L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 18 febbraio 2015

il cambio fisso dell'Euro sotto pressione e le tensioni sulla corona danese è la cartina al tornasole

La Danimarca non allenta le pressioni sulla corona, atteso un nuovo taglio dei tassi

Giuseppe Timpone
18 Febbraio 2015




I tassi in Danimarca potrebbero essere tagliati ancora, dato che le pressioni al rialzo sulla corona non si arrestano e, anzi, sembrano essere aumentate negli ultimi giorni.
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Nonostante 4 tagli dei tassi in appena 3 settimane, la banca centrale della Danimarca non è riuscita nell'intento di allentare le pressioni rialziste sulla corona e dopo un'apparente timida inversione di tendenza dei giorni scorsi dei flussi di capitali, gli ultimi dati pubblicati ieri dal governatore Lars Rohde hanno evidenziato che l'istituto è dovuto intervenire con acquisti di valuta straniera fino a ben 2,1 miliardi di dollari in un solo giorno, portando a 30 miliardi di dollari l'aumento delle riserve valutarie dall'inizio dell'anno.

Per quanto i livelli delle riserve siano ancora lontane da quelli raggiunti in Svizzera dalla SNB, dove ammontano ormai all'80% del pil, il ritmo di crescita è del tutto simile a quello precedente all'annuncio della fine del cambio minimo da parte di Zurigo di un mese fa.

Ad oggi, la banca centrale di Copenaghen ha tagliato i tassi sui depositi delle banche a -0,75%, lo stesso livello raggiunto dalla SNB, anche se difficilmente esso è considerato un limite minimo per Rohde, il quale ha avvertito, infatti, che nulla gli vieterà di tagliare ancora i tassi, se sarà necessario.

Con ogni probabilità, infatti, l'istituto annuncerà a breve un ulteriore allentamento della politica monetaria, essendosi rivelato insufficiente lo stop alle aste del governo per l'emissione di nuovi titoli del debito pubblico, nonostante ciò abbia compresso i rendimenti dei bond ai minimi storici, portando in territorio negativo quelli con scadenze fino a 5 anni, di fatto disincentivando, in teoria, gli investitori stranieri agli acquisti.

Rohde deve difende il"peg" con l'euro, introdotto da un accordo bilaterale con la BCE nel 2000, che prevede un cambio di riferimento a 7,46038 con un margine di tolleranza del 2,25%. Nei fatti, però, la banca centrale danese non consente fluttuazioni superiori allo 0,5%. Al momento, il cambio viaggia a 7,44 e i contratti futures a 12 mesi, che segnalano le aspettative del mercato, trattano a un tasso di 7,367 contro l'euro, l'1% più forte del cambio di riferimento.

Per quanto a differenza della Svizzera il "peg" danese sia frutto di un'intesa bilaterale, difficilmente Rohde potrà esigere che la BCE intervenga per rafforzare l'euro, dato che l'accordo prevede una maggiore oscillazione della corona rispetto alla policy praticata da Copenaghen. Pertanto, se è vero che Rohde, fortemente sostenuto in ciò dalla politica dello stato scandinavo, non abbandonerà il "peg", è verosimile che prima o poi sarà costretto ad acconsentire a un maggiore apprezzamento della corona, sempre nei limiti delle oscillazioni consentite dall'accordo del 2000.

Dovesse rivelarsi insufficiente anche questo passo, dopo che i tassi saranno ulteriormente tagliati e potrebbe essere varato un QE, non si potrà escludere la fissazione di un nuovo cambio di riferimento più vicino a quota 7, sebbene ad oggi il governatore lo escluda con tutte le sue forze. Una cosa appare certa: Copenaghen farà di tutto per non fare la fine della Svizzera, oggi alle prese con il super-franco.

http://www.investireoggi.it/economia/la-danimarca-non-allenta-le-pressioni-sulla-corona-atteso-un-nuovo-taglio-dei-tassi/

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