L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 21 febbraio 2015

Jobs Act è un falso che toglie dignità a chi lavora, è un sistema iniquo e ingiusto

Quaresima 20 febbraio 2015

Papa Francesco: «Far lavorare in nero è un peccato gravissimo» 

 Papa Francesco ha bollato oggi chi non collega fede e vita quotidiana

Papa Francesco ha bollato oggi chi non collega fede e vita quotidiana
Roma - «Non puoi fare offerte alla Chiesa sulle spalle dell’ingiustizia che fai con i tuoi dipendenti. È un peccato gravissimo: è usare Dio per coprire l’ingiustizia». Il Papa ha parlato stamattina, e duramente, sulla collegamento tra fede e vita quotidiana: «Se uno va a messa la domenica e fa la comunione, gli si può chiedere: “Com’è il rapporto con i tuoi dipendenti? Li paghi in nero? Paghi il salario giusto? Versi i contributi per la pensione”?».
I cristiani, specie in Quaresima, sono chiamati a vivere coerentemente l’amore a Dio e l’amore al prossimo: questo il concetto espresso da Francesco nell’omelia della messa mattutina a Casa Santa Marta.
Il Papa ha messo dunque in guardia da chi invia un assegno alla Chiesa e poi si comporta ingiustamente con i suoi dipendenti. Commentando le letture, il Pontefice ha subito sottolineato che bisogna distinguere tra «il formale e il reale»: per il Signore, ha osservato, «non è digiuno, non mangiare la carne» ma poi «litigare e sfruttare gli operai». Ecco perché Gesù ha condannato i farisei perché facevano «tante osservanze esteriori, ma senza la verità del cuore».
Secondo Bergoglio, è peccato gravissimo usare Dio per coprire l’ingiustizia. «Quanti, quanti uomini e donne di fede, hanno fede ma dividono le tavole della legge: `Si´, sì io faccio questò - `Ma tu fai elemosina?´ - `Si´, sì, sempre io invio un assegno alla Chiesà - `Ah, beh, va bene. Ma alla tua Chiesa, a casa tua, con quelli che dipendono da te - siano i figli, siano i nonni, siano i dipendenti - sei generoso, sei giusto?´. Tu non puoi fare offerte alla Chiesa sulle spalle della ingiustizia che fai con i tuoi dipendenti. Questo è un peccato gravissimo: è usare Dio per coprire l’ingiustizia». «Non è un buon cristiano quello che non fa giustizia con le persone che dipendono da lui», ha proseguito. E non è un buon cristiano, ha soggiunto, «quello che non si spoglia di qualcosa necessaria a lui per dare a un altro che abbia bisogno».
Il cammino della Quaresima, ha detto ancora, «è questo, è doppio, a Dio e al prossimo: cioè, è reale, non è meramente formale. Non è non mangiare carne solamente il venerdì, fare qualcosina, e poi fare crescere l’egoismo, lo sfruttamento del prossimo, l’ignoranza dei poveri». C’è chi, ha raccontato il Papa, se ha bisogno di curarsi va in ospedale e siccome è socio di una mutua subito viene visitato. «È una cosa buona - ha commentato il Papa - ringrazia il Signore. Ma, dimmi, hai pensato a quelli che non hanno questo rapporto sociale con l’ospedale e quando arrivano devono aspettare 6, 7, 8 ore?», anche «per una cosa urgente».

http://www.ilsecoloxix.it/p/italia/2015/02/20/ARQFDuaD-gravissimo_francesco_lavorare.shtml

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