L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 7 febbraio 2015

alla Danimarca non lasciare il cambio fisso con l'Euro costa troppo, a breve il punto di non ritorno

Danimarca, perché l'isteria della banca centrale dimostra che il peg è insostenibile

Danimarca taglia tassi per quarta volta in 3 settimane

La Danimarca ha tagliato i tassi sui depositi delle banche per la quarta volta in 3 settimane, dimostrando che le pressioni rialziste sulla corona proseguono, mettendo seriamente a rischio il "peg" con l'euro.

Per la quarta volta in appena 3 settimane, la banca centrale in Danimarca ha tagliato i tassi sui depositi delle banche, portandoli a -0,75% da -0,50%. Il governatore Lars Rohde ha cercato di dissuadere gli investitore in ogni modo dal puntare a mettere in soffitto il "peg", l'aggancio della corona danese all'euro sin dal 2000, sostenendo che non ci saranno limiti all'aumento delle riserve valutarie e avvertendo che i tassi negativi potrebbero ancora essere tagliati.
Rohde ha dichiarato anche che l'istituto potrebbe acquistare bond denominati in euro, a breve termine, grazie al fatto che oggi i tassi in Danimarca sono più bassi che in qualsiasi altro paese, continuando a registrare un profitto. Quanto alle ipotesi di un QE danese, il governatore non ha escluso nulla, mentre alla domanda se la BCE stia intervenendo in aiuto del cambio, ha affermato che ciò non rappresenta un tema e che la banca centrale di Copenaghen è l'unico soggetto titolato ad emettere corone, per cui non necessita dell'aiuto di nessun altro.
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Peg sempre più indifendibile

Dal 1982, il cambio della corona è stato ancorato al marco tedesco prima e all'euro dopo. Oggi, il compito di Rohde è di difendere il "peg" a 7,46038 con l'euro con un margine teorico di tolleranza del 2,25%, ma che ultimamente è diventato nei fatti di appena lo 0,50%. Gli investitori hanno iniziato ad acquistare corone, specie dopo che la SNB, la banca centrale svizzera, ha annunciato l'abbandono della difesa del cambio minimo lo scorso 15 gennaio, ma anche per il varo del QE da parte della BCE.
Gli afflussi di capitali in Danimarca sono così elevati, che i titoli di stato fino a 5 anni rendono negativamente, così come i bond immobiliari con scadenza fino a tre anni. Il governo ha dovuto sospendere le aste dei bond pubblici, in modo da abbassare l'offerta e spingere i rendimenti in territorio negativo, disincentivando gli ulteriori afflussi.
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A gennaio, le riserve valutarie sono cresciute di 16,3 miliardi di dollari, toccando il 30% del pil. Siamo ancora lontani dall'80% della SNB, ma il trend appare del tutto simile. Adesso che sono stati tagliati i tassi ai livelli elvetici, l'istituto potrebbe iniziare a concentrarsi nell'acquisto dei titoli di stato e di altri titoli privati, grazie anche al fatto di detenere il più grande mercato dei bond immobiliari al mondo in relazione alla popolazione, pari a 500 miliardi di dollari.
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Sfidare Rohde?

Tutte queste azioni dimostrano, però, che la banca centrale è disperatamente concentrata a difendere un cambio insostenibile, almeno nel breve termine. Dalla sua, ha il fatto che la BCE potrebbe essere costretta ad intervenire, stando all'accordo bilaterale del 2000. Tuttavia, è evidente che non potrà andare avanti con nuovi tagli dei tassi e il solo fatto di essere intervenuta 4 volte in 3 settimane comunica un segnale di nervosismo, anziché di forza.
E' anche vero che Rohde ha minacciato chiaro e tondo i mercati: "se non ne avete abbastanza faremo anche di più". Difficile che gli investitori si mettano a sfidare un istituto, stando al detto "mai sfidare la Fed". Ma dopo la SNB, c'è scarsa fiducia sulle banche centrali e i loro annunci. Qualcuno potrebbe sempre confidare nel fatto che uno dei pochi paesi con rating sovrano tripla A sia troppo appetibile per i mercati e che dovrà arrendersi alla realtà dei fatti.
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 http://www.investireoggi.it/economia/danimarca-perche-listeria-della-banca-centrale-dimostra-che-il-peg-e-insostenibile/

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