Il PROTEZIONISMO diventa il soggetto spinto dalla DEFLAZIONE ordo-liberista

Il PROTEZIONISMO diventa il soggetto spinto dalla DEFLAZIONE ordo-liberista
La ragione di ciò sta nel fatto che la cuspide del potere di queste due nazioni (Francia e Germania) comprende benissimo che la crisi strutturale di quei capitalismi perdura, si accresce, e non è domata dalla retorica europeista. La deflazione ordo-liberista erode i margini, fa scendere i tassi di profitto, rende più difficile la circolazione del capitale fisso e la finanza può far crescere qualche rendita, ma non crea lavoro, né prospettive per il giovane proletariato franco-tedesco. La circolazione del capitale si blocca e allora si ricorre al naturale e normale espediente che è il protezionismo. Ma questo scardina le basi stesse della struttura tecnocratica europea. Butta nel fango i trattati di Maastricht e di Lisbona, trasforma in canzoni da melodramma le recite neo liberiste. Giulio Sapelli http://www.ilsussidiario.net/News/Economia-e-Finanza/2017/8/27/GEO-FINANZA-Dalla-Cina-alle-cicale-la-Germania-prepara-il-terremoto-dell-Ue/779737/

L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 19 settembre 2014

hanno vinto, ma le comunità identitarie hanno segnato un'altro punto a proprio favore, noi ci siamo

LORO ESULTANO, NOI NO

19 settembre.
Allo scopo di salvare il regno Unito, si è mobilitata un'armata davvero impressionante. Il mondo della grande finanza speculativa della City londinese, la grande industria, i grandi media, tutti i principali partiti sistemici british.

A livello internazionale si è schierato tutto l'esercito dei potenti, a partire dalla casa Bianca, i vertici NATO, quindi l'oligarchia eurista, con appresso la sua corte dei miracoli di satrapi locali e Quisling.

Facile spiegare la loro chiamata alle armi: in gioco non c'era solo un simbolo (l'odioso Regno Unito, che incarna nello stesso momento il passato monarchico feudale, il capostipite del capitalismo, il colonialismo ed infine la metastasi della iperfinanziarizzazione), c'erano i loro interessi. L'indipendenza della Scozia avrebbe fattobarcollare l'Unione europea e la NATO con possibile effetto domino.

I potenti che erano stati presi dal panico, oggi esultano. Noi no.

Hanno vinto questa battaglia, ma questa difficilmente invertirà il corso delle cose. Il loro sistema resta in affanno. Non solo sul piano economico e geopolitico. Subiscono una nuova ferita la narrazione che la storia sia finita, che la globalizzazione sia destinata a fagocitare le nazioni, i popoli così come ogni istanza comunitaria.

I potenti tirano un sospiro di sollievo. Han dimostrato che sono ancora più forti. Essi per primi sanno che non finisce qui.

ebrei/Israele, non noi non perderemo mai questo popolo invasore

Si spengono i riflettori e aumenta la ferocia di Israele contro i palestinesi

hebron_naqsa_proteste_territori_occupati_01

(Stefania Rizzo) - L’occupazione continua, feroce più che mai. Questa volta nel silenzio assordante dell’opinione pubblica mondiale. E’ il processo di normalizzazione che tanto piace a Israele che, lontano dalle bombe e dalla luce dei riflettori, può continuare indisturbato nella sua politica di oppressione e distruzione del popolo palestinese.
Nel giorno in cui è arrivata la notizia secondo cui il numero di abitanti ebrei residenti nel territorio della Cisgiordania è ulteriormente aumentato, raggiungendo quota 7500 persone, un decreto delle autorità israeliane ha vietato ai contadini di irrigare le loro terre nei cosiddetti gradini in Atov, nella parte orientale della città di Tubas.
Chi contravverrà al divieto di coltivare la terra, sarà arrestato. Come se non bastasse, secondo quanto riferisce l’agenzia di stampa palestinese Safa, “le forze di occupazione hanno distrutto il sistema di acqua e i contadini della zona sono stati costretti ad abbandonare le loro terre”. In questo modo Israele continua a privare la zona di Atov di tutti i tipi di infrastrutture.
Il presidente del Consiglio di Atov  ha protestato in modo energico: “Arrestare e minacciare gli agricoltori è il secondo passo dopo la distruzione della rete idrica. Il vero obiettivo delle forze di occupazione è quello di esercitare il pieno controllo sui territori di Atov e Al-Bakya”. Decine di persone sarebbero state arrestate nei campi di Tyaseer e i loro documenti sarebbero stati sequestrati “solo perché stavano lavorando nelle terre agricole della regione”.
QUASI 400MILA COLONI EBREI VIVONO IN CISGIORDANIA - Il numero di ebrei in Cisgiordania a partire dall’inizio di quest’anno ha raggiunto le 374 mila persone e si è alzato negli ultimi mesi fino a raggiungere la quota di 382 mila persone, con un aumento del 2% e con una crescita pari al doppio rispetto a quella della popolazione propria dello stato ebraico, che aumenta dell’1,9% all’anno. I dati sono stati diffusi dal Consiglio “Yesha” degli insediamenti che segnala come ì maggiori stanziamenti ebraici in Cisgiordania siano noti come “case d’elitè”, costruite su terre a sud-ovest della città di Gerusalemme, e abitati da una popolazione totale di 63 mila persone. “I dati ebraici – evidenzia l’agenzia di stampa Quds – hanno segnalato che ci sono circa 200 mila ebrei stanziati nella zona orientale della città di Gerusalemme”. Vale la pena ricordare che la comunità internazionale non ammette l’annessione della Gerusalemme orientale allo stato ebraico, così come considera illegali gli insediamenti ebrei fondati in Cisgiordania.
12 GIORNALISTI PALESTINESI DETENUTI DA ISRAELE – Colpire l’informazione è il primo passo necessario per evitare che le notizie sugli abusi commessi da Israele nei confronti del popolo palestinese possano fare il giro del mondo. Le autorità israeliane nei giorni scorsi hanno arrestato dodici giornalisti palestinesi, tra cui l’inviato dell’agenzia stampa Quds Press, Muhammad Muna. Secondo il Centro Studi Prigionieri palestinesi, i 12 reporter sono incarcerati “nel tentativo di nascondere i crimini commessi contro il popolo palestinese, di isolarlo dalle telecamere dei media e dalle penne dei giornalisti che lo pongono sotto la luce dei riflettori e mostrano agli occhi del mondo le sue pratiche criminali, e rivelano il suo vero volto e mettono a nudo le sue false asserzioni secondo cui rispetta e applica i diritti umani”. Tra i giornalisti arrestati vi è Muhammad Anur Muna (32 anni), di Nablus, corrispondente dell’agenzia stampa Quds Press International, sequestrato nel luglio 2013 e sottoposto a detenzione amministrativa, rinnovata diverse volte.
L’AREA C ORAMAI E’ TUTTA ISRAELIANA – Un rapporto dettagliato rivela che più del 99% dell’Area C è stato confiscato dalle autorità israeliane per stabilire ed espandere gli insediamenti israeliani, le zone militari chiuse e il controllo sulle riserve naturali. “Il rapporto – scrive l’agenzia di stampa Infopal citando una nota dell’Assessorato alla Cultura e all’Informazione dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP) – ha evidenziato le recenti dichiarazioni ufficiali rilasciate da Israele, la misura della sua conformità con la pulizia etnica e l’imposizione della propria piena sovranità sul territorio palestinese occupato.Il rapporto ha dichiarato che “Israele non solo ha usato la militarizzazione e la violenza per intimidire il popolo palestinese e separare la Striscia di Gaza dal resto del popolo palestinese, ma ha usato le sue energie e risorse politiche e finanziarie per estendere la propria egemonia sulla Cisgiordania e sulla Gerusalemme occupata attraverso la confisca e il furto della terra palestinese e la rapida espansione degli insediamenti prima della delimitazione di una futura Palestina”.


Consorteria Guerrafondaia Statunitense vuole la terza guerra mondiale

Ucraina, video russo attacca l’America: vogliono la terza guerra mondiale per salvare la loro economia


di
  | 18 Settembre 2014 - 11:37

Un video russo di propaganda, che si sta diffondendo a macchia d'olio in tutto il mondo, attacca gli Stati Uniti. L'Ucraina sarebbe solo un mezzo per far scoppiare la terza guerra mondiale e generare un nuovo miracolo economico americano. Ecco la tesi di Mosca.












A due mesi di distanza dal primo, in Russia circola un nuovo video di propaganda diventato virale in tutti i social newtwork del Paese.
Nonostante l’accordo raggiunto sul cessate il fuoco nell’Ucraina dell’est e le elezioni stravinte in Crimea, la guerra finanziaria tra Mosca, Unione Europea e Stati Uniti non accenna a placarsi. Le sanzioni economiche diventano sempre più dure e il rischio è che a uscirne con le ossa rotte non sia solo la Russia.
All’interno del filmato che vi proponiamo in fondo all’articolo (con sottotitoli in italiano) la tesi di base è la seguente: sono gli Stati Uniti a volere la terza guerra mondiale.
Kiev non ha alcuna speranza di vittoria e le calunnie nei confronti di Mosca continuano. Il video torna a parlare della tragedia del volo 777 della Malaysia Airlines. Secondo i russi, l’aereo sarebbe stato abbattuto dall’esercito ucraino "sotto la gestione dei servizi speciali americani", al solo scopo di convincere i Paesi della Nato a intentare una guerra contro la Russia, conflitto chiaramente voluto e causato dagli Stati Uniti.
Perchè? La voce di sottofondo spiega che il ritorno a un’economia di guerra sarebbe l’unico modo per sanare le finanze americane e far nascere un nuovo miracolo economico. Le sanzioni finanziarie contro la Russia permetto infatti agli USA di mettere fuorigioco le aziende di Mosca e contemporaneamente, "di scaricare centinaia di miliardi di dollari per alleggerire il peso del debito statunitense". Inoltre, rompendo le partnership commerciali con la Russia (quelle riguardanti il gas e il petrolio in primis) l’Unione Europea sta involontariamente aiutando il dollaro, ampliando allo stesso tempo ladipendenza degli Stati UE nei confronti degli Stati Uniti.
A trarre giovamento dalla guerra sarebbero le grandi aziende americane come Chsapeake e Shell, ma anche l’industria attive nella produzione di armi che già in passato avevano sostenuto l’economia USA.
Ciò che vogliono Obama & Co. è prendere il controllo della Russia "come era già successo negli anni ’90", eliminando un concorrente pericoloso nel mercato internazionale e mettendo sotto scacco anche la Cina.
Il video si conclude con un’affermazione pericolosa "prima o poi la Russia dovrà introdurre l’esercito in Ucraina per evitare milioni di vittime". L’unico via per scongiurare una guerra passa attraverso l’Europa. I Paesi dell’Unione devono voltare le spalle agli USA e riconoscere i tentativi del Cremlino di evitare la terza guerra mondiale.

la Germania ha la possibilità, grazie all'Euro di investire, l'Italia non ha soldi per colpa dell'Euro

  • Stoccaggio energetico: la Germania avvia il più grande impianto Ue

Stoccaggio energetico
(Rinnovabili.it) – Sempre all’avanguardia la Germania conferma il suo interesse per le rinnovabili inaugurando la messa on line del più grande progetto europeo per lo stoccaggio energetico.Grazie al nuovo impianto da 5 MW di capacità sarà infatti possibile stoccare la produzione rinnovabile in eccesso garantendo l’eliminazione degli sprechi e la gestione razionale della fluttuazione della fornitura green.

La Wemag AG ha confermato di aver tagliato il nastro della centrale, grande come una palestra scolastica e in grado di contenere circa 25.600 celle al litio-ossido di manganese per un valore complessivo del progetto di circa 6 milioni di euro. L’impianto oltre a supportare l’immissione in rete di energia da fonti rinnovabili evitandone la dispersione e aumentando così la fornitura proveniente da eolico e solare.

Grazie alla loro capacità di back up le centrali di stoccaggio sono quanto mai importanti per i paesi che stanno puntando ad aumentare la produzione da fonti rinnovabili, energia che una volta prodotta deve essere consumata per evitarne lo spreco. Affidandosi alle centrali di stoccaggio, la rete ha la garanzia di avere a disposizione potenza da distribuire anche quando la produzione non è sufficiente a soddisfare la domanda o quando la richiesta nazionale supera le possibilità di generazione.
Ma questa tecnologia, seppur decisiva per la sicurezza energetica degli stati, presenta ancora costi elevati che ne rallentano la diffusione.

http://www.rinnovabili.it/energia/stoccaggio-energetico-germania-wemag-123/

Energie pulite non fanno parte del dna del Renzino

Economista Rifkin: Renzi sbaglia a puntare su energie non rinnovabili

    Milano, 18 set. (LaPresse) - "Il vostro Governo punta su shale gas e petrolio, fonti energetiche del XX secolo, stanno andando contro le rinnovabili". Così, economista di fama mondiale, a margine di un evento Unipol alla Triennale di Milano critica l'esecutivo e la sua politica energetica. "Perchè dovremmo proteggere gli interessi di 1 o 2 grandi aziende energetiche - aggiunge - la Germania ha capito che bisogna democratizzare l'energia, come la comunicazione, lo stesso fa la Cina, l'Italia non dovrebbe restare nel XX secolo, ed unirsi a Cina e Germania entrando nel 88i secolo".
    "Se possiamo democratizzare la comunicazione - ha proseguito Rifkin - perchè non farlo con l'energia. Il sole splende su tutta l'Italia, il vento soffia ovunque e c'è molto geotermico. Perchè il Governo non punta su questa energia con costo marginale prossimo allo zero, che tutti possono produrre e condividere".

    Energia pulita questa politica anche su ottimi obbiettivi riesce a far male

    ENERGIE RINNOVABILI, ITALIA NOSTRA PRESENTA ANCHE ALLA CAMERA IL DOCUMENTO CONTRO LA SPECULAZIONE

    • Scritto da RED ROMA

    (PRIMAPRESS) ROMA – “Per il futuro bisognerà evitare la grande speculazione e gli sprechi di denaro, a carico della bolletta di famiglie e Imprese, che i folli incentivi alle FER Elettriche intermittenti non programmabili hanno causato al nostro Paese attraverso un’attenta valutazione del costo\beneficio delle scelte di politica energetica”. Non usa mezzi termini Marco Parini, Presidente dell’Associazione Italia Nostra, commentando la presentazione anche alla Camera, Commissioni riunite VIII e X in procinto di chiudere il documento conclusivo dell’indagine sulla Green Economy, del documento sottoscritto anche dai Presidenti di Altura, Amici della Terra, LIPU,  AIW Ass.ne Italiana per la Wilderness, Movimento Azzurro e Mountain Wilderness. L’analisi, già esposta al Senato, mette in mostra come dietro gli incentivi sparsi sul territorio per le fonti di energia rinnovabile si possa rintracciare una manciata di soggetti beneficiari, con evidenti ricadute speculative a danno dell’intero Paese. 
    energie rinnovabili
    Nel documento si legge come tali impianti industriali siano stati costruiti in questi anni “in modalità inusitate sia nel numero che nelle dimensioni sfruttando l’incentivazione più alta in Europa”. Il tutto con scarsi o nulli risultati, secondo gli estensori dell’analisi presentata al Parlamento, anzi a danno di altre soluzioni che forse avrebbero portato ad ottenere migliori prestazioni generali. Nello specifico il documento evidenzia tra l’altro la violenta aggressione al paesaggio ed all’ambiente italiano, il “disastro” in termini di costi sostenuti dalla collettività con oltre 12 miliardi all’anno di soli incentivi ed un onere complessivo ormai nell’ordine di grandezza dell’1% del PIL, l’assorbimento di un carico di risorse tale da deprimere la ricerca e addirittura una delle cause principali del costo proibitivo dell’energia in Italia con la conseguente delocalizzazione delle produzioni energivore dall’Italia verso Paesi dove l’energia costa meno.
    “Ci auguriamo che gli spunti di discussione che offriamo possano contribuire per il futuro ad evitare le speculazioni e gli sprechi di denaro” ha concluso lo stesso Parini. (PRIMAPRESS)

    http://www.primapress.it/index.php?option=com_k2&view=item&id=16316:energie-rinnovabili-italia-nostra-presenta-anche-alla-camera-il-documento-contro-la-speculazione&Itemid=1060

    l'Africa investe sull'energia pulita, Renzino sforacchia la Basilicata

    PECHINO INVESTE SUL FUTURO “RINNOVABILE” DELL’AFRICA

     //   18 settembre 2014   
    RTR27257-309x203Un piano di investimenti da oltre 16 miliardi di dollari per finanziare progetti nel settore energetico in sette Paesi africani. La Cina punta su eolico e solare. Ecco i principali progetti avviati in Marocco, Ghana e Zambia.

    La compagnia cinese Shanghai Electric, gruppo manifatturiero leader nella produzione di attrezzature meccaniche, impianti energetici e industriali che nel maggio scorso ha acquisito il 40% dell’italiana Ansaldo Energia, ha comunicato che investirà oltre due miliardi di dollari in Marocco nel settore delle energie rinnovabili. Il piano prevede la costruzione di centrali a energia solare nei prossimi cinque anni con l’obiettivo di ridurre la dipendenza energetica del Marocco e trasformarlo entro il 2020 in uno dei maggiori produttori di energia pulita al mondo.
    L’investimento rientra nel quadro della strategia messa in atto dalla Banca Cinese per lo Sviluppo (CDB), che ha messo a disposizione 16,5 miliardi di dollari per finanziare progetti nel settore energetico in sette Paesi (tra cui appunto il Marocco) della regione MENA (Medio Oriente e Nord Africa). Un passo in avanti del governo cinese per ridurre le distanze verso uno dei suoi più preziosi partner, vale a dire il continente africano.
    Quanto alle rinnovabili in Marocco, l’Ufficio nazionale per i servizi elettrico e idrico (ONEE) ha proceduto in questi giorni alla visione delle offerte relative all’acquisizione dell’appalto (n. SP 40311) per la progettazione, la costruzione, lo sfruttamento e il mantenimento del “Progetto eolico integrato 850 MW”, un progetto di grande peso strategico che punta a raggiungere la produzione di 2.000 MW entro il 2020.
    L’iniziativa rientra in un programma per lo sviluppo dell’energia eolica lanciato dal governo marocchino nel 2010 e la cui realizzazione è stata divisa in due fasi. La prima ha visto la realizzazione della centrale di Taza (150MW), mentre la seconda riguarda la costruzione di cinque impianti (Midelt, Tiskrad, Tanger II, Jbel Lahdid e Boujdour, dal valore complessivo di 850 MW) che entreranno in funzione tra il 2016 e il 2020. Gli assegnatari dell’appalto dovrebbero essere resi noti entro gennaio 2015.
    A contendersi la commessa sono tra gli altri EDF énergies nouvelles (Francia), Mitsui &CO (Giappone) e Alstom (Francia); Nareva Holding (Marocco), Taqa (Emirati Arabi), Enel Green Power (Italia) e Siemens (Germania); International Power (Regno Unito) e Vestas (Danimarca); Acwa Power (Arabia Saudita), Gamesa Eolica (Spagna) e Gamesa Energia (Spagna); Acciona Wind Power (Spagna), Acciona Energia (Spagna) e Al Ajial Funds (Marocco).

    I progetti in Ghana e Zambia
    A fine agosto il governo di Pechino ha posto un’altra pietra miliare della cooperazione tra Cina e Africa firmando un accordo nel campo delle energie rinnovabili (“Renewable Energy Technology Transfer”) con il Ghana e lo Zambia e con la partecipazione della Danimarca, un progetto patrocinato dal Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo (UNDP). Si tratta di un accordo che non prevede la fornitura di materiale e attrezzature da parte di Cina e Danimarca, bensì lo sviluppo di programmi locali che consentano ai due Paesi africani di introdurre lo sfruttamento delle rinnovabili come priorità nazionale. Il governo danese, in base all’accordo, dovrebbe fornire oltre 5 milioni di dollari iniziali mentre al ministero di Scienze e Tecnologie del governo cinese spetterebbe il sostegno delle attività che verranno condotte dai governi di Ghana e Zambia.

    Stati Uniti, sempre loro a destabilizzare i paesi non allineati

    Bolivia, Morales: Usa stanno tentando di screditare il governo

    Nuovo attacco contro Washington: “il popolo non si lascerà confondere da informazioni sbagliate”

    17 settembre 2014 

    Bolivia, Morales: Usa stanno tentando di screditare il governo

    Il presidente boliviano e candidato per la rielezione, Evo Morales, ha detto che gli Stati Uniti stanno cercando di screditare il governo in vista delle elezioni del 12 ottobre in Bolivia, dopo aver incluso il suo paese tra i tre che non rispettano gli impegni in materia di lotta contro la droga. In una cerimonia nella regione meridionale di Tarija, Morales ha respinto il rapporto degli Stati Uniti, spiegando che il suo paese “come non mai” ha perseguito politiche contro gli stupefacenti. “Il presidente (Usa) Barack Obama ha sbagliato, forse per ragioni elettorali, forse perché (pensano) che faranno cambiare la mentalità del nostro popolo”, ha detto il presidente. “Il popolo boliviano è anti-imperialista e anti-neoliberale” e “la gente non si lascerà confondere da questo tipo di informazioni”. Gli Stati Uniti hanno citato il Venezuela, la Bolivia e la Birmania come i paesi che non hanno rispettato i loro impegni contro il traffico e la produzione di droga negli ultimi 12 mesi. Morales ha espulso nel 2008 l’ambasciatore degli Stati Uniti a La Paz, Philip Goldberg, accusandolo di aver cospirato contro il suo governo, cosa che Washington ha sempre negato.

    http://www.ilvelino.it/it/article/2014/09/17/bolivia-morales-usa-stanno-tentando-di-screditare-il-governo/51a09c5d-5cd5-4611-93d2-b9c71d5831e7/

    Pagliaccio

     

    Che fine ha fatto il Matteo Renzi No Tav? Un anno fa riteneva l’opera «inutile»

    Sono «soldi impiegati male», spiegava. Ora dichiara: «Sull’opera si va avanti»
    [18 settembre 2014]
    Talpa Tav
    «La Tav? Non è un’opera dannosa, ma inutile. Soldi impiegati male. Rischia di essere un investimento fuori scala e fuori tempo». Nel giorno della visita in Piemonte di Matteo Renzi, in cui il premier ha confermato di voler visitare a breve il cantiere Tav di Chiomonte, Legambiente rispolvera le parole scritte dal premier nel libro “Oltre la rottamazione” nel 2013.
    «Parole in evidente contrasto con la volontà del Governo Renzi di tirar dritto su grandi opere inutili come la Tav Torino-Lione e il Terzo Valico – sottolinea Fabio Dovana, presidente di Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta – Ci chiediamo con quali esperti si sia confrontato il premier per cambiare così repentinamente opinione. Quali sono i dati in suo possesso per giustificare l’opera?».
    A giugno l’associazione ambientalista ha presentato al Governo Renzi il dossier #sbloccafuturo, una lista di 101 piccole e medie opere incompiute in tutta Italia la cui mancata realizzazione pesa negativamente sulla salute dei cittadini, sulla loro libertà di movimento, sulla possibilità di migliorare la qualità della vita, l’economia locale e nazionale.
    «Dal premier ci aspettiamo risposte sui cantieri prioritari per la nostra regione, non inutili passeggiate nel fortino di Chiomonte – dichiara ancora Fabio Dovana – Nel recente decreto Sblocca Italia mancano risposte sul trasporto pubblico locale mentre si continua a puntare su nuove autostrade, nuovo cemento e trivellazioni petrolifere. E’ invece ancora buio pesto sulle sorti di opere come le stazioni Dora e Zappata del Servizio Ferroviario Metropolitano torinese, sull’ammodernamento della linea ferroviaria Chivasso-Ivrea-Aosta e sullo sblocco dai vincoli del Patto di Stabilità delle bonifiche dall’amianto a Casale Monferrato».
    di Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta

    Se fosse vero, sono gli occidentali che comprano il petrolio

    Isis: fonte Israele, controlla zone con 60 pozzi di petrolio

    Fonte Iraq, guadagna 600 mila dlr al giorno da pozzi nel nord

    18 SETTEMBRE,
    (ANSAmed) - TEL AVIV/BAGHDAD/BEIRUT/18 SET - L'Isis ha accumulato ''straordinarie risorse economiche'' che gli consentono di fortificarsi in estese aree della Siria e dell'Iraq, formando alleanze con le tribu' e altri gruppi di queste regioni. Lo ha detto - citata da Haaretz - una fonte israeliana secondo la quale l'Isis controlla zone con 60 pozzi di petrolio attivi, dai quali ricava dai 3 ai 6 milioni di dollari al giorno. La fonte ha confermato che Israele ha passato notizie di intelligence agli Usa.

    Secondo fonti irachene, l'Isis guadagna fino a 600.000 dollari al giorno dalle esportazioni illegali di petrolio estratto da pozzi petroliferi caduti nelle sue mani dal giugno scorso nel nord della provincia irachena di Diyala. Lo ha sottolineato oggi il sindaco di una citta' della regione in un'intervista a giornali locali. I jihadisti, ha detto Oday al Khadran, sindaco di Khalis, estraggono il petrolio dai pozzi della regione di Himrin e lo contrabbandano verso la Siria e la Turchia. "L'Isis - ha sottolineato Khadran - riempie circa cento autobotti al giorno di greggio, che viene consegnato a commercianti senza scrupoli a Mosul o in Siria. Qui viene venduto a mediatori stranieri a circa 4.000 dollari per ogni autobotte, circa l'80 per cento in meno rispetto ai prezzi di mercato in Europa". (ANSAmed)

    Taddei non sa che l'emendamento per l'eliminazione dell'art. 18 è del governo, pagliacci

    Lavoro: Taddei, Renzi non ha parlato di abrogazione articolo 18

    Il tema non è l'abolizione dell'articolo 18. Avete sentito ieri il presidente del Consiglio pronunciare le seguenti parole: abroghiamo l'articolo 18? No. Avete sentito il presidente del Consiglio che ha detto una cosa ben diversa: estendiamo le tutele, superiamo l'apartheid". Lo sottolinea Filippo Taddei, responsabile Economia del Pd. "Oggi", aggiunge, "un lavoratore che lavora in un'impresa sotto i 15 dipendenti e perde il suo lavoro, quante mensilità prende di compensazione per il licenziamento individuale? Magari ha lavorato 15 anni, prende se va bene 4 mensilità. La proposta è il contratto a tutele crescenti. Ad oggi la maggior parte dei lavoratori che sono sotto i 15 dipendenti sono molto meno tutelati e a quelli che sono sopra nessuno tocca nulla".

    http://www.milanofinanza.it/news/lavoro-taddei-renzi-non-ha-parlato-di-abrogazione-articolo-18-201409171018511696

    giovedì 18 settembre 2014

    ma se i Commissari sono corrotti...

    Expo, altro manager indagato per corruzione

    È Antonio Acerbo, commissario delegato per le Infrastrutture. Accusato da Maltauro
     
     
     
    17/09/2014
    milano
    Nuova bufera su Expo. Mentre da qualche giorno è cominciata la vendita dei biglietti per l’Esposizione Universale che si aprirà a Milano a maggio dell’anno prossimo, su disposizione della Procura sono state effettuate una serie di perquisizioni e acquisizioni da parte della Guardia di Finanza ed è finito indagato Antonio Acerbo, commissario delegato “Opere infrastrutturali” Expo 2015 e responsabile unico del procedimento di Padiglione Italia. Al manager vengono contestati i reati di corruzione e turbativa d’asta in quanto, questa è l’ipotesi, avrebbe ricevuto dall’imprenditore Enrico Maltauro utilità economiche per pilotare la gara «Progetto via delle acque».

    È questo un nuovo filone di inchiesta, coordinato dai pm Claudio Gittardi e Antonio D’Alessio, con la supervisone del Procuratore della Repubblica Edmondo Bruti Liberati, nato da approfondimenti dell’indagine sulla presunta «cupola degli appalti», vicina a una probabile richiesta di giudizio immediato. Indagine, quest’ultima, che lo scorso maggio aveva portato in carcere, tra gli altri, l’ex parlamentare della Dc Gianstefano Frigerio, l’ex funzionario Pci Primo Greganti, l’ex senatore Pdl Luigi Grillo, l’ex esponente ligure dell’Udc-Ndc Sergio Cattozzo, l’imprenditore vicentino Maltauro e l’ex manager di Expo Angelo Paris. Inquirenti e investigatori hanno infatti sviluppato intercettazioni e “spunti” contenuti negli interrogatori di Maltauro, l’ultimo dei quali il 30 luglio scorso, concentrandosi sull’appalto - per lavori complessivi da oltre cento milioni - che riguarda l’apertura di un canale fra il sito Expo e il Naviglio Grande, ponti e collegamenti riservati ai pedoni e alle biciclette.

    Acerbo, secondo la ricostruzione su cui si stanno cercando riscontri, allora responsabile unico del progetto `vie d’acqua´ e presidente della commissione di gara, sarebbe stato corrotto dall’imprenditore vicentino (i reati vengono contestati a partire dal 2012), complici alcuni intermediari anch’essi indagati, perché favorisse la sua azienda che poi, nel luglio 2013, vinse insieme ad altre tre società, tra cui la Tagliabue, con uno sconto del 23%. E la sezione pg della Gdf oggi si è presentata per perquisizioni e acquisizioni proprio negli uffici della Maltauro, della Tagliabue e di Expo e anche in quelli di Metropolitana Milanese. Nel frattempo, in questi ultimi giorni sono stati ascoltati a verbale una serie di testimoni.

    Che Maltauro avesse un rapporto di amicizia di lunga data con Acerbo emerge, in particolare, da una conversazione tra l’imprenditore e Frigerio intercettata lo scorso marzo: «non c’è nessuno che è più vecchio amico di me con Acerbo», si era in un certo qual modo vantato Maltauro. E dopo che Frigerio gli aveva fatto notare che «è un vecchio democristiano» e che è stato «il city manager del Comune di Milano ... è uno bravo uno serio...», l’imprenditore aveva ricordato: «sì ma lui lavorava in Montedison, da ragazzo ... (...) e io l’ho conosciuto... ho fatto un lavoro per Montedison dove lui era Direttore dei Lavori... e abbiamo avuto un grande successo... lui ha fatto anche un po’ di carriera attraverso `sto lavoro nell´ ’82...». E in virtù di questa amicizia più che trentennale Maltauro ha raccontato ai pm di aver fatto ottenere al figlio di Acerbo (il manager era dg a Palazzo Marino dal luglio 2010 nell’era Moratti) un contratto di consulenza con la sua impresa costruttrice da circa 30 mila euro. Contratto su cui inquirenti e investigatori stanno lavorando, ipotizzando possa essere una delle presunte utilità economiche ricevute dal manager. Anche in relazione all’appalto Expo per le `architetture di servizi´, tra l’altro, vinto sempre dalla Maltauro e al centro del primo troncone d’inchiesta, l’imprenditore avrebbe cercato in un primo tempo di sfruttare i suoi contatti con Acerbo. Poi, però, si sarebbe rivolto all’ex Dc Frigerio che sarebbe intervenuto su Angelo Paris.

    Il nome di Acerbo, inoltre, era già emerso anche negli atti dell’inchiesta su Infrastrutture Lombarde che aveva portato in carcere l’ex dg della società pubblica Antonio Rognoni, di cui è stato anche candidato alla successione. E fu anche tra i commissari della procedura ristretta per l’affidamento dell’appalto per la realizzazione della cosiddetta `Piasta´, gara al centro di un’altra inchiesta aperta in Procura. Già domani il legale del commissario delegato Expo, l’avvocato Federico Cecconi, dovrebbe prendere «contatti con i pm per cercare - come ha spiegato - di concordare tempi rapidi affinché il mio assistito venga sentito per chiarire la sua posizione». Infine, per domani è attesa la visita a Palazzo di Giustizia del presidente dell’Autorità anticorruzione, Raffaele Cantone, che incontrerà il procuratore Edmondo Bruti Liberati. Il ruolo di Acerbo in Padiglione Italia a questo punto, secondo Cantone, «può essere un problema». 

    http://www.lastampa.it/2014/09/17/italia/cronache/expo-acerbo-indagato-per-corruzione-e-turbativa-dasta-DKGQEjdthZ8EXhEwy03xNP/pagina.html

    IRENA

    17 settembre 2014, 15:10

    La Russia aderisce all’Agenzia Internazionale per le Energie Rinnovabili

    La Russia aderisce all’Agenzia Internazionale per le Energie Rinnovabili

    Fino a poco tempo fa, lo sviluppo delle rinnovabili, o come viene anche chiamata in Russia, dell' "energia verde", è stato trascurato. La ragione risiede soprattutto nella grande disponibilità di combustibili fossili tradizionali. Ma negli ultimi anni la situazione ha iniziato a cambiare notevolmente.

    Oggi, circa metà dell'elettricità consumata sull'isola di Iturup, una delle isole Curili, è di natura geotermica. L'energia della Terra qui trabocca. Viene sempre più utilizzata l’energia solare. Può sembrare sorprendente, ma l'efficienza dell’energia solare è particolarmente alta nel Grande Nord della Russia, dove vi è un certo numero di villaggi dotati di energia da questa fonte. Vasta è anche l’esperienza maturata nel campo dell’energia idroelettrica ed eolica. La Bioenergia è uno dei settori più giovani, ma allo stesso tempo, prioritari della ricerca ed è presente anche in Russia. I nuovi requisiti ambientali, il desiderio di migliorare l'efficienza energetica dell'economia, la logica della cooperazione internazionale, questi e altri problemi hanno intensificato gli sforzi per creare un’energia più "verde". Un nuovo impulso a questo processo dovrebbe arrivare dall'adesione della Russia all'Agenzia Internazionale per le Energie Rinnovabili, l’IRENA.
    L'agenzia è stata fondata nel 2009 su iniziativa della Germania. Ad oggi, gli Stati membri dell'organizzazione sono 131. Inoltre 37 Stati hanno firmato ma non hanno ratificato il trattato di adesione. L'adesione a IRENA non solo facilita l'accesso a praticamente tutte le informazioni sulle fonti energetiche rinnovabili (FER), ma è anche preziosa per i dati tecnici. Che cosa potrà offrire alla Russia? L'adesione all'organizzazione darà alla Russia l'accesso alle pratiche esistenti relative all'introduzione e all'utilizzo delle energie rinnovabili ed ai risultati delle recenti ricerche. Inoltre, permetterà alla Russia di partecipare allo sviluppo di norme internazionali e di influenzare lo sviluppo delle energie rinnovabili in tutto il mondo.
    La quota di energia rinnovabile nel mondo è in aumento ogni anno: nel 2013 circa il 21% del consumo mondiale di energia è stato soddisfatto da fonti energetiche rinnovabili. Entro il 2020, il consumo è destinato ad aumentare notevolmente: nella UE fino al 30%, in Cina fino al 15%, in Egitto fino al 20%. Secondo i calcoli degli ambientalisti, il volume di energia da fonti rinnovabili e le tecnologie esistenti oggi possono fornire pienamente l'umanità dell'energia necessaria. Tuttavia, i calcoli teorici non coincidono sempre con la pratica. E non tutte le tecnologie sono economicamente sostenibili. Pertanto, per valutare la fattibilità delle energie rinnovabili si studia anche il potenziale economico. Secondo i calcoli di Greenpeace in Russia il potenziale economico delle energie rinnovabili è di circa il 25%. In altre parole, fino a un quarto di tutta l'energia necessaria potrebbe essere prodotta da fonti rinnovabili in modi economicamente accessibili. Quello che è importante ora è mostrare la volontà politica ed il sostegno statale all’energia alternativa.

    Per saperne di più: http://italian.ruvr.ru/2014_09_17/La-Russia-aderisce-all-Agenzia-Internazionale-per-le-Energie-Rinnovabili-5376/

    Energia pulita portatile, si può

    Energia rinnovabile Tregoo: pannelli da portare ovunque

    energia rinnovabile

    Energia rinnovabile pulita sfruttando le risorse dell’ambiente

    I pannelli fotovoltaici creano energia rinnovabile pulita e stanno ormai prendendo sempre più piede. Si tratta di impianti elettrici composti da celle fotovoltaiche, in grado di convertire l’energia solare incidente in energia elettrica mediante effetto fotovoltaico, tipicamente impiegato come generatore di corrente in un impianto fotovoltaico.
    Così facendo, dunque, la radiazione solare può essere sfruttata non solo per produrre calore, ma anche elettricità in modo pulito e rinnovabile.
    E questo, a sua volta, non solo permette di risparmiare tantissima energia, ma consente anche di sfruttare al meglio le risorse dell’ambiente.
    La nuova frontiera del fotovoltaico è data dalla realizzazione di pannelli solari e accumulatori di energia per fotovoltaici che sia portatili, così da poter essere utilizzati in mobilità.

    La proposta di Tregoo

    pannelli-solari-portatili-tregooIn questo settore si inserisce Tregoo, un’azienda che nasce dall’esperienza di En-Eco SpA, società leader in Europa nel settore delle energie rinnovabili, con un focus sulla ricerca di soluzioni tecnologiche innovative.
    Tregoo fa parte della divisione high-tech di En-Eco, specializzata nell’ideazione, produzione e distribuzione di kit solari per l’approvvigionamento energetico in mobilità.
    Soluzioni, queste, che permettono di avere con sè energia sempre, in ogni momento e in ogni luogo: per chi è amante delle sfide sportive e delle avventure oltre ogni limite; per tutti coloro che hanno necessità di avere sempre energia a disposizione per ricaricare i dispositivi tecnologici di uso quotidiano come smartphone, tablet, GPS, macchine fotografiche o PC portatili.
    Tregoo progetta e produce pannelli solari, accumulatori e Solar Power Stations, vere e proprie mini centrali solari portatili per la produzione e lo storage di energia rinnovabile elettrica.

    Francia, voglia di nuovo colonialismo per uscire dalla crisi

    La Francia vuol tornare in Libia. E l'Italia?

    Parigi intende organizzare una nuova spedizione militare a Tripoli. Ma tutti si defilano

    “La Libia è la mia preoccupazione fondamentale” ha affermato il ministro della Difesa francese, Jean-Yves Le Drian, in un’intervista al quotidiano francese Le Figaro l’8 settembre, allo scopo di creare i presupposti per una coalizione internazionale che intervenga militarmente in Libia. Ormai questo è “un Paese completamente destrutturato” e soprattutto rappresenta “la porta dell’Europa, la porta dell’Africa” per il terrorismo internazionale. Volendo citare il neo-belligerante Barack Obama, si potrebbe dire che anche la Libia è ormai un “safe heaven” per i cosiddetti terroristi islamici.
     In questo Paese, infatti, i jihadisti mantengono intatte le loro reti relazionali, comprano armi dal mercato nero e continuano a gestire anche gli altri traffici cui sono abituati, come la tratta di esseri umani, i rapimenti e anche lo smercio di droga, seppur in misura minore. Non a caso, infatti, che il titolare del Quai d'Orsay nell’intervista citi anche due noti signori della guerra, che da anni imperversano nel Sahel e più in generale in tutta l’Africa del Nord: “Capi come l’emiro Drougdal o Mokhtar Belmokhtar transitano di lì regolarmente” afferma Le Drian.
     Abdelmalek Droukdel è il capo di AQMI, Al Qaeda nel Maghreb Islamico, gruppo terroristico che la Francia ha già combattuto in Mali nel 2013 (“Operazione Serval”), mentre Mokhtar Belmokhtar è la primula rossa di origine algerina che oggi gestisce il mercato nero in tutta la regione e che ha manifeste connessioni con il mondo della jihad islamica, pur impersonando più la figura del predone che quella del combattente islamico. Entrambi sono da tempo nel mirino del DGSE, il servizio segreto di Parigi, e rappresentano uno dei principali obiettivi-simbolo per la Francia. Anche perché, con la caduta del regime di Gheddafi, sono state liberate tutte quelle “forze del male” che prima erano tenute sotto il tacco dal colonnello-dittatore, mentre ora imperversano liberamente nella regione.
    La strategia dell’Italia in Libia ancora non si conosce e, stante le dichiarazioni del premier Matteo Renzi (che pare sinceramente orientato a volersi occupare di Libia), nulla si muove
    Una seconda guerra per la LibiaIl ministro Le Drian ci tiene così tanto a ribadire questo concetto, che dimentica un passaggio fondamentale: l’ammissione di colpa sull’infelice scelta di defenestrare Mu’ammar Gheddafi da parte del governo francese e di quello britannico. Causa scatenante del caos odierno è, infatti, palesemente la prematura fine del colonnello.
     I risultati del regime change sono sotto gli occhi di tutti: la Libia non ha più una leadership, il rischio di un’interruzione delle forniture petrolifere verso l’Europa è concreto, e tutto il territorio nazionale è attraversato da faide tribali ed egoismi settari, tali per cui una parte del Paese è finita sotto il controllo delle milizie islamiche sunnite di Ansar Al Sharia e un’altra porzione è sotto il controllo di Khalifa Haftar, il golpista libico che Daniele Raineri sul Foglio ha soprannominato il “generale free lance”, il cui esercito non riesce però a imporsi sugli islamisti ed è anzi già stato sconfitto a Bengasi e a Tripoli. Pertanto, se la Libia è fuori controllo, secondo l’Eliseo serve un nuovo intervento militare, che rimedi al danno e contempli l’aiuto delle potenze alleate.
     Ma non è un déjà vu, questo dell’Occidente? Non ricorda un po’ il modus operandi americano che, alla data dell’11 settembre 2014, ha annunciato il ritorno per la terza volta sul luogo del delitto, l’Iraq, dopo aver defenestrato un dittatore che fino all’intervento militare USA aveva garantito il mantenimento dello status quo e una convivenza pacifica tra sunniti e sciiti? Non importa molto questo ragionamento alle cancellerie occidentali. Il punto è risolvere hic et nunc la questione. Perciò Parigi, che sponsorizza la seconda guerra in Libia in meno di quattro anni, è in cerca di alleati per finire il lavoro. Ma non molti sembrano intenzionati a seguire la Francia.
    Nessuno vuol partecipare alla coalizione internazionaleIl Regno Unito, sodale di Parigi in tante battaglie, in questi giorni ha ben altro cui pensare: vedi il referendum per l’indipendenza della Scozia del 18 settembre, una “bomba a orologeria” pronta a esplodere in faccia al governo di Cameron, tale che potrebbe essere fatale tanto al suo governo quanto al Regno intero, in caso di vittoria degli “Yes”. Tralasciando le questioni economiche, se Edimburgo si dovesse staccare da Londra, chi dei due siederà al seggio ONU e con quale dicitura? Che fine faranno i patti con la NATO? Gli scozzesi entreranno nell’Alleanza Atlantica? Che ne sarà delle tre basi operative della Royal Navy in Scozia e, soprattutto, dei sottomarini nucleari? Interrogativi la cui risposta non è semplice e che stanno infiammando il dibattito politico interno, rallentando qualsiasi decisione di Downing street circa nuove iniziative militari del Regno - per il momento - Unito.
     Gli Stati Uniti, invece, sono già impegnati sui fronti siriano e iracheno contro lo Stato Islamico. Washington potrebbe dare una mano, in virtù di quella scaltra scelta di parole usate dall’ex avvocato e oggi inquilino della Casa Bianca, durante lo speech sul nuovo intervento USA in Iraq: Barack Obama, infatti, ha autorizzato raid aerei contro lo Stato islamico “dovunque si trovi” e quest’affermazione potrebbe giustificare anche un’azione in Libia agli occhi del Congresso, data la teorica affiliazione degli islamisti di Bengasi al Califfato Islamico. Ma, al momento, questa resta solo un’ipotesi che il Pentagono tende a non considerare.
     L’Algeria, storicamente legata a doppio filo con Parigi, è la cartina di tornasole delle alleanze possibili, nonché Paese strategico per ovvie ragioni di confine. Secondo fonti turche, Algeri starebbe valutando l’apertura dello spazio aereo per consentire eventuali bombardamenti franco-americani e il trasporto logistico delle truppe. Ma ancora non c’è niente di certo né filtrano indiscrezioni.
    L’Italia snobba la Libia
    Così, resta Roma. Il nostro Paese, che dovrebbe essere in prima linea nel monitoraggio degli accadimenti in Tripolitania e Cirenaica, per il momento nicchia: alle insistenti richieste dei rappresentanti francesi, risponde in via ufficiosa che “non sono in previsione azioni militari”. Tutt’al più, il ministero della Difesa potrebbe fornire aiuti e stanziare un budget. Non si può essere più generici, insomma. Ma, alla resa dei conti, la strategia dell’Italia in Libia - ammesso che vi sia - ancora non si conosce e, stante le dichiarazioni del premier Matteo Renzi (che pare sinceramente orientato a volersi occupare di Libia), nulla si muove.
     Insomma, un magro bottino per Francois Hollande, che in questo momento è considerato il presidente meno gradito dalla Francia, assediato dagli scandali “amorosi” (complici le sue ex), in debito di ossigeno per una politica economica inefficace e che ora è finito nel mirino anche dei difensori dell’austerity a Bruxelles, per l’annuncio che la Francia sforerà l’obiettivo di rientrare nel limite del 3% del deficit per il 2015 e anche per il 2016.
     Insomma, che ne è della grandeur francese? Possibile che all’altezzosa Parigi sia rimasta solamente la Françafrique? E, anche in quel caso, avrà Parigi la forza politica di agire da sola in un’area di crisi di capitale importanza per il Mediterraneo?

    http://www.panorama.it/news/oltrefrontiera/francia-vuol-tornare-in-libia-litalia-resta-guardare/

    Jobs Act, 300 euro mese, Renzi v.....lo

    Quando in televisione o sui giornali vi parlano degli effetti miracolosi del Job act di Renzi, riflettete sul topo da laboratorio della Troika 


    Un lavoratore su tre nel settore privato greco guadagna un salario da 300 euro al mese (440 euro lordi). Queste rilevazioni shock provengono da un’inchiesta condotta dall’Istituto del Lavoro (INE) del principale sindacato greco GSEE. Lo riporta il blog KTG.
     
    Questa inchiesta rileva che i salari in Greci sono crollati significativamente attraverso i cosiddetti “contratti di lavoro flessibile” imposti dalla Troika nel suo Memorandum d’intesa per l’erogazione degli “aiuti”. “I lavori di contratti flessibile” sono considerati i contratti part-time, la riduzione degli orari di lavoro e I cosiddetti lavori in rotazione. Savvas Robolis, il direttore scientifico di INE-GSEE, ha commentato lo studio in questo modo: “l’alto tasso di disoccupazione sta forzando sempre più lavoratori del settore privato ad accettare i lavori di contratto flessibili. La situazione riguarda approssimativamente 500 mila persone. Questo ha creato una nuova generazione di lavoratori e impiegati, la generazione 300 euro”. Naturalmente, questo non riguarda solo giovani e lavoratori inesperti, ma persone di tutti i gruppi di età che cercano disperatamente un lavoro e un reddito per la sussistenza personale e familiare.
     
    P.s: Quando in televisione o sui giornali vi parlano degli effetti miracolosi del Job act di Renzi in termini di competitività e ripresa, pensate sempre che esiste un paese, la Grecia, topo da laboratorio della Troika, dove da anni esiste già tutto questo e gli effetti sono là tutti da vedere.
    Notizia presa dal sito www.Lantidiplomatico.it visita www.Lantidiplomatico.it
     
     

    Alta velocità: 96,4 milioni di euro tra Bologna e Firenze al chilometro




    Tav, Renzi in Val di Susa, Imposimato avvisa Firenze e la Toscana




    Idra scrive al premier Matteo Renzi in visita il 17 settembre ai cantieri TAV in Val di Susa

    "Nessuna opera, signor premier, ha inanellato in Italia record negativi così numerosi e variegati come quelli che è riuscita a totalizzare la TAV" a scriverlo in una lettera pubblica inviata a Matteo Renzi sono stati il presidente ed il vice presidente dell'Associazione Idra, una spina nel fianco dei cantieri per l'Alta Velocità in Toscana.

    A Firenze intanto si attende la riapertura dei cantieri di Campo di Marte per gennaio 2015, dopo la sostituzione di Monna Lisa detta "la Talpa" con enorme imbarazzo storico.
     L'ex presidente di Provincia e sindaco di Firenze si reca in visita ai cantieri della Val di Susa e ad Idra perviene una lettera del giudice Ferdinando Imposimato.
    “Ho letto l’ordinanza di custodia cautelare dei magistrati di Torino contro l’associazione per delinquere di stampo mafioso e i corrotti che operano in Piemonte e in Val di Susa per un’opera devastante, la TAV. E ho letto i provvedimenti dei magistrati fiorentini contro i corrotti che sperperano miliardi di soldi pubblici, distruggono l’ambiente, e trafficano in tonnellate di rifiuti pericolosi, seminando terrore e morte, sottraendo ingenti risorse all’agricoltura e al patrimonio artistico e naturale (art. 9 della Costituzione). Su questa battaglia civile è calato un silenzio omertoso. Spero che il presidente Renzi, prima del viaggio in Val di Susa, si documenti e dia una mano ai valsusini e ai fiorentini per salvare la valle e Firenze, patrimonio dell’umanità, da corrotti e speculatori perseguiti dai magistrati. E per recuperare le risorse che finiscono a corrotti e ‘ndranghetisti. Ringrazio coloro che si battono anche per noi, per la Val di Susa e per Firenze, e chiedo alla stampa di informare il Governo e i cittadini sullo sperpero di miliardi di denaro pubblico sottratti ai lavoratori, ai pensionati, ai docenti, agli esodati e ai senza reddito.
    I magistrati hanno dimostrato che il pericolo sono corruzione, ‘ndrangheta e distruzione dell’ambiente. Ma la battaglia dei cittadini deve essere proseguita nel rispetto delle regole, evitando provocazioni, per evitare che l’attenzione si sposti su fatti che esulano dal problema dell’Alta Velocità”
    Nel promemoria per Renzi c'è che "L'Alta Velocità in Italia è costata 47,3 milioni di euro al chilometro nel tratto Roma-Napoli, 74 milioni di euro tra Torino e Novara, 79,5 milioni di euro tra Novara e Milano e 96,4 milioni di euro tra Bologna e Firenze.In totale il costo medio dell’alta velocità in Italia è stimato a 61 milioni di euro al chilometro. Appena 10,2 milioni di euro al chilometro è costata la Parigi-Lione, 9,8 milioni di euro la Madrid-Siviglia e 9,3 milioni di euro la Tokyo-Osaka”
    In Toscana sono stati "Prosciugati per sempre giacimenti idrici d’eccellenza. Sfregiate vallate appenniniche classificate come Siti di Importanza Comunitaria e mortificate economie locali di montagna e di pianura. Umiliate e offese con turnazioni disumane maestranze in campi asserviti alle esigenze di cantiere"
     Idra ricorda con malcelato disappunto la “Firenze Bologna: Sotto e Sopra l’Appennino”, mostra "organizzata dalla Provincia guidata da Matteo Renzi in collaborazione con TAV e RFI. Tempi in cui quella cantierizzazione era finita a giudizio, dopo cinque anni di inchiesta raccontata in oltre 100 faldoni e 3 dvd".
     “Un’opera comunque straordinaria” si leggeva nell’opuscolo di presentazione della galleria fra Firenze e Bologna, dove “i momenti difficili hanno però visto sempre in prima linea le istituzioni, a partire dalla Provincia di Firenze, in un ruolo di tutela dei diritti e dei legittimi interessi delle popolazioni interessate dai lavori, dell’ambiente e del territorio” scriveva Renzimentre oggi Idra replica "Gli atti del poderoso processo penale celebrato presso il Tribunale di Firenze paiono attestare ben altre realtà".
    Idra ricorda poi che "La Corte dei Conti ha avviato, sulla scorta di accurati accertamenti, un procedimento per responsabilità erariale a carico di alti dirigenti e politici preposti alla cura del territorio e delle risorse idriche, e al buon governo del denaro pubblico".
    Ricorda poi a Renzi le dichiarazioni dell'ex presidente provinciale al Corriere “Vorrei dire con molto rispetto che c’è una parte (fortunatamente minori­taria) della Corte dei Conti che ha per­duto il senso del proprio ruolo. E che anziché preoccuparsi dell’uso distor­to del denaro pubblico rincorre la visibilità con costruzioni giuridiche ardi­te e che puntualmente franano a una verifica seria. Oggi è la volta di Marti­ni e Chiti cui va la mia totale solidarie­tà. Domani toccherà a noi, poi ad al­tri. In Provincia ho abbassato le tasse, tagliando le spese: e la Corte dei Conti vorrebbe sindacare sui diritti che la legge ci riconosce. Però le nostre cul­ture politiche pur diverse tra loro ci hanno insegnato che ci si difende nei processi e non dai processi: è quello che noi faremo. Martini e Chiti han­no ragione da vendere!” Corriere della Sera dell'11 settembre 2009.
    "Vannino Chiti e Claudio Martini non risultano aver fatto ricorso avverso la Sentenza - sottolinea Idra - che la Corte pronunciò il 31 maggio 2012, dichiarando la prescrizione, ma attestando, a carico dei convenuti, unacondotta gravemente colposa:
    "La Direzione Distrettuale Antimafia di Firenze - ricorda ancora Idra, i cui registri iniziano a far invidia all'Archivio di Stato  ha ravvisato per il Nodo TAV di Firenze la presenza di un’ampia costellazione di ipotesi di reato: analisi truccate, fornitura di prodotti concretamente pericolosi e non conformi alle specifiche contrattuali, smaltimento illegale di fanghi e rifiuti, paventando un mosaico raccapricciante di collusioni politico-affaristiche, col coinvolgimento di qualificati segmenti istituzionali e organismi ‘di garanzia’, all’interno di un disegno attivamente partecipato, secondo l’accusa, persino da esponenti della camorra campana".
    Scrive così Idra "Lei sarà in visita ai cantieri dell’Alta Velocità in Val di Susa, non abbiamo mancato di segnalarLe negli anni e nei mesi scorsi, con dovizia di particolari e il supporto di atti ufficiali, le indicazioni fornite dall’Autorità per la Vigilanza sui Contratti Pubblici in materia di meccanismi contrattuali e architettura finanziaria sottesa all’implementazione dei progetti TAV in Italia. Con encomiabile lungimiranza, quelle indicazioni erano state anticipate da un esperto analista noto a livello nazionale, l’ing. Ivan Cicconi. Oggi la stessa Commissione Europea lo cita come fonte nella propria disamina pubblicata lo scorso febbraio, là dove la CE ammonisce: In Italia il settore delle infrastrutture è a quanto pare quello in cui la corruzione degli appalti pubblici risulta più diffusa; dato che le risorse in gioco sono cospicue, il rischio di corruzione e infiltrazioni criminali è particolarmente elevato. Anche il rischio di collusione è peraltro elevato dal momento che solo pochi prestatori sono in grado di fornire le opere, le forniture e i servizi interessati. Secondo studi empirici, in Italia la corruzione risulta particolarmente lucrativa nella fase successiva all’aggiudicazione, soprattutto in sede di controlli della qualità o di completamento dei contratti di opere/forniture/servizi. […]
    L’alta velocità è tra le opere infrastrutturali più costose e criticate per gli elevati costi unitari rispetto a opere simili.
     Differenze di costo che “possono rivelarsi una spia di un’eventuale cattiva gestione o di irregolarità nelle gare per gli appalti pubblici”.
    L'appello di Idra "Cambiare verso non può essere solo un utile slogan, signor premier. Si tratta davvero di cominciare a investire nelle priorità materiali e morali del Paese, come le abbiamo scritto ancora una volta a febbraio: da L’Aquila (e l’Abruzzo) a Modena (e l’Emilia) terremotate, dalle montagne che franano alle pianure e agli insediamenti che si allagano, dalla scuola (indecente nell’edilizia e nell’organizzazione) al patrimonio culturale (mesta cenerentola, e dovrebbe essere la nostra regina!) al trasporto pubblico locale e pendolare.La esortiamo dunque affinché, memore di ciò che la Commissione Europea ha segnalato, Lei faccia quello che ci si attende da un buon padre di famiglia: si sieda attorno a un tavolo coi giovani, con le donne, con gli agricoltori e gli allevatori, con gli artigiani, i commercianti e gli imprenditori di quella comunità. Traduca in atti positivi e concreti l’esortazione tanto applaudita alla “Route nazionale degli scout” a San Rossore, quando ai ragazzi ebbe a denunciare: “La politica ha questo difetto: parla, parla, parla ma non ha la capacità di ascoltare”. Ascolti dunque, ascolti e ascolti ancora questa comunità ‘ribelle’ della Val di Susa. E scoprirà che quei valligiani sono assai più saggi, maturi e consapevoli di tanta parte di quella classe dirigente che da oltre vent’anni sta tentando di imporle un progetto che mai passerà. Perseverare nell’errore di sottovalutare questa riserva di intelligenze, di competenze e di sensibilità farebbe solo perdere ulteriore tempo al nostro Paese tutto, e non aiuterebbe certo a ripianare il deficit-record accumulato negli ultimi decenni".