L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 11 febbraio 2015

gli ebrei faranno un'altra guerra in Libano solo x accaparrarsi i profitti del gas del Mediterraneo orientale

Cosa sta succedendo
tra il Libano e Israele?

di Paolo Dionisi
11 febbraio 2015ESTERI
 
Nelle ultime settimane, tra Hezbollah - il partito islamico libanese filo-iraniano - e Israele la tensione è alle stelle. Il 18 gennaio un missile, sparato da un elicottero israeliano Apache, aveva colpito un convoglio di jeep blindate, nei pressi della città di Quneitra, sulle alture siriane del Golan, uccidendo 8 persone, tra le quali Jihad Mughniyeh, il figlio del comandante delle operazioni di Hezbollah, Imad, morto in un attentato a Damasco nel 2008, e il generale Abu Ali Tabtabai, uno dei capi delle Guardie Rivoluzionarie iraniane.
E nei giorni scorsi il Washington Post ha scritto che dietro l’uccisione di Imad Mughniyeh, con un’auto bomba a Damasco il 12 febbraio del 2008, ci fossero agenti della CIA e del Mossad. Citando ex funzionari dell'intelligence americana, secondo il Post la bomba che uccise il comandante Hezbollah era stata costruita in un laboratorio della Cia in North Carolina, affidata poi al Mossad, i cui agenti l’avrebbero innescata a distanza nel centro di Damasco, in comunicazione con gli operativi della Central Intelligence Agency anch’essi presenti nella capitale siriana. Mughniyeh era sospettato di essere la mente del rapimento di ostaggi occidentali in Libano nel 1980 e degli attentati dinamitardi del 1992 all'ambasciata israeliana in Argentina, dove morirono 29 persone, alla caserma dei marines a Beirut nel 1983, dove vennero uccisi 241 soldati americani, del dirottamento del volo TWA 847 nel 1985 e di altre azioni terroriste.
Commentando l’attacco a Quneitra, il portavoce dell’aviazione israeliana ha affermato che l’operazione è stata condotta contro una cellula di terroristi che si stava preparando a compiere un attentato in territorio israeliano. Il mese scorso jet israeliani al comando del generale Amer Eshel avevano bombardato basi Hezbollah nei pressi dell'aeroporto di Damasco e nella città di Dimas, vicino al confine con il Libano. La risposta dei miliziani del “Partito di Dio” non si è fatta attendere: mercoledì scorso una cellula del nuovo braccio armato di Hezbollah, i sedicenti “Eroi martiri di Quneitra”, ha condotto un attacco a un convoglio militare israeliano nella zona delle fattorie di She’ba, lungo il confine libano-israeliano, che ha provocato l’uccisione di due soldati e il ferimento di altri sette.
L’IDF ha immediatamente bombardato alcune basi del movimento islamista nel sud del Libano, dove ha trovato la morte un casco blu spagnolo della forza di interposizione delle Nazioni Unite (Unifil), trovatosi sulla linea di fuoco. Il leader di Hezbollah, Hassan Nasrallah, in un discorso infuocato tenuto alla periferia meridionale di Beirut all’indomani dell’attacco dei suoi uomini contro gli israeliani, ha affermato di non volere una nuova guerra con Israele, ma che il suo movimento è comunque pronto militarmente a farla. Hezbollah è pronto a rispondere a Israele non solo nel sud del Libano, ma ovunque lo riterrà opportuno, ha aggiunto Nasrallah che ha anche accusato Israele di collusioni con il Fronte Al Nusra, la cosiddetta ala di Al Qaeda in Siria, dove Hezbollah combatte al fianco delle truppe lealiste di Damasco. Sulle Alture del Golan, ha continuato il capo di Hezbollah, si trovano migliaia di combattenti armati di Al Nusra, ma “Israele non sembra inquieto di questa presenza; al contrario”.
Secondo il ministro degli Esteri israeliano, Avigdor Lieberman, una terza guerra con il Libano è diventata inevitabile, aggiungendo che l’attacco di Hezbollah contro i soldati israeliani dei giorni scorsi lungo il confine meridionale ha cambiato le regole del gioco. Secondo il capo della diplomazia israeliana, i miliziani di Hezbollah sono diventati più audaci, più determinati e portano avanti attacchi terroristi con l’intenzione di provocare la reazione di Israele. In effetti, nonostante la guerra civile che insanguina da oltre tre anni la Siria e la drammatica situazione che sta vivendo il Libano per la presenza di quasi 2 milioni di profughi siriani, Hezbollah è ora militarmente più potente che mai. Gli uomini di Nasrallah avrebbero ricevuto dagli alleati siriani e iraniani nuovi missili a guida GPS, dotati di testate con carica fino a 1.100 chili e gittata fino a oltre 240 chilometri, che significa poter colpire Tel Aviv dalle basi del Libano meridionale.
I miliziani Hezbollah dispongono inoltre di droni armati, che possono trasportare decine di chili di esplosivo. Hanno perfezionato le capacità di ricognizione e di comunicazione con termo-camere e visori notturni di ultima generazione. E non va dimenticata l’esperienza in combattimento che gli uomini di Hezbollah hanno maturato “sul campo”, da quando sono stati impiegati, ormai da più di due anni, accanto alle truppe regolari di Bashar Assad contro gli insorti. L’intervento di Hezbollah nella primavera del 2013 è stato determinante nel riequilibrare le sorti dell’esercito lealista e la stessa sopravvivenza del regime; gli uomini di Assad erano infatti sull’orlo del collasso, sconfitti nelle regioni settentrionali, orientali e meridionali del paese, con il morale a terra e i generali che faticavano a mantenere la disciplina e la compattezza delle unità di combattimento. Le unità di Hezbollah, addestrate e spesso comandate da ufficiali della Guardia della Rivoluzione, il corpo d’elite dell’esercito iraniano, hanno riportato un grande successo nella città frontaliera di Al Qusayr, nella provincia di Homs e hanno ribaltato la situazione sul campo. E’ stata riaperta la strategica linea di rifornimento che dal Libano va verso la Siria.
Secondo alcuni analisti dietro l’escalation militare delle ultime settimane ci sarebbero anche interessi economici, legati allo sfruttamento delle risorse di gas scoperte di fronte alle coste libanesi e israeliane. Il Libano ha recentemente annunciato l'intenzione di riaprire la questione del gas nel Mediterraneo e avrebbe avviato contatti con società russe e cinesi. I giacimenti di gas del Mediterraneo orientale dovrebbero essere gestiti da Libano e Israele dal momento che le riserve si trovano nelle zone marittime dei due paesi. Ma Israele punterebbe ad accaparrarsene gran parte a tal punto che il governo di Tel Aviv avrebbe già firmato accordi con Cipro, Giordania ed Egitto, ed è in trattative con l'Europa per la costruzione di un gasdotto. L'indipendenza energetica di Israele è direttamente correlata al controllo del gas nel Mediterraneo orientale.
In ogni caso, quale che siano le ragioni, un conflitto sarebbe drammatico per tutti. Netanyahu guarda con ansia ai sondaggi che lo danno sconfitto pesantemente alle prossime elezioni politiche di marzo e l’opinione pubblica male comprenderebbe una nuova guerra; per il Libano uno scontro avrebbe conseguenze nefaste per il paese, che finirebbe completamente destabilizzato politicamente, alla mercede di tutti i gruppi terroristici, i rifugiati, i gruppi palestinesi armati. C’è da augurarsi che la prudenza e la saggezza prevalgano e che le armi tacciano al più presto.

http://www.opinione.it/esteri/2015/02/11/dionisi_esteri-11-02.aspx 

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