L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 17 febbraio 2015

L'Isis nasce per combattere l'Iran e gli sciiti per sottometterli e dominarli perchè autonomi dal governo centrale, gli Stati Uniti

Notizie

Non sono affatto un pacifista e detesto i buonisti ma questa idea di intervenire in Libia è demenziale. Il semplice fatto che se ne stia discutendo è demenziale: possibile che non sia evidente a tutti che l'ISIS esiste solo perché qualcuno ha deciso di eliminare due uomini forti come Gheddafi e Assad? Con l’approvazione delle anime belle alle quali dava fastidio vedere in TV quanto cattivi fossero con i dissidenti e gli avversari -- quelle stesse anime belle che dei curdi se ne fregano perché le loro aspirazioni e sopravvivenza non interessano a CNN e che per lo stesso motivo se ne sono fregati dei massacri di libici dopo l'eliminazione di Gheddafi o di siriani dopo l'inizio della guerra civile, e hanno ricominciato a emozionarsi quando è comparsa l'ISIS e i padroni dei media hanno deciso che gli conveniva sbatterla in prima serata e in prima pagina alternandola con l'Ucraina. Per continuare indefinitamente con lo stato d'emergenza.
Possibile che la storia, anche recente, ai confini della cronaca, non insegni nulla? I Talebani e Al Qaeda (oggi passati di moda) nacquero con i soldi e le armi americane in seguito all'intervento sovietico in Afghanistan, e si rafforzarono enormemente dopo l'invasione americana dell'Iraq e la liquidazione di Saddam Hussein. Quante volte bisogna ripetere lo stesso errore prima di smetterla? Sento dire che i militanti dell'ISIS sono come i nazisti, e forse è vero nelle loro intenzioni e retorica e per la loro sistematica spietatezza. Ma i nazisti non erano pericolosi per quello. Erano pericolosi perché controllavano la Wehrmacht e la Luftwaffe. L'ISIS è odiosa, crudele, inumana, ma può fare paura soltanto a chi abbia scordato cos'è una vera potenza militare ed economica o a chi abbia interesse a farlo scordare (altrimenti ci si ricorderebbe che gli Stati Uniti spendono in armamenti più dei successivi venti o venticinque paesi messi insieme).
La cosa più assurda è che ci siano tanti in Italia (soprattutto nel Pd) per i quali è tabù affermare che i flussi migratori incontrollati vadano fermati ed è tabù persino dubitare che il multiculturalismo sia sempre positivo (il che non significa che sia sempre negativo: significa che non è una questione assoluta o risolvibile per principio); e al tempo stesso trovano accettabile, se non necessaria, la prospettiva di invadere o bombardare altri paesi o di imporre loro i nostri valori.
No, non è assurdo. È la logica del globalismo liberista: il cui vero nemico sono gli stati nazionali, le comunità, le diversità reali (che non sono le diversità fittizie esposte in un centro commerciale o all'Expo). Le migrazioni di massa (e la conseguente diminuzione del potere contrattuale dei lavoratori dei paesi verso cui si indirizzano) sono una delle due facce di una moneta sul cui altro lato ci sta lo sfruttamento sistematico delle risorse naturali e umane del terzo mondo e l'omogeneizzazione consumistica e mediatica del pianeta.


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