L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 13 febbraio 2015

e il governo pagliaccio non venga a chiedere a noi italiani di dare soldi per i loro impicci


L’Italia e la bomba derivati: siamo esposti per 163 miliardi



Maria Cannata, Capo della Direzione del Debito pubblico del Ministero dell’economia

Roma, 12 feb – L’allarme è stato lanciato ieri durante l’audizione alla Commissione Finanze della Camera da Maria Cannata, Capo della Direzione del Debito pubblico del Ministero dell’economia: l’Italia vanta il primato in Europa per esposizione nei confronti dei derivati, strumenti finanziari sottoscritti dal Tesoro per proteggersi dalle fluttuazioni dei tassi di interesse o del cambio sui quali il Parlamento, attraverso l’ufficio di Bilancio, ha chiesto maggiore trasparenza.

L’Italia risulta prima in Europa per contratti pari ad un valore di 163 miliardi di euro. Un conto negativo che già a settembre presentava la ragguardevole cifra di 36,87 miliardi, in pratica la cifra che lo Stato italiano avrebbe dovuto scucire se quella massa di derivati fosse stata chiusa in quella data. E ciò non è detto che possa avvenire durante il corso del 2015.

Tredici sono i contratti derivati stipulati dal Ministero dell’economia che presentano clausole di chiusura anticipata legata al valore di mercato. Una bomba a orologeria sulla quale siamo seduti tutti quanti perchè investe i nostri conti pubblici creando potenzialmente dei buchi di bilancio difficilmente sanabili visti gli importi.

Ricordiamo che i derivati sono una tipologia di prodotto finanziario molto simile a dei contratti il cui valore dipende da quello di un’altra attività o da un parametro finanziario, per esempio da un indice di borsa ma anche da un tasso d’interesse o da un tasso di cambio. I derivati sono dunque una specie di assicurazione ma anche una scommessa e di solito, a parte i casi di speculazione finanziaria, vengono acquistati da chi vuole tutelarsi contro un determinato rischio. Ma come tutte le ‘assicurazioni’, però, i derivati si basano su una scommessa di fondo che potrebbe rivelarsi alla fine sbagliata.


Sebbene la responsabile del debito pubblico italiano abbia assicurato tutti in Commissione Finanze della Camera, affermando che solo per 4 contratti su 13 c’è il rischio che le banche possano chiedere l’estinzione anticipata da qui al 2018, il dubbio resta in ragione dell’elevato importo a cui è esposta la nostra nazione.

Giuseppe Maneggio

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