L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 16 febbraio 2015

Fronte Unico Antiliberista Mondiale

"C'ho un rigurgito anti(neo)liberista": il successo di Syriza e Podemos secondo Noam Chomsky


Di Emanuele Vena | 15.02.2015 09:17 CET
Una tensione internazionale sempre più alta e un'Europa preda di assalti neoliberisti, terreno fertile per i "rigurgiti" rappresentati da Syriza e Podemos. Questa è l'opinione di Noam Chomsky, eminente studioso statunitense, in un'intervista concessa al giornale spagnolo "Contexto y Acción" (CTXT).
Reuters Alexis Tsipras e Pablo Iglesias

Chomsky e l'Europa

Per l'esperto statunitense l'Europa è preda di politiche economiche semplicemente "folli", basate su un'austerità nella recessione sulla quale "ormai ha fatto autocritica perfino il Fondo Monetario Internazionale". Per Chomsky ciò è frutto del cosiddetto "assalto neoliberista", inaugurato dalle politiche reaganiane e della Thatcher negli anni '80 e che ora in Europa si sta particolarmente intensificando, mostrando "il sadico volto del capitalismo selvaggio".
Per Chomsky, infatti trattasi di politiche che hanno un loro senso. Per i capitalisti, ovviamente, mossi dall'obiettivo di "indebolire il Welfare State e i lavoratori e di rafforzare il potere e i privilegi delle classi ricche". Una politica che però giustifica e rende inevitabile l'avvento ed il prorompente successo di formazioni come Syriza e Podemos.

Syriza e Podemos, tra sinistra e antiliberismo

Chomsky, con la consueta abilità provocatoria che lo contraddistingue, tende a precisare il profilo delle formazioni guidate da Alexis Tsipras e Pablo Iglesias. Sottolineando che, sebbene il quadro politico odierno spinga a ritenere Syriza come un partito "di sinistra", in realtà in essa non vi è un vero richiamo alla "rivoluzione socialista" o al controllo dell'industria da parte dei lavoratori, quanto più una lotta antagonista contro "l'assalto neoliberista che sta distruggendo le economie periferiche".

Il contesto globale

Chomsky spiega come l'attuale situazione dell'Unione Europea sia un riflesso di quanto sta già accadendo in America Latina, con la presenza di Paesi che "dopo 500 anni di sottomissione al dominio delle grandi potenze" si stanno organizzando per respingere "l'invasione neoliberista", puntando ad isolare le posizioni di Stati Uniti e Canada nell'area. Del resto, spiega lo studioso, "gli USA stanno perdendo tutte le basi militari in America Latina", e la stessa Cuba farà pressioni per riottenere Guantanamo, teatro delle crudeltà compiute dagli statunitensi nei confronti dei prigionieri sospettati di terrorismo.
Ma qual è il polso della situazione globale? Per Chomsky - che considera gli USA ormai sempre più "un Paese con un solo partito trasversale, i 'Repubblicani Moderati'", ed Obama un presidente "molto più a destra di Nixon ed addirittura di Eisenhower" - la situazione sta rapidamente mutando. In peggio, a causa dei cambiamenti climatici e, soprattutto, della minaccia nucleare. E cita il Doomsday Clock - "l'orologio dell'apocalisse" ideato nel 1947 dagli scienziati del Bulletin Of Atomic Scientist dell'Università di Chicago - le cui lancette sono tornate a 3 minuti dalla mezzanotte (considerato il punto di non ritorno dalla catastrofe), la distanza più breve sin dai tempi della Guerra Fredda. Un imbuto dal quale diventa sempre più difficile uscire.

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