L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 21 febbraio 2015

Francesco, Fronte Unico #No3GuerraMondiale

Le mosse segrete del Papa per mediare in Ucraina

Il Pontefice coinvolge negli sforzi diplomatici il cardinale Maradiaga


Non solo appelli di pace e preghiere. Nelle delicate crisi internazionali, quella ucraina e quella libica, il Papa si muove con una fine diplomazia sotto traccia nel tentativo di riportare la stabilità nelle due aree.
L'aveva già fatto intervenendo nella questione irachena con la nomina di un suo inviato, il cardinale Fernando Filoni, nell'area di crisi. L'ha fatto, nel segreto di anni e anni di diplomazia vaticana, nei rapporti tra Cuba e Stati Uniti, dove il ruolo della Santa Sede è stato determinante per far riallacciare le relazioni diplomatiche tra i due Stati. Ora Papa Francesco sta pensando a una missione di pace in Ucraina, con la nomina di un suo inviato, uno dei suoi più stretti collaboratori.
Ne ha parlato in prima persona con il cardinale Oscar Rodriguez Maradiaga, suo uomo di fiducia, a capo della Commissione istituita dal Pontefice per portare avanti la riforma nella Curia. Qualche giorno fa, infatti, l'arcivescovo di Tegucigalpa, in Honduras, al termine del summit in Vaticano e del Concistoro con cui il Papa ha creato venti nuovi cardinali, doveva recarsi a Gubbio per ritirare il Premio «Bandiera di Gubbio». Quando stava per salire sull'elicottero che da Roma l'avrebbe portato in Umbria, è squillato il cellulare. Era Jorge Mario Bergoglio che ha richiamato d'urgenza in Vaticano lo stesso Maradiaga. Nell'incontro - a quanto si apprende - il Papa avrebbe cercato di trovare una strategia diplomatica per intervenire nella delicata questione ucraina.
Che sia il cardinale honduregno o un altro collaboratore del Papa a recarsi in missione di pace in Ucraina poco importa. Conta che il Pontefice argentino non intende restare con le mani in mano. «Francesco non è un Papa di sole parole - fanno notare dai Sacri Palazzi -. Una missione diplomatica del Vaticano in Ucraina, a nome del Papa, non stupirebbe affatto».
Ulteriori informazioni sulla missione di pace non sembrano trapelare. Ma il Pontefice, comunque, continua a seguire la situazione in modo costante. In questi giorni, Papa Francesco ha ricevuto i vescovi ucraini in visita in Vaticano. E non sono mancati numerosi appelli di pace. «Fratelli e sorelle - ha detto rivolgendosi ai presuli e ai fedeli ucraini al termine dell'udienza generale a San Pietro - so che tra le tante alte intenzioni che portate alle tombe degli Apostoli c'è la richiesta della pace in Ucraina. Porto nel cuore lo stesso desiderio e mi unisco alla vostra preghiera, perché al più presto venga la pace duratura».
Nella stessa direzione di una forte azione diplomatica il Papa si starebbe muovendo sul fronte della questione libica. Su questo, decisivo il ruolo della segreteria di Stato e in particolare del cardinale Pietro Parolin, diplomatico di lungo corso particolarmente attivo nelle vicende internazionali. Non sarebbe la prima volta che un intervento diplomatico della Santa Sede porta i suoi frutti. Era già successo con la giornata di preghiera per la Siria, indetta dal Papa, che fermò in tempo un'azione militare americana. Poi con la già citata crisi irachena e nel processo di riavvicinamento tra Stati Uniti e Cuba.

http://www.ilgiornale.it/news/politica/pontefice-coinvolge-negli-sforzi-diplomatici-cardinale-1096545.html 

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