L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 12 febbraio 2015

al nichilismo dato dal Capitalismo assoluto si risponde con dabbenaggine e pressappochismo, volutamente

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Nichilismo a go go

di Umberto Silva | 11 Febbraio 2015
 
Chiedo venia a Massimo Recalcati se sul Foglio spesso parlo di lui, e oggi addirittura mi permetto di stenderlo su un cartaceo lettino, ma quel che dice m’interessa assai. Lo considero un uomo politico a tutti gli effetti, un’attenta vedetta dell’anima della polis. Le sue parole mi provocano. Se sulla Repubblica scrive che “al cemento armato dei regimi totalitari si è via via sostituita un’atomizzazione dei legami sociali causata dalla decadenza fatale della dimensione dell’Ideale rispetto a quella cinica del godimento”, a me, per simpatia con il bistrattato godimento, viene subito da chiedermi se davvero sia poi così cinico. Penso di no, penso che sia cinico definirlo cinico, per di più con uno sbrigativo tono sapienziale prossimo al “cemento armato del linguaggio totalitario”. Se poi Recalcati è convinto che “il culto pragmatico del denaro ha sostituito il culto fanatico dell’Ideale”, mi viene da rispondere: benissimo, viva il denaro e viva il pragma! Se Recalcati tuona che “il nichilismo occidentale… sorge dal capitalismo finanziario e dalla sua spasmodica ricerca di un profitto…”, quale antidoto alzo il calice e dico: lunga vita al capitalismo, benvenuti gli spasmi e i profitti, roba buona che al nichilismo fa pernacchie. Quando Recalcati afferma che “il nichilismo contemporaneo… segna il passaggio epocale della paranoia alla perversione”, dico che fiumi di paranoia e di perversione in occidente sono sempre esistiti e sempre esisteranno, e mi chiedo perché Recalcati veda così perversa la nostra cara Europa. Non sarà ancora tormentato dallo spettrale godimento del Cavaliere, che in vari momenti stigmatizzò con ferocia?

Quando però Massimo Recalcati scrive che “la critica che la cultura islamica più integralista muove all’occidente è una critica che tocca il nostro nervo scoperto”, subito obietto che parlare di “cultura islamica più integralista” mi sembra offensivo: l’integralismo è incompatibile con la cultura. Eccessivo anche chiamare “critica” i colpi di kalashnikov. Infine, che vuol dire l’ultima frase “il nichilismo occidentale non è più in grado di dare un senso alla vita e alla morte?”. Quando mai il nichilismo ha dato un senso a qualcosa? Alla vita e alla morte poi!? A che pensa Recalcati, quale antico sconforto lo cattura?

Recalcati è un fiume in piena: “Il fatto che l’occidente non sia più in grado di ripensare consapevolmente le sue forme (alienate) di vita, ha spalancato la possibilità che la critica all’esistente abbia assunto le forme terribili di un ritorno regressivo all’ideologia totalitaria. L’islam radicale non è forse l’incarnazione feroce di questo ritorno?”. Bah. Più che di una heideggeriana “critica dell’esistente”, per i tagliagole parlerei d’invidia, rancore, avidità, pigrizia. Come ai tempi delle Br era la democrazia con i suoi uomini migliori a essere presa di mira e non certo il nichilismo degli strafattoni, ora presi di mira dai barbari sono i medici e le Ong, le donne e i bambini, gli uomini buoni.

Recalcati contrappone la paranoia alla perversione, la prima sarebbe prerogativa del furore vendicativo dell’islam totalitario, la seconda dell’alienazione capitalista nelle forme di vita europee, ma non sono sicuro che le cose stiano proprio così. All’ombra di un profeta sempre più perplesso, quelli dell’Isis fanno affari. Lungi dal rappresentare la contrapposizione al capitalismo, l’Isis ne incarna la forma più primitiva e brutale, una riedizione di quei pirati barbareschi che scorrazzavano nei mari veneziani. Allah gridavano, ma le monete d’oro adoravano. E’ ingiusto contrapporre la criminalità del fanatismo islamico a un presunto nichilismo perverso dei nostri attuali costumi, in tal modo pareggiandoli. Il nichilismo è dei fanatici portatori di niente, che sono anche perversi, come mostra la loro voluttuosa ferocia con le donne e con i prigionieri; nonché lo stesso fanatismo: la perversione è la convinzione che vi sia un’unica versione.

Tutt’altro che perverso o totalitario l’occidente oggi è solo tanto pasticcione. Non soffre di un eccessivo cinismo, casomai di qualche eccesso di buonismo e di moralismo, scimmiottature della Carità e della Legge. Via, via! Nelle infinite versioni del suo meraviglioso canto, ascoltiamo i versi di Goethe del “Divano Occidentale Orientale”, e traiamone un augurio di serenità: “L’Occidente è di Dio! E l’Oriente è di Dio! Le regioni di Nord e Mezzogiorno, posano in pace dentro le sue mani”.

http://www.ilfoglio.it/articoli/vr/125485/rubriche/nichilismo-a-go-go.htm

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