L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 8 febbraio 2015

la sciatteria dei politici che si succedono al campidoglio, ritorno alle case chiuse è meglio


Opere incompiute e zona a luci rosse
La crisi dell’Eur, ex quartiere di lusso

L’annunciata istituzione della zona a luci rosse è solo l’ultimo degli elementi che segnano la grande crisi del quartiere nato per la mancata Esposizione Universale

di Paolo Conti

ROMA - I lettori del Corriere della Sera sono spesso ottimi cronisti. Eccone un esempio, porta la firma del signor Ruggero Ianuario: «Caro Conti, leggo che all’Eur sorgerà una zona controllata a luci rosse. Non ho nulla contro chi esercita il “mestiere”. Ma per me, cresciuto a 100 metri dal Velodromo ormai demolito, che dalle finestre di casa potevo vedere le pecore al pascolo appena oltre Viale Oceano Pacifico, è questione difficile da digerire. Infatti, dopo la demolizione solo parziale delle torri delle Finanze, dopo la trasformazione del Laghetto in cantiere abbandonato, dopo le vicende della Nuvola, dopo il fallimento finanziario, penso che con questo atto si compia la definitiva distruzione dell’Eur».

Nuvola e gli altri progetti incompiuti

Non c’è il minimo dubbio. La sorte dell’Eur sta diventando un autentico caso nazionale. Fino a dieci anni fa circa, difficile stabilire un confine preciso, l’Eur era il quartiere più elegante e pulito di Roma. Merito dell’allora Ente Eur che per decenni ha assicurato una cura sconosciuta nel resto della città. Poi ‘qualcosa’ all’improvviso è cambiato. E l’Eur è stato letteralmente travolto da una straordinaria quantità di progetti nati proprio dall’idea di eccellenza che il quartiere nato per la mancata Esposizione Universale Romana del 1942 suggeriva. Il drammatico risultato è sotto gli occhi di tutti. A partire dalla Nuvola di Massimiliano Fuksas, opera-kolossal ancora lontana dalla conclusione, in mezzo a mille recriminazioni e polemiche. Le ex torri del ministero delle Finanze, fallito il progetto di Renzo Piano di trasformarle in residenze, ora sono di proprietà di una società di Cassa depositi e c’è solo l’ipotesi di restituirle a un uso uffici, nessuno sa bene quando e con quali risorse. Procedono, con gravissimo ritardo e con lentezza, i lavori per l’acquario sotto al laghetto. Il Luneur è ancora un cantiere, sembra che la ruota panoramica (per decenni uno dei simboli di Roma) potrebbe tornare al suo posto. Ma anche qui: quando?
La crisi di Eur Spa
Persino i giochi d’acqua delle fontane sono chiusi, così come chiuse sono le cascatelle del palazzo dello sport, oggi Pala Lottomatica. E’ ancora aperta la ferita urbanistica della contestatissima demolizione del Velodromo. Il panorama d’insieme trasmette l’immagine di un quartiere abbandonato, fuori controllo amministrativo, addirittura reduce da un bombardamento (le torri ex Finanza vengono chiamate «Beirut» dagli abitanti). Su tutto questo incombe la gravissima crisi dell’Eur spa (90% di proprietà del governo, 10% del Comune, che intende disfarsi della quota) sull’orlo della bancarotta. Ha scritto al Corriere della Sera giorni fa Pierluigi Borghini, presidente di Eur Spa: « Eur S.p.A. gestisce e manutiene oltre 70 ettari di parchi urbani all’Eur, aperti alla fruizione pubblica e vincolati dal Ministero per i beni e le attività culturali nel 2010 perché ritenuti di notevole interesse, a cui ha destinato significative risorse proprie per quotidiane operazioni di pulizia e manutenzione sia del verde che degli arredi urbani, come pure delle richiamate fontane. Gestione e manutenzione che dal 12 dicembre 2014, data in cui il C.d.A. della Società ha ottenuto l’adesione allo strumento di legge del concordato in bianco, con lo scopo di predisporre nei termini di legge un piano di ristrutturazione funzionale al completamento delle opere in corso, ha dovuto necessariamente subire una notevolmente riduzione, con danno al decoro e alla fruibilità dei parchi». Lunedì 9 febbraio ci sarà l’assemblea dei soci: aumento di capitale o cambio di statuto per vendere gli immobili.
La paura dei residenti
Il Comitato di quartiere è allarmatissimo, sa bene che l’eventuale crisi definitiva di Eur Spa significherebbe la fine degli standard di manutenzione assicurati dalla società fino a ieri. E soprattutto la paralisi del cantiere della Nuvola di Fuksas. In questa allarmante vicenda si innesta la questione delle «zone a luci rosse» immaginate dal presidente del IX Municipio, Andrea Santoro, proprio per arginare il fenomeno della prostituzione incontrollata serale in tutto il quartiere. Si immaginano vie lontano dalle abitazioni dove la prostituzione avverrebbe in piena libertà, senza il rischio di sanzioni per i clienti. Il dibattito è aperto. Ma proprio il fatto che avvenga intorno all’Eur ha un sapore simbolico. Suggerisce l’idea di una zona della città che, nella percezione collettiva, vive una condizione di tale degrado da diventare terra di prostituzione controllata. Speriamo che abbia torto il nostro lettore quando certifica la «definitiva distruzione» dell’Eur.

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