monogenitoriali: sono 138, quasi esclusivamente donne nubili con prole e donne separate (quasi sempre senza mantenimento o con mantenimento irrisorio).
Alcuni dati sono preoccupanti. In primo luogo la difficoltà di molte famiglie nel pagamento dell’affitto casa. Sono 150 i nuclei familiari che sono ritornati nelle famiglie di origine. Le persone sole sono oltre 180. Precisamente 79 donne e 104 uomini. In aumento i nuclei che vivono nelle campagne (prevalentemente nei poderi di Siponto).
Paolo Cascavilla
Paolo Cascavilla
“E’ una città che soffre – dice l’assessore Paolo Cascavilla -. Per il lavoro innanzitutto. Le situazioni più gravi sono quelle dei disoccupati intorno ai 50 anni e delle coppie giovani. Molte di queste hanno contratto il mutuo, qualcuno ha già perso la casa. Si tratta di persone che lavoravano e avevano conquistato una stabilità e un equilibrio e in breve tempo devono fare i conti con una fragilità economica dalla quale non vedono via d’uscita. In questi casi – continua Cascavilla – servono misure di inclusione attiva. Qualche coppia rinuncia anche ad avere figli. Ma ci sono esempi importanti di solidarietà familiare. Molte donne sole vivono in case messe a disposizione gratuitamente dai parenti. Ci sono non pochi casi di nonni che mantengono con sistematicità gli studi universitari dei nipoti, dal momento che i genitori o sono separati o vivono momenti di difficoltà. Abbastanza consueto è l’aiuto economico o in beni alimentari”.
Accanto al lavoro che non c’è, bisogna registrare forme di nuovo sfruttamento. Si offre lavoro in nero, spesso sottopagato. ‘Tanto stai senza far niente’, si dice. La crisi non colpisce tutti allo stesso modo e vi è anche chi trae vantaggi.

http://www.immediato.net/2014/08/08/disoccupazione-solitudine-e-poverta-manfredonia-in-crisi-nera-cascavilla-e-una-citta-che-soffre/ 

con il cambiamento del Senato noi non mangiamo, imbecille

Matteo Renzi, tre mesi per promettere, tre per dissipare

maria elena boschi 404x270 Matteo Renzi, tre mesi per promettere, tre per dissipare
Maria Elena Boschi (Getty images)

Quanto vale, oggi, dopo il perentorio – 0,2 % del Pil certificato dai dati Istat, quel 40,8 % di consensi che il premier Matteo Renzi fece scrivere a caratteri cubitali dietro di sé – come monito per se stesso ma anche per i dissidenti interni – all’assemblea del PD dopo le elezioni di maggio?
Non lo sappiamo. Ma quel 40 % è ormai dietro di lui, non avanti. Perché era un voto sulla fiducia – e sull’apparente mancanza di alternative – non un riconoscimento a qualcosa che era stato fatto e che oggi, a sei mesi dall’insediamento dell’ex sindaco di Firenze a Palazzo Chigi, è ancora lontano dal compiersi.
La recessione su base annua che si assesta pericolosamente sul – 0,3% non è un monito: dopo 12 trimestri di sofferenza le difficoltà dell’Italia sono il risultato di una drammatica superficialità. Il risultato negativo era atteso. L’aggravarsi delle condizioni economiche del Paese fa comprendere l’errore di strategia e l’inattesa perdita di tempo da parte di un premier che aveva fatto della tempestività il suo tratto stilistico, al punto che il benservito al Governo Letta si basava su un’accusa di stallo che l’allora inquilino di Palazzo Chigi non riuscì a dimostrare infondata. “Cambiamento” e “cambiare verso all’Italia” le parole usate come un mantra non sono riuscite a cambiare una realtà che rimane inchiodata ai numeri. Le critiche di Bruxelles, della stampa estera e dei nostri “editorialisti“ – a cui pochi giorni fa il premier attribuiva non meglio precisate responsabilità, neanche ipotizzando di avere le proprie – non hanno fatto altro che constatare le scelte del primo semestre Renzi.
La casa bruciava e l’Esecutivo non ha pensato a spegnere l’incendio agendo “di corsa” sul cuneo fiscale, sulla detassazione per le imprese, sui tempi della giustizia civile e il tempestivo pagamento dei debiti della PA passando per il rilancio dell’edilizia e il sostegno alle pmi. Erano questi, non per intuito ma per evidenza, i passaggi obbligati per evitare il disastro. L’ex sindaco ha detto di voler fare tutto subito, quasi subito, per poi andare a intestardirsi sul nodo istituzionale. Riforme che andranno a regime fra 1000 giorni, non prima, tanto è il tempo di vita che l’Esecutivo si è dato per “cambiare l’Italia”.
Se c’è una strategia dietro questa scelta è tenuta ben nascosta e non sembra coincidere con gli intessi del Paese, sempre che non si voglia affermare che la pretesa semplificazione dell’assetto istituzionale fra tre anni sia necessaria a quelle iniziative urgenti, di profilo economico che devono essere fatte ora. Se è così l’Esecutivo dovrebbe spiegare. Di corsa, se preferisce, tra un viaggio e l’altro, tra un tailleur e un altro, fra occhi azzurri e riccioli rinascimentali, tra un intervista e una conferenza stampa, dove si parla molto e non si spiega nulla. L’entourage del premier ha tentato di dire che i lavori parlamentari sulle riforme sono “chiesti dai cittadini” che vogliono il cambiamento. E’ un’approssimazione imparentata con la menzogna. Il 40% di maggio chiedeva all’Esecutivo di uscire subito dalle secche dell’immobilismo economico, dalla tassazione asfissiante, di agire sul taglio agli sprechi. Non chiedeva un Senato di nominati scelti tra i rappresentanti della Regioni. Non lo chiedeva Bruxelles. La maggioranza invece ci sta lavorando a tempi serrati, togliendo spazio e risorse ad altri provvedimenti, a dispetto di un Pil in terreno negativo. Nè l’Esecutivo si è preso la briga di spiegnare perché il Senato non debba essere elettivo e perché  – piuttosto che sancirne il declino – non abolirlo come molti, anche nella maggioranza, chiedevano. Ma non c’è tempo per spiegare, evidentemente, perché bisogna “cambiare verso” ad un’Italia che sprofonda e non capisce.
Quello che si capisce, per ora, è che le riforme istituzionali – volute veramente solo dal premier, dal Ministro Elena Boschi e da pochissimi altri nel PD – sono sostenute per disciplina di partito, opportunismo o ignavia. Il prezzo da pagare è, in termini politici, più alto di quello che appare. C’è un PD frastornato e ammutolito che si vede trascinato dal premier a trattare le riforme con il nemico di sempre, quel Silvio tenuto in vita dal Patto del Nazareno al di là di ogni logica politica. E’ una scelta che entra in collisione con vent’anni di storia del PD segnato – a torto o a ragione – da un antiberlusconismo che è stata la cifra identificativa della base e di buona parte della dirigenza. Un atteggiamento che può essere rivisto e capovolto certo, ma non può essere aggirato dalle iniziative di un uomo solo su un campo cruciale come quello delle riforme istituzionali. La semplificazione non è una scelta senza prezzo. Tuttavia sembra una costante in questi primi mesi da premier: Renzi ha ridotto ad equazione elementare anche il problema dei consumi: con 80 euro era certo di arrivare a + 0, 8 % di Pil.
L’asse con Berlusconi posto da Renzi come priorità assoluta – al punto da fissare il nuovo incontro con il leader di FI proprio ieri giorno dei dati Istat – sembra ancora una volta una risposta troppo semplice a problemi complessi, fuori e dentro il partito, problemi che la recessione non aiuterà a nascondere. E non minori malumori agitano Forza Italia che vede nel sostegno al premier una perdita di identità politica più grave dell’interdizione dai pubblici uffici del leader. Il problema è acuito da una costatazione desolante: Silvio; prossimo agli 80 anni di età, condannato, inelegibile, non sembra intenzionato a lavorare ad una successione. Chiede a Renzi ossigeno con nessun altro scopo se non quello di durare – a dispetto di tutto e di tutti. Semplifica, anche lui. Silvio per costrizione, Matteo per scelta. E intatto si fa largo un intreccio di rancori, tra PD e Forza Italia, che sembrano davvero troppi e troppo profondi per durare 1000 giorni mentre l’Europa continua a dirci che in recessione  quei mille giorni saranno accompagnati dal giornaliero incrementarsi del debito pubblico. Un altro trend, tra i tanti, a cui il premier non è riuscito a cambiare verso.
Già, l’Europa. Era qui che il premier doveva e poteva intestardirsi, altro che Senato. Si è presentato a Strasburgo sull’onda del successo elettorale del 25 maggio. Nessuno tra i leader europei ha vinto quanto e come lui. Ha iniziato di gran carriera pungendo l’establishment di Bruxelles e i banchieri tedeschi con battute taglienti e repliche stizzite. Ha parlato della necessità di porre un freno all’austerity e alla tecnocrazia; ha fatto discorsi di ampio respiro sui “destini comuni”. Ha difeso il primato della politica. Dopo tutto questo, diligentemente e senza neanche provare a lottare,  ha votato Jean Claude Juncker alla Presidenza dell’Esecutivo Ue secondo i desideri di Bruxelles e Berlino. Di viaggi a Londra neanche a parlarne. Non era solo, ha lasciato soli gli altri. Contropartita per tanta fedeltà a Berlino? Nessuna. Il premier è certo che la Mogherini verrà eletta Ministro degli Esteri Ue. Un’altra previsione presto chiamata alla prova dei fatti. Renzi ancora una volta ha semplificato, riducendo il problema dei rapporti con l’Europa ad uno stizzito scambio di battute.
Ristabilire il primato della politica, come è andato dicendo il premier, avrebbe imposto ben altro: chiedere che l’accordo su Juncker non fosse disgiunto dall’avvio di un percorso di revisione dei trattati: è l’idea di Pedro Sanchez astro nascente del partito socialista spagnolo. Renzi ne sarebbe probabilmente uscito sconfitto ma non umiliato. Alla fine avremmo guadagnato un leader in grado di ricompattare il fronte interno e capace di arrivare, al termine di un percorso di riforme economiche,  a convergenze si novi assetti costituzionali, con esiti più ponderati e meno laceranti di quelli odierni.
Quando un leader basa la scelta delle sue priorità d’intervento su valutazioni che si rivelano errate deve essere disposto ad un’autocritica. Se diventa premier a 39 anni è un enfant prodige, forse: certo inesperienza e narcisismo rischiano di vanificarne le pur straordinarie attitudini. Ma l’inesperienza potrebbe non essere un pericoloso limite se egli è capace di trarre insegnamenti dai propri errori. I fatti ci dicono che il premier non è un prodigio. La scelta delle priorità ha confermato che è inesperto: guidare l’Italia non è amministrare una città, per quanto prestigiosa come Firenze. Il messaggio con cui ieri si è rivolto ai parlamentari della maggioranza, senza l’ombra di un’autocritica, fa pensare che il deficit di esperienza e l’eccesso di avventatezza non saranno facilmente controbilanciati dalla riflessione, né compensati da qualche sporadico cambio di rotta.
Subito dopo l’incarico il premier diceva che bisognava comprendere il dolore e le difficoltà del Paese reale. Ieri con un Pil a – 0,2 % si ha avuta la sensazione che sia stato lui, il premier,  a non comprendere, a rimanere lontano dalla realtà. Dopo sei mesi, tra un annuncio di riforma ed un altro, tra mille fronti aperti e nessuno chiuso, sembra che l’ex sindaco sia stato rapido solo nell’umiliare Fassina, Cuperlo e Mineo, nel rispondere stizzito a Weber ,Weidmann e Schäuble, nell’ostentare noncuranza per le dimissioni annunciate da Cottarelli. Tutto questo mentre il Paese, quello vero, nell’agenda sua e del Ministro Boschi – bellissima, certo, e questo potrebbe essere un problema – doveva attendere le nuove architetture del Senato. Ce ne faremo una ragione, direbbe Renzi – e potremmo provare a dimenticare questi sei mesi senza risultati e senza senso se non fosse che a Bruxelles bisogna tornare per presentare i conti a “burocrati e tecnocrati” inutilmente offesi dal premier. Ma a Bruxelles e Berlino il ragazzo impetuoso lo hanno capito subito e lo lasciano parlare. Perchè alla fine decidono loro.

http://www.direttanews.it/2014/08/07/matteo-renzi-mesi-per-promettere-per-dissipare/

pagliaccio, abolizione del Senato per risparmiare un miliardo, ma quando mai


Matteo Renzi, lo sprinter che si fece maratoneta

Vince la partita del nuovo Senato, ma la Bce lo bacchetta e gli chiede di cambiare verso. Soprattutto, di andare più veloce e in un'altra direzione: riforme economiche e interventi sull'occupazione

di Susanna Turco

Matteo Renzi, lo sprinter che si fece maratoneta
Quel perfidone di Roberto Calderoli i in mezzo alla discussione sul ddl Riforme gli ha ripiazzato la data fra le gambe, come uno scherzetto, con un emendamento per l’entrata in vigore del nuovo Senato subito finito nel cestino e buono giusto a fare da memorandum: 18 novembre 2016. Un tempo che d’impatto sembra lunghissimo e che pure rappresenta la fine dei famosi Mille giorni, l’arco temporale che si è dato da ultimo Matteo Renzi per arrivare col suo governo ai risultati annunciati, ai traguardi significativi. L’Europa avrà pazienza fino ad allora?

La Bce gli chiede di andare veloce, proprio ora che Renzi non s’atteggia più a centrometrista, a sprinter: ma a maratoneta. L’ha detto lo stesso premier, nei giorni scorsi. “I senatori stanno dando un messaggio bellissimo però c’è ancora molto da fare. E il percorso è un percorso per il quale bisogna avere il passo del maratoneta, non dello sprinter”. E fa uno strano effetto che a dirlo sia proprio lui, l’uomo del crono-programma: a febbraio la riforma elettorale e costituzionale, a marzo il lavoro, ad aprile la pubblica amministrazione, a maggio il fisco, a giugno la giustizia. Così andava dicendo a fine febbraio, inizio dell’impresa al governo, quasi auto-imponendosi scommesse esaltanti perché pressoché impossibili.

E invece, ora che siamo ad agosto, nel giorno storico in cui il Senato approva (in prima lettura) la sua autoabolizione “a colpi di maggioranza” (con Berlusconi si sarebbe detto così), Renzi non deve solo fare i conti con quel crono programma che pur procedendo gli si è mezzo rivoltato contro (per tacere del resto, dal primo giro di incontri del Guardasigilli Orlando si capisce chiaramente che la riforma della giustizia, soprattutto sul lato penale, avrà enormi problemi a vedere la luce).
Primo via libera di Palazzo Madama alla riforma costituzionale che supera il bicameralismo paritario, introduce il Senato non elettivo e riforma il titolo V. I voti a favore sono stati 183, 4 gli astenuti. Le opposizioni, Sel, Lega, M5s e Gal, non hanno partecipato al voto









Deve fare anche e soprattutto i conti con bacchettate, come quella del presidente della Bce Mario Draghi, che fanno tornare dal passato fantasmi come la lettera (sempre agostana) della Bce che fu la pietra tombale del governo Berlusconi, e più in generale, con il fatto che dall’Europa si chiedono riforme economiche e interventi sul mondo del lavoro (per superare “l’incertezza” che genera il calo degli investimenti), assai più che riforme istituzionali. Tanto più, visto che la riforma del Senato, pur costituzionalmente rivoluzionaria, porterà in pratica solo un parziale calo dei costi (non ci saranno più le indennità da pagare, ma la macchinona di Palazzo Madama non va certo in pensione in blocco), e solo un parziale snellimento dell’iter legislativo (non è solo la navetta tra i due rami del parlamento a rallentare l’approvazione delle leggi).

Così, paradossalmente, proprio adesso che il premier raccoglie frutti, dimostra di riuscire a portare avanti il superamento del bicameralismo perfetto e a conservare forte il patto del Nazareno che gli consentirà l’Italicum e una navigazione abbastanza tranquilla in Parlamento, le belle notizie sono funestate a morte dal ritorno (preannunciato) della recessione e dalle spieghe di Draghi. Si chiede a Renzi di andare più veloce, e in un’altra direzione. Proprio mentre il premier teorizza il passo del maratoneta, fa il conto degli errori (uno su tutti: l’incidente su quota 96) e, pur concordando pienamente con le urgenze indicate dalla Bce, sbotta rivendicando la propria umanità: “Ho parlato di cambiare verso, non di cambiare l’universo”. Insomma, non  è Superman: la notizia, è che lo dica lui. 
 

questi imbecilli non sanno e non vogliono riallocare le risorse, sono capaci solo a mantenere in piedi la corruzione


post — 8 agosto 2014 at 18:16

Pensioni a bassa velocità

nozze-anziani
di G.V. – La controriforma delle pensioni “Fornero” oltre ad aver danneggiato, pesantemente, la vita dei lavoratori e dei pensionati è stata un inganno nei confronti delle generazioni più giovani.
Senza dimenticare che la controriforma era stata approvato da tutti i partiti, dal PD al PDL, che sostenevano il governo Monti : da quando l’ex ministro Fornero è entrata nel Consiglio di Amministrazione della Centrale del Latte di Torino……. ho cambiato marca del latte.
In sostanza la controriforma è stata una rapina finanziaria passata attraverso il pesante e radicale allungamento dell’età lavorativa per tutti e che ha ridotto il reddito dei pensionati, creando, tra gli altri, due gravi problemi sociali: gli “esodati” decine di migliaia di persone rimaste in età avanzata senza reddito da lavoro e senza pensione per l’innalzamento improvviso del requisito dell’età, ed ha chiuso gli spazi per i giovani disoccupati bloccati da un impossibile turnover in presenza di anziani che non possono andare in pensione.
Anche un bimbo delle elementari capisce che se i lavoratori anziani non possono più, in tempi ragionevoli, accedere alla pensione non si aprono prospettive occupazionali per i giovani.
Ancor meglio lo sanno gli “analisti”: in presenza delle continue delocalizzazioni all’estero del settore manifatturiero, della mancanza di un piano nazionale di sviluppo industriale, del vuoto di finanziamenti nella ricerca e innovazione, in presenza di un violento, più che altrove, passaggio da un capitalismo industriale ad un capitalismo finanziario quindi più speculativo che produttivo, tenere al lavoro fino a 67 anni blocca qualunque accesso occupazionale ai giovani.
Ma i media nostrani, non a caso la qualità e la libertà d’informazione in Italia sono a livello di Paesi del Terzo Mondo e ben distanti dal livello europeo, fedeli alla linea governativa ci hanno “formati” spiegandoci che la controriforma, abilmente chiamata riforma per dagli un alibi migliorativo, era un passaggio necessario per ridurre i “privilegi” degli anziani riequilibrando le differenze generazionali e per un utilizzo diversificato dei fondi del welfare.
Nulla di tutto ciò.
I giovani, con il calcolo contributivo, non avranno mai pensioni decorose ma a livello dell’indigenza anche lavorando fin sulla soglia dei 70 anni, i pensionati  attuali avranno un potere d’acquisto sempre più ridotto, i lavoratori di intere generazioni, soprattutto quelle comprese tra il 1952 e gli anni 60, oltre alla canagliata di vedersi continuamente alzare, all’ultimo momento, il requisito dell’età (scalone Maroni, scalino Prodi, agguato Fornero) percepiranno una pensione ridotta.
Nella Pubblica Amministrazione si aggiunge un grave e  incostituzionale rinvio di due anni, dalla data del pensionamento, per il pagamento della liquidazione: questo nel Paese dove i redditi da lavoro come i redditi da pensione sono tra i più bassi d’Europa e dove la casta parlamentare percepisce esentasse e subito la liquidazione di fine mandato, abilmente trasformata in “indennità”.
Copertura del debito pubblico: questo è l’inganno !
Perché i risparmi sul sistema pensionistico: 80 miliardi di € in meno di dieci anni non vengono utilizzati per un miglioramento del trattamento pensionistico delle giovani generazioni e tantomeno per fini sociali come il sostegno alle famiglie, istruzione o sanità, ma sono destinati a tamponare il  debito pubblico che, in assenza di una rigorosa riforma fiscale come di norme radicali contro il malaffare e la corruzione, è un pozzo senza fondo.
In sostanza il debito pubblico è stato scaricato sulle fasce sociali più deboli: pensionati e lavoratori, con un prelievo pesantissimo sia finanziario sia sulla qualità, peggiorandola, della vita.
Ed è per questa operazione che non si risolve, a fronte di un risparmio di 80 miliardi di €, il problema degli esodati : lasciare decine di migliaia di persone senza il reddito loro dovuto per gli anni di lavoro e di contributi versati è semplicemente un indecente modo speculativo per far pagare loro una quota del debito pubblico.
Perché Il debito pubblico aumenta continuamente pur in presenza di una notevole riduzione di lavoratori della Pubblica Amministrazione, 360.000 posti di lavoro in meno in pochi anni, e del blocco delle retribuzioni che dura dal 2009 ?
Le risposte sono molte ma una causa rilevante è dovuta ai costi delle grandi opere come dei grandi eventi che sostanzialmente sono un bancomat per il malaffare e la corruzione.
Oggi si parla del malaffare all’Expo 2015 come dello scandalo Mose, ma da sempre il progetto dell’Alta Velocità ferroviaria è stato di fatto una nuova tangentopoli con meccanismi più raffinati e articolati di quella di “craxiana memoria”.
A questo  proposito illuminante per tutti, tranne che per la Procura della Repubblica di Torino, è stato il libro denuncia  “Corruzione ad Alta Velocità” scritto dal Magistrato Ferdinando Imposimato
E oggi la Torino Lyon, un opera non necessaria ( i dati tecnici lo confermano da sempre) imposta con la forza e nella totale mancanza di rispetto democratico dell’opposizione sociale, è un ulteriore costo di oltre 20 miliardi di € di debito pubblico che sarà scaricato su tutti i cittadini con conseguenti e ulteriori tagli nella sicurezza sociale.
Per questo la lotta contro la Torino Lyon, imposta solo per gli interessi speculativi e finanziari dei poteri forti che condizionano, in negativo, lo sviluppo del Paese, è una opposizione che riguarda tutti i cittadini consapevoli
http://www.notav.info/post/pensioni-a-bassa-velocita/

Renzino pare che si diverta, noi italiani tartassati dal 53% di tasse,cioè una rapina a mano armata dello stato


RIFORME: SALVINI, RENZI RIDE PER CAZZATA APPROVATA MENTRE TITANIC AFFONDA

salvini(AGENPARL) – Roma, 08 ago - “Renzi è tutto contento per quella cazzata chiamata “riforma” del Senato. Meno potere ai Cittadini, sempre più poteri ai potenti di turno. Intanto l’economia, la disoccupazione e le tasse in Italia sono fuori controllo. Il Titanic affonda, e il Pinocchio fiorentino ride e si fa i selfie…”. Così Matteo Salvini, segretario federale della Lega Nord commenta la riforma approvata oggi in Senato.
http://www.agenparl.com/?p=82371

quello che l'informazione serva italiana non ci dice tesa solo ad osannare Renzino che in altre faccende è occupato: cambiare la Costituzione

''LA SITUAZIONE PEGGIORA PER L'ITALIA, IL DEBITO/PIL ARRIVERA' AL 140%, GERMANIA VICINA ALLA RECESSIONE'' (PRITCHARD)

venerdì 8 agosto 2014
LONDRA - L'ottimo Evans Pritchard del The Telegraph di Londra ancora una volta con lucidità e assoluto distacco dall'opinionismo, analizza freddamente i dati economici della Germania e del resto d'Europa. I risultati non faranno piacere alla signora Merkel, e tanto meno al suo servo sciocco italiano.
Leggiamo.
Giovedì questo i rendimenti dei Bund tedeschi sono precipitati a un minimo storico e il rendimento a due anni è temporaneamente sceso sotto zero, a causa dei timori di una nuova recessione nell'Eurozona e di una nuova fuga di capitali verso gli asset sicuri - viste le truppe russe ammassate al confine ucraino.
I rendimenti dei Bund a 10 anni sono scesi all’1,06% dopo una serie di nuovi dati che hanno evidenziato un arresto della ripresa nella maggior parte dei paesi dell’eurozona, con la stessa Germania ormai pericolosamente vicina alla recessione.
Commerzbank ha avvertito che l'economia tedesca potrebbe essersi contratta dello 0,2% nel secondo trimestre ed è troppo debole per portare l'Europa meridionale fuor dai problemi (falso, in realtà sono i periferici che sono troppo schiacciati dall’austerità per trascinare la Germania fuori dalle secche…). La produzione industriale è scesa dell’1,5% in 3 mesi. L'indice azionario DAX di Francoforte è sceso del 10% negli ultimi mesi e minaccia di sfondare il livello psicologico di 9.000.
Mario Draghi, presidente della Banca centrale europea (BCE), ha detto che la ripresa è rimasta "debole, fragile e irregolare", con un marcato rallentamento nelle ultime settimane a causa delle crescenti preoccupazioni geopolitiche su Russia e Medio Oriente.
Ha detto che la BCE, che giovedì ha tenuto i tassi di interesse di riferimento allo 0,15%, "é pronta" a iniettare denaro attraverso gli acquisti di titoli asset-backed e a procedere con il Quantitative Easing se necessario, ma per ora non agirà ulteriormente anche se l'inflazione è scesa allo 0,4%.
I mercati del debito stanno implicitamente “prezzando” un’inflazione dello 0,5% in Germania e in Italia nei prossimi 5 anni attraverso il cosiddetto prezzo "break-even", ciò prova che gli investitori ritengono che la BCE stia agendo con grande ritardo. Il Signor Draghi ha insistito sul fatto che le misure presentate nel mese di giugno stanno iniziando a funzionare e che dovrebbero essere sufficienti a scongiurare la deflazione.
La BCE ignora le suppliche dei più eminenti economisti di un'azione preventiva volta a rafforzare le difese dell'Eurozona prima che essa venga colpita da uno shock esterno e prima che la Federal Reserve irrigidisca la politica monetaria, un punto di svolta che rischia di inviare effetti negativi al sistema globale, secondo un documento della Fed di Chicago.
Le speranze di una ripresa rapida della Germania si stanno affievolendo. Il Ministero dell'economia ha detto che i nuovi ordinativi alla produzione sono scesi del 3,2% nel mese di giugno, con gli ordini dal resto dell'Eurozona crollati del 10,4%. "Ciò dimostra che l'Europa non è per niente vicina alla ripresa. La politica monetaria ha esaurito i suoi effetti", ha detto Steen Jakobsen di Saxo Bank.
A preoccupare è quello che accadrà nei prossimi mesi quando le sanzioni contro la Russia faranno sentire i loro effetti. La Commissione Europea ha detto che le misure avrebbero ridotto dello 0,3% il PIL dell'Eurozona quest'anno, con la maggior parte degli effetti concentrati nella seconda metà dell’anno.
E questa stima era precedente alla rappresaglia della Russia, che ha vietato tutte le importazioni di carne, pesce, latticini, frutta  e verdure dall’UE e dagli USA.
L'euro ha toccato i minimi da nove mesi a 1,3347 dollari dopo che Draghi ha affermato che  "i presupposti per un tasso di cambio più debole sono molto migliorati rispetto a due o tre mesi fa", un chiaro tentativo svalutare l’euro con le parole. "Il Signor Draghi riesce a malapena a nascondere il suo entusiasmo per la debolezza dell'euro," ha detto Ken Wattret, di BNP Paribas. (ndVdE: ma la BCE non aveva dichiarato che non aveva un obiettivo riguardo il tasso di cambio?).
Un euro più debole dovrebbe rivelarsi un buffer contro la deflazione, ma già i relativi danni si fanno sentire in profondità. L’Italia è ricaduta in una recessione tripla, con il PIL tornato a livelli visti l'ultima volta 14 anni fa. La miscela tossica di recessione e bassissima inflazione è una grave minaccia per la traiettoria del debito italiano.
Il rapporto del debito pubblico è balzato dal 130,2% al 135,6% del PIL nel primo trimestre rispetto all'anno precedente e aumenterà ancora, nonostante le misure di austerità e un avanzo primario di bilancio.
"La situazione complessiva peggiora anziché migliorare. Arriveremo di sicuro al 140% il prossimo anno. Nessuno sa quando i mercati reagiranno a questo", ha detto un esperto banchiere italiano.
Articolo scritto da Evans Pritchard del Telegraph - che ringraziamo e tradotto da Voci dall'Estero - che egualmente ringraziamo.
Redazione Milano.

''LA SITUAZIONE PEGGIORA PER L'ITALIA, IL DEBITO/PIL ARRIVERA' AL 140%, GERMANIA VICINA ALLA RECESSIONE'' (PRITCHARD) 
http://www.ilnord.it/c-3392_LA_SITUAZIONE_PEGGIORA_PER_LITALIA_IL_DEBITOPIL_ARRIVERA_AL_140_GERMANIA_VICINA_ALLA_RECESSIONE_PRITCHARD

venerdì 8 agosto 2014

Napolitano la verità sulla trattativa tra questo stato e Cosa Nostra, dai non è difficile o forse si?

Le novità sulla morte di Borsellino

tranfaglia-nicola-web10di Nicola Tranfaglia - 7 agosto 2014
Nelle conversazioni che Salvatore Riina, più noto nella lingua dei mafiosi siciliani come il capo dei capi, ha scambiato con uno dei capi della Sacra Corona Unita, Alberto Lorusso, nel carcere Opera di Milano, alcuni aspetti della strage di via D’Amelio (compiuto nel luglio 1992 a Palermo e che ha condotto alla morte del magistrato palermitano e di uomini e donne della sua scorta) emergono con maggiore chiarezza e servono a capire meglio la forza di Cosa Nostra e le sue sicure alleanze nell’Italia di quegli anni.
Innanzi tutto l’associazione mafiosa siciliana sapeva esattamente come e quando poteva colpire a morte Paolo Borsellino. Ormai le rivelazioni di Riina sono state trascritte dagli uomini della Direzione Nazionale Antimafia e fanno parte dei materiali inclusi nei fascicoli del processo in corso a Palermo sulla trattativa tra mafia e Stato. L’appuntamento, secondo quello che aveva detto il magistrato, era previsto intorno alle cinque del pomeriggio davanti all’appartamento di Maria Lepanto, madre del magistrato. E i due erano stati intercettati telefonicamente dai mafiosi tanto che questi ultimi avevano deciso di imbottire la centoventisei parcheggiata in via D’Amelio con un altro sacco di esplosivo.
Riina di Borsellino dice: “Era un portentoso magistrato come Giovanni Falcone. Avevano fatto carriera insieme. L’ho cercato per una vita a Marsala (dove Borsellino aveva fatto il procuratore della repubblica,ndr) ma non l’ho mai trovato.” Il collaborante di giustizia Spatuzza, arrivato dopo i primi due processi (e, dopo anni, la rivelazione di Scarantino come falso pentito messo in mezzo per depistare le indagini) ha rivelato che nel garage dove era stata attrezzata la 126 con la bomba per l’attentato c’era una persona che non faceva di sicuro parte di Cosa Nostra.
Ma né le rivelazioni di Riina, che potranno anche seguire a quelle già fatte - se continuerà lo scambio incominciato con il pugliese Alberto Lorusso - né quelle – successive - di Spatuzza rispondono alla domanda di fondo, che ancora resta senza nessuna risposta: una risposta che dovrebbe essere duplice e che riguarda i perché  di quell’assassinio e tutti i mandanti che ebbero interesse ad eliminare, dopo la strage di Capaci, anche Paolo Borsellino e le persone della scorta che doveva proteggerlo. Le risposte, almeno per ora, restano ancora  ipotetiche e senza una precisa, o definitiva, risposta.
Sul perché di quell’assassinio, il tempo che è passato, quel che è successo nei decenni successivi, tutto  induce a far pensare che la strage rispose innanzitutto all’obbiettivo di completare l’opera iniziata vicino all’aeroporto di Palermo e impedire all’amico di Giovanni Falcone di proseguire l’opera di repressione e di indagine approfondita del fenomeno mafioso. Ma, subito viene da chiedere, perché  subito dopo  Capaci e proprio allora?
E qui i documenti, già depositati nel processo di Palermo, e che chi scrive ha potuto consultare, inducono a pensare che fosse allora in pieno svolgimento il confronto aperto tra le richieste presentate nel papello  dai capimafia siciliani guidati ancora da Riina (che sarebbe stato arrestato, qualcuno ricorderà, nel gennaio del 1993) e i ministri Scotti e Conso del governo di allora. E che Borsellino - per le cose dette in pubblico come in privato - fosse il magistrato indiziato come il maggior oppositore di quella trattativa. E’ ancora più difficile capire quali fossero le persone o le forze interessate a compiere o, meglio a far compiere, il sanguinoso attentato ma qui il campo delle ipotesi necessariamente si allarga quanto - per citare un autore che ebbi la fortuna, di conoscere e frequentare come il filosofo del diritto Norberto Bobbio - a quello che potremmo definire come “il campo delle associazioni segrete, o meglio ancora invisibili”. Cioè al riparo da sguardi indiscreti, che hanno albergato nel nostro Paese e con ogni probabilità ancora vi albergano e vi prosperano.
http://www.antimafiaduemila.com/2014080750853/societa/le-novita-sulla-morte-di-borsellino.html

Deutsche Bank è piena di titoli tossici, l'abbiamo detto più volte

La Federal Reserve preoccupata dalla montagna di prodotti derivati della Deutsche Bank

Con 55’000 miliardi di euro, nel 2013 il colosso bancario germanico Deutsche Bank è diventato la banca più esposta ai prodotti derivati nel mondo.
La banca non potrebbe far fronte a un forte deprezzamento di questi prodotti, perchè rappresentano 100 volte il totale dei depositi dei suoi clienti, 150 volte quello dei suoi fondi propri, …

Finalmente le autorità finanziarie iniziano a preoccuparsi di questa situazione. Ma a preoccuparsi non sono le autorità europee o germaniche, bensì quelle americane.
In una lettera indirizzata alla Deutsche Bank, la Federal Reserve di New York denuncia “un importante rischio operativo. I rapporti finanziari della banca riguardanti i prodotti derivati sono di qualità debole, sono imprecisi e inaffidabili. La dimensione degli errori suggerisce fortemente che l’insieme della struttura di reporting regolamentare dell’azienda necessita una profonda revisione.”
Un portavoce della Deutsche Bank ha replicato che “abbiamo lavorato diligentemente per rinforzare i nostri sistemi di controllo e ci siamo impegnati ad essere i migliori.”
Per gestire l’immensa quantità e controllare la conformità, il rischio e la tecnologia dei prodotti derivati, la banca ha infatti assunto 1’300 collaboratori, di cui 500 lavoreranno negli Stati Uniti.
L’abituale risposta delle banche sui prodotti derivati è che le loro diverse posizioni sono compensate e che l’esposizione rappresenta solo qualche miliardo. Ma dove acquistano queste posizioni? Da altre banche. E’ sufficiente che un solo istituto fallisca per causare un devastante effetto domino.
http://www.ticinolive.ch/2014/08/08/federal-reserve-preoccupata-dalla-montagna-prodotti-derivati-deutsche-bank/

Il Tav doveva servire per le merci, ora per i passegeri, questi politici trasformisti in corso d'opera

1/7 settembre di lotta No Tav! Appello alla mobilitazione


6967580768_8bffe4b307_zE’ da poco terminato il primo mese dell’Estate di lotta No Tav con la marcia itinerante che ha attraversato la Valle, da Avigliana a Chiomonte, ed è riuscita ad attivare i diversi livelli della lotta.
Dai momenti di convivialità, alle iniziative sul territorio per infastidire il sistema del Tav, con le iniziative notturne siamo riusciti a riattraversare quei luoghi che la controparte ci vorrebbe sottrarre, ma che appartengono da decenni alla storia della nostra Resistenza.
Chi praticando i sentieri impervi, chi rimanendo qualche passo indietro ad attendere, continuiamo tutti insieme questo percorso, consapevoli che solo noi oggi possiamo fare la differenza e determinare l’esito di questa battaglia.
I risultati ottenuti nel luglio appena passato però non ci bastano, vogliamo ancora costruire delle iniziative che possano inceppare il meccanismo devastatore e che sappiano raggiungere il cantiere e attraversare il territorio della nostra Valle, sfidando i divieti e la militarizzazione con cui quotidianamente ci confrontiamo.
Vogliamo regalarci altri momenti di incontro per discutere del futuro di questa lotta e non solo, in vista di un autunno che auspichiamo possa fare la differenza e parlare il linguaggio di chi oggi cerca di costruire un futuro diverso.
Il Movimento No Tav invita tutti quindi ad un’altra settimana di mobilitazione, dall’1 al 7 settembre, per concludere l’Estate di Lotta  insieme.
A tutti coloro che ci raggiungeranno sarà garantita l’accoglienza al campeggio di Venaus, con la 5 giorni che dal 1 al 5 settembre vedrà protagonisti i giovani studenti della valle e nel fine settimana, il 6 e il 7, l’arrivo degli amici rugbisty.
Molte le iniziativa che vorremmo costruire e nuove le idee da praticare tutti insieme perché in questa valle batte un cuore, inarrestabile, quello No Tav!
Ci vediamo a settembre!
kgn
rugby

Viktor Orban indicato come reazionario dall'informazione serva lavora per tirare via dal pantano il suo popolo

Gioco d'azzardo

L’Ungheria mette al bando le slot machine

Alla base della proposta dell’esecutivo di Budapest c’è l’emergenza sociale associata al gioco d’azzardo legale. In un Paese che sconta i pesanti effetti della crisi si teme che i cittadini spendano una parte eccessiva del loro reddito per tentare la fortuna al gioco.
Un divieto alla presenza delle slot machine nei locali pubblici con l’obiettivo di frenare l’emorragia di risparmi in un Paese sempre più in crisi. È la proposta allo studio del governo ungherese. Lo riferisce la BBC nella sua edizione online. L’ipotesi prevede di consentire la presenza delle macchine soltanto all’interno dei casinò autorizzati limitando, di fatto, l’accesso a queste ultime da parte della maggioranza della popolazione.
 
Alla base della proposta dell’esecutivo di Budapest c’è l’emergenza sociale associata al gioco d’azzardo legale. In un Paese che sconta i pesanti effetti della crisi in un contesto di diffusa povertà, la sensazione, ricorda la stessa emittente britannica, è che i cittadini spendano una parte eccessiva del loro reddito per tentare la fortuna al gioco. La proposta di legge dovrebbe essere approvata martedì prossimo e la nuova norma dovrebbe entrare in vigore nello spazio di alcune settimane. L’iniziativa, nota comunque la BBC, determinerà una riduzione delle entrate fiscali per il Paese quantificabile in 30 miliardi di fiorini (circa 135 milioni di dollari) che dovrebbe essere compensata da un aumento della tassazione a carico del gioco online.