Il PROTEZIONISMO diventa il soggetto spinto dalla DEFLAZIONE ordo-liberista

Il PROTEZIONISMO diventa il soggetto spinto dalla DEFLAZIONE ordo-liberista
La ragione di ciò sta nel fatto che la cuspide del potere di queste due nazioni (Francia e Germania) comprende benissimo che la crisi strutturale di quei capitalismi perdura, si accresce, e non è domata dalla retorica europeista. La deflazione ordo-liberista erode i margini, fa scendere i tassi di profitto, rende più difficile la circolazione del capitale fisso e la finanza può far crescere qualche rendita, ma non crea lavoro, né prospettive per il giovane proletariato franco-tedesco. La circolazione del capitale si blocca e allora si ricorre al naturale e normale espediente che è il protezionismo. Ma questo scardina le basi stesse della struttura tecnocratica europea. Butta nel fango i trattati di Maastricht e di Lisbona, trasforma in canzoni da melodramma le recite neo liberiste. Giulio Sapelli http://www.ilsussidiario.net/News/Economia-e-Finanza/2017/8/27/GEO-FINANZA-Dalla-Cina-alle-cicale-la-Germania-prepara-il-terremoto-dell-Ue/779737/

L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 29 novembre 2014

Ferguson, i giudici difendono sempre questo Sistema Sociale è una giustizia di parte

Ferguson, schiaffo alla democrazia degli Stati Uniti

28/11 16:32 

Martedì scorso negli Stati Uniti sono riesplose le divisioni razziali. La decisione del Grand Giurì di non incriminare un poliziotto bianco per l’uccisione di un adolescente nero disarmato ha scatenato un dibattito nazionale sui rapporti tra le comunità nere e le forze dell’ordine. Ecco l’approfondimento proposto da France 2.
Alcuni commentatori russi mettono a confronto i disordini di Ferguson con le proteste di Maidan a Kiev che hanno rovesciato il presidente ucraino. Per la televisione di Stato RTR la situazione è “fuori controllo: uno schiaffo in faccia alla democrazia degli Stati Uniti”.
Sono sereno e con la coscienza pulita. Questi i pensieri di Darren Wilson, l’agente di polizia Ferguson che ha ucciso Michael Brown. Parlando per la prima volta in televisione, Wilson ha spiegato la sua versione dei fatti. Il servizio di Rai 1.
Nel giorno del Ringraziamento sembra tornare la calma per le strade di Ferguson e non solo. Le celebrazioni sono state segnate meteorologicamente da neve e pioggia, ma soprattutto dalle tensioni in un paese che si riscopre diviso dal colore della pelle. Il reportage della spagnola TVE.
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Afganistan, gli Stati Uniti si ritrovano con un pugno di mosche in mano dopo anni di massacri di uomini, donne e bambini

Petr Gonciarov
16:32

Gli USA stanno cambiando radicalmente la loro strategia in Afghanistan

Gli USA stanno cambiando radicalmente la loro strategia in Afghanistan

A partire dal prossimo anno, il contingente degli USA in Afghanistan non condurrà le operazioni contro i "talebani" per motivi soltanto della loro appartenenza al movimento dei "Taleban".

Questo concetto nuovo e assai inaspettato per tutti di Washington è stato recentemente confermato durante il briefing per i giornalisti dal portavoce ufficiale della Casa Bianca Josh Ernest.
La Casa Bianca, con questa dichiarazione a sorpresa, difatti legittima il movimento dei "Taleban", almeno per se stessa, dichiarando in tal modo di non solo cambiare radicalmente la strategia, ma il concetto stesso di raggiungimento della stabilità in Aghanistan. Difatti gli USA accendono la "luce verde" ai talebani per il loro ingresso nel potere, con la loro visione della ricostruzione dell'Afghanistan, con la loro filosofia e la loro interpretazione dell'Islam e dell'ordine mondiale nel suo insieme. Riguardano anche i problemi già scottanti in se stessi, come diritti della donna e del suo ruolo nella società o il diritto di un comune musulmano di seguire una partita di pallavolo senza il rischio di essere esploso da un talebano-kamikaze.
Ci sono anche altri aspetti in questa decisione. In particolare, quale sarà l'atteggiamento a questa decisione dei vicini dell'Afghanistan, sui quali Kabul intende puntare nella soluzione dei suoi problemi interni e quelli regionali.
Adjar Kurtov, uno degli esperti leader russi sui problemi dell'Asia Centrale, ritiene che la decisione della Casa Bianca di rinunciare a condurre le operazioni militari contro i talebani può destare la preoccupazione soltanto dei diretti vicini settentrionali dell'Afghanistan:
In base ai dati raccolti dai servizi segreti di tutte le repubbliche centrasiatiche, nelle loro zone di confine con l'Afghanistan si stanno ammassando imponenti formazioni di guerriglieri che potrebbero avere come obiettivo l'invasione sul territorio di Turkmenistan, Uzbekistan, Tajikistan e Kyrgyzstan. Ricordando l'inizio e la metà degli anni '90 e gli avvenimenti relativamente recenti a Andizhan del 2005 uno scenario simile non sembra qualcosa di irreale.
Secondo le affermazioni dell'esperto, ci sono numerose testimonianze dell'esistenza di simili piani. Gli stessi guerriglieri più di una volta hanno espresso i loro intenti di stabilire l'ordinamento islamico sui territori dell'ex URSS, le repubbliche dell'Asia Centrale e del Kazakhstan. Perciò, ne è convinto l'esperto, la rinuncia degli Stati Uniti a sopprimere con mezzi militari l'attività dei gruppi radicali islamisti, compresi i talebani, non troverà la comprensione tra i leader di quelle repubbliche dell'Asia Centrale.
A dire il vero, c'è anche il Pachistan, per il quale la decisione della Casa Bianca di non pressare più i talebani può rappresentare una grande regalo. Per Islamabad può spuntare la prospettiva di ottenere aggiuntive leve di pressione su Kabul sotto forma di talebani. Petr Topychkanov, esperto di Pachistan, ritiene che in questo caso ci siano determinate "se":
E' difficile dire se questa decisione della Casa Bianca sia un regalo o meno per Islamabad. Se il dialogo tra l'ufficiale Kabul e i talebani afghani acquisirà un carattere stabile, allora ciò evidentemente non sarà un regalo per il Pachistan. A Islamabad ci sono molte persone che ritengono che i talebani si considerino obbligati nei confronti del Pachistan, ma, come dimostra la storia, è soltanto un'illusione. E' sufficiente ricordare come i talebani negli anni '90, quando controllavano la maggioranza del territorio dell'Afghanistan, sentendosi sufficientemente forti e autonomi, hanno smesso di prendere in considerazione gli interessi del Pachistan. Perciò le speranze che Islamabad deponeva nei talebani per la soluzione dei problemi di frontiera con Kabul e, in generale, del problema della "linea Durand", sono state completamente sepolte.
Che cosa ha spinto la Casa Bianca a compiere questo passo? Sembrerebbe che ci fosse una direttiva segreta di Barack Obama sull'aumento del contingente americano, che rimane in Afghanistan nel 2015, e sulla sua partecipazione a tutte le operazioni condotte dalle forze afghane. A giudicare dalle informazioni diffuse dai mass media afghani, Asraf Gani ha revocato tutte le restrizioni sulla conduzione delle operazioni militari dalle forze di sicurezza nazionali con l'appoggio diretto delle forze degli USA, della NATO e dell'ISAF. Mica il nuovo presidente dell'Afghanistan, obbediente agli Stati Uniti, avrebbe potuto mai compiere un passo così audace senza previo consenso del Pentagono?
E' del tutto probabile che la decisione sia stata dettata dalla disponibilità di quelle risorse per la conduzione delle operazioni militari che Washington avrà il prossimo anno. La situazione, che si sta profilando attorno a Barack Obama, non solo non esclude, ma presuppone proprio un tale scenario.
A dire il vero, è poco probabile che il nuovo concetto degli USA per lo stabilimento dell'ordine in Afganistan possa diventare nello stesso tempo più convincente. E' del tutto probabile che questo concetto sia una misura forzata. E, se è davvero così, allora vuol dire che i talebani, percependo la debolezza degli USA, non solo possono optare per il dialogo con il potere ufficiale, ma anche indurire le loro richieste verso di esso.

Fronte Unico, siamo solo all'inizio di un lungo, faticoso ma esaltante Processo


Non cè stata la possibilità di fare un commento direttamente sul sito, ma non ha importanza.

Diverse sono le osservazioni da fare.

Il quantitative easing ha funzionato per gli Stati Uniti e non ha funzionato ne funzione per il Giappone. La motivazione è che gli Stati Uniti hanno provveduto ad immettere nel Sistema Economico denaro, ma ha usato anche la forza politica derivante da: intelligence, soft power, controllo e ricatto delle classi dirigenti, minacce, alleanze. Impero.
Con queste premesse non lo si dice, ma lo si fa intuire Gli Stati Uniti sono usciti dalla crisi.

Bugie, il Sistema Economico statunitense è immerso completamente nella crisi nata dai sub prime del 2007 e dal fallimento della Lehman Brothers del 2008 e ha creato un campo ancora più vasto e devastante per la prossima crisi Sistemica un minimo di 650.000 miliardi di derivati, ripeto, un minimo di 650.000 miliardi di derivati, titoli speculativi che non hanno nessuna interfaccia con l'economia vera. Una marea immensa di Capitali viaggiano, volano come avvoltoi per il mondo per cercare di incamerare profitti sempre più impossibili e irragiungibili.

Un Sistema economico mondiale tutto che poggia su una montagna di debiti, che può tradursi in qualsiasi momento e per qualsiasi motivo in una ulteriore e più profonda crisi di Sistema, a cui non si potrà opporre contromisure in quanto tutte utilizzate e logorate da questa crisi 2007/08.

Noi propugnamo e rivendichiamo la Sovranità Nazionale, Politica, Monetaria e Territoriale, si dice e si scrive Territoriale, e quindi affermare che non abbiamo ben presente lo stretto legame che l'Impero statunitense ha nei confronti della Germania, cioè che la tiene in pugno, significa dare un giudizio di sottovalutazione delle nostre capacità di pensiero, di conoscenza, di elaborazione, di proposta che poniamo all'attenzione, sia a livello strategico che a livello tattico.

Noi propugnamo l'Alternativa, che è tutta da costruire, poniamo in essere un Progetto, che viaggia ancora nella testa di troppi pochi individui, alternativo a questo Sistema Economico, Politico, Ideologico, Filosofico.

Il nemico oggi è il Progetto dell'Euro e noi oggi vogliamo sconfiggere questo nemico. Abbattere il Progetto dell'Euro è condizione necessaria, ma non sufficente, il cammino è solo all'inizio, è solo il primo mattoncino per costruire la nostra casa, è il primo passo per risalire insieme dalla caverna.

Fronte Unico per uscire dall'Euro, oggi indissolubilmente legato al Fronte Unico di Liberazione Nazionale, è la parola d'ordine lanciata a marzo 2013. Tanto cammino abbiamo fatto da allora, oggi siamo molto più forti di ieri, nelle nostre convinzioni, nei fatti che accadono e che leggiamo, nell'elaborazione teorica e ideale.

Fronte Unico è il presupposto necessario e fondamentale delle politiche delle alleanze, non abbiamo paura di perdere o smarrire la nostra identità ,veniamo da lontano e lontano vogliamo arrivare. Politiche delle alleanze perchè noi mai mai mai saremo maggioranza e abbiamo bisogno di entrare in contatto con le forze vive che si muovono nella realtà e anche, forse, per brevi tratti, fare un cammino insieme, abbiamo bisogno degli altri come gli altri hanno bisogno di noi, visionari e idealisti che vogliamo il comunismo.

Fronte Unico ci fa vedere le forze in campo schierate e valutare i nostri alleati e i nostri nemici.

Il Pd è il nostro nemico, sostenitore a oltranza della gabbia dell'Euro, e a cascata, delle politiche di austerità, delle politiche per distruggere la scuola, la sanità pubblica. Per abbassare i salari e redditi (anche pensioni), per rendere tutti precari, incerti e privi di prospettive, di sogni e di futuro.

Mediaset, qualcuno lo chiama Forza Italia, gli imbecilli asserviti, persegue solo il suo interesse economico privato, e sarà sempre più marginale ed ininfluente.

La Lega è il nostro alleato, in maniera chiara e netta si è espressa contro l'Euro e in Europa sta in un Fronte antieuro chiaro e determinato insieme al Front National. Ci sono altri punti di contatto e chiaramente di non contatto, ma questa è un'altra storia.

Fratelli d'Italia che in maniera meno incisiva si è schierata contro l'Euro, è una nostra alleata.

M5S, ha avuto tutti gli strumenti per capire cosa ci sta producendo l'Euro, ma non ha voluto fare quel salto di qualità e prendere con decisione una scelta precisa e la sua proposta referendaria denota una ambiguità di fondo. Una forza politica si può affidare ad un referendum, ma dà indicazioni precise e chiare assumendosi responsabilità dovute a ragionamenti, a convinzioni politiche, a ideali, e non le ribalta sugli eventuali elettori. La Proposta del Referendum è una farsa, è un modo per non lottare con forza e decisione contro la dittatura dell'Euro, è la spia della poca profondità culturale e scarsa identità ideologica di questa formazione politica.

Fronte Unico sfronda gli orpelli e va al nocciolo del problema, non permette di nascondersi e fare giravolte, o si è o non si è, rifiuta la contrapposizione ideologica destra/sinistra, rifiuta di farsi ingabbiare in queste categorie incapaci di leggere la realtà, di registrarla.

Fronte Unico impone a tutti di pronunciarsi e dire con chiarezza e senza tentennamenti se si è a favore dell'Euro e del suo Progetto di togliere diritti sociali e spostare i rapporti di forza dal mondo del lavoro a quello dei padroni, oggi pudicamente chiamati imprenditori, manager, o si è contro o non lo si è.

Fronte Unico costringe tutti anche i veri rossobrunisti a smettere le loro contorsioni mentali e parolaie e dire se ci si pone contro il Capitalismo Totalizzante a favore delle masse diseredate o si è a favore di questo modo di produrre che bada solo al profitto tracimando milioni di essere umani a campare con poche lire al giorno.

Fronte Unico sa rilevare la capacità della Bulgaria di rifiutare sul suo Territorio i carri armati e qualsiasi altra arma e della Nato e di qualsiasi altro paese. Rileva la pausa che questa Nazione ha dovuto necessariamente prendere per la costruzione del South Stream dovuto all'ordine impartito dall'Europa che ha dovuto inchinarsi al volere degli Stati Uniti.

Fronte Unico guarda con interesse l'Ungheria di Viktor Orbán, non si fa ingabbiare dalla dicotomia ripetuta fino alla nausea dai mass media e dai suoi servi intelettualoidi che è un uomo di destra,  ha rifiutato i consigli del Fmi, ha restituito i miliardi imprestati, i prestiti sono la prima tappa per essere asserviti al Capitalismo Totalizante, ha diminuito le tariffe elettriche, ha una Banca Centrale degna di questo nome. Ha messo una tassa sulla publicità, ingiuriata da tutti i mass media come un oltraggio fatto a sua maestà il denaro. Costringe le banche a restituire parte degli interessi incamerati sui mutui dati ai cittadini. Rifiuta di invertire i flussi di gas dall'Europa verso l'Ucraina, Nazione destabilizzata dagli Stati Uniti e asservita ai suoi interessi. Critica e respinge di fare sanzioni alla Russia perchè questo è il volere degli Stati Uniti, gli interessi del popolo mangiaro non  corrispondono a quelli degli statunitensi, come d'altra parte ribadisce la Lega e il Front Nacional per i rispettivi popoli.

Fronte Unico guarda come gli Stati Uniti, Radio 1 e via via altri si aggregheranno per iniziare la campagna di disinformazione prima e destabilizzante poi dello stato Sovrano ungherese, e per cercare di rovesciarlo si stanno mettendo a fuoco le armi, concentrando e riorentando gli armamenti, affilando i coltelli, pagando mercenari per creare all'interno del paese una immagine, badate bene una immagine di contestazione, poi saranno i mass media che ci penseranno ad ampliarla e  a deformarla e preparare il terreno per un'azione di forza per eliminare il governo legittimo di Orbán. C'è una battaglia in corso vediamo come andrà a finire.

Fronte Unico è uno dei figli di Costanzo Preve, della sua lucida analisi su: "le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale". 

Fronte Unico non ha soluzioni precostituite, obligatoriamente non le può avere, cerca, si sforza di vedere l'Intero, cerca, si sforza di mettere sotto la lente d'ingrandimento tutte le implicazioni sistemiche. La diffusione tecnologica aumenterà la disoccupazione, oplà non abbiamo la bacchetta magica e soluzioni.

Ma abbiamo la dialettica, un metodo di analisi per leggere la realtà che ci permette di destreggiarsi nel caos attuale e proporre sintesi, significa non fare errori? no significa imparare da questi e ricominciare in maniera di acquisire sempre più dimestichezza con l'Intero, il Vero di Hegel.  

martelun





 

megachip

L'Abenomics, i sovranisti e l'Impero che decide

di Gengis Kant

Se la recessione avesse un suono, quella del Giappone di Shinzo Abe arriverebbe come un boato, altrettanto forte quanto i rumori della "Premiata Stamperia Yen" con cui sin qui la banca centrale nipponica aveva prodotto una massa abnorme di moneta. "Nel terzo trimestre, il Pil giapponese è scivolato dell'1,6% su base annua" [CNBC].
Vedete dunque la fine che sta facendo l'Abenomics, con tutto che il debito pubblico nipponico è in mano ai giapponesi stessi?
Ma il Quantitative Easing non era salvifico? Ma la moneta "indipendente" (sic!) non era salvifica?
Quante idiozie sono state dette dai "sovranisti"! Idiozie uguali e speculari a quelle dei monetaristi. Dopo tutto il modo di ragionare è il medesimo.
Il Quantitative Easing è, temporaneamente, salvifico solo se lo fai con una moneta che gode di un "exorbitant privilege". Non era il caso dello Yen. E non sarebbe il caso né della Dracma, né di una rediviva Lira.
Temiamo che non sia nemmeno il caso dell'Euro. Mario Draghi manda a quel paese Angela Merkel solo per tuffarsi nelle braccia del Dollaro.
Perché lo stampare moneta come indemoniati funziona sulle altre valute in modo diverso dal dollaro? Paul Craig Roberts lo ha spiegato bene: «Forse la risposta sta nella potentissima alleanza tra il governo USA e il settore bancario/finanziario e sull'obbligo che Washington impone ai suoi stati vassalli affinché sostengano il dollaro come valuta di riserva mondiale.» Questione non di tecnica monetaria, ma di politica, di intelligence, soft power, controllo e ricatto delle classi dirigenti, minacce, alleanze. Impero. E mica un impero ordinatore, un impero del Caos, che ha aggiunto un motore sovralimentato al classico "divide et impera" che muoveva i vecchi imperi.
Le dichiarazioni bellicose della Cancelliera non promettono una scissione dall'impero statunitense e, di conseguenza, dall'Euro. Possiamo anche immaginarci che la Merkel e Putin si siano dette cose ben diverse da quelle ufficiali, ma gli USA sanno che tenere in pugno la Germania vuol dire tenere in pugno l'Europa. Quindi tra promesse e minacce cercheranno in tutti i modi di continuare a tenerla in pugno.
I nostri sovranisti queste cose non le concepiscono nemmeno lontanamente. Nemmeno quelli che impostano la battaglia di uscita dall'Euro come una battaglia politica e non monetaristica.
A onor del vero, fra gli studiosi MMT, c'erano quelli che avevano previsto in tempi non sospetti che «l'ampliamento della base monetaria che avviene riassorbendo Titoli di Stato non ha meccanismi di trasmissione diretta sull'economia reale»: ossia l'Abenomics non poteva funzionare, e avrebbe accompagnato alla stagnazione anche una svalutazione dei salari. Le "riforme strutturali" somigliano in ogni emisfero.
Nell'emisfero nostro non tutti gli umori popolari sono chiari. La sensazione è che - mugugni o meno - una netta maggioranza di cittadini non abbia intenzione di «uscire dall'Europa». Provate solo a pensare a quella gran massa di giovani che vede nella mobilità intraeuropea l'unica ancora di salvezza.
Ad ogni modo, Alberto Bagnai, che è un abile ragioniere e un prolifico tabellista, ma non molto di più più, ha criticato Grillo per il referendum sull'Euro, perché dice che non essendo riconosciuto dalla legge italiana non serve a nulla. Sembrerebbe tecnicamente ineccepibile. Ma politicamente? Non si può affatto trascurare l'utilità politica. Il referendum non impegna per un'uscita dall'Euro, ma per una diversa politica. Se giocata bene è una buona iniziativa.
Già la raccolta di firme per un referendum che non si può fare può essere una buona occasione per porre il problema e risvegliare le coscienze.

Diceva Hegel che il vero è l'intero. Ma chi oggi è in grado di pensare l'intero? Pensiamo a porzioni. Così è anche per la moneta. La moneta non è la struttura principale del sistema, anzi è decisamente una sua funzione conseguente. La moneta è una di quelle funzioni che ha il senso solo in un verso, quello che le dà il sistema. Cioè non è una funzione attraverso la quale si può cambiare il sistema, ha solo un senso, preordinato da altri apparati. I critici dell'euro agiscono correttamente quando criticano l'Euro, ma molti di loro agiscono scorrettamente quando si avventurano nel piano delle soluzioni poiché mentre la parte destruens si riferisce ad un oggetto semplice (la moneta, appunto), la parte construens implica un intero, fatto di molte altre cose di cui sanno poco e di cui non sanno come maneggiare le implicazioni sistemiche.
Difficile fare previsioni.
E quindi non ci avventuriamo a chiederci se l'Euro (così come lo conosciamo) ci sarà al capodanno del 2015.
Né ci avventuriamo sul futuro del Giappone. Quelle isolette, gravitanti intorno alla massa iperdensa del Paese di Mezzo, sembrano poter diventare una periferia cinese: cosa che è praticamente impossibile da digerire per la mentalità nipponica. Ecco, lì, qualche previsione si può fare. Ci saranno dei problemini, all'ombra di navi, aerei e cannoni nuovi fiammanti.



intervista agli ultimi borghesi

Massimo Mucchetti: "Matteo Renzi rischia di fare la fine di Berlusconi"


Se gli elettori stanno a casa perchè hanno poca fiducia nelle istituzioni, la migliore risposta non è sottrarre le istituzioni al volere degli elettori come fa la riforma del Senato proposta da Matteo Renzi. Così dice Massimo Mucchetti, senatore del Pd che presiede la commissione Industria del Senato. In questa intervista a  Libero spiega anche le sue riserve sul partito della Nazione e i timori sull’economia, con il rischio di una nuova tempesta sui mercati.
In Emilia Romagna due cittadini su tre hanno scelto di non votare. Pensa anche lei come Matteo Renzi che sia un fatto secondario?
«Alle europee ha votato il 68% degli aventi diritto, questa volta il 37%. Le regionali possono avere meno appeal, ma il 30% in meno in un colpo solo non è dato secondario. In questo le dichiarazioni del presidente del Consiglio peccano di superficialità».
L’astensione è dovuta a ragioni locali? Alle inchieste giudiziarie?
«Inchieste sui rimborsi elettorali, che sono avvenute più o meno in tutte le Regioni. Non credo possano avere avuto più peso di prima e di altri luoghi».
Allora a non convincere più è il Pd di Matteo Renzi...
«Il Pd o il Pdr, cioè il partito di Renzi? O il cosiddetto partito della Nazione, basato sulla rottamazione delle classi dirigenti precedenti? Se tanta gente non è andata a votare, significa che questa stessa gente, tra la quale tanti eroi del terremoto, non ha creduto alla proposta politica del Pd, alla sua promessa di una svolta...».
Posso capire che il Partito della Nazione sia difficile da digerire per l’Emilia rossa
«Beh, il Pci era il partito della Regione...Di partiti della Nazione in Italia ce ne sono stati già due. Uno era il Pnf, il Partito nazionale fascista, che negli anni ’30 riscuoteva il consenso della stra-grande maggioranza degli italiani. La guerra di Etiopia ebbe l’appoggio del paese. Palmiro Togliatti, leader del Pci, scriveva la lettera ai “fratelli in camicia nera”...».
Paragone che non sarà graditissimo oggi.
«È storia, non polemica».
E l’altro partito della Nazione?
«La Dc di De Gasperi, ma anche quella di Fanfani e di Moro, parlava al paese e riscuoteva consensi, da sola e con gli alleati, tali da rappresentare la larga maggioranza del corpo elettorale».
La Nazione che vota Renzi oggi si è parecchio ristretta.
«Appunto. Se in Emilia prendi il 49% del 37% dei votanti significa che il sedicente partito della Nazione oggi ha meno del 20% del consenso del corpo elettorale. Non è il partito della Nazione: rischia di essere il Primo Partito della Casta».
È sulla ripresa della fiducia che Renzi ha costruito la sua risposta politica
«La classe politica nazarena sta reagendo a questa crisi di partecipazione con una riforma del Parlamento che abolisce il Senato elettivo e lo sostituisce con uno nominato dai consigli regionali su indicazione delle segreterie dei partiti. I consigli regionali, comprende? Poi propone una legge elettorale- l’Italicum- che al vincitore dà un robusto premio di maggioranza che andrà a vantaggio di liste in gran parte di nominati. Davanti a una caduta di partecipazione stiamo riducendo gli spazi di partecipazione effettiva per avere un governo maggioritario in una democrazia minoritaria».
Vuole accantonare le riforme?
«Se è vero che dobbiamo arrivare al 2018, non è così urgente oggi fare una legge elettorale con quelle drammatiche deficienze e fare scempio del Senato. Meglio abolirlo del tutto. Meglio cambiare nei limiti del possibile le regole bancarie in modo da fare più credito all’economia. O rilanciare gli investimenti facendo lavorare il governo. Non basta annunciare e decretare: bisogna seguire l’esecuzione, andare lì tutte le mattine con il cacciavite in mano come disse Enrico Letta».
Troppi raccontano un Renzi pronto alle elezioni. Il Pd rischia la scissione, e il primo segno concreto si è visto sul job act. Avverranno l’una e l’altra cosa?
«Non ho la tessera del Pd. Da osservatore non credo sia realistica la prospettiva di scissione».
Però se votano in modo difforme, rischiano l’espulsione dal partito
«Nella Dc non è mai stato espulso nessuno. Nel Pci per trovare espulsi bisogna andare indietro negli anni Cinquanta. No, non lo credo possibile».
Se si corresse al voto subito, il Pd si spaccherebbe?
«Temo di si, se si votasse con il proporzionale. È il solo contesto che potrebbe favorirla. Ma è poco probabile».
Lei conosce bene i mercati. Anche loro votano all’improvviso. Renzi corre il rischio di finire come il Berlusconi del 2011? Sostituito in corsa da un Mario Draghi?
«Non me lo auguro. Draghi è importante alla Bce dove sta facendo bene date le condizioni. Che i mercati possano mettere in crisi il governo Renzi come fecero con Berlusconi, può sempre accadere. Ma dipenderà da come i grandi investitori globali valuteranno l’Europa più che l’Italia. Il contesto peserà più del nostro testo».
Quale contesto?
«L’Europa non ha politiche di crescita. Il famoso piano dei 300 miliardi di investimenti di Junker non è la cosa che ci è stata raccontata. Dubitavamo si trattasse davvero di nuove risorse e ora i giornali confermano. Di nuovo c’è una sommetta di 21 miliardi, di cui 5 della Bei, ai quali si applica una leva finanziaria enorme. Tutto il resto è debito. Di che stiamo a parlare? Di 21 miliardi di capitale in tre anni divisi fra 28 paesi. Praticamente nulla. Perchè la leva la si sarebbe sempre potuta fare...».
Piccole munizioni per scongiurare il ripetersi dell’estate 2011
«Il giorno in cui i mercati prendessero la decisione di ripetere il 2011 attaccando l’Euro, i paesi più deboli sarebbero i primi a subirlo. Fino ad ora è stata la Bce a scongiurarlo. Non vorrei che gli investitori globali pensassero che quello della Bce sia un bluff e provassero ad andare a vedere le carte. C’è nervosismo in giro. Se guarda le quotazioni sui mercati è chiaro che si è in attesa di qualcosa...».
intervista di Franco Bechis

http://www.liberoquotidiano.it/news/politica/11726558/Massimo-Mucchetti---In-arrivo.html 

Energia Pulita, non demordiamo, eolico offshore galleggiante nel Mare Nostrum

Marine Energy Lab, il primo impianto eolico offshore galleggiante

Roberto Zarriello (CN Media)
Reggio Calabria 27.11.2014 (CN) – Si chiama "Marine Energy Lab" (MEL) ed è coordinato dall' Università Mediterranea di Reggio Calabria . Il fine del laboratorio Mel è quello di sviluppare sistemi di produzione energetica che hanno il mare come ambiente di riferimento. Parliamo di eolico offshore, di energia ondosa e da correnti marine. "In pratica – hanno spiegato i promotori - ci riferiamo a impianti localizzati, sopra la superficie del mare e sotto di essa".

"Il progetto – ha spiegato il professor Pasquale Filianoti, responsabile scientifico - mira a realizzare un impianto eolico offshore galleggiante, dotato di turbine "intubate" e lo scafo a trimarano. Il gruppo Avio sta sviluppando la parte elettrica e meccanica dell'impianto presso il Politecnico di Bari e l'Università di Lecce. La parte strutturale (scafo e sovrastruttura) verrà sviluppata dal MEL. Il MEL testerà inoltre il primo prototipo direttamente in mare nello Stretto di Messina".

Il Mel coinvolge altre università, quali il Politecnico di Bari, e alcune realtà industriali di spicco internazionale, come Ge Avio, azienda leader nazionale nel campo dell'aeronautica, recentemente entrata a far parte della galassia General Electric. Infine, il cantiere nautico Zen Yacht con sede nel porto di Gioia Tauro. Filianoti, che alla Mediterranea insegna Costruzioni Idrauliche e Marittime e Idrologia presso il Dipartimento di Ingegneria Civile, Energia, Ambiente e Materiali, ha illustrato recentemente il progetto in Toscana, alla presenza del Ministro Galletti. L'evento livornese è rientrato tra le iniziative del Semestre di Presidenza italiana dell'Unione Europea. E' stata l'occasione per riportare il mare al centro dell'attenzione dell'agenda politica nazionale e continentale non solo dal punto di vista ambientale, ma anche come un'opportunità per uno sviluppo sostenibile.

Il Ministero dell'Istruzione, Università e Ricerca Scientifica (MIUR) di concerto con la regione Calabria ha riconosciuto l'importanza strategica della proposta del MEL, e l'ha giudicata meritoria di finanziamento. La proposta si è inserita al diciassettesimo posto della graduatoria di merito nazionale su un complesso di quarantuno progetti finanziati nelle quattro regioni della convergenza (Puglia, Campania, Calabria e Sicilia). Per risorse che ammontano a cinque milioni di euro. 

Abbiamo parlato di:
Università Mediterranea Website - Facebook
Ge Avio Website

le categorie destra/sinistra non sono più per noi, la discriminante è l'accettazione o la negazione del Capitalismo Totalizante

L’intervento. “Io siciliano, ecco perché voto Matteo Salvini”

Pubblicato il 28 novembre 2014 da Francesco Vozza*
Categorie : Parola ai lettori
salviniCaro direttore,
la Sicilia e la Lega Nord: cosa potrebbero mai avere in comune? Polentoni contro terroni, Nord contro Sud, metropoli industrializzate contro un mondo agricolo… Ci sono forse tutti gli elementi più per una guerra civile, simile a quella ottocentesca americana, che per pensare di far nascere uno nuovo soggetto politico locale che abbia come leader il “padano” Matteo Salvini. Avete tutto il diritto di pensarla in questa maniera, così come di credere che appoggiare Salvini significhi insultare la propria terra; ma se si accetta tale visione delle cose, permettetemi però di aggiungere che Salvini avrà anche in passato cantato qualche stupido coro goliardico contro i napoletani (cosa che nessuno ha dimenticato, ma che non può certo condizionare le proprie scelte politiche: quanti di noi hanno cantato cori “da stadio” contro i milanesi?), ma di sicuro quest’isola disgraziata, la Sicilia, lui o chi per lui non l’ha mai governata; noi non abbiamo mai avuto la fortuna di avere un candidato “pulito” e genuino alla presidenza della Regione come ha dimostrato di essere l’emiliano Alan Fabbri, che si alzava al mattino presto per andare a far la campagna elettorale, rimpiangendo il fatto di non poter curare i bisogni del suo piccolo paese di provincia del quale era sindaco. Noi non abbiamo mai avuto amministratori locali, come quelli “leghisti”, che governavano bene la propria terra senza far danni gravissimi (o, se li abbiamo avuti, si contano sulle dita di una mano: un esempio su tutti, Nello Musumeci). Noi Siciliani siamo famosi per Miccichè e per Lombardo, per Crocetta e la Scilabra, per Cuffaro e per Ciancimino, per Cascio e per gli altri “mister 50.000 preferenze” (che non si sa proprio da dove spuntino); siamo celebri per i pacchi della spesa regalati agli elettori il giorno prima dell’apertura dei seggi, per il voto di scambio, per il numero più alto di dirigenti regionali, per le raccomandazioni e per la speculazione, operata dalle associazioni “umanitarie”, sulla tragedia dell’immigrazione clandestina.
Che schifo, starete pensando. Già, che schifo, adesso Matteo Salvini non sembra più tanto male, soprattutto perché parla di problemi reali ed è disponibile ad applicare le migliori soluzioni possibili. La Sicilia ad esempio deve puntare sulle sue bellezze naturali, dando slancio ad un settore turistico che “galleggia” ma non decolla, quando in realtà proprio quest’ultimo dovrebbe costituire la punta di diamante della nostra economia. Ma del resto noi siamo la terra che nel 2014 esulta per la costruzione (ancora per altro non finita) delle linee per il Tram a Palermo, mentre in tutta Europa tali cose esistono da decenni. Siamo il mondo dell’eterno “poi”, del “vedremo in futuro”: personalmente ho 30 anni, sono laureato (110/110) e non ho uno straccio di lavoro, dunque io il futuro non lo voglio vedere tra altri 30 anni, voglio costruirlo adesso e (magari so che non vi piacerà, ma spero di farvi ricredere) voglio tentare di farlo appoggiando l’unico leader nazionale che, a livello locale, promette finalmente non un pacco di pasta ma un futuro radioso per la nostra terra; e quell’uomo è solo Matteo Salvini, con buona pace di tutti.
*responsabile provinciale CasaPoundItalia – Palermo

la Lega si reindrizza e si riposiziona partendo dal No Euro

Matteo Salvini commissaria Flavio Tosi: "Nella Lega decido io candidati e liste". E nomina due vicesegretari federali

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SALVINI

Matteo Salvini ringiovanisce la Lega Nord e chiarisce che le decisioni le prende solo lui. Il consiglio federale del Carroccio convocato oggi pomeriggio non è stato caratterizzato da una resa dei conti tra Salvini e Tosi come qualcuno aveva preannunciato. Il sindaco di Verona e segretario della Liga Veneta ha improvvisamente perso la verve polemica una volta varcata la porta della sede della Lega. Nessun riferimento a candidature a primarie, nessuna rivendicazione di autonomia nelle scelte di apparentamento per le prossime regionali in Veneto. Anzi ha dovuto subire lo smacco di una presenza di Matteo Salvini alla prossima riunione della segreteria della Liga.
Cosa significhi è presto detto. Dopo l'ultima riunione in cui il governatore Zaia è stato messo in minoranza sulla questione delle alleanze con le liste civiche. Tosi aveva in mente, rivendicando un'autonomia decisionale garantitagli dallo statuto leghista, di allargare il panorama dei partiti a sostegno del governatore uscente. Ora la presenza di Salvini rappresenta un commissariamento di fatto, un modo chiaro e preciso per spiegare che liste e nomi dei candidati al consiglio regionale saranno decisi da lui.
Colpo mancino quello del segretario federale al quale sarà ben difficile che i parlamentari e i consiglieri regionali uscenti legati a Tosi possano dire di no. E non è neppure da escludere che Salvini abbia in mente di rivoluzionare la lista e candidare volti nuovi ben lontani dal sistema di potere di Flavio Tosi. Il Capitano, come ormai lo chiamano i sostenitori e gli amici, punta anche ad un finanziamento popolare da iniziare a dicembre, a ridosso del lancio ufficiale della proposta della Flat Tax dove per l'occasione sarà a Milano il 13 dicembre Alvin Rabishka, il teorico americano dell'aliquota unica. “Dobbiamo chiedere a tutti un contributo al movimento visto che i soldi da Mosca non ci sono”, scherza Salvini.
Detto questo la terza mossa di Salvini è stata quella della nomina di due vicesegretari federali, il piemontese Riccardo Molinari e il ligure Edoardo Rixi, entrambi trentenni e fedelissimi di Salvini. Anticamera della creazione della nuova segreteria politica che dovrebbe, a inizio 2015, affiancare la nuova star leghista. I prossimi nomi saranno il veneto Lorenzo Fontana, già capogruppo a Strasburgo, e il lombardo Eugenio Zoffili. Un pool destinato ad ampliarsi fino a sei elementi. Un progetto di ringiovanimento del partito che Salvini ha già in agenda e un piano di comunicazione diverso dal passato. Via libera a volti nuovi e giovani, non necessariamente parlamentari, e selezione dei più adatti ai talk show politici. Di questo se ne sta occupando l'addetta stampa del Carroccio Iva Garibaldi, compito non facile vista la notorietà di Salvini (“è lui il più richiesto ovviamente dalle Tv”) ma foriero di vaste novità per il futuro.
Sul fronte delle iniziative non sembra essere andato in soffitta lo sciopero dello scontrino che Salvini aveva preannunciato a luglio in occasione del congresso federale di Padova. Semplicemente da studiare con più attenzione e programmare per la primavera del 2015. Prima del Consiglio federale Salvini ha incontrato Alan Fabbri e la squadra dei neoconsiglieri regionali emiliani. “Siamo tutti giovani e amministratori locali, decisi a dare il nostro contributo per il rilancio del Carroccio” racconta con visibile emozione Fabbri. “Aver deciso di non ricandidare gli uscenti è stato criticato da qualcuno ma il risultato elettorale ha dimostrato che Salvini ha visto giusto.” Giusto quello che potrebbe accadere in Veneto per chiudere i conti con Tosi e dimostrare che senza Salvini la Lega non può vincere. In attesa che la sua classe dirigente prenda il volo da sola e qualcuno della vecchia guardia leghista finisca in prepensionamento.

http://www.huffingtonpost.it/2014/11/28/matteo-salvini-commissaria-flavio-tosi_n_6237340.html?utm_hp_ref=italy

Repubblica schiuma per ingabbiare Diego Fusaro entro categorie destra/sinistra, ma lui è oltre, devono inseguirlo














Diego Fusaro: "Io ideologo della Lega? Forse Salvini è marxista"

La parola all'autore di "Il futuro è nostro".
Di formazione hegeliana e gramsciana, è molto apprezzato dal Carroccio

27 novembre 2014

Diego Fusaro 
L'IDEOLOGO no. Malgrado il successo delle sue Cronache marxiane su Radio Padania, Diego Fusaro ci tiene a smarcarsi dal nuovo corso leghista: proprio non vuole essere per Salvini quello che Gianfranco Miglio fu per il Bossi degli inizi. Prova ne sia che ne Il futuro è nostro (Bompiani) , l'ultimo saggio del filosofo torinese classe '83, la parola "federalismo" ricorre una sola volta. E a proposito di Kant, non di quote latte.

"Il fatto che io venga letto e apprezzato dalla Lega Nord come da partiti di estrema sinistra o di centro la dice lunga sullo stato confusionale del nostro sistema politico", commenta impassibile Fusaro. "Mi muovo nel solco della tradizione dialettica Hegel-Marx: dalla parte del lavoro contro il capitale, dalla parte dell'umanità contro le merci. Poi se uno è confuso, che sia di destra, sinistra o centro, è un problema suo".

Crede che su di lei il segretario della Lega abbia preso un abbaglio?
"Con Salvini ci siamo trovati d'accordo sulla questione dell'euro. Penso che sia un dispositivo mediante cui le classi dominanti combattono una "rivoluzione passiva" per rinsaldare l'ordine neoliberale. Quindi se Salvini si è convertito a Gramsci mi fa piacere, ma francamente non credo sia su questa linea".

Però molti leghisti apprezzano anche la sua posizione critica sul tema dell'immigrazione.
"Voglio precisare che, dal mio punto di vista, è il capitale a frazionare i legami sociali e a mettere gli italiani contro gli immigrati e viceversa. Oggi c'è una rabbia gravida di buone ragioni, che in altri tempi sarebbe bastata a far esplodere dieci rivoluzioni russe o venti rivoluzioni francesi, ma purtroppo resta frazionata fra gli ultimi anziché salire verso l'alto".

Restando alla politica, con quale partito è schierato?
"Io mi definisco un allievo indipendente di Hegel e Marx, quindi non rispondo a nessun partito. Dialogo con tutti, ma me ne tengo debitamente a distanza ".

Anche dal partito in cui sono confluiti gli eredi del Pci?
"Io lo chiamo "il serpentone metamorfico Pci-Pds-Ds-Pd". E in sostanza penso che se la sinistra smette di interessarsi a Marx e a Gramsci, bisogna smettere di interessarsi alla sinistra. Servirebbe piuttosto un nuovo soggetto politico".

Intende scendere in campo anche lei?
Gramsci quel passo lo fece... "Altri tempi. Oggi bisogna lavorare anzitutto nella cultura. Non dimentichi che quando nel '48 il movimento rivoluzionario fallì miseramente, per prendersi la rivincita Marx si chiuse in biblioteca a studiare le spietate leggi del capitale".

Lei però, oltre alle biblioteche, frequenta le tv, le radio, Twitter e Facebook. Non teme di apparire più "dentro" che "contro" il sistema?
"Una critica giusta e intelligente e in parte è vera. Io stesso quando parlo in tv mi rendo conto che anche il messaggio più critico e radicale viene sempre "normalizzato" dal medium televisivo. Però il punto è un altro: far sapere che c'è una prospettiva alternativa, che apparentemente è interna al sistema ma che in realtà lo mette radicalmente in discussione ".

Dopo la dispersione del voto operaio e precario, non le sembra una cattiva utopia vagheggiare la costruzione di un nuovo soggetto antagonista?
"Oggi la situazione è tragica, ma non disperata. È tragica nel senso che gli offesi non solo non hanno la coscienza di classe, ma sono anche subalterni perché vivono totalmente all'interno dell'ideologia dominante. La vera utopia, però, è tentare di sconfiggere la finanza su scala globale. Perciò non mi vergogno a dire che ci vuole più Stato per imporre di nuovo il primato della politica sull'economia e quello dei diritti sociali sul mercato. Occorre ripartire dalle piccole comunità".

Ancora musica per le orecchie della Lega...
"Guardi, il problema non è Salvini che critica l'euro e l'Unione europea. Il problema è il vuoto della sinistra su questi temi. Sono ancora fermi alla "fase tolemaica", come diceva Gramsci, ma io credo che ci arriveranno, lentamente ma ci arriveranno".

Energia pulita si può


di ingegneria meccanica: “I nostri sistemi di trasmissione necessitano di miglioramenti che permettano di produrre energia ed inviarla là dove serve. E occorre che il settore pubblico accetti le rinnovabili anche nella pratica, non solo sulla carta”. storageSistemi di accumulo e ibridi. In un report pubblicato su The Electricity Journal si afferma che l’utilizzo delle rinnovabili negli Usa potrebbe ricevere un enorme impulso grazie a tecnologie di stoccaggio migliori e a sforzi più incisivi per far intersecare tutte le fonti in un sistema che assicuri un flusso di energia elettrica più stabile. 
SCENARIO - Il problema ben noto legato al passaggio alle rinnovabili, da sempre, deriva dalla loro variabilità: se il vento non soffia l’energia non si può ottenere. Finora le soluzioni non sono state né a buon prezzo né particolarmente efficienti. La soluzione, per alcuni scienziati, è puntare su sistemi di stoccaggio avanzati o sviluppare un sistema ibrido, in cui su aree geografiche molto estese una fonte compensa la mancanza temporanea dell’altra e viceversa.


SMART GRID – Stiamo parlando di qualcosa di molto conosciuto e di un dibattito accesissimo, quello sulla realizzazione di smart grid basate su sistemi di accumulo evoluti, che davvero consentano il passaggio alle rinnovabili. Ne è convinta Anna Kelly, laureata alla School of Public Policy alla Oregon State University, esperta di politica energetica: “Non è solo un’idea, sta diventando realtà in Spagna, Marocco e Cina, ma anche negli Usa”.

IL CASO USA – In Wyoming l’energia elettrica si ricava da grandi parchi eolici, viene trasmessa nello Utah dove è immagazzinata in formazioni rocciose, poi alimenta città come Los Angeles. E’ un sistema da 8 mld di dollari. Ci sono una serie di ostacoli, come nel report sottolinea Joshua Merritt, co-autore, studente E IN ITALIA? – Anche a casa nostra il tema è ricorrente, tanto che recentemente l’Aeegsi, parlando degli orientamenti del Piano Strategico per il quadriennio 2015-2018, spiegava che le reti dovranno diventare sempre più intelligenti attraverso una smartizzazione che integri al meglio le rinnovabili nel mix energetico attuale. In quesot contesto, si inseriscono le sperimentazioni di sistemi di accumulo connessi alla rete di trasmissione nazionale, per poter ottenere un sistema di gestione che coinvolga non solo Terna ma anche soggetti terzi, dopo le dovute procedure concorsuali.
In una delibera di qualche giorno fa l’Aeegsi ha poi indicato la possibilità di integrazione delle batterie per lo storage dell'energia prodotta in eccesso dalle rinnovabili nella rete italiana. Ecco superato il limite dell'intermittenza, almeno sulla carta. “Un fondamentale punto di svolta per il nostro settore”, secondo ANIE Energia, visto che ora esistono “basi regolatorie stabili alle quali tutti gli operatori possono riferirsi per implementare le soluzioni di energy storage moderne e affidabili per rendere il sistema elettrico italiano più flessibile ed in grado di integrare nella rete, in maniera sempre più efficace ed efficiente, sia gli oltre 26 GWp di potenza rinnovabile non programmabile esistente che le future installazioni, nonché di cogliere a pieno le enormi potenzialità del nuovo orizzonte tecnologico delle smart grid. Il percorso regolatorio che permetterà ai sistemi di accumulo di dischiudere tutto il loro potenziale è però solamente agli inizi”. Servono ora le regole tecniche transitorie e poi quelle definitive, che arriveranno dal Gse. Dovranno essere emanate entro il 31 marzo 2015.

http://www.greenbiz.it/energia/12226-sistemi-accumulo-ibridi

venerdì 28 novembre 2014

Expo, dove c'è corruzione c'è il Pd

NON TUTTI RISARCIRANNO

Corruzione, la cupola degli appalti dell'Expo patteggia

Sei dei sette imputati per gli appalti pilotati dell'Expo 2015, tra i quali nomi noti di Tangentopoli come Frigerio e Greganti, hanno patteggiato condanne varianti da 3 anni e 4 mesi a 2 anni e 6 mesi. Non tutti gli imputati dovranno risarcire
27 novembre 2014

MANTOVA. Arrivano a Milano le prime condanne di politici, imprenditori e professionisti accusati di aver pilotato le gare per l'assegnazione dei lavori di Expo e in particolare di quelli che riguardano costruzione di strutture destinate a ospitare bar, ristoranti e negozi e che sono catalogate sotto il nome di Architetture di Servizio.
Sei dei sette imputati nell'inchiesta con al centro la « cupola degli appalti» hanno patteggiato pene dai 3 anni e 4 mesi ai 2 anni e mezzo di reclusione. A distanza di poco più di sei mesi dai loro arresti l'ex parlamentare della Dc Gianstefano Frigerio, l'ex funzionario del Pci Primo Greganti, l'ex senatore del Pdl Luigi Grillo e l'ex esponente ligure dell'Udc-Ncd Sergio Cattozzo si sono visti accogliere dal gup Ambrogio Moccia l'istanza di patteggiamento rispettivamente a 3 anni 4 mesi di carcere, 3 anni e 10 mila euro di risarcimento, 2 anni e 8 mesi e 50 mila euro di risarcimento e 3 anni e due mesi di reclusione.
Il giudice, ravvisando che gli «elementi probatori» raccolti dai pm Claudio Gittardi e Antonio D'Alessio «depongono consistentemente per la sussistenza» dei reati contestati, ha accolto anche le istanze di patteggiamento dell'imprenditore vicentino Enrico Maltauro (2 anni e 10 mesi) e dell'ex manager di Expo Angelo Paris (2 anni, 6 mesi e 20 giorni e 100 mila euro di risarcimento alla società Expo2015). Per tutti le accuse sono associazione per delinquere finalizzata alla corruzione e alla turbativa d'asta. Il settimo indagato, l'ex direttore generale di Ilspa Antonio Rognoni invece del rito alternativo, ha scelto di affrontare (da solo) il processo con rito immediato: per lui il dibattimento si aprirà davanti al Tribunale il 2 dicembre.
La vicenda riguarda quel «sistema» fatto di appalti truccati in cambio di mazzette versate o promesse, agganci con la politica rigorosamente bipartisan, e «protezioni» e avanzamenti di carriera assicurati in cambio di informazioni riservate. Un «sistema» collaudato da una cerchia ristrettadi persone, alcune delle quali già salite alla ribalta delle vicende giudiziarie italiane all'epoca di Tangentopoli, e che pochi giorni prima di finire in cella o agli arresti domiciliari, è stato accertato, avrebbero continuato a fare affari gestendo o cercando di gestire gli appalti di Expo, Sogin e Città della Salute.
Affari ritenuti illeciti e portati avanti avendo come base operativa la sede del Centro Culturale Tommaso Moro, non molto lontano dal palazzo della Regione Lombardia, e dei quali agli atti del procedimento esistono, oltre alle intercettazioni, fotografie e videoriprese degli incontri e dello scambio di denaro. E in più ci sono una serie di interrogatori con cui specialmente Maltauro, Paris e Cattozzo (al quale la Gdf aveva addirittura sequestrato appunti con la contabilità delle tangenti) hanno fornito un contribuito all'inchiesta chiarendo anche alcuni aspetti della ricostruzione della Procura.
Ora, dell'indagine sulla cosiddetta  cupola degli appaltì coordinata dai pm Gittardi e D'Alessio sono rimasti aperti due capitoli: il primo riguarda le gare nel mondo della sanità lombarda e il secondo i lavori per il progetto Vie d'acqua targato Expo, un sistema di canali che avrebbe dovuto collegare il sito espositivo con la Darsena, e per il quale è indagato, tra gli altri, l'ex responsabile unico del Padiglione italia Antonio Acerbo. Il troncone relativo a Sogin è stato invece trasferito per competenza territoriale a Roma.

http://gazzettadimantova.gelocal.it/mantova/cronaca/2014/11/27/news/corruzione-la-cupola-degli-appalti-dell-expo-patteggia-1.10390524 

Fronte Unico per uscire dall'Euro, è giusto guardare a Orbán e anche la Flat tax


Salvini da Marine Le Pen per consacrare l’asse Lega-Front National


Autore: Redazione - 28 nov 2014

Milano, 28 nov. – Dagli scranni dell’Europarlamento Strasburgo, dove ieri ha votato con i grillini e gli euroscettici a favore della mozione di censura alla Commissione europea, al palco del Congresso del Front National di Marine Le Pen che si tiene domani e dopodomani a Lione. Con tappa intermedia a via Bellerio in Milano per lavorare allo sbarco del Carroccio al Centro e al Sud d’Italia. Matteo Salvini prova a foggiare una nuova Lega con ambizioni di leadership oltre i confini padani, a dare una dimensione nazionale, e una visibilità internazionale, alla sua possibile candidatura a leader del centrodestra. Per Salvini, l’invito della Le Pen al congresso del Front National è “un riconoscimento internazionale” importante che dà “grande soddisfazione”. “La Lega – ha detto Salvini ad askanews – viene invitata, anche fuori confine, per dare il suo contributo”. Il leader del Carroccio sottolinea: “Non siamo solo invitati, ma al Congresso interveniamo. E questo è bello perché stiamo costruendo un’Europa diversa”. Salvini afferma di non temere che l’accostamento della Lega a un partito di estrema destra possa danneggiare il movimento. “Il Front National non è un partito di estrema destra. Prende voti da artigiani, operai, agricoltori. Ed è la dimostrazione che le etichette non funzionano più. E’ quello – ha spiegato – che sto cercando di fare. E’ ciò che ho fatto in Emilia: prendere i voti di chi ha votato Cinque Stelle, Pd oltre che degli elettori di destra”. Salvini anticipa i contenuti del suo intervento: “Porterò l’identità della Lega; noi siamo autonomisti e federalisti. Con il Front national ci sono delle differenze ma soprattutto molti punti in comune. Su tutti i temi internazionali siamo d’accordo: immigrazione, Islam, la Russia, l’odio per l’Europa di Bruxelles e delle banche”. Quali sono gli altri partner internazionali della Lega? “Ci sono gli austriaci, gli olandesi, i fiamminghi – ha detto Salvini in versione internazionale – Abbiamo studiato anche il modello degli ungheresi di governo che sono nel partito popolare e che hanno applicato la flat tax e mandato a quel paese la Commissione Europea. C’è la Russia, ci sono amici dalla Svizzera…”. Il segretario federale della Lega interverrà domani, sabato, alle 16:30, dopo la relazione d’apertura di Marine Le Pen, che parlerà al mattino. “Sarà un momento molto vivo – ha detto – e molto frenetico. Sicuramente ci incontreremo, ma il palcoscenico è il suo, mica è mio”. Mda

http://www.contattonews.it/2014/11/28/salvini-da-marine-le-pen-per-consacrare-lasse-lega-front-national/308614/

dobbiamo riportarlo per lasciare traccia dell'imbecillagine, servilismo, ottundimento del Pd

Filippo Taddei: il Ttip è un’occasione per il made in Italy

Filippo Taddei: il Ttip è un’occasione per il made in Italy
Il governo Renzi e il Partito democratico dicono sì al Trattato transatlantico: «Un’occasione per triplicare il mercato del made in Italy», spiega a Left Filippo Taddei, responsabile Economia dei democratici. Ma è un sì condizionato, assicura, «alla completa trasparenza e al mantenimento degli standard sociali». Lo abbiamo incontrato nella sede bolognese della Johns Hopkins, una delle università più prestigiose degli Stati Uniti, dove Taddei è docente di Economia.
Qual è la posizione del Partito democratico rispetto al Ttip?
È un’occasione per lo scambio commerciale, tenendo fermo un punto: non si può parlare di commercio internazionale senza parlare di investimenti. Quello del Ttip è un salto culturale sano: scambio commerciale e flussi di investimenti, collegati e regolati insieme. Però attenzione, ci sono alcuni aspetti che per noi italiani, ancor più che europei, rimangono irrinunciabili: trasparenza, chiarezza nelle informazioni sui prodotti che commerciamo. Va bene facilitare il commercio, ma nella pienezza dell’informazione. Per questo si fanno le trattative tra gli interessi opposti.
Quali sono gli interessi degli italiani?
Per l’Italia, come per qualunque sistema produttivo forte in alcune e definite nicchie, l’effetto di allargamento del mercato è straordinariamente importante. Se il nostro mercato di riferimento diventa non solo l’Eurozona ma anche il Nord America, significa che è triplicata la possibilità di fare profitti. È un’opportunità che può risolvere il nostro ben noto “nanismo” imprenditoriale. Inoltre, siamo anche quelli che hanno un naturale brand, il Made in Italy. Che già oggi è minacciato senza Ttip: il più grande produttore di mortadella nel mondo non è a Bologna ma in Canada e anche il più grande produttore di pasta, dopo Barila, si trova in Nord America. Il Ttip è l’occasione per chiedere agli americani che ci sia trasparenza.
Sia negli Stati Uniti che in Canada, però, esistono già alcuni marchi Made in Italy registrati da originari italiani. Toccherà competere anche con questo Made in Italy.
Questo non sarà mai permesso. È esattamente il punto sul quale non ci sarà nessun tipo di flessibilità o disponibilità da parte non solo del governo ma anche del Pd. Il concetto di commercio è legato al fatto che io so cosa tu mi vendi e viceversa. Altrimenti non è commercio internazionale, ma trucco internazionale. E non va bene.
Si riuscirà a evitarlo?
Non lo so. Perciò dico che è molto incerto e capisco la preoccupazione di molti. È una fase di grande incertezza.
Gli americani chiedono pure l’accesso al nostro mercato, ma i loro prodotti hanno standard di controllo molto più bassi dei nostri. Perciò si abbasserebbero in automatico anche da noi, no?
Sì, ma decidiamo bene cosa è una minaccia alla salute e cosa può essere risolto con un passaggio di trasparenza. Sappiamo che la carne con gli ormoni è probabile che non faccia bene, non sappiamo quanto può essere dannosa. In molti Paesi c’è, e c’è anche da noi, se non è biologica. Il criterio della tracciabilità che indica la provenienza, piena informazione, piena diffusione e poi scelta consapevole dei consumatori. Se una merce è ritenuta accettabile dagli istituti sanitari non è il caso di fare una campagna di terrorismo sanitario. Se l’Iss dà l’ok, basta indicare che gli ormoni superano una soglia e via.
Però l’accordo prevede anche un arbitrato privato. E le multinazionali potrebbero far causa agli Stati che ostacolano il loro libero commercio…
Un conto è prevedere una procedura arbitrale un altro è che poi questa abbia valenza per il diritto nazionale: nessuno può pensare che l’Italia o un Paese sovrano, di fronte a una scelta che ne minacci la salute pubblica o l’ambiente o qualunque cosa attenga al diritto nazionale, possa ammettere un arbitrato privato in deroga alle sue leggi. Nei Paesi di civil law, come il nostro, è impossibile. È più delicato nei Paesi di comon law, dove le sentenze hanno valore di legge verso tutti. Lì è più problematico. Pensare che ci sia una rinuncia alla sovranità a favore del Ttip la vedo un’ipotesi molto difficile.
A bocce ferme, perché agli americani dovrebbe convenire?
Quello che a loro interessa è la possibilità di fare investimenti da noi. Per gli americani, che sono un’economia molto più orientata all’innovazione della nostra, l’importante è il trasferimento di tecnologia. Investendo succhiano anche tecnologia, know how e competenze. Ed è bello e giusto che sia così.

http://www.left.it/2014/11/28/filippo-taddei-il-ttip-e-unoccasione-per-il-made-in-italy/

la Bulgaria, giustamente, difende la sua Sovranità Territoriale, l'Italia non l'ha

LA BULGARIA SI RIBELLA ALLA NATO: NIENTE CARRI ARMATI USA SUL NOSTRO TERRITORIO


 
 
 
28 novembre - SOFIA - La Bulgaria non intende concedere agli Stati Uniti di dislocare carri armati e veicoli corazzati sul proprio territorio: e' quanto affermato dal vice ammiraglio bulgaro Rumen Nikolov, capo di Stato maggiore della difesa. Nikolov, citato dall'agenzia di stampa ''Bgnes'', ha dichiarato che ''non c'e' motivo di creare agitazione riguardo il dislocamento da parte degli Usa o di qualsiasi altro paese di carri armati e mezzi corazzati sul territorio bulgaro, perchè non accadrà''.

http://www.ilnord.it/b-4301_LA_BULGARIA_SI_RIBELLA_ALLA_NATO_NIENTE_CARRI_ARMATI_USA_SUL_NOSTRO_TERRITORIO

Lega, i soldi sono la cartina di tornasole delle parole

Matteo Salvini e i conti in rosso della Lega

Non c'è solo il tema delle alleanze, non solo il futuro della Lega e del centrodestra. Nei pensieri di Matteo Salvini c'è anche la questione urgente dei soldi. La Lega ha seri problemi di cassa. Le gestioni economiche dell'era Bossi e Maroni hanno lasciato in partito con le casse in asfissia. Il bilancio del 2013 si è chiuso con un disavanzo di 15 milioni di euro. "Colpa della faraonica campagna elettorale di Bobo Maroni per conquistare la presidenza della Lombardia sette milioni - scrive il Messaggero - e delle spese legali visto che lo staff giudiziario voluto da Maroni ha presentato una pacella da 3 milioni". La situazione è talmente disperata che il vecchio tesoriere Stefano Stefani a luglio ha deciso di mollare e Salvini ha dato le casse in mano a un trio di uomini di sua fiducia per evitare il disastro della bancarotta: Giancarlo Giorgetti, Roberto Calderoli e Giulio Centenero. 
I tagli - L'obiettivo è quello di tagliare: dopo la chiusura di Telepadania e del quotidiano La Padania, fra pochi giorni - secondo il Messaggero ci sarà un incontro con i 73 dipendenti a cui sarà illustrato un piano lacrime e sangue: cassa integrazione per tutti, e mancato rinnovo dei contratti di collaborazione". Bisognerà capire anche che fine farà via Bellerio, si è pensato anche di vendere la sede del partito. In questi tempi di crisi molto difficile per la Lega trovare contributi privati: il finanziamento pubblico è in via di estinzione e adesso è iniziata la caccia a investitori privati. Una missione non semplice aggravata dal fatto che gli stessi parlamentari leghisti hanno fatto versamenti non altissimi: "tranne Giogetti e il neosindaco di Padova Bitonci che hanno dato 50mila euro, gli altri hanno auvto il braccino corto. Salvini 22mila euro, Maroni appena 14mila, Borghezio e Bossi nulla"

http://www.liberoquotidiano.it/news/politica/11726504/Matteo-Salvini-e-i-conti-in.html

Ocse, d'accordo sull'analisi completamente in disaccordo sulle previsioni

Previsioni Ocse per l’Italia, export e debito pubblico in aumento

Crescita nel 2015 e 2016 sia dell'export e degli investimenti sia, purtroppo, del debito pubblico; disoccupazione in calo nel 2016

Secondo gli ultimi dati elaborati dall’Ocse, l’economia italiana dovrebbe tornare alla crescita per la metà del 2015 e accelerare un po’ nel 2016, dopo la contrazione del 2014. L’Ocse stima, inoltre, che il Pil dell’Italia, dopo il -0,4% del 2014, crescerà dello 0,2% nel 2015 e dell’1% nel 2016.
In particolare “il supporto della politica monetaria della Bce dovrebbe migliorare le condizioni finanziarie e facilitare una risalita dei prestiti bancari, che dovrebbe aumentare gli investimenti” spiega l’Ocse.
Secondo l’organizzazione parigina, gli investimenti lordi, che nel 2014 sono calati del 2,7% su base annua, cresceranno dello 0,1% nel 2015 e del 2% nel 2016. Inoltre, un contributo a una crescita più forte arriverà anche dalla “rivitalizzazione prevista per il mercato dell’export italiano”, con un +1,7% nel 2014, +2,7% nel 2015 e +4,6% nel 2016 per le esportazioni lorde, e rispettivamente +0,1%, +0,2% e +0,5% per quelle nette. Resterà invece limitata la ripresa dei consumi privati, che cresceranno dello 0,3% nel 2015 e dello 0,5% nel 2016. L’insieme della domanda interna, che quest’anno è calata dello 0,4%, sarà stabile nel 2015 e crescerà dello 0,6% nel 2016.
Il debito pubblico dell’Italia, invece, continuerà a crescere nei prossimi due anni, passando dal 130,6% del Pil nel 2014 al 132,8% nel 2016 e al 133,5% nel 2016 e secondo l’Ocse il livello elevato del debito “costituisce una vulnerabilità significativa” per il nostro Paese.
Per quanto riguarda la disoccupazione, comincerà a diminuire nel 2016, pur restando a livelli elevati, mentre gli aumenti dei salari sembrano destinati a rimanere modesti.

http://www.universy.it/2014/11/previsioni-ocse-per-l-italia-export-e-debito-pubblico-in-aumento/

la Lega è figlia di questa Italia e non è ne di destra ne di sinistra

Matteo Salvini: il nuovo leader che a destra spopola e che la sinistra non capisce

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SALVINI
La Lega è tornata a casa. Il vento (del nord) fa il suo giro e ritrova un leader politico-carismatico dopo la lunga malattia di Umberto Bossi, le faide tra colonnelli, le polemiche sul “cerchio magico”, gli scandali, le epurazioni, l'interregno sbiadito di Roberto Maroni e il flop alle Elezioni 2013. Per qualcuno potrebbe sembrare un fatto marginale, specie se il nuovo segretario dice di volere andare oltre la Lega o addirittura rottamarla (sostengono in molti). Ma non è così, anzi.

Nei giorni in cui Matteo Salvini riporta il Carroccio sulla via Emilia ai consensi record del triennio 2008-2010 trasformandosi nel grande blob della politica italiana, capace di scatenare polemiche, speranze, indignazione e consensi in tv, alla radio, sui social network, fuori dai campi rom, in piazza e nelle fabbriche, bisogna spingersi fino a Palazzago, paesino a pochi chilometri da Pontida, la “Betlemme” leghista, tra artigiani, padroncini e pensionati, per capire davvero cosa sta diventando questo giovane e scapigliato segretario del Carroccio. Non solo in Pedemontana e nel nord del paese. Ma in un pezzo di Italia, nell’opposizione al premier Renzi, nella magmatica riorganizzazione del centrodestra e nell’incertissimo scenario di un’eurozona sempre più livida.
Consumare le suole, come una volta. Certe cose in televisione e sulle bacheche Facebook non si vedono, tutto viene schiacciato e Salvini finisce per somigliare a Grillo, Grillo a Renzi e Renzi a Berlusconi.
Un popolo che ritrova il suo leader
Alle dieci di sera fuori del centro ricreativo di Palazzago qualche bambino gioca ancora sugli scivoli colorati, marcato distrattamente da genitori in piumino e scarpe da tennis. Salvini arriva un po’ in ritardo come faceva sempre Bossi - l’autista è il vecchio Aurelio -, ma quando entra nel palazzetto scatta una lunga ovazione nonostante tenga sulla corda i militanti concedendosi una buona mezz’ora di collegamento tv con Enrico Mentana. Seduto in un angolo, viene circondato da un folto capannello di curiosi che applaude e saluta ad ogni cosa che dice.
Finita la diretta con Mentana e dopo una veloce birra al bancone, Salvini sale sul palco. Scatta foto panoramiche con l’immancabile iPad e comincia a martellare contro la moneta unica e l’Europa, in piedi, dritto davanti all’asta del microfono come un cantante di provincia.
“Ringrazio tutti voi che siete venuti...di venerdì sera...dopo una settimana di lavoro...Per chi ancora ce l’ha un lavoro (applauso). Teniamocelo stretto perché l’euro sta impoverendo tutti...Sta facendo chiudere le nostre fabbriche...è servito per favorire i tedeschi e i paesi del nord Europa e fregare i produttori, cioè tutti noi, tutti voi....”
“Dicono che siamo in crescita di consensi...”, incalza “il Matteo” (siamo a pochi giorni dal voto emiliano, ndr).
“Bene, ma io non mi accontento...non basta puntare al 10 per cento...dobbiamo essere maggioranza nel paese...dobbiamo aprire a tutta la brava gente al centro e al sud perché adesso c'è l'Italia da salvare. Bisogna superare l'euro. Bisogna fermare l'invasione: viviamo in un paese razzista al contrario dove vengono spesi i nostri soldi per tenere gli extracomunitari in albergo tre stelle invece che aiutare gli italiani in difficoltà...” dice tutto d’un fiato. “Bisogna far ripartire il lavoro e la produzione ma Renzi non capisce nulla di economia. Il suo è il modello Marchionne che sposta la Fiat all’estero... ha scelto le grandi banche...Confindustria. Noi invece vogliamo ripartire dai piccoli...dagli artigiani...dai commercianti...dai lavoratori dipendenti che magari devono coprire le spalle ai fannulloni (altro applauso)...”

Poi l’invito a mobilitarsi per cancellare la legge Fornero - “abbiamo già raccolto 500mila firme” - e partecipare alla manifestazione del 13 dicembre quando a Milano arriverà l’economista Alvin Rabushka, l'inventore della flat tax, l’aliquota fiscale unica.
“Basterà una semplice paginetta di dichiarazione dei redditi: mi dai il 15% di quel che guadagni e stop. A quel punto non ci saranno più alibi: ti abbatto le tasse ma chi non le paga va in galera...”
Gli argomenti che affronta Salvini sono identici a quelli che gli si sente ripetere tutti i giorni in televisione dove il “capitano” (Bossi in Lega era per tutti il “capo”, Salvini è il “capitano”) è bravissimo a distillare i propri slogan. La differenza è che davanti alla militanza torna continuamente sui messaggi che ritiene importanti per creare empatia. Cerca il plebiscito della base come faceva Bossi nella vicina Pontida e i militanti apprezzano. “Il Matteo” era già in Lega quando Marco Formentini diventò sindaco di Milano in piena Mani Pulite (1993). Non è un marziano, molti lo giudicano addirittura in continuità con il Senatur.
A questo punto non è banale ricordare che Salvini prima di farsi esplodere a tutte le ore sul piccolo schermo e attraversare in lungo e in largo l’Italia, lanciando la sua Lega nazionale, ha rimesso le cose a posto in casa sua.
Prima di trasformarsi in un efficacissimo telepredicatore, è diventato sempre più il leader carismatico della Lega. Un partito con le sue liturgie, il suo blocco sociale, i suoi consensi ancestrali. Ha liquidato l’ex tesoriere Stefano Stefani, ha “graziato” Francesco Belsito, quello dei diamanti in Tanzania, ha fatto piazza pulita in radio dove ha messo amministratori fidati e sta liquidando il giornale la Padania che non gli serve più.
Chi ha seguito il Carroccio per tanti anni l’altra sera a Palazzago poteva benissimo chiudere gli occhi e sostituire quel coro Mat-te-o, Mat-te-o con l’originale Um-ber-to, Um-ber-to dei tempi d’oro. Sembrava una serata con Bossi e la sua Lega sindacato di territorio. C’era la tombola con in palio i prodotti di bellezza svizzeri; la pesca di beneficienza; i carabinieri sulla porta che fanno due parole con i volontari; i tavoli strapieni apparecchiati con le tovaglie a scacchi; polenta & cervo sui vassoi; le felpe griffate Berghem; il cartello scritto a biro davanti alla cassa
“Avvisare la cuoca in cucina se qualcuno è celiaco”
I manifesti "stop invasione" e “Basta euro” vicini al palco; il segretario provinciale Daniele Belotti che gira trafelato; le sciure che quando arriva il “capitano” si sistemano la messa in piega; il funzionario di polizia impiegato nell’operazione Mare Nostrum che racconta di come sia finito in quarantena perché a controllare gli immigrati che sbarcano si rischia di prendere brutte malattie; i sindaci leghisti della valle che cenano tra i tavoli; il dibattito sulla caccia; l’applauso
alla Elena Poma, la sindaca più bella della Padania”;
il banchetto di libri dove si raccolgono le offerte per gli alluvionati di Genova e l'angolo dei gadget con la sveglia di Salvini, le cornici di Salvini, le magliette di Salvini, le felpe di Salvini...
Matteo contro Matteo
Appena fuori dai riti di partito “il Matteo” è però un perfetto figlio dei tempi. La lunga stagione del Senatur sembra davvero un'altra era geologica. E’ molto più Renzi di Bossi, che resta un leader del secolo scorso con il suo stuolo di colonnelli, i ritmi scanditi dal calendario parlamentare, le alleanze, i comizi, il look da provinciale vestito a festa, una certa dose di machismo e infallibilità, rare interviste ai giornali e al massimo una ospitata da Bruno Vespa.
Come Renzi invece Salvini disintermedia tutto quel che può ed è un uomo solo al comando. Ha destrutturato il partito, i segretari provinciali non contano più nulla, lancia mini sondaggi e campagne via Twitter e Facebook, ad esempio:
non ha una seconda linea di comando (non esistono i Maroni, i Calderoli e i Castelli di Salvini) e la fronda interna, che pure monta, è fatta da quadri intermedi, parlamentari e ex colonnelli che hanno perso peso, status e visibilità e che “il capitano” scavalca parlando direttamente alla gente. Al pari del premier cerca di allargare il consenso incuneandosi tra Grillo e Berlusconi, occupa gli spazi liberi con spregiudicatezza fregandosene delle vecchie appartenenze.
Vedendolo a Palazzago si ha come l’impressione che con Salvini si stia ripetendo lo stesso errore che i media fecero all’inizio con Renzi: misurarlo con il bilancino ordinario, gli equilibri politici, i rivali, le alleanze, le mosse di Berlusconi, i diktat di Maroni, la fronda di Flavio Tosi che gli fa da contraltare interno e vuol correre alle primarie di coalizione, le velleità di Corrado Passera. E’ un metro sbagliato.

Come l’ex sindaco di Firenze, Salvini fa il leader di un partito ma parla all’opinione pubblica. Al suo cospetto i concorrenti di area
sembrano tanti piccoli Bersani. Basta vedere il seguito e l’ingaggio che ha sui social network, come infervora il dibattito,
come detta l’agenda e come si alza lo share quando va in tv (a tutte le ore).

La vera differenza con Renzi è che il premier sta “forzando” al massimo la dimensione mainstream del consenso, una sorta di populismo light nel sistema dato:
(critica Draghi ma non può rompere il dogma dell’eurozona, critica Angela Merkel ma non può rompere l'ortodossia del deficit al 3%, critica i burocrati di Bruxelles ma presiede il Semestre europeo),
mentre il segretario leghista può giocare senza inibizioni nel campo del populismo cercando di portare dalla sua gli elettori delusi dalle promesse renziane di far “cambiare verso” all’Europa dell’austerità.
Per ora i due elettorati sembrano distinguersi. In Emilia Romagna Salvini ha fatto aspirapolvere di tutto quel che sta intorno al Partito democratico, rubando voti a Forza Italia e ai Cinque Stelle, gli avversari del premier. La sfida dei prossimi mesi sarà capire se l’enorme astensione ad un voto di prossimità come le Regionali è un segnale di “populismo latente” che andrà presto ad aggiungersi al “populismo espresso” a vantaggio di Salvini domenica oppure no.
“Più la crisi morde più i bacini elettorali di Renzi e Lega potrebbero entrare in concorrenza. Ci potrebbe essere uno scivolamento...”,
ragiona Roberto Biorcio, politologo all’università di Milano Bicocca, uno dei più lucidi studiosi dei fenomeni leghista e grillino.

Un recente studio dell’Atlante politico di Demos sembra far presagire una qualche ipotesi di vasi comunicanti. Matteo contro Matteo? Partito della nazione contro partito populista? In palio il voto di disoccupati, casalinghe, lavoratori dipendenti privati, pensionati e soprattutto quelle categorie produttive che più patiscono la crisi.
Più che un partito, un’araba fenice
C’è un’altra cosa che si vede bene da Palazzago. Il polverone mediatico scatenato dalla (supposta) svolta salviniana, nazionale e fascistoide, risulta francamente esagerato. Il segretario sta rilanciando in grande stile alcune battaglie storicamente presenti nell’armamentario leghista. Te lo racconta davanti ad una salamella e una birra un ex imprenditore tessile ormai in pensione. Proprio in queste zone, nei primi anni duemila, con Maroni ministro del welfare, si fecero i primi accordi di cassa in deroga per artigiani e piccole imprese:
“All’improvviso il mondo ci era atterrato in casa mandando fuori mercato molte produzioni locali. La Cina era entrata nella Wto e ci copiava i prodotti, era scaduto l’accordo multifibre e l’introduzione dell’euro non permise più di svalutare. Il combinato disposto fu un disastro...”
Inoltre ci si dimentica che la Lega è stata l’unico partito italiano a votare contro l’adesione alla moneta unica e, nel 2005, si schierò contro la ratifica della Costituzione europea. Quante volte Bossi e Calderoli hanno contrapposto l’Europa dei popoli all’Europa dei banchieri?
Quante volte hanno attaccato “Forcolandia” e l’Europa dei burocrati che legifera sulla lunghezza del cetriolo? Quante volte hanno criticato l’accordo di Schengen? Tantissime. E quanti padroncini padani sognano da anni il ritorno alle svalutazioni competitive della vecchia liretta, una sorta di eta dell’oro mitologica spazzata via dall’euro brutto e cattivo? Tantissimi. Insomma niente di nuovo sotto il sole...
Il Carroccio lavora da sempre da imprenditore politico della crisi. E’ un sismografo che misura il malessere dei territori più esposti al mondialismo. Quando vede aprirsi un mercato elettorale prova a conquistarlo utilizzando di volta in volta gli argomenti retorici più efficaci che ha nel cassetto.

Era partito a fine anni Ottanta iper liberista, federalista, anti statalista e anti romano per diventare negli anni duemila,
mano a mano che la globalizzazione mostrava la sua faccia scura, sicuritario e nazionalista a protezione della “roba” dall’invasione cinese,
dagli extracomunitari e dalla tecno-finanza dei mercati internazionali e di Bruxelles. Paure, spaesamento e dinamismo produttivo sono facce che si mischiano da sempre in “Padania”.
Oggi con metà paese su posizioni anti euro questo spazio elettorale è solo diventato più grande, ricco e invitante. Il che da un lato “normalizza” la svolta salviniana, dall’altra la rende concorrenziale nei confronti di Renzi.
Anche il “vade retro” immigrazione riesploso in occasione delle tante Tor Sapienza d’Italia, rappresenta una specialità della casa. Il giro di vite legislativo sull’immigrazione clandestina porta la firma di Bossi e Fini (luglio 2002). La grossa crescita elettorale del Carroccio nel triennio 2008-2010 è anche figlia di questa emergenza (vera o percepita che fosse) nelle provincie produttive del nord e della via Emilia. Non è un caso che proprio a Bologna si sia registrato l’episodio più mediatico del voto regionale appena concluso: la provocatoria visita di Salvini al campo rom di via Erbosa e l’aggressione da parte di centri sociali e antagonisti. Che assist per il tweet segretario...
“Io non ho niente contro gli stranieri che vengono in Italia per lavorare, ma i rom e le occupazioni sistematiche delle case sono un’altra cosa”, ammette il piccolo imprenditore di Palazzago, sempre quello di prima della cassa in deroga nel comparto tessile..“ Conosco tante persone che non sono leghiste che davanti a questi fenomeni perdono qualsiasi freno inibitore...”
Salvini in questo tipo di campagne va a nozze perché batte la periferia milanese da quando è ragazzino. Dieci anni fa, in era pre iPad, lo si incrociava nei talk show delle tv locali appuntarsi sul block notes i nomi delle persone che lo avevano cercato al telefono per segnalare rogne o problemi. State certi che li avrebbe richiamati. Ci sono intere schiere di vecchietti del quartiere Barona, Gratosoglio o Ponte Lambro che hanno in tasca il numero di Matteo Salvini...
Al massimo la novità di queste settimane può essere la nazionalizzazione della Lega, lo sbarco al sud, ma fino a prova contraria siamo al marketing politico. Alla tweet-crazia...
Assalto alle spoglie del Pdl
Difficile cancellare con un tratto di penna l’origine, il lessico e il radicamento nordista ultra ventennale del Carroccio. Nella stessa Emilia il risultato del Carroccio non è clamoroso in senso assoluto, aveva già sfondato sotto il Po. Alle Politiche 2008 aveva raccolto 217.831 voti e alle Regionali 2010 addirittura 288.601. Il risultato di domenica è però clamoroso perchè siamo in un ciclo elettorale dominato dall'astensione di massa: mentre l’affluenza in Emilia Romagna crollava dai 2.700.000 votanti delle Politiche 2013 (82,1%) ai 2.300.000 delle Europee di maggio (69,9%) fino a 1.200.000 di domenica (37,7%), il Carroccio in termini assoluti in un anno e mezzo torna a gonfiarsi dai 69.108 ai 233.439 voti di domenica, raddoppiandoli da maggio scorso (116.394). In sostanza l'Emilia rossa è stata a casa e quella berlusconiana e grillina in parte si è astenuta in parte ha votato Salvini. Segno che gli unici temi che hanno richiamato l'elettorato sono quelli anti euro e anti establishment. Solo un caso?
“Dopo gli scandali che hanno toccato la famiglia Bossi era difficile risollevarsi”, prosegue Biorcio. “Maroni aveva in mente una Lega alla Bavarese, acquartierata in Padania e alleata a Roma con Berlusconi sul modello Cdu/Csu. Ma quello schema non ha mai davvero funzionato precipitando al 4% nel voto del 2013. Salvini ha in testa un altra strategia fin dal congresso di Torino (dicembre 2013)
quando invitò Marine Le Pen come ospite d’onore: una Lega partito di lotta e di malcontento non più contro Roma ladrona bensì quella che chiama la dittatura di Bruxelles.” Per fare sostanzialmente tre cose: “riagganciare l'elettorato perduto (specie in Veneto e Lombardia) finito tra le braccia di Beppe Grillo; lanciare l’Opa sul grande bacino del fu Pdl: artigiani, commercianti, lavoro autonomo e pensionati massacrati dai governi Monti-Letta-Renzi; allargare il consenso alla working class delle fabbriche e ai ceti popolari delle periferie sempre più a disagio
nel farsi rappresentare dalla sinistra tradizionale.”


Alcune elaborazioni che ci ha preparato Ipsos (autunno 2013-autunno 2014) dimostrano come la Lega stia crescendo proprio tra quei lavoratori autonomi (+7,9%) che non accettano di fare la stampella del Pd e avevano divorziato da Forza Italia dopo la finanziaria 2011 teleguidata da Bruxelles tutta tasse e balzelli. Stia crescendo tra dirigenti, imprenditori e professionisti (+3,4%) e tra gli impiegati (3,4%). Il voto in Emilia sembra confermare questo trend che ha molto a che fare con la persistenza della crisi, il faticoso cambio di pelle di un modello padano - l’impresa diffusa di piccola dimensione - con la globalizzazione finita sotto assedio, e l’esplosione di tanti focolai di disagio territoriale:
l’indotto in panne intorno all’aeroporto flop di Malpensa, la moria di imprese sulla via Emilia, il ridimensionamento del ciclo del bianco (lavatrici) tra il varesotto, la Brianza e la marca trevigiana, il comparto dell’automotive orfano di Fiat, le difficoltà del settore legno-arredo lombardoveneto, la catena dei gloriosi subfornitori meccanici del triangolo emiliano-veneto-lombardo che soffrono i ritardi di pagamento, il credit crunch e lo spostamento a est delle aziende tedesche.

Ci sono due immagini e una tabella che riassumono tutto questo. La prima immagine è l’estetica degradata dei grandi vialoni commerciali di ingresso nelle città del nord: Milano, Torino, Genova, Padova, Brescia, Verona.... Stradoni antropizzati fatti di cartelli divelti, parcheggi mal tenuti, aiuole piene di sterpaglie, erba incolta, cancelli arrugginiti, lavatrici abbandonate a bordo strada e vetrine sporche. Fateci caso, tutti voi li avrete visti: siamo nel cuore della ex Padania felix, sembra di attraversare la cintura urbana di Napoli...
La seconda immagine è il deserto della nuova autostrada Brebemi: doveva sgravare di traffico e merci la mobilità esausta della Lombardia produttiva, ci passano le auto con il contagocce...
La tabella invece è questa qui, dimostrazione impietosa di come la competitività del paese rispetto all’Europa in questi anni è crollata al sud come al nord...
Poi c’è il fronte di sinistra e qui c’è persino chi rispolvera “il Matteo” capofila della lista dei Comunisti padani ai tempi del Parlamento del nord. O chi ricorda il ragazzo capellone che frequentava il Leoncavallo.
“Io fascista o nazista? Io sono milanista. Non mi sento assolutamente di destra. Lavoro con la Fiom in Lombardia sulle crisi aziendali.
Probabilmente sono più di sinistra io di Renzi...”, ha detto l’altra sera in una delle solite trasmissioni tv.

Di certo l’appoggio di Susanna Camusso e la Cgil al referendum per abolire la riforma Fornero e la fascinazione anti euro della sinistra Pd (Fassina e Cuperlo) portano acqua al mulino del Salvini popolare, interclassista, che si muove oltre gli steccati destra/sinistra. Anche qui, nessuna vera novità. Nel 1996 quando la Lega registrò il massimo storico il suo elettorato era diventato molto trasversale. Il Carroccio è tradizionalmente un partito fisarmonica e i suoi picchi coincidono con la capacità di intercettare anche il voto operaio (fatto cento la composizione del suo consenso, negli anni d’oro arrivò ad imbarcarne il 25%). Tessera Cgil in tasca e crocetta sull’Alberto da Giussano è un deja vù raccontato in tantissime inchieste e reportage degli scorsi anni...
Il problema è che dare una lettura giusta alla crisi è tremendamente complicato. In mancanza d’altro chi sa creare lessico come Salvini è già a metà dell’opera tanto più che il suo attivismo è più economico-sociale, meno anti casta o da rivolta etico-morale alla Grillo. Per questo oggi ha messo la freccia. Incrocia lo spirito dei tempi.
Internazionale populista
Soprattutto ha cambiato bersaglio, la caccia grossa leghista punta direttamente all’Europa. Salvini è convinto che agli occhi della Germania e di Bruxelles la “Padania” è diventata una marca di conquista, un territorio da espugnare, indebolendo le sue imprese, le sue banche, la sua capacità produttiva. Come se 150 anni dopo l’Unità d’Italia il nord fosse diventato a sua volta sud. Però dell’Europa...
Intellettualmente sono i pensieri di un Claudio Borghi Aquilini, economista dell’università Cattolica di Milano, scuola Gianfranco Miglio, responsabile economico del Carroccio, o di un Alberto Bagnai:

“il suo libro su il Declino dell’euro mi ha aperto la mente...”, dice Salvini a Palazzago.
Idee, suggestioni su complotti a tavolino orditi contro i paesi mediterranei oppure anche solo paure di non farcela dentro la camicia di forza dell’euro, che circolano a dozzine nel dibattito pubblico, sdoganate a vario titolo da accademici come Giulio Sapelli, Giuseppe Guarino o Paolo Savona. Il ghetto sembra finito...
“La nostra è la rivoluzione del buon senso”, spiega Borghi. “Proponiamo cose convenzionalmente di destra come la flat tax e una forte opera di sburocratizzazione ma anche di sinistra come la difesa dei nostri salari dall'austerità europea e non ci scandalizziamo se servisse nazionalizzare aziende o banche italiane per evitare che cadano preda di gruppi stranieri o tedeschi che utilizzano i denari di banche sussidiate da miliardi e miliardi statali. Oggi - prosegue il responsabile economico della Lega - bisogna uscire dall’emergenza tutti insieme come paese. L’Indipendenza senza moneta e con le fabbriche chiuse non serve a nulla. Prima va ricostruito uno scenario pre euro: il nord che può svalutare la moneta e il sud mercato di sbocco un po' sussidiato. Poi dopo si lavorerà a ridurre le storture fiscali del nostro mezzogiorno...”
In questo incarnare lo spirito dei tempi Salvini è in buona compagnia. Nei quattro più grandi paesi europei (Germania, Regno Unito, Francia e Italia) sta avvenendo qualcosa di assimilabile, specie sul versante delle formazioni di centrodestra.
Il movimento ora in corso è innescato da partiti radicali (Ukip, Front National, Lega, AfD) che colgono un vasto mutamento dell’opinione pubblica e trovano impeto nel disagio sociale. In contemporanea con l’aumento dei consensi rivedono e precisano il proprio discorso: affermano una volontà di guida del proprio paese, che affianca e completa la rappresentazione della protesta, estendono il raggio dell’azione al di là degli originari recinti di pubblico, mostrano nei gruppi dirigenti figure contigue all’establishment (...) I partiti-sistema (Tory, Ump, Cdu, Forza Italia) patiscono per contro i guai derivanti dallo sbandamento della costruzione europea e dalla crisi che vi è connessa, scontano il favore riservato per anni all’idea dell’integrazione e il loro movimento consiste soprattutto nel ripiegare...”Antonio Pilati, Come si riorganizza la destra (Il Foglio, 6 novembre 2014)
In Italia, sbagliando, si tende a sottovalutare la potenza evocativa e l’efficacia elettorale di una battaglia anti euro e anti Germania, il vero propellente della strategia leghista, molto più della campagna sugli immigrati, l’apertura a Casa Pound, la violenza verbale... Essere convintamente europeisti non dovrebbe fare velo, invece è così...
Ancora Biorcio: “la percezione della politica e dell’economia negli ultimi mesi si è velocemente “nazionalizzata”
perché la geografia è ormai sovrastata dalla geopolitica. Più del Nord oggi contano l’Ucraina, la Siria, Gaza, l’Isis,
i migranti e la demografia che esplode. La nuova guerra fredda Washington-Mosca. Le nuove guerre di mercato con Pechino.”
Così, i temi del dibattito politico, anche nel Nord (Italia), si globalizzano. Riguardano la Ue e l’immigrazione.

Putin, amico orso
Ciò che resta nell’ombra è invece la strumentalizzazione che si agita dietro neo populismi alla Salvini. Ad esempio la liaison con Vladimir Putin, che trova il tempo di incontrare il leader leghista in Italia e di riceverlo a Mosca, è meno folcloristica e più prosaica di come la vogliano dipingere giornali e tv o i tweet del segretario padano.
Dietro i pur legittimi elogi salviniani allo zar moscovita e alla politica dei separatisti filo russi in Ucraina, la battaglia contro le sanzioni occidentali, le preoccupazioni per i danni alle nostre imprese esportatrici, c’è l’interessatissimo sostegno russo a quei movimenti populisti che giocano a indebolire l’Unione europea e l’Occidente. Front national (Marine Le Pen è un’altra fan sfegatata di Putin) e Lega in primis. Gli incontri a Bruxelles tra esponenti di questi due partiti e gli osservatori di Russia Unita (il movimento del presidente russo) sono frequenti e confermati.
Proprio in questi giorni la formazione della Le Pen, sempre a corto di soldi, ha ricevuto un prestito di 9 milioni di euro
da una piccola banca russa molto vicina al Cremlino. Sarà Lega il prossimo beneficiario?

In attesa di saperlo e di conoscere le future mosse del “capitano”, le alleanze alle Regionali di primavera (si vota in Veneto), la legge elettorale, lo sbarco al sud e il rapporto con Berlusconi, l’impressione è che questo neo partito populista di massa, che punta a svuotare il movimento di Grillo, un bel pezzo del vecchio Pdl berlusconiano e dare l’assalto al consenso renziano, non sia un fenomeno così passeggero.
“Gli italiani si stancheranno presto di Salvini come stanno facendo con Grillo”,
dicono molti benpensanti. “E’ una bolla mediatica...”

Da Palazzago l’impressione che ne abbiamo ricavato è ben diversa. Evitiamo, vent'anni dopo il primo grande equivoco sui barbari alle porte e le ampolle del Dio Po, di demonizzare un’altra volta il Carroccio. Senza capirlo. E senza saperne prendere le contromisure...

http://www.huffingtonpost.it/2014/11/26/matteo-salvini-leader-lega_n_6223940.html