L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 21 febbraio 2015

Jobs Act, un pagliaccio al governo


Jobs Act: Rete Conoscenza, è istituzionalizzazione precarietà
"Oltre il danno la beffa. La retorica del Presidente Renzi e dei suoi sostenitori continua a presentare il Jobs Act come una riforma del mercato del lavoro rivolta ai bisogni di giovani, precari e disoccupati, i provvedimenti varati sanciscono invece meno tutele e meno diritti per tutti, liquidati addirittura come rendite di posizione dal Premier". Così in una nota Riccardo Laterza, Portavcoce nazionale della Rete della Conoscenza.

"Il contratto a tutele crescenti rottama il diritto del lavoro, sarà un risultato positivo per gli interessi del governo, non certo per i giovani o per il Paese ", dichiara Alberto Campailla, Portavoce nazionale di Link-Coordinamento universitario. "Liberalizza infatti licenziamenti ed estende, assieme alle nuove norme sul demansionamento, il ricatto a tutto il mondo del lavoro, in un contesto segnato da disoccupazione di massa e alti tassi di precarietà. La Nuova Aspi risulta del tutto insufficiente e non paragonabile a all'universalizzazione degli ammortizzatori sociali o all'introduzione di un reddito di base: le risorse stanziate in Legge di Stabilità devono essere almeno raddoppiate e i criteri di accesso restano fortemente escludenti per centinaia di migliaia di precari e lavoratori autonomi".
"La riduzione delle 47 forme contrattuali attualmente previste dalla legislazione italiana", prosegue Danilo Lampis, Coordinatore dell'Unione degli Studenti, "non ha trovato un effettivo riscontro nel decreto approvato oggi in prima lettura. La cancellazione di poche tipologie contrattuali atipiche e, soprattutto, la conferma delle regole introdotte con il Dl Poletti su contratti a tempo determinato e apprendistato rafforzano la precarietà anziché contrastarla".

"Il Governo prosegue su una strada fallimentare", concludono gli studenti nella nota, " #lavoltabuona è un colpo grave e pesante, è l'istituzionalizzazione di precarietà e ricatto come punti fermi del mercato del lavoro. La risposta non si farà attendere, con una primavera che, a partire dalla data di mobilitazione studentesca del 12 marzo, vedrà il protagonismo di studenti, lavoratori e precari nel rivendicare una formazione di qualità e accessibile a tutti, un reddito contro la precarietà e l'estensione dei diritti e delle tutele a tutte le forme di lavoro". 

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