L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 9 febbraio 2015

la Danimarca è matura per sferrare il cazzotto al cambio fisso e all'Euro il suo campione

Danimarca, le banche temono la rabbia dei clienti. Situazione esplosiva per Rangvid

La politica del governatore Lars Rohde irrita i risparmiatori danesi

In Danimarca si avvertono i primi timori nel sistema bancario per la politica dei tassi negativi praticata dalla banca centrale. Gli istituti temono che i clienti possano ritirare i depositi, una volta trasferito su di essi il costo. E di "situazione esplosiva" parla anche il Prof. Jesper Rangvid.

La banca centrale danese ha tagliato i tassi sui depositi delle banche per 4 volte in appena 3 settimane, portandoli a -0,75% e minacciando un ulteriore taglio, nel caso in cui restassero le pressioni rialziste sulla corona. Il governatore Lars Rohde si sbraccia ormai quotidianamente per ribadire la difesa del
"peg" con l'euro attorno al cambio di riferimento di 7,46038. La divisa danese viaggia al momento a 7,44.
Ma se gli investitori continuano a scommettere che prima o poi anche Rohde, come il collega svizzera Thomas Jordan, dovrà fare i conti con la realtà e abbandonare il "peg", le banche stanno iniziando a fare i conti con i tassi negativi, che si traducono in un costo sui loro depositi presso la banca centrale. Gli istituti commerciali hanno fatto presente che non intendono estendere i prestiti a tasso zero, attualmente pari a meno della metà dei livelli del 2012, quando i tassi negativi furono introdotti per la prima volta a Copenaghen per evitare un eccessivo rafforzamento della corona.
APPROFONDISCI - Danimarca, perché l'isteria della banca centrale dimostra che il peg è insostenibile
E così, FIH Ehrvervsbank ha annunciato che scaricherà il costo su alcuni tipi di depositi, mentre Nordea Bank ha già girato i tassi negativi sui depositi degli investitori istituzionali e si accinge a farlo anche sul retail. Sta resistendo Danske Bank, secondo cui il trasferimento dei tassi negativi sui clienti dipenderà da quanto tempo essi dureranno, anche se un cambio di policy è già in atto presso la banca.
Secondo il suo ceo, Thomas Borgen, i tassi rimarranno sotto lo zero in Danimarca per 2 anni. Bloomberg ha calcolato che solo quest'anno dovrebbe costare tutto ciò all'istituto 1,24 miliardi di corone.
APPROFONDISCI - La Danimarca difenderà il peg con l'euro senza limiti. Boom di riserve valutarie a gennaio
E per il Prof. Jesper Rangvid della Copenaghen Business School, la situazione che si starebbe creando nel paese sarebbe "esplosiva", perché le banche sarebbero costrette a trasferire il costo sui clienti, i quali potrebbero decidere di ritirare i depositi e di detenere liquidità. Rangvid ritiene che questa politica della banca centrale potrebbe provocare profonda irritazione tra i risparmiatori danesi.
La Danimarca ha il mercato dei bond coperti da garanzia immobiliare più grande al mondo in rapporto alla popolazione, pari a 500 miliardi di dollari. Le scadenze fino a 3 anni rendono ormai negativamente, così come quelle fino a 5 anni dei titoli di stato, con i decennali prossimi allo zero percento. Diversi istituti erogano mutui a 30 anni al tasso fisso dell'1,5%, il più basso di sempre, mentre per le scadenze più brevi si iniziano a registrare tassi sotto lo zero; in pratica, sono le banche a pagare i clienti per offrire loro denaro. Una follia economica che difficilmente potrà essere sostenibile nel tempo.

Danimarca, le banche temono la rabbia dei clienti. Situazione esplosiva per Rangvid Giuseppe Timpone Aggiornato il 09 Febbraio 2015, ore 10:50 1 COMMENTI COMMENTA LA NOTIZIA CONDIVIDI 7 TWITTER 1 1 0 La politica del governatore Lars Rohde irrita i risparmiatori danesi In Danimarca si avvertono i primi timori nel sistema bancario per la politica dei tassi negativi praticata dalla banca centrale. Gli istituti temono che i clienti possano ritirare i depositi, una volta trasferito su di essi il costo. E di "situazione esplosiva" parla anche il Prof. Jesper Rangvid. Economia Danimarca Leggi gli altri articoli La banca centrale danese ha tagliato i tassi sui depositi delle banche per 4 volte in appena 3 settimane, portandoli a -0,75% e minacciando un ulteriore taglio, nel caso in cui restassero le pressioni rialziste sulla corona. Il governatore Lars Rohde si sbraccia ormai quotidianamente per ribadire la difesa del "peg" con l'euro attorno al cambio di riferimento di 7,46038. La divisa danese viaggia al momento a 7,44. Ma se gli investitori continuano a scommettere che prima o poi anche Rohde, come il collega svizzera Thomas Jordan, dovrà fare i conti con la realtà e abbandonare il "peg", le banche stanno iniziando a fare i conti con i tassi negativi, che si traducono in un costo sui loro depositi presso la banca centrale. Gli istituti commerciali hanno fatto presente che non intendono estendere i prestiti a tasso zero, attualmente pari a meno della metà dei livelli del 2012, quando i tassi negativi furono introdotti per la prima volta a Copenaghen per evitare un eccessivo rafforzamento della corona. APPROFONDISCI - Danimarca, perché l'isteria della banca centrale dimostra che il peg è insostenibile E così, FIH Ehrvervsbank ha annunciato che scaricherà il costo su alcuni tipi di depositi, mentre Nordea Bank ha già girato i tassi negativi sui depositi degli investitori istituzionali e si accinge a farlo anche sul retail. Sta resistendo Danske Bank, secondo cui il trasferimento dei tassi negativi sui clienti dipenderà da quanto tempo essi dureranno, anche se un cambio di policy è già in atto presso la banca. Secondo il suo ceo, Thomas Borgen, i tassi rimarranno sotto lo zero in Danimarca per 2 anni. Bloomberg ha calcolato che solo quest'anno dovrebbe costare tutto ciò all'istituto 1,24 miliardi di corone. APPROFONDISCI - La Danimarca difenderà il peg con l'euro senza limiti. Boom di riserve valutarie a gennaio E per il Prof. Jesper Rangvid della Copenaghen Business School, la situazione che si starebbe creando nel paese sarebbe "esplosiva", perché le banche sarebbero costrette a trasferire il costo sui clienti, i quali potrebbero decidere di ritirare i depositi e di detenere liquidità. Rangvid ritiene che questa politica della banca centrale potrebbe provocare profonda irritazione tra i risparmiatori danesi. La Danimarca ha il mercato dei bond coperti da garanzia immobiliare più grande al mondo in rapporto alla popolazione, pari a 500 miliardi di dollari. Le scadenze fino a 3 anni rendono ormai negativamente, così come quelle fino a 5 anni dei titoli di stato, con i decennali prossimi allo zero percento. Diversi istituti erogano mutui a 30 anni al tasso fisso dell'1,5%, il più basso di sempre, mentre per le scadenze più brevi si iniziano a registrare tassi sotto lo zero; in pratica, sono le banche a pagare i clienti per offrire loro denaro. Una follia economica che difficilmente potrà essere sostenibile nel tempo.

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