L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 10 febbraio 2015

la Francia già presiede con la forza militare l'Africa Saheliana

Africa Saheliana, una priorità per l’Azione Italiana ed Europea

Fragilità e sicurezza nella fascia che si trova tra l'Africa Sahariana e quella tropicale
image
Il Sahel è una fascia di territorio dell'Africa sub-sahariana che si estende tra il deserto del Sahara a nord e la savana del Sudan a sud, e tra l'oceano Atlantico a ovest e il Mar Rosso a est.
Essa costituisce una zona di transizione tra l'ecozona paleartica e quella afrotropicale, ovvero un'area di passaggio climatico dall'area arida (steppica) del Sahara a quella fertile della savana arborata sudanese (asse nord-sud).
Il Sahel copre i seguenti stati (da ovest a est): Gambia, Senegal, la parte sud della Mauritania, il centro del Mali, Burkina Faso, la parte sud dell’Algeria e del Niger, la parte nord della Nigeria e del Camerun, la parte centrale del Ciad, il sud del Sudan, il nord del Sud Sudan e l’Eritrea.

Nonostante fosse in incubazione da almeno 10 anni, ossia da quando le milizie jihadiste algerine, incalzate dalle Forze Armate e dagli apparati di sicurezza nazionali, sono migrate nelle aree desertiche del sud del Paese, il fenomeno terroristico e di instabilità nella regione del Sahel-Sahara è prepotentemente emerso quale consistente problematica di sicurezza soltanto nel 2012-2013, nel contesto della Guerra Civile Maliana.
Infatti, benché Bamako avesse affrontato l’insurrezione tuareg a più riprese sin dal 1962, in quest’ultima occasione la rivolta per l’indipendenza della Patria del «popolo blu» del deserto ha assunto connotati e caratteristiche marcatamente jihadiste come mai in precedenza.
A rendere ancor più complesso e inestricabile un contesto geopolitico già di per sé complicato e dominato dalla pericolosa coesistenza di un variegato ed eterogeno mosaico etnico, di rivendicazioni politiche perseguite con strumenti violenti e di intangibilità dei confini statali, è stata la contemporaneità, nel 2011, della crisi libica e della carestia generale del Sahel.
I due fenomeni, apparentemente distanti e non collegati, hanno contribuito alla ripresa dell’insurrezione dei tuareg, tradizionale bacino di reclutamento per i mercenari al servizio di Gheddafi, trovatisi improvvisamente con la drammatica combinazione di arsenali pieni e mancanza di lavoro.
Inoltre, la scarsità del raccolto ha spinto le popolazioni agricole maliane Peul e Songhay ad avanzare diritti di sfruttamento su terre tradizionalmente appartenenti agli allevatori tuareg.

Nell’inevitabilità di uno scontro ultra-decennale, al-Qaeda nel Maghreb Islamico e i gruppi ad essa alleati hanno messo alla prova una strategia incubata per anni, ossia la formazione di un Emirato Islamico nel nord del Mali che si basasse sul favore delle reti tribali locali convertite al radicalismo islamico e infiltrate nel tempo. Per alcuni mesi, l’Emirato è stato una realtà e soltanto l’intervento congiunto di Francia e Unione Africana ha potuto ridimensionare, senza eliminare del tutto, il vero e proprio “governo parallelo” che ormai controlla intere aree del Sahel-Sahara.
La grande lezione della guerra in Mali riguarda la straordinaria capacità, da parte delle realtà jihadiste, di sopperire alle lacune degli Stati nazionali e porsi, nei confronti delle comunità etniche emarginate e impoverite come interlocutori credibili, affidabili e soprattutto in grado di offrire un’alternativa concreta alla sterile retorica o alle vane promesse dei governi centrali.
Potrebbe piacere o meno, ma al-Qaeda nel Maghreb Islamico e gli altri gruppi salafiti hanno offerto un modello di sviluppo più attraente e confacente alle necessità delle popolazioni locali.

http://www.ladigetto.it/permalink/41171.html


Nessun commento:

Posta un commento