L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 21 febbraio 2015

Jobs Act, solo i padroni e l'imbecille al governo sono contenti

Jobs Act, critiche M5S: “Di crescente c’è solo la precarietà”


sabato, febbraio 21st, 2015
Una protesta del Movimento 5 Stelle  (Andreas Solaro/Afp/Getty Images)
Una protesta del Movimento 5 Stelle (Andreas Solaro/Afp/Getty Images)
Si scagliano contro i decreti legislativi sul Jobs act emanati ieri dal Cdm i deputati del Movimento 5 Stelle, che accusano: “Di crescente è rimasta ormai solo la precarietà e il taglio, tanto strombazzato, delle forme contrattuali è una montagna che ha partorito il topolino. È scandaloso aver debordato dai limiti di una delega peraltro molto vaga estendendo la nuova disciplina dei licenziamenti anche a quelli collettivi”.
Secondo i deputati pentastellati, “si torna a una concezione ottocentesca della relazione datore-lavoratore che snatura pure il rapporto tra le parti sociali. Inoltre, rimangono in piedi forme precarie come il lavoro a chiamata e si gonfierà il fenomeno degli abusi legati al lavoro accessorio e ai voucher. Senza dimenticare la penalizzazione della parte formativa dell’apprendistato”.
Poi spiegano ancora: “Saluteremmo con favore l’abolizione delle collaborazioni e il chiarimento dei criteri della subordinazione, ma sul fronte degli ammortizzatori rimane l’ambiguità sui parasubordinati e la ‘discoll’. Sul fronte della Naspi, tutele basate sulla capacità contributiva sono l’opposto della protezione universale sbandierata dal governo, necessaria in un mercato del lavoro più flessibile e garantita soltanto dal nostro progetto di Reddito di cittadinanza”.
Si chiude la nota dei deputati del Movimento 5 Stelle: “Come al solito, i pareri delle commissioni sono stati ignorati e il Parlamento è stato calpestato. Per Renzi è meglio dar retta a Confindustria piuttosto che alle Camere sovrane. Noi non ci stiamo e continueremo a denunciare la deriva vetero-liberista del governo, deriva sconfitta dalla crisi e dalla storia”.

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